Le Seirenes nacquero belle, ma la loro attrattiva esteriore fu il prezzo delle ali di cui avevano bisogno per seguire l’amica Persefone, rapita da Ade. Laddove il mito greco, in una evoluzione della sua morfologia che parte dall’aspetto delle arpie, si è concentrato sulle “diavolerie” che questa sorta di divinità femminile può aver compiuto, la fiaba di Andersen ha impresso sul concetto di “abisso” un simbolismo altrettanto fervido e attivo, ma decisamente più romantico e più vicino alla realtà delle donne. Quello che sfugge ai piccoli destinatari di questa fiaba, infatti, è che la femminilità della Sirenetta è tutta differente da quella delle altre “principesse”: è una femminilità scontata, che di fatto non ha altre prove che le sembianze mature del busto e l’entità espressiva e intensa dei suoi sentimenti. È  questo il segreto più importante che Andersen ha scelto per i fondali marini nei quali la sua bellissima protagonista vive; è il segreto della purezza, della passione, ma anche della sofferenza e della profonda coscienza (tanto per riprendere un altro punto voluto dalla tradizione storica), ma si parlerà in maniera più opportuna, in questo brano, della coscienza di sé. La Sirenetta è innamorata di un uomo. Con la forza di questo sentimento, essa trasgredisce e si porta vicina alla distruzione; l’amore è per lei rischio, dilemma, abbandono, conflitto e lacerazione che la spinge a rinunciare a quanto ha di più caro e prezioso per assumere una conformazione privativa, infelice, che però può consentirle di trascorrere al fianco dell’uomo che ama quel vago miraggio che precede la sua morte.
Prima che la scuola disneyana calasse la storia  in una sequela di correttivi dall’effetto edulcorante, la fiaba della Sirenetta custodiva indubbiamente tutte le caratteristiche della sua leggenda, trasfigurate però sia nell’aspetto macabro che in quello sublime.
Si immaginava perciò una creatura di uno splendore inestimabile, nascosto come il più misterioso dei tesori, come un cuore sepolto tra perle e coralli: ma non si immaginava la ricchezza maggiore di questo mistero, e cioè che non a caso una creatura così diversa dal mondo cui ambisce ha bisogno di un abisso per vivere.























Le principesse note e ricorrenti nel resto della letteratura infantile regnano in un contesto ben più epidermico: sono amate, riamate, in forza di doni naturali che prima o poi trionfano e si compiono nel bacio finale. La Sirenetta assapora nella natura la sua benedizione e la sua maledizione, il prodigio e la sventura, e questo paradosso è del tutto estraneo ai marinai, ed è del tutto estraneo alle donne che non conoscono il suo dolore.
La firma di Marguerite Yourcenar (operina ispirata alla fiaba e oggi nella raccolta di Bompiani, M.Yourcenar, Tutto il teatro), restituisce a questo testo altri spunti di memoria ellenica, perché le confessioni della piccola sirena sono, attraverso la sua sensibilità, il ristagno agrodolce di Saffo, la fantasia di Eco e Narciso. Ma non manca di colpire, l’adattamento teatrale della scrittrice francese, per l’incanto che traccia sui pensieri dedicati a lui e all’immaginazione riguardo ai gesti più elementari della dimensione umana, che è forse mistica, agli occhi di una fanciulla innamorata.  È lo stupore della superficie, del contatto con le leggi più gratuite del terreno (“Cos’è il fuoco e perché brucia?”, canta la sirenetta americana dai capelli vermigli) che solo due cose possono rendere magico: l’infanzia e l’amore.
Risolleva appena la figura femminile, il dramma



Simonetta Caminiti

Esempio 1
dal 27 agosto 2006

Ad occhi aperti. Conversazioni con Matthieu Galey, Yourcenar Marguerite; Galey Matthieu Ordina da iBS Italia

"Quando si varca la soglia di 'Petite-Plaisance', sotto la veranda da cui pendono spighe di granturco, simbolo locale di prosperità, si ha la sensazione di penetrare direttamente in un luogo dove l'aria è diversa. Lo sguardo di Marguerite Yourcenar si posa sul visitatore, lo valuta, lo giudica, lontano e al tempo stesso gentile, con una vaga sfumatura di ironia. Poi, comincia a parlare, con la sicurezza di chi crede in ciò che dice... Così scrive Matthieu Galey nella presentazione di "Ad occhi aperti", il testo in cui nel 1980 ha raccolto una serie di colloqui con la scrittrice.
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Le Sirene, dalle conchiglie greche alle statue danesi


di Simonetta Caminiti
Tra gli omaggi che la fantasia umana ha reso, nei millenni, all’emisfero femminile, non c’è una metafora controversa e perfetta come quella della Sirena. Essa è emblema di una sensualità inafferrabile, è esortazione artistica, è scrigno di desideri che suscita in quanti hanno il privilegio di scorgere per un solo istante le sue fattezze e di ascoltare la sua incantevole voce; ma è anche scrigno dei suoi misteriosi desideri, che è eternamente costretta a celare nel profondo della sua identità. L’estasi ispirata da una sirena è per definizione un’estasi incompleta, che non può congiungere il carnale e il metafisico per una beffa voluta dalla natura, ma è proprio per questa ragione l’estasi più elevata e primitiva che si possa conoscere: la sirena è la ninfa che fluttua inosservata tra le vitree profondità degli Oceani; è meraviglia… ma è anche un mostro.

della Sirenetta, facendosi depositaria di un sentimento che più profondo non si può, anziché della “calamità tentacolare” che per millenni è stata la sua stessa aura.

Andersen. Tutte le fiabe, Andersen H. Christian Ordina da iBS Italia

Herbert James Draper (1863 – 1920) - Ulysses and the Sirens - Oil on Canvas Kingston-Upon-Hull, Ferens Art Gallery
John William Waterhouse ( 1849 – 1917) - The Siren- Sotheby's Collection
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