Melanie Klein 
Psicoanalista britannica d'origine austriaca.  (Vienna, 1882 - Londra, 1960).

Melanie Klein è una delle più grandi figure della psicoanalisi dopo Freud. Il suo nome resta legato alla psicoanalisi dei bambini, di cui fu la pioniera.

Nacque in una famiglia ebrea d'origine polacca ed ungherese. Suo padre aveva fatto studi medici tardivi. Molto attaccata al  fratello ed alle   sorelle maggiori che si sono molto occupate di lei, Melanie fu molto colpita dalla morte prematura di una delle sue sorelle. Comincia studi di medicina, ma la morte del   fratello quindi quella del  padre la sconvolgono ancora una volta. Si può pensare che questi lutti ripetuti hanno influenzato i suoi futuri lavori sulla depressione e la malinconia.

A seguito di quest'eventi familiari, deve rinunciare ai suoi studi di medicina, ciò di cui si rammaricherà tutta la vita. Sposa nel 1903 Arthur Stephen Klein, e lo segue in tutti i suoi spostamenti professionali. Educa i suoi tre bambini Melitta, Hans e Erich.

Nel 1914, la morte della   madre la spinge nella depressione. Questo nuovo lutto la conduce ad intraprendere un'analisi con Ferenczi, di cui aveva letto gli scritti. Quest'ultimo la incoraggia nella sua osservazione dei bambini e nel suo desiderio di diventare psicoanalista. È lui che la introduce nella Società ungherese di psicoanalisi a cui presenta la sua prima comunicazione  Lo sviluppo di un bambino (1919). Si tratta delle esperienze d'educazione sessuale che tentò sul   giovane figlio Erich.
Nel 1921, è invitata a Berlino da Karl Abraham. Prosegue la sua analisi con lui e mette a punto la sua tecnica del gioco nel trattamento dei bambini, che getta così le basi delle sue scoperte e delle sue teorie. Integra nelle sue ricerche il concetto ferencziano di introiezione     ed i lavori di Abraham sulla malinconia. Un conflitto inizia ad opporla ai partigiani di Anna Freud che tratta anche lei i bambini, ma con una tecnica molto ortodossa rispetto alle tesi di suo padre. Nel 1926, alla morte di K. Abraham, Melanie Klein lascia Berlino con i suoi due figli Erich e Melitta, e si installa a Londra seguendo l'invito di Ernest Jones. Nel 1933,  suo figlio Hans muore in un incidente di montagna. Nel 1934, pubblica  Contributo in esame della psicogenesi degli stati maniaco-depressivi.

La figlia Melitta, medico ed analista, prende posizione contro la   madre a fianco del suo analista Edward Glover, partigiano di Anna Freud.

Nel 1932, Klein pubblica La psicoanalisi dei bambini , lavoro nel quale presenta il caso di Dick, un bambino di tre anni che ha trattato, mostrando che era possibile analizzare bambini di tale età, ciò che contestava Anna Freud. La discussione tra le due donne ha occupato tutta l'attività scientifica della Società britannica di psicoanalisi fin  negli anni 1960. Anna Freud conserva un'ottica educativa, normativa, centrata sull'adattamento del bambino e sullo sviluppo del super-Io . Klein al contrario, procede come con gli adulti, all'esplorazione dei meccanismi arcaici molto precoci del lattante, ed è in ciò che innova nella terapia di bambini,   utilizzando nel transfert il gioco come equivalente delle associazioni verbali negli adulti.

Melanie Klein ritiene che esista fin dalla nascita un  “io primitivo” immaturo esposto all'angoscia che causa il conflitto tra impulsi di vita ed impulsi di morte, e che si manifesta con l'amore e l’odio. Due tipi d'angoscia si succederanno durante i primi mesi della vita e determineranno la struttura del soggetto: l'angoscia persecutiva o paranoide, e l'angoscia depressiva.

