La Frusta Letteraria - Rivista di critica culturale on line



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Egopsicologia (o Psicologia dell'Io)
Dottrina psicoanalitica che assegna  un posto preponderante all’Io in quanto funzione  d’adattamento  alla realtà. Si tratta d’una riformulazione  della teoria freudiana che interviene a detrimento dell’Es, la tesi energetica  della libido, e la pulsione  di morte. Gli psicoanalisti  Hartmann, Kris, Loewenstein (vedi profili biografici nel box a destra), e per certi aspetti anche Anna Freud sono gli alfieri di questa dottrina .

La teoria dell’Io
È negli Stati Uniti  che i tre studiosi svilupperanno questa teoria, chiamata anche «psicologia dell’Io ». Formeranno il movimento della «psicoanalisi  strutturale », corrente  americana degli psicoanalisti genetisti  (lo sviluppo dell’individuo), e che mira a verificare scientificamente le  ipotesi freudiane e a riformulare certi concetti come l’Io,  l’Es e il Super-Io .
Hartmann ha per primo elaborato questa teoria dell’Io che postula l’esistenza di due parti in seno dell’Io: un Io difensivo che lotta contro le pulsioni  libidinali  dell’Es attraverso dei meccanismi  di difesa classici,  e  un «Io autonomo» aconflittuale,  in cui l'energia è neutra (e  non sessuale come nella teoria freudiana). Le funzioni  di questo Io autonomo sono  cognitive: percezione,  memoria, motricità. Il suo ruolo è di neutralizzare le pulsioni  sessuali (de-erotizzazione),  e le pulsioni  d'aggressione  (dis-agressivizzazione). Attraverso questo ruolo l’Io autonomo rinforza i meccanismi di difesa  messi in opera dall’Io difensivo. Sono  questi  movimenti  di rafforzamento intrasistemico  (nell’Io)  che migliorano le performance  dell’Io nel  padroneggiare i conflitti. Essi si apparentano al meccanismo della sublimazione  che adatta gli scopi  pulsionali  alla realtà.
Si comprende da ciò che la finalità  dell’analisi sia sensibilmente modificata  per i  sostenitori di questa posizione  teorica: si tratterà d'ottenere un rafforzamento dell’Io e del Super-Io  nella loro capacità d’adattamento  alla realtà.


Empatia (Einfühlung)
In psicologia,  questo termine designa  la capacità a immergersi nel mondo soggettivo altrui a partire dagli elementi forniti dalla comunicazione  verbale e  non  verbale. L'empatia permette al terapeuta  di participare in maniera  più che possibile intima all'esperienza del paziente,  pur restando emozionalmente indipendente. 

In psicoanalisi,  è nel quadro del transfert che il contatto  empatico tra paziente e  terapeuta  prende il suo significato. Teodore Reik (1888-1969) s’è interessato  a questo aspetto della tecnica psicoanalitica.   Riprendendo alcune idee di Freud sulla comunicazione  nella cura, evoca «la comunicazione  d'inconscio a inconscio», sorta di telepatia,  di trasmissione  di pensieri che opera tra paziente e terapeuta.   Inl Surprise and the Psycho-Analyst: On the Conjecture and Comprehension of Unconscious Process,  (1937), Reik scrive: «la nostra scienza  mostra precisamente che ognuno possiede in se stesso  un tipo particolare di simpatia o  di comprensione  dell’inconscio. Essa ci permette di riconoscere che, nelle relazioni  umane, le  dichiarazioni dell’inconscio sono  ben comprese in maniera  inconscia, e che esiste ugualmente  una possibilità particolare di comprensione  tra l’ inconscio di due individui, comparabile alla telegrafia  senza fili». E' la nozione poi sistemizzata in Ascoltare con il terzo orecchio.

Questo modo di comunicazione (chiamato in tedesco einfühlung)  provoca presso il terapeuta  una trasformazione  psichica che comporta delle associazioni  d'idee e delle formazioni dell’inconscio (per esempio  dei sogni) che saranno utilizzate come materiali  nella analisi. Questa dimensione fondamentale della relazione  transferenziale mette in gioco une certa qualità d'ascolto, di contatto e d'intuito clinici che si può chiamare  empatia. 

