Egopsicologia (o Psicologia dell'Io)
Dottrina psicoanalitica che assegna un posto preponderante all’Io in quanto funzione d’adattamento alla realtà. Si tratta d’una riformulazione della teoria freudiana che interviene a detrimento dell’Es, la tesi energetica della libido, e la pulsione di morte. Gli psicoanalisti Hartmann, Kris, Loewenstein (vedi profili biografici nel box a destra), e per certi aspetti anche Anna Freud sono gli alfieri di questa dottrina .
La teoria dell’Io
È negli Stati Uniti che i tre studiosi svilupperanno questa teoria, chiamata anche «psicologia dell’Io ». Formeranno il movimento della «psicoanalisi strutturale », corrente americana degli psicoanalisti genetisti (lo sviluppo dell’individuo), e che mira a verificare scientificamente le ipotesi freudiane e a riformulare certi concetti come l’Io, l’Es e il Super-Io .
Hartmann ha per primo elaborato questa teoria dell’Io che postula l’esistenza di due parti in seno dell’Io: un Io difensivo che lotta contro le pulsioni libidinali dell’Es attraverso dei meccanismi di difesa classici, e un «Io autonomo» aconflittuale, in cui l'energia è neutra (e non sessuale come nella teoria freudiana). Le funzioni di questo Io autonomo sono cognitive: percezione, memoria, motricità. Il suo ruolo è di neutralizzare le pulsioni sessuali (de-erotizzazione), e le pulsioni d'aggressione (dis-agressivizzazione). Attraverso questo ruolo l’Io autonomo rinforza i meccanismi di difesa messi in opera dall’Io difensivo. Sono questi movimenti di rafforzamento intrasistemico (nell’Io) che migliorano le performance dell’Io nel padroneggiare i conflitti. Essi si apparentano al meccanismo della sublimazione che adatta gli scopi pulsionali alla realtà.
Si comprende da ciò che la finalità dell’analisi sia sensibilmente modificata per i sostenitori di questa posizione teorica: si tratterà d'ottenere un rafforzamento dell’Io e del Super-Io nella loro capacità d’adattamento alla realtà.
Empatia (Einfühlung)
In psicologia, questo termine designa la capacità a immergersi nel mondo soggettivo altrui a partire dagli elementi forniti dalla comunicazione verbale e non verbale. L'empatia permette al terapeuta di participare in maniera più che possibile intima all'esperienza del paziente, pur restando emozionalmente indipendente.
In psicoanalisi, è nel quadro del transfert che il contatto empatico tra paziente e terapeuta prende il suo significato. Teodore Reik (1888-1969) s’è interessato a questo aspetto della tecnica psicoanalitica. Riprendendo alcune idee di Freud sulla comunicazione nella cura, evoca «la comunicazione d'inconscio a inconscio», sorta di telepatia, di trasmissione di pensieri che opera tra paziente e terapeuta. Inl Surprise and the Psycho-Analyst: On the Conjecture and Comprehension of Unconscious Process, (1937), Reik scrive: «la nostra scienza mostra precisamente che ognuno possiede in se stesso un tipo particolare di simpatia o di comprensione dell’inconscio. Essa ci permette di riconoscere che, nelle relazioni umane, le dichiarazioni dell’inconscio sono ben comprese in maniera inconscia, e che esiste ugualmente una possibilità particolare di comprensione tra l’ inconscio di due individui, comparabile alla telegrafia senza fili». E' la nozione poi sistemizzata in Ascoltare con il terzo orecchio.
Questo modo di comunicazione (chiamato in tedesco einfühlung) provoca presso il terapeuta una trasformazione psichica che comporta delle associazioni d'idee e delle formazioni dell’inconscio (per esempio dei sogni) che saranno utilizzate come materiali nella analisi. Questa dimensione fondamentale della relazione transferenziale mette in gioco une certa qualità d'ascolto, di contatto e d'intuito clinici che si può chiamare empatia.
