“Orgoglio e pregiudizio”
Questo romanzo esce nel 1813, quando già la Austen aveva pubblicato due anni prima “Senno e sensibilità”, iniziato nel 1797. Quando lessi la storia della famiglia delle cinque sorelle Bennett, rimasi ammirato dalla misura e trasparenza dello stile, sempre preciso, puntuale, quasi di un’esattezza pignola. Costituiva per me una novità nella lettura di testi femminili. Da questo modo di scrivere si può imparare molto. Trovandomi a passare alcuni anni fa da Winchester, nel sud dell’Inghilterra, diretto verso la Cornovaglia, volli cercare la cattedrale di quella città (dove, ricordo benissimo, ebbi difficoltà a pernottare e dovetti trasferirmi altrove a trascorrere la notte), e così recare, come feci, il mio omaggio alla tomba di questa scrittrice, che là riposa. Segnalo uno straordinario capitolo diciannovesimo, in cui Mr Collins fa la sua dichiarazione d’amore ad Elizabeth, e viene respinto. Dal libro riporto queste frasi, nella traduzione di Riccardo Reim: “L’orgoglio si riferisce soprattutto a quello che pensiamo di noi stessi; la vanità a ciò che vorremmo che gli altri pensassero di noi.”; “La felicità nel matrimonio è solo una questione di fortuna.”; “Nulla è più ingannevole dell’apparente modestia. Spesso non è che indifferenza alle opinioni altrui, e spesso è una forma indiretta di vanagloria.”; “la rassegnazione non è mai così perfetta, come quando la fortuna intravista perde qualcosa del suo valore ai nostri occhi.”; “Le donne credono sempre che l’ammirazione significhi qualcosa di più di quello che è in realtà.”; “Dopo tutto, gli uomini stupidi sono i soli che vale la pena di conoscere.”; “Che cosa sono gli uomini rispetto alle rocce; alle montagne?”.

Riassunto della trama: La signora Bennet ha cinque figlie che desidera maritare. Quando viene a sapere che a Longbourne, dove vive, verrà a stare un ricchissimo scapolo, Mr. Bingley, che prenderà in affitto una delle più belle residenze della zona, Netherfield Park, si adopera per catturarne l’attenzione. Bingley apparirà per la prima volta in pubblico ad un ballo, insieme con le sorelle ed un amico, Fitzwilliam Darcy. S’innamorerà a prima vista con la maggiore delle sorelle, Jane, mentre una relazione controversa, fatta di orgoglio da una parte e di pregiudizio dall’altra, nascerà tra Darcy e una delle altre sorelle, Elizabeth. Di Darcy è anche innamorata la sorella di Bingley, Caroline, che fa di tutto per mettere in cattiva luce presso il fratello Elizabeth. Le cose si complicano quando in casa giunge il reverendo Collins, un lontano parente destinato, come discendente maschio, ad ereditare la proprietà dei Bennet, il quale vorrebbe sposare Elizabeth, che invece lo respinge, provocando il risentimento di Lady Catherine de Bourgh, protettrice di Collins. Anche le sorelle minori Kitty e Lydia conoscono un ufficiale, Mr. Wickham, che prende a frequentare la casa e rivela di conoscere Darcy, il quale lo ha ingannato, sottraendogli una eredità. La partenza improvvisa di Bingley e della sorella Caroline, accrescerà i sospetti di Elizabeth nei confronti di Darcy. Una lettera da Londra di Caroline farà sapere che Bingley non sposerà più Jane, bensì la sorella di Darcy, ma, incontratolo per caso, Elizabeth riceverà da questi una proposta di matrimonio, che respingerà, rinfacciandogli di essere l’artefice della separazione di Bingley da sua sorella Jane. Ma intanto si viene a sapere che una delle sorelle minori, Lydia, è fuggita con Wickham. Così si scoprirà che è quest’ultimo che ha recato offesa a Darcy, tentando di fuggire tempo prima con sua sorella Georgiana, ingannandola. Sarà proprio l’intervento di Darcy a costringere Wickham a sposare Lucy. Bingley quindi torna a Netherfield Park e riprenderà la sua relazione con Jane, mentre Elizabeth si riconcilierà con Darcy. I due matrimoni che si celebreranno faranno contenta Mrs. Bennet
Bartolomeo Di Monaco