Erotismo 
Neologismo del XIX  secolo, «erotismo», designa all'origine un' inclinazione  eccessiva  e  più o meno patologica alla sessualità. Ma, poco a poco, il termine perde la sua accezione  peggiorativa, e il suo uso si generalizza.   Ma, se la parola è relativamente recente,  le  pratiche erotiche e le loro rappresentazioni  artistiche sono  senza storia.

L'erotismo  tende all’emozione estetica: piacere e arte d'amare  sono stati  il tema di numerosi  capolavori  dell’arte  e della letteratura,  spesso espressione  d’una rivendicazione  di libertà e di completamento individuale verso e  contro tutte le forme d' oppressione statali o religiose.

Le società  contemporanee e l’erotismo
L'erotismo è la ricerca del  godimento sessuale, separato dalla funzione  riproduttrice. A  differenza dell'animale,  legato ai cicli dell’estro, l'uomo è virtualmente sempre attivo sessualmente ma soprattutto è capace di trasformare  il suo istinto in attività  erotica: la pulsione  sessuale cessa d'essere il mezzo  di perpetuare la specie  per divenire  il suo proprio fine: edonismo che vede  nel piacere lo scopo supremo  dell’uomo.

La sensibilità contemporanea può esibire questa specificità che è l 'Homo eroticus. L’inflazione  spettacolare dell’erotismo, almeno nelle società Occidentali,  dipendono da numerosi fattori complementari: il ruolo liberatore dell'istruzione,  di cui l'educazione  sessuale non è che un elemento, e che, rivela e riabilita il corpo  che la tradizione  cristiana  trattava come il luogo  del peccato; la scoperta dei mezzi anticoncezionali sempre più efficaci che  permettono  alla coppia di fuggire  alla fatalità biologica, liberando  così il piacere  dalla ossessione  delle sue conseguenze; l'attenuazione progressiva della censura; la tolleranza  accresciuta  riguardo le omosessualità,  maschile e  femminile,  che escludono la procreazione e  sembrano dunque più proclivi  all’erotismo; l'eguaglianza  giuridica dei sessi,  che, pur non essendo sempre effettiva, assegna  tuttavia alla donna la dignità di soggetto  sessuale, per lungo tempo riservata all’uomo.

La potenza del discorso  sessuale
Non si è mai  tanto parlato di sesso, e questa  parola onnipresente (la più digitata sui motori di ricerca!)  funziona come une incitazione permanente al piacere.  Questo non  è più solamente un diritto,  tende  a divenire un  vero obbligo, rimpiazzando il vecchio  «dovere coniugale». Conviene  infine sottolineare  il ruolo notevole dei media in questa erotizzazione generalizzata della società dei consumi.

Il  rifiuto della natura
Occorre  ogni volta delimitare con cura  il campo dell’erotismo, distinguendolo  dalle pratiche che, par certi aspetti,  possono  somigliargli e contaminarlo, con  rischio di confusione. Platone,  nel Simposio, oppone due Eros. Il primo, volgare, dipende  dal corpo e qui si ferma; il secondo,  spirituale, emana  dall'anima e ad essa si connette. L'erotismo tiene dell’uno e dell'altra. Del corpo impiega gli organi,  ma separandoli dalla  loro finalità  biologica, per inscriverli  in un altro sistema, non più organico ma orgiastico,  ossia messo sotto il segno esclusivo del piacere. Allo  spirito, l’erotismo chiede la sua arte e la sua sottigliezza, il suo stile, la sua disciplina anche,  quando non  il suo umorismo,  per applicarli al corpo,  strappando questo alla sua bestialità che pure c’è,  e vorremo dire, deve esserci.

Erotismo  e  sessualità
Così, l'erotismo  non  dovrebbe essere confuso con l’esercizio  ordinario  della sessualità, per quanto energico  sia,  né ancor  più con la sua  rappresentazione  naturalista. Né l’amplesso né gli organi  genitali  sono di per se stessi erotici, al contrario: il realismo dei corpi  e dei gesti,  lungi dal favorirlo,  nuocciono all’erotismo, che suppone sempre une certa forma de de-naturazione. Una donna  nuda non  è  spontaneamente erotica. Occorre, perché essa lo divenga,  una metamorfosi  estetica che trasformi  la sua nudità in  nudo (prodotto dell’arte,  o, almeno,  dell’artificio). Nudismo e  naturismo,  nella loro volontà di ritornare alla natura, sono  il contrario  dell’erotismo. 

