Esempio 1
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Fabiano Alborghetti    L'opposta riva
     


L'opposta Riva è una raccolta composta come una Spoon River dei vivi.

Le voci sono quelle dei Clandestini di stanza in Italia che ho contattato e con cui ho vissuto per diverso tempo a cavallo tra il 2001 e il 2004. Li ho incontrati nei pressi dei  C.P.T. (campi di permanenza temporanea), in Questura, nei ghetti etnici dove vivono ricreando comunità indipendenti per luogo e per spazio, nelle strade.

Emerge dalla composizione dei quadri raccolti cosa è l'essere un Clandestino in Italia, il travaglio del viaggio dal paese dorigine (area Balcanica, Albania, nazioni dellAfrica centrale squassate da guerre e fame di cui si sono perse le origini ma anche paesi più pacifici, segnati solo dalla povertà e dai quali la fuga è necessaria per andare altrove, guadagnare ed inviare denaro in seno alle famiglie che spesso hanno solo quell'introito come sostentamento).

Nelle tre sezioni della raccolta vengono tracciate le mappe del come e del perché accade il viaggio sino allItalia, del come e dove vivono una volta giunti nel nostro paese, delle relazioni che governano linteragire tra noi e loro, delle pratiche burocratiche, dello svolgere la vita secondo le minuscole regole comprese tra mattina e sera.
Ogni pagina racchiude una voce, un episodio, tutte insieme danno la misura dellaccaduto e dellaccadere. 
È un popolo in ombra anche se pienamente visibile, che qui trova una voce (un'altra voce direi piuttosto) per dire dellistinto e della forza che sorregge quando tutto viene sottratto - anche la terra su cui posare il corpo -  terra spetta, che viene ricavata di nascosto negli angoli della nostra cecità e che viene protetta col silenzio, con la speranza.

Fabiano Alborghetti





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La materia cui Alborghetti ha messo mano con questa sua opera di poesia, di particolare intensità e singolarità [...] Riguarda infatti gli esclusi, gli emarginati, i fuggitivi, i sans papier, [...]. Problema spinoso del nostro tempo, [...].
Alborghetti ha voluto avvicinarlo e approfondirlo non da osservatore neutrale, ma facendosi come uno di loro, [...]
La forma, lo stile che ne caratterizzano la qualità (della poesia), stanno in un linguaggio chiaro, diretto, a volte anche teso, che non concede niente alla retorica e fa segnare al percorso espressivo di Alborghetti, infine alla sua poesia, un momento importante di raggiunta e compiuta maturità.

dalla prefazione di Giampiero Neri

dal 31 marzo 2006
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dalla sezione
L'opposta riva


Partiva a caso certe volte con la nostalgia 
per un luogo dove non era mai stato veramente
apriva le parole stilando particolari minimi: così incontenuto 
 
spandeva il ricordo elencato tra l'andare e il ritorno 
consumando senza scissione. Questa è la vita del transfuga 
diceva: senza un luogo preciso cui appartenere
 
e troppo dentro gli occhi su cui fermare.
 







                 
       dalla sezione

        Mentre cambia il tempo, la nube o il secolo che sia

E dove altro credi possibile la mia presenza
se anche la mia terra è contro? Non rimane niente altro 
che la cancellazione ripeteva un dirsi presenti 
 
anche senza il luogo. Adesso conta diceva 
fai la somma dei rimasti. Sottratti gli urti i lampi 
i sacchi senza nome o le cataste di arti e bocche  colme 
 
di vuoto avrai la misura del rimanere, l'innominata ampiezza.
 
 

Fabiano Alborghetti nasce il 13 luglio 1970 a Milano. Vive a Sesto San Giovanni (Mi). Con LietoColle ha pubblicato Verso Buda che ha raccolto numerosi consensi di pubblico, critica e si è distinto in diversi premi letterali.
Numerosi testi sono stati pubblicati su riviste e antologie. È drammaturgo teatrale. Collabora con il gruppo rock BandaPutiferio (www.putiferio.it) e con il laboratorio di scrittura al Carcere di Opera (Mi).

Questo è il suo secondo libro (alla seconda ristampa in due settimane)



dalla sezione
Il presente che ci resta



Come evasi senza ragion veduta, in fila
lungo la sorte sino alle montagne: sottrarsi
alla propria terra per la sola carne riassumeva il motivo
 
il convoglio, senza custode ognuno
che non l'occhio indietro a dilavare la strada fatta.
La sola parola ripetersi scandiva l'insieme unendo
 
dalla perdita presente alla trama a venire, noi siamo dove?