<<<Torna all'Indice "Fili di fumo"
 

Dopo che l’esagitato ministro Brunetta ha berciato di “sinistra elitaria” e golpista, se non sbaglio in quel di Cortina d’Ampezzo, tutti abbiamo deprecato le scomposte uscite del ministro. Allo stesso tempo, chi ha seguito la politica italiana degli ultimi quindici anni è abituato a questo tipo di polemiche; sa che il berlusconismo è spiegabile anche come autoaffidamento di una parte consistente del popolo italiano nelle mani di un leader carismatico dal profilo di “uomo comune”, a fronte della mutazione antropologica che nel frattempo subivano le forze del movimento operaio; e dunque sa che nelle continue accuse di “elitarismo” rivolte da Berlusconi o dalla Lega Nord al centro-sinistra c’è qualcosa di più che un fondo di verità. Sono cose vecchie e arcinote, appunto, eppure sembra che il copione debba ripetersi ineluttabile: da un lato un centro-sinistra totalmente schiacciato sull’agenda liberista e su una visione sempre più tecnocratica della politica; dall’altro una destra che guadagna consensi in ampi strati delle classi popolari millantando una maggiore vicinanza alla “piccola gente”.

Vediamo, per esempio, solo pochi giorni prima delle sparate di Brunetta, come “Affari & Finanza”, l’inserto economico della “Repubblica”, commentava la «campagna d’autunno» di Berlusconi e Tremonti in vista del prossimo rinnovo del patto di sindacato di Mediobanca (e cambiamento della direzione delle Generali). Essi paventerebbero il costituirsi di una vasta alleanza trasversale di poteri forti (Unicredit-Capitalia, Intesa-San Paolo, Eni, Generali) per fare quadrato intorno al governatore della Banca d’Italia Draghi. Sullo sfondo, chiaramente, i movimenti che si odono in diversi ambienti (confindustriali, parlamentari, curiali…) per “superare” l’egoico (e un po’ suonato) Grande Leader e per sostituirlo – si vocifera – proprio con il Governatore della Banca d’Italia.
Ebbene, nell’articolo di fondo [Silvio, Giulio e la congiura dei Diversi, “Affari & Finanza” / “la Repubblica”, 14 settembre 2009, p. 1] Massimo Giannini, firma di punta e vice-direttore di “Repubblica”, accusa Berlusconi di rispolverare la «cara vecchia congiura» e di agitare lo spettro dei «soliti, sedicenti ma onnipresenti Poteri Forti»… Quindi – si potrebbe pensare – per il candido Giannini i poteri forti economico-finanziari non esistono, sono cioè solo l’effetto della retorica populista del premier (e di chiunque altro li voglia evocare anche se per tutt’altri motivi), mentre la democrazia italiana sarebbe un elegante ed impeccabile consesso turbato solo dall’anomalia berlusconiana. Ma a guardare meglio si capisce che non è così: Giannini non ignora che i poteri forti esistono. Il fatto è che gli piacciono! E invoca da loro la salvezza! Continuiamo a leggere l’articolo: «Siamo alla crisi di rigetto. Dopo averlo assorbito un anno e mezzo fa con la sua resistibile ascesa, il berlusconismo sembra ora tornato alla sua irriducibile vocazione populista. Ed espunge da se stesso l’establishment, come un corpo che gli è estraneo per cultura e per destino. Nel rapporto unidimensionale tra il principe e la massa non c’era spazio per le elites, che nell’ottica del potere totalitario e totalizzante rappresentano sempre e comunque l’“altro da sé”, e dunque il nemico».
Saremmo dunque al razzismo contro il grande capitale, niente meno! Roba da tremare: Passera, Profumo o Scaroni minacciati dalle squadracce valtellinesi di Tremonti e Calderoli, inseguiti da bande di escort berlusconiane armate di mazze chiodate!
Per fortuna che Giannini alla fine ci rassicura e ci indica una via d’uscita: «Imprenditori e banchieri hanno vissuto molto di sussidi, e praticato poco l’accountability [troppo plebeo dire “responsabilità”? –  NdR]. Oggi hanno una formidabile occasione di riscatto. Vengano allo scoperto. Per difendersi dagli attacchi della politica. E per proporre, se ce l’hanno, un’idea diversa dell’economia, della società, dell’Italia».
E non è finita. Passano quindici giorni e Giannini elogia la resistenza capitalistico-finanziaria al premier, questa volta dalla prima pagina della “Repubblica” [L’élite che resiste, “la Repubblica”, 1° ottobre 2009, p. 1 e 37]. Commentando la scelta di Unicredit e Intesa-San Paolo di non sottoscrivere i cosiddetti “Tremonti-bond” e la conseguente polemica di Tremonti, scrive: «È confortante vedere che, di fronte alla fragorosa e vergognosa campagna del centro-destra contro le “élite”, c’è un pezzo di establishment che resiste. Non si piega né al potere dominante, né al conformismo dilagante.»

