Sándor Ferenczi 
Medico e psicoanalista ungherese (Miskolc, 1873 - Budapest, 1933).

Amico e discepolo preferito di Freud, ha segnato lo sviluppo della psicoanalisi in Europa essendo l'analista di personalità come Melanie Klein, Géza Roheim, Ernest Jones e Michael Balint. L'originalità del suo pensiero si rivela nelle sue ricerche assidue sulla tecnica psicoanalitica.

Nato in una famiglia ebrea, segue una formazione di psichiatra a Vienna. Dopo alcuni anni d'esercizio a Budapest, incontra Freud nel 1908. Si lega d'amicizia con lui e partecipa al primo congresso di psicoanalisi di Salisburgo, durante il quale Freud presenta il suo famoso caso clinico “l'uomo dei topi” . Nel 1909 compie con Jung e Freud un viaggio negli USA, e pubblica il suo lavoro Introiezione e Transfert, nel quale introduce il concetto di introiezione che riprenderanno sia Freud che Melanie Klein.

Nel 1913 fonda l'Associazione psicoanalitica ungherese. Nel 1917 lavora all'esplorazione psicoanalitica della  filogenesi  a partire dalle tesi evoluzioniste di Lamarck. Formula l'ipotesi secondo la quale la vita intrauterina sarebbe una ripetizione delle origini marine della vita verso la quale ciascuno aspira a tornare (Thalassa, psicoanalisi delle origini della vita sessuale, 1924). Nel conflitto che oppone Jung a Freud, Ferenczi si schiera con Freud.

Nel 1919 l’effimera Repubblica dei Consigli di Béla Kun dà a Ferenczi l'occasione di insegnare per alcuni mesi, e per la prima volta nella storia, la psicoanalisi all'università di Budapest.

Lo stesso anno pubblica  La tecnica psicanalitica. Si allontana dal modello classico della cura freudiana ed inventa “la tecnica attiva”  che invita il paziente a fugare la ripetizione. Dinanzi allo scacco di questa tecnica, la modifica. La cura   è collegata allora ad un tipo di rilassamento (Elasticità della tecnica attiva, 1928, Principi del rilassamento e Neocatarsi, 1930). Questo rilassamento analitico vicino ad uno stato di “transe” favorisce la regressione ad alcuni nevrotici.

Ferenczi orienta infine le sue ricerche verso una forma di reciprocità nella cura in cui il paziente ed il terapeuta comunicherebbero con un ventaglio di questioni e di risposte (Giornale clinico, 1932).

Queste innovazioni tecniche sono molto male accolte da Freud e la rottura tra i due uomini si verifica nel 1933, che è anche l’anno della morte di Ferenczi.




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pagina a cura di Alfio Squillaci

Esempio 1
Sándor Ferenczi
dal 13 marzo 2009
"Gli scritti di Ferenczi hanno fatto di ogni psicoanalista un suo allievo", scrive Sigmund Freud nel necrologio che gli dedica nel 1933, ma già nel 1914 aveva riconosciuto che "L'Ungheria ha dato finora alla psicoanalisi un collaboratore soltanto, Ferenczi, che vale però una Società intera". Questo primo volume delle Opere di Sándor Ferenczi raccoglie alcuni tra i classici della letteratura psicoanalitica come "Introiezione e transfert", "Le parole oscene: saggio sulla psicologia della fase di latenza", "Le psiconevrosi", "Il ruolo dell'omosessualità nella patogenesi della paranoia", "Sintomi transitori nel corso dell'analisi", "Filosofia e psicoanalisi", e altri scritti compresi nel periodo che va dal 1908 al 1912.

Duemila lettere testimoniano la saldezza dell'amicizia tra Freud e Ferenczi: allievo prediletto e compagno di strada del maestro, che lo chiamava con affetto scherzoso il suo "paladino", il suo "gran visir". Quando nel 1922 Ferenczi si decise a raccogliere i saggi che compongono questo volume, Freud ne fu lietissimo, perché il giovane movimento psicoanalitico stava allora lottando per riorganizzarsi dopo la guerra, e il libro costituiva un efficace strumento di informazione e di propaganda. Gli scritti della prima parte adempiono ancora oggi alla loro funzione divulgativa. Ma é soprattutto nei saggi della seconda parte, dedicati a temi particolari, che Ferenczi dimostra l'originalità innovatrice del proprio pensiero.
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