Hermann Hesse
Scrittore tedesco (Calw, Foresta Nera,1877- Montagnola 1962)

Hermann Hesse, romanziere,  poeta e  pittore,  nelle sue opere ha affrontato temi inerenti all’amicizia, al viaggio, all’amore, alla morte, alla psicoanalisi e al vagabondaggio. La sua opera è un ponte tra pietismo e buddismo, tra estremo Occidente ed estremo Oriente. Tutti i suoi romanzi fanno perno sulla sua vita e in ciascuno ci dice  qualcosa  di sé. La sua Stimmung -  per quel mix di tolleranza e pacifismo (idee e sentimenti veri,  non di facciata e per i quali pagò qualche prezzo), intensa spiritualità e dilettantismo delle sensazioni -, incontrò il favore sia del severo e intenso Thomas Mann che dei "figli dei fiori" che fecero di  Siddharta   il libro d'elezione di una generazione.

Nasce il 2 luglio 1877 a Calw nella Foresta Nera. Il padre Johannes, ex missionario e direttore editoriale è un cittadino tedesco nato in Estonia mentre la madre, Maria Gundert, è nata in India da padre tedesco e madre svizzero-francese; infatti, dalla madre apprende l’amore per l’Oriente, una costante nei suoi romanzi, tra cui Siddharta. Ebbe una severa educazione da entrambi i genitori, tale da  causare reazioni nefaste  in questo scrittore dalla esacerbata sensibilità.
Hesse era un bambino emotivo e testardo, e creò ai genitori e agli educatori non pochi problemi. Una figura importante  è stata quella del nonno materno Hermann Guntert, anche lui missionario in India fino al 1859 e colto poliglotta conoscitore di vari dialetti indiani. L'accesso alla biblioteca del nonno sarà basilare per la formazione extrascolastica di Hesse, soprattutto nel periodo della crisi giovanile, come possiamo notare dai suoi romanzi. Johannes Hesse decise, trovandosi con la famiglia a Basilea, di lasciar educare il bambino inquieto al di fuori della famiglia. Nel 1888 entra nel ginnasio di Calw, che frequenta malvolentieri pur risultando fra i primi della classe.
Si preparò per l'esame regionale in seminario; il suo futuro sembrava essere quello di un uomo di religione. Supera senza difficoltà l'esame a Stoccarda e accede nel settembre del 1891 al seminario di Maulbronn perdendo così la cittadinanza svizzera. Sei  mesi dopo, fugge dall'istituto; ritrovato viene riportato al seminario dove viene sottoposto  a otto ore di carcere come punizione. Hesse, comincia a soffrire di gravi stati depressivi, tali da convincere gli insegnanti a  un suo ritorno a casa. I genitori scelsero di farlo curare  dal pastore Christoph Blumhardt, e la conseguenza fu un tentativo di suicidio, che sarebbe riuscito se il revolver non si fosse inceppato. Hermann viene quindi ricoverato nella clinica per malati di nervi.
I  genitori gli concedono di ritornare a Calw, dove frequenterà dal novembre 1892 sino all'ottobre 1893 il ginnasio Canstatter, ma non finirà gli studi.
All'esperienza scolastica seguirà un brevissimo apprendistato come libraio a Esslingen dove  appena quattro giorni dopo Hermann abbandona la libreria; viene ritrovato dal padre in giro per le strade di Stoccarda, quindi spedito in cura dal dottor Zeller a Winnenthal. Qui trascorre alcuni mesi dedicandosi al giardinaggio, finché ottenne il permesso di tornare in famiglia. Hermann è costretto a seguire un apprendistato presso l'officina di orologi da campanile di Heinrich Perrot. Un anno dopo abbandona l'officina per iniziare,  nell'ottobre 1895, un apprendistato come libraio presso Heckenhauer a Tubinga, che durerà tre anni. Gli eventi di quel periodo molto irrequieto, riportano Hesse appena sposato sulle rive del lago di Costanza a Gaienhofen, fino a che, al rientro da un viaggio in India, si trasferirà definitivamente in Svizzera, prima a Berna poi nel Canton Ticino. Nel 1924 ottiene nuovamente la cittadinanza svizzera che aveva perduto per sostenere l'esame regionale nel Württemberg. Divorzia sia dalla prima che dalla seconda moglie, entrambe svizzere. Solo la sua terza moglie, Ninon Ausländer, una storica dell'arte, austriaca e di origine ebraica, gli rimase vicina sino al 1962, anno della sua morte per  un’emorragia cerebrale.
Le due guerre mondiali lo segnarono molto; soprattutto la prima che gli recò una crisi personale e artistica che  gli permise tuttavia di scrivere  opere come DemianL’ultima estate di Klingsor. Durante questo periodo si prese cura dei prigionieri tedeschi a Berna. Un esaurimento lo riporterà in una casa di cura. Durante la seconda guerra mondiale le sue opere, anche se non ben accolte per le tematiche affrontate, non furono mai censurate.
Con la guerra fredda, altro momento fondamentale della sua vita, lo scrittore scelse di ritirarsi e di tenere le opinioni personali per sé.
Per quanto riguarda il rapporto con il pubblico trovò sempre più successo soprattutto  nei paesi di lingua tedesca, poi, prima della Grande Guerra negli altri paesi europei e in Giappone, e dopo l'assegnazione del Nobel per la letteratura nel 1946 in tutto il mondo.

