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IL DIO DI BORGES
di Antonio Crivotti



Nell’ultima delle sue brillanti Cronachette (Sellerio 1985) dedicata a Borges, Leonardo Sciascia richiama la propria definizione dello scrittore come teologo ateo ("Corriere della Sera", 30 settembre 1979), e della “teologia” di Borges delinea brevemente alcuni suggestivi aspetti notandovi, tra l’altro,  un’indubbia affinità spinoziana. A questa interpretazione di Sciascia se ne può accostare una (tra tante altre) che non la contraddice ma forse la integra mettendo in risalto, in chiave meno poetica ma più (e sempre borgesianamente) evoluzionistica, la sostanziale spinoziana equiparazione di Dio con la Natura
    In questa interpretazione, il Dio di Borges agisce tramite il “Destino forte e stupido come un cammello cieco”. L’immagine del “cammello cieco” è del poeta arabo preislamico Zuhair (sesto secolo); gli epiteti che ne precisano il senso sono di Borges ( J.L. Borges, Tutte le opere vol. 1 pag. 844, Mondadori 1984). I Suoi strumenti  sono  i fenomeni, con le loro leggi fondamentalmente mosse dal caso. Ha creato noi e il mondo come lo percepiamo, ha creato cose stupefacenti come la nostra  capacità di percepire e di essere stupefatti, l’intelligenza, la sensibilità. E anche  le rondini, i vermi, le api e il miele, le zanzare e la malaria, i delfini, gli squali, il genere umano, il desiderio, l’odio, la paura, la gioia, l’infamia,  Pompei, Venezia, New York, le catastrofi, l’arte, il terrorismo, l’Inquisizione, la schiavitù, le guerre, i lager, i jet, Internet, e uomini come Cristo, Hitler, Napoleone, Leonardo,  Mozart, Pasteur, Einstein, Gandhi, Bin Laden, e Darwin che meglio di tutti ci ha aiutati a capire il Suo procedere nel costruire e nel distruggere. Un Dio di illimitate potenzialità, che non può essere giudicato a causa della Sua incapacità di intendere e di volere.  Inutile pregarlo perché, oltre che cieco, è anche sordo: può aver senso al più sperare, nella misura in cui questa disposizione può orientare il nostro anelito ad influenzare, come in rari casi è possibile, l’evoluzione della piccola porzione di mondo che percepiamo.
    Così come la Biblioteca di Babele di Borges (Ibidem pp  680-689)  contiene tutti i libri possibili, compresi quelli che nessuno ha mai scritto, nei quali si trovano tutte le possibili disposizioni -generalmente prive di senso- di caratteri, punti, virgole e spazi, la potenzialità creatrice di questo “Dio di Borges” comprende tutte le Storie naturali e umane che avrebbero potuto realizzarsi se le immumerevoli scelte  del caso fossero state diverse da quelle effettive. E nel futuro si verificherà uno solo, nessuno può sapere quale, degli innumerevoli futuri che partendo dalla situazione attuale si potrebbero dispiegare in questo universo per lo più incontrollabile ed imprevedibile. Sì, con buona pace di Einstein (e dello stesso Borges!) questo “Dio di Borges” gioca a dadi eccome, a tutti i livelli, pochi ancora ne dubitano. Borges chiama “Universo” la sua Biblioteca di Babele, ma si tratta dell’universo delle possibilità: l’universo reale è solo uno dei suoi libri, che il Destino  continua a scrivere scegliendone alla cieca  caratteri, spazi,  punti e virgole, fino a comporre un testo che eccezionalmente, a tratti,  ha un ordine e un senso. Tutti gli altri libri sono possibilità mancate.

Antonio Crivotti






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dal 13 sett. 2009
Jorge Luis Borges
Manifestando appieno la sua vocazione di scrittore-detective, Sciascia ci consegna con "Cronachette" una teoria di microritratti memorabili, dal primo Seicento al nostro secolo. Si tratta quasi sempre di figure misconosciute e dimenticate: così è per Don Alonso Giron, contemporaneo di Tasso che uccise "a quattro mani" un adolescente e che, scovato e giustiziato, fu protagonista di un funerale simile a un dipinto di Zurbaran; così è per Don Mariano Crescimanno, benedettino che intorno al 1735, a Modica, fu a capo di una "puzzolente e carnale eresia" e quindi costretto in segrete fra le cui mura urlava giorno e notte; o Don Giuseppe Buttà, testimone dell'impresa dei Mille, avversatore di Garibaldi, ridotto a "piccolo uomo incerto".
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