Carl Gustav Jung
Psichiatra svizzero (Kesswil, cantone di Thurgau, 1875 - Küssnacht, cantone di Zurigo, 1961).
Figlio di un pastore protestante, attratto fin dall'infanzia dall'orientalismo e lo spiritismo, C.G. Jung si volse più tardi verso studi di psichiatria e diventò uno specialista delle psicosi. È lui che, con il suo maestro, lo psichiatra Eugen Bleuler (1857-1939), introdusse la psicoanalisi in Svizzera, dove fondò “la psicologia analitica”, scuola di pensiero psicoanalitico che si sviluppò successivamente principalmente in Gran Bretagna, negli Stati Uniti, in Italia, in Brasile ed in Argentina.
Nel 1895, Jung intraprese gli studi di medicina all'università di Basilea; dopo una specializzazione in psichiatria, diventò l'assistente di Eugen Bleuler presso la clinica del Burghölzli, nei pressi di Zurigo. Nel 1902, sostenne una tesi “Sulla psicopatologia dei fenomeni detti occulti” (Zur Psychologie und Pathologie sogenannter occulter Phänomene) nella quale analizza il caso di una giovane medium - in realtà, sua cugina - e delle sue esperienze di spiritismo. Si recò in seguito a Parigi, dove seguì i corsi del medico e psicologo Pierre Janet (1859-1947). Al suo ritorno in Svizzera, sposò Emma Rauschenbach, figlia di un ricco industriale, dalla quale ebbe quattro figli. Nel 1905, fu nominato Privat-dozent alla facoltà di medicina di Zurigo.
Parallelamente al suo insegnamento, Jung si dedicò, nel quadro delle sue funzioni all'ospedale psichiatrico del Burghölzli, ad osservazioni cliniche sulle associazioni verbali e studiò le idee fisse ed i complessi. Nel 1907, dopo avere fatto pervenire a Freud il suo saggio Diagnostische Assoziations-Studien ("Studio diagnostico delle associazioni", 1906), si recò a Vienna per incontrarlo. Fu il punto di avvio di un'amicizia profonda, che durò dal 1907 al 1913, e di una lunga corrispondenza (359 lettere). Incontro fondamentale per Freud, che vide allora in Jung l'erede suscettibile di fare prendere alla psicoanalisi il suo slancio fuori da Vienna e che, inoltre, gli permetteva di approfondire il suo studio “sul nuovo continente” delle psicosi. Incontro decisivo anche per Jung, benché avesse già formato a quest'epoca una concezione dell'incoscio e dello psichismo ben distante dall'ipotesi freudiana, tanto era profondo il suo disaccordo sulle nozioni di sessualità infantile, di complesso di Edipo e libido, ma che, parallelamente, fu incantato dall'uomo eccezionale che era Freud e dalla sua opera, di cui misurava la forza esplicativa. Per sette anni, pur elaborando la sua dottrina, Jung andava a impregnarsi di questo pensiero
Tra il 1907 ed il 1909, Jung fondò ed animò la “Società Sigmund Freud “di Zurigo e la rivista Jahrbuch für psychanalytische und psychopathologische Forschungen ("Annali di ricerche psicanalitiche e psicopatologiche"), prima rivista ufficiale del movimento psicanalitico, che fu pubblicata fino al 1913, data della rottura tra Freud e Jung. Nel 1907, pubblicò "Psicologia della demenza precoce". Due anni dopo, accettando l'invito delle Clark University di Worcester (Massachusetts), effettuò con Freud un giro di conferenze negli Stati Uniti. Tuttavia, pur impegnandosi sempre più nella psicoanalisi, Jung attestava ed approfondiva il suo disaccordo teorico con Freud; la pubblicazione delle sue "Metamorfosi e simboli della libido" (1912) - che diventerà nel 1953 "Metamorfosi del cuore ed i suoi simboli" -, firmò la rottura tra i due uomini.
L'evoluzione dell'opera di Jung
Questa separazione è il segno e la conseguenza della divergenza profonda che esiste tra la psicoanalisi freudiana e la teoria “della psicologia analitica”, nome con il quale Jung designava il suo metodo di psicoterapia: per lui, la psiche non ha appigli biologici e, di conseguenza, l'approccio clinico non ha altro oggetto che di riportare il soggetto alla realtà liberandolo dai suoi “segreti patogeni”, come li qualificava il medico austriaco Moriz Benedikt (1835-1920), specialista dell'isteria ed esperto dell'ipnosi.
Nel 1928, nell'Energia psichica ed in Die Beziehung zwischen dem Ich und dem Unbewussten, Jung sviluppò il suo pensiero: per lui, l'inconscio è composto da immagini, gli archetipi, che determinano lo psichismo, e la cui rappresentazione simbolica appare nei sogni, l'arte e la religione: quali, ad esempio, l’amimus (immagine del maschile), l’amima (immagine del femminile), e il Selbst (il Sè). Questi archetipi costituiscono un inconscio collettivo, base della psiche, struttura immutabile propria dell'insieme dell'umanità. Sono completati per ogni individuo da Tipi psicologici (Psychologische Typen, 1921), cioè tipi psichici - “pensiero” , “sensazione” , “intuizione” , “sensazione” - che si sviluppano in ciascuno tramite un'alternativa tra introversione ed estroversione, movimento che conduce all'unità della personalità con il gioco della metamorfosi…
Va da sé che questa nozione di archetipo così sviluppata da Jung, ed il fascino di quest'ultimo avvertito per il simbolismo alchemico, allontanavano profondamente la sua teoria dall’ universalismo freudiano. Questa divergenza non fece che accentuarsi successivamente, quando Jung si tuffò nello studio delle civilizzazioni “antiche”: i suoi viaggi presso indiani Pueblos in Messico ed in Arizona, quindi in Kenia (1925) ed in India (1937) in particolare, lo condussero a sviluppare tesi relative alla psicologia dei popoli, ed alla dichiarazione che esistono differenze tra “le razze, le culture e le mentalità” .
