1.
Vita e opere di Dominique Vivant Denon, gentiluomo
Alla massa ingrata dei turisti che tutti i giorni s'accoda davanti alla biglietteria del Louvre a Parigi, il nome di Denon, che pure campeggia scolpito sul frontone di un'ala del celebre Museo, dirà poco o nulla. Certamente l'ansia di ammirare i Leonardo e i Delacroix potrà far velo sul nome e la personalità di Dominique Vivant Denon. Eppure, senza l'intelligenza, l'acume, l'erudizione - e per noi italiani e la nostra arte - l'attività predatoria di quest'uomo, non avremmo né il Louvre come lo conosciamo adesso, né probabilmente la nuova e moderna concezione museale.
Dominique Vivant De Non nasce a Givry borgo vicino a Châlons sur Saône, il 4 gennaio 1747, da una famiglia di piccola nobiltà. A diciotto anni raggiunge Parigi per seguire gli studi di diritto, ma ben presto si appassiona alle Belle Arti, in particolar modo al disegno e all'incisione, delle cui tecniche s'impadronisce, e che, costituendo la sua dotazione di artista naturale accompagneranno - unitamente ad una personalità di fondo disimpegnata e brillante- il nostro uomo occasionalmente in prestito ora alla letteratura ora alla carriera, sia diplomatica che amministrativa.
Il primo "sviamento" è infatti la scrittura di un'opera teatrale Julie et le bon Père, commedia in prosa in tre atti, opera mediocre che non fu mai recitata, inizio e fine della sua carriera di drammaturgo. La conquista di Parigi, sia nel settecento dei Marivaux e Beaumarchais che nell'ottocento dei Feydeau e Scribe, non poteva passare che attraverso la sfida delle scene. Ma è questa un'arena dove gladiatori provenienti da tutti gli angoli della Francia tentano in un corpo a corpo disperato la conquista del successo, e dove solo ai più indomiti lottatori arride, e forse un attimo prima dell'urlo mortale, la conquista dei pollici alzati di una plebaglia insaziabile e di un'aristocrazia annoiata e distratta. Il giovane De Non non è uomo di tal tempra. Cerca un posto al sole, l'ha individuato, la Corte, lo raggiunge. Si narra che verrà introdotto a Corte dopo un assiduo appostamento lungo le passeggiate del senescente Luigi XV, che vistolo immancabilmente e ostinatamente attenderlo allo stesso punto gliene chiede la ragione e ne avrà una risposta da perfetto cortigiano... «Vedervi Sire!».
Già nel 1769 lo vediamo incaricato al posto di Conservatore delle "pierres gravées" della Marchesa di Pompadour e in seguito rapidamente promosso Gentiluomo ordinario della Camera del Re. Il passo successivo è l'ingresso nella carriera diplomatica. La sua prima missione lo conduce, nel 1772, a San Pietroburgo, dove trascorse due anni. La seconda lo porterà a Stoccolma, dove per qualche mese fu segretario dell'ambasciatore Vergennes, che resterà suo protettore quando diventerà Ministro degli Affari Esteri. Una terza missione in Svizzera, nel 1775, lo mise in contatto col vecchio di Ferney, Voltaire, cui, dopo i soliti appostamenti, riuscì a strappare un ritratto, in seguito volto in incisione. Il 1777 è l'anno che vide la scrittura e la pubblicazione di Point de lendemain, che qui offriamo al lettore (nell'edizione del 1818). A partire dall'anno successivo è a Napoli in qualità di attaché d'ambasciata presso la corte di Maria Carolina, sorella della regina di Francia Maria Antonietta. Dopo una breve interruzione vi ritornerà in qualità di chargé d'affaires e vi resterà dal 1782 al 1785, portando a sette gli anni di permanenza in quella città. I rapporti fra il diplomatico e l'irascibile regina austriaca non sono idilliaci. De Non è funzionario solerte ed intelligente, non tace sul clima d'intrigo della corte e sulle condizioni di declino del Regno. I suoi dépeches, tutt'ora inediti, a detta della sua maggiore studiosa, Giuliana Toso Rodinis, sono dei piccoli capolavori di finezza di scrittura e d'intuito politico. Maria Carolina non può amare un uomo così intelligente e indipendente. Parigi, ovvero Maria Antonietta, ne è avvertita e quanto prima, all'arrivo del nuovo ambasciatore, Talleyrand, De Non sarà allontanato.