Freud e l’erotismo
Allo stesso modo,  ciò che Freud chiama «libido», l'energia sessuale che ordina ogni nostra vita psichica, conscia o no, non  è, in sé, erotica. Tutto dipende  dagli oggetti  che essa si dà. La psicoanalisi,  che ha tanto fatto  lungo un secolo per esplorare la la vita sessuale, s’è  altrove spesso mostrata diffidente riguardo  all’erotismo: per Freud, una sessualità  sana e adulta deve accordare la supremazia al «genitale » e dunque eliminare  per quanto possibile dal campo  libidinale  le altre zone erogene,  ossia le  fonti  di piacere alle quali la sessualità infantile s'era fissata nel corso del suo sviluppo. Freud sottolinea i pericoli  del «piacere preliminare allorché diventa troppo grande» e  tende  a prolungarsi, fino a sostituirsi allo «scopo sessuale normale », ossia genitale. Ciò significa condannare come perversa l'essenza stessa dell’erotismo.   Nello stesso ordine d'idee, l’ingiunzione che Freud indirizza alle donne di rinunciare a ogni eccitazione  clitoridea,  per limitarsi  al piacere vaginale,  equivale  a una  privazione,  quando non una  punizione,  che le femministe hanno denunciato come un impedimento arcaico, una sorta  d'escissione  mentale, particolarmente crudele  nella misura in cui  il clitoride  parrebbe  essere l'organo erotico per eccellenza, il solo  in cui la funzione  sia unicamente e  originariamente  edonica.

Erotismo  e  pornografia 
L'erotismo  non è la pornografia (etimologicamente,  «scrittura sulla prostituzione», e, per estensione, «discorso o rappresentazione  oscena»). Estetica della carezza  e della seduzione,  del piacere indefinitamente raffinato, l'erotismo  s'oppone alla brutalità triviale della pornografia, in cui l'iperrealismo  tende al contrario  a sottolineare  dai primi piani e in termini  grossolani la laidezza degli organi e la bestialità dell’amplesso. Si può, da questo punto  di vista, contestare  la tesi di Bataille, che definsice l'erotismo  come «violenza» (L'Erotismo, 1957). L'erotismo  non vuole avvilire, né violentare,  e trova il suo piacere nel piacere dell'altro. Alla meccanica ripetitiva della pornografia oppone  il suo codice, i suoi riti, la sua  retorica, che confina talvolta con la preziosità. Resta, l’erotismo, al di là delle definizioni  e dei ragionamenti, largamente, una «scienza individuale».

Erotismo e perversione
A dispetto del suo antinaturalismo,  l'erotismo  non  è meno perverso,  a meno di chiamare perversi il desiderio  di separare la sessualità dalla sua finalità  biologica e il rifiuto  di questa supremazia  freudiana del genitale, nella quale Marcuse vedeva un vero  ghetto sessuale, l’Eros  nella sua espressione  più stantia (Eros  e  Civiltà,  1955). Tuttavia, nella sua  ricerca  assoluta del piacere nella sua volontà ostinata d’allargarne i parametri, l'erotismo  non cessa d'essere minacciato da tutte le forme di perversione,  quali il cerimoniale  feticista, e altri,  meno inoffensivi,  che figurano  nella Psicopathia sexualis (1886) di Krafft-Ebing.

