Thomas De Quincey (1785 – 1859)
Scrittore  inglese


Rimasto in tenera età orfano del padre, un commerciante di Manchester, il De Quincey  si rivelò presto di indole intellettuale e prodigiosamente proclive agli studi, ma al tempo stesso fantastica e riottosa. Messo dai tutori alla Grammar School di Manchester, ne fuggì nel 1802, e fu per alcuni mesi vagabondo nel Galles e a Londra, dove soffrì la miseria e la fame, e fu soccorso da una povera ragazza, Ann: gli episodi dei mesi passati a Londra dovevano ispirargli alcune tra le migliori pagine delle Confessions. Studente a Oxford, nel 1804 cominciò a prender oppio, dapprima come un rimedio contro dolori nevralgici, poi per viziosa abitudine. Il suo entusiasmo per Coleridge e Wordsworth lo decise a stabilirsi nel Westmorland nel 1809, per mantenersi in contatto con essi. Colà seguitò i suoi studi sui classici e sui filosofi tedeschi; progettò opere di filosofia e di scienza economica, e accumulò un immenso patrimonio di cognizioni che poi – ridottosi in disperate circostanze finanziarie aggravate dal carico di una famiglia –  mise a profitto in quegl’innumerevoli articoli di giornale in cui troppo spesso dissipò il proprio genio a Londra e a Edimburgo. La sua vita sarà tutta tesa nello sforzo di ridurre le dosi d’oppio e le cifre dei debiti. Al London Magazine collaborò nel 1821 con le Confessions of an English Opium Eater (Confessioni di un mangiatore di oppio) che lo resero d’un tratto famoso.

Nel 1834 e seguenti scrisse per il Tait’s Magazine le sue Reminiscences on the English Lake Poets, che pel loro carattere indiscreto non esente da una punta di malignità, gli alienarono gli amici d’un tempo. Dopo la morte della moglie nel 1837, pur vivendo di quando in quando con le figlie, continuò la vita randagia in camere d’affitto (espediente dapprima usato per sfuggire ai creditori). Temperamento schivo e introspettivo, aumentò la sua solitudine spirituale con l’uso dell’oppio; nutrì  però grande affetto per la famiglia, che molto ebbe a soffrire della sua inettitudine alla vita pratica. Conservò fino alla settantina una energia sorprendente, dati gli eccessi.

A parte un romanzo, Klosterheim (1832), che non ebbe successo nonostante il sensazionalismo derivato da Mrs. Radcliffe, e il volume The Logic of Political Economy del 1844, le opere del De Quincey videro tutte la luce in periodici, e illustrano in grado eminente i caratteri dell’essay romantico: intimità di riferimenti personali, versatilità d’erudizione, larghezza d’interesse per ogni manifestazione del pensiero, con una spiccata predilezione pel curioso e lo strano, e consumata eleganza di stile immaginoso. L’intellettualismo conferisce una patina di letteratura anche agli episodi più  patetici d’esperienza vissuta. Il humour del De Quincey, che si manifesta soprattutto in Murder considered as one ofthe Fine Arts (per tutta la vita egli ebbe un morboso interesse pei processi criminali), non ha la nota umana del humour del Lamb, ma per il suo accento deliberatamente ironico partecipa piuttosto del gioco d’ingegno, senza impegni sentimentali. Per questo genere di humour e pel gusto di speculare in un mondo misterioso di fantasmi metafisici, il De Quincey anticipa il Poe e certi aspetti del decadentismo romantico della fine del secolo, come d’altra parte col suo solenne e splendido stile, d’una suprema abilità ritmica – quintessenza del ciceronianismo filtrata attraverso la grande prosa secentesca, specialmente del Browne – anticipa l’écriture artiste della scuola dell’Arte per l’Arte. Importanti per lo studio del senso del mistero e della magnificenza stilistica le prose liriche, The Daughter of Lebanon, The English Mail-Coach, e soprattutto Levana and our Ladies of Sorrow (in Suspiria de Profundis). Tra i saggi critici va ricordato quello On the Knocking at the Gate in Macbeth.

Tuttavia quello di precursore dei decadenti non è che uno degli aspetti del De Quincey (e del resto le Confessions hanno solo poche pagine d’interesse decadente). La sua personalità, nel suo complesso, era deliberatamente orientata all’unisono con l’atmosfera borghese. Cosi preannuncia la critica moralistica vittoriana col suo attacco contro il Wilhelm Meister del Goethe (nel London Magazine dell’agosto 1824); il suo autore tedesco preferito è quello che fu l’idolo del Biedermeier, Jean Paul Richter, per la sua mescolanza di patetico e di umoresco. E a un misto di intimo, di  patetico, di fantastico e di umoristico mira il De Quincey nelle sue opere migliori, non mai riuscendovi cosi bene come nello scritto che è giudicato il suo capolavoro, The English Mail-Coach, pubblicato nel Blackwood’s Magazine in pieno periodo vittoriano, nel 1849: ivi l’articolo di varietà si combina col saggio autobiografico, ma nei momenti salienti l’autore si astrae in un universo magico e insegue un disegno musicale che molto deve all’esempio di E. T. A. Hoffmann.

Mario Praz
da La letteratura inglese dai romantici al Novecento
Ed. Accademia, Milano 1968

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Esempio 1
Esempio 1
La droga ebbe un'importanza decisiva per la vita di De Quincey e per la sua attività di letterato. All'oppio si era dato la prima volta da studente, per lenire i dolori di stomaco di cui soffriva, ma presto la medicina divenne un'abitudine, dalla quale tentò di liberarsi più volte con alternative di eccessi, astinenze e ricadute. La quarta ricaduta, dopo la morte della moglie, fu la più grave, ma se ne liberò nel 1844 con uno sforzo eroico... Il potere emotivo delle "Confessioni" è straordinario: non solo per l'interesse implicito delle cose raccontate - con i ricordi d'adolescenza, la fuga, le avventure, l'indimenticabile Anna, la vita pacifica nella casetta tra i monti, le gioie, le pene, i terrori dell'oppio - ma per il carattere tipico dell'autore, il suo modo di raccontare con uno stile inconfondibile.

Thomas De quincey in Rete

<<< Thomas De Quincey . Sito sobrio ed essenziale. Contiene in integrale i maggiori testi di De Quincey e rimanda con copiosi link ad importanti studi sul De Quincey letterato e  pubblicista sostenitore della scuola di D. Ricardo

dal 20 gennaio 2004
« Dotato di una prodigiosa erudizione e di sbrigliata fantasia si interessò a tutto e non vi è argomento filosofico, letterario, artistico, storico, archeologico, sociologico e scientifico che  De Quincey non abbia sfiorato, spesso con magnifica fantasia di immagini.  Nell'unico volume delle sue opere complete che io abbia vi è un capitolo sui Re dell'Armenia dell'età anteriore a Cristo che è un prodigio di  erudizione e di affabulazione; quando lo  leggete credete che De Quincey  sia stato per anni seduto allo stesso tavolo di caffè con questi sovrani un po' fuori di mano e piuttosto ignoti. Vi sono delle persone che amano far mostra di una erudizione strana; essi vi parleranno  dell'evoluzione rituale della Chiesa copta, dei simboli floreali nell'antico Israele, o dei riflessi della filosofia di Confucio sulla condotta strategica e tattica della guerra degli imperatori cinesi nel secolo dodicesimo. Ebbene, questi  signori hanno quasi certamente nascosta in libreria una copia delle opere di De Quincey».

Giuseppe Tomasi di Lampedusa
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