L'occhio di Moravia
(Traduzione italiana da un vecchio numero di "Magazine littéraire")

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Alberto Moravia
Il romanziere è un voyeur per antonomasia. Da più di mezzo secolo, Alberto Moravia osserva. Osserva la società italiana, di cui fustiga i pregiudizi; osserva la sua città, Roma, il cui deterioramento lo scoraggia; ed osserva, infine, e soprattutto, le donne che adora.

"Credo che il sesso possa essere un argomento di  giusta pertinenza  dello scrittore, quand'egli decide di parlarne senza tabù. Il fatto è che  la rivoluzione sessuale è stata invece anonima. È la gente stessa che ha scoperto che poteva interessarsi al sesso senza cadere nel peccato."

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Jean Montalbetti - Con L'uomo che guarda si dirà: ancora un romanzo di Moravia sul sesso! Non è forse  maggiormente un romanzo sul potere, sul dominio?

Alberto Moravia - Ho voluto fare il ritratto di un uomo vecchio visto da un uomo più giovane. Il figlio  ha la metà dell'età del padre. Uno è un uomo di  potere, è un grande borghese, l'altro è dalla parte della morale, è un ex contestatore  del '68. Sono forse due aspetti diversi della mia vita. Il potere non è soltanto un potere sociale, è anche un potere sessuale. Il sesso nei miei romanzi è una metafora; non è il sesso puro. Ho dunque messo da un lato l'aggressione sessuale e dell'altra la morale. È un romanzo speculare. Quanto alla coppia padre-figlio - ce n'è diverse nel romanzo europeo - ho semplicemente voluto spingere questa relazione fino alla fine, fino alla concorrenza sessuale.

C'è tra  padre e  figlio  un problema d'eredità; non soltanto quello dell'appartamento che avrebbe dovuto ritornare ad Edoardo alla morte della madre, c'è l'eredità di una concezione del mondo che  Edoardo rifiuta  l'ha contestata nel '68 - ed alla quale finisce per allinearsi  suo malgrado.

Alberto Moravia - Il figlio è quello che subisce. È un intellettuale e sono sempre gli intellettuali che subiscono. Fallisce ad un  tempo come  professore e come marito. Non ha neppure portato a termine la sua contestazione perché non ci crede più. In Italia, la contestazione ha avuto due epoche: una è stata individuale ed ha riguardato i costumi, l'altra si è espressa nel terrorismo. Il primo movimento mi è stato simpatico. Detesto il secondo. Nel 68, è la prima volta che mi sono sentito in accordo con un movimento politico. Sono un uomo di sinistra, ma non posso essere filosovietico. Ho provato un odio selvaggio contro Stalin. Stalin è stato la rovina del socialismo. Sono stato antifascista tutta la mia vita, ma essendo un intellettuale non posso ignorare che ciò che  accade  in URSS sia un bene per gli intellettuali.

Tuttavia, come deputato al Parlamento di Strasburgo, lei è iscritto al gruppo comunista del  Parlamento Europeo, perché?

Alberto Moravia - In occasione delle elezioni europee, c'erano tre partiti  in cui mi riconoscevo : il  partito comunista, il partito socialista, il partito radicale. Solo il PCI mi ha chiesto di presentarmi  nelle sue liste. Ma sapete, l'Italia è un paese iperindividualista, ciascuno può avere la sua interpretazione tanto nell'ambito della fede che in quello ideologico. Del resto nessun partito  è buono per uno scrittore. L'artista ricerca l'assoluto, il politico il relativo.

Come scrittore, crede di aver contribuito alla liberazione sessuale?

Alberto Moravia - La liberazione sessuale è stata una vera rivoluzione vissuta come conquista collettiva. Vi ho contribuito modestamente. Credo infatti che il sesso possa essere un argomento di giusta pertinenza di uno scrittore, quand'egli decide di parlarne senza tabù. Il fatto è che  la rivoluzione sessuale è stata invece anonima. È la gente stessa che ha scoperto che poteva interessarsi al sesso senza cadere nel peccato

Suo padre era la personalità dominante della sua famiglia. Ha avuto con lui relazioni conflittuali?