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Jane Austen  (1775 – 1817)
Scrittrice  inglese


Dei sei romanzi della Austen, Pride and Prejudice  (terminato nel 1797, pubbl. 1813) è il più noto, ma le stesse qualità, raffinate e approfondite, si ritrovano in Sense and Sensibility (1811), Mansfield Park (1814), Emma (1816), Northanger Abbey e Persuasion (postumi, 1817). Gli affari di cuore delle ragazze sono il soggetto principale di questi romanzi; ma anche le scene d’amore son descritte con casto e contenuto linguaggio che sarebbe andato a genio al Manzoni, il quale riteneva non doversi
« scriver d’amore in modo da far consentire l’animo di chi legge a questa passione »; ammiriamo nell’Austen la linda stesura notarile, la puntualità delle azioni e reazioni, come l’estremo limite dell’antiromantico, oltre al quale non c’è più arte, ma mero discorso logico. Svenimenti e sospiri, dichiarazioni e abbracci non mancano; scandali, fughe di ragazze, possono trovarsi nelle pagine dell’Austen, ma di baci d’amore neanche uno. Guardiamo il ritratto della scrittrice: una signorina positiva, in cuffietta pieghettata e scollo pieghettato; la fronte è ombreggiata dai riccioli, gli occhi son grandi e paion benigni, ma le labbra son sottili e crudeli, si da distruggere l’impressione di benignità suggerita da quelli. Il significato di questa figura è incerto; non è un volto misterioso, e al tempo stesso pare impenetrabile. Si può tuttavia affermare che, se Jane Austen non descrisse baci d’amore, non lo fece per puritanismo; lo fece per desiderio di verità, che nulla essa ci descrive che non abbia conosciuto e verificato. Ma c’è un punto su cui questa distaccata e imparziale osservatrice della vita abbandona il riserbo, e si confessa sensibile. Il punto debole di Jane Austen è il ballo. Le lettere delle grandi amorose son piene d’avventure e d’intrighi; nelle lettere dell’Austen le avventure sono i balli della stagione invernale, gl’intrighi sono le perfette figure disegnate dall’entusiastica danzatrice sui pavimenti politi delle sale Regency, gli amplessi sono quei simulacri del commercio amoroso che si delineano a momenti nelle feste da ballo, per dissolversi il momento dopo in un cortese inchino di cerimonia. Che la danza fosse la suprema esperienza di Jane Austen nel campo voluttuario, ce lo suggerisce anche la qualità ritmica dei suoi romanzi, che si svolgono come ben congegnati intrecci di figure di danza. Nulla più di questo lindo ambiente (che trova rispondenza nelle stampe e nei figurini del principio dell’Ottocento, tutti nettezza elegante di linee un po’ fredde) poteva esser lontano dal torbido e confuso romanticismo dei tales of terror: della quale letteratura l’Austen si prese gioco in Northanger Abbey, ove mostra i grotteschi e patetici effetti che un’assidua lettura dei romanzi di Mrs. Radcliffe può produrre nella mente d’una giovinetta.

Si sedettero a prendere il tè - lo stesso gruppo di persone intorno alla stessa tavola - quante volte s’era raccolto! - e quante volte i suoi occhi eran caduti sulle stesse piante del prato, e avevano osservato lo stesso magnifico effetto di sole calante!