Nel 1933, Jung era diventato il capofila di un movimento psicanalitico che si richiamava alle sue teorie. L'atteggiamento che assunse in quegli anni bui e tragici, fu e restò l'oggetto di una diatriba, tanto tra junghiani e freudiani, che in seno anche alla Comunità degli psicoanalisti junghiani .
Fin dal 1933, Jung sostituì alla testa della società tedesca di psicoterapia ("Allgemeine Ärztliche Gesellschaft für psychotherapie" - AÄGP) lo psichiatra tedesco Ernst Kretschmer (1888-1964) che si era dimesso per segnare la sua ostilità al regime nazionalsocialista. Questa società internazionale, la cui sede era a Lipsia, in Germania, dunque sotto controllo nazista, raccoglieva membri in molti paesi, ma gli psicoterapeuti ebrei ne erano completamente esclusi in Germania. Per gli junghiani, l'accettazione da parte di Jung di presiedere questa società nelle circostanze dell' epoca non aveva altro scopo che di proteggere i suoi membri ebrei. Altri hanno visto in quest'atteggiamento il segno di una certa compromissione con l'ideologia nazista; gli sviluppi che seguirono non furono del resto atti a dissipare quest'opinione. Nel gennaio 1934, la rivista della Società, "Zentralblatt für Psychotherapie" ("Zentralblatt für Psychotherapie und ihrer Grenzgebiete einschließlich der Medizinischen Psychologie und Psychischen Hygiene"), passarono sotto il controllo di Matthias Hermann Göring, psichiatra tedesco cugino del maresciallo Hermann Göring, ed egli stesso attivo simpatizzante nazista. Dopo avere accettato di diventare l'editore di questa rivista (in sostituzione di Arthur Kronfeld che, espulso dalla Germania nel 1934 come ebreo, si vide rifiutare l'asilo in Svizzera e finì per suicidarsi nell' ottobre 1941 a Mosca), Jung pubblicò in questa rivista testi di un tenore più che incerto. È il caso, in particolare, della prefazione che redasse accettando “il compito nobile” che gli era stato affidato, di un articolo intitolato “la situazione presente della psicoterapia” (“Zur gegenwärtigen Lage der Psychotherapie” - "Zentralblatt für psychotherapie", 1934,7,1-16). In quest'ultimo testo, dopo aver fatto una distinzione tra “l'inconscio ariano ” e “l'inconscio ebreo” , e precisato che il primo possiede “un potenziale superiore al secondo”, Jung proseguì aggiungendo che l'ebreo “ha qualcosa di nomade, e che è incapace di creare una cultura che gli sia propria: tutti i suoi istinti ed i suoi doni esigono per svilupparsi, un popolo-ospite più o meno civilizzato”. Aggiunge inoltre che Freud lo sospettava di essere antisemita, ma rileva che (Freud) “non comprendeva nulla della psiche tedesca, non più del resto dei suoi epigoni germanici”. E, Jung termina con quest'interrogazione: “il fenomeno grandioso del nazionalsocialismo che il mondo intero contempla con occhi stupiti, l’ha illuminato? “
La Comunità junghiana si è trovata profondamente divisa sulla questione dell'antisemitismo di Jung. Se è vero che quest'ultimo non assunse mai la forma di un impegno militante a dire il vero, resta soltanto legittimo interrogarsi sul senso della presenza di Jung alla testa di un'associazione i cui statuti escludevano gli ebrei e gli oppositori al regime.
Nel 1992, Andrew Samuels, uno psicoterapeuta junghiano, membro della società londinese di psicoterapia analitica, ha mostrato che il suo è un tentativo di elaborare una psicologia dei popoli che aveva condotto Jung ad una forma di collaborazione all'ideologia nazista, e cercò di convincere i post-junghiani ad ammettere questa realtà e trarne le conseguenze. “Ho svolto un ruolo attivo nell'ambito degli analisti junghiani, scrive Samuels, chiedendo che riconoscessimo l'antisemitismo di Jung negli anni 1930, e che in riparazione ne chiedevamo perdono. La Comunità junghiana, come tale, cerca attivamente di chiarire i punti teorici inadeguati o puramente e semplicemente erronei. Jung si è sempre difeso dall’accusa secondo la quale le sue idee si trovavano in accordo seppur di risonanza con l'ideologia nazista; ad alcuni, tuttavia, l'espressione del suo rammarico è sembrata insufficiente e priva di sincerità. Jung era un uomo ambizioso (come lo era Freud) ed aveva previsto negli anni 1930 un'opportunità di diventare il capofila della psicologia in Europa centrale.“
In Francia, "I quaderni junghiani di psicoanalisi" dedicati a questo periodo non fanno motto dell'articolo del 1934, ed esso non è citato nella lista delle opere di Jung tra il 1933 ed il 1936.
C.G. Jung morì il 6 giugno 1961 a Küssnacht, sul lago di Zurigo, nella casa che aveva fatto costruire nel 1909 lasciando Burghölzli, e dove aveva passato la sua vita.
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