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Pierre-Ambroise-François Choderlos deLaclos


Scrittore ed ufficiale francese (Amiens, 1741 - Taranto, 1803).
Suo padre era segretario dell'Intendenza di Picardie e di Artois. A diciotto anni, Pierre Choderlos de Laclos entra come aspirante alla scuola d'artiglieria di La Fère, celebre per il suo insegnamento delle discipline matematiche. Ne esce tenente a ventidue anni dopo aver compiuto studi brillanti. Appassionato di  armi, Laclos tenterà di inventare un proiettile cavo
(boulet creux) di grande potenza esplosiva. L'artiglieria francese è allora la prima d'Europa e nelle furerie i soldati discettano di assalti alle piazzeforti e ai bastioni fortificati, di obici e proietti, come noi oggi di ogive nucleari e di guerra batteriologica . È l'epoca in cui gli inglesi annientano i corpi di spedizione francesi in Canada e nelle Indie. Laclos è allora a La Rochelle, la cittadella militare sull'Atlantico, in attesa d'imbarco per il Canada. Il trattato di Parigi (1763) mette fine alla guerra, di conseguenza, il giovane ufficiale, sfumata l'occasione di pronto impiego  si trascina di guarnigione in guarnigione: Toul, Strasburgo, Grenoble, Besançon, Valece, l'île de Ré. L'avanzamento in carriera procede pigramente  in assenza delle accelerazioni  fornite  dal campo di battaglia: sotto-aiutante-maggiore nel 1767, capitano nel 1771, aiutante-maggiore nel 1772, ed infine Capitano comandante (generale) nel 1780. A solo titolo comparativo si ricorderà che i marescialli di Napoleone di una generazione dopo saranno tali poco più che trentenni.

Il geometra e lo scrittore
Sotto la suggestione del  linguaggio del tempo ma anche della propria fantasia militare e sentimentale incline ad adoperare   le stesse parole sia per la   guerra dell'amore che per l'amore della guerra, Laclos si lancia alla  "conquista gloriosa" nei salotti di provincia. Il fallimento è cocente: ha troppo l'aria di un "géomètre", e la Marchesa di Coigny annoterà: « Viene molto spesso da me questo signore alto,  magro e pallido, vestito di nero, non saprei che dirgli...  se mi trovassi da sola con lui, avrei paura».

Laclos ha quarant'anni. Concepisce allora la scrittura de Le relazioni pericolose. Chiede un congedo di sei mesi, si chiude a La  Rochelle e scrive di getto uno dei capolavori della letteratura del  XVIII° secolo e la "vetta della letteratura del cardiogramma" secondo una felice espressione di Jean Rousset. I due personaggi del romanzo, la Marchesa di Merteuil ed il Visconte di Valmont, ricchi e blasonati, incarnano tutto  ciò che il giovane artigliere non è. Assolvendo così ad una delle funzioni del romanzo e della narrativa artistica in genere: non solo dire il mondo com'è, ma come dovrebbe essere, come noi lo vorremmo. Non solo l'adozione del genere  romanzo come registratore del presente ma anche (e piuttosto) proiettore dei propri desideri nella più oscura camera della coscienza.

Per quell'istigazione sottotraccia al vizio cui, nello spirito, il romanzo rinvia, mentre, nella  lettera, vorrebbe additarne  la punizione a favore di un improbabile trionfo della virtù  che resta solo sulla carta (Laclos non riuscì mai a scrivere Les liaisons heureuses, sebbene annunciate) - Le relazioni pericolose, si presenta come  il vero boulet creux, una bomba contro il potere,  le istituzioni, i valori dominanti. Questo romanzo segna inoltre una tappa importante nella storia della sensibilità e del sentimento amoroso, sostituendo all'amore propriamente detto un amore di testa, fatto d'orgoglio, di cinismo, d'ipocrisia satanica, dove tutto ciò che è umano è incenerito, e finisce per incenerire anche i suoi eroi.   Baudelaire ha definito le Liaisons:  «Libro di un moralista elevato fra i più elevati, profondo fra i più profondi». Ed anche, a proposito della raggelante atmosfera erotico-amorosa che lo sorregge: «Se brucia questo libro, brucia alla maniera del ghiaccio».