Il periodo napoletano sarà per De Non un'occasione di viaggi e di studio. C'è la scoperta di Pompei e della pittura oscena di cui resterà traccia nell'elaborazione delle incisioni erotiche delle più tarde tavole de l' Oeuvre priapique (1793), e c'è soprattutto l'incontro con la Sicilia. Incaricato da Richard de Saint-Non di guidare nel Mezzogiorno e in Sicilia l'équipe di disegnatori che collaborano al Voyage pittoresque ou description des Royaumes de Naples et de Sicile, ne esegue molte incisioni e scrive quasi tutto il testo dell'opera, che poi verrà largamente tagliato, interpolato e manipolato, secondo la ricostruzione di Atanasio Mozzillo, maggior studioso della periegetica sul Sud Italia. Resteranno della redazione originale soltanto le pagine sulla Sicilia, pubblicate a Parigi nel 1788 ( Voyage en Sicile et à Malte). L'opera ebbe un discreto successo in Europa, in un momento in cui il Grand Tour in Italia era di gran moda e il tourisme si affermava sempre più presso i giovani rampolli dell'aristocrazia dell'Europa fredda quale forma di conoscenza che coniugava il viaggio di diletto ( e l'emozione della scoperta di luoghi, allora incontaminati e selvaggi) al piacere della contemplazione dell'Arte.
Nel 1785 De Non rientra a Parigi. Rafforza l'amicizia con David (conosciuto a Napoli) che lo introdurrà all'Académie in qualità d'incisore. Ma, ben presto, ottenuta una pensione per la sua attività di diplomatico ed ereditato un cospicuo capitale alla morte del padre, lasciata la cura dei beni ad un congiunto, riparte per l'Italia, direzione Venezia, dove si installerà frequentandone i salotti e vivendo da rentier immerso nel dolcefarniente italiano e nell'accudimento della sua passione predominante, l'Arte.
A De Non, uomo non bello ma brillante conversatore, non sarà difficile far breccia, come uno Stendhal di una generazione prima, in qualche cuore femminile italiano. «Fu egli sempre carissimo agli uomini, benché infinitamente il fosse alle donne», annotò nel suo "ritratto" Isabella Teotochi Albrizzi Marini. (Ritratti, Pisa, 1826). Costei, donna di grande fascino, Musa egeria e amante degli intellettuali italiani più in vista del momento, Foscolo e Pindemonte, fu forse il grande amore di Denon. Il loro legame amoroso, benché saldo e attestato da una copiosa corrispondenza che si protrasse fino agli ultimi giorni di De Non, non poteva - soprattutto per l'autore di Senza domani - essere improntato che ad un epicureismo raffinato e disimpegnato, sorridente al pensiero della labilità di ogni passione. «Quest'uomo ha sempre soffocato ogni oltranzismo sentimentale sotto il panno freddo della malizia dominandolo con la lucida ragione» (Toso Rodinis).
Lo scoppio della Rivoluzione Francese lo coglie nel bel mezzo del lieto soggiorno veneziano. Rientra precipitosamente in Francia, anche per evitare di finire nella lista degli emigrés e la conseguente confisca dei beni. La vecchia amicizia di David, citoyen fervente, torna utile. Si avvicina ai maggiori protagonisti della Rivoluzione, volge in incisione il disegno del Giuramento della pallacorda di David, unisce il cognome nobiliare nel borghese Denon e fa di tutto per cavalcare gli eventi, foss'anche, quando la Rivoluzione s'incupisce nel Terrore, cercare ed ottenere un incontro con Robespierre - che viene narrato come avvenuto alle due di notte in un clima da notte di Valpurga -, dal quale esce però col sigillo di artista del potere, che riuscì a tenere, durante tutte le scosse della Rivoluzione e dopo, fino alla caduta di Napoleone.
