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Anita Desai
Romanziera  indiana di lingua inglese (Mussoorie, India, 24 giugno 1937).

Vita
Anita Desai  è considerata dalla critica una delle maggiori scrittrici indiane di lingua inglese, particolarmente celebre per le rappresentazioni delle figure femminili ritratte nei suoi innumerevoli racconti e romanzi. Molte delle sue opere, esplorano le tensioni che si creano tra i membri della tipica famiglia indiana e l’alienazione delle donne della classe media.
La scrittrice, ritenuta a lungo esponente di una letteratura femminile vagamente vittimista nei confronti delle donne indiane, trova nell’esempio di Salman Rushdie, all’alba degli anni Ottanta, lo slancio per un cambiamento radicale della scrittura che fa di lei, come afferma Silvia Albertazzi, una delle maggiori scrittrici indo-inglesi viventi . Sotto l’influenza di Salman Rushdie, a cui la scrittrice riconosce di aver “liberato” la lingua da ogni costrizione ed inibizione, la narrativa della Desai muta di tono ed argomento. Elementi di un cambiamento in atto si possono già notare in un romanzo del 1980, Clear Light of Day, dove le tematiche inerenti l’identità femminile e l’ambiente si fondono con una riflessione sulla storia e sull’influenza che il contesto sociale esercita sugli individui. 

I protagonisti delle sue opere sono personaggi comuni, inseriti in una società ed una cultura dagli aspetti contradditori e complessi, una società in rapida evoluzione. Come altre scrittrici post-coloniali, la Desai non denuncia l’aggressività del colonizzatore, ma pone l’accento sui complessi d’inferiorità che persistono nell’ex-colonizzato e sulle conseguenze che si vengono a ripercuotere sulla condizione femminile dove la donna indiana, subalterna di un subalterno, oggetto di colonizzazione familiare da parte del soggetto coloniale, reca sulle spalle il peso di una situazione che la rende la più diseredata tra i diseredati. Tuttavia, la scrittrice non è unicamente interessata alla denuncia sociale ma esplora e rappresenta mondi privati diversi in cui, il più delle volte, i personaggi principali sono donne che stentano a costruirsi un’identità personale in una società che è loro ostile. Le “piccole vite” femminili, persino nella loro quotidiana tragicità popolano i romanzi della scrittrice, la quale ne rappresenta gli aspetti più cupi e solitari. Le “eroine” di queste storie sono spesso donne comuni, costrette a far fronte alle vicissitudini domestiche calate come sono, in una società fortemente patriarcale che le relega ad uno stato di sudditanza e di dipendenza rispetto all’uomo, anche in conformità alle Sacre Scritture ed al Codice di Leggi di Manu . Sebbene siano state compiute modifiche inerenti la situazione femminile, anche di seguito all’Indipendenza Indiana del 1947, le donne continuano ad essere oppresse da un sistema sociale e religioso che le spinge ad incarnare i tradizionali ruoli di moglie e madre. La letteratura femminile pertanto, non è particolarmente movimentata o avventurosa ma psicologica, riflessiva e carica di valenze simboliche.
Narrare la violenza della reclusione, dello stupro, ma anche della morte di donne indiane imputabili alla dote, le percosse del marito o quelle della famiglia, costituisce un modo per esprimersi, parlare e passare da “oggetto” a “soggetto” del discorso e agente narrativo .



I romanzi
Fire on the Mountain - Fuoco sulla montagna (1977), Clear Light of Day -Chiara luce del giorno (1980) e Fasting Feasting - Digiunare, divorare (1999) sono romanzi in cui Anita Desai attribuisce notevole importanza alla descrizione delle figure femminili che vivono in una situazione d’isolamento ed estraneità rispetto il mondo circostante. La loro storia veicola un chiaro messaggio dell’autrice sulla condizione e sul destino delle indiane, costrette a vivere confinate nelle strutture stabilite per la loro dalla società patriarcale.
I tre romanzi sono caratterizzati da un uso insistente di metafore e simboli che si riferiscono allo spazio domestico abitato dalle protagoniste e strettamente connesso ai loro cambiamenti psicologici e alle relazioni che stabiliscono con gli altri personaggi.
In Fire on the Mountain questo aspetto è rappresentato dal paesaggio arido e brullo del Kasauli, dove la protagonista, Nanda Kaul, decide di trascorrere l’ultima parte della sua vita che è stata materialmente ricca, ma emotivamente molto arida. A seguito della morte del marito, Nanda decide di rifugiarsi a Carignano, sulle pendici dell’Himalaya, per ritrovare un po’ di pace e di serenità, dove l’aridità del luogo rappresenta simbolicamente lo spazio più intimo della protagonista, che ha trascorso gran parte della vita ad occuparsi della famiglia, trascurando se stessa. Per lunghi anni infatti, la donna ha soffocato i propri sentimenti per incarnare i tipici ruoli di moglie e madre, che non l’hanno mai fatta sentire realizzata e soddisfatta.