Erotismo
Neologismo del XIX secolo, «erotismo», designa all'origine un' inclinazione eccessiva e più o meno patologica alla sessualità. Ma, poco a poco, il termine perde la sua accezione peggiorativa, e il suo uso si generalizza. Ma, se la parola è relativamente recente, le pratiche erotiche e le loro rappresentazioni artistiche sono senza storia.
L'erotismo tende all’emozione estetica: piacere e arte d'amare sono stati il tema di numerosi capolavori dell’arte e della letteratura, spesso espressione d’una rivendicazione di libertà e di completamento individuale verso e contro tutte le forme d' oppressione statali o religiose.
Le società contemporanee e l’erotismo
L'erotismo è la ricerca del godimento sessuale, separato dalla funzione riproduttrice. A differenza dell'animale, legato ai cicli dell’estro, l'uomo è virtualmente sempre attivo sessualmente ma soprattutto è capace di trasformare il suo istinto in attività erotica: la pulsione sessuale cessa d'essere il mezzo di perpetuare la specie per divenire il suo proprio fine: edonismo che vede nel piacere lo scopo supremo dell’uomo.
La sensibilità contemporanea può esibire questa specificità che è l 'Homo eroticus. L’inflazione spettacolare dell’erotismo, almeno nelle società Occidentali, dipendono da numerosi fattori complementari: il ruolo liberatore dell'istruzione, di cui l'educazione sessuale non è che un elemento, e che, rivela e riabilita il corpo che la tradizione cristiana trattava come il luogo del peccato; la scoperta dei mezzi anticoncezionali sempre più efficaci che permettono alla coppia di fuggire alla fatalità biologica, liberando così il piacere dalla ossessione delle sue conseguenze; l'attenuazione progressiva della censura; la tolleranza accresciuta riguardo le omosessualità, maschile e femminile, che escludono la procreazione e sembrano dunque più proclivi all’erotismo; l'eguaglianza giuridica dei sessi, che, pur non essendo sempre effettiva, assegna tuttavia alla donna la dignità di soggetto sessuale, per lungo tempo riservata all’uomo.
La potenza del discorso sessuale
Non si è mai tanto parlato di sesso, e questa parola onnipresente (la più digitata sui motori di ricerca!) funziona come une incitazione permanente al piacere. Questo non è più solamente un diritto, tende a divenire un vero obbligo, rimpiazzando il vecchio «dovere coniugale». Conviene infine sottolineare il ruolo notevole dei media in questa erotizzazione generalizzata della società dei consumi.
Il rifiuto della natura
Occorre ogni volta delimitare con cura il campo dell’erotismo, distinguendolo dalle pratiche che, par certi aspetti, possono somigliargli e contaminarlo, con rischio di confusione. Platone, nel Simposio, oppone due Eros. Il primo, volgare, dipende dal corpo e qui si ferma; il secondo, spirituale, emana dall'anima e ad essa si connette. L'erotismo tiene dell’uno e dell'altra. Del corpo impiega gli organi, ma separandoli dalla loro finalità biologica, per inscriverli in un altro sistema, non più organico ma orgiastico, ossia messo sotto il segno esclusivo del piacere. Allo spirito, l’erotismo chiede la sua arte e la sua sottigliezza, il suo stile, la sua disciplina anche, quando non il suo umorismo, per applicarli al corpo, strappando questo alla sua bestialità che pure c’è, e vorremo dire, deve esserci.
Erotismo e sessualità
Così, l'erotismo non dovrebbe essere confuso con l’esercizio ordinario della sessualità, per quanto energico sia, né ancor più con la sua rappresentazione naturalista. Né l’amplesso né gli organi genitali sono di per se stessi erotici, al contrario: il realismo dei corpi e dei gesti, lungi dal favorirlo, nuocciono all’erotismo, che suppone sempre une certa forma de de-naturazione. Una donna nuda non è spontaneamente erotica. Occorre, perché essa lo divenga, una metamorfosi estetica che trasformi la sua nudità in nudo (prodotto dell’arte, o, almeno, dell’artificio). Nudismo e naturismo, nella loro volontà di ritornare alla natura, sono il contrario dell’erotismo.