Tra Oriente ed Occidente
Il romanzo Siddharta (1922), frutto di profondi studi sull'India e sul buddismo, anticipa quella fusione tra Oriente ed Occidente che ritroveremo, approfondita, nel Giuoco delle perle. Non è la prima volta, che negli annali delle lettere tedesche, ma anche in filosofia (ricordiamo Schopenhauer) che si riscontra questo accostamento al mondo orientale. L'esempio più insigne della romantica Sensucht dell'Oriente fu Goethe che dall'Europa irrequieta, agitata dalle rivoluzioni e dalle guerre, si rifugiava nella lirica persiana e ne traeva ispirazione per il Divano orientale-occidentale.

Nord und West un Süd zersplitten
Throne bersten, Reichte zittern
Flüchte du, im reinen Osten
Patriarchenluft zu kosten

«Settentrione e Occidente e Mezzogiorno si sgretolano, troni crollano, regni tremano: e tu, fuggi a respirare aria di patriarchi nel puro Oriente!...»

Dopo la guerra mondiale, in un periodo di tensioni, molti spiriti si rivolgono all’India antica per trovare in quella civiltà nuove fonti di ispirazione. Hesse aspira a compiere una sintesi culturale  e umana fra Occidente e Oriente.«Io non credo in nessuna cosa così profondamente, nessuna idea mi è sacra come quella dell’unità, come l’idea che al totalità del mondo è un’unità divina e che tutto il dolore, tutto il male consiste in ciò: che noi singoli non ci sentiamo parte inscindibile del tutto.»

Queste parole di Hesse trovano riscontro nella storia di Siddharta, il quale lascia la casa paterna per apprendere il senso e l’essenza di quel grande mistero che è l’io; e trova che l’io  non è il corpo né la gioia dei sensi, ma non è nemmeno il pensiero e la saggezza acquisita: è l’una cosa e l’altra. È un’unità, come unità è il fiume « che si trova dovunque in ogni istante, alle sorgenti e alla foce, alla cascata, al traghetto, alle rapide, al mare e in montagna». In che consiste la saggezza? Qual è la meta della ricerca? Nient’altro che l’arte segreta di concepire in qualsiasi istante il pensiero dell’unità, il fiume del divenire, la musica della vita. Così meditando Siddharta tocca la serenità. A ciò contribuisce anche la conoscenza che di ogni verità è vero anche il contrario e che soltanto a scopo didattico Gotama divideva il mondo in sarsàna e nirvàna, in ullusione e verità, in sofferenza e liberazione, mentre il mondo è totale e uno, senza discontinuità fra il dolore e la felicità, fra il bene e il male.

Hesse, la letteratura e la critica letteraria
Hesse fu uno scrittore singolare, di cui   molto si occupò la  critica letteraria con giudizi  non sempre convergenti sul consenso. L'opera di Hesse, sebbene condotta in una prosa classicamente composta, affronta tuttavia temi in conflitto, come  sensualità e spiritualità, ragione e sentimento. Il suo interesse per l’irrazionalismo e per certe forme del misticismo orientale precorre, sotto vari aspetti, le  espressioni delle ultime avanguardie statunitensi ed europee, e spiega il successo che i suoi libri hanno trovato presso le giovani generazioni posteriori, soprattutto degli anni '60 e '70 del secolo scorso.
La sua opera è inoltre speculare   a quella di Thomas Mann; basti pensare al romanzo Gertrud che per alcuni tratti  riprende il Tonio Kroger di Mann.
Hermann e Mann sono sempre  state due figure letterarie messe a confronto dalla letteratura tedesca.  Oltre che sul piano letterario i due scrittori erano uniti da una grande amicizia che per Hesse  rappresentò un arricchimento.  Sintomatica a tal proposito  una lettera inviata nel 1950 alla scrittrice Agnes Miegel in cui scriveva: “Che due nature e due ingegni così diversi, come lo siamo Thomas Mann ed io, vadano oltre queste differenze, diventino amici e, risvegliati dai turbamenti dei nostri tempi, si ritrovino quasi perfettamente concordi sulle cose umane e morali, è un'esperienza bella e rara”.

Il Viandante
In questo romanzo viene affrontata una delle tipologie di viaggio dello scrittore. Qui si parla del viaggiatore come nomade dello spirito.
Vi troviamo un Hesse viandante a modo suo: amava dopo alcune ore di viaggio scendere in qualsiasi luogo per poterlo ammirare. Una frase che ci fa capire il significato di questo romanzo è: “E se tu dovessi avere la fortuna di sederti accanto a una persona destinata a diventare tuo amico del cuore dovresti essere un buono a nulla se dopo un po’ di tempo non riuscissi a indurlo a scendere con te in qualche bella stazioncina perché ti aiuti a verificare se esistono ancora erbe e fiori, cielo azzurro e nuvole”
Lui nel viaggio cercava valori fondamentali per unire ciò che faceva parte della sua vita con quello che gli era estraneo per poter raccogliere anche nell’imprevedibile elementi più significativi.

Vagabondaggio
In questa opera incontriamo il vagabondo, il ricercatore irrequieto che si muove tra boschi e villaggi mentre medita. Nella  condizione di libertà il vagabondo diventa protagonista di un’esperienza quasi sacrale. Qui incontriamo l’uomo che va alla ricerca dell’essenza mistica e spirituale per ritrovarsi uomo solo e quindi viandante.
Smarrimento, inquietudine, isolamento, natura questi sono i protagonisti di questo romanzo. Ogni passo di questo vagabondaggio è un procedere e tornare, ogni passo è nascita e ogni passo è morte.

