DIZIONARIO DELLE IDEE CREDUTE
Il credo estetico, esistenziale, morale e politico di Gustave Flaubert,
tratto dalla sua Correspondance, ordinato per lemmi e tradotto da
Alfio Squillaci
ACADÉMIE FRANÇAISE
Ecco una istituzione marcia e stupida come l'Académie Française! Che barbari che siamo con le nostre divisioni, le carte, le nostre caselle, le nostre corporazioni, etc! Odio ogni limite. E mi sembra che un'Accademia è quanto di più ripugnante ci sia al mondo rispetto all'essenza stessa dello Spirito, che non ha regola, legge, uniforme.[v.REGOLA]

In che cosa l'accademia li può onorare? [H.Taine e E.Renan] Perché si vuol essere qualcosa, quando si è qualcuno?

ANIMA
Un'anima si  misura dall'estensione del suo desiderio, come d'acchito giudichiamo  le cattedrali dall'altezza dei suoi campanili.

La nostra anima è una bestia feroce; bisogna  sgozzarla fino in fondo alla gola, perché essa non ci salti addosso. 

ARTE
Fare dell'arte per sé soli, come quando si gioca a birilli. L'arte in fin dei conti è forse più seria del gioco dei birilli? Tutto è un'immensa farsa, temo, e quando avremo girato pagina, resteremo forse molto stupiti nello scoprire che la parola del rebus era così semplice.

Ciò che faccio lo faccio per me, per me solo, come quando si gioca a domino, per rendersi la vita meno pesante.

No, bisogna cantare solo per cantare. Perché l'Oceano si agita su sé stesso? Qual è lo scopo della natura? Ebbene io credo che lo scopo dell'umanità sia esattamente lo stesso. Ed è così perché è cosi, e voi non potete farci niente, brava gente. Giriamo in tondo lo stesso cerchio e rotoliamo sempre lo stesso masso.

Bisogna fare dell'arte per sé, per sé soli, come quando si suona il violino.

Dio sa solo l'inizio e la fine, l'uomo il mezzo. L'arte, come lui nello spazio, deve restare sospesa nell'infinito, completa in sé stessa, indipendente dal suo produttore.

Una cosa che prova, secondo me, che l'arte è completamente dimenticata, è la quantità di artisti che pullulano. Più vi sono cantori in chiesa, più c'è da supporre che i parrocchiani non siano devoti.

L'Arte è una rappresentazione, noi non dobbiamo che rappresentare. Occorre che lo spirito dell'artista sia come il mare, abbastanza vasto perché non se ne possano vedere i bordi e abbastanza puro perché le stelle del cielo vi si possano rispecchiare fino in fondo.


L'Arte non reclama né bontà né buone maniere, ma la fede, soltanto la fede e la libertà.

La morale dell'Arte consiste nella sua propria bellezza, e qui credo innanzi tutto allo stile e poi al Vero. Credo di aver messo nel ritratto dei costumi borghesi e nel tratteggio di un carattere femminile [M.me Bovary] naturalmente corrotto, tanto di letteratura quanto di buone maniere fin che possibile, una volta dato il soggetto, naturalmente.

L'Arte non deve servire da appoggio ad alcuna dottrina pena il fallimento! Si falsa sempre la realtà quando la si vuole condurre ad una conclusione che appartiene solo a Dio. E poi, è forse con delle finzioni che si può pervenire alla verità? La storia e la storia naturale! Ecco le due muse dell'età moderna. È con esse che si entrerà in mondi nuovi. Non torniamo al Medioevo. Osserviamo, sta tutto lì. E dopo secoli di studi forse sarà dato a qualcuno di fare la sintesi. L'ossessione di voler concludere è una delle manie proprie all'umanità fra le più funeste. [v.CONCLUDERE].Ogni religione e ogni filosofia ha preteso di avere Dio dalla propria parte, squadrare l'infinito e conoscere la ricetta della felicità. Che orgoglio e che nulla! Io vedo, al contrario, che i più grandi geni e le più grandi opere non hanno mai concluso: Omero, Shakespeare, Goethe, tutti i figli maggiori di Dio (come dice Michelet) si sono ben guardati di fare altra cosa che rappresentare.

Nessuno oggi si preoccupa dell'Arte, dell'Arte in sé! Sprofondiamo nel borghese in una maniera spaventosa e io non desidero vedere il ventesimo secolo!

ARTE E DENARO
Più si mette della coscienza nel proprio lavoro meno se ne trae del profitto. Tengo saldo questo assioma anche con la testa sotto la ghigliottina. Siamo degli operai di lusso; orbene, nessuno è abbastanza ricco da pagarci. Quando si vuole guadagnare quattrini con la penna , bisogna fare giornalismo, romanzi popolari o teatro. La Bovary mi ha fruttato ...300 franchi che HO PAGATO, e di cui non ho riscosso un centesimo. Arrivo adesso a pagarmi la carta ma non le spese, i viaggi e i libri che il mio lavoro mi chiede; e in fondo io trovo la cosa buona (o me la faccio passare per buona) perché non vedo il rapporto che corre fra un pezzo di cinque franchi e un'idea. Bisogna amare l'Arte per l'Arte stessa; altrimenti è meglio un mestierucolo qualsiasi.

ASSOLUTO
Raggiungeremo mai l'assoluto? Occorre, se si vuole vivere, rinunciare ad avere un'idea netta di checchessia. L'umanità è così, non si tratta di cambiarla ma di conoscerla.

AZIONE
Per vivere in pace, non bisogna mettersi né dalla parte di quelli di cui si ride né dalla parte di coloro che ridono. Restiamo da parte, fuori, ma per questo bisogna rinunciare all'azione.

Ma quando io ti prédico la rinuncia all'azione non voglio dirti che devi vivere come un brahamino. Voglio dire solamente che noi dobbiamo entrare nella vita reale fino all'ombelico. Lasciamo il movimento nella regione delle gambe; non appassionamoci per le cose piccole, per l'effimero, per il laido, per il transeunte. Se dobbiamo avere l'aria di commuoverci per tutto ciò prendiamone l'aria, ma solo questa.

L'inazione muscolare in cui vivo mi spinge verso desideri d'azione furibonda. È sempre così. La privazione radicale di una cosa ne crea l'eccesso e non c'è salvezza  per gente come noi che nell'eccesso. Non sono i Napoletani che trattano meglio il colore, ma gli Olandesi e i Veneziani: vivendo sempre nella nebbia amano il sole.

L'azione mi ha sempre disgustato in sommo grado. Mi sembra appartenere al lato animale dell'esistenza.

Non capisco come facciate a passare  il tempo a pescare e cacciare. Sono occupazioni funeste sicuramente. La "Distrazione" non distrae com'è vero che gli "Eccitanti" non eccitano. Ho un bel dire di essere neuropatico, in fondo sono un saggio.

BALZAC
Ho appena letto l'Epistolario di Balzac. Ne vien fuori che era un gran brav'uomo, da amare. Ma quale preoccupazione per il denaro e quanto poco amore dell'Arte. Avete notato che non ne parla una volta? Cercava la Gloria, ma non il Bello. Ed era cattolico, legittimista, proprietario e ambiva a diventar deputato e membro dell'Académie, ignorante come un citrullo, provinciale fino al midollo delle ossa, sconvolto dal lusso. La sua più grande ammirazione letteraria era per Walter Scott. Insomma, è per me un immenso brav'uomo, ma di second'ordine. La sua fine è da compiangere. Quale ironia della sorte! Morire alla soglia della felicità!

Che uomo sarebbe stato Balzac se avesse saputo scrivere!

BAUDELAIRE
Mi piace la vostra asprezza, ha delle delicatezze di lingua che la fanno sembrare una cesellatura su una lama sottile.

In definitiva ciò che piace di più nel vostro libro ( Les Fleurs du Mal ndr) è che l'Arte vi ha il predominio. E poi voi cantate la carne senza amarla, in un modo così triste e distaccato che mi è simpatico. Voi siete resistente come il marmo e insistente come una nebbia d'Inghilterra.

Voi avete (e a più riprese) insistito troppo sullo Spirito del male. Si sente come un odore di cattolicesimo qui e là.

Voi avete trovato il modo di essere classico pur restando il romantico trascendente che amiamo.

BELLEZZA
Ma nessuno dei due [Zola, Daudet] è preoccupato prima di tutto di ciò che per me è lo scopo dell'Arte: la Bellezza. Mi ricordo di avere avuto delle palpitazioni di cuore, di avere avvertito un piacere violento contemplando un muro dell'Acropoli, un muro completamente spoglio ( quello di sinistra salendo ai Propilei). Ebbene! mi chiedo se un libro, indipendentemente da ciò che dice, non possa produrre lo stesso effetto. Nella precisione del congegno, nella rarità degli elementi, nella levigatezza della superficie, nell'armonia dell'insieme, non c'è una virtù intrinseca, una specie di forza divina, qualcosa di eterno come un principio? (Parlo da platonico)

Io guardo come molto secondario il dettaglio tecnico, l'indicazione locale, infine il lato storico ed esatto delle cose. Io cerco soprattutto la bellezza.

BORGHESE
Ah mio Dio! che uomini i borghesi! Ma  quale felicità, quale serenità! Quanto pensano poco al loro perfezionamento, quanto così poco sono tormentati da tutto ciò che ci tormenta!

Il mio odio del borghese non scema. Sono arrivato ad avere una rabbia serena contro la mia specie, e poiché non si è che circondati da canaglie o da imbecilli in questo basso mondo (c'è chi è entrambe le cose) accade che coloro i quali non credono di far parte né degli uni né degli altri s'associano e si abbracciano.

Ecco un principio d'estetica [...] siate regolati nella vostra vita e ordinari come un borghese, alfine di essere violento e originale nelle vostre opere.

L'idea di tratteggiare dei borghesi mi fa male al cuore. Se avessi dieci anni di meno ( e qualche soldo di più) andrei in Persia o in India, via terra, per scrivere la storia di Cambise o meglio quella di Alessandro.

Felice il borghese! E tuttavia non vorrei mai esserlo.

Assioma: l'odio del Borghese è l'inizio della virtù. Io comprendo nel termine "borghese", i borghesi in blusa blu [gli operai] come i borghesi in redingote. Siamo noi, e noi soli, vale a dire i letterati, che siamo il Popolo, o meglio dire la tradizione dell'Umanità.

Atterrisci il borghese con le tue stravaganze [...] Se ti invitano a cena in villa, abboffati! e rutta al dessert! Si arrabbieranno forse? Non importa! Risponderai: " È la moda parigina". Carezza le serve, prendi il culo alle signore, eccita gli adolescenti[...] e i paesani alla bestialità. In una parola, sii canaglia, è il modo di piacere.

I borghesi nemmeno sospettano che gli offriamo il nostro cuore. La razza dei gladiatori non è morta, ogni artista lo è, e diverte il pubblico con le sue agonie.

Anneghiamo il borghese in un grog a undicimila gradi, che la gola gli bruci, che ruggisca di dolore. Non si guadagna nulla a fare delle concessioni, a sfrondarsi, a dolcificarsi, a voler piacere in una parola.

Sì, io sostengo che bisogna dividere in due parti la propria esistenza: vivere da borghesi e pensare da semi-dio. La soddisfazione dei corpi e della testa non hanno nulla in comune.

