Vedi anche: Ulysses. Riassunto e commento

... e il profilo di James Joyce


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Le lettere oscene di Joyce a Nora Barnacle
Esempio 1
Le lettere qui pubblicate risalgono all’anno 1909 e furono scritte in occasione del secondo viaggio di Joyce a Dublino. Indirizzate alla sua compagna Nora Barnacle rimasta a Trieste, il loro erotismo scatologico ha a lungo impedito la pubblicazione. Nora ha non soltanto partecipato a questo scambio pornografico ma sembra avere spesso preceduto il marito nell’audacia delle iniziative, principalmente allo scopo di scoraggiare in  lui le pratiche solitarie  come  anche di allontanarlo dalle prostitute. Purtroppo  le lettere di Nora sono scomparse (definitivamente?) dalla circolazione. Per maggiori  informazioni su questa corrispondenza erotica dell’anno 1909 - vero inno all’amore coniugale - e il loro carattere d'illuminazione sull’opera di Joyce, si rinvia  al lavoro di Brenda Maddox, “Nora”.
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« Il 16 giugno 1904 James Joyce vide passeggiare lungo il fiume Liffey, a Dublino, una bella ragazza alta, dritta, rossa di capelli, fiera, come lo sono le ragazze irlandesi. [...] Lui le rivolse la parola e lei...rispose. Due giorni dopo, di sera, andarono in una parte buia del porto, e incominciarono a baciarsi. Ma all'improvviso lei prese l'iniziativa. Lei! Aveva provato un vero "colpo di fulmine" nei riguardi di quel ragazzo appena più grande di lei; se n'era innamorato profondamente, e quella sera fece un gesto che intuì decisivo per i loro rapporti. Gli mise la mano nei pantaloni, e, secondo la biografa di Nora, l'americana Brenda Maddox, lo fece diventare uomo. »

Giorgio Pressburger
"Corriere della Sera"
24 luglio 2003
In 1904, having known each other for only three months, a young woman named Nora Barnacle and a not yet famous writer named James Joyce left Ireland together for Europe -- unwed. So began a deep and complex partnership, and eventually a marriage, which endured for thirty-seven years.
This is the true story of Nora, the woman who, transformed by Joyce's imagination, became Molly Bloom, arguably the most famous female character in twentieth-century literature. It is also the story of Ireland, a social history encapsulated in the vivid recreation of Joyce and his small Irish entourage abroad. Ultimately it is the portrait of a relationship -- of Nora's complicated, committed, and at times shocking relationship with a hardworking, hard drinking genius and with his work.
In NORA: THE REAL LIFE OF MOLLY BLOOM, the award-winning biographer Brenda Maddox has given us a powerful new lens through which to see both James Joyce and the woman who was in turn his inspiration and his salvation.