La posizione schizo-paranoide
Prevale durante i primi quattro mesi. È segnata da tre meccanismi: il discrimine dell'oggetto (il seno materno) in “buono”  e “cattivo”  oggetto, la proiezione del cattivo oggetto e l’introiezione  del buon oggetto. Il bambino vive nella dialettica soddisfazione/frustrazione. In questa fase, ha già fantasmi, da intendere come espressioni mentali degli impulsi parziali. Questi fantasmi sono difese contro una realtà interna ed esterna ancora indifferenziata. Se il fantasma di buon oggetto prevale, il bambino sarà capace di proiettare all'esterno i suoi impulsi distruttivi. Al contrario, se il fantasma di cattivo oggetto domina, sarà invaso dall'angoscia persecutiva ed adotterà difese psicotiche come il rifiuto di ogni esperienza percettiva   reale, la deflagrazione dell’Io e dell'oggetto, il frazionamento corporale, e il ripiegamento su stesso. Per Klein la posizione schizofrenico-paranoide   può diventare la base d’ancoraggio delle psicosi.

La posizione depressiva
Succede alla precedente e culmina verso il sesto mese. Occorre comprendere il termine “di posizione” (che Klein sostituisce a quello classico di "fase" ) non tanto come un concetto cronologico, ma piuttosto come un concetto strutturale dell'organizzazione dell’Io.

I fantasmi distruttivi e l’odio  del cattivo oggetto comportano una forte sensazione di colpevolezza legata all'angoscia di perdere la madre come oggetto d'amore, madre ormai percepita come oggetto totale, indiscriminato. L'angoscia di perdita è generata dai fantasmi di consumazione rapida della fase orale, e dall'aggressività della fase anale. Il meccanismo di difesa contro l'angoscia di perdita e contro la colpevolezza è la riparazione che permette al bambino di ricostruire il suo mondo interno.

Nelle cure dei bambini, Klein fa intervenire il gioco come attività riparatrice. Con i meccanismi dello spostamento, della condensazione e della figurabilità, il gioco trasforma l'angoscia in piacere ed aiuta il bambino a superare le fasi schizo-paranoide   e depressive.

Occorre citare  altri lavori di Melanie Klein: Saggi di psicoanalisi (1947) che riunisce i suoi principali articoli; Invidia e gratitudine (1957); L'amore e l’odio, scritto con il suo allievo Joan Rivière; Sviluppo della psicoanalisi (1952).



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pagina a cura di Alfio Squillaci

Esempio 1
Melanie Klein
dal 13 marzo 2009
Scritti 1921-1958
Autore Klein Melanie

Gli scritti più significativi di Melanie Klein, ossia quelli compresi fra l'arrivo a Berlino nel 1921 - chiamata da Abraham - e il 1958, due anni prima della morte, offrono l'opportunità di seguire l'evoluzione del suo pensiero e di apprezzarne l'eccezionale contributo non solo nell'ambito dell'analisi infantile, ma anche in quello, ben più chiuso e sospettoso rispetto a una prospettiva psicoanalitica, dell'alienazione psichica vera e propria.
   Analisi di un bambino
Melanie Klein
Bollati B., 1971

Ciò che distingue il presente volume da tutte le altre opere della Klein, è il suo carattere di 'resoconto' scarno, essenziale e preciso, che ci fa avvertire, proprio per questa sua estrema aderenza alla realtà giornaliera delle sedute psicoanalitiche, da una parte la presenza vigile e umana dell'analista, dall'altra quella ora esaltata, ora depressa, ora frenetica del piccolo Richard analizzato. Si ha così l'impressione di vivere in prima persona i meccanismi ripetitivi e ossessivi della nevrosi, simbolizzati nei giochi con le navi e nei disegni. Soprattutto colpisce, nelle esplicitazioni delle angosce e della paura di evirazione del complesso edipico, la figura paterna e potente, scissa ora nell'aspetto distruttivo e temuto, che assume le sembianze della figura autoritaria e folle di Hitler, il quale realmente in quegli anni stava minacciando l'Inghilterra.
Da un punto di vista strettamente scientifico, il volume è di notevole valore didattico, e questo è appunto il suo obiettivo principale negli intenti dell'autrice.
Non vi si trovano infatti solo i verbali delle sedute ma le note esplicative dell'analista che, volta per volta, fa rilevare, alla luce del suo metodo, i diversi fenomeni patologici e d'altro canto le dinamiche che possono portare a una soluzione positiva del trattamento analitico.
Guida e proposte per diversi moduli di lettura sono offerte dalla penetrante presentazione di Franco Fornari: sul piano epistemologico l'apparente neutralità del resoconto clinico ci si presenta allora come riduzione dell'intero universo storico a puro 'significante' che rinvia ai 'significati' affettivi profondi di 'buono' e di 'cattivo'.

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