I borghesi si rassicurano alla vista di un gendarme, e l'uomo di spirito si diletta a quella di un critico. I cavalli castrati sono applauditi dai muli.

BOVARY
Tanto sono scoperto negli altri libri, tanto mi sforzo di essere sbottonato in questo e di seguire una linea dritta geometrica. Nessun lirismo, niente osservazioni, personalità dell'autore assente. Sarà triste da leggere; vi saranno cose atroci, miserie e porcherie.

Io voglio che non ci sia nel mio libro un solo movimento o una sola riflessione dell'autore.

Tutto il valore del mio libro, se ne avrà, sarà nell'aver saputo marciare dritto su n capello, sospeso entro il doppio abisso del lirismo e del volgare (che io voglio fondere in un'analisi narrativa).

Sono arrabbiato senza sapere perché. Forse la causa è il mio romanzo. Non va, non procede. Sono più stanco che se spostassi delle montagne. Ho in certi momenti voglia di piangere, Ci vuole una volontà sovrumana per scrivere. E io non sono che un uomo.

Sai come ho passato tutto il pomeriggio di ieri l'altro? a guardare la campagna attraverso delle vetrate colorate. Ne avevo bisogno per una pagina della mia Bovary che, credo, non sarà una delle più cattive. I libri che ho l'ambizione di scrivere sono proprio quelli per i quali ho meno mezzi. Bovary in questo senso sarà un tour de force inaudito e di cui  io solo avrò coscienza: soggetto, personaggio, effetto etc, tutto è fuori di me. [...] Io sono, scrivendo questo libro, come un uomo che suona il piano con una palla di piombo su ogni falange.

Tu parli della miseria delle donne. Io vi sono dentro. Vedrai che ho dovuto scendere basso nel pozzo sentimentale. Se il mio libro è buono stuzzicherà dolcemente molte piaghe femminili. Più di una sorriderà riconoscendosi. Avrò conosciuto i vostri dolori, povere anime oscure, umide di malinconia rafferma, come i vostri cortili interni di provincia, i cui muri hanno la muffa.

Io non so che cosa ne sarà della mia Bovary, ma mi sembra che non avrà nemmeno una frase molle. E' già molto. Il genio è Dio che ce lo dà, ma il talento ce lo dobbiamo mettere noi.

Ciò che mi fa andare così lentamente è che niente in questo libro è tratto da me. Mai la mia personalità m'è stata così inutile. Potrò fare in seguito cose più forti ( lo spero bene) ma mi parrà difficile comporne di più ben fatte. Tutto è di testa...[...] Ciò che mi è naturale è il non -naturale per gli altri, lo straordinario, il fantastico, la sparata metafisica, mitologica. Sant'Antonio non m'ha richiesto che un quarto della tensione di spirito causatami dalla Bovary .

La Bovary è stato per me un partito preso, un tema. Tutto ciò che amo non c'è.

I miei personaggi m'affliggono, mi perseguitano, o meglio sono io che sono in loro. Quando scrivevo l'avvelenamento di Emma Bovary avevo così netto il sapore dell'arsenico in bocca, ero così avvelenato io stesso che ho avuto lì per lì due indigestioni, due indigestioni reali, perché ho vomitato tutto il pranzo.

CANZONETTE
Ci si stupisce della perfezione di certe canzoni popolari. Chi le ha scritte non era spesso che un imbecille, ma quel giorno l'imbecille ha sentito meglio delle persone di spirito.

CAPELLI
Da tre settimane i miei poveri capelli cadono come delle convinzioni politiche.


CARATTERE
Senza il carattere le opere d'arte, qualunque cosa si faccia, saranno sempre mediocri; l'onestà è la prima condizione estetica.

CAZZO
Hai mai pensato qualche volta a tutta l'importanza che ha il Cazzo nell'esistenza parigina? Quale traffico di biglietti, di appuntamenti, di fiacres stazionanti all'angolo delle strade, di tendine abbassate! Il Fallo è la bussola che orienta tutte queste navigazioni. C'è da diventare casti, per contrasto. Non odio Venere, ma quale abuso! Amo di questo mondo due cose: la cosa innanzitutto in sé stessa, la carne; poi la Passione, violenta, alta, rara, il grande capestro per i grandi giorni. È per questo che il cinismo mi piace proprio come l'ascetismo. Ma esecro la galanteria. Si può ben vivere senza, perbacco! Questa continua confusione tra mutande e cuore mi fa vomitare.

Divento lubrico, parola d'onore. Il mio cazzo mi occupa o meglio mi preoccupa, cosa grave!

CELEBRITÀ
La celebrità la più completa non vi sazia certo, e si muore quasi sempre nell'incertezza del proprio nome, a meno di non essere uno sciocco.

State attenta, state prendendo la malattia parigina della celebrità. Se vi parlo così è perché[...] io ho il diritto di predicare la virtù letteraria perché pago per i miei paradossi.

A Parigi il carro di Apollo è un fiacre. La celebrità la si ottiene a forza di corse.

CENSURA
La censura, qualunque sia, mi pare una mostruosità, una cosa peggiore dell'omicidio. L'attentato contro il pensiero è un crimine di lesa anima.

Bella cosa la censura! Assioma: tutti i governi esecrano la letteratura: il potere non ama un altro potere.

CIMITERO
Veniamo dall'aver fatto una passeggiata al cimitero di High-Gate. Quale abuso di architettura egizia ed etrusca! Com'è lindo e pinto! La gente ha l'aria di esservi morta in guanti bianchi. Detesto i giardinetti attorno alle tombe, con le aiuole rastrellate e i fiori sbocciati. Quest'antitesi m'è sempre sembrata di bassa letteratura. In fatto di cimiteri, io amo quelli degradati, devastati, in rovina, pieni di rovi, con delle erbe alte, e qualche mucca scappata dalla stalla vicina che bruca, tranquillamente.

Ah che necropoli che è il cuore umano! Perché andiamo al cimitero? Apriamo il nostro cuore, quali tombe!

Non immaginate il feticismo delle tombe. Il vero parigino è più idolatra di un negro! [a proposito del cimitero parigino di Père Lachaise]

COMICO
Il comico giunto all'estremo, il comico che non fa ridere, il lirismo nella farsa, è quello che più desidero come scrittore. I due elementi umani sono lì.

Vedere il lato farsesco delle cose è il solo modo di non vedere quello negativo. Ridiamo per non piangere.

CONCLUDERE
Le persone leggere, limitate, gli spiriti presuntuosi ed entusiasti vogliono trovare in ogni cosa una conclusione; cercano lo scopo della vita e la dimensione dell'infinito. Prendono nella loro piccola mano un pugno di sabbia e dicono all'Oceano: "Conterò i granelli delle tue spiagge". Ma non appena i granelli gli scivolano tra le dita e il calcolo è lungo, pestano i piedi e piagnucolano. Sapete cosa bisogna fare sulla spiaggia. Bisogna inginocchiarsi o passeggiare. Passeggiate.  (torna supra)

Nessun grande genio ha concluso e neanche i grandi libri concludono, perché l'umanità è sempre in marcia ed essa stessa non conclude. Così questa parola così alla moda, il problema sociale, mi rivolta profondamente. Il giorno che sarà risolto sarà l'ultimo del pianeta. La vita è un eterno problema, ed anche la storia. Si aggiungono senza fine delle cifre all'addizione.

CONFESSIONI
Io non amo le confessioni se non quando sono eccessive. Perché un signore parlando di sé riesca interessante occorre che, nel bene e nel male, sia esorbitante. Dare al pubblico dei dettagli su di sé è una tentazione da borghesi alla quale ho sempre resistito.

CORREZIONE (nell'attività letteraria)
La correzione (e concepisco questa nel più alto senso del termine) fa al pensiero ciò che l'acqua dello Stige faceva al corpo di Achille. La rende invulnerabile e indistruttibile.

Sono convinto che le cose migliori in sé sono quelle che cancello. Si arriva all'effetto con la negazione della sovrabbondanza. Ma è questo ciò che mi affascina, la sovrabbondanza.

"Bisogna fare" delle correzioni, perché non bisogna accettare le cose a primo colpo. Nil admirari

COSTUMI
Non vi sono forse delle toilettes decenti, altre libidinose come anche elegiache e stuzzicanti? Da cosa dipende l'effetto? Da un rapporto esatto[...] tra i tratti, l'espressione del viso e l'abbigliamento. Altra considerazione, il rapporto del costume con l'azione, e da questa idea di utilità spesso ne discende anche il Bello. Esempio: maestà dei costumi sacerdotali. Il gesto della benedizione è stupido senza maniche larghe. In Oriente si disislamizzerebbero con la redingote. Non potrebbero fare le loro abluzioni, gli infelici, con i loro paramenti abbottonati.

CRITICA
Ma quando fate della critica, sforzatevi un po' di alzare i vostri lettori fino a voi, invece di scendere verso loro.

Non esiste il mestiere ma l'innatismo come in critica non esiste la poetica ma il gusto, cioè certi uomini d'istinto che indovinano, uomini nati per questo e che l'hanno elaborato.

A furia di sottilizzare e raffinare succede spesso che non comprendo più nulla delle cose. L'eccesso di critica aumenta l'inintellegibilità

Ma, mio Dio, chi mai sterminerà i critici perché non ne resti più uno?

Ogni uomo mediocre considera la critica (blâme, lett. biasimo) come qualcosa di sgradevole, ne consegue che si deve prendere per balsamo tutta la merda che ci viene propinata.

DEMOCRAZIA
Io odio la democrazia (almeno così come viene intesa in Francia), perché essa si fonda sulla "morale del vangelo", che è l'immoralità stessa, checché se ne dica, ossia l'esaltazione della grazia a scapito della giustizia, la negazione del Diritto, in una parola l'anti-socialità. (v. POLITICA)

DESCRIZIONE
Non c'è nel mio libro[M.me Bovary] alcuna descrizione isolata, gratuita; tutte servono ai miei personaggi ed hanno un'influenza lontana o immediata sull'azione.

DOGMATISMO
Io non mi stupisco di coloro che cercano di spiegare l'incomprensibile, ma di quelli che credono di aver trovato la spiegazione, di quelli che hanno il buon Dio (o il non-Dio) in tasca, e ben inteso ogni dogmatismo mi esaspera. In breve il materialismo e lo spiritualismo mi sembrano due impertinenze.

DON CHISCIOTTE
Ciò che c'è di prodigioso nel Don Chisciotte è l'assenza d'artificio e questa fusione tra illusione e realtà che ne fa un libro così comico e poetico. Che nani siamo noialtri a paragone! Come ci si sente piccoli, mio Dio!, come ci si sente piccoli!

Rileggo in questi giorni Don Chisciotte. Che libro gigantesco! Ce n'è uno più bello?

DONNE
Credo che il successo presso le donne sia generalmente un segno di mediocrità. Ed è ciò che tuttavia bramiamo tutti e che premia altri. Ma non lo si vuole riconoscere, e siccome consideriamo non alla nostra altezza gli oggetti che esse preferiscono, giungiamo alla convinzione che sono stupide, il che non è. Noi giudichiamo dal nostro punto di vista, loro dal loro. La bellezza non è per la donna ciò che è per l'uomo. Mi sono trovato una volta con altri sciagurati (molto vecchi) in un luogo infame. Tutti erano certamente più brutti di me, ma quello a cui le signore fecero migliore accoglienza era il più zotico (spiegami questo o Aristotele!) Non si tratta qui di doni dell'anima, poesia del linguaggio, o forza d'idee, ma di corpi, di ciò che è pregevole per gli occhi e per il fiuto dei sensi. Interroga qualsiasi ex-bell'uomo e domandagli se, andato a letto con qualche donna, si sia mai accorto che esse restavano estasiate per le linee del suo braccio o i muscoli del petto.