Alla maniera di Nanda Kaul, anche la protagonista di Clear Light of Day vive ancorata al passato, in uno stato d’immobilità e pietrificazione nella vecchia Delhi. Bim, la protagonista, è una donna forte e indipendente, che vive nella casa paterna assieme a Baba, il fratello ritardato. La casa, vecchia e decadente, riflette sia fisicamente che interiormente l’esistenza della sua abitante, la quale vive in una condizione di estraneità ed isolamento rispetto al mondo circostante.
La simbologia dello spazio dei due romanzi, risulta di notevole interesse, poiché non solo è connessa allo stato d’immobilità in cui vivono le protagoniste, ma anche alla condizione della donna nella società indiana degli anni Settanta e Ottanta.

In Fasting, Feasting, la protagonista femminile è Uma, una giovane donna indiana costretta a vivere in casa con i genitori, a causa della sua condizione di “non-sposata”. In questo romanzo, la metafora che meglio esprime la condizione della donna in dipendenza dall’uomo è rappresentata dal cibo e dall’organizzazione dei pasti, i quali acquistano una valenza simbolica confermando la struttura gerarchica familiare e sociale, in cui l’uomo è sempre al vertice. Uma, come Nanda Kaul e Bim, vive in uno stato d’insoddisfazione e frustrazione, non potendo dar sfogo alle proprie ambizioni e desideri, relegata com’è tra le mura domestiche.
Nelle opere della Desai, le zone di confine hanno un ruolo di primaria importanza, poiché acquistano delle connotazioni simboliche di rilievo, delimitando gli spazi riservati alle donne e quelli degli uomini. Alle donne spettano le zone “domestiche”, demarcate dai confini adiacenti la casa, luogo della vita femminile, ma anche di esilio e solitudine.
La casa rappresenta quindi il luogo degli affetti familiari, ma pure di sopraffazione e oppressione. Da essa le protagoniste tentano di fuggire, ma vengono continuamente intrappolate, e non riescono a sviluppare appieno la loro identità. Succede così, che molte di loro si creano un ruolo fittizio, immaginario, nel quale trovano la propria realizzazione.

Nei tre romanzi prescelti, la Desai oltre ad offrire un’interessante simbologia spaziale, propone anche una complessa struttura temporale, in cui la narrazione non scorre in base ad un sistema cronologico definito, ma è contraddistinta anche da continui flashback, ricostruzioni del passato e momenti epifanici. Le vicende delle protagoniste si intrecciano a momenti particolari della storia indiana, come la Partizione del 1947, narrata in Clear Light of Day, ed altre situazioni del passato riguardanti i ruoli delle donne.
I romanzi di Anita Desai, pur essendo ambientati in India ed in luoghi con tradizioni e culture così diverse da quelle occidentali, riproducono perfettamente lo stato d’animo delle donne europee ed americane in cui regna, un’atmosfera così intima e delicata, che è comune anche alle donne del Ventunesimo secolo.

Joanna Plewniak


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Esempio 1
dal 16 ottobre 2012
Dopo un'esistenza spesa al servizio della famiglia, con tanti figli e nipoti, ma piena di delusioni, Nanda Kaul si è ritirata in scontrosa solitudine sulle pendici dell'Himalaya, in una casa con giardino circondata da una boscaglia perennemente minacciata dal fuoco. L'arrivo indesiderato di una bisnipote e la visita di una vecchia amica d'infanzia infrangono la cortina del suo risentimento e la costringono, forse per la prima volta, a riconsiderare se stessa. A poco a poco una sottile fascinazione avvolge l'anziana e disincantata vedova e la stramba adolescente. Fuori, il paesaggio, osservato da Nanda ed esplorato dalla nipote, e la sensazione di una una catastrofe imminente che sovrasta tutti dall'inizio.
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La Frusta Letteraria - Rivista di critica culturale on line
Set in India's Old Delhi, Clear Light of Day is Anita Desai's tender, warm, and compassionate novel about family scars, the ability to forgive and forget, and the trials and tribulations of familial love. At the novel's heart are the moving relationships between the members of the Das family, who have grown apart from each other. Bimla is a dissatisfied but ambitious teacher at a women's college who lives in her childhood home, where she cares for her mentally challenged brother, Baba. Tara is her younger, unambitious, estranged sister, married and with children of her own. Raja is their popular, brilliant, and successful brother. When Tara returns for a visit with Bimla and Baba, old memories and tensions resurface and blend into a domestic drama that is intensely beautiful and leads to profound self-understanding.
Due culture diverse poste a confronto attraverso il cibo. Un'estesa famiglia indiana, composta di zie strambe e cugini inetti, ha i suoi opposti nelle sorelle Uma e Aruna. La prima, più anziana, oppressa dal devoto stuolo di parenti, ancora non riesce a lasciare il nido e guarda con disappunto la minore che, impalmato il rampollo giusto, va costruendo una famiglia perfetta. La scena si sposta in Massachusetts: là il figlio di Aruna osserva, pieno d'incredula nostalgia, la sconcertante vita della famiglia Patton dove gli uomini si abbuffano di carne e le donne sono tutte anoressiche. A confronto due diversi mondi: il cuore compatto e soffocante di una famiglia indiana e la gelida, indifferente libertà di un nucleo familiare americano..