Certamente l'integrità fisica prima che l'integrità morale era il primo obiettivo di un uomo come Denon, peraltro istruito fin dalla prima giovinezza alle ragioni della sopravvivenza e dell'abile districo in ambienti rarefatti e avvelenati quali le corti e le ambasciate. «On ne peut refuser - annoterà nel nostro secolo Anatole France - à cet habile homme le sens de l'à propos et l'art de se plier aux circostances. Il avait quitté le talon rouge pour les bottes à éperon». I rivolgimenti repentini della Rivoluzione lo vedono, in seconda fila, a cogliere le proprie private occasioni, a strappare in un balzo, come dirà Bismarck (per il più grande gioco della politica), il mantello della Storia fuggitiva. Così il 9 Termidoro e la caduta di Robespierre lo restituirà al suo côté naturale mondano e salottiero che sotto il Direttorio riprenderà con più vigore - sarà vicino a uomini quali Tallien, Talleyrand, Barras- e, tramite Joséphine Beauharnais , di cui frequenta il salotto, s'accosta all'astro nascente, Napoleone. In questa circostanza il suo senso dell' à propos di vecchio e consumato cortigiano sarà quello, si narra, di offrire in un ricevimento, prontamente, al giovane generale che disdegnava i liquori...una limonata! Sia come sia effettivamente andata la vicenda del primo incontro con Napoleone, fatto sta che il nostro Denon riesce, a 51 anni suonati e in mezzo alla più vigorosa gioventù dei marescialli napoleonici, a imbarcarsi, nel 1798, a Tolosa con l'armata del Bonaparte in partenza per l'Egitto. Quale migliore occasione e quale miglior soggetto per l'incisore e documentarista di genio che l'incontro col favoloso Oriente e con l'impresa, irripetibile, fulminea, di un giovane generale, che si muove nello scenario bellico, tra le Piramidi e la Sfinge, con la forza e l'ardimento di un nuovo Alessandro il Grande! Il risultato artistico di questa avventura sarà il Voyage dans la basse et la haute Egypte, pubblicato nel 1802 in quattro volumi in ottavo riccamente illustrati da incisioni tratte da disegni che l'artista e scrittore prendeva tra un episodio e l'altro della guerra, seduto su un sasso come dentro una tenda da campo. L'opera avrà un enorme successo di pubblico ed anche economico per l'autore, come attesta la corrispondenza con la Albrizzi, e costituirà per decenni una pietra miliare per tutti coloro, Nerval o Flaubert che siano, che intraprenderanno il magico "Voyage en Orient".
Il colpo di stato del 18 brumaio avrà un ritorno immediato per Denon che ormai si muove attorno all'orbita di Napoleone: sarà nominato Direttore del Museo centrale delle Arti, al vertice di un "impero" amministrativo che comprende il Louvre (allora chiamato Museo Napoleone), Versailles, i Monumenti francesi, le gallerie del Palazzo del Governo, della Moneta, delle Medaglie, dell'Incisione e la Calcografia, le manifatture di Sèvres, dei Gobelins e della Savonnerie, e l'incarico dell'acquisizione e del trasporto delle opere d'arte. È durante questa alta carica che avrà alle sue dipendenze Stendhal, impiegato ad annotare e catalogare il prezioso materiale museale.
Denon resterà, fino alla caduta dell'Impero, il consigliere più ascoltato di Napoleone in fatto di opere d'arte, il suo "occhio", come spesso si ripeterà. In questa veste non esiterà a compiere sopralluoghi per tutta Europa, la "sua" Italia compresa, per consigliare al predatore questa o quell'opera, selezionare, catalogare l'immenso patrimonio artistico che Napoleone requisiva per diritto di guerra nei Paesi toccati dalle sue campagne militari. Il risultato di questa intensa attività sarà il Musée Napoléon, oggi il Louvre, ossia uno dei più ricchi e meglio organizzati musei del mondo.