Freud e l’erotismo
Allo stesso modo, ciò che Freud chiama «libido», l'energia sessuale che ordina ogni nostra vita psichica, conscia o no, non è, in sé, erotica. Tutto dipende dagli oggetti che essa si dà. La psicoanalisi, che ha tanto fatto lungo un secolo per esplorare la la vita sessuale, s’è altrove spesso mostrata diffidente riguardo all’erotismo: per Freud, una sessualità sana e adulta deve accordare la supremazia al «genitale » e dunque eliminare per quanto possibile dal campo libidinale le altre zone erogene, ossia le fonti di piacere alle quali la sessualità infantile s'era fissata nel corso del suo sviluppo. Freud sottolinea i pericoli del «piacere preliminare allorché diventa troppo grande» e tende a prolungarsi, fino a sostituirsi allo «scopo sessuale normale », ossia genitale. Ciò significa condannare come perversa l'essenza stessa dell’erotismo. Nello stesso ordine d'idee, l’ingiunzione che Freud indirizza alle donne di rinunciare a ogni eccitazione clitoridea, per limitarsi al piacere vaginale, equivale a una privazione, quando non una punizione, che le femministe hanno denunciato come un impedimento arcaico, una sorta d'escissione mentale, particolarmente crudele nella misura in cui il clitoride parrebbe essere l'organo erotico per eccellenza, il solo in cui la funzione sia unicamente e originariamente edonica.
L'erotismo non è la pornografia (etimologicamente, «scrittura sulla prostituzione», e, per estensione, «discorso o rappresentazione oscena»). Estetica della carezza e della seduzione, del piacere indefinitamente raffinato, l'erotismo s'oppone alla brutalità triviale della pornografia, in cui l'iperrealismo tende al contrario a sottolineare dai primi piani e in termini grossolani la laidezza degli organi e la bestialità dell’amplesso. Si può, da questo punto di vista, contestare la tesi di Bataille, che definsice l'erotismo come «violenza» (L'Erotismo, 1957). L'erotismo non vuole avvilire, né violentare, e trova il suo piacere nel piacere dell'altro. Alla meccanica ripetitiva della pornografia oppone il suo codice, i suoi riti, la sua retorica, che confina talvolta con la preziosità. Resta, l’erotismo, al di là delle definizioni e dei ragionamenti, largamente, una «scienza individuale».
Erotismo e perversione
A dispetto del suo antinaturalismo, l'erotismo non è meno perverso, a meno di chiamare perversi il desiderio di separare la sessualità dalla sua finalità biologica e il rifiuto di questa supremazia freudiana del genitale, nella quale Marcuse vedeva un vero ghetto sessuale, l’Eros nella sua espressione più stantia (Eros e Civiltà, 1955). Tuttavia, nella sua ricerca assoluta del piacere nella sua volontà ostinata d’allargarne i parametri, l'erotismo non cessa d'essere minacciato da tutte le forme di perversione, quali il cerimoniale feticista, e altri, meno inoffensivi, che figurano nella Psicopathia sexualis (1886) di Krafft-Ebing.
È senza dubbio questa tentazione e il prestigio simbolico del sacrilegio che hanno spinto Bataille a definire l'erotismo come une trasgressione. Si può ammetteterlo, in effetti, si tratta d'oltrepassare la funzione naturale del sesso, la triste routine organica; ma questa trasgressione non dovrebbe essere criminale, nel senso d’un attentato all’ integrità dell’altro. Il sadismo non è un erotismo, nella misura in cui i carnefici trovano il loro godimento nello stupro della loro vittima, come nel caso della povera Justine, instancabilmente torturata. Il genio di Sade è altrove, nel farci misurare, fuori da ogni considerazione morale, i limiti d’una tale perversione: la noia di questa ripetizione lancinante di scene e la spinta compulsava di questo meccanismo ossessivo e carcerario - il contrario dell’erotismo - che si vuole libero, egalitario e inventivo, a luogo dell’artificio. Ugualmente nel masochismo, quello almeno descritto da Sacher-Masoch nella Venere in pelliccia(1870). L'estetismo di scene, quasi sempre poste sotto il segno dell’arte (Severino, il «masochista », si presenta lui stesso come un «dilettante» e un «suprasensuale»), sembra porre questo masochismo vicino all’erotismo, all’ opposto della brutalità sadiana.
