Esempio 1
Esempio 1

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Laura Piovesan    La città immaginata
   
Vincitore concorso Opera Prima 2005
             
Nata nel 1978, Piovesan già dispone di una lingua chiara, che nulla concede alla retorica. Gli affetti, gli amori, ma anche la città e le «dissonanze» che coinvolgono la dimensione intima (e sociale), sono scolpite con lucido stupore, talvolta con esattezza commossa. Cosi per esempio in ‘A fine giornata’ o in quegli sguardi tra la pelle e il tempo, dove   l’ ‘altro’ viene destrutturato con grande semplicita’  da quella inerzia che e’ il luogo comune.[...] [...]Il desiderio è quello di una parola che sappia ricucire lo strappo, dal sé, dall’altro, da un mondo in cui non sempre ci si può riconoscere.
dalla prefazione di Mary B. Tolusso





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La citta’ immaginata nasce dall’ idea di  ricercare un nesso  tra poesia e quotidiano. La raccolta si basa su momenti colti dal quotidiano vivere di persone comuni e tradotti in poesia.

L.P.

dal 25 agosto 2006
*
Tagli le verdure a cubetti regolari,
e le disponi per colore,
quasi avesse la priorità sul tempo di cottura.
Per te il bello è sempre stato più importante.
Mangiamo verdure croccanti e mi spieghi
la posizione da mantenere nella danza, mentre io
penso alla posizione da mantenere nella vita,
poi apri le braccia e mi trascini in una acrobazia.
Chissà se lo sai, il campanello che suona
sta incorniciando il nostro ultimo ricordo.


*
A fine giornata
scendevano le scale in branco,
"Siamo cigolanti come treni vecchi".
Diceva la cameriera
toccandosi il ginocchio
dopo una mattina carponi
a strofinare lo straccio.
"Ma non sono brutta
e neppure stupida,
infondo ci ho un po' di tutto,
e sto bene"

*
Te le ricordi ancora
le croccanti passeggiate
tra le foglie gialle e rosse,
l'odore del sottobosco,
la merenda di metà mattina
col cioccolato nero e il pane
del forno a legna
sedute sulle pietre del ristoro?

Te ne sei andata così,
fiore di pesco in volo.
Quotidiano rito, ignorato dai più
sono un milione, o forse più
a farsi strappare.

*
Mi hanno detto che prima o poi passa.
Laura, ma quando passa?
Le braccia tese, i pugni chiusi
a stringere la coperta
che non copre mai abbastanza

*
Poi dopo,
solo il silenzio isolante
che segna
il passo del cuore.
La paura, in fondo e’ degli attimi
che precedono l’evento.
Non nella battaglia, o prima
nella fantasia.












Affollato transito d'anime
in questa casa, transito
di visioni,
di dialoghi che col tempo
accrescono la confidenza
E giochi, progetti e creazioni.
Siamo uniti nel gusto
e nella necessità di sognare, dicevo.
Transito di parole,
fraintese o comprese
in un errata o fortunata
contingenza di destini.
E le strade si smistano.
Soggettività di ragioni.




Laura Piovesan e’ nata  a Treviso il 17 gennaio 1978, scrive poesie e poesie in collage per passione . Vive in Inghilterra dove partecipa attivamente a reading sia in Italiano che in Inglese.
Recensita da Maurizio Cucchi sul settimanale Specchio è vincitrice del concorso Opera Prima indetto da Lietocolle: ‘La citta’ immaginata’ e’ la sua Opera Prima.

*
Mi prendi sempre in giro tu,
per come parlo,
del fatto che prego.
Credi sia facile
abituarsi all'ignoto.
Da noi ci si conosce di fatto:
la famiglia, la casa
e tutto quanto.
I malandrini si sa
se ne stanno alla larga.
Tutto è protetto
da una conoscenza di generazioni.
Non come qui, negli alveari di città,
dove il vicino è uno sconosciuto,
un contratto a termine.

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