Trama
Madame  Merteuil, falsa devota, gode a manipolare il prossimo. Chiede a Valmont, suo ex amante, di sedurre la giovane Cécile de Volanges, fidanzata  ad uno sciocco, Danceny, di cui desidera vendicarsi. Valmont corrompe facilmente l'ingenua, non senza avere tergiversato. Secondo lo stesso schema, per puro calcolo seduttivo,  Valmont concepisce di sedurre la virtuosissima Madame de  Tourvel, che finisce per conquistare, ma, inaspettatamente,  innamorandosene veramente. Tuttavia, fa il resoconto della sua conquista alla signora de Merteuil, che, perversa, esige che egli rompa l'unione. Madame de Tourvel non sopravvive al tradimento del suo amante. I complici infernali litigano. Valmont è ucciso in duello dal pretendente  di Cécile, mentre  Madame  Merteuil non sfugge alla punizione: perde la sua fortuna e si trova sfigurata dal vaiolo.

Questo romanzo ha suscitato uno scandalo tale che fu varie volte vietato per il suo carattere «empio, criminale e blasfemo». Tuttavia, il fascino che esercita sul pubblico è ancora  intatto. Agli antipodi dello stile preromantico della sua epoca ma ancora intriso delle atmosfere galanti e libertine del primo Settecento (Crébillon fils soprattutto), Le relazioni pericolose è un'opera amara, lucida, ironica: il libertinaggio  vi è messo in scena quanto denunciato. Ma è anche un romanzo d'amore, nel quale Choderlos de Laclos esamina con forza i dettagli del cuore umano, pur condannando i difetti del suo secolo. (vedi la splendida analisi di Jean Rousset).

Commissario all'Assemblea elettorale dei cittadini nobili di Parigi, entra nel  club dei Giacobini, di cui redige soprattutto il giornale. Promosso Maréchal di campo dopo Valmy, è arrestato solo sulla base di   sospetti in occasione del  tradimento di Dumouriez. Liberato il  9 Termidoro, è reintegrato nell'esercito da Carnot, che lo nomina  generale di brigata. Laclos che aveva esordito in letteratura  nel  1773 con alcuni poemetti  pubblicati ne l' "Almanach des Muses", è anche l'autore di un trattato sull'educazione delle donne (1783), rimasto incompiuto, e di una lettera ai SIGG. dell' Académie Française sull'elogio del Sig. de Vauban (1786). (vedi il brano del romanzo inedito di A.S.)
Laclos morirà in Italia, a Taranto, al seguito dell'armata napoleonica.

Le relazioni pericolose, capolavoro  della letteratura epistolare in particolare e  della letteratura mondiale in generale, è stato oggetto di molti adattamenti cinematografici (Roger Vadim, 1959; Stephen Frears, 1988; Milos Forman, 1989).
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Riproduciamo di seguito un brano tratto dal romanzo "Il giallo e il nero" (inedito) di A.S. dove Laclos è preso a pretesto per una debosciata da caserma del protagonista, Oreste Cazzaniga, figlio di un  industriale monzese che nel romanzo compie un lungo tragitto esistenziale ed estetico, per infine approdare alla propria condizione borghese e alle attività produttive e industriali inizialmente rifiutate.
N.B. L'autore alterna prima e terza persona indifferentemente.

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Capitolo 22.

Il Laclos-Day, Vauban, le piazzeforti, Palmanova, Paisiello come emblema del carattere nazionale italiano e un drogato romano che parla un repellente dialetto albertosordesco
(...)