Questa frase fra tante si stacca dinanzi alla memoria dalla nostra lettura di Emma, come quella che meglio d’ogni altra rende l’atmosfera, la quintessenza d’un romanzo della Austen. L’immagine evocata è, senz’altro, di uno di quei gruppi di famiglia, di quelle conversation pieces che, con ingenua malia di minuti pennelli, ci han trasmesso lo spirito di quell’età: quei ritratti di famiglia della seconda metà del Sette e dei primi dell’Ottocento, di Zoffany, di Copley, di Stubbs, e di tanti altri piccoli maestri. Non per ridurre l’opera della Austen a un quadro di costumi, non per invitare il lettore a sfogliarla come un curioso figurino di mode abolite. Ben più del costume importa il clima; e per gustare appieno i romanzi della Austen occorre prima lasciarsi penetrare dall’atmosfera riposante delle tranquille sale, degli sfondi di parco delle conversation pieces. Gli ambienti che si vedon riprodotti nei ritratti di famiglia posson dare immagine di quello in cui la Austen visse la sua breve vita e scrisse la sua opera, non copiosa, ma partecipante della qualità di tutte le cose che la circondavano: qualità schietta, senza falli e magagne. Un carattere eguale di efficienza e d’eccellenza distingue le sue pagine non meno che le suppellettili intorno, sobri mobili, solidi argenti. La cosa che anzitutto ci colpisce è la perfetta urbanità delle maniere e delle conversazioni che Jane Austen riporta: se quei ritratti di famiglia potessero avere un « parlato », ecco quale sarebbe. Alla casistica delle belle creanze corrispondeva la casistica dei sentimenti, quella casistica dibattuta per pagine e pagine di romanzi epistolari, da Richardson ai suoi discepoli francesi, complicata come il Royaume de Tendre, che andava dai precisi contorni del riguardo al vago in-distinto delle effusioni del cuore. « Nessun incanto è pari alla tenerezza del cuore » — leggiamo anche in Jane Austen, e ci ricordiamo che appartiene al secolo di Jean-Jacques e dell’abate Prévost.

Un tale codice di creanze, una tale insistenza sulle sfumature, suppongono un ambiente chiuso, non agitato, un’isola nell’insulare Britannia, un orizzonte saviamente recinto: l’orizzonte, appunto, d’una conversation piece. Tre o quattro famiglie di gentiluomini in un angolo di provincia fanno l’affar suo. Ne cava infinite variazioni entro una scala limitata. Non pensiamo a quanto mondo rimane escluso da questa limitazione (chi ricorda, leggendola, che mentre le persone di questi romanzi si facevan visita nel loro villaggio, l’epopea napoleonica copriva l’Europa tutta - l’Inghilterra non esclusa - col clangore delle sue trombe; che Emma ad esempio fu cominciata a scrivere nel gennaio di quel fatale anno 1814?); pensiamo invece a quanto di quel piccolo mondo è approfondito. Nella sua commedia d’ambiente borghese e aristocratico provinciale, la Austen è grande come il più gran romanziere che abbia mai dato fondo a cielo e terra; a quel modo che Vermeer (coi pittori olandesi ella ha più d’un tratto alfine) non è men grande di Rembrandt.