Esse prendono il loro culo per il loro cuore e credono che la luna sia fatta per illuminare il loro boudoir.

C'è dell'aria nella testa delle donne come nel ventre di un contrabbasso.

Oh donna! oh donna!, siilo dunque meno, siilo solo a letto!

Le donne diffidano troppo degli uomini in generale e poco in particolare.

La donna è un prodotto dell'uomo. Dio ha creato la femmina, e l'uomo ha fatto la donna; essa è il risultato della civiltà, un'opera artificiale. Nei paesi dove ogni cultura intellettuale è senza valore essa non esiste.

La donna, per noi tutti, è l'ogiva dell'infinito. Tutto ciò non è nobile, ma è il vero fondo del maschio.

Non sono forse, come dice Proudhon, "la desolazione del giusto"?

Diffidiamo delle donne ( in fatto di letteratura) se non per questioni di delicatezza e di nervosità. E' l'eterno sposo che esse chiedono. Ascetiche o libidinose, sognano l'amore, il grande amore; e per guarirle (per il momento almeno) non è di una idea che hanno bisogno, ma di un fatto, un uomo, un bambino, un amante.

DROGHIERI
La Revue de Paris, del 1° Agosto dà notizie di me, ma in modo incompleto, scrivendo il mio cognome senza  "L". Madame Bovary (costumi di provincia) di Gustave Faubert. E' il cognome di un droghiere di Rue Richelieu, di fronte al Théâtre Français. Questo debutto non mi appare molto felice!

Oh come bisogna montarsi il capoccione per fare della letteratura e quanto sono felici i droghieri!

Tu potrai forse qui [Parigi] trovare uomini più brillanti, ma lo spirito, la grazia è di pertinenza quasi esclusiva delle bohèmes. Ora, la mia povera nipote sposata a un uomo povero è un'idea talmente atroce che non mi ci fermo su un solo istante. Si mia cara, dichiaro che mi piacerebbe di più vederti andare in moglie a un droghiere milionario che a un grand'uomo indigente: perché il grand'uomo avrebbe, oltre alla sua miseria, delle brutalità e delle tirannie da renderti folle o idiota di sofferenze.

DUBBIO
Il dubbio assoluto mi sembra essere così nettamente dimostrato che il volerlo formulare mi sembra una sciocchezza.


EDITING
Ah quanta ragione ho nel non scrivere sui giornali e quali funeste bottegucce sono! La mania che hanno di correggere i manoscritti che gli vengono consegnati finisce per dare a tutte le opere la stessa assenza di originalità. Poniamo che un giornale pubblichi cinque romanzi, siccome questi cinque libri sono corretti dalla stessa mano o da un comitato che ha lo stesso cervello, ne risultano cinque libri uguali [...] Se avete consegnato la vostra opera, e non siete uno sciocco, è perché la trovate buona. Avete fatto ogni sforzo, ci avete messo la vostra anima. Un'individualità non si sostituisce ad un'altra. Un libro è un organismo complesso. Orbene, ogni amputazione, ogni cambiamento operato da un altro, lo snatura. Il libro potrebbe essere meno malvagio, non importa, non sarà più esso.

EDUCAZIONE
Vi dimostrerò che l'educazione, qualunque essa sia non vuol dir nulla, e che la natura decide tutto o quasi.

EDUCAZIONE  SENTIMENTALE
Ma eccomi intento da più di un mese ad un romanzo di costumi moderni che si svolgerà a Parigi. Voglio fare la storia morale degli uomini della mia generazione; "sentimentale" sarebbe più giusto. È un libro d'amore, di passione, ma di quella passione che può esistere oggi, cioè inattiva. Il soggetto, come l'ho concepito, è credo, profondamente vero, ma proprio a causa di ciò poco divertente forse. I fatti, il dramma mancano un po' e poi l'azione si estende in un lasso di tempo abbastanza considerevole.

Ho difficoltà a situare i miei personaggi negli avvenimenti politici del '48. Ho paura che lo sfondo divori il primo piano; sta lì il difetto del genere storico. I personaggi della storia sono più interessanti di quelli della finzione, soprattutto quando questi hanno passioni moderate; ci si interessa di più a Lamartine che a Frédéric. E poi cosa scegliere fra i fatti reali? Sono perplesso; è dura!

Voi mi parlate dell'Educazione sentimentale, [...]Perché questo libro non ha avuto il successo che ci si aspettava? []è un libro troppo vero ed esteticamente parlando gli manca la falsità della prospettiva. A forza di aver bene congegnato il piano, il piano è sparito. Ogni opera d'arte deve avere un punto, una sommità, deve fare la piramide, ovvero la luce deve colpirla in un  punto de la boule. Ora, niente di tutto ciò nella vita, ma l'arte non è la Natura.

EGUAGLIANZA
Che cos'è dunque l'eguaglianza se non la negazione di ogni libertà, di ogni superiorità, della Natura stessa? L'eguaglianza è la schiavitù. Ecco perché amo l'arte. Almeno in questo mondo di finzioni tutto è libertà. Qui si è appagati in tutto, si fa tutto, si è di volta in volta re e popolo, attivi e passivi, vittime e preti. Non c'è limite; l'umanità diventa un fantoccio a sonagli che si fa suonare con la propria frase co me un giocoliere fa con la punta dei piedi. (Io mi sono spesso così vendicato dell'esistenza. Mi sono passato un mucchio di dolcezze con la penna. Mi sono regalato donne, denaro, viaggi).

ERUDIZIONE
L'erudizione è cosa rinfrescante. Come rimpiango spesso di non essere un dotto, e come invidio queste calme esistenze passate  a studiare zampe di mosche, stelle o fiori!

FAMIGLIA
Maledetta la famiglia che rammollisce il cuore dei valorosi, che spinge  a ogni vigliaccheria, a ogni concessione e che vi stempera in un oceano di latticini e di lacrime!

FANTASIA
Per durare, credo che occorra una fantasia mostruosa, come quella di Rabelais. Se devi costruire il Partenone occorre che accumuli come per delle piramidi.

FARSA
E noi crepiamo nella Farsa, per ignoranza, per tracotanza, per disprezzo della grandezza, per amore della banalità e del chiacchericcio imbecille.

FELICITÀ
La felicità è come la sifilide, presa troppo presto può guastare la costituzione.

Persuadiamoci che la felicità è un mito inventato dal diavolo per farci disperare. Sono i popoli che credono in un Paradiso che hanno l'immaginazione triste. Nell'Antichità dove non si sperava al massimo  in dei Campi Elisi piuttosto scialbi, la vita era amabile.

FIGLIO
Io un figlio! Oh no, no, no, piuttosto crepare in un una pozzanghera schiacciato da un omnibus. L'ipotesi di trasmettere la vita a qualcuno mi fa ruggire in fondo al cuore con delle collere infernali.

L'idea di dare la vita qualcuno mi fa orrore. Mi maledirei se fossi padre. Un figlio mio, oh no, no, no! che tutta la mia carne perisca, e che io non trasmetta a nessuno la scocciatura e l'ignominia dell'esistenza.

Ciò che mi dite dei vostri piccoli [...] mi ha commosso nel fondo del cuore. Perché io non ne ho? Eppure io sono nato per ogni tenerezza! Io sono stato vigliacco da giovane, io ho avuto paura della vita. Tutto si paga.

Emilio [il domestico] è al settimo cielo in attesa di avere un figlio, gioia che comprendo, che ho trovato una volta ridicola, e che adesso invidio.


FORMA
Mi dite che faccio troppa attenzione alla forma. Ahimè è come la storia del corpo e dell'anima; la forma e l'idea, per me, sono tutt'uno e io non so che cos'è l'una senza l'altra. Più un'idea è bella più la frase è sonora, statene certa. La precisione del pensiero fa (ed è essa stessa la precisione della parola.

GENI
Vi sono dei geni che ammiriamo e che non amiamo, e altri che ci piacciono senza tenerli in considerazione; ma prediligiamo quelli che ci prendono tutti in una volta da cima a fondo, e che ci sembrano nati per il nostro temperamento.

Il genio come un possente cavallo trascina al proprio culo l'umanità sulla strada dell'idea. Essa ha un bel resistere di reni, e per stupidità, fargli sanguinare i denti, tirargli fin che può  il morso nella bocca; quello, che ha i garretti robusti, continua sempre al galoppo, per  precipizi e abissi.

GENTLEMAN
Bisogna essere sempre gentleman! fino a quando non si squarcia la gola alla gente.

GIORNALI/GIORNALISTI
Perché scrivere sui giornali quando si possono fare dei libri e non si muore di fame?

Mi parlate delle porcherie della stampa; io ne sono così disgustato che provo verso i giornali un disgusto fisico radicale. Vorrei proprio non leggere del tutto piuttosto che leggere questi abominevoli rettangoli di carta. Ma si fa di tutto per dare loro dell'importanza! Ecco il guaio. Fino a quando non si sarà demolito il rispetto di ciò che è stampato, non si sarà fatto nulla. Instillate nel pubblico il gusto delle grandi cose e lascerà le piccole, o piuttosto lascerà le piccole divorarsi tra loro.

Considero come una delle felicità della mia vita il fatto di non scrivere sui giornali. Mi costa alla tasca, ma la mia coscienza ne guadagna ed è ciò che più conta.

Ma quanto a firmare [degli articoli], no. È da vent'anni che conservo la mia verginità. Il pubblico l'avrà tutta d'un colpo, o niente[...] Sono ben deciso per l'avvenire a non scrivere su alcun giornale foss'anche la Revue de Deux Mondes.

Quanto a trovarvi un lavoro regolare in un giornale, è impossibile, per la semplice ragione che non pubblicano. Se voi sapeste i mucchi di articoli stipati nei cartoni e che non leggono nemmeno! Tutto, ahimè, si fa come per gli stivali, su ordinazione! C'è solamente, nei giornali così detti seri, un tizio che fa a spanne e alla bell'e meglio la critica dei libri: primo per stroncare le opere invise al giornale o a qualcuno dei redattori; e secondo per promuoverle e sempre per la raccomandazione di qualcuno. Ecco la regola, il resto è l'eccezione.

Oh il giornalismo, che merda!

Il giornalismo non vi condurrà a nulla, se non a impedirvi di fare delle lunghe opere e dei lunghi studi. Stateci attento. È un abisso che ha divorato i più forti organismi. Ho conosciuto delle persone di genio diventare in certo qual modo delle bestie da soma.

GOVERNO
"Ah se io fossi il governo", come dicono i portinai.

Fra gli stupidi, in fatto d'arte, abbiamo: 1) il governo; 2) i direttori dei teatri; 3) gli editori; 4)  i capi redattori dei giornali; 5) i critici titolati; infine chiunque detenga il Potere, perché il Potere è essenzialmente stupido. Da che la terra gira, il Bene e il Bello gli sono estranei.

GUSTI PERSONALI
Quanto ai miei gusti personali s'appagano meglio, come sai, nei libri di descrizione e d'analisi che in quelli d'intreccio.

