1. Il romanticismo categoria psicologica


 
La parola «romantico» deve la sua eccezionalissima, intramon-tabile fortuna alla sua iridescente polivalenza; essa tenta infatti di definire l'indefinibile, quel «non so che» che incantava già i preromantici, proprio perché era suggestivamente avvolto nel proprio inviolabile mistero. «Non ti posso mandare la mia interpretazione della parola  'romantico' - scrive Friedrich Schlegel scherzosamente al fratello nel 1798 - essa è lunga 125 fogli.» Si sono raccolte oltre 150 definizioni del romanticismo; la lista è certamente incompleta e vuole essere continuamente aggiornata, poiché ogni decennio (e quasi ogni nuova scuola d'arte) riscopre o almeno reinterpreta il romanticismo per conto proprio; varrebbe anche la pena di studiare che cosa significhi oggi « romantico» nel linguaggio quotidiano. Per capire il romanticismo «in sé », bisognerebbe che la critica eliminasse, com'è stato più d'una volta seriamente proposto, la parola «romantico », che per il germanista significa una cosa o un complesso di cose, per il francesista o l'anglista cose o complessi di cose assai diversi. Necessario ci sembra, comunque, distinguere sempre il romanticismo categoria psicologica dal romanticismo categoria storica. 

Inteso come fatto psicologico, il romantico non è il sentimento che si afferma al di sopra della ragione o un sentimento di particolare immediatezza, intensità o violenza, e non è neppure il cosiddetto sentimentale, cioè un sentimento malinconico-contemplativo; è piuttosto un fatto di sensibilità, il fatto puro e semplice, appunto, della sensibilità, quando essa si traduca in uno stato di eccessiva o addirittura permanente impressionabilità, irritabilità e reattività. Domina nella sensibilità romantica l'amore dell’irresolutezza e delle ambivalenze, l'inquietudine e l'irrequietezza che si compiacciono di sé e si esauriscono in sé. La più caratteristica parola del romanticismo tedesco, 'Sehnsucht' (la parola può essere ben tradotta con una parola cara ai nostri romantici, «struggimento») non è lo 'Heimweh' la nostalgia (« male », cioè desiderio, « del ritorno » ad una felicità già posseduta o almeno nota e determinabile); è invece un desiderio che non può mai raggiungere la propria meta, perché non la conosce e non vuole o non può conoscerla; è il «male» (Sucht) «del desiderio» (Sehnen). Ma 'Sehnen' stesso significa assai spesso un desiderio irrealizzabile perché indefinibile, un desiderare tutto e nulla ad un tempo (« Dies Herze sehnet sich, ach, nirgends hin und überall doch hin.- «Questo mio cuore si strugge, perché, ahimè, non vuole raggiungere tutto». Pandora nel Prometheus di Goethe). 

Non per nulla 'Sucht' fu reinterpretato, con una di quelle «false etimologie» che sono invece creazioni di nuove realtà psicologiche ed artistiche, come un ' Suchen ' un cercare; e la 'Sehnsucht' è veramente una ricerca, del desiderio, un desiderare il desiderare, un desiderio che è sentito come inestinguibile e che proprio per ciò trova in sé il proprio pieno appagamento; Friedrich Schlegel inserì nella Lucinde un dialogo rapsodico sulla felicità di un desiderio beatificante, perché inestinguibile e quindi eterno; il titolo del dialogo, Sehnsucht und Ruhe (Struggimento e quiete), è quasi una definizione del romanticismo, poiché esalta quella che fra le molte coincidenze degli opposti è indubbiamente la più romantica. Con accenti assai più sinceri Rückert canterà l'amata come donatrice di una misteriosa irrequietezza che è quietitudine: «Du bist die Ruh, \ der Friede mild, \ die Sehnsucht du \ und was sie stillt» [Tu sei la quiete, la dolce pace; tu lo struggimento e ciò che lo placa]. La romantica parola 'sehnen ' quasi ignota ai pietisti, venne così identificata romanticamente col proprio opposto, con la pietistica 'Stille '. Non ci sarà facile spiegare, in che senso la poesia romantica debba essere «poesia della poesia»; certamente il sentimento romantico è un «desiderio del desiderio ». L'autorispecchiamento è, nell’uno è nell’altro caso, mistica autodistruzione, da cui nasce però un mistico autopotenziamento. 

