Nelle avversità dei nostri migliori amici,
troviamo spesso qualcosa che non ci dispiace.
La Rochefoucauld
Nel suo contributo all’opera Seven deadly sins, Angus Wilson osserva che a differenza degli altri vizi capitali, l’invidia non reca alcuna soddisfazione, gioia o piacere [1]. Le sole emozioni che provano gli invidiosi sono l’odio, l’amarezza, la sofferenza. Tuttavia succede che l’invidia riservi agli invidiosi qualche gratificazione. « L’invidia può comportare un certo piacere quando vede il suo oggetto colpito da un accidente » :
Envy that does with misery reside,
The joy and the revenge of ruin’d pride [2]
Wilson ha dimenticato la schadenfreude.
Schadenfeude è un termine tedesco, senza equivalente in italiano. Significa: la gioia che si prova alla vista di disgrazie o pene altrui. (Shaden= danno; freude=gioia)
Il termine è passato in inglese [3]. L’Oxford Dictionnary of English lo segnala nel 1852 sotto la penna dell’arcivescovo Trench, che deplora che un tale termine possa esistere in una lingua -- “for the existence of the word bears testimony to the existence of the thing” [4]. La lingua inglese disponeva tuttavia di un sinonimo con « epicaricacy », dal greco epicharikaky (da epichareia : 'gioia' e 'kakos' 'male, cattivo). Ma il termine ebbe scarsa circolazione, lo si trova solo nell’ Universal Etymological English Dictionary di Nathan Bailey (1721) che lo definisce così : "A Joy at the Misfortunes of others" [5].
A dispetto di questa etimologia non commendevole, la schadenfreude non è una gioia intrinsicamente « malvagia ».
Prova ne è che si può provare della schadenfreude in assenza di invidia o di cattiveria.
È il caso in cui la schadenfreude nasce dal sentimento che, in qualche modo, « giustizia è fatta ». Così ci dice Tommaso d’Acquino, « i santi si rallegreranno che i malvagi siano puniti, poiché essi vedranno in ciò l’ordine e la giustizia divina e la propria liberazione, e ciò li riempirà di gioia » [6].
Allo stesso modo in cui ci indigniamo per il fatto che la ruota della fortuna ricompensi delle persone, che a nostro avviso non lo meritano, allora proviamo una schadenfreude quando gli stessi subiscono un rovescio di fortuna. Dal nostro punto di vista ciò ristabilisce in qualche modo il bilanciamento naturale dei meriti e delle ricompense. Il mondo ci appare allora meno ingiusto
Lo storico Peter Gay racconta nella sua autobiografia « My German question » la gioia che provò quando suo padre assisté alla sconfitta della squadra femminile tedesca nella staffetta ai Giochi olimpici di Berlino. Era il 1936, la sua famiglia si chiamava ancora Fröhlich ; erano ebrei, e si apprestavano ad emigrare negli Stati Uniti :
As long as I live I shall hear my father’s voice as he leaped to his feet, one of the first to see what has happened : Die Mädchen haben den Stab verloren ! he shouted, -- The girls have dropped the baton ! As Helen Stevens loped to the tape to give the Americans yet another gold medal, the unbeatable model of nazi womanhood cried their German hearts out. A number of years ago, in a brief reminiscence, I wrote that seeing this calamity “remains one of the great moments of my life. [7]
Le Olimpiadi di Berlino avevano fino ad allora celebrato il nazismo. La vittoria della squadra americana metteva un termine alla invincibilità tedesca. Così la gioia del giovane Peter Gay proviene dal fatto che il bene trionfa finalmente sul male
Lungi dall’essere una disposizione generale a provare gioia alla vista del male altrui, la schadenfreude poggia sua una certa idea di ciò che è giusto. Così, si proverà una schadenfreude quando al mercatino ci rifilano delle fregature e il venditore viene arrestato dalla guardia municipale (caso tutto francese, perché in Italia stiamo ancora aspettando una occasione simile di schadenfreude!). Non certo se gli capita una tragedia. C’è una questione di misura in questa sorta di ricompensa tutta interiore. La schadenfreude s’accompagna all’idea che egli abbia avuto ciò che meritava. Non chiede di più.
Note
[1] "All the seven deadly sins are self destroying, morbid appetites, but in their early stages at least, lust and gluttony, avarice and sloth know some gratification, while anger and pride have power, even though that power eventually destroys itself. Envy is impotent, numbed with fear, never ceasing in its appetite, and it knows no gratification, but endless self torment. It has the ugliness of a trapped rat, which gnaws its own foot in an effort to escape". Angus Wilson et al., Seven deadly sins, Beaufort Books, 1976
.
[2] Encyclopédie anglaise de la religion et de l’éthique (1912) citato da Helmut Schoeck, L’Envie, Belles-Lettres ; i versi sono di Dryden.
[3] "Malicious enjoyment of another’s misfortune" (shorter Oxford English Dictionnary)
[4] Citato in John Portmann, When bad things happen to other people, Routledge 1999.
[5] Fonte : dizionario in linea del sito « worthless word for the day ».
[6] Summa teologica, Supplementi. Art. 1 et 3.
[7] Citato in Portmann, op. cit.