La caduta dell'Impero e la prima Restaurazione non disturberanno Denon cui si deve anche un ultimo capolavoro: riuscire a tenere in Francia, all'atto della restituzione delle opere d'arte ai Paesi che ne erano stati spogliati, molti capolavori, come ad esempio tutti i cosiddetti "primitivi" italiani (Giotto, Cimabue, Duccio), di cui egli fu uno dei primi estimatori, in cambio di opere che, solo oggi, giudichiamo decisamente di minor valore.
Persa ogni carica, trascorrerà gli ultimi anni della sua vita nell'agio della casa-museo del quai Voltaire, frequentando abitualmente le sedute de l'Institut e progettando una gigantesca opera, l'Histoire générale de l'Art, dove la sua immensa erudizione unitamente alla sua immensa presunzione avrebbero forse trovato l'ultimo sfogo.
Il 28 aprile 1825, in seguito a un colpo di freddo, all'età di 78 anni, moriva quest'uomo la cui carriera, in tempi perigliosi e di grande fascino storico, era stata determinata da una vigorosa erudizione, dalla contiguità a tutti i poteri e da un robusto senso della concretezza.
2.
Senza domani
Certamente « non si è conosciuta la vera gioia di vivere se non si è vissuti nell'Ancien Régime », come dichiara la nota formula di Talleyrand. E ciò vale tanto più se la douceur de vivre, cui alludeva il celebre cortigiano, la cerchiamo nel suo luogo naturale: l'alcova. L'alcova aristocratica beninteso, il tempio sfarzoso (come è dato in una scena del nostro racconto), del piacere "senza domani", non il mesto talamo dei frettolosi e "amministrativi" amori borghesi dello "stupido" Ottocento.
Galante, libertino, epicureo o "eudemoniste" , come di volta in volta viene definito l'eros aristocratico settecentesco, esso è magnificato (e a noi tramandato) nelle opere di Crebillon fils, di Laclos, e in ultimo - nella sua forma più cupa, ritualizzata, meccanica e "filosofica" - dell'aristocratico de Sade.
Questa letteratura "alto di gamma" è accompagnata, nel secolo del materialismo erotico, da una più bassa, più popolare, frutto dei "bordels du Parnasse"come è stato detto, ma che avrà anch'essa i suoi capolavori erotico- filosofici (vedi Thérèse philosophe).
Non solo "letteratura del basso ventre", né solamente libri "che si leggono con una mano sola", ma deciso contributo alla conoscenza del cuore umano questa letteratura ci appare oggi, ed un netto avanzamento nello studio di quella "scienza individuale" che è l'erotismo. E tutto ciò avviene nel secolo seguente a quello, moraliste, che aveva iniziato lo scandaglio des passions ed des moeurs degli individui, e che ne aveva proseguito le naturali indagini aggiungendo, nell'epoca sensista e dell'homme machine, allo studio dei moti del cuore quello... delle sue terminazioni nervose .
Contribuirono alla diffusione e volgarizzazione di tale studio i mass-media di allora: i volumi in ottavo. Grazie ai progressi tecnici della stampa e all'abbassamento vertiginoso dei costi, i libri, e i libri erotici e pornografici soprattutto, inondano il secolo diciottesimo. Le edizioni fomentano nella prima parte del secolo le seduzioni, e nella seconda le sedizioni: erotismo nella prima parte del secolo e rivoluzione nella seconda. In mano all'esperto libertino c'è sempre un romanzo galante, in una moltiplicazione di rimandi tra il mediato e l'immediato che centuplica le sensazioni e corrompe i sensi e le coscienze oltre ogni dire, tanto da indurre il predicatore Nicole a denunciare il romanzo come "avvelenatore pubblico", ma anche il romanziere Rousseau - seppure all'atto di scrivere un romanzo - a esclamare contraddittoriamente che "bisogna dare romanzi ai popoli corrotti".