La promessa del piacere
Stendhal vedeva nella bellezza una «promessa di felicità». Si può considerare l'erotismo e la sua rappresentazione artistica come la «promessa del piacere». C’è erotismo quando il godimento è ad un tempo onnipresente, animando la totalità del corpo, e promessa indefinita, ubiquità squisita e sospensione deliziosa. L'erotismo, è ciò che non finisce, né nello spazio né nel tempo, il contrario dell’orgasmo brutale e dell’apatia che lo segue. Chiede della delicatezza e, a differenza dell'amore (talvolta nocivo, per la sua esaltazione e il suo egocentrismo), una costante complicità, o amicizia ludica. Se l'uomo è un animale che gioca, Homo ludens, sotto molti aspetti, l'erotismo è gioco. Ma l’uomo è anche animale che gode, Homo gaudens, d’un godimento che gli è specifico, che non s'esaurisce nella soddisfazione genitale che egli subisce più come una costrizione naturale, e che governa e reinventa, alla maniera d’un’ opera d'arte.
Fantasma (Phantasie)
Per Freud, il fantasma si rintraccia in un scenario immaginario dove il soggetto è presente. Egli vi si immagina - in maniera più o meno deformata dai meccanismi di difesa - il compimento d'un desiderio inconscio. Il fantasma si presenta sotto differenti forme: fantasmi coscienti, come i sogni diurni, immaginati allo stato di veglia; fantasmi inconsci, come quelli che possono risorgere nella cura analitica all’origine d'un contenuto manifesto.
Freud e il fantasma
Il termine «fantasma» evoca ben presto l'opposizione che esiste tra l’immaginazione e la percezione della realtà. Si evidenzia allora come una produzione illusoria senza rapporto con l'apprendimento corretto del reale. Questa accezione si ritrova nel testo di Freud Precisazione sui due principi dell'accadere psichico del 1911. Freud vi sottolinea l’esistenza d’una opposizione tra il mondo interiore, che tende alla soddisfazione dell'illusione, e il mondo esterno, che impone al soggetto il principio di realtà. Nella clinica, Freud aveva inizialmente ammesso la «realtà» di scene infantili traumatiche emergenti nell'analisi. Ma, in seguito, fu convinto che la realtà materiale di questi ricordi non era che «realtà psichica». Come sottolinea egli stesso, una tale espressione non è analoga a quella del «mondo interiore», ma designa più fondamentalemente un «nodo eterogeneo» resistente solo al «reale» in rapporto agli altri fenomeni psichici. «Occorre riconoscere ai desideri inconsci une realtà?, si chiede. Io non saprei dire. Naturalemente, occorre rifiutarla a tutti i pensieri di transizione e di collegamento. Allorché si trova in presenza dei desideri inconsci ricondotti alla loro espressione ultima e la più vera, si è ben spinti a dire che la realtà psichica è una forma d'esistenza particolare che non dovrebbe essere confusa con la realtà materiale» .
Il «romanzo familiare »
Freud sviluppa così, cercando di rendere conto del carattere organizzato della vita fantasmatica del soggetto, delle modalità caratteristiche di “sceneggiature” fantasmatiche, quali il «romanzo familiare». Creò questa espressione per designare i fantasmi dai quali un soggetto modifica immaginariamente i suoi legami con i propri genitori: il soggetto immagina, per esempio, che egli sia un bambino trovatello (bastardo), o meglio che egli sia nato non dai suoi genitori reali, ma da genitori prestigiosi, o ancora che egli sia un bambino legittimo ma che i suoi fratelli e sorelle siano dei bastardi, ecc. Tali fantasmi nascono sotto la pressione esercitata dal complesso d'Edipo. Le loro motivazioni sono miste e numerose: desiderio d'esaltare, o al contrario di abbassare i genitori, desiderio di grandezza, espressione d’una rivalità tra fratelli, ecc. Freud, in ogni ipotesi, non accetta d'essere ristretto nell'opposizione tra una concezione che farebbe del fantasma un derivato deformato del ricordo d'eventi reali, e un’ altra concezione che non assegnerebbe alcuna realtà al fantasma facendone una espressione immaginaria.