«Desideroso di desiderare », cioè di vivere nella condizione del desiderio puro perché irrealizzabile, l’uomo romantico soffre della sua sensibilità che è troppo acuta e che pure è da lui ulteriormente acuita; è in balia d’impressioni sempre diverse e contrastanti; si abbandona ad esse con segreto piacere e spesso, senza saperlo, le crea. È soprattutto l’uomo dei dilemmi che non cerca mai di risolvere i propri dilemmi o, risolti che li abbia, crea dilemmi nuovi, perché il dilemma irresolubile è la forma stessa della sua esistenza. Il problema per lui non è essere o non essere, ma essere quello che si è e non essere quello che si è, essere di casa dappertutto e non essere di casa in nessun luogo, evadere e non evadere da sé. In burrascose età di sconvolgimenti e di transizione sono sempre numerose tali anime irrequiete che vivono la loro posizione di transitorietà permanente con intensità tanto passionale da non poter appartenere né al passato, né all’avvenire. Il romanticismo inteso psicologicamente è una categoria eterna dello spirito; romantici furono in tal senso, ad esempio, Petrarca e Catullo; di recente si sono scoperti caratteri « tipicamente» romantici nella pittura etrusca e persino in certi graffiti di lontanissime età preistoriche. 

2. Il romanticismo categoria storica. 
Non distinguendo rigorosamente l’aspetto psicologico del romanticismo da quello storico e da quello teorico, si creano contraddizioni irresolubili. Così si è detto, ad esempio, che Leopardi, classicista in teoria, e quindi nella sua posizione storica, è «in realtà» un romantico per il suo modo di sentire, mentre Manzoni, romantico in teoria, è un classico per il suo lucido equilibrio intellettuale e morale. Sennonché anche il romanticismo categoria storica sfugge da ogni parte alla nostra indagine, proprio come ci sfugge il romanticismo categoria psicologica. Se infatti difficile è dire che cosa sia il romantico « in sé », non meno difficile è dire quali poeti fossero «veramente» romantici e quindi quali siano i limiti dell’« età romantica» o anche soltanto di singole «scuole» romantiche. Da quale angolo visuale dobbiamo infatti considerare il romanticismo? Da quello dei romantici o da quello dei loro avversari, dei classicisti? Dall’angolo visuale dell’età romantica o da quello dell'età nostra, che è in complesso antiromantica (o è romantica in un senso completamente diverso)? La cosa più ovvia sarebbe considerare romantici i poeti che si proclamarono tali; ma più di uno di essi, secondo il giudizio quasi unanime dei posteri, fu romantico soltanto in quanto teorico del romanticismo, non in quanto poeta. Il caso limite è costituito a tal riguardo proprio da August Wilhelm Schlegel, antesignano e capo della scuola romantica, il quale in poesia fu un alessandrino, un pedantissimo e quindi antiromantico sperimentatore di forme metriche. Altri poeti furono considerati romantici dalla loro età, ma non conobbero affatto i romantici che si proclamavano tali, e probabilmente non avrebbero accettato la qualifica di romantici; tipico il caso di Hölderlin, che voleva essere un classico e di cui oggi si cerca di fare, per altra via, un classico. Vi sono infine poeti che oggi da molti sono considerati romantici, ma che non si consideravano romantici, né tali furono considerati dalla loro età. L’unico metodo applicabile con una certa coerenza è delimitare un periodo della letteratura approssimativamente possa essere detto «il» periodo romantico e studiarne le costanti nel loro articolarsi in gruppi più o meno omogenei ed anche nel loro grossissimo modo che il romanticismo fiorisce in Germania fra il 1795 e il 1815 circa e domina poi la letteratura europea fino al 185o circa.