Il confine tra erotismo e pornografia non era tracciato allora, come non lo è adesso. Trattandosi, appunto, di una "scienza individuale", per molti la pornografia altro non è che... l'erotismo degli altri, mentre solo il proprio sarebbe il vero erotismo. Ma se si va comunque alle definizioni, il confine dovrebbe passare laddove "le relazioni sessuali sono descritte con insistenza e compiacimento" (Barchilou) o, seguendo Alexandrian per il quale "la pornografia è la descrizione pura e semplice dei piaceri carnali, [mentre] l'erotismo è questa stessa descrizione vista in funzione di un'idea dell'amore o della vita sociale". E se tutto ciò che è erotico non è necessariamente pornografico, nulla esclude che nella pornografia (parola inventata proprio nel Settecento francese, da Retif de La Bretonne, che coniò anche la parola...comunismo) vi si possa trovare dell'erotismo.
Sia come sia, questo racconto nasce da una scommessa, pare effettivamente pronunciata dall'autore, di scrivere un racconto erotico senza descrizioni esplicite di scene erotiche, senza pornografia.
Il racconto sembra quasi partire da una sfida, che ha tutta l'aria di costituire anch'essa una scommessa: quella della Madame de T..., intelligenza motrice della narrazione, autentica Valmont in gonnella, allorché decide di godere per una notte di un giovane "ingenuo" e di gabbare contemporaneamente 1) l'amante di lui, ossia la Contessa di***; 2) il proprio amante in carica; 3) il proprio marito; e 4) forse, anche se cioè non è sua iniziale intenzione, il giovane stesso (Damon, nome che appare nella prima edizione del 1777 e che sparisce in questa, del 1818, che offriamo in lettura).
Madame de T...ha tutto in testa dal momento in cui coglie la sua giovane vittima, oziosa e inconsapevole, nel palco d'opera. Dall'ideazione alla realizzazione del progetto erotico non passa che un lampo, un ordine frettoloso dato al valletto, e il rapimento quasi del giovane Damon è cosa fatta. La strategia di questa notte "senza domani" è tutta nella testa di questa libertina, nella sua erotizzata volontà che non ammette resistenze: sembra che tutti i pezzi della scacchiera sentimentale non possano che subire un mutato valore di posizionamento quando la donna "muove".
«Perché questo capriccio di Madame de T...? - scrive Raymond Trousson - Per niente. Le persone di mondo sono così annoiate che il solo rimedio alla sazietà è l'imprevisto, la ricerca improvvisa d'una sensazione inedita. Per rinfrescare un libertinaggio appassito, le viene l'idea di cambiare, per una volta, le regole del gioco, di rovesciare il castello di carte delle buone maniere e delle manovre galanti, d'aggiungere il piccante di un tradimento multiplo al piacere di un momento. Perché è chiaro che lei non ha l'intenzione di rinunciare al suo Marchese come anche di rompere l'unione di Damon con la sua contessa, né soprattutto di intrecciare col giovane una nuovo legame: le basteranno quelle poche ore passate come in un sogno, e di cui le resterà appena il ricordo».
Se questo è il paesaggio morale, il paesaggio naturalistico che circonda il racconto è da "chiaro di luna", quasi presago delle morbide atmosfere sentimentali degli abulici eroi Adolphe e René del secolo successivo. Ma attenzione: c'è del sentimento ma non del sentimentalismo in questo racconto. Non dolci "adagio" da pianoforte, ma l'algido tintinnare di note clavicembalistiche del puro piacere. "All'opposto del sentimentalismo, l'arte del vivere libertino considera l'epicureismo come una morale ed una regola di condotta; fa dell'aridità del cuore un mezzo di autodifesa, predica l'economia nelle passioni e la prodigalità nei piaceri". (Trousson) Tutto vi è sottoposto alle regole di un razionalismo sensuale (io godo, dunque sono), ove l'abbandono dei sensi non è un cedere alle ragioni del sentimento ma un premeditato e "calcolato" franare della ragione sociale, delle sue bienséances da infrangere senza perdere la pubblica virtù. Trascorrere le ore di una notte come in un sogno, godere di un programmato abbandono ad un'estasi fugace, prefabbricarsi un'emozione che si sa già destinata al ricordo, non porre limiti al godimento della propria persona privata e notturna, ma a condizione di mantenere integra quella pubblica e diurna. Questo sdoppiamento può avvenire solo se alla persona si affianca scientemente, come in un gioco teatrale, il personaggio, solo se ci si vede agire, e ci si assegna un ruolo. E infatti, il frasario, le situazioni sono da commedia teatrale (e qui Denon celebra una furtiva rivincita sul drammaturgo fallito).