Alberto Moravia  - No, perché c'era troppo  differenza d'età tra noi. Era un uomo del XIX° secolo, era nato nel 1863. Aveva dunque quarantacinque anni più di me. Mio padre era un uomo piacevole. Si dedicava al suo lavoro d'architetto e non si occupava della casa, affatto della famiglia. Il giorno lavorava; la sera andava al caffè. È morto ad ottantadue anni nel 1944, all'ospedale. Io ne avevo trentasette. Non ero vicino a  lui perché ero alla macchia. Era mia madre che, al contrario, era la personalità dominante della famiglia. Ma ne L'uomo che guarda, diciamola tutta, il padre sono io: l'uomo di successo giudicato dalla parte di me che non gradisce il successo. Il padre è il mio lato pubblico, il figlio il mio lato privato. In tutti i miei romanzi, non ho mai preso in prestito personaggi dalla realtà. Sono su questo punto l'opposto di Proust, invento. I romanzieri devono partire da un'esperienza generica preliminare (ad esempio la guerra), ma i personaggi e le situazioni sono il prodotto della loro immaginazione. È il caso de La Ciociara.  Vi rifletto  una certa esperienza dell'amore, della guerra, della politica, ma tutti i miei personaggi sono inventati.

Sua  madre era dunque una personalità dominante. È mai stato sedotto  da  donne dalla personalità dominante? Penso in particolare alle sue  prime due mogli: Elsa Morante e  Dacia Maraini.

Alberto Moravia - Non posso vivere con una donna che non sia originale. Un'originalità d'artista. L'originalità è essere oltre le classi. Odio, in una donna, la determinazione sociale. Una donna che fosse l'esemplare di una classe sarebbe comica: Madame  Verdurin è comica. Ma il comico è il nemico dell'amore. Mia madre era una donna di piccola nobiltà di provincia; piuttosto una contadina, semplice, con forti passioni. Era dunque oltre le classi. Si era sposata nel 1903 perché all'epoca era la norma, ma era molto bovarista . Quanto a me, è soprattutto il fatto che sono un artista che ha influenzato la mia preferenza  per le donne originali. La civilizzazione è maschile. L'uomo vi è perfettamente integrato. La donna è storicamente marginale. Ha un piede nella società ed un piede altrove. Fa ancora parte di un universo che è quello della natura. Ancora oggi in Italia, è soltanto a metà integrata. È precisamente ciò che mi interessa in una donna.

Che ne sarà allora dei rapporti amorosi quando la donna sarà completamente integrata nella società?

Alberto Moravia - Ah, ecco! Non ci sarò!

Lei evoca la vecchia Roma, quella delle rive del Tevere dove  abita, l'ambiente della "borghesia papalina", come lei l'ha chiamata. Quali sono le sue  relazioni con questa vecchia Roma?

Alberto Moravia - Giulio Andreotti è un personaggio tipico di ciò che si chiama la "borghesia
papalina": è gente accomodante, sottile, abile nel  compromesso,  tendente a non  drammatizzare mai. Ovviamente  è una vecchia borghesia che rifiuto. La borghesia nuova è quella che si è arricchita nell'edilizia e nel settore immobiliare. La vera borghesia, quella rispettabile, è a Torino, a Milano o a Genova; non è a Roma. È la borghesia europea moderna, come la trovi in Germania, in Francia o in Svizzera. Il grande difetto di Roma è non di essere una vera capitale. È il centro del cattolicesimo universale ed è una città amministrativa. Non è una capitale della creazione intellettuale. Attualmente (1986) la città cade così tanto in rovina che ho vergogna di Roma. È piena di ferraglie, è un garage.
[...]
Lei dice  che "il voyeur spia non  tanto l'oggetto quanto il suo movimento, che brama allo stesso tempo il divieto e l'ignoto". Cosa cambia il  movimento rispetto al desiderio?

Alberto Moravia - Il voyeur più che vedere, vuole penetrare nel segreto della vita in movimento. È proprio questo che ci dice una poesia di Mallarmé(1. Vedi nota a fianco ndr): qualcuno ha visto per la fessura di una porta la ragazza leccare il sesso della donna nera. Anche il cacciatore è un voyeur: osserva l'animale vivo prima di ucciderlo. Nel voyeurismo sessuale, c'è un'idea di messa a morte. Non si chiama forse "la piccola morte" l'orgasmo? Ma il voyeur non esiste senza l'esibizionista, forma con l'esibizionista una coppia così stretta come la coppia sado-masochista.