HUGO, Victor

Il Novantatrè del buon Hugo m'è sembrato al di sopra dei suoi ultimi romanzi: m'è piaciuto molto la metà del primo volume, la marcia nei boschi, lo sbarco del marchese e il massacro di San Bartolomeo, come anche tutti i paesaggi; ma che tipi di panforte i suoi tipi! Tutti parlano come degli attori. Il dono di fare degli esseri umani manca a questo genio. Se avesse avuto questo dono, Hugo avrebbe superato Shakespeare.

Non trovo in questo libro [I Miserabili] né verità né grandezza. Quanto allo stile mi sembra intenzionalmente scorretto e basso. È un modo di titillare il popolaresco.

IDEALISMO, IDEE, IDEALI
Sono convinto che  i più furiosi appetiti materiali si formano inconsciamente, per degli slanci d'idealismo, allo stesso modo che  le più immonde stravaganze carnali sono generate dal desiderio puro dell'impossibile, aspirazione immateriale ad una sovrana gioia. E d'altra parte[...] io non so che cosa vogliono dire queste due parole: anima e corpo, dove l'una finisca e l'altra inizi. Sentiamo delle forze, tutto qui.

Occorre, non dico avere le idee della propria epoca, ma comprenderle.

La guerra contiene in sé un elemento mistico non analizzabile: è il solo lato dal quale le masse intravedono l'ideale.

Avete notato come amiamo i nostri dolori? () Valiamo qualcosa soltanto per le nostre sofferenze, ché sono le nostre aspirazioni. C'è della gente dalla gioia così immonda e dall'ideale così limitato che noi dobbiamo benedire la nostra infelicità  se ci fa più degni.

IMMAGINAZIONE

Perché l'immaginazione sia libera, occorre che non si abbia alcun peso su di sé.

IMPASSIBILITÀ
L'autore nella sua opera deve essere come Dio nell'universo, presente in tutto ma invisibile. Essendo l'arte una seconda natura, il creatore di questa natura deve agire secondo procedimenti analoghi: che si senta in tutti gli atomi, sotto ogni aspetto, un'impassibilità nascosta e infinita. L'effetto, per lo spettatore, deve essere come una specie di stordimento. Come è stato fatto tutto ciò? deve chiedersi e che si senta schiacciato senza sapere perché.

Lasciate l'esaltazione alla parte muscolare  e carnale al fine che quella intellettuale sia sempre serena. Le passioni, per l'artista, siano l'accompagnamento della vita; l'arte, il canto. Ma se le note del basso continuo salgono alla melodia, tutto si imbroglia.

Non voglio considerare l'Arte come uno sfogo delle passioni, come un vaso da notte [...] La personalità sentimentale sarà ciò che in futuro farà passare per puerile e un po' sciocca una buona parte della letteratura contemporanea. Ma quali sentimenti e sentimenti, ma quali tenerezze, quali lacrime! Bisogna metterci innanzi tutto il sangue nelle frasi e non la linfa, e quando io dico sangue io dico cuore. Occorre che questo batta, che palpiti, che commuova. Bisogna fare amare gli alberi e trasalire i graniti. Si può mettere un immenso amore nella storia di un filo d'erba.

IMPERSONALITÀ
Il signor De Musset è maledettamente nel luogo comune. La sua vanità è di sangue borghese. Io non credo, come te, che ciò che egli ha sentito di più siano le opere d'arte. Ciò che ha sentito di più sono le proprie passioni. Musset è più poeta che artista, e adesso molto più uomo che poeta, e un pover'uomo. Musset non ha mai separato la poesia dalle sensazioni di cui essa si sostanzia. La musica, secondo lui, è stata fatta per le serenate, la pittura per i ritratti, e la poesia per le consolazioni del cuore. Quando si vuole metter così il sole le nelle proprie mutande si bruciano le mutande e si piscia sul sole. È ciò che gli è successo. "I nervi, il magnetismo, ecco la poesia". No, essa ha una base più serena. Se fosse sufficiente avere dei nervi sensibili per essere un poeta, io vedrei meglio di Shakespeare e di Omero, il quale me lo immagino essere stato un uomo poco nervoso. Questa confusione è empia. Io ne posso dire qualcosa, io che ho ascoltato attraverso delle porte chiuse, parlare a voce bassa delle persone a trenta passi da me, io, di cui si può vedere attraverso la pelle del ventre fremere tutte le viscere, e che talvolta ho sentito nel tratto di un secondo un milione di pensieri, di immagini, di combinazioni di ogni sorta che scoppiano insieme nel mio cervello come tutti i razzi accesi di un fuoco d'artificio[...]
La Poesia non è una debilità dello spirito, e queste suscettibilità nervose lo sono. Questa facoltà di sentire oltre misura è una debolezza.[...] Stessa cosa nell'arte. Non è la passione a  fare i versi. E più voi sarete personale, più sarete debole. Io ho spesso peccato in questo, ed è perché mi sono messo sempre nelle cose che ho fatto. Al posto di Sant'Antonio [La Tentazione di Sant'Antonio], per esempio, sono io che ci sono. La tentazione era per me e non per il lettore. Meno si sente una cosa e più si è atti ad esprimerla come essa è (come essa è sempre, in sé stessa, nella sua generalità e liberata da tutte le contingenze effimere). Ma bisogna avere la facoltà di farsela sentire. Questa  facoltà non è altro che il genio. Vedere. Avere il modello davanti a sé, in posa.
È per questo che detesto la poesia parlata, la poesia in frasi. Per le cose che non hanno parole lo sguardo basta. Le esalazioni dell'anima, il lirismo, le descrizioni, tutto ciò lo voglio ridotto in stile. Altrimenti è una prostituzione, dell'arte e del sentimento stesso.
Ed è stato proprio questo pudore che mi ha impedito di fare la corte ad una donna. Dicendo delle frasi po-e-ti-che che mi venivano in quel mentre sulle labbra, avevo paura che lei dicesse "Che ciarlatano" e la paura di esserlo effettivamente mi bloccava. [...]

Sono della stessa farina tutti quelli che vi parlano dei loro amori svaniti, della tomba della loro mamma, di papà, dei loro benedetti ricordi, che baciano dei medaglioni, piangono alla luna, delirano di tenerezza vedendo dei bambini, svengono al teatro, prendono un'aria pensosa davanti all'Oceano. Buffoni! Buffoni! e tripli saltimbanchi! che fanno il salto del trampolino sul proprio cuore pur di arrivare a qualcosa.

L'Arte non è fatta per ritrarre le eccezioni, e poi io provo una repulsione invincibile a mettere sulla carta qualcosa del mio cuore. Trovo anche che un romanziere non abbia il diritto di esprimere la propria opinione su nulla. Forse che il buon Dio l'ha mai detta la sua opinione? Ecco perché io ho non poche cose che mi soffocano, che vorrei sputare e che ringoio. Perché mai dirle in effetti? Il primo venuto è più interessante di Monsieur Flaubert, perché è più generale e per conseguenza più tipico.

Mi sono espresso male nel dirvi "che non bisogna scrivere col cuore". Io ho voluto dire: non mettere la propria personalità in scena. Credo che la grande Arte sia scientifica e impersonale. Occorre con uno sforzo trasportarsi nel personaggio, e non attrarlo a sé.

Non credo che il romanziere debba esprimere la propria opinione sulle cose di questo mondo. Può comunicarla ma non mi piace che la dica. [...] Io mi limito dunque ad esprimere le cose così come mi sembrano, a esprimere ciò che mi sembra il vero. Tanto peggio per le conseguenze.

L'artista deve operare in modo da far credere alla posterità che egli non sia vissuto. Meno me ne faccio un'idea e più mi sembra grande. Niente mi posso immaginare della persona di Omero, di Rabelais, e quando penso a Michelangelo, vedo, di spalle solamente, un vegliardo di statura colossale che scolpisce la notte al chiarore delle fiaccole.

Ma per l'idea che ho dell'Arte credo che non si debba mostrare le proprie [convinzioni], e che l'artista non debba apparire nella sua opera, come Dio nella natura. L'uomo è nulla, l'opera tutto!

INDIGNAZIONE
Il giorno in cui non sarò più indignato cadrò di colpo come una bambola cui si toglie il bastone.

INDUSTRIA
L'industrialismo ha sviluppato il brutto in proporzioni gigantesche. Quanta brava gente che un secolo fa sarebbe vissuta senza Belle Arti e che adesso ha bisogno di statuette, di musichetta, di piccola letteratura! si rifletta solamente su quella spaventosa propagazione di  disegnacci che non ti ha fatto la litografia!

IO, GUSTAVE
Vi sono in me, letteralmente parlando, due uomini distinti: uno in preda a ululati lirici, a grandi voli d'aquila, a tutte le sonorità della frase e delle vette dell'idea; un altro che fruga e sviscera il vero più che può, che ama mettere in rilievo il piccolo fatto con altrettanta potenza del grande, che vorrebbe farvi quasi sentire materialmente le cose che riproduce. Quest'ultimo ama ridere e si diletta della bestialità degli uomini.

Io sono un uomo-penna. Io sento grazie ad essa, a causa di essa, in rapporto ad essa e molto di più con essa.
Non sono altro che una lucertola letteraria che si riscalda tutto il giorno al sole del bello.
Io sono semplicemente un borghese che vive ritirato in campagna occupandosi di letteratura e senza niente chiedere agli altri, né considerazione, né onore o stima.

Io sono un barbaro, ne ho l'apatia muscolare, i languori nervosi, gli occhi verdi e l'alta statura; ma anche lo slancio, la testardaggine, l'irascibilità. Normanni come noi lo siamo, abbiamo qualche po' di sidro nelle vene; una bevanda agra e fermentata che qualche volta fa saltare il tappo.

Se io sono, sotto il profilo sessuale, un uomo così saggio, è perché sono passato molto presto per stravizi superiori alla mia età, e intenzionalmente, allo scopo di sapere. Vi sono poche donne, che almeno mentalmente non abbia spogliato fino ai talloni. Io ho lavorato la carne da artista e la conosco. Mi sono posto il compito di fare dei libri e di mettere in fregola i più freddi. Quanto all'amore, è stato il soggetto di riflessione della mia vita. Qui non si è trattato di darsi all'arte pura. Quante volte ho sentito nei miei migliori momenti il freddo dello scalpello che mi entrava nella carne. Bovary [...] sarà sotto questo profilo la summa della mia scienza psicologica e non avrà un valore originale se non sotto questo riguardo. Ne avrà? Dio lo voglia!

No, io non credo a nulla. Dubito di tutto, cosa importa? Sono più che rassegnato a lavorare tutta la mia vita come un negro senza la speranza di una ricompensa qualsiasi. È un'ulcera che mi gratto, ecco tutto.

Ma in letteratura ci si ricorderà di me per molto tempo.

Io non voglio essere membro di una rivista, d'una società, di un circolo, o di una accademia, come non voglio essere consigliere municipale o ufficiale della guardia nazionale.

Io non voglio far parte di niente; non voglio essere membro di un'accademia, di una corporazione, di un'associazione qualsiasi. Odio l'intruppamento,  regole e gradi. Beduino se vi piacerà, ma cittadino mai.

Sono d'argilla nel ricevere le impressioni e di bronzo nel conservarle; in me nulla si cancella; tutto si accumula.