Alcuni giorni dopo, il 15 giugno, festa dell'Artiglieria, dopo un sonno di dieci ore, Cazzaniga, fresco, e non più incazzato, uscì di buon mattino sulla soglia degli alloggiamenti della 3^ batteria. Al mattino, in caserma come nella vita, abbiamo un'idea così affievolita di noi stessi da scambiare quell'aria di rincoglionimento che ci aleggia in viso come buona disposizione a vivere. Ma quel giorno, succeduto ad una serata dalle imperiali tristezze combattute con buone letture, cognac e fumo, credevo di possedere buone ragioni per essere felice. Ragioni tutte mie s'intende. Gioivo per felici congiunture: il congedo di Simoni, la festa dell'artiglieria e il Laclos-day. Il Laclos-day? Ebbene sì: leggiucchiando per l'ennesima volta Les Liaisons, nella mia bella Pléiade m'ero accorto che cadeva in quell'anno il bicentenario della pubblicazione di quell'opera sublime, la più perfetta e perfida macchina romanzesca che io conosca. Sui giornali s'era dato spazio a diversi anniversari. Certamente, il centeneraio della morte di Flaubert, va bene quello della nascita di Joyce. Su mon général, invece, silenzio siderale. Aspettavano che Hollywood ne traesse qualche film per scatenarsi? "Repubblica" sordidamente taceva, e tacque tutto l'anno la miserabile gazzetta: neanche un trafiletto del fatuo ma buon dix-huitièmiste Lucio Villari, neanche un soffietto della nipote di Benedetto Croce francesista di riporto, neanche un gridolino mondano della nostra Elena corrispondente da Parigi. Rien du tout.
L'idea di festeggiare Laclos per conto mio mi sembrò perciò un'occasione per rompere l'ossessiva continuità della vita di caserma e un modo splendido (cioè giovanile ed esuberante) di santificare un giorno qualunque dell'artigliere Cazzaniga alla Dea Letteratura. Una narcisata, direbbe Arbasino. E vada per la narcisata.
Ma qualche connessione c'era. Laclos era stato artigliere come lo ero io (ma anche Napoleone e Tolstoj, quest'ultimo poi assegnato ad una 3^ batteria, di Sebastopoli però) e queste coincidenze mi riempivano di gioia. Alla faccia di Cazzaniga-père che mi aveva mandato soldato con l'intento di punire le mie fantasie, io, proprio nella sciagura cercavo e trovavo segrete correspondances alle mie passionacce letterarie.
E Palmanova infine era il luogo ideale per festeggiare Laclos!
Mon général, un militare integrale, che per spezzare la débilitante monotonie della vita in armi, chiede sei mesi di congé, si dà in prestito alla Letteratura e con risultati mozzafiato ne riesce un sublime ed ineguagliato doctor unius libri (come Manzoni, come Tomasi), ebbene mon général aveva speso in realtà buona parte della propria vita nell'inseguimento di un progetto grandioso e un po' mattoide, la costruzione di un micidiale proietto (le boulet creux) e nell'appassionata difesa di un proprio pensiero militare circa l'uso dell'arma dell'artiglieria e della costruzione di piazzeforti.
Nell'affaire del proietto, una vera e propria mania, desistè solo in età matura anche perché nessuno gli aveva mai dato ascolto. Mentre nelle manifestazioni del proprio pensiero militare ... non ebbe poi miglior fortuna. Pour cause! In un primo scrittarello, Memoire sur les troupes destinées à la défense du fort de l'isle d'Aix, andando al di là delle proprie intenzioni che erano"solamente" quelle di transformer l'art de fortification, propone nientemeno che d'abolire l'eterna ma ovvia distinzione tra fanteria e artiglieria, mettendo così in discussione i fondamenti stessi dell'organizzazione dell'esercito!!! Il buon Pietro-Ambrogio-Francesco Choderlos de Laclos, nobiletto di provincia, cercava così maldestramente di attirare l'attenzione su di sé, presentando delle idee più che riformatrici, rivoluzionarie. Non aveva capito che il sistema migliore per far carriera, nell'amministrazione militare come nella civile, è quello di non farsi troppo notare...