Di fronte ai tentativi di allargare il romanticismo da una parte verso il passato, verso il preromanticismo (creato a bella posta per «spiegare» con esso il romanticismo), dall’altra verso il decadentismo, la critica moderna tende sempre più decisamente a puntualizzare il fenomeno romantico, studiandolo non più nella sua supposta essenzialità ed unità, ma nella realtà concreta dei singoli «fatti» romantici. Ad un esame più attento l’unità del movimento minaccia di sgretolarsi. Riconosciuto poi sempre più chiaramente che fra i romantici tedeschi furono pochi i veri e puri poeti, che il movimento stesso fu sostanzialmente assai più ideologico che poetico, tanto che s’impose fuori di Germania soprattutto come un corpus di teorie, il romanticismo rischia di essere negato non soltanto nella sua unità, ma anche nel suo intrinseco valore. B. Croce riprende il severo giudizio di Goethe, secondo il quale il classico è il sano e il romantico l’ammalato, e distingue il romanticismo teoretico e speculativo dal romanticismo sentimentale e morale. Quello creò la nuova religione laica dell’Ottocento, la religione della libertà, questo «era in relazione con la difficoltà di appropriarsi veramente e vivere la  nuova fede che richiedeva coraggio ed animo virile»: «non ne venivano a capo le anime femminee, impressionabili sensitive, incoerenti, volubili che si stimolavano ed eccitavano in se medesime i dubbi e le difficoltà e non seppero poi padroneggiarle». Il romanticismo sentimentale e morale sarebbe quindi l’inevitabile aspetto negativo del romanticismo teorico: non filosofia liberatrice, ma neppure o quasi mai, vera poesia.

 
3. Romanticismo e germanesimo

Il romanticismo è il movimento più tedesco che i tedeschi abbiano mai creato, tanto che romanticismo e germanesimo sembrano termini per più di un verso permutabili ed identificabili. Altra questione è se i tedeschi siano ancora romantici e essi lo fossero anche prima, assai prima, del romanticismo vero e proprio. Movimento, comunque, tedesco per eccellenza, anche se le sue lontane origini sono prevalentemente non tedesche. Fondamentale è l’apporto «preromantico» dell’Inghilterra e della Svizzera, di recente Josef Nadler ha rivelato l’importanze dell’apporto slavo, mostrando – non senza forzature ed esagerazioni talora ridicole – come molti romantici appartengano alla zona fra l’Elba e l’Oder colonizzata dai tedeschi dal 1200 in poi. Il romanticismo  sarebbe secondo Nadler conseguenza di un processo di assimilazione ed assorbimento, quasi la febbre provocata dall’immissione del sangue slavo nel sangue tedesco. Noi riteniamo importante per la formazione della sensibilità preromantica e poi romantica l’apporto dei molti musicisti della Slesia ancora semislava e soprattutto quello dei mistici «fratelli moravi». Da tre parti dunque – Inghilterra, Svizzera, oriente slavo – gli elementi preromantici giungono nella Germania che possedeva già un’antichissima, mai interrotta, tradizione mistica e irrazionalistica., In Germania il romanticismo   acquistò la propria sostanziale unità, diventando soprattutto una dottrina anche troppo consapevolmente elaborata; e dalla Germania si diffuse poi, come cosa oramai tedesca, in tutta l’Europa rifluendo, fra l’altro, in Inghilterra. Per oltre mezzo secolo la cultura europea, perché romantica e in quanto romantica, visse nel segno della cultura tedesca […]