La fotografia sembra lo strumento privilegiato dal  voyeur. Edoardo utilizza nelle sue battute una polaroid. Quanto al padre, utilizza come eccitante sessuale le fotografie della sua  infermiera pubblicate da una rivista.

Alberto Moravia - La fotografia opera come moltiplicatore. Moltiplica l'immagine ed il voyeurismo. Aiuta a comprendere il movimento e catturare l'istante. L'ideale del voyeur è di osservare una scena e memorizzarne una sequenza.

Il personaggio che descrive ne L' uomo che guarda, il padre di settanta anni, ha avuto un incidente d'automobile con fratture  che lo costringono a  letto. C'è dunque in quest'uomo una dimensione d'uomo coricato, d'uomo curato, dipendente dagli altri. È una situazione che le è  ben nota. Indebolisce o rafforza chi la subisce?

Alberto Moravia - Stranamente gli dà una grande forza. Ne ho fatto l'esperienza  essendo restato allettato per due anni in un sanatorio a Cortina di Ampezzo, e più recentemente avendo avuto  un grave incidente d'automobile nel 1981. L'uomo coricato sviluppa completamente le sue facoltà intellettuali. Ovviamente ci sono aspetti negativi. Dopo il mio incidente, ho sofferto terribilmente per una rottura all'anca. Avevo la gamba in fiamme. Soffrivo, ma allo stesso tempo, era stimolante; la mia testa lavorava meglio. Pensi a Roosevelt, nella sua sedia, che governa l'America o  a Pascal paralizzato L'uomo malato compensa con la testa.

Lei rappresenta  anche la dimensione erotica dell'uomo al letto. L'ha provata?

Alberto Moravia - Le donne gradiscono molto gli uomini coricati. È un'anomalia, ignoro perché. Avendo vissuto in un sanatorio so che la tubercolosi  è molto erotica Dopo il sanatorio, mi era difficile non vedere la vita come una malattia. Provavo quasi una nostalgia del letto. La mia malattia, la tubercolosi, era una malattia bacillare, dunque fisica, ma era anche una malattia psicologica. Ero nato come un contadino; attraverso la malattia, ho assorbito il decadentismo, la coltura europea. Sono diventato uno intellettuale  decadente.

Tra le attrattive erotiche,  il vello del pube, la  pelosità della donna,  sembra un elemento determinante per il desiderio dell'uomo. C'era già questo "pube d'orso" di Fausta in Io e lui. C' è ne L' uomo che guarda il  pube  di Silvia e di Fausta.

Alberto Moravia - Il pube  è  il lato selvaggio. Il corpo della donna è molto civilizzato, eccetto là. Delvaux  l'ha sottolineato; le sue nudità spettrali hanno sempre un vello enorme. Il vello non esiste nella pittura classica. Il sesso dell'uomo faceva parte degli studi accademici, ma non il colore del pube. Nel  Rinascimento si scolpiva l'uomo con i suoi testicoli e la donna con il suo triangolo abolendo il vello. Ciò vuole dire che questo vello esercita sull'uomo la  fascinazione del selvaggio.

Perché lei contrappone  due posizioni del  rapporto sessuale: quella dove l'uomo è supino e  la donna lo cavalca e quella dove l'uomo prende la donna da dietro. Edoardo sceglie la prima, il padre  quella detta "more ferarum", il sesso senza viso.

Alberto Moravia - Sì, perché il figlio ha un senso della spiritualità che il padre non ha. La posizione animale, quella del cane o del cavallo, è istintiva e naturale all'animale. Praticata dall'uomo, soddisfa il suo desiderio di possesso sadico. Guardi, le donne che ho interrogato sull'argomento non gradiscono questo modo. È soprattutto  sul viso che si concentra la spiritualità dell'uomo. Il padre è dunque più primitivo, il figlio più civilizzato. Del resto, quando cerca di esorcizzare suo padre per affrancarsi dalla  sua passionalità, Edoardo tenta su Fausta un attacco sessuale alla maniera del padre, ma fa  fiasco. Se non ci riesce è perché non è come il padre. Non è un sadico e non può imporsi.

Dinanzi a questa doppia incapacità, c'è in Edoardo un tentativo  d'omicidio, subito bloccato da una sensazione di profanazione.