Siddharta
È una delle opere più conosciute di questo scrittore. Siddharta è uno che cerca di vivere interamente la propria vita. Passa di esperienza in esperienza, dal misticismo alla sensualità, dalla meditazione filosofica alla vita degli affari. Il romanzo è molto originale. Siddartha è ammirato da tutti, ma non sentendosi  soddisfatto  un giorno decide di andare a vivere con i Samana del bosco per apprendere la loro dottrina e andando alla ricerca del Buddha insieme al suo amico d’infanzia.
I  due amici andarono a vedere il Buddha Gotama e Govinda decise di unirsi alla setta mentre Siddharta, rimasto solo e non soddisfatto prolungò il suo viaggio. Il romanzo termina con l’incontro fra i due amici ormai anziani e saggi e ognuno con il proprio equilibrio. Il romanzo fu molto apprezzato soprattutto dai giovani che ritrovarono in Siddharta se stessi e loro inquietudini.

Knulp
In questo romanzo il protagonista è un viandante solitario. Knulp è uno svogliato  rispetto alla società in cui vive. Hesse dà a questo personaggio un’inquietudine vibrante. La situazione la riusciamo a capire dal dialogo fra il protagonista e il suo amico su temi come la morte, la caducità della vita e il  mondo. Importanti per capire Knulp sono  le sue parole: ”Ciò che invece è caduco e non può rimanere uguale, io lo guardo non solo con gioia ma che con pietà”.


Demian
Questo romanzo è stato scritto  durante la prima guerra mondiale; periodo di una crisi nel  modo di scrivere  ed esistenziale dello scrittore. In questo romanzo vi sono elementi autobiografici dell’adolescenza tormentata di Hesse. Il protagonista è Emil Sinclair  che racconta la storia della sua giovinezza. Bene e male attraversano questo romanzo. A salvarlo sarà il suo compagno di scuola Demian che lo aiuterà a conoscere un lato misterioso e nuovo della vita.

Peter Camezind
Il protagonista è un timido uomo di montagna che decide di partire per scoprire il mondo per capire la sua vita dopo alcune esperienze negative come la morte della mamma e del suo unico amico il musicista Richard che gli aveva fatto conoscere la vita di città e i loro artisti. Da questo viaggio Demian riesce a vedere “le nuvole azzurre” solo sul piano artistico e non su quello privato. L’esperienza di questo viaggio non si conclude e riporta Demian all’origine. Infatti, dopo un lungo peregrinare ed esperienze Peter ritorna alla vita bucolica nel suo paese.


Il lupo della steppa
Il lupo della steppa è un romanzo di forte sapore pirandelliano dove il protagonista  Harry Haller rivela una doppia natura, razionale e irrazionale, umana e bestiale.  È il romanzo che ci descrive meglio Hesse.  Harry Haller non è socievole, è rozzo, ombroso e inquieto, e giunto ad un momento di snodo  della sua vita  sparisce dalla stanza che ha in affitto lasciando scritte le sue memorie. In questo note romazesche si descrive come una persona che ha  una natura umana e  una “lupina”: per questo motivo soffre molto. Tutto questo lo porta quasi al suicidio fino a quando conosce Erminia che lo converte a poco a poco ai piaceri della vita. Il romanzo finisce in un teatro magico dove  Harry uccide Erminia su richiesta di lei. Per questo motivo verrà condannato alla pena della vita eterna.
Il vero soggetto di questo libro è forse la solitudine e la difficoltà di vivere in società di Harry. In questo romanzo troviamo l’uomo "lupo solitario" e l’uomo "umano" (di homo humanus parlerà Martin Buber) che si relaziona con gli uomini  per costruire dei rapporti di convivenza.

Costruito ingegnosamente ad incastro come il resoconto di un curatore che immagina di pubblicare le memorie del protagonista, le quali a loro volta contengono una "dissertazione" che racchiude in nuce, tutto il romanzo, Il lupo della steppa narra la storia di Harry Haller, l'intellettuale isolato e dissociato, che si sente metà uomo e metà lupo, dilaniato fra la coscienza morale e l'istinto feroce, disgregato fra i due impulsi che si elidono e lo bloccano in un'impotente infelicità. Da questa straziante inquietudine sempre prossima al suicidio, Harry uscirà solo quando avrà imparato la saggezza della vita superficiale; quando avrà appreso dalla bella e ambigua Erminia le gioie della semplicità, del fox-trot, della droga e dell' amore di gruppo; quando avrà scoperto d'essere non solo una duplicità, ma, come ogni fittizio Io, una molteplicità infinita. Come il Siddharta del racconto omonimo (forse il più celebre di Hesse), anche Harry capisce che l'individualità è un' astrazione, destinata a dissolversi neIl flusso del divenire. Nonostante certi apparenti aspetti psichedelici - la droga come strumento di elevazione spirituale, la liberatrice gratuità del giuoco, il teatro magico nel quale ognuno vede e insieme recita la parte del proprio destino - Hesse propone una soluzione classica, conservatrice, goethiana. Harry, che pure incarna le incertezze della Germania di Weimar (il libro è del '27), trova la verità eterna, s'ispira a Mozart e a Goethe e impara da quest'ultimo che anche le rigide convenzioni sociali vanno rispettate e possono essere vissute come un libero gioco.
Non a caso nella parte iniziale - e più bella – del romanzo, che tratteggia la figura del lupo della  steppa prima della sua illuminazione, Hesse coglie magistralmente il nesso fra nichilismo e borghesia, fra negazione metafisica e amore per il lindo idillio filisteo. Con la sua amorale brama di vita e la sua tensione all'autoannullamento il lupo della steppa, demolitore d'ogni etica, è complementare all'ordine borghese, il quale viene teorizzato - nella splendida "dissertazione" centrale - come categoria ontologica della mediazione. Meno convincente appare invece la seconda parte nella quale Hesse non riesce né ad analizzare a fondo la coralità mistico-erotica dei suoi personaggi -  né a far palpitare, nelle convulse ricerche di liberazione,. una nostalgia di comunione, l'anelito all"'omnes laetare in unum" di cui parla la Scrittura. Non pago di rappresentare, Hesse vuol additare nel disordine moderno la presenza redentrice dell'antico; incapace - ad esempio - di sentire la poesia del jazz, Hesse la nobilita con benevola condiscendenza quale riverbero del sacro e del passato accessibile agli spiriti ridotti e superficiali, ancorché sinceri dell' età moderna. E il suo romanzo, avvincente cronaca d'una nevrosi e suggestivo viaggio nell'irrazionale, viene appesantito da un intento pedagogico e sentenzioso, da una scoperta volontà di restaurazione.
Da: Claudio Magris, Uomini e lupi, in: "Corriere della Sera", 13, VI, 1971