La problematica Freudiana del fantasma distingue in realtà numerosi livelli del fantasma, conscio o inconscio. Non c’è distinzione di natura tra i due ma è possibile rilevare le analogie, i passaggi tra questi due tipi: «I fantasmi chiaramente coscienti dei perversi – che, in delle circonstanze favorevoli, possono trasformarsi in comportamenti acuti –, le paure deliranti dei paranoici – che sono proiettate sull'altro con un senso ostile –, i fantasmi inconsci delle isteriche – che si scoprono con la psicoanalisi, dietro i loro sintomi –, tutte queste formazioni coincidono per il loro contenuto fino ai minimi dettagli » (Tre Saggi sulla sessualità, 1905).
Fantasma e desiderio
Fantasma e desiderio sono in un rapporto stretto, ma la loro relazione è complessa: anche sotto la forma la meno elaborata, il fantasma può essere considerato come mirante solamente alla soddisfazione d'un desiderio da parte del soggetto. Da una parte, si tratta di sceneggiature, di scene organizzate, suscettibili d'essere drammatizzate; d’altra parte, il soggetto è sempre presente in tali scene, anche in quella che Freud chiama la «scena originaria», ossia la scena del rapporto sessuale tra i genitori osservata o supposta con l’aiuto di certi indizi, poi “fantasmati” dal bambino. Questi sembra escluso da questa scena, nella quale, infatti, egli figura non solamente come osservatore, ma soprattutto come colui che viene a turbare il coito dei genitori. Nella misura in cui esiste questa articolazione manifesta tra desiderio e fantasma, ciò non potrà che dare luogo ai meccanismi di difesa i più elementari ( rovesciamento nel contrario, denegazione, proeizione , ecc.), meccanismi fondamentalemente legati alla funzione prima del fantasma, ossia «la messa in scena del desiderio».
Fantasmi originari
«Io chiamo fantasmi originari, ci dice Freud, queste formazioni fantasmatiche, osservazioni del rapporto sessuale dei genitori, seduzione, castrazione, ecc.» Questo tipo di fantasmi si riscontrano presso gli esseri umani senza che si possa affermare che si tratta di scene realmente vissute dall’individuo. Si reclamerebbe dunque da questo fatto, secondo Freud, una spiegazione filogenetica, dove la realtà ritroverebbe il suo diritto: così la castrazione sarebbe stata effettivamente praticata dal padre nel passato storico dell’ umanità. «È possibile che tutti i fantasmi che ci raccontano oggi nell'analisi […] siano stati un tempo andato, al tempo originario della famiglia umana, realtà, e facendone dei fantasmi, il bambino colmi solamente con l’aiuto della verità prestorica le lacune della verità individuale » (Introduzione alla psicoanalisi, 1915).
Si è altrove colpiti, allorquando si affrontano i temi che si ritrovano nei fantasmi originari (scena originaria, castrazione, seduzione), dai caratteri comuni: tutti si ricollegano alle origini, e pretendendo apportare una rappresentazione e una «soluzione » a ciò che, per i l bambino, si presenta come une enigma fondamentale. Essi «drammatizzano » come origine d’una storia ciò che apparve al soggetto come una realtà d’una natura così particolare che essa reclama una spiegazione. Così, nella «scena originaria», è l'origine del soggetto che è figurata; nei fantasmi di seduzione, è l'emergenza della sessualità; nei fantasmi di castrazione, è l'origine della differenza dei sessi.
Feticismo
Repertato da Krafft-Ebing e Havelock-Ellis come una perversione, il feticismo è un modo d'organizzazione sessuale che richiede la presenza e l’uso d'un oggetto- feticcio come condizione della soddisfazione e del godimento. Lo scenario feticista consiste nello scegliere un oggetto della realtà, per esempio un capo di vestiario, una sottoveste, uae pelliccia, un paio di stivaletti, o meglio una parte del corpo come i capelli o i piedi. Quest’oggetto, associato a un partner sessuale, prenderà un valore erotico eccezionale.