Cara Nora...Tuo Jim

Mia cara, 
dovrei cominciare col chiederti perdono, forse, per la lettera delirante che ti ho scritto ieri sera. Mentre la scrivevo, la tua lettera era dinanzi a me ed i miei occhi erano 
fissati, come lo sono ora ancora, su una certa parola. C’è qualcosa di osceno e di lubrico nell’aspetto stesso delle parole. La  loro sonorità stessa è simile all’atto in sé, breve, brutale, irresistibile e satanico.
Cara, non ti  offendere per ciò che ti ho scritto. Tu 
mi ringrazi  per il bel nome che ti ho dato. Sì,  cara, 
è un bel  nome: “Il mio bel  fiore selvatico dei campi!” 
Il mio  fiore blu-notte di pioggia!” Vedi che sono ancora un po’ poeta. Ti mando anche un libro molto grazioso in regalo: ed è il regalo di un poeta alla donna che ama. Ma... molto vicino e  nell’intimo di quest’amore spirituale che ho per te, esiste anche un desiderio selvaggio, bestiale, di ogni centimetro del tuo corpo, di ciascuna delle sue parti segrete e  vergognose, di ognuno dei 
suoi odori e dei suoi movimenti. Il mio amore per te mi induce a  pregare lo spirito della Bellezza e dell’Amore eterno  riflesso  nei tuoi occhi, ma anche di rivoltare sotto di me  questo tuo ventre   
così morbido e di scoparti da dietro, come fa un maiale in fregola con la sua   troia,  beandomi delle zaffate di  sudore che salgono  dal  tuo  culo ma anche del  pudore che segnalano  le tue mutande bianche di ragazzina e la tua biancheria intima dispiegata  e della confusione che denunciano  le tue  guance bollenti ed i tuoi  capelli in disordine. 
Mi induce anche, il mio amore,  a scoppiare in singhiozzi  di tenerezza  e d’amore per una sola parola, di tremare d’amore per te che cogli un accordo  o un  ritmo musicale, ma anche  a stendermi  su di te - testa contro piedi,     sentire le tue dita carezzarmi e titillarmi i coglioni   o ficcarmele nel di dietro, e le tue  labbra calde che mi succhiano il bazzucchello, mentre la mia testa è incastrata tra le tue grosse cosce e le mie mani stringono i cuscini rotondi del tuo culo e la mia lingua   ti lecca avidamente la figa  rossa e carnosa. Ti ho insegnato a  lasciarti andare all’ascolto della mia voce che canta  o sussurra al tuo cuore la passione, la pena ed il mistero della vita, e  allo stesso tempo   ti   ho insegnato a farmi segni osceni con le  labbra e la lingua, ad attizzare le mie voglie con sfregamenti e rumori lubrichi, ed anche a compiere in mia presenza l’atto corporale più imbarazzante e più disgustoso. Ti ricordi del giorno in cui hai  sollevato l’orlo della veste e mi hai lasciato stendere sotto di te per osservarti in piena azione? Tu che avevi  vergogna allora di incrociare soltanto il mio sguardo. 
Sei mia,   mia cara, mia! Ti amo. Tutto ciò che ho appena scritto, è frutto di un momento di follia  bestiale.  L’ultima goccia di seme ha appena stillato dentro la tua figa che questa pazzia inizia a placarsi, ed il mio amore sincero per te, l’amore delle mie poesie, l’amore dei miei occhi per i tuoi occhi speciali e tentatori, viene a soffiare sul mio cuore come un vento odoroso.  Il cazzo  è ancora caldo, rigido, tremante  per l’ultima spinta brutale che ti ha inferto, che già si ode un inno leggero salire dai  chiostri bui del mio cuore,   cantare la mia adorazione tenera e pietosa per te. Nora la mia cara fedele, la mia piccola scolara canaglia dagli occhi morbidi, sii la mia puttana, la mia amante, fin quando lo  vorrai (la mia piccola amante che lo sa menare così bene! la mia puttanella da scopare!) sei sempre il mio splendido fiore selvatico dei campi, il mio fiore blu-notte di pioggia. 
Jim. 
 
Mia dolce puttanella Nora 
Ho fatto come mi hai detto, sporca figliola, me lo sono menato due volte leggendo la tua lettera. Vado in sollucchero nel vedere che ami essere fottuta di culo. Sì, ora mi ricordo di quella notte in cui ti ho fottuta così a lungo il popò. Cara, quella è stata la scopata più   memorabile che abbia  mai fatto. Il cazzo è restato piantato in te per ore, fottendoti e rifottendoti   la groppa. Sentivo le tue grosse natiche madide di sudore sotto il mio ventre e vedevo la tua faccia spiritata ed i tuoi occhi folli. Ad ogni colpo di coda che ti davo la tua lingua impudica guizzava fra le tue labbra e se ti davo un colpo molto più forte e profondo del  solito, dei peti molli e  grassi fuoriuscivano crepitando dal deretano.  Avevi un culo  pieno di peti quella notte, amore mio, e te li tiravo  fuori a grappoli fottendoti, quei bei  peti grassi, alcuni  lunghi e  ventosi, altri brevi, allegri e sfrigolanti e poi una gragnuola di minuscoli peti  che si concludeva con una  colata di umori che sgorgava dal tuo buco. È meraviglioso fottere una donna piena di peti e farli uscire ad uno ad uno ad ogni colpo di coda. Credo che riconoscerei  ovunque un peto di Nora. Credo che potrei individuarlo  in una sala piena di donne spetazzanti. È un rumore piuttosto leggero non il peto molle che immagino nelle donne grasse. È improvviso e secco e sporco come quello che una ragazza sfrontata mollerebbe  la notte, per ridere, in un dormitorio.  Spero che Nora continui a mollarmeli, questi bei peti, in faccia,   perché  possa respirarne  il   profumo. 
Dici che quando ritornerò me lo  succhierai e vuoi che io ti lecchi la figa, piccola sporcacciona. Spero che una volta tu mi sorprenda mentre dormo vestito e che   ti avvicini furtiva con la foia di una puttana negli occhi, e mi sbottoni delicatamente bottone dopo bottone la patta dei pantaloni e delicatamente ti impossessi del  grosso mickey del tuo  amante, e che  lo ingoi con la    tua bocca umida e che lo succhi  ancora e  ancora fino a quando diventa più grosso e più duro, e che te lo fai venire in bocca. Anch’io ti sorprenderò addormentata, ti rivolterò  le sottane ed aprirò delicatamente le tue mutande ardenti, quindi mi  stenderò delicatamente accanto a te ed inizierò a leccarti pigramente tutto attorno all’orlo peloso. Tu inizierai a muoverti e ad agitarti quando leccherò le labbra della figa, mia cara. Inizierai a gemere e grugnire e sospirare e scoreggiare di gioia nel   sonno. Allora leccherò sempre più veloce  e ancora più veloce come un cane vorace fino a che il tuo corpo non si torca selvaggiamente e che  la tua figa non  diventi  una massa di bava. 
Buona notte, mia piccola Nora scoreggiona, mio sporco uccellino fottitore. C’è una parola stuzzicante, amore, che hai sottolineato per farmelo menare meglio. Scrivimela  ancora  con dolcezza, e altre più sporche, PIÙ SPORCHE.. 
Jim.