Amicizia
In questo romanzo  è affrontato uno dei temi più cari a Hesse, ossia la crisi adolescenziale  e la ricerca dell’identità del giovane che sta per diventare adulto. Tutto questo lo troviamo nei protagonisti Hans Calwer ed Erwin Muhletal due amici che hanno vissuto sempre in  simbiosi fino a quando Hans decide di andare per la sua strada. Loro non sono gli unici personaggi, ma ve ne è anche un  terzo Hewrich con cui Hans si legherà sempre creando un rapporto di simbiosi. La maturità lì porterà a un sudato equilibrio dove uno deciderà l’arte  e una visone ascetica della vita e l’altro entrerà a far parte del mondo borghese.


Sotto la Ruota
In questo scritto  viene raccontata l’amicizia tra Hans Giebenrath studente in seminario perché pensa che questo è il suo futuro ed Hermann Heibner un ragazzo scapestrato che crea molti guai. Per questo motivo i due scelgono di allontanarsi fino a quando la morte di un ragazzo in seminario li riavvicinerà. Tuttavia il comportamento di Hermann rimane lo stesso fino ad allontanare dallo studio il suo amico. Entrambi saranno costretti a tornare a casa: uno per il comportamento e l’altro per la menzogna della salute come causa per non poter studiare. Hans troverà un lavoro; tutto sembra andare bene fino alla sua delusione amorosa che lo sconvolgerà molto. Hans muore cadendo in un torrente dove rimarrà per una notte intera al freddo. Il romanzo finisce con la figura del signor Giebenrath che seppellisce suo figlio troppo giovane per morire.
Una morte misteriosa che per alcuni particolari fa pensare al suicidio e per questo è un romanzo autobiografico; infatti, anche Hesse aveva tentato di togliersi la vita in gioventù.

Narciso e Boccadoro
Le vicende narrate in questo libro riguardano il periodo del Medioevo.
In questo scritto  si racconta l’amicizia fra il novizio Narciso e lo studente Boccadoro quando quest’ultimo viene mandato dal padre a studiare dai monaci nel convento di Mariabronn. Uno era un artista, l’altro un serio teologo che spinse Boccadoro a cercare la strada del cuore e ricordare sua madre che lo aveva abbandonato perché solo così poteva ritrovare il suo equilibrio. Boccadoro  fuggì dal convento per vivere come un giramondo amando molte ragazze perché in ognuna  rivedeva la madre che lo aveva abbandonato da piccolo. Boccadoro diventa anche un assassino.
Condannato all’impiccagione perché si era interessato all’amante del governatore fu salvato con la grazia ottenuta dal suo amico Narciso ormai diventato abate.
Rimase lì a lavorare come scultore nel convento fino a quando ripartì per poi tornare malato e morire  accanto all’amico che lo vegliava.
Boccadoro, il suo modo di vivere e il senso del romanzo  lo possiamo capire da queste parole “Come puoi morire un giorno se non hai una madre; senza non si può né amare  né morire”.

Sull’Amore
In questo romanzo possiamo leggere poesie, episodi narrativi, scritti saggistici e citazioni del suo epistolario. Hesse parla dell’amore adolescenziale nella parte iniziale, dell’amore come esperienza matura nella parte centrale e nella parte finale descrive l’amore per l’umanità e per il mondo intero. L’amore è un’esperienza interiore e viene collegato a uno stato di grazia connesso dell’indifferenza per l’oggetto perché solo in virtù di questo l’accento si può spostare  sull’aspetto interiore. L’eros vissuto è l’esperienza dell’eterna caducità. “Amore è ogni moto della nostra anima in cui essa senta se stessa e percepisca la propria vita. L’amore non vuole avere, vuole soltanto amare”; queste sono le parole che ci aiutano a capire il pensiero di Hesse sull’amore.

Gertrud
In questo scritto viene raccontata la storia dell’amore impossibile del violista Kuhn per l’incantevole Gertrud Imthor. Il protagonista porterà per il resto della sua vita i sogni di questa esperienza anche se troverà nella musica la catarsi della sua passione d’amore. È un libro ricco di sfumature psicologiche; Gertrud rappresenta, infatti, il momento utopico  dell’amore vissuto e idealizzato come dedizione assoluta e irripetibile.

La natura ci parla
Un altro tema caro allo scrittore vi è  in questo romanzo; ossia la natura. In alcuni brani leggiamo i dialoghi fra il poeta e la natura.
Natura come forma di arte che accompagna l’uomo dalla nascita fino alla morte.
Hesse ama la natura e tutto ciò che la riguarda e non il mondo moderno dove non si dà molta importanza a questo tema. Lui si isola per ammirare il cielo azzurro, uccelli e per poi scriverne poesie. Un linguaggio segreto fra lui e la natura; tutto questo troviamo in questo romanzo.