In un altro scritto: Sur l'éloge de Vauban, supera se stesso attaccando addirittura Fontenelle e il grande Lazare Carnot, il futuro generale di Napoleone, i quali avevano giustamente tessuto l'elogio del più grande genio militare e fortificateur di Francia: M. le Maréchal Sébastien Le Preste de Vauban, Commissaire général des fortifications del Re Sole. In un'epoca in cui nelle furerie si discettava di fortificazioni come noi di aerei a reazione e bombe atomiche, Pietro-Ambrogio aveva le sue idee sull'argomento. Chi è Fontenelle? Uno che parla di un'arte, la militare, che non ha praticato né studiato. E Lazare Carnot? Andiamo, nient'altro che un capitano del genio. Ascoltate invece il capitano d'artiglieria Pietro-Ambrogio-Francesco. E dopo un preambolo cerimonioso e deliziosamente settecentesco (cioè retorica di alta scuola più sottile perfidia à la Valmont) ecco la prima stoccata: M. de Vauban in realtà non ha inventato nulla nell'arte della fortificazione. Il sistema di fortificazione detto "di Vauban" altro non è che il sistema bastionné conosciuto fin dalla fine del XV° secolo, in Italia, a Otranto. (Avrà visto mai Palmanova, Laclos?). E M. Vauban, continua l'implacabile capitano, che pure s'è veritablement distingué dans la partie de l'Attaque del places, è debole nella Défense, non facendo perciò fare un passo avanti all'arte della fortificazione. E di queste fortificazioni ereditate dai suoi predecessori a-t-il au moins su faire un meilleur emploi? On peut affirmativement répondre que non, risponde subdolamente e bellamente l'allora Capitaine d'Artillerie de l'Acadèmie de La Rochelle. E poi, la stoccata prerivoluzionaria (siamo nel 1786), inferta al cuore stesso di un sistema, quello dell'Ancien Régime, in cui Pouvoir, Beauté et Dépense erano un tutt'uno: mais bien sûr: l'effrayante dépense!, sono costosissime queste places, 1400 millions! E, in ultimo, non sono forse cadute una dopo l'altra queste piazzaforti? Per cui, geometricamente, si les fortificications de M. Vauban sont mauvaises, il n'est plus un grand homme. Apriti cielo! Una bufera s'abbatte sul povero capitano Laclos. Il ministro della Guerra infuriato, incarica il directeur dell'Artiglieria (che per sommo scorno di Laclos è detto il "Vauban" degli artiglieri) di infliggere una severa reprimenda all'impudente e imprudente capitano, il quale da La Rochelle viene subito spedito a Metz (giusto dall'altra parte della Francia) dove la sua compagnia era in guarnigione. Laclos tenta una debole difesa con una lettera, ma non c'è nulla da fare, la punizione inflitta pare che sia dovuta alla volontà del Re in persona. Elle était irrémissible. A Pierre-Ambroise-François non resterà che meditare nel silenzio del suo alloggiamento di caserma il passo falso compiuto. Chissà se in quel frangente la sua mente sarà andata con orgoglio a quella stupenda opera già scritta quattro anni prima: Les Liaisons dangereuses! Un'opera immortale cui sarà legato indelebilmente il suo nome e che durerà nella storia umana sino a quando dureranno le piazzeforti di Vauban e la lingua francese. Un romanzo dove lo stratega militare fallito capovolge l'amour de la guerre con la guerre de l'amour, dove, quest'Ufficiale che non s'è mai battuto in nessuna battaglia, che non ha mai partecipato all'espugnazione di alcuna piazzaforte cita Turenne, Federico II°, Annibale e mette in scena operazioni, manovre, assalti, espugnazioni che hanno come solo scopo di vincere la resistenza di una donna e hanno per campo di battaglia ... un'ottomana.
