Wisława Szymborska
Poetessa e saggista polacca  Kórnik 1923 - Cracovia, 2012
 
Wisława Szymborska, grande poetessa e saggista polacca, nacque a Kórnik nel 1923. 
La seconda guerra mondiale segnò la vita della giovane Wisława che fu costretta a studiare e conseguire clandestinamente il diploma nel 1941.
Nel 1943 iniziò a lavorare presso le ferrovie, riuscendo così a salvarsi dalla deportazione in Germania, periodo in cui iniziò la sua carriera artistica e si dedicò all’illustrazione di un libro scritto in lingua inglese. In questo periodo inoltre, cominciò a scrivere storie e, saltuariamente, poesie.
Nel 1945 si iscrisse alla facoltà di letteratura presso l’università Jagellonica, passando a successivamente a quella di sociologia che abbandonò dopo soli tre anni, per motivi economici. La conoscenza col grande saggista e poeta Czeslaw Milosz, Premio Nobel per la letteratura nel 1980, le permise di entrare nel mondo della vita culturale di Varsavia.
La poetessa si sposò due volte: la prima con Adam Włodek, dal quale divorziò nel 1954, la seconda con lo scrittore e poeta Kornel Filipowicz, che scomparve nel 1990.
La sua prima poesia, Szukam słowa (Cerco una parola), fu pubblicata nel 1945 sul quotidiano «Dziennik Polski». Le altre sue poesie furono diffuse su giornali e periodici vari. La prima raccolta poetica Dlatego żyjemy (Per questo viviamo) apparve molto più tardi, nel 1952. Negli anni Quaranta infatti, la pubblicazione del suo primo volume di poesie venne censurato per motivi ideologici perché non conforme ai “requisiti socialisti” ed apparve solo più tardi, dopo l’accostamento ai canoni del realismo socialista, contenenti titoli come Lenin oppure Młodzieży budującej Nową Hutę (Per i giovani che costruiscono Nowa Huta).
Nel 1954, fu pubblicata la seconda raccolta dal titolo Pytania zadawane sobie (Domande poste a me stessa). Tra il 1953 e il 1966, la poetessa lavorò come redattrice del settimanale letterario di Cracovia «Życie Literackie» («Vita letteraria»), al quale collaborò fino al 1981.  In esso apparvero saggi come Lektury nadobowiązkowe (Letture facoltative), pubblicate a più riprese.
Nel 1957, Wisława contribuì al giornale “Kultura”, influente giornale degli emigranti polacchi a Parigi.
La terza raccolta poetica, Wołanie do Yeti (Appello allo Yeti) del 1957, sancì il successo della scrittrice. Negli anni Ottanta, la poetessa collaborò al mensile di Cracovia, “Pismo”, al periodico samizdat “Arka”, con lo pseudonimo “Stanczykówna”, e “Kultura”. Fu notevole inoltre, il suo impegno nel sindacato clandestino Solidarność.
Nel 1993 pubblicò varie recensioni sul supplemento letterario di “Gazeta Wyborcza”, importante quotidiano polacco. Nel 1996, fu insignita del Premio Nobel per la letteratura. La sua ultima raccolta poetica Dwukropek (Due punti), riscosse un gran successo in Polonia. Wisława Szymborska scomparve nel 2012 nella sua casa a Cracovia.
Szymborska prediligeva l’uso del verso libero nelle sue poesie, contraddistinte da una grande semplicità ed elementi retorici quali l’ironia, la contraddizione ed il paradosso. Le sue poesie sembrano essere piccoli quadri della società e delle sue mille contraddizioni esistenziali, sempre di grande attualità.


C’è chi 

C’è chi meglio degli altri realizza la sua vita.
È tutto in ordine dentro e attorno a lui.
Per ogni cosa ha metodi e risposte.
È lesto a indovinare il chi il come il dove
e a quale scopo.
Appone il timbro a verità assolute,
getta i fatti superflui nel tritadocumenti,
e le persone ignote
dentro appositi schedari.
Pensa quel tanto che serve,
non un attimo in più,
perché dietro quell’attimo sta in agguato il dubbio.
E quando è licenziato dalla vita,
lascia la postazione
dalla porta prescritta.
A volte un po’ lo invidio
– per fortuna mi passa.


Ringraziamento

Devo molto
a quelli che non amo.
Il sollievo con cui accetto
che siano più vicini a un altro.

La gioia di non essere io
il lupo dei loro agnelli.

Mi sento in pace con loro
e in libertà con loro,
e questo l'amore non può darlo,
né riesce a toglierlo.

Non li aspetto
dalla porta alla finestra.
Paziente
quasi come un orologio solare,
capisco
ciò che l'amore non capisce,
perdono
ciò che l'amore non perdonerebbe mai.

Da un incontro a una lettera
passa non un'eternità,
ma solo qualche giorno o settimana.

I viaggi con loro vanno sempre bene,
i concerti sono ascoltati fino in fondo,
le cattedrali visitate,
i paesaggi nitidi.

E quando ci separano
sette monti e fiumi,
sono monti e fiumi
che si trovano in ogni atlante.

E' merito loro
se vivo in tre dimensioni,
in uno spazio non lirico e non retorico,
con un orizzonte vero, perché mobile.

Loro stessi non sanno
quanto portano nelle mani vuote.

"Non devo loro nulla" -
direbbe l'amore
su questa questione aperta.