Il giuoco delle perle di vetro
Hesse in questo suo romanzo parla di un ordine monastico, Castalia abitato da soli intellettuali; le vicende sono legate alla vita di un orfanello, Josef,  bravo in musica e per questo ammesso all’ordine.  Molto presto per la sua intelligenza gli sarà dato l’incarico di Magister Ludi che poi abbandonerà per andare incontro alla libertà.
Questo porta alla distruzione di Castalia. Josef sarà l’istitutore di Tito, figlio di un suo vecchio amico. Il romanzo termina con la sua morte che accadrà  in una personale sfida di nuoto con Tito. Tutte le vicende sono narrate da uno storico di quel periodo.
Nella vita dei monaci del romanzo un ruolo centrale viene svolto da un gioco  immaginario che però non viene mai spiegato, per questo il titolo il giuoco delle perle di vetro.
In questo scritto viene affrontato un tema fondamentale quello della critica al nazismo e della contrarietà alla guerra.

L'equilibrio fra i due poli contrari, dei quali si è par lato in Narciso e Boccadoro, raggiunge qui la perfezione. Lo scrittore riesce a conciliare il cuore e la mente, la luce e le tenebre. Vi contribuiscono il suono e il numero, Mozart e Pitagora, la musica e la matematica, il buio abisso del sentimento e la vetta luminosa del pensiero. Imperniata sulla musica, come il Doctor Faustus di Thomas Mann, l'opera ironizza sulla civiltà contemporanea; ma mentre il sarcasmo manniano è doloroso e rovente, l'utopia di Hesse è bonariamente ironica e pacata. È la biografia di Josef Knecht, servo dello Spirito, funzionario di un mondo di eruditi e asceti della cultura, il quale passa di grado in grado fino alla carica suprema della corporazione "castalia". Di questa fanno parte (tutto ciò è immaginato in un secolo futuro, intorno al 2400) gruppi di privilegiati che hanno il compito di tramandare i beni spirituali creati dalle passate generazioni: la loro attività di studiosi della matematica e della musica, della filologia e della fisica, si chiama giuoco delle perle di vetro. L'invenzione di questo giuoco è attribuita a un teorico della musica, un cittadino di Calw, che a Colonia costruisce una specie di telaio con alcune dozzine di fili tesi, sui quali si possono allineare perle di vetro di grandezza, forma e colore diversi. I fili corrispondono al rigo musicale, le perle alle note; e cosi via. Con queste perle si compongono frasi o temi musicali, che poi si possono trasporre, sviluppare, modulare ... È un giochetto pratico per gli studenti di musica. Quando questi lo lasciano andare in disuso, viene adottato dai matematici, i quali lo portano a un alto grado di evoluzione rendendolo atto a esprimere fatti matematici con segni e abbreviazioni particolari. Da linguaggio prima universale, poi matematico, diviene il linguaggio della filologia e di tutte le altre scienze e delle loro reciproche relazioni e analogie, finché, valicati i limiti tra le singole discipline, nella ricerca dell'universale, è, per cosi dire, il linguaggio grafico internazionale, capace di fissare e scambiare tra gli eruditi di tutto il mondo le esperienze intellettuali. Cosi perfezionato, il giuoco delle perle di vetro è la somma di tutte le scoperte spirituali e artistiche, l'unione mistica di tutti i membri della Universitas Litterarum; è arte, scienza, filosofia speculativa, favorite dalla contemplazione e dalla me ditazione, è una simbolica forma di ricerca della perfezione, un accostamento allo spirito in sé concorde, cioè a Dio.
Nelle scuole "castalie" si coltiva soprattutto la tendenza all'universalismo, alla fusione di scienza e arte. Fuori della" castalia" però esiste il mondo cosi detto reale, dove vive la gente comune, dove sono i non privilegiati, i quali mantengono a loro spese l'élite dei giocatori di perle. I due mondi sono in conflitto tra loro, come sempre accade fra la cultura e la mediocrità, e a un certo punto lo stesso Knecht, supremo magister del giuoco, s'accorgerà di non essere solamente "castalio", ma anche uomo comune, capirà che il mondo intero lo riguarda e ha diritto di chiedergli che p:utecipi alla sua vita; noterà che rinchiudersi nella "castalia", come gli asceti cristiani si isolavano dal mondo, è superbia intellettuale.
Josef deporrà quindi la carica appena ottenuta e, nell'intento di gettare un ponte fra la "castalia" e il mondo profano, si trasferirà in quest'ultimo per "servire", come vuole il suo simbolico cognome: Knecht (in tedesco, significa "servo"). Egli ha bisogno di agire, sia pure a costo di dolori e privazioni. Il giuoco delle perle, che pur gli ha dato la serenità, non gli basta più. Il pensiero astratto e i viaggi di scoperta nelle superiori regioni dello spirito finirebbero per essere fine a se stessi: soltanto al caldo respiro dell'umanità le sue aspirazioni possono attuarsi. Anche lui, come Faust, vuol recare agli uomini la serena felicità: questa è la conclusione ultima della saggezza. Un grande dramma si svolge pertanto fra l'alta cultura dello spirito e la vita naturale. La battaglia fra i due principi apparentemente inconciliabili diventa però un concerto che è precisamente il compito dei giocatori di perle: scoprire le antitesi in quanto "poli di un'unità". Tutti gli sforzi spirituali dell'uomo tendono infatti a quell'idea dell'universalità che la "castalia" deve appunto custodire.
A questa intuizione Knecht è arrivato grado grado col progressivo "risveglio". Ora, egli è deciso a servire, e il suo servire sarà sereno. Educherà un allievo, ma in maniera che tutti e due siano sempre al servizio dello spirito. Se non che, ritornando nel mondo per iniziare la sua nuova missione di insegnante, mentre nuota in un lago alpino insieme al suo discepolo, muore e scompare nell'acqua gelida.
Questa è in breve la vicenda del libro che costituisce la rivalutazione della civiltà, alla quale tutti gli intellettuali dovrebbero collaborare in qualche modo. Essi devono convincersi anzitutto che non è impossibile annullare i contrari, trasformare il male in bene, la notte in giorno, il nero in bianco. L'atman, dicono gli indiani; il tao, dicono i cinesi; la grazia, dicono i cristiani. Disciplina spirituale, dunque, per la schiera di privilegiati che custodiscono i beni "castalici". A riprova dell'importanza dell'opera basterà leggere le parole di ammirazione di Thomas Mann: « Dopo molti anni di lavoro l'amico aveva terminato la sua bella e difficile opera tarda della quale conoscevo soltanto l'ampia introduzione, stampata in anticipo nella "Neue Rundschau". Più volte avevo detto che quella prosa mi era vicina come fosse roba mia. Vedendo ora l'intero rimasi sbalordito notando l'affinità con ciò che mi teneva tanto occupato. Trovai la stessa idea nella finzione biografica ... con le punte di parodia che questa forma comporta. La stessa unione con la musica. Anche la critica della civiltà e dell' epoca, sia pure pili utopia e sognante filosofia della civiltà che sfogo critico del dolore e riconoscimento della nostra tragedia. Di somiglianza ne rimaneva parecchia, paurosamente molta, e l'appunto del mio diario esprime senza ambagi questa parte dei miei sentimenti: "È sempre spiacevole sentirsi ricordare che 'non si è soli al mondo. È, in forma diversa, la domanda di Goethe nel Divano: Si vive forse, se altri vivono?" ... Ma posso definiirmi buon collega che non distrae paurosamente lo sguardo da ciò che avviene di buono e di grande accanto a sé ... Forse non si era presentata mai una migliore occasione di caldi e rispettosi sentimenti camerateschi, di ammirazione per un maestro che certo non senza gravi, segreti e angosciati sforzi aveva saputo mantenere con arte e umorismo la sua vecchia spiritualità nel campo del giuoco e della costruzione personale. Con ciò si accorda benissimo il confronto di se stessi col valore riconosciuto ».