È senza dubbio questa tentazione  e il prestigio simbolico  del sacrilegio che hanno  spinto Bataille a definire l'erotismo  come une trasgressione.   Si può  ammetteterlo, in effetti, si tratta d'oltrepassare la funzione  naturale  del sesso,  la triste routine organica; ma questa trasgressione  non dovrebbe essere criminale,  nel senso  d’un attentato  all’ integrità dell’altro. Il sadismo  non  è un erotismo, nella misura in cui  i carnefici trovano  il loro godimento  nello stupro della loro vittima, come nel caso della povera  Justine, instancabilmente torturata. Il genio  di Sade è altrove,  nel farci misurare, fuori da ogni considerazione morale, i limiti  d’una tale perversione: la noia di questa ripetizione  lancinante di scene  e la spinta  compulsava di questo meccanismo ossessivo e carcerario - il contrario dell’erotismo - che si vuole libero, egalitario  e  inventivo,  a  luogo dell’artificio. Ugualmente nel masochismo, quello almeno  descritto da Sacher-Masoch nella Venere in pelliccia(1870). L'estetismo  di scene,  quasi sempre poste  sotto il segno dell’arte  (Severino, il «masochista », si presenta lui stesso come un «dilettante» e  un «suprasensuale»), sembra porre  questo masochismo  vicino all’erotismo, all’ opposto della brutalità sadiana.

La promessa del piacere 
Stendhal vedeva  nella bellezza  una «promessa di felicità». Si può considerare l'erotismo  e la sua rappresentazione  artistica come la «promessa del piacere». C’è erotismo quando il godimento  è ad un tempo onnipresente, animando la totalità del corpo, e  promessa indefinita, ubiquità squisita e  sospensione deliziosa.   L'erotismo, è ciò che non finisce, né nello spazio né nel tempo, il contrario dell’orgasmo brutale e dell’apatia che lo segue. Chiede della delicatezza e,  a differenza dell'amore (talvolta nocivo, per la sua esaltazione e il suo egocentrismo), una costante complicità,  o  amicizia ludica. Se l'uomo è un animale  che gioca,  Homo ludens, sotto molti aspetti, l'erotismo  è gioco.   Ma l’uomo  è anche  animale che gode,  Homo gaudens,  d’un  godimento  che gli è  specifico, che non s'esaurisce  nella soddisfazione  genitale che egli subisce più come una costrizione naturale, e che governa  e reinventa, alla maniera  d’un’ opera d'arte.

Fantasma  (Phantasie)
Per Freud, il fantasma  si rintraccia  in un scenario  immaginario dove il soggetto è  presente. Egli vi si immagina -  in maniera  più o meno deformata  dai meccanismi di difesa - il compimento d'un desiderio  inconscio.   Il fantasma  si presenta sotto differenti forme: fantasmi coscienti, come i sogni diurni, immaginati allo  stato di veglia; fantasmi inconsci, come quelli che possono  risorgere nella cura analitica all’origine d'un contenuto manifesto.

Freud e il fantasma
Il termine «fantasma» evoca ben presto l'opposizione che esiste tra  l’immaginazione  e la percezione  della realtà. Si evidenzia allora come una produzione illusoria senza rapporto con l'apprendimento corretto del reale. Questa accezione si ritrova nel  testo di Freud Precisazione sui due principi dell'accadere psichico del 1911. Freud vi sottolinea  l’esistenza d’una opposizione tra il mondo  interiore, che tende  alla soddisfazione  dell'illusione,  e il mondo esterno, che impone al soggetto il principio di realtà. Nella clinica, Freud aveva inizialmente ammesso la «realtà» di scene  infantili traumatiche emergenti nell'analisi. Ma, in seguito, fu convinto che la realtà materiale di questi ricordi non era che  «realtà psichica». Come  sottolinea egli stesso, una tale espressione  non  è analoga a quella del «mondo interiore», ma designa più  fondamentalemente  un «nodo eterogeneo»  resistente solo al «reale» in rapporto agli  altri fenomeni psichici. «Occorre riconoscere ai desideri inconsci une realtà?, si chiede. Io non  saprei dire. Naturalemente, occorre rifiutarla a tutti i pensieri di transizione  e di collegamento.  Allorché si trova in presenza dei desideri inconsci ricondotti alla loro  espressione  ultima  e la più vera, si è ben spinti a  dire che la realtà psichica  è  una forma d'esistenza particolare che non dovrebbe essere confusa  con la realtà materiale» .