Io, al contrario, ho uno spirito tenero e un cuore duro. Come il frutto del cocco che  contiene del latte racchiuso fra  croste di legno, occorre l'accetta per aprirlo, e cosa si trova spesso?, una specie di crema sbattuta.

Io non provo, come voi, questo sentimento di una vita che comincia, la stupefazione di un'esistenza che fresca si schiude. Mi sembra al contrario, che io sia sempre esistito e possieda dei ricordi che risalgono ai Faraoni. Mi vedo molto nettamente in differenti epoche  storiche, esercitare mestieri diversi e con fortune disparate. La mia individualità attuale è il risultato di individualità sparite. Sono stato battelliere sul Nilo, lenone a Roma al tempo delle guerre puniche, poi retore greco alla Suburra, dove sono stato rosicchiato dalle cimici. Sono morto durante la crociata, per aver mangiato troppa uva sulle spiagge di Siria. Sono stato pirata e monaco, saltimbanco e cocchiere. Forse imperatore d'Oriente, anche.

Ho trentacinque anni, sono alto cinque piedi e otto pollici, ho delle spalle da facchino e l'irascibilità nervosa di una piccola amante. Celibe e solitario.

A vedere il mio aspetto si direbbe che io sia fatto per l'epica, per i drammi, per i fatti bruti, e invece mi piacciono i soggetti d'analisi, d'anatomia, se posso dir così. In fondo sono un uomo di nebbie

Sono come un dromedario che non si può far camminare quando riposa e non si può fermare quando cammina; ma il mio cuore è come il loro dorso gibboso: sopporta dei pesanti carichi agevolmente e non si piega mai.

Ognuno di noi ha nel cuore una camera reale; io l'ho murata, ma non distrutta.

Solo la mia volontà segue una linea dritta, ma tutto il resto di me si perde in arabeschi infiniti.

Io sono l'oscuro e paziente pescatore di perle che si tuffa nei fondali e che risale, le mani vuote e  la faccia blu. Un richiamo fatale mi attira negli abissi del pensiero, in fondo ai gorghi  interiori, che non si estinguono mai per i forti. Passerò la mia vita a guardare l'oceano dell'arte dove gli altri navigano o combattono, e mi divertirò talvolta a cercare in fondo all'acqua conchiglie verdi o gialle, che nessuno vedrà. Ed io le conserverò per me solo e me ne tappezzerò il capanno.

Sono lento a prendere le decisioni, ad abbandonare delle abitudini.  Ma quando le pietre alla fine mi cadono dal cuore, esse restano per sempre ai miei piedi, e nessuna forza umana in seguito, nessuna palanca può smuoverne le rovine. Sono come il tempio di Salomone, non mi si può più ricostruire.

Sono come le tigri che  hanno nella punta del glande dei peli induriti coi quali straziano la femmina. L'estremità dei miei sentimenti ha una punta aguzza che ferisce gli altri, e talora anche me.

LEGGERE, LETTURA
Leggete e non sognate. Immergetevi in lunghi studi. Non c'è niente di meglio che l'abitudine ad un lavoro ostinato. Se ne sprigiona un oppio che intorpidisce l'anima.

Bisogna leggere i cattivi [scrittori] e i sublimi, non i mediocri.

Sai cosa devi fare vecchia mia? Prendere l'abitudine religiosa, tutti i giorni, di leggere un classico per almeno una buona ora.

Non si dovrebbe leggere nulla di ciò che si pubblica [oggi], a che scopo?

Leggete Montaigne. Vi calmerà [...] Ma non leggete come leggono i ragazzi, per divertirvi, né come leggono gli ambiziosi, per istruirvi. No, leggete per vivere. Create alla vostra anima un'atmosfera intellettuale che sarà composta dall'emanazione di tutti i grandi spiriti. Studiate a fondo Shakespeare e Goethe. Leggete le traduzioni degli autori greci e romani, Omero, Petronio, Plauto, Apuleio etc. E quando qualcosa vi annoierà accanitevi su di voi, la capirete quanto prima. Sarà una soddisfazione per voi. Si tratta di lavorare, mi avete capito?

Rileggete tutti i classici, non come a scuola, ma per voi e valutateli nella vostra coscienza come valutereste i moderni, in estensione e con scrupolo.

LETTERATI
V'è più spirito borghese tra i letterati che fra i droghieri. Cosa ti fanno in effetti se non sforzarsi di fregare in tutte le combinazioni possibili la clientela, credendosi onesti tuttavia! (cioè artisti), che è il colmo del borghese. Per piacergli, alla clientela, Béranger ha cantato i suoi amori facili, Lamartine l'emicrania sentimentale di sua moglie, e lo stesso Hugo nelle sue pièces ha mollato al suo indirizzo delle tirate sull'umanità, il progresso, l'avanzata dell'idea e altre frottole alle quali  lui non crede per nulla. Altri, comprimendo le ambizioni, come Eugène Sue, hanno scritto per il Jockey Club dei romanzi del gran mondo o altrimenti per il faubourg Saint-Antoine dei romanzi canaglieschi come  I Misteri di Parigi.
Il giovane Dumas, d'altro canto, va ad arruffianarsi per sempre tutto il puttanume con la sua Dama delle camelie. Io sfido qualsiasi drammaturgo ad avere il coraggio di mettere in scena, sui teatri dei boulevards, un operaio ladro. No, via, occorre che l'operaio sia un onestuomo, mentre il signore è sempre un furfante. Come pure ai Français la ragazza è pura perché le mamme vi portano le loro signorine. Credo perciò che quest'assioma sia vero, che si ama la menzogna; menzogna durante il giorno e sogno durante la notte, ecco l'uomo.

I letterati sono delle puttane che finiscono col non godere più. Trattano l'arte come quella gli uomini, gli sorridono quando possono ma non li amano più. e tutto s'affloscia insieme, anima e stile, petto e cuore.

Il letterato è un animale malinconico. E poi manca sempre qualcosa a questa povera gente! Sempre qualche tempesta li scuote!

LETTERATURA
La letteratura come la società ha bisogno di una striglia per far cadere la scabbia che la divora.

La letteratura prenderà sempre più i procedimenti delle scienze. Sarà soprattutto espositiva., che non vuol dire didattica. Bisogna fare dei quadri, mostrare la natura com'è, ma dei quadri completi, dipingere il sotto e il sopra.

Sì, la letteratura mi scoccia in sommo grado. Ma non è colpa mia; essa è diventata per me una sifilide costituzionale; non c'è verso di sbarazzarsene. Sono abbrutito d'arte e d'estetica e mi sembra impossibile di vivere un giorno senza grattare questa inguaribile piaga che mi rode.

Pochi uomini credo che hanno sofferto quanto me per la letteratura.

LIBRO
È sempre per ciò che manca che un libro è debole.

Ciò che fa le figure dell'antichità così belle è che esse erano originali. Tutto sta lì, cavare da sé. Adesso per quali studi bisogna passare per sbarazzarsi dei libri! e quanti bisogna leggerne! Bisogna berne degli oceani e ripisciarli.

Uno scrittore come un prete deve sempre avere sul proprio comodino qualche libro sacro.

La biblioteca di uno scrittore deve comporsi di cinque sei libri, fonti da leggere ogni giorno.

Ogni voce trova la sua eco. Penso spesso con tenerezza agli esseri sconosciuti, a quelli che nasceranno, stranieri etc. che si commuovono o si commuoveranno delle mie stesse cose. Un libro vi crea una famiglia eterna nell'umanità. Tutti quelli che vivranno dei vostri stessi pensieri sono come dei figli seduti alla vostra tavola. Allo stesso modo quale riconoscenza ho io per quei poveri e bravi vecchi [vedi MAESTRI] e di cui mi ingozzo, che sembra di averli sempre conosciuti e ai quali si pensa come a degli amici morti!

I libri non sono come i bambini, ma come le piramidi, con un disegno premeditato e con un gran depositare di grossi blocchi l'uno sull'altro, a forza di reni, di tempo e di sudore, e tutto ciò non serve a niente! e tutto ciò resta nel deserto! Gli sciacalli ci pisciano ai piedi e i borghesi ci salgono su...

Occorre che i punti deboli di un libro siano scritti meglio degli altri.

Quando un libro è conosciuto a sei leghe da Parigi ha già fatto il giro del mondo.

LUCREZIO
Bisogna parlare con rispetto di Lucrezio [...] La malinconia antica mi sembra più profonda di quella dei moderni, che sottintendono tutti, chi più chi meno, l'immortalità al di là del buco nero. Ma per gli antichi questo buco nero era l'infinito stesso: i loro sogni si disegnavano e trascorrevano su un fondo d'ebano immutabile. Niente urla, niente convulsioni, nient'altro che la fissità di un viso pensoso.

Ma ciò che rende Lucrezio intollerabile è la sua fisica, che egli dà per certa. È perché non ha abbastanza dubitato che è debole; ha voluto spiegare, concludere. (vedi CONCLUDERE) Se avesse preso da Epicuro lo spirito senza il sistema, tutte le parti della sua opera sarebbero state immortali e radicali. Tuttavia i nostri poeti moderni sono esili pensatori a cospetto di un tal uomo.

MAESTRI
Si sta attaccati al culo dei maestri come nel passato. A ripetere sempre le stesse anticaglie umanistiche ed estetiche.

Quando ci si compara a quelli che ci circondano ci si ammira; ma quando si levano gli occhi verso l'alto, verso i maestri, verso l'assoluto, verso il sogno, come ci si disprezza!

Ciò che contrassegna i grandi geni è la generalizzazione e la creazione. Essi riassumono in un tipo delle personalità sparse e apportano alla Coscienza del genere umano dei personaggi nuovi. Forse non c'è da credere all'esistenza di Don Chisciotte come a quella di Cesare? Shakespeare è qualcosa di formidabile sotto questo profilo. Non era un uomo ma un continente. C'erano dei grandi uomini in lui, delle folle intere, dei paesaggi. (v. Shakespeare)

Bisogna sapere i maestri a memoria, idolatrarli, sforzarsi di pensare come loro e poi staccarsene per sempre.

MASSE
L'istruzione del popolo e la moralità delle classi povere sono, credo, cose dell'avvenire. Ma quanto all'intelligenza delle masse ecco ciò che nego, qualsiasi cosa possa avvenire, perché esse saranno sempre masse.

Ciò che conta nella storia è un piccolo drappello d'uomini (tre o quattrocento per secolo forse) e che dopo Platone fino ai giorni nostri non è cambiato; sono costoro che hanno fatto tutto e che sono la coscienza del mondo. Quanto alle parti basse del corpo sociale, non li eleverete mai. Quando il popolo non crederà più all'Immacolata Concezione, crederà ai tavoli girevoli. Bisogna consolarsi di ciò e vivere in una torre d'avorio. Non è bello lo so, ma con questo metodo non si è né fessi né imbonitori.

La massa, il numero, sempre idiota. Non ho tante convinzioni, ma questa è certa. Tuttavia bisogna rispettare la massa, benché inetta, perché essa contiene i germi di una fecondità incalcolabile. Dategli la libertà ma non il potere.

METAFORA
Occorre che le metafore siano rigorose e giuste da un capo all'altro.

Ah quando si sa ben svolgere una metafora si può ben comandare degli imbecilli.