Ora, Palmanova, splendido sito furlano in cui mi trovavo era il luogo ideale per festeggiare Laclos in quanto altro non era che una piazzaforte, pressoché identica alla vaubanienne Neuf-Brisach in Alsazia. (Per l'ideazione di questa s'era forse Vauban ispirato alla cittadella furlana che la precedeva di un secolo abbondante? Non aveva forse scritto Laclos che in questo campo nulla le Maréchal aveva inventato? A saperlo! A giudicare dalle illustrazioni allegate al vaubanien Traité de la défence des Places troppe sono le analogie tra le due cittadelle).
E una piazzaforte costosa, quella di Palmanova, lo fu senz'altro. Rivelatasi poi anche inutile come tutte le fortificazioni compresa la portentosa linea Maginot che, occorre ricordarlo, dal pensiero di Vauban discende in linea diretta con i risultati che si sanno!!! Un luogo dunque dove mon général celebrava un furtivo e postumo trionfo, di cui io solo, io solo, in tutto il mondo ero a conoscenza.
Il preside della locale scuola media mi aveva dato (unico uditore, perché tutti i militi se l'erano squagliata per pizzerie e discoteche alla sola proposta di sentirsi illustrato un posto che detestavano), qualche altro ragguaglio sulla cittadella. Palmanova era stata ideata o disegnata a tavolino nell'ultima decade del XVI° secolo dai militari della Serenissima, i quali si fecero prendere però la mano dal gioco platonizzante della "città ideale" militare più che dalle necessità strategico-difensive di Venezia. A pianta a stella a nove punte, con diciotto lati, con una piazza centrale perfettamente esagonale (nei cui bar mi rifugiavo a leggere "Repubblica") da dove si partivano le tre strade principali che conducevano alle tre uniche porte d'accesso (si conservano ancora i secenteschi posti di guardia), Palmanova fu difesa da una serie di terrapieni, contrafforti, bastioni, la distanza dei quali dalle mura della città venne calcolata in passi veneziani secondo la gittata del tiro delle bombarde dell'epoca. Man mano che l'arma dotta potenziava il tiro a Palmanova si costruivano nuovi bastioni. Ma mai un colpo di cannone, fortunatamente, cadde sulla città, Napoleone poi la ignorò (buon sangue d'artigliere non mente) e nella Grande Guerra fu adibita ... al casermaggio delle retrovie. E così la stupenda cittadella resisté più della Présidente de Tourvel, perché mai venne provata la sua virtù ed è rimasta verginella coi suoi imenei bastioni intatti. Una vergine di oltre tre secoli sui cui bastioni e nei cui camminamenti ogni tanto, werther in grigioverde, mi ritiravo a considerare le speranze e i disinganni degli uomini e l'oltraggio perenne della Storia.
Ma qual era il mio progetto per santificare degnamente il Laclos-day? Ebbene si, aggregarmi alle orgette di Beppe Costa e di Enrico, accompagnare nei bui camminamenti le sgualdrinelle da discoteca e festeggiarvi in un mix orgiastico la rabbia verso le donne (à toi!, Maria Luisa Reichenbach!) il libertinaggio settecentesco, la bella giovinezza che s'en fugge tuttavia , la tensione spermatica, l'ebbrezza della vita, l'anarchia dei tempi, le nequizie della storia ...
La giornata si presentava, stendhalianamente, con tutte queste confuse promesse di felicità.