Il paragone con Vermeer non deve però trarre in inganno: l’approfondimento della Austen non è nel senso dell’intimismo. La sua psicologia non è psicologia pura; all’ingrosso potrebbe a questo proposito applicarsi un criterio di distinzione simile a quello tra economia pura ed economia politica. La sua psicologia è, a suo modo, psicologia « politica »: studia gli uomini in rapporto ad altri uomini in determinate condizioni d’ambiente. I suoi individui son sempre in funzione d’una società. Non son ritratti isolati: son ritratti in un gruppo; come si diceva: conversation pieces. La Austen è, col Richardson, la romanziera più tipica del Settecento inglese: l’uno, per rispecchiare la società borghese, usa la forma epistolare, l’altra la forma dialogica. Nulla a che fare ha la Austen con quella tendenza centrale del romanzo che ha a suoi rappresentanti De Foe, Fielding, Smollett: gli elementi d’avventura, picareschi, le sono alieni del tutto. Ma si pensi a Addison, si richiamino alla mente i personaggi del club dello Spectator, certi saggi come quello sul Valetudinario, certe argute divagazioni sulla vanità delle signore, sulle loro letture (i romanzi letti da Catherine Morland in Northanger Abbey ci riportano all’arguto catalogo che Addison dà della Biblioteca d’una signora), certe battute d’un umorismo in sordina, e insomma l’urbanità, l’affabilità di quel correttore di costumi: e l’arte di Jane Austen ci parrà figlia di codest’arte, la sua commedia la commedia nata da quella saggistica, che a sua volta discende chiaramente dalla letteratura di « caratteri ». E come sociale, e non intima, era la scena d’un Addison, d’un Johnson, così fu quella della Austen. I suoi ideali sono gl’ideali dell’Addison e del Johnson: sul frontespizio dei suoi volumi potrebbero scriversi le stesse parole -  quintessenza dell’ideale classico - che figurerebbero su quelli dei due grandi luminari del Settecento: Ragione, Eleganza. Quella ragione, quella eleganza. Un’arte, dunque, fatta soprattutto di misura. Ciò che Boileau raccomandava ai poeti, che Pope raccomandava ai critici (nel1’Essay on Criticism), la Austen pare raccomandarlo ai narratori: seguire la Natura, che è buon senso (bon sens, droit sens), che è ragione (raison); natura ridotta a metodo (nature methodised), secondo l’espressione del Pope. Natura e Ragione s’identificavano nella Austen come in Boileau. Ragione e senso di misura e quindi eleganza sono concetti concatenati.

Mario Praz
da La letteratura inglese dai romantici al Novecento
Ed. Accademia, Milano 1968

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Esempio 1
La bella, giovane, ricca e intelligente Emma Woodhouse stringe amicizia con Harriet Smith, meno fortunata di lei, e tenta in ogni modo di trasformare l'amica in una donna di gran fascino, un essere a sua immagine. Nel frattempo non esita a intrecciare un flirt con un giovanotto, Frank Churchill... Alla fine Emma riuscirà a imparare dai propri errori, divenendo più saggia ma senza perdere la sua incontenibile allegria. Il romanzo di Jane Austen è qui presentato in una nuova traduzione e con apparati introduttivi inediti e accompagnato da uno scritto di Walter Scott.

Pride and Prejudice" è certamente l'opera più popolare e più famosa di Jane Austen, un vero e proprio "long-seller". Attraverso la storia delle cinque sorelle Bennet e dei loro corteggiatori, lo sguardo acuto della scrittrice, sorretto da un'ironia tanto più spietata quanto più sottile, annota e analizza fatti, incidenti, parole di un microcosmo popolato da personaggi che avranno molto da insegnare a Dickens e Thackeray.

Jane Austen in Rete

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In questi tre siti (in inglese) c'è tutto ciò che occorre su Jane Austen e il peridodo Regency

Jane Austen and Co. explores the ways in which classical novels -- particularly, but not exclusively, those of Jane Austen -- have been transformed into artifacts of contemporary popular culture. Examining recent films, television shows, Internet sites, and even historical tours, the book turns from the question of Austen's contemporary appeal to a broader consideration of other late-twentieth-century remakes, including Dangerous Liaisons, Dracula, Lolita, and even Buffy the Vampire Slayer. Taken together, the essays in Jane Austen and Co. offer a wide-ranging model for understanding how all of these texts -- visual, literary, touristic, British, American, French -- reshape the past in the new fashions, styles, media, and desires of the present.