NATURA
È una cosa strana come lo spettacolo della natura, lungi dall'elevare l'animo verso il Creatore, stuzzichi il mio stomaco. L'Oceano mi fa sognare le ostriche, e l'ultima volta che ho valicato le Alpi un certo cosciotto di camoscio che avevo mangiato quattro anni prima, al Sempione, mi dava le allucinazioni. È ignobile ma è così.

Io non sono uomo della Natura e non comprendo niente dei paesi che non hanno storia. Darei tutti i ghiacciai per i musei del Vaticano.

Io non sono l'uomo della Natura: "le sue meraviglie" mi commuovono meno di quelle dell'Arte. Essa mi schiaccia senza suggerirmi alcun "grande pensiero".

Il cielo non è certo più bello qui che in Champagne; si direbbe che il suo colore è quello di un vaso da notte mal risciacquato: ha delle scaglie di vecchia porcellana con un vago tono di giallo in mezzo che ricorda l'urina e che sta per il sole. La natura è stupida come gli uomini, decisamente.

La Senna sotto le finestre è verdastra e muggisce sotto un cielo nero con striature di zaffiro, e gli alberi che si torcono sotto il vento, perdendo le foglie, sembrano persone che si strappano i capelli. Si direbbe che la natura abbia un grosso dispiacere. Ma nei bei giorni d'estate non la trovate, talvolta,  insultante?

OBLIO
Non ti rivoltare contro l'idea di oblio. Invocala invece! La gente come noi deve avere piuttosto la religione della Disperazione. Occorre essere all'altezza del Destino, ossia impassibile come lui. A forza di dire: "È così, è cosi, è così", e di contemplare il buco nero, ci si calma.

OPERE
Le opere d'arte che mi piacciono di più sono quelle dove l'arte eccede. Mi piace  nella pittura la Pittura; nel verso il Verso.

OPINIONE
Quale forma occorre prendere talvolta nell'esprimere la propria opinione sulle cose di questo mondo senza rischiare, più tardi di passare per un imbecille? È un bel problema. Mi sembra che la cosa migliore è di ritrarle così come sono, queste cose che ci esasperano. Scarnificare è una forma di vendetta.

PARADISO
La concezione del paradiso è in fondo più infernale di quella dell'inferno. L'ipotesi di una felicità perfetta è più disperante di quella di un tormento senza posa, perché siamo destinati a non raggiungerla mai.

PARIGI
Tutto quello che conosco della capitale non mi fa venire la voglia di viverci. Parigi mi annoia.

Sarebbe lì il soffio di vita, dici, parlandomi di Parigi. Io trovo che odora spesso del puzzo dei denti guasti questo tuo soffio di vita. Sprigiona per me questo Parnaso dove tu mi inviti più miasmi che vertigini! Gli allori  che vi si strappano sono un po' coperti di merda, diciamocelo.

La pubblicazione, i letterati, Parigi, tutto ciò mi dà la nausea quando ci penso. Potrà ben succedere che non faccia gemere alcun torchio. Perché mai farsi tanto male? Non sta lì lo scopo d'altronde. Comunque sia, se mai un giorno metterò piede in questo fango, lo farò come quand'ero per le vie del Cairo, con degli stivali in cuoio di Russia che mi salivano fino al ventre.

Mi scrivi che non c'è posto a Parigi per un brav'uomo; non si trova il proprio posto, ce lo si fa, e a colpi di bastone anche.

Con l'andare a Parigi, col voler pubblicare, mi sono comportato come uno sciocco facendo come gli altri. Ho vissuto in una serenità d'arte perfetta fin quando ho scritto per me solo. Adesso sono pieno di dubbi e di fastidi, e provo una cosa nuova: scrivere mi scoccia! Sento contro la letteratura l'odio dell'impotenza.

In questa cara Parigi è permesso crepare di fame, ma i guanti sono d'obbligo.

Conosco a fondo questa Parigi che voi sognate; non ci vale una buona lettura vicino al caminetto...leggere Amleto o Faust ... in un giorno d'entusiasmo.

PASSIONI
Mettiamo volentieri la museruola alle grandi passioni come a degli alani, ma poi lasciamo libere tutte le piccole come dei botoli. Così dalla mattina alla sera questi stanno a morderci alle gambe.

L'Orgoglio è una bestia feroce che vive nelle caverne e nei deserti. La Vanità invece è come un pappagallo, salta di ramo in ramo e chiacchiera in piena luce.

POESIA
La poesia come il sole, mette dell'oro sul letame. Tanto peggio per coloro che non lo vedono.

POLITICA
I cittadini che si accapigliano per o contro l'Impero o la Repubblica mi sembrano tanto utili quanto quelli che discettavano sulla grazia efficace o la grazia efficiente. La politica è morta come la teologia. Ha  avuto 300 anni di vita, è fin troppo.

L'esperienza prova [...] che nessuna forma [politica] contiene il bene in sé; orleanismo, impero non vogliono dire più nulla, perché le idee le più contraddittorie possono entrare in ciascuno di questi compartimenti. Tutte le bandiere sono talmente sporche di sangue e di merda che è tempo di non averne più del tutto. Abbasso le parole, non più simboli né feticci.

PRINCÌPI
Periscano gli Stati Uniti piuttosto che un solo principio. Che io crepi come un cane piuttosto che affrettare di un secondo una mia frase che non è matura.

Ciò che vi manca sono i princìpi. Si ha un bel dire, ma occorrono. Resta da stabilire quali. Per un artista non ce n'è che uno: tutto sacrificare all'arte. La vita deve essere considerata da lui stesso come un mezzo, nulla di più, e la prima persona che deve lasciar   fottere è se stesso.

PROGRESSO
Fatalista come un turco, io credo che il tutto o il niente che possiamo fare per il progresso dell'umanità, è assolutamente la stessa cosa. Quanto a questo progresso ho l'intelletto ottuso per le idee più chiare.

PROSA
La buona prosa deve essere precisa  e sonora come il verso.

Una buona frase di prosa deve essere come un buon verso, immodificabile, altrettanto ritmata, altrettanto sonora. È del resto la mia ambizione. Se c'è una cosa di cui sono sicuro è che nessuno ha mai avuto in testa un tipo di prosa più perfetta della mia; ma quanto all'esecuzione, che fiacchezza che fiacchezza mio Dio!


PROSTITUZIONE
Voi [donne] non comprendete nulla della Prostituzione, delle sue amare poesie, né dell'immenso sperdimento che ne viene. Quando voi andate a letto con un uomo, vi resta qualcosa nel cuore, ma a noi nulla. Passa, e un uomo di quarant'anni, marcio di sifilide, può arrivare alla sua amante più vergine che una giovane donna al suo primo amante. Ti sei mai accorta delle giovanilità sentimentali dei vecchi? Essere geloso delle prostitute è come esserlo di un mobile.

PUBBLICARE
Quando un'opera è finita bisogna pensare a farne un'altra. Quanto a quella che sto per finire [Salammbô] mi diviene assolutamente indifferente e se la pubblico è per stupidità e in virtù di un luogo comune secondo il quale bisogna pubblicare, cosa di cui non sento il bisogno. Su questo argomento non dico però tutto ciò che penso per timore di passare per uno che posa.

La mia ripugnanza alla pubblicazione non è in fondo che l'istinto a nascondersi il culo, che pure vi ha fatto tanto godere.

RAFFREDDORE
E' atroce un raffreddore! Demoralizza. L'umidità del naso sembra inzupparci i pensieri in non so a quale muco melanconico.

REALISMO
Non credete forse che questa ignobile realtà di cui vi disgusta la riproduzione, non mi faccia lo stesso effetto? Se voi mi conosceste di più, sapreste che esecro la vita ordinaria. Me ne sono tenuto alla larga fin quando ho potuto. Ma esteticamente ho voluto, questa volta, [Madame Bovary] e solo questa volta praticarla a fondo. Così ho preso la cosa in maniera eroica, cioè a dire minuziosa, accettando tutto, dicendo tutto, ritraendo tutto.

Mi si crede in preda al reale, mentre io lo esecro; perché è in odio al realismo che ho intrapreso questo romanzo[Madame Bovary]. Ma non detesto meno il falso realismo da cui siamo presi in giro ai giorni nostri.

Quanto a lasciar trasparire la mia opinione sulle persone che metto in scena, no ,no, mille volte no! Non me ne riconosco il diritto. Se il lettore non trae da un libro la morale che v'è custodita, è perché il lettore è un imbecille o perché il libro è falso dal punto di vista dell'esattezza. Perché dal momento che una cosa è vera essa è buona. I libri osceni diventano anche immorali quando mancano di una verità [...] E notate che io esecro quello che si è convenuto di chiamare realismo benché ne passi per uno dei pontefici.

Per quanto il mio soggetto [L'Educazione Sentimentale] sia puramente d'analisi, sfioro qualche volta gli avvenimenti dell'epoca. I miei primi piani sono inventati e lo sfondo reale.

Avete mai creduto all'esistenza delle cose? Non è forse tutto un'illusione? Non c'è di vero che i "rapporti", ossia il modo col quale percepiamo gli oggetti.

REGOLA (vedi Académie)
La mediocrità predilige la regola, io la detesto. Io sento contro di essa e contro ogni restrizione, corporazione, casta, gerarchia, grado, intruppamento, un'esecrazione che mi invade l'anima; ed è forse per questo che comprendo i martiri.

RELIGIONE
Tutti, Saint-Simon, Leroux, Fourier, Proudhon, sono immersi nel medioevo fino al collo; tutti (cosa che non è stata rimarcata)credono alla rivelazione biblica. Ma perché voler spiegare delle cose incomprensibili? Spiegare il male con il peccato originale non è spiegarlo per nulla. La ricerca della causa è antifilosofica, antiscientifica, e le religioni in questo mi piacciono meno delle filosofie, perché affermano di conoscerla, È questo bisogno qui che è rispettabile e non i dogmi effimeri.

E tuttavia ciò che mi attira più di tutto è la religione. Voglio dire le religioni, non una più dell'altra. I dogmi in particolare mi ripugnano, ma considero il sentimento che li ha inventati come il più naturale e il più poetico dell'umanità. Non amo i filosofi che non hanno visto in questo che ciarlataneria e stoltezza. Io vi vedo invece necessità e istinto; rispetto i negri che baciano il loro feticcio come i cattolici ai piedi del Sacro Cuore.

RIMPIANTO
Non bisogna rimpiangere nulla; perché, forse bisogna riconoscere che al mondo c'è qualcosa di buono?

RIPETIZIONE
Non so più come raccapezzarmi per evitare le ripetizioni. La frase la più semplice come "chiuse la porta", "egli uscì" etc, esige delle astuzie artistiche incredibili! Si tratta di variare la salsa continuamente e con gli stessi ingredienti.

RISO
Il riso  è la comprensione e il disprezzo mischiati. Insomma, la maniera più alta di vedere la vita.

ROMANZO, ROMANZIERI
Il romanzo è appena nato, attende il suo Omero.

Penso senza tregua al mio romanzo [L'Educazione Sentimentale]. Sabato mi sono anche ritrovato in una delle situazioni del mio eroe. Raccordo a quest'opera (secondo la mia abitudine) tutto ciò che ve e che sento.
Orbene il romanzo[...]deve procedere per generalizzazioni ed essere più logico della casualità delle cose.