Il «romanzo familiare »
Freud sviluppa  così, cercando  di rendere conto del carattere organizzato della vita fantasmatica del soggetto, delle modalità  caratteristiche di “sceneggiature” fantasmatiche, quali il  «romanzo familiare». Creò  questa espressione  per designare  i fantasmi  dai quali  un soggetto modifica immaginariamente i suoi  legami  con i propri genitori: il soggetto immagina, per esempio, che egli sia  un bambino  trovatello (bastardo), o meglio  che egli sia nato  non dai suoi genitori reali,  ma da genitori prestigiosi,  o ancora che egli sia  un bambino  legittimo  ma che i suoi  fratelli e sorelle  siano  dei bastardi,  ecc. Tali fantasmi nascono  sotto la pressione esercitata  dal complesso d'Edipo. Le loro motivazioni  sono  miste e numerose: desiderio  d'esaltare, o  al contrario  di abbassare  i genitori,  desiderio  di grandezza,  espressione  d’una rivalità tra fratelli,  ecc. Freud, in ogni ipotesi, non accetta  d'essere ristretto  nell'opposizione tra una  concezione  che farebbe del fantasma  un derivato deformato  del ricordo  d'eventi reali,  e un’ altra concezione  che non assegnerebbe alcuna realtà al fantasma  facendone  una espressione  immaginaria.

La problematica  Freudiana del fantasma  distingue in realtà numerosi livelli del fantasma,  conscio o  inconscio.   Non c’è  distinzione  di natura tra i due ma è possibile rilevare le analogie,  i passaggi  tra questi due tipi: «I fantasmi  chiaramente coscienti dei perversi – che, in delle circonstanze favorevoli,  possono  trasformarsi  in comportamenti  acuti –, le  paure deliranti dei paranoici  – che  sono proiettate sull'altro con un senso ostile –, i fantasmi  inconsci delle isteriche  – che si scoprono con la psicoanalisi,  dietro i loro sintomi –, tutte  queste formazioni coincidono per il loro contenuto fino ai minimi dettagli  » (Tre Saggi sulla sessualità,  1905).

Fantasma e desiderio
Fantasma e desiderio  sono  in un rapporto stretto,  ma la loro relazione  è  complessa: anche  sotto la forma  la meno elaborata, il fantasma può essere considerato come mirante solamente alla soddisfazione  d'un desiderio  da parte del soggetto. Da una parte, si tratta di sceneggiature,  di scene organizzate,  suscettibili d'essere drammatizzate; d’altra parte, il soggetto è  sempre presente  in tali scene, anche in quella che Freud chiama la «scena originaria», ossia  la scena del rapporto sessuale tra i genitori  osservata o  supposta con l’aiuto  di certi  indizi, poi “fantasmati” dal bambino. Questi sembra escluso da questa scena, nella quale, infatti, egli figura non solamente come osservatore,  ma soprattutto come colui che viene a turbare il  coito  dei genitori. Nella misura in cui  esiste  questa articolazione  manifesta tra desiderio  e fantasma, ciò non potrà che dare luogo ai meccanismi di difesa i  più  elementari (  rovesciamento nel contrario, denegazione, proeizione ,  ecc.), meccanismi  fondamentalemente  legati alla funzione  prima del fantasma,  ossia «la messa in scena del desiderio». 

Fantasmi originari
«Io chiamo fantasmi originari,  ci dice Freud, queste formazioni fantasmatiche, osservazioni  del rapporto sessuale dei genitori,  seduzione,  castrazione,  ecc.» Questo tipo di  fantasmi si riscontrano presso gli esseri  umani senza che si possa affermare che si tratta di scene realmente vissute dall’individuo. Si reclamerebbe  dunque da questo fatto,  secondo Freud, una spiegazione  filogenetica, dove la realtà ritroverebbe  il suo diritto: così la castrazione  sarebbe stata  effettivamente praticata  dal padre nel passato storico dell’ umanità. «È possibile che  tutti i fantasmi  che ci raccontano oggi nell'analisi […] siano stati un tempo andato, al tempo originario della famiglia  umana, realtà, e facendone dei fantasmi,  il bambino colmi solamente con l’aiuto  della verità prestorica le lacune  della verità individuale » (Introduzione  alla psicoanalisi,  1915).