(...)



«Les Liaisons dangereuses».
Laclos, fervente ammiratore della Nouvelle Héloïse, incarica i suoi personaggi di proclamare il suo debito verso i grandi romanzi epistolari della generazione precedente. Mme de Tourvel legge Clarisse nelle ore di malinconia amorosa, la Marquise de Merteuil e Valmont citano volentieri l' Héloïse nelle loro lettere, ma il riferimento si colora d'ironia: Laclos fa questa osservazione, in una nota manoscritta alla Lettera 110: « M. de Valmont sembra compiacersi nel citare J.-J. Rousseau, e lo profana sempre per l'abuso che ne fa».
Bisogna tener presente, per interpretare correttamente le Liaisons, il loro legame di filiazione con l'opera di Rousseau. Questo legame è innegabile per chiunque abbia letto e preso sui serio il trattato dell'Education des Femmes, che s'inscrive in margine alla Julie e al libro V dell'Emile, nel prolungamento delle riflessioni di Rousseau sulla donna naturale e sulla sua perversione nella civiltà parigina del suo tempo. Le Liaisons appaiono allora come una Héloïse alla rovescia; il movimento ascendente verso l'ordine e l'armonia attorno a Julie, s'inverte in un movimento discendente verso il disordine e la discordanza intorno ad una figura femminile ugualmente dominante, la Marquise de Merteuil, immagine negativa sia di Julie sia di M.me de Tourvel, e vittima dell'uomo che è il rovescio esatto di Saint-Preux: Valmont.
Concepita nella scia di Rousseau, l'opera di Laclos possiede tuttavia la sua autonomia e le sue virtù proprie. Essa non presenta né la grandezza né la ricchezza della Nouvelle Héloïse, ma porta alla perfezione la tecnica epistolare, per raggiungere, come ha dimostrato molto bene
Jean-Luc Seylaz  un completo accordo tra soggetto e modo di presentazione. Laclos non inventa tutti i mezzi di cui si serve, beneficiando di un secolo d'esperienze e di tentativi di ogni genere, ma utilizza i risultati acquisiti con un'intelligenza ed un'abilità fuori del comune. Egli ha, per di più, qualcosa da dire che nessuna altra forma romanzesca poteva esprimere cosi bene.
L'arte acuta e molto cosciente di Laclos porta dapprima sulla giustificazione della tecnica utilizzata: tutte le lettere sono necessarie e motivate, e sul rispetto costante della natura del testo epistolare: quando si legge quel romanzo, non si dimentica un istante di essere alla presenza di lettere. Non vediamo soltanto una mano che scrive, ma anche gli occhi che leggeranno; una voce parla, ma l'ascoltatore è presente, personaggio del romanzo allo stesso titolo degli altri, e che risponderà a sua volta. C'è un dialogo continuo e stringato di presenze simultanee. Ed ogni lettera è così ben indirizzata a qualcuno, cosi ben composta secondo il carattere del destinatario e della sua situazione attuale, che quel destinatario è presente nella lettera che sta per ricevere tanto quanto in quella che scriverà. Se c'è gente che, come Cécile Volanges, ignora questo principio dell'arte epistolare, nessuno meglio di M.me de Merteuil è in grado di ricordarglielo: « ... quando scrivete a qualcuno, è per lui e non per voi: dovete dunque cercare di dirgli meno quello che pensate voi, che quello che gli fa più piacere» (Lettera 105). Ciò significa che si deve soprattutto dire ciò che non si pensa. Meglio di qualsiasi mezzo di scambio, la lettera è qui un mezzo di azione, che mira  al destinatario come ad un bersaglio. In Laclos , le relazioni umane  sono re- azioni di lotta o di rappresentazione: il che è lo stesso in questo mondo dove non si è mai soli, dove si pensa sempre sotto lo sguardo altrui, sia per sottrarsi o sia per rivelarsi. Poiché due sono le schiere in conflitto nel romanzo: ci sono quelli che compongono ogni loro atteggiamento e non dicono una parola che non sia calcolata in vista del fine da raggiungere. Essi sono i protagonisti libertini, sempre mascherati, sempre attori. Quando Valmont scrive a M.me de Tourvel o a Cécile, non dice mai ciò che pensa ma ciò che sembra dover pensare per produrre l'effetto voluto e far progredire l'impresa di seduzione; e M.me de Merteuil cambia maschera sotto i nostri occhi a seconda che si indirizzi a Valmont, a Cécile o a Madame de Volanges. Un viso per ogni destinatario: e grazie alle lettere successive, tutti quei visi si denunciano a vicenda. Ci sono d'altra parte i personaggi di primo impulso, incapaci di comporsi e dissimulare: Cécile, Danceny, M.me de Tourvel: « Non so né dissimulare né combattere le impressioni che provo ». Ma se le persone sincere si svelano nei loro messaggi, è sovente a loro insaputa, sotto l'impulso del sentimento che fa dir loro più di quanto non immaginino pensare. Ne risulta che tutte queste lettere hanno un senso apparente e un senso nascosto e richiedono le interpretazioni di quei maestri della decifrazione che sono Valmont e M.me de Merteuil, sia che postillino i loro propri testi, sia che tisolvano quelli delle loro vittime. Quelle lettere non possono dunque leggersi isolatamente. Come le parti di un'armatura, esse si sostengono e si spiegano le une con le altre, formando una trama di fili solidali.