Non è difficile parlare di sé ma degli altri! Ebbene, io credo che fino ad ora s'è parlato poco degli altri. Il romanzo non è stato che l'esposizione della personalità dell'autore, direi di più, tutta la letteratura in generale, salvo due o tre. Bisogna pertanto che le scienze morali prendano un'altra strada e che procedano come le scienze fisiche, imparzialmente. Il poeta è quindi tenuto ad aver simpatia per tutto e per tutti, al fine di comprenderli e descriverli. (vedi Impersonalità)

Un buon soggetto di romanzo è quello che viene tutto d'un blocco, d'un sol getto. Una idea-madre dalle quali tutte le altre scaturiscono.

Un romanziere, secondo me, non ha il diritto di dire il proprio parere sulle cose di questo mondo. Deve, nella sua creazione, imitare Dio nella propria, cioè fare e tacere. (vedi IMPERSONALITÀ)

ROUSSEAU
Leggo adesso l'Emilio del nominato Rousseau. Che libro barocco in quanto a idee, ma è "scritto", bisogna convenire, e questo non è facile.

Sento un gran bisogno d'invettive! Me ne sento colmo. Doppio effetto della solitudine e dell'eccitazione! Sembro Rousseau! Finirò col credere ad una congiura di d'Holbach, vedrai.

Nonostante io sia nel drappello dei suoi figlioletti, quest'uomo non mi piace tanto. Credo che abbia avuto un'influenza funesta. E' l'inventore della democrazia invidiosa e tirannica. Le nebbie della sua malinconia hanno oscurato nelle menti francesi l'idea del diritto. Penso che se noi siamo messi male moralmente e politicamente è perché invece di seguire la grande strada di Voltaire, cioè quella della Giustizia e del Diritto, abbiamo preso i sentieri di Rousseau, che, col sentimento ci ha condotti al cattolicismo. Se ci si fosse preoccupati di più dell'Equità anziché della Fraternità sarebbe stato meglio.

Rileggo l' Emilio di Rousseau. Contiene molte sciocchezze. Ma era davvero forte per il suo tempo, e originale.

SALAMMBÔ
Quando si leggerà Salammbô spero che non si penserà all'autore. Poche persone indovineranno quanto si è dovuto essere tristi per intraprendere la resuscitazione di Cartagine. È in quella Tebaide che il disgusto della vita moderna mi ha spinto.

Mi sembra che Salammbô sia noioso da crepare. V'è un abuso di evidente cartapesta antica; sempre battaglie, sempre gente furiosa...

SCRIVERE, SCRITTORE
Bisogna scrivere più freddamente. Diffidiamo di questa specie di riscaldamento che si chiama ispirazione e dove spesso c'entra più una emozione nervosa che una forza muscolare.

È bello essere un grande scrittore, tenere gli uomini a friggere nella padella della propria frase e farli saltare come marroni. Bisogna avere un grande orgoglio nel sentire che si pesa sull'umanità con tutto il peso della propria idea. Ma occorre avere però qualcosa da dire.

A meno di essere un cretino si muore sempre nell'incertezza del proprio valore e della propria opera.

Riprendo dunque la mia vita così piatta e tranquilla, dove le frasi sono delle avventure e dove non raccolgo altri fiori che delle metafore. Scriverò come per il passato per il solo piacere di scrivere, per me solo, senza alcuna aspettativa di denaro o di successo. Apollo senza dubbio ne terrà conto e giungerò forse un giorno a produrre una bella cosa! perché tutto cede, è vero, alla continuità di un sentimento energico. Ogni sogno trova infine la sua forma; ci sono delle onde per tutte le seti, amore per tutti i cuori. E poi, niente fa meglio passare la vita della passione incessante di un'idea, o di un ideale come dicono le grisettes... Follie per follie prendiamo le più nobili.

Io conduco una vita aspra, priva  di ogni gioia esteriore e dove non ho nulla che mi sostenga se non una specie di rabbia permanente, che geme talvolta d'impotenza, ma che è costante. Io amo il mio lavoro di un amore frenetico e perverso, come l'asceta il cilicio che gli gratta il ventre.

Attendo da un minuto all'altro la carta bollata [allusione al processo per la Bovary]che mi indicherà il giorno in cui dovrò sedermi (per il crimine di aver scritto in francese) sul banco dei ladruncoli e dei pederasti.

È più facile diventare miliardario e abitare in palazzi veneziani pieni di capolavori che scrivere una buona pagina ed esser contenti di sé.

Bisogna sempre scrivere, quando se ne ha voglia. I nostri contemporanei (al pari di noi) sanno che cosa resterà delle nostre opere. Voltaire non dubitava che la sua più immortale opera fosse il Candido. Non ci sono mai stati grandi uomini da vivi. È la posterità che li fa. Lavoriamo dunque se sentiamo che la vocazione ci chiama; quanto al successo materiale, grande o piccolo che sia che ne dovesse scaturire, è impossibile presagirlo. I più furbi (quelli che pretendono di conoscere il pubblico) ogni giorno si sbagliano.

Non si può più scrivere quando non ci si stima più.

Credo che la tornitura della frase non è niente, ma che scrivere bene è tutto, perché "scrivere bene è insieme sentire bene, pensare bene, dire bene" (Buffon) L'ultimo termine è dunque dipendente dagli altri due, perché bisogna sentire fortemente alla scopo di pensare e pensare per esprimere.

Scrivo le cose come le sento cioè come credo che esse esistano.

Bisognerebbe conoscere tutto per scrivere. Quanto a noi scribacchini abbiamo un'ignoranza mostruosa [...] Ci manca il midollo generalmente. I libri dai quali sono scaturite delle letterature intere, come Omero, Rabelais, sono delle enciclopedie della loro epoca. Sapevano tutto quei brav'uomini lì; e noi, noi non sappiamo niente. C'è nella poetica di Ronsard un curioso precetto: raccomanda al poeta d'istruirsi nelle arti e nei mestieri, fabbri, orefici, magnani, etc per attingervi delle metafore [...]

Occorre che le frasi si agitino in un libro come le foglie in una foresta, tutte dissimili nella loro somiglianza.

Per molti un calamaio non contiene che qualche goccia di liquido nero. Ma per altri è un oceano, e io vi ci annego. Ho la vertigine della carta bianca, e il mucchio dei pennini sulla mia tavola mi sembra a volte un cespuglio di formidabili spine.

Io penso che lo scrittore non deve lasciare di sé che le sue opere. La sua vita ha poca importanza.

Bisogna sempre innalzare i propri personaggi all'altezza di un tipo, ritrarre ciò che non passa,. sforzarsi di scrivere per l'eternità.

Quando si scrive bene, si ha contro due nemici. 1 Il pubblico, perché lo stile  lo costringe a pensare, l'obbliga ad un lavoro. 2. Il governo, perché avverte in noi una forza, e il potere non ama un altro potere.

SENSO COMUNE
Un uomo che non ha il senso comune non deve vivere secondo le regole del senso comune.

SENTIMENTI
Si preferisce ispirare i buoni sentimenti piuttosto che i cattivi.

SHAKESPEARE
Non leggo niente fuorché Shakespeare che ho ripreso da cima a fondo. Mi ritempra e mi reimmette dell'aria nei polmoni come se si fosse in alta montagna. Tutto sembra mediocre vicino a quest'uomo prodigioso.

Sono schiacciato da due giorni da una scena di Shakespeare (la 1ª dell'atto III° di Re Lear) Questo brav'uomo mi rende folle. Più che mai gli altri mi sembrano dei bambini a suo confronto. In questa scena, tutti, all'estremo della miseria e in un parossismo completo dell'essere, perdono la testa e sragionano. Ci sono tre follie differenti che urlano insieme, mentre il buffone fa scherzetti, la pioggia cade e il fulmine lampeggia. Un giovane signore che si è visto all'inizio, dice questo: "Ah ho conosciuto le donne etc sono stato rovinato da esse. Diffidate del rumore leggero della loro veste e dello scricchiolio delle loro scarpine di raso, etc "Ah! Poesia francese, quale acqua fresca sei al confronto! Quando penso che siamo ancora ai busti! a Racine! a Corneille! e ad altri noiosi da crepare! Tutto ciò mi fa ruggire! Vorrei (ancora una citazione del Vecchio) "pestarli in un mortaio per dipingere poi con questi residui le muraglie delle latrine". Si, m'ha sconvolto. Non faccio che pensare a questa scena nella foresta, dove si odono i lupi urlare e dove il vecchio Lear piange sotto la pioggia e si strappa la barba al vento. È quando si contemplano queste altitudini che ci si sente piccoli: "nati per la mediocrità, siamo schiacciati dagli spiriti sublimi".

Ho riletto questa settimana il 1° atto del Re Lear. Più ci penso più sono affranto da questo brav'uomo...L'insieme delle sue opere mi fa un effetto di stupefazione e d'esaltazione come l'idea del sistema siderale. Non vi scorgo che un'immensità dove il mio sguardo si perde abbacinato.

Studio sempre l'inglese: bisogna leggere Macbeth. È qui che le immagini divorano il pensiero! Quel monsieur! Quale trionfo di metafore! Non c'è un rigo e credo una parola che non ne contenga almeno due o tre. Se continuo ancora per un po', arriverò finalmente a comprendere il suddetto Shakespeare.

SOCRATE
La  vigilia della propria morte Socrate implorava non so più quale musicista di insegnargli una certa aria sulla lyra. "A che scopo, disse l'altro, se stai per morire?"  "Per saperla prima di morire" rispose Socrate. Ecco una delle cose fra le più alte in morale che io conosca, e mi sarebbe piaciuto di più averla detta che prendere Sebastopoli.

SOGGETTI LETTERARI
I soggetti non si scelgono, si impongono.

Non sono i soggetti a mancare, ma gli uomini.

SPINOZA
Si, bisogna leggere Spinoza. Chi lo accusa di ateismo è un asino.

STILE
Quello che mi sembra bello, quello che vorrei fare è un libro su nulla, un libro senza attacchi esterni che si terrebbe da sé per la forza interna dello stile, come la terra che senza essere sorretta si tiene nell'aria. Un libro che non avrebbe quasi un soggetto o meglio in cui il soggetto sarebbe quasi invisibile, se è possibile. Le opere più belle sono quelle dove c'è meno materia; più l'espressione si avvicina al pensiero, più la parola vi penetra e sparisce, più il libro è bello. Io credo che l'avvenire dell'Arte vada in questa direzione. Vedo, man mano che essa cresce, che si spiritualizza più che può, dai piloni egiziani fino alle guglie gotiche, dai poemi di ventimila versi degli Indiani fino agli schizzi di Byron. La forma, acquistando abilità, s'attenua; abbandona ogni liturgia, ogni regola, ogni misura, lascia l'epica per il romanzo, il verso per la prosa, non riconosce l'ortodossia ed è libera come ogni volontà che la produce. Questo affrancamento dalla materialità si ritrova in tutto e i governi vi si sono conformati, dal dispotismo orientale fino ai socialismi futuri.
È per questo che non ci sono né buoni né cattivi soggetti e che si potrebbe quasi stabilire come un assioma, ponendosi dal punto di vista dell'Arte pura, che non ce n'è alcuno, essendo lo stile da solo una maniera assoluta di vedere le cose.