Jane Austen and Co. Remaking the Past in Contemporary Culture , Euro. 61,96 Ordina da iBS Italia

« Ogni volta che leggo Orgoglio e pregiudizio vorrei dissotterrarla e picchiarla sul teschio con la sua stessa tibia».
Mark Twain

« Jane Austen è bizzarramente capace di tenerci occupati tutti. I moralisti, quelli dell'Eros e Agape, i marxisti, i freudiani, gli junghiani,  i semiologi, i decostruttivisti - tutti trovano pane per i propri denti nei suoi similissmi romanzi sui provinciali della classe media. e per ogni generazione di critici, e lettori, la sua fiction sembra rinnovarsi automaticamente».
Martin Amis, New Yorker

Nel 2002 un'appassionata lettrice di Jane Austen, durante un soggiorno in un ostello dell'Hertfordshire, si imbattè in una scatola nascosta, contenente un manoscritto autografo dell'autrice inglese: le scene di sesso dei romanzi di Jane Austen tagliate dall'editore. Nascosto da Cassie, sorella minore di Jane Austen, nel 1818, il materiale che costituisce questo libro getta una luce nuova su tutta l'opera della Austen, esplicitando la sensualità latente e repressa che serpeggia in tutti i suoi romanzi...
L'ABBAZIA DI NORTHANGER  [Northanger Abbey]. Romanzo della scrittrice inglese Jane Austen (1775- 1817), pubblicato nel 1818. Fino dal 1798 l'A. ne aveva pronto l'abbozzo, che, intitolato Susan, fu venduto nel 1803 a un editore di Londra, il quale però non lo stampò; nel 1816 fu ricomprato dall'A. e comparve solo dopo la morte di lei. Sebbene pubblicato fra gli ultimi, si tratta dunque di uno dei primi romanzi di A. e conserva un tono giovanile e qualcosa di farsesco che lo distin guono dagli altri. Catherine Morland, figlia di un agiato pastore, s'innamora del giovane Henry Tilney, il cui padre, il generale Tilney, la invita a passare qualche tempo nella loro casa, Northanger Abbey, un'antica dimora medieva le. Qui Catherine, che ha l'immaginazione esaltata dalla lettura di tenebrosi romanzi gotici come I misteri di Udolpho (v.) della Radclif fe, crede di scoprire misteriosi manoscritti e un atroce delitto di cui sarebbe stato autore lo stesso generale. Fortunatamente Henry scopre queste sue fantasie e riconduce la fanciulla al la più semplice e normale realtà. Intanto il fidanzamento tra il fratello di Catherine, James, e Isabella Thorpe, ragazza fatua e volgare, va a monte; e il fratello di Isabella, John, denigra aspramente la famiglia Morland presso il generale Tilney. Questi, che, attirato dalle supposte ricchezze dei Morland, aveva ben accolto Catherine e cercato con ogni mezzo di combinarne il suo matrimonio col figlio Henry, adesso, credendo alle calunnie del giovane Thorpe, scaccia senz'altro la fanciulla di casa. Per ripa rare l'ingiuria fatta dal padre, Henry si affretta a domandare la mano di Caterina; e chiarita finalmente la situazione della famiglia Morland, è ottenuto anche il consenso del generale. L'abbazia di Northanger fu scritta per mettere in ridicolo l'esaltazione degli appassionati lettori dei "romanzi neri" o "romanzi terrifici", diffusi specialmente da Ann Radcliffe e dai suoi numerosi imitatori. Il sano equilibrio, il buon senso e la serenità che erano propri della scrittrice, la portarono a creare, per contrasto con le romantiche eroine di quella letteratura, la figura di Catherine, ragazza semplice, modesta, di natura sana e retta. Questa netta presa di posizione contro alcuni aspetti del Romanticismo appartiene alle prime opere dell'Austen; col tempo il suo atteggiamento si fece meno rigido, pur restando sempre tra le principali caratteristiche della sua arte la tendenza a ispirarsi alla comune vita di ogni giorno. Varie tradd., fra cui quella di A. Banti (Firenze, 1989).
Salvatore Rosati, dal Dizionario delle opere, Bompiani
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