8 dicembre 1909
 44 Fontenoy Street, Dublino.
2 dicembre 1909
 44 Fontenoy Street, Dublino. 

9 dicembre 1909 
44 Fontenoy Street, Dublino. 

Mio dolce, sporco,  uccellino fottitore, 
Eccoti un’altra banconota per comperarti mutande graziose, calze o giarrettiere. Compera mutande da puttana, amore mio, e non trascurare di spruzzarle con qualche profumo delicato e anche di scolorarle  appena un  po’ di dietro. 
Sembri ansiosa di sapere come ho accolto la tua lettera che dici più sconcia della mia. Come, più sconcia  della mia, amore mio? Sì, è più sconcia in un passo o due. Penso al passo dove dici ciò che farai con la lingua (non penso al fatto che lo succhierai) ma soprattutto a quella parola stuzzicante che scrivi a lettere maiuscole e che sottolinei, piccola sporcacciona. Gli è che una tale parola (insieme alle altre due o tre che non hai scritto) eccita di per sé  udirla  sulle labbra di una ragazza. Ma spero che tu parli di te e non di me. Scrivimi una   lettera lunghissima, piena di queste e di altre cose; di te scrivimi, mia cara. Tu sai come farmelo rizzare. Dimmi  le più menome cose di  te,  purché  siano oscene e intime e  zozze. Non scrivere null’altro. Che ogni frase sia piena di suoni e di parole sporche. Sono tutte   stuzzicanti da sentire e  da vedere sulla carta, e le più sporche sono le più belle. 
Le   due parti del tuo corpo che fanno le cose sporche sono per me le più eccitanti. Preferisco il tuo culo, amore mio, alle tue tette perché fa una cosa così  sporca. Adoro la tua figa non tanto perché è la parte che scopo ma  perché fa un’altra cosa sporca. Potrei restare coricato a far nient’altro tutto il giorno che  rileggere la parola divina che hai scritto e la cosa che hai detto che   faresti con la lingua. Vorrei poter  udire dalle tue labbra farfugliare queste parole oscene che eccitano divinamente, vedere la tua bocca fare suoni e rumori osceni, sentire il tuo corpo torcersi sotto di me, udire  e gustare le grasse e sporche scoreggine che fuoriescono pop pop dal tuo grazioso culettino  nudo  e fottere fottere fottere fottere all’infinito la figa  del mio dolce, sporco, uccellino fottitore . 
Sono felice ora, perché la mia piccola puttana mi dice che vuole che glielo pesti nel  culo e   vuole che la fotta in bocca e   vuole sbottonarmi la patta  ed estrarre il mio mickey e succhiarlo come un capezzolo.  Più di una cosa sporca vuole farmi  la mia piccola fottitrice nuda, la mia spudorata segaiola che si sditalina, la mia piccola morbida scoreggiona. 
Buona notte,  piccola fighetta; mi coricherò e me lo menerò fino a che non ce ne sarà più.   Scrivimi cose sempre più sporche, amore. Titillati  il  bottoncino  mentre scrivi, così che te ne vengano di più sconce.  Scrivi le parole sporche a stampatello  e sottolineale e baciale e tienile un po’  pressate contro la tua figa morbida e  bollente, amore, e tirati su la gonna un momento e sfregale contro il tuo culetto scoreggione. Fai di più se vuoi e mandami allora la lettera, mio dolce, sporco,  uccellino fottitore dal culo scuro. 
Jim.


(© LaFrusta. Traduzione a cura di A.S. della redazione de "LaFrusta". Riproduzione riservata. Vietato il deep link. Copia originale depositata in corso particolare)
dal 1 settembre 2003
Nora Barnacle e James Joyce