Alberto Moravia - Sì, il padre è sacro. L'uomo che porta la mano su suo padre non è un uomo normale. Edoardo finisce dunque per perdonarlo. La zairese Pascasie gli spiega che in Africa i vecchi sono tutto, non perché hanno i capelli  bianchi, ma perché detengono il segreto del lavoro. Trasmetteranno questo loro sapere ai loro figli soltanto alla fine della loro vita. La posizione  del padre è centrale in Africa, come la era precedentemente in Europa. È il padre che conosce il segreto della scienza.

Come vive la sua vecchiaia?

Alberto Moravia - A settantotto anni  penso che la vecchiaia sia una sconfitta fisica. Ciò che mi ha colpito di più  è il fatto di non potere più camminare per chilometri. I miei coetanei sono morti. I miei amici sono tutti molto più giovani di me. Hanno tra trenta e quaranta anni. Non sono un uomo che gradisce avere una corte attorno a sé, come era il caso di Visconti. I miei amici hanno con me   relazioni paritetiche. Ad esempio, ero molto legato a Pasolini, che aveva cinquantasei anni nel 1975 quando fu assassinato. Era quasi un fratello per me. Avevamo viaggiato insieme in Africa, in Marocco, in India. Ho vissuto la sua morte come una catastrofe personale. Ma non mi abbatto. Vivo più o meno come vivevo quando avevo vent'anni. Sono stato sposato con Elsa Morante, ho vissuto venti anni con Dacia Maraini. Mi sono appena sposato  a settantotto anni. Odio il passato, odio ciò che non è presente o futuro. Sto scrivendo un nuovo libro il cui titolo provvisorio è "Madre, moglie, figlia".

La donna resta per lei il punto d'osservazione per eccellenza?

Alberto Moravia - Non nego che ho un interesse particolare per le donne. Dopotutto è  più della metà dell'umanità!

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A cura di Jean Montalbetti
Magazine littéraire n° 229
Aprile  1986


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Da più di mezzo secolo  il suo nome è sinonimo di scandalo. In Italia in  pieno fascismo il suo primo romanzo, Gli indifferenti, fece l'effetto di una bomba: un giovane borghese velleitario tentava invano di rivoltarsi contro la società. Il suo capolavoro è forse,  Agostino, del 1944, difficile iniziazione sessuale di un ragazzo ribelle fra i  pregiudizi della sua classe sociale. Il cinema ha reso famoso Il conformista girato da Bertolucci ed Il disprezzo di Godard. In Francia,   ha causato la sospensione nel maggio 1971 del programma
Post Scriptum di Michel Polac per avere fatto apologia  dell' incesto. In Io e lui, è un uomo che intesse un dialogo periglioso col proprio  sesso. Oggi (1987) il nuovo romanzo di Moravia avrebbe potuto chiamarsi il Voyeur. Padre e figlio si affrontano in una rivalità sessuale in cui il  figlio è condannato a perdere. È una volta ancora il demone della lussuria  che funge da spia allo studioso dei costumi. Moravia  ne è il grande sacerdote. È anche un analista sottile. Meglio ancora, un diavolo di scrittore.
Esempio 1
dal 25 ott. 2002
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<<< Un'intervista a Roland Barthes sul linguaggio di Flaubert in Bouvard et Pécuchet

1) Probabilmente Moravia         allude ai versi "porno" di un  diciottenne Mallarmé:

Une négresse par le démon secouée/
Veut goûter une enfant triste de fruits nouveaux/
Et criminels aussi sous leur robe trouée/
Cette goinfre s'apprête à de rusés travaux :/
A son ventre compare heureuses deux tétines/
Et, si haut que la main ne le saura saisir,/
Elle darde le choc obscur de ses bottines/
Ainsi que quelque langue inhabile au plaisir./
Contre la nudité peureuse de gazelle/
Qui tremble, sur le dos tel un fol éléphant,/
Renversée elle attend et s'admire avec zèle,/
En riant de ses dents naïves à l'enfant ;/
Et, dans ses jambes où la victime se couche,/
Levant une peau noire ouverte sous le crin,/
Avance le palais de cette étrange bouche/
Pâle et rose comme un coquillage marin.
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<<< Vedi il dossier di France 3 interamente dedicato a Moravia: profilo, interviste, materiale vario. In francese,  su questo sito
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