Sia Madame de T...che Damon rinviano se stessi ad una parte, ad un gioco teatrale, dove il copione e la regia già fissati chiedono solo una buona interpretazione. Si può trarre il massimo profitto dalla situazione solo se si sa interpretare la propria parte, e tutti gli attori, Damon, marito, amante, sembrano quasi avvisati che la buona riuscita di tutta la "commedia" può avvenire solo se si sa stare bene nel ruolo, nella parte assegnata dal destino.
Ancora Trousson: «La pièce finisce bene, a cento leghe dal tragico: morale se ce n'è una d'un epicureismo raffinato che rifiuta di crearsi delle chimere e di soffrirne. Niente spazio ai grandi sentimenti o al dramma: questa notte, questo 'bel sogno' non avrà domani».
Aggiungiamo, a chiusura della nostra breve presentazione, qualche parola sullo stile, che c'è sembrato modernissimo. Nella scrittura di Denon, la lucida procedura narrativa è sorretta da un periodare secco e breve, la parola ridotta all'osso, la descrizione a colpi rapidi di pennello, quasi che la fretta di concludere e di arrivare al 'dunque' irretisca lo scrittore al pari dei suoi personaggi. L'impegno redazionale si restringe nei tratti brevi della miniatura e del cammeo e nei cenni rapidi al paesaggio, alleggerito caso mai ci fosse stato un iniziale intento serio, da una ludica e disincantata regia volta comunque a un programmato lieto fine col sapore di beffa. Tutto deve palesare levità, grazia, galanteria, disimpegno, eros sottocutaneo: « Je n'avais jamais écrit que pour rire», scriverà Denon alla Albrizzi. Un'abiura totale da qualsiasi impegno con l'arte di scrivere.
Oltre che per i suoi protagonisti, anche per Denon scrittore, sembra altrettanto ferreo l'imperativo: una scrittura "senza domani".
>>> Leggi "Senza domani"
3.
Cenni bibliografici
Opere di Denon:
a) Denon, Vivant, Voyage dans la basse et la haute Égypte pendant les campagnes du Général Bonaparte, Paris, Le Promeneur, 1998, 357 p. Édition d'Hélène Guichard, Adrian Goetz et Martine Reid (1a ed. 1802);
Denon, Vivant, Lettres à Isabelle Teotochi. 1788-1816, Paris, Éditions Paris-Méditerranée, 1998 Textes présentés par Daniela Gallingani et Marianna Tagliani ;
Denon, Vivant, Pages d'un journal en Italie, Paris, Gallimard/Le promeneur, 1998 Édition établie par Elena Del Panta ;
Denon, Vivant, Vies remarquables de Vivant Denon, Paris, Gallimard/Le promeneur, 1998 Anthologie rassemblée par Patrick Mauriès ;
Denon, Vivant, Point de lendemain, Gallimard, 1965.
b) Opere su Denon
J. Nowinski, Baron Dominique Vivant Denon (1747 1825) Hedonist and Scholar in a Period of Transition, Rutheford-Madison-Teanek, Fairleigh Dickinson University Press, 1970;
Jean Chatelain, Dominique-Vivant Denon et le Louvre de Napoléon, Paris, Librairie académique, Perrin, 1973;
Giuliana Toso Rodinis: I fiordalisi, il berretto frigio, la Sfinge, Firenze, Olschki 1977;
Atanasio Mozzillo, Viaggiatori stranieri nel Sud, Edizioni di Comunità, Milano, 1982;
Raymond Trousson (a cura di) Romans libertins du XVIII siècle, Paris, Laffont (Bouquins) 1993 ;
Philippe Sollers, Vivant Denon, le chevalier du Louvre, Paris, Plon 1995 .
c) Film."Les Amants" (1958), di Louis Malle con Jeanne Moreau e Alain Cuny, liberamente tratto da Senza domani e ambientato nell'epoca delle riprese.