Ne concepisco tuttavia uno, io, di stile: uno stile che sarà bello, che qualcuno realizzerà un giorno, fra dieci anni o fra dieci secoli, e che sarà ritmato come il verso, preciso come il linguaggio delle scienze, e con delle ondulazioni, delle vibrazioni da violoncello, delle spume di fuoco, uno stile che entrerà nell'idea come un colpo di stiletto, e dove il pensiero vogherà su delle superfici lisce, come quando si fila su una barchetta con un buon vento di dietro.

Non bisogna tornare all'antichità: che noi siamo dei selvaggi tatuati dopo Sofocle, può darsi. Ma vi sono altre cose nell'Arte che lo sviluppo rettilineo delle linee e la levigatezza delle superfici. La plasticità dello stile non è sufficiente a coprire l'idea per intero, lo so bene. Ma di chi la colpa? Della lingua. Abbiamo troppe cose e non abbastanza forme.

Non credere proprio che io non sia sensibile per nulla alle sciagure delle classi povere etc, ma non ci sono in letteratura delle buone intenzioni. Lo stile è tutto.

Io sono come l'Egitto: mi necessità, per vivere, la regolare inondazione dello stile. Quando questa mi manca io mi ritrovo annichilito come se tutte le sorgenti fecondatrici fossero rientrate in terra, non so dove, e io sento passare sopra di me infinite aridità che soffiano sul mio viso la disperazione.

Lo stile è sia sotto le parole che dentro le parole. È sia l'anima che la carne di un'opera.

Sarebbe del resto uno studio da fare quello degli stili professionali qualcosa che sarebbe nella letteratura analogo allo studio delle fisionomie nella storia naturale.

STILE (teatrale)
Lo stile teatrale comincia a scocciarmi. Queste piccole frasi corte, questo scoppiettio continuo mi irrita allo stesso modo dell'acqua di seltz, che all'inizio fa piacere ma che non ci vuol molto a sembrarvi dell'acqua putrida.

STORIA
Quando sarà mai che si scriverà la storia come si deve scrivere il romanzo, senza amore o odio alcuno per i personaggi. Quando si scriveranno i fatti dal punto di vista di una farsa superiore, cioè come il buon Dio li vede, dall'alto?

STUPIDITÀ
Dove sta il limite tra l'ispirazione e la follia, e tra la stupidità e l'estasi?

Non soffriamo che di una cosa: l'idiozia. Ma questa è formidabile ed universale.

L'immensa stupidità moderna  mi dà rabbia. Divento come Marat, un asociale. Attaccatemi!, mordo!

Sono, per conto mio, spossato dall'idiozia universale! Mi fa l'effetto di un diluvio e provo il terrore che avranno subito i contemporanei di Noè, quando vedevano le inondazioni invadere una dopo l'altra tutte le vette. Le persone sennate dovranno costruire qualche cosa d'analogo all'Arca, chiudercisi dentro e vivere insieme.

Quando vedo la mia solitudine e le mie angosce io mi domando se sono un idiota o un santo. Questa volontà rabbiosa che mi onora è forse un segno di stupidità.

Siete stupito del fanatismo e dell'imbecillità che vi circondano. Che se ne resti feriti, lo comprendo, ma sorpresi no! C'è un fondo di stupidità nell'umanità che è altrettanto eterno dell'umanità stessa.

Non è che la stupidità sia da una parte e l'intelligenza dall'altra. È come il vizio e la virtù; bravo chi li distingue. Avverto contro la stupidità della mia epoca dei fiotti di odio che mi soffocano. Mi sale della merda alla bocca come nelle ernie strozzate. Ma voglio guardarla, raffreddarla, solidificarla; farne una pasta con la quale imbrattare il diciannovesimo secolo come si decora di sterco di vacca le pagode indiane e chissà? forse durerà.  Non occorre che un raggio di sole, l'ispirazione di un momento, la fortuna di un soggetto.

L'idiozia è qualcosa di incrollabile. Non si può attaccarla senza infrangersi contro di  essa. Ha la natura del granito, dura e resistente.

L'insopportabilità dell'idiozia umana mi è diventata una malattia, e la parola non rende l'idea. Quasi tutti gli umani hanno il dono di esasperarmi, e non respiro liberamente che nel deserto.

In fatto di ingiurie, di insolenze, di stupidità ecc., non credo che bisogna prendersela se non quando ve le fanno davanti. Fatemi smorfie di dietro fin che volete, il mio culo vi contempla.

La stupidità in questo momento mi schiaccia talmente come se fossi una mosca che abbia  sulle spalle un Himalaya.

La terra ha dei limiti, ma la stupidità umana è infinita.

SUCCESSO
Cercare ciò che può piacere [al pubblico] mi pare la più chimerica delle imprese. Perché sfido chiunque a dirmi per quali mezzi si piace. Il successo è una conseguenza e non deve essere uno scopo. Io non l'ho mai cercato (benché lo desideri) e lo cerco sempre di meno.

Quando non si può trainare la società dietro di sé ci si mette a rimorchio di essa come i cavalli del barrocciaio quando debbono scendere lungo una costa; il carro in movimento trascina, è un modo di avanzare. Si è appagati dalla passione del momento e dalla simpatia degli invidiosi. Sta  qui il segreto dei grandi successi, ma anche dei piccoli.

Assiomi: gli onori disonorano. Il titolo degrada. La funzione abbrutisce.

SUICIDIO
Si vorrebbe crepare perché non si può fare crepare gli altri, ed ogni suicidio è forse un omicidio mancato.

TALENTO
Si riconosce il talento solo quando ci passa sul ventre, e occorrono migliaia di granate per fare il proprio buco nella Fortuna.

TRISTEZZA
Attenzione  alla tristezza. È un vizio. Si prende gusto ai dispiaceri, e quando il dispiacere è passato se ne resta abbrutiti, avendo sprecato energia preziosa,. Allora arrivano i  rimpianti, ma è tardi.

VEDERE
Non si tratta solamente di vedere, bisogna sistemare e fondere ciò che si è visto. La Realtà, secondo me, non deve essere che un trampolino. [vedi REALISMO]I nostri amici [Zola e i naturalisti] sono persuasi che da sola essa costituisca tutto. Questo materialismo m'indigna, e, quasi tutti i lunedì, ho un accesso d'irritazione leggendo i feuilletons del bravo Zola. Dopo i Realisti abbiamo i Naturalisti e gli Impressionisti. Quale progresso! Mucchio di buffoni che vogliono credere e farci credere che hanno scoperto il Mediterraneo.

I procedimenti del romanzo che impiego non sono buoni, ma bisogna cominciare da lì per far vedere.

Sforzatevi di diventare occhio!

VIAGGIARE
È soprattutto quando si viaggia che si sente profondamente la malinconia della materia, che altro non è che la nostra anima proiettata sugli oggetti.

Io viaggio in me come in un paese sconosciuto, benché l'abbia percorso cento volte.

Niente prova meglio del viaggio il carattere limitato della nostra vita umana. Più la si scuote, più essa suona vuota.

VITA, VIVERE
Io ho la vita in odio, la parola è scappata, che resti, sì, la vita, e tutto ciò che mi ricordi che bisogna subirla. Mi scoccia mangiare, vestirmi, stare in piedi, etc.

Che cattiva cosa è la vita, non è vero? È una minestra piena di capelli e che bisogna tuttavia mangiare.

Un modo di vivere in serenità e alla grande è di istallarsi su una piramide qualsiasi, non importa quale, purché ben alta e dalla base solida. Ah! non è sempre divertente e ci si sta soli, ma ci si consola sputando dall'alto.

Per vivere non dico felice (questo intento è un'illusione funesta), bisogna crearsi fuori dall'esistenza visibile, comune e generale a tutti, un'altra esistenza interna ed inaccessibile a  tutto ciò che soggiace al dominio del contingente, come dicono i filosofi.

Lasciamo l'Impero andare per suo conto, chiudiamo la nostra porta, saliamo al più alto stadio della nostra torre d'avorio, all'ultimo piano, il più vicino al cielo. C'è freddo qualche volta, non è vero? Ma cosa importa! Si vedono le stelle brillare chiaro e non si sentono più i tacchini.

Non lamentiamoci di nulla. Dolersi di ciò che ci affligge o irrita è dolersi della costituzione stessa dell'esistenza.

La vita è sopportabile alla sola condizione di non esserci mai.

Oh la vita cade pesante per coloro che hanno le ali! Più le ali sono grandi, più il loro dispiegamento è doloroso. I canarini in gabbia saltellano, sono allegri; ma le aquile hanno l'aria triste perché si spezzano le piume contro le sbarre. Ora noi siamo tutti chi più chi meno aquile o canarini, perrocchetti o avvoltoi. La dimensione di un'anima si può misurare dalla sua sofferenza, come si calcola la profondità dei fiumi dalla corrente.

Non mi aspetto più nulla dalla vita se non una serie di fogli da imbrattare di nero. Mi sembra di attraversare una solitudine senza fine, per andare non so dove. E sono io che sono contemporaneamente il deserto, il viaggiatore e il cammello.

La vita umana è una triste botteguccia, decisamente, una cosa laida, sporca e complicata. L'Arte non ha altro scopo, per gli intelligenti, che di nasconderne il fardello e l'amarezza.

Ma credo che ci sia qualcosa al di sopra di tutto [...] e cioè: l'accettazione ironica dell'esistenza e la sua rifusione plastica e completa tramite l'Arte. Quanto a noi, vivere non ci riguarda, ciò che bisogna cercare è di non soffrire.

Se sono giunto ad una certa conoscenza della vita è stato grazie al fatto d'aver poco mangiato e molto ruminato; ho frequentato compagnie diverse e visto paesi differenti. Ho viaggiato a piedi e su un dromedario. Ho conosciuto gli speculatori di borsa e i giudei di Damasco, i ruffiani d'Italia e i giocolieri negri. Sono stato pellegrino in Terra Santa e mi sono perso nelle nebbie del Parnaso, cosa che può passare per un simbolismo.

Il solo modo di sopportare l'esistenza è di stordirsi nella letteratura come in un'orgia perpetua. Il vino dell'Arte provoca una lunga ebbrezza ed è inesauribile. È il pensiero di sé che rende infelici.

Dopo il non poter vivere vicino a coloro che si ama, il più grande supplizio è vivere vicino a coloro che non si ama, ossia più dei tre quarti del genere umano.

VIZIO
Il vizio è sempre punito, la Virtù anche.

VOCAZIONE
La vocazione è forse come l'amore del paese natale (che io ho poco del resto), una certa linea fatale fra gli uomini e le cose.

Diceva il buon  Montaigne: "Tutte le vocazioni sono farsesche"

VOLTAIRE
Quell'uomo lì mi sembra ardente, ostinato, convinto, superbo. Il suo Ecrasons l'infâme mi fa l'effetto di un grido da crociata. Tutta la sua intelligenza era una macchina da guerra. E ciò che me lo fa amare, è il disgusto che mi ispirano i volterriani, gente che ride sulle grandi cose! Forse rideva lui? Digrignava i denti!

I nemici di Voltaire sono destinati ad essere sempre ridicoli. È una grazia in più che  Dio ha dato a questo grand'uomo. Di lui si può dire che è immortale, e che lo si ritrova tutto intero quando se ne ha bisogno.


Milano 1990-2000- © Alfio Squillaci
("Bien qu'on ait du coeur à l'ouvrage, L'Art est long et le Temps est court". Baudelaire - "Le Guignon" - La disdetta -) e Ippocrate)
Messo in rete addì 25 ottobre 2000


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dal 28 agosto 2001
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