L’infanzia del mago
Questa piccola fiaba  è la chiave di lettura  per capire i suoi romanzi fondamentali tra i quali Siddharta e Il giuoco delle perle di vetro.
In questo scritto ritroviamo un Hesse bimbo con il sogno di diventare mago e invisibile come il piccolo uomo che ogni tanto compare per consigliarlo che imparerà  a diventare adulto e sostituire l’invisibilità “della cappa magica” con “l’invisibilità del sapiente che mentre conosce è mai riconosciuto.

Claudia Crocchianti
(Sono inserite passim  alcune note redazionali alle opere di H.Hesse negli Oscar Mondadori)



Bibliografia

OPERE DI HERMANN   HESSE

Poesia
Romantische Lieder, Dresda 1899
Gedichte, Berlino 1902
Unterwegs, Monaco 19II
Musik des Einsamen, Reilbronn 1915
Gedichte des Malers, Berna 1920
Krisis, Berlino 1928
Trost der Nacht, Berlino 1929
Jahreszeiten, Zurigo 1931
Neue Gedichte, Berlino 1937
Späte Gedichte, St. Gallen 1946
Die Gedichte, Berlino 1947
Letzte Gedichte, Olten 1960

Romanzi e racconti
Eine Stunde hinter Mitternacht, Lipsia 1899
Hinterlassene Schriften und Gedichte von Hermann Lauscher, BasiIea 1901
Peter Camenzind, Berlino 1904
Unterm Rad, Berlino 1906
Diesseits, Berlino 1907
Nachbarn, Berlino 1908
Gertrud, Monaco 1910
Umwege, Berlino 1912
Aus Indien, Berlino 1913
Rosshalde, Berlino 1914
Knulp, Berlino 1915
Am Weg, Costanza 1915
Schön ist die jugend, Berlino 1916
Demian. Die Geschichte einer jugend von Emil Sinclair. Berlino 1919
Kleiner Garten, Vienna 1919
Märchen, Berlino 1919
Klingsors letzter Sommer, Berlino 1920
Siddharta. Eine indische Dichtung, Berlino 1922
Kurgast, 1925
Bilderbuch. Schildenungen, Berlino 1926
Die Nürnberger Reise, Berlino 197
Der Steppenwolf, Berlino 1927
Narziss und Goldmund, Berlino 1930
Die Morgenlandfahrt, Berlino 1932
Stunden im Garten. Vienna 1936
Gedenkblatter, Berlino 1937
Der Novalis. Aus den Papieren eines Altmodischen, Olten 1940
Das Glasperlenspiel, Zurigo 1943
Träunifahrte, Zurigo 1945
Feuerwerk, Olten 1946
Späte Prosa, Berlino 1951
Beschwörungen, Berlino 1955
Prosa aus dem Nachlass, Francoforte 1965

Articoli e saggi
Boccaccio, Berlino 1904
Franz von Assisi, Berlino 1904
Zarathustras Wiederkehr. Ein Wort an die deutsche jugend. Bema 1920
Blick ins Chaos, Berna 1920
Betrachtungen. Berlino 1928
Eine Bibliothek der Weltlitetatur, Lipsia 1929
Kleine Betrachtungen, Bema 1941
Dank an Goethe, Zurigo 1946
Der Eurpäer, Berlino 1946
Krieg und Frieden, Zurigo 1946
Stufen der Menschwerdung, Olten 1947
Musikalische Notizen, Zurigo 1948 An einen Musiker, Olten 1960
Bericht an die Freunde, Marbach 1965