La psicoanalisi lo affianca alla questione della perversione situandolo in rapporto alla maniera in cui il soggetto negozia la sua traiettoria edipica, ossia come tollera l'angoscia di castrazione e integra la differenza dei sessi e la Legge del padre. La soluzione del complesso d'Edipo fisserà il soggetto in una certa struttura psichica, ossia una certa maniera di desiderare.
La struttura perversa si caratterizza da un riconoscimento della Legge e della castrazione ma su una maniera particolare di negazione della realtà (la Legge esiste poiché Io la trasgredisco). Questa posizione di contestazione ha per conseguenza una scissione dell’Io, scissione inconscia che permette la coesistenza di due rappresentazioni psichiche contraddittorie funzionanti senza influenzarsi reciprocamente: l'assenza e la presenza del fallo presso la donna.
In un suo articolo Il Feticismo (1927) Freud mette in evidenza il meccanismo di formazione dell’oggetto-feticcio. Di fronte all’ angoscia di castrazione rivelata dalla constatazione dell’assenza del pene presso la madre, il bambino sviluppa un processo di difesa che rifiuta questa realtà. Andrà a incarnare l'oggetto immaginario che è il fallo della madre e elaborare una formazione sostitutiva a partire d'un oggetto della realtà. Quest’oggetto gli permetterà di conservare la rappresentazione d’una madre, o d’una donna provvista d'un pene.
Freud spiega che la scelta dell’oggetto-feticcio è determinata dall’ ultimo oggetto appercepito dal bambino giusto prima la scoperta traumatizzante dell’anatomia femminile, ultimo momento in cui il bambino crede ancora che la donna è fallica. Lacan parlerà della costituzione metonimica dell’ oggetto-feticcio per contiguità. Ciò spiega la ricorrenza della biancheria, della pelliccia (per associazione con la pelosità del pube), delle calzature, ecc nei “montaggi” feticisti.
La soluzione feticista presenta certi vantaggi nell'economia psichica del soggetto. Essa è meno dolorosa di altre perversioni. Essa permette, pur negando la differenza dei sessi, di non rinunciare al fallo, di scongiurare efficacemente l'angoscia di castrazione e di conservare la scelta d’una donna come partner sessuale. La donna schermata dall’oggetto feticcio evita la scelta d'oggetto omosessuale.
Infine occorre aggiungere che questi comportamenti feticisti (e non la struttura) si ritrovano in maniera del tutto normale nella vita erotica di ognuno.
Frustrazione (Versagung)
La scoperta essenziale della psicoanalisi può definirsi in maniera molto semplice: l'uomo adulto s'immagina volentieri che non ci sono, ai fini della realizzazione della sua felicità, che degli ostacoli esterni (che non sono d’altra parte da negare). In realtà, è in se stesso che risiede più spesso — e anche necessariamente, per via dell’educazione e della vita sociale — l'ostacolo principale. Tutti i desideri profondi sorgenti dall’inconscio (dall’ «Es») incontrano inevitabilmente la barriera morale o sociale del «Super-Io». La natura, la qualità, l'intensità delle forze in atto, la maniera in cui esse si sono affrontate nel passato determinano da sole l'uscita (favorevole, differita o drammatica) della situazione frustrante. A ciò s’aggiungono certe incompatibilità, che la dinamica dei gruppi fanno affiorare, tra i differenti ruoli sociali che noi siamo condotti a giocare per assicurare il nostro «personaggio» sociale.