Siccome le lettere delle Liaisons sono brevi, si è sensibili alla loro successione, il cui ordine non è mai indifferente; risponde a degli effetti di raggruppamento, d'inquadratura, d'opposizione o di giustapposizione ricercati e significativi: una lettera di o per M.me de Tourvel fa seguito ad una lettera di o per M.me de Merteuil, ecc...
Tutta l'attenzione è così concentrata sulla rapidità degli scambi, sulle continue ed improvvise modificazioni di punti di vista. Laclos stabilisce in questo modo un vero e proprio linguaggio della disposizione e del movimento dei vari pezzi sulla scacchiera. Tale arte della manovra, percettibile in ogni pagina d'un libro il cui argomento è precisamente la manovra degli uni per mezzo degli altri, ed attesta la felice equivalenza della forma con il contenuto. Ma non è tutto.
Si è rimasti soprattutto sensibili a questo aspetto del romanzo: un'orologeria ben incastonata, un meccanismo complesso. Senza dubbio non si può non riconoscere in Laclos un Valmont della composizione, tattico virtuoso che assicura il proprio modo di procedere e ne prevede gli effetti, maestro d'un'opera in cui nulla è lasciato al caso, autore d'un libro costruito rigorosamente (come un dramma classico): il raffronto è stato più volte proposto.
Ed è vero, esiste in questo romanzo un ordine ed una volontà d'organizzazione che rompono con le tendenze dominanti del XVIII° secolo, in cui il romanzo ostentava una composizione libera e capricciosa, tanto in Marivaux, Prévost, Sterne  o Diderot quanto negli autori di romanzi epistolari.
Ma risultano le Liaisons essere solo questo: un meccanismo accuratamente ordinato? Ciò non sarebbe ancora sufficiente a farne il grande romanzo che è. Anch'esso condivide i caratteri del romanzo epistolare polifonico, che sono  si è visto  la molteplicità complessa delle relazioni, gli zig-zag e l'apparente disordine d'un pensiero digressivo, il capriccio e l'imprevisto della linea sinuosa. Guardando da vicino la composizione degli scambi ed il movimento delle lettere nel romanzo, ci si accorge che obbediscono ad una legge di complessità e di confusione sempre maggiore. Ai rapporti abbastanza semplici dell'inizio che mettono in relazione tra di loro Valmont e M.me de Merteuil, Danceny e Cécile Volanges, si aggiungono ben presto nuove combinazioni: M.me de Tourvel - Valmont, poi Cécile-Valmont, M.me de Merteuil  M.me de Volanges, M.me de Merteuil - Danceny, M.me de Tourvel -Mme de Rosemonde. Le figure iniziali si confondono, si aggrovigliano, formano nuove figure. Si assiste dunque ad un netto progresso dell'intreccio e dell'intrigo. L'ordine e la purezza lasciano gradualmente posto ad una fusione e ricchezza di relazioni impegnate che corrispondono allo sviluppo della situazione romanzesca, all'apparizione del turbamento e del disordine nei sentimenti. In quanto le Liaisons raccontano la distruzione del sistema da parte della passione, la dissoluzione del progetto volontario e del metodo  il cui simbolo è la linea retta  da parte del sentimento espresso dalla linea sinuosa; ad un ordine premeditato si sostituisce un turbamento involontario, all'ordine dei principi il disordine del capriccio. Fin dalla Lettera 10, M.me de Merteuil mette in guardia Valmont:
« Ecco dunque che vi state comportando senza principi, e abbandonate tutto al caso o meglio al capriccio». Valmont, l'uomo della previsione e dei sistema cede, suo malgrado, e senza volerlo ammettere, al « movimento involontario » della passione e smentisce il suo credo libertino, vinto molto prima della sua vittoria apparente su M.me de Tourvel.  Ma Valmont non è il solo a ricredersi in questo romanzo che, a dispetto delle grandi professioni di fede dei protagonisti sulle quali si fissa troppo esclusivamente l'attenzione, è un romanzo molto meno cerebrale e « satanico» di quanto sembri. È  il romanzo dell'amore, del trionfo  dell'amore, in cui tutti amano contro il principio che impedisce loro di amare, principio religioso per M.me de Tourvel, principio libertino per Valmont e per M.me de Merteuil; poiché la stessa M.me de Merteuil che incarna così fortemente il rifiuto delle virtù di sensibilità « naturale » e l'arte di « sottomettere... ogni cosa ai suoi progetti», finisce col cedere a forze che la trascinano in modo oscuro: una specie d'amore per Valmont ed una violenta gelosia nei riguardi di M.me de Tourvel.
Questa vittoria  insidiosa