Traduzioni in italiano
L'ultima estate di Klingsor, tr. B. Allason, Milano 1931
Klein e Wagner, tr. B. Allason, Milano 1931
Narciso e Boccadoro, tr. C. Baseggio, Milano 1933
Siddharta, tr. M. Mila, Torino 1945
Il lupo della steppa, tr. E. Pocar, Milano 1950
Storia di un vagabondo (Knulp), tr. E. Pocar, Milano 1950
Peter Camenzind, tr. E. Pocar, Milano 1951
Demian, tr. E. Pocar, Milano 1952
Liriche, tr. E. Leonardi, Messina-Firenze 1952
Poesie, in: Lirici tedeschi, tr. D. Valeri, Milano 1959
Il giuoco delle perle di vetro, tr. E. Pocar, Milano 1955
Lettere di contemporanei, tr. G. Ruschena Accatino, Milano 1960
Il pellegrinaggio in Oriente, tr. E. Pocar, Milano 1961
Scritti autobiografici, tr. G. Ruschena Accatino, Milano 1961
Peter Camenzind, tr. L. Magliano, Milano 1962
Sotto la ruota, tr. L. Magliano, Milano 1964
Il ciclone, tr. E. Pocar, Milano 1965
Poesie, in: Poesia tedesca, tr. E. Pocar, Milano 1964
25 poesie, tr. E. Pocar, Milano 1965
Opere scelte, a cura di L. Mazzucchetti, Milano 1961 sgg.

VoI. I Scritti autobiografici
  »    II Knulp. Demian. Klein e Wagner. L'ultima estate di   Klingsor. Siddharta. Il pellegrinaggio in          Oriente            
» III Il lupo della steppa. Narciso e Boccadoro
»IV Il giuoco delle perle di vetro
»V Saggi letterari. Poesie. Scritti vari

Opere scelte, a cura di E. Pocar, Milano 1965
Knulp. Il ciclone. Demian. Narciso e Boccadoro. Saggi. 25 poesie. Lettere ai contemporanei

Esempio 1
Hermann Hesse in Rete:

<<<  Heramann Hesse Portal. In tedesco e in altre otto lingue, compreso l'italiana. 
Hermann Hesse
dal 20 febb 2011
Il diverso, un altrove sospeso tra suggestioni orientali, bisogni catartici e afflati spirituali, si infiltra in tutta l'opera di Hermann Hesse. Riconoscibile e al tempo stesso per definizione sfuggente, la realtà diventa rappresentazione di un mistero prima di tutto interiore in perenne mutamento, che scalfisce la centralità e la certezza stessa della supremazia della visione occidentale del mondo. In tempi di studi multiculturali, problemi di coesistenza fra diverse etnie, delicate questioni di tolleranza, se non addirittura scontri di civiltà, rileggere Hesse significa ritrovarsi faccia a faccia con questa sorta di identità "perturbata", dove ognuno è straniero a se stesso: più instabile, ma anche più aperto a esperienze altre.

In forme di classica compostezza, Hesse ha dato voce poetica alla dialettica tra ragione e sentimento, sensualità e spiritualità. Il suo interesse per le religioni orientali gli ha valso una durevole fortuna presso nuove generazioni di lettori, dai quali è considerato un vero e proprio autore di culto. Libro di straordinario valore simbolico, ambientato in un futuro remoto, specchio rovesciato della civiltà e del dramma dell'età presente, Il giuoco delle perle di vetro è qui presentato nella classica traduzione di Ervino Pocar.
La vicenda di un giovane sognatore che, dopo aver frequentato il mondo del decadentismo parigino, trova nello spirito di san Francesco d'Assisi l'intima unione con la natura cui aspirava. La storia d'un timido amore nato dalla comune passione per la musica. Il rapporto conflittuale d'un pittore col mondo borghese, nella coscienza d'una frattura non ricomponibile. L'evoluzione spirituale d'un adolescente che, attraverso la ribellione e la solitudine, giunge infine ad essere "se stesso". Queste, in sintesi, le trame dei romanzi raccolti nel volume, tutti percorsi dal filo conduttore della ricerca interiore, attuata con l'acutezza e la delicata sensibilità così caratteristiche di Hermann Hesse. Ritroviamo in questi romanzi tutti i motivi che ci rendono cara e preziosa l'opera di Hesse: la volontà di purezza e di grandezza nell'arte e nell'essere umano, la tragedia a cui mai può sfuggire chi nasconde il proprio amore, l'intensa visione utopica di una sintesi tra la vita quotidiana e l'aspirazione profonda all'ascesi. Introduzione di Giuseppe Montesano.

Antologia di giudizi
Le opinioni e i personaggi nei suoi racconti, l'atmosfera del paesaggio, l'espressione del sentimento nelle sue poesie e considerazioni, tutto questo è una diretta continuazione del patrimonio spirituale e letterario tedesco. Tutto ciò si inserisce in modo organico nella schiera dei nostri grandi narratori, sorti dopo la fine del secolo XVIII. Mentre negli ultimi decenni la letteratura tedesca, anche nei piti celebri rappresentanti, si è andata sempre più intellettualizzando, Hesse ha le radici nella tradizione poetica dell' anima tedesca. Questa è, nonostante gli intimi dissidi e il suo scetticismo, l'origine schietta e naturale delle sue creazioni. Il cuore, non l'intelletto, è il motore, è la forza della sua produzione.
Hermann Kasack, "Rhein-Neckar-Zeitung", 28, VI, 1947