«Occorre inizialmente che voi apprediate a conoscere la natura umana e quelle che sono state le sue esperienze», diceva già Aristofane nel Simposio di Platone. Come l’individuo umano reagisce alle frustrazioni di ogni sorta? Sotto il nome di «meccanismi di difesa», la psicologia dinamica moderna rinnova in profondità la descrizione delle condotte permettendo di superare le frustrazioni. Queste, l’abbiamo visto, sono delle tendenze che si scontrano con degli ostacoli. La prima soluzione consiste nel tentare d'agire sull'ostacolo medesimo padroneggiandolo, ma ciò è spesso impossibile. Si tenterà allora d'agire sul desiderio medesimo respingendo nell'inconscio le rappresentazioni che gli sono legate da vicino o da lontano (rimozione); o meglio si rifluirà nel passato a uno stadio dove il desiderio non incontra ostacoli (regressione). Oppure si tenterà di liberarsene caricando su altri un desiderio che non si osa assumere (proeizione) o lo si riattualizza su un personaggio socialmente privilegiato (transfert). Infine, si sopprimerà l’ ostacolo cambiandogli lo scopo, assegnando per esempio a una sessualità pericolosa dei sostituti non sessuali (sublimazione) o ricercandone in altri ambiti delle soddisfazioni rivalorizzanti (compensazione).
Frustrazione e aggressività
Il bambino a cui si toglie il giocattolo strepita. La reazione umana la più comune alla frustrazione è ancora l’ aggressività, la quale addebita la causa della frustrazione a un terzo innocente o a se stesso. Lo studio sperimentale dei rapporti tra frustrazione e aggressività permette di sperare di risolvere uno dei problemi più discussi concernenti l'uomo: l'aggressività è presso di lui una risposta a una frustrazione, o meglio esiste essa stessa di per sé come un istinto spogliato d’ogni origine psichica indotta?
L'importanza delle frustrazioni sul piano della formazione e dello sviluppo dell’affettività, della sessualità, del carattere è ormai ben stabilita. Le conseguenze pedagogiche sono importanti: una educazione ben condotta risparmierà, quando potrà, al bambino le frustrazioni che egli non è stato in grado di superare; di converso, essa non cercherà di evitare sistematicamente quelle che possono contribuire a forgiare la sua personalità, ma gli darà piuttosto i mezzi per padroneggiarle. Non si dimenticherà che, secondo Adler, tutte le grandi conquiste dell’uomo sono dovute a delle frustrazioni superate.
Godimento
In psicoanalisi, il termine di godimento designa i differenti rapporti di soddisfazione che un soggetto può attendersi e provare da un oggetto desiderato. Freud ha messo in evidenza l'originalità di questo concetto in psicoanalisi. Il termine si distingue dall’uso comune che confonde godimento e piacere.
Piacere e godimento
La questione che pone il godimento non può riassumersi in quella della soddisfazione. Freud ne misura la complessità nella clinica. Nel 1900, egli elabora una teoria dell’interpretazione dei sogni fondata sulla soddisfazione d'un desiderio inconscio. Cosa significa il fatto che certi sogni, avendo contratto per esempio delle nevrosi per via della guerra, ripetono instancabilmente l'evento, a causa del traumatismo? A quale principio obbedisce questa ripetizione del dolore là dove il principio di piacere ha messo ben in evidenza il meccanismo di scarico della tensione e la soddisfazione, apparendo come naturale a determinare la cessazione di questa tensione «dolorosa »?
Nel testo del 1920 (Al di là del principio di piacere), Freud ci partecipa una immagine per definire ciò che egli intende per godimento, con l’aiuto del gioco del “fort-da”: ci sono due sillabe in tedesco dalle quali un bambino fa il gioco che consiste a fare sparire poi riapparire una bobina tirata da un filo: fort (lontano), poi da (la), che è sempre seguito dalla vocalizzazione di un “oooo….”(fort), quando il rocchetto è lontano, e da un “aaaaaaa…” (da), quando il rocchetto è di nuovo vicino. Questo gioco simbolizza per Freud l'assenza indi la presenza della madre, ed è quindi tale legame che esiste nell'opposizione delle due sillabe, con la ripetizione della perdita poi dell’apparizione dell’oggetto desiderato; è l'alternanza del dolore poi del piacere che può definire il godimento.
Questo gioco descritto da Freud ha una portata simbolica: a luogo di diminuire la tensione, la fa risorgere senza cessa e la lega al linguaggio. Freud, in un suo testo, descrive l'esistenza d'un legame tra il principio di piacere e le pulsioni di vita e di morte. Il godimento è dunque contraddittorio, divaricato tra ciò che apporta soddisfazione da un lato al principio di piacere dall'altro alla pulsione di morte.
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