In Italia i letterati che si affermavano, secondo la raccomandazione della Staël (1816), la necessità di traduzioni dal francese e dal tedesco, si qualificavano con ciò stesso romantici; il duello fra la mitologia pagana e la leggenda cristiana è soltanto il più vistoso aspetto esteriore del duellofra il vecchio accademismo legato alla tradizione greco-romana ed uno spirito rinnovatore che invocava una poesia popolare o più vicina all’anima del popolo, ma invocava soprattutto un rinnovamento culturale secondo le esigenze dei tempi nuovi. Nell'Inghilterra il romanticismo tedesco - in parte movimento di riflusso - rafforzò un’antica tradizione nazionale. Abbiamo già rilevato, ma riteniamo necessario ripetere un fatto importantissimo e troppo spesso trascurato, che cioè fra il romanticismo tedesco e quello delle altre nazioni europee vi è un notevole sfasamento, che fu e rimase fonte di molteplici errori di valutazione. Per vedere nei suoi termini esatti la storia del romanticismo europeo, occorre sempre tener presente che il romanticismo inglese, francese ed anche italiano si prolungano nel decadentismo da cui non possono essere propriamente divisi, sicché tutto l'Ottocento europeo si presenta per questo verso come secolo prevalentemente o anche sostanzialmente romantico; mentre in Germania fra il romanticismo, che giunge fino al 1820 circa, ed il decadentismo, che s'inizia intorno il 1890 circa, vi è un buon mezzo secolo di letteratura realistica in complesso nettamente antiromantica. In altri termini, il romanticismo tedesco, conquistata l'Europa e, sostanzialmente europeizzatosi,ritorna in Germania verso la fine del secolo come cosa nuova, come quel decadentismo della fine del secolo che a buon diritto poté essere definito neoromanticismo. 

Ladislao Mittner
Storia della letteratura tedesca dal pietismo al romanticismo, Torino, Einaudi, 1964, pp. 698-703; 707; 810. 














Il Romanticismo
Caspar David Friedrich (1774- 1840) - Der Wanderer über dem Nebelmeer - Viandante sopra un mare di nebbiaOlio su tela -98,4 x 74,8 cm  - Hamburg, Kunsthalle
Caspar David Friedrich (1774- 1840) - Mann und Frau den Mond betrachtend -Uomo e donna contemplanti la luna - Olio su tela -34 × 44 cm  - Alte Nationalgalerie - Berlin
Friedrich Schlegel
14 lugl. 2010
Esempio 1
Germaine Necker,  baronessa de Staël-Holstein (alle spalle il busto del padre Jacques Necker)
Lucinde 

Prolog
Mit lächelnder Rührung überschaut und eröffnet Petrarca die Sammlung seiner ewigen Romanzen. Höflich und schmeichelnd redet der kluge Boccaz am Eingang und am Schluß seines reichen Buchs zu allen Damen. Und selbst der hohe Cervantes, auch als Greis und in der Agonie noch freundlich und voll von zartem Witz, bekleidet das bunte Schauspiel der lebensvollen Werke mit dem kostbaren Teppich einer Vorrede, die selbst schon ein schönes romantisches Gemälde ist.

Hebt eine herrliche Pflanze aus dem fruchtbaren mütterlichen Boden, und es wird sich manches liebevoll daran hängen, was nur einem Kargen überflüssig scheinen kann.

Aber was soll mein Geist seinem Sohne geben, der gleich ihm so arm an Poesie ist als reich an Liebe?

Nur ein Wort, ein Bild zum Abschiede: Nicht der königliche Adler allein darf das Gekrächz der Raben verachten; auch der Schwan ist stolz, und nimmt es nicht wahr. Ihn kümmert nichts, als daß der Glanz seiner weißen Fittiche rein bleibe. Er sinnt nur darauf, sich an den Schoß der Leda zu schmiegen, ohne ihn zu verletzen; und alles was sterblich ist an ihm, in Gesänge auszuhauchen.




August Wilhelm Schlegel
Prima paginaFili di fumoEnferRecensioniRivistaProfili di autori
ContattaciAtlante Letterario Bacheca pubblicaCompiti

Il presente volume, ponendo l'attenzione sull'etimologia e sull'evoluzione storico-linguistica della parola "romantico", permette di avere una "base filologica". Il breve excursus sul pensiero filosofico del tempo e quello sul legame Romanticismo/settore scientifico fa partire la vera e propria analisi, che evidenzierà la predilezione per la dicotomia luce e oscurità, rimandando al rapporto fra conscio e inconscio. Il dilagare del movimento interesserà, anche, la pittura, che considererà il paesaggio come rappresentazione dell'unità di materia e spirito. 


La Frusta Letteraria - Rivista di critica culturale on line