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Hermann Hesse ha servito lo spirito in quanto, da quel narratore che è, ha parlato del contrasto tra lo spirito e la vita e del conflitto tra lo spirito e se stesso. Ma appunto con ciò ha reso più percettibile la via, piena di ostacoli, che può condurre a una nuova totalità e unità. E da quell'uomo che è,da quell'homo humanus che è, ha reso l'uguale servizio propugnando, in tutte le buone occasioni, la totalità e l'unità della natura umana.
Martin Buber, "Neue deutsche Hefte", agosto 1957

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Quello che si cercò di definire come il suo "pensiero", si esaurisce in una irresolubile problematica del corpo e dell'anima, o più esattamente di un dolce e forte istinto naturale e di un puro spirito introspettivo solipsistico per più d'un verso molto orgoglioso, orgoglioso se non altro della propria purezza. Robusto e sano, avrebbe voluto essere contadino, come lo sono o ridiventano Peter Camenzind ed altri eroi dei suoi primi romanzi; negli anni della maturità e della vecchiaia si
votò sempre più decisamente alle opere della terra; intanto però una rigida educazione religiosa gli imponeva  fin dall'infanzia un culto ascetico dello spirito che lo metteva in contrasto col suo intimo naturale e con una non sradica bile venerazione delle forze della natura. Assai difficile gli fu il distacco dal suolo tedesco; il legame con la terra, sentita sempre come madre di ogni vita e fonte unica di sanità, non fu da lui mai ripudiato. Pittore di delicati paesaggi specialmente della Svizzera italiana e buon esecutore di musica, Hesse risolse i suoi tormentosi problemi nella dolce e spontanea armonia di una prosa meditabonda, in cui il paesaggio si fa ariosa musicalità. In questo paesaggio egli avverte concretissimamente l'identità, predicata dal Budda, del fluire e della sta si, tanto che nell'ultimo romanzo postulerà addirittura una filosofia della storia fondata sull'alternarsi dei periodi prevalentemente sensuali e prevalentemente ascetici.
Ladislao Mittner, Storia della letteratura tedesca, Tomo II, Torino 1971
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Si potrebbe essere propensi a vedere nel Lupo della steppa una delle opere più elaborate e ad un tempo più incommensurabili di Hermann Hesse e in ogni caso avrebbe torto chi lo leggesse soltanto come storia disperata di un nevrotico malato, perché rappresenta piuttosto il passaggio dai conflitti della vita moderna a una libera serenità dello spirito, e vuol essere inteso come scuola di buon umore. La narrazione rinuncia largamente ad ogni dichiarazione diretta e si svolge invece in svariati riflessi tra il racconto del narratore e gli scritti di quel Harry Haller che, nella sua interiore solitudine, minaccia di uscire bruscamente dall'ordinamento borghese e come un lupo della steppa si vede escluso dalla vita quotidiana di un gregge. Guardando da fuori si nota soltanto il comportamento d'un misantropo lontano dal mondo, interiormente inquieto e senza patria; visto dall'interno ci troviamo di fronte ad una lotta appassionata con le antitesi della vita, non solo tra un mondo inferiore psichicamente determinato e una vita sociale esteriorizzata, ma anche con la « propria doppiezza e discordia ». Questo contegno intimamente contestato si vede sempre nel pericolo della distruzione di sé e si abbandona pertanto agli estremi delle sue possibilità per riacquistare il fondamento dell' esistenza. Così il racconto diventa un tentativo di espressione che rappresenta in veste di eventi visibili, avvenimenti psichici profondamente vissuti.
PauI Bockmann, Il mondo dello spirito nelle opere di H. Hesse
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Oggi Milano rende omaggio a Hermann Hesse (1877-1962), lo scrittore tedesco premio Nobel nel 1946 che come pochi altri ha compendiato nella sua opera slanci e fughe del nostro tempo: amato qualche anno fa a destra, non dispiace alla sinistra ed è gradito a coloro che si dedicano alla ricerca spirituale. In lui convissero - notò Ladislao Mittner nella sua fondamentale Storia della letteratura tedesca (Einaudi) - pietismo e buddismo; nella sue pagine si trova la religione che nasce da un simile connubio, capace di riflettere le tendenze senza offenderle. Se con Demian (Marsilio) del 1919 dimostrò di conoscere la psicoanalisi e di muoversi con sagacia nei temi di critica sociale, Siddharta (Adelphi) del 1922 lo mostra in cerca di soluzioni nella grande luce del pensiero indiano. Quando nel 1943 uscirà la sua opera più vasta e ambiziosa, Il gioco delle perle di vetro (Mondadori), Hesse si era lasciato alle spalle tutte le analisi delle crisi spirituali e offriva la visione utopistica di una comunità in grado di unire ascesi e vita pratica. Pessimo studente, viaggiatore senza i brividi dell' avventuriero, poeta lirico oltre che narratore, saggista e pittore discreto, buon conoscitore di musica, cittadino svizzero. Hesse fece anche l' apprendista meccanico a Calw in una fabbrica di orologi da campanile e lavorò a Basilea come libraio. Insomma, aveva il curriculum dello scrittore e del profeta; inoltre non condannò la droga e la sua sensualità si presentava leggera ma consentiva tutto. La sua concezione dell' arte era utilizzabile dai «Figli dei fiori» e da coloro che contestavano con più energia: per dirla in breve - come notò Italo Alighiero Chiusano - aveva messo «quasi sullo stesso piano Mozart e la musica jazz». Se Nietzsche era tornato ai primordi della Grecia per ricostruire la gerarchia dei valori, Hesse era un antiautoritario che piaceva alle istituzioni; se Spengler aveva diagnosticato l' agonia della nostra civiltà, lui scoprì l' Asia. Il Canton Ticino fu la sua vera patria. Lì trovò quanto cercava. Lì è sepolto.
Armando Torno
Pagina 36
(17 novembre 2008) -
Corriere della Sera
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