Un appello molto chiaro, quello di “Repubblica” (e con essa di una parte consistente dell’opposizione): Poteri Forti di tutta Italia (Europa?), mollate il Grande Dittatore Sessuomane e gettatevi tra le braccia del ben più morigerato Pd; lasciate quella indegna accozzaglia di zotici e affidatevi alla sinistra “responsabile” che già tante cose buone in passato ha fatto per voi (senza chiedere in cambio quasi niente, tranne qualche inoffensiva authority)! È dal 1994 che il centro-sinistra italiano suona questa grancassa di fronte alla marea montante del berlusconismo e delle nuove destre. E il risultato qual è? Quindici anni di predominio di fatto del Cavaliere sulla politica e sulla cultura di questo martoriato paese… Quasi un ventennio (che sarà compiuto alla fine di questa legislatura) come suggerisce un libro recente, non privo di spunti interessanti, intitolato Lo Statista. Il Ventennio berlusconiano tra fascismo e populismo (Milano, Baldini Castoldi Dalai, 2008). L’autore? Massimo Giannini.

Toni Muzzioli

Il fascino discreto dei poteri forti   di Toni Muzzioli

dal 9 maott 2009
Il libro di M.Giannini
Le ultime cinque legislature saranno ricordate come il Ventennio berlusconiano: Silvio Berlusconi è infatti riuscito, sia da capo del governo che da leader dell'opposizione, a dettare la propria agenda di priorità. A questo atteggiamento la sinistra non ha saputo far altro che opporre delle risposte ondivaghe: a volte attraverso un antiberlusconismo intransigente, gridando al "regime", e giudicando Berlusconi un "politicante" inadeguato a guidare il Paese; altre volte offrendo un'ambigua disponibilità a creare insieme regole condivise ma uscendone sempre sconfitta. Questi comportamenti si sono rivelati inadeguati dopo la vittoria elettorale del Popolo della libertà alle elezioni del 13 aprile 2008. Da quel momento si è aperta una nuova stagione: Berlusconi ha costruito un blocco elettorale solidissimo. In questo saggio, Giannini analizza il fenomeno Berlusconi secondo una metodologia nuova: rileva i tratti di originalità rispetto al passato del nuovo governo berlusconiano e dimostra come l'idea di una comunanza di modi tra il regime fascista e quello berlusconiano non sia per nulla peregrina, ma abbia delle solide basi. Infine si rivolge anche alla sinistra, e in particolare al Partito democratico, invitandolo a riflettere seriamente sulla sconfitta elettorale e a ricominciare da capo, perché Berlusconi si può battere solo se lo si comprende davvero, senza banalizzare lui e l'elettorato che rappresenta e allo stesso tempo sapendo rinnovare se stessi.
<<<Torna all'Indice "Fili di fumo"
Esempio 1
  Massimo Giannini - Lo Statista. Il Ventennio berlusconiano tra fascismo e populismo Milano, Baldini Castoldi Dalai, 2008