Si è  altrove colpiti,  allorquando  si  affrontano i  temi  che si ritrovano nei fantasmi originari  (scena originaria,  castrazione,  seduzione),  dai caratteri comuni: tutti si ricollegano  alle origini,  e pretendendo apportare  una rappresentazione  e una «soluzione » a ciò che,  per i l bambino, si presenta come une enigma fondamentale. Essi «drammatizzano » come origine d’una storia ciò che apparve al soggetto come una realtà d’una natura così particolare che essa reclama una  spiegazione. Così, nella «scena originaria»,  è l'origine del soggetto che è figurata; nei fantasmi di seduzione,  è l'emergenza della sessualità; nei fantasmi  di castrazione, è l'origine della differenza dei sessi.

Feticismo
Repertato da Krafft-Ebing e  Havelock-Ellis come una perversione,  il feticismo è un modo d'organizzazione  sessuale che richiede la presenza e l’uso d'un oggetto- feticcio come condizione  della soddisfazione  e del godimento.   Lo scenario  feticista consiste nello scegliere un oggetto della realtà, per esempio  un capo di vestiario, una sottoveste,  uae pelliccia,  un paio  di stivaletti,  o meglio  una parte del corpo come i capelli o  i piedi. Quest’oggetto,  associato a un  partner sessuale, prenderà un valore  erotico  eccezionale.

La psicoanalisi  lo affianca alla questione della perversione  situandolo in rapporto alla maniera  in cui il soggetto  negozia la sua traiettoria edipica, ossia come  tollera l'angoscia di castrazione  e integra  la differenza dei sessi e la Legge del padre. La soluzione del complesso d'Edipo fisserà il soggetto in una certa struttura psichica, ossia una  certa maniera  di desiderare.

La struttura perversa si caratterizza da un riconoscimento  della Legge e della castrazione  ma su una maniera particolare di negazione  della realtà (la Legge esiste poiché Io la trasgredisco). Questa posizione  di contestazione ha per conseguenza una scissione dell’Io,  scissione  inconscia che permette   la coesistenza di due rappresentazioni  psichiche contraddittorie funzionanti senza influenzarsi reciprocamente: l'assenza e la presenza del fallo presso la donna.

In un suo articolo Il Feticismo (1927) Freud mette in evidenza il meccanismo  di formazione  dell’oggetto-feticcio.   Di fronte all’ angoscia di castrazione  rivelata dalla constatazione  dell’assenza del pene presso la madre, il bambino  sviluppa  un processo di difesa che rifiuta questa realtà. Andrà a incarnare l'oggetto immaginario che è il fallo della madre e elaborare una formazione  sostitutiva a partire d'un oggetto della realtà. Quest’oggetto gli permetterà di conservare la rappresentazione  d’una madre, o  d’una donna provvista d'un pene.

Freud spiega  che la scelta dell’oggetto-feticcio è  determinata dall’ ultimo oggetto appercepito dal bambino  giusto prima la scoperta traumatizzante  dell’anatomia femminile, ultimo momento in cui il bambino  crede  ancora che la donna è  fallica. Lacan parlerà della costituzione  metonimica dell’ oggetto-feticcio per contiguità. Ciò  spiega la ricorrenza della biancheria, della pelliccia  (per associazione  con la pelosità del pube), delle calzature,  ecc  nei “montaggi” feticisti.

La soluzione  feticista presenta certi vantaggi  nell'economia psichica del soggetto. Essa è meno dolorosa di altre perversioni. Essa permette,  pur negando la differenza dei sessi,  di non rinunciare al fallo, di scongiurare efficacemente l'angoscia di castrazione  e di conservare la scelta  d’una donna come partner sessuale. La donna schermata dall’oggetto feticcio evita  la scelta  d'oggetto omosessuale.

Infine occorre aggiungere  che questi comportamenti feticisti  (e  non  la struttura) si ritrovano in maniera  del tutto  normale  nella vita erotica  di  ognuno.