Scrivere un curriculum

Che cos'e' necessario?
E' necessario scrivere una domanda,
e alla domanda allegare il curriculum.
A prescindere da quanto si e' vissuto
e' bene che il curriculum sia breve.
E' d'obbligo concisione e selezione dei fatti.
Cambiare paesaggi in indirizzi
e malcerti ricordi in date fisse.
Di tutti gli amori basta quello coniugale,
e dei bambini solo quelli nati.
Conta di più chi ti conosce di chi conosci tu.
I viaggi solo se all'estero.
L'appartenenza a un che, ma senza perché.
Onorificenze senza motivazione.
Scrivi come se non parlassi mai con te stesso
e ti evitassi.
Sorvola su cani, gatti e uccelli,
cianfrusaglie del passato, amici e sogni.
Meglio il prezzo che il valore
e il titolo che il contenuto.
Meglio il numero di scarpa, che non dove va
colui per cui ti scambiano.
Aggiungi una foto con l'orecchio in vista.
E' la sua forma che conta, non ciò che sente.
Cosa si sente?
Il fragore delle macchine che tritano la carta.


Figli dell'epoca

Siamo figli dell'epoca,
l'epoca è politica.

Tutte le tue, nostre, vostre
faccende diurne, notturne
sono faccende politiche.

Che ti piaccia o no,
i tuoi geni hanno un passato politico,
la tua pelle una sfumatura politica,
i tuoi occhi un aspetto politico.

Ciò di cui parli ha una risonanza,
ciò di cui taci ha una valenza
in un modo o nell'altro politica.

Perfino per campi, per boschi
fai passi politici
su uno sfondo politico.

Anche le poesie apolitiche sono politiche,
e in alto brilla la luna,
cosa non più lunare.
Essere o non essere, questo è il problema.
Quale problema, rispondi sul tema.
Problema politico.

Non devi neppure essere una creatura umana
per acquistare un significato politico.
Basta che tu sia petrolio,
mangime arricchito o materiale riciclabile.
O anche il tavolo delle trattative, sulla cui forma
si è disputato per mesi:
se negoziare sulla vita e la morte
intorno a uno rotondo o quadrato.

Intanto la gente moriva,
gli animali crepavano,
le case bruciavano e i campi inselvatichivano
come nelle epoche remote
e meno politiche.
^^^
Profilo a cura di 
Joanna Plewniak




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Wisława Szymborska
Il film: Se i versi di Wislawa Szymborska sono ben noti, l'autrice stessa, per sua natura schiva e ritrosa, lo è assai meno. La regista Katarzyna Kolenda-Zaleska ha saputo però conquistarne la fiducia e l'ha seguita in un viaggio in Europa che combina situazioni quotidiane, interviste e incontri con personalità come Woody Alien, Umberto Eco, Vàclav Havel e l'etologa Jane Goodall. Lo spettatore scopre così la predilezione di Szymborska per gli scherzi e le battute, la passione per il bricolage e le filastrocche, il debole per Vermeer e per il caffè italiano... Il libro: In Italia, la grande popolarità di Wislawa Szymborska la si deve soprattutto a Roberto Saviano, che le ha dedicato, pochi giorni dopo la sua scomparsa, un ampio intervento alla trasmissione di Fabio Fazio "Che tempo che fa". Il libro "La vita a volte è sopportabile" raccoglie quell'intervento, alcune testimonianze di scrittori e poeti polacchi e italiani che hanno conosciuto Szymborska e i ricordi di viaggio della regista del film Katarzyna Kolenda-Zaleska. Con profonda stima e affetto, ma anche con umorismo, gli autori di queste pagine ci raccontano tutta la grandezza della signora di Cracovia. In apertura, il celebre discorso di Wislawa Szymborska tenuto in occasione del Premio Nobel.

Nell'arco di poco più di un decennio - da quel non troppo lontano 1996 in cui fu insignita del Premio Nobel per la letteratura - Wislawa Szymborska è diventata un autore di culto anche in Italia. Né questo vasto successo deve meravigliare. Grazie a un'impavida sicurezza di tocco, la Szymborska sa infatti affrontare temi proibiti perché troppo battuti - l'amore, la morte e la vita in genere, anche e soprattutto nelle sue manifestazioni più irrilevanti - e trasformarli in versi di colloquiale naturalezza e (ingannevole) semplicità. Il volume raduna l'intera produzione poetica della Szymborska, inclusa la recentissima raccolta "Qui", apparsa in Polonia nel 2009.
pparsa per la prima volta nel 2005, "Due punti" è l'ultima raccolta in versi della poetessa polacca, premio Nobel per la letteratura nel 1996. La singolarità di queste poesie risiede nella densità e nello spessore della riflessione sulla vita e sulla morte. Una riflessione che contrassegna tutto il volume e che prende corpo in liriche di straordinaria concretezza ed efficacia.
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La Frusta Letteraria - Rivista di critica culturale on line
"L'ispirazione non è privilegio esclusivo di poeti o artisti." Un piccolo libro dall'autrice premio Nobel per la letteratura scomparsa nel 2012: la forza dell'ispirazione, dice Wislawa Szymborska in queste pagine, è quella di ripetersi ogni giorno "non so", mantenendo intatto lo stupore per le cose. Per chi è visitato dall'ispirazione "nulla è consueto o normale. Non una singola pietra, né una singola nuvola al di sopra di essa. Non un giorno, né la notte che segue. E soprattutto, non una singola esistenza, l'esistenza di nessuno su questa Terra". Con un'intervista all'autrice di Dean E. Murphy.