Frustrazione  (Versagung)
La scoperta essenziale  della psicoanalisi  può definirsi in maniera  molto semplice: l'uomo adulto s'immagina volentieri che non ci sono, ai fini della realizzazione  della sua felicità,  che degli ostacoli esterni  (che non sono d’altra parte da negare). In realtà, è  in se stesso  che risiede più spesso — e anche necessariamente,  per via dell’educazione e della vita sociale — l'ostacolo principale. Tutti i desideri  profondi  sorgenti dall’inconscio (dall’ «Es») incontrano inevitabilmente  la barriera  morale  o  sociale  del «Super-Io». La natura, la qualità,  l'intensità delle forze  in atto, la maniera  in cui esse si sono  affrontate  nel passato determinano da sole l'uscita (favorevole, differita o drammatica) della situazione  frustrante. A ciò s’aggiungono certe incompatibilità, che la dinamica dei gruppi  fanno affiorare, tra i differenti ruoli sociali che noi siamo  condotti a giocare  per assicurare il nostro «personaggio» sociale.

«Occorre inizialmente che voi  apprediate a conoscere  la natura umana e quelle  che sono state le sue esperienze», diceva  già Aristofane  nel Simposio di Platone. Come l’individuo umano reagisce alle frustrazioni  di ogni  sorta? Sotto il nome di «meccanismi di difesa», la psicologia dinamica moderna rinnova  in profondità la descrizione  delle condotte permettendo  di superare le frustrazioni. Queste, l’abbiamo visto,  sono  delle tendenze che si scontrano con  degli ostacoli. La prima soluzione  consiste nel tentare  d'agire sull'ostacolo medesimo padroneggiandolo, ma ciò è  spesso impossibile. Si tenterà allora d'agire sul desiderio  medesimo respingendo  nell'inconscio le rappresentazioni  che gli sono  legate  da vicino o  da lontano (rimozione); o meglio  si rifluirà nel passato a uno stadio dove il desiderio non incontra ostacoli (regressione). Oppure si tenterà di liberarsene caricando su altri  un desiderio  che non si osa assumere (proeizione)  o  lo si riattualizza su un personaggio socialmente privilegiato (transfert). Infine, si sopprimerà l’ ostacolo cambiandogli lo scopo, assegnando per esempio  a una sessualità  pericolosa dei sostituti non sessuali (sublimazione)  o  ricercandone in altri ambiti delle soddisfazioni  rivalorizzanti  (compensazione).

Frustrazione  e aggressività
Il bambino a cui si toglie il giocattolo strepita. La reazione  umana la più comune alla frustrazione  è  ancora l’ aggressività, la quale addebita la causa della frustrazione a un terzo  innocente o  a se stesso. Lo studio  sperimentale  dei rapporti  tra frustrazione  e aggressività  permette di sperare di risolvere uno dei problemi più  discussi concernenti l'uomo: l'aggressività  è presso di lui  una risposta a una  frustrazione,  o meglio  esiste essa stessa di per sé come un istinto spogliato d’ogni origine psichica indotta?

L'importanza delle frustrazioni  sul  piano  della formazione  e dello sviluppo dell’affettività, della sessualità, del carattere è  ormai ben stabilita. Le  conseguenze pedagogiche  sono importanti: una educazione  ben condotta  risparmierà, quando potrà, al  bambino le frustrazioni  che egli non è  stato in grado di  superare; di converso, essa non  cercherà di evitare  sistematicamente  quelle  che possono  contribuire a forgiare la sua personalità, ma gli darà  piuttosto i mezzi per padroneggiarle. Non si dimenticherà che, secondo Adler, tutte le grandi conquiste dell’uomo  sono  dovute a delle frustrazioni  superate. 


Godimento 
In psicoanalisi,  il termine di godimento  designa i differenti rapporti di soddisfazione che un soggetto può attendersi e  provare da un oggetto desiderato. Freud ha messo in evidenza l'originalità di questo concetto in psicoanalisi. Il termine si distingue  dall’uso comune che confonde godimento  e piacere. 

Piacere e  godimento
La questione che pone il godimento  non  può riassumersi in quella della soddisfazione. Freud ne misura la complessità nella clinica. Nel 1900, egli elabora una  teoria dell’interpretazione  dei sogni fondata  sulla soddisfazione  d'un desiderio  inconscio.   Cosa significa  il fatto che certi sogni, avendo contratto  per esempio delle nevrosi per via della guerra, ripetono  instancabilmente l'evento, a causa del traumatismo? A quale principio obbedisce questa ripetizione  del dolore là dove il principio di piacere ha messo ben in evidenza il meccanismo  di scarico della tensione  e  la soddisfazione,  apparendo come naturale a determinare la cessazione  di questa tensione    «dolorosa »?

Nel testo del 1920 (Al di là del principio di piacere), Freud ci partecipa una immagine per definire ciò che  egli intende per godimento, con l’aiuto  del gioco del “fort-da”: ci sono  due sillabe in tedesco dalle quali un bambino fa il gioco  che consiste a fare sparire  poi  riapparire  una bobina tirata da un filo: fort (lontano), poi da (la), che è sempre seguito dalla vocalizzazione di un “oooo….”(fort), quando il rocchetto è lontano, e da un “aaaaaaa…” (da), quando il rocchetto è di nuovo vicino. Questo gioco  simbolizza per Freud l'assenza indi la presenza della madre, ed è quindi tale legame che esiste nell'opposizione delle due sillabe,  con la ripetizione  della perdita poi dell’apparizione dell’oggetto desiderato; è l'alternanza del  dolore poi del piacere che può definire il godimento.

Questo gioco  descritto da Freud ha una  portata simbolica: a luogo di diminuire la tensione,  la fa risorgere senza cessa e la lega al linguaggio.  Freud, in un suo testo, descrive l'esistenza d'un legame tra il principio di piacere  e le pulsioni  di vita e di morte. Il godimento  è dunque  contraddittorio,  divaricato tra ciò che   apporta soddisfazione  da un lato al principio di piacere dall'altro alla pulsione  di morte.




... [continua]


pagina a cura di Alfio Squillaci

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Esempio 1
Esempio 1
Dizionario di Psicoanalisi
dal 28 nov 2009
Abreazione
Atto mancato
Acting out
Affetto
Aggressività
Ambivalenza
Angoscia
Apparato psichico

Après-coup
Associazione
Attenzione fluttuante
Autoanalisi
Autoerotismo
Catarsi
Censura
Coazione a ripetere
Complesso

Complesso d' Edipo
Complesso di castrazione
Complesso d' Edipo e di castrazione
Conflitto psichico

Coscienza
Cura
Déjà vu
(De)negazione
Desiderio
Difesa-(Meccanismi di )
Double bind

Egopsicologia
Empatia
Erotismo
Fantasma
Feticismo
Frustrazione
Godimento

Identificazione
Identità sessuale
Immagine (mentale)
Inconscio
Inibizione
Interpretazione
Investimento
Io (Es e Super-Io)
Isteria
Istrionismo

Libido
Motto di spirito


Nel 1937,  espone alla Società psicoanalista di Vienna  le sue idee su  «la psicologia dell’Io e i  problemi d’adattamento», gettando così basi dell'egopsicologia. Nel 1938, deve lasciare Vienna.   Dopo un passaggio a Parigi, dove incontra Loewenstein, va  a  vivere a New York nel 1941.
Nel 1945 fonda una rivista annuale "The Psychoanalytic Study of the Child" con  Kris e Anna Freud.
Negli anni 1950 diventa presidente dell'Associazione psicoanalitica internazionale (IPA) poi, dopo moltio anni di  présidenza, riceve il titolo di presidente ad honorem a vita. Muore nel 1970.


Rudolph Loewenstein (1898-1970)
Nato a Berlino, comincia l’analisi  dopo una  formazione  medica  da neurologo.   Emigra a Parigi, nel 1925, dove comincia una brillante carrira d'analista (analizza  Lacan). Durante la Seconda Guerra mondiale, fugge a New York.

Ernst Kris (1900-1957)
Nato a Vienna, si appassiona all'arte. Molto giovane  è nominato  conservatore del Museo storico d'arte di Vienna. Si lega d’amicizia con Freud e si fa analizzare da H. Deutsch. Nel 1938 lascia Vienna  con la famiglia  di Freud. Raggiunge  Hartmann a New York e  fonda The Psicoanalytic Study Of Child. Nel quadro delle ricerche all’ università di Yale, intraprende delle osservazioni  cliniche di bambini da  due a sei anni seguiti da delle équipes interdisciplinari.
Heinz Hartmann (1894-1970)
Dopo  gli studi di medicina  a Vienna  e una analisi  didattica con Freud, si lega d’amicizia con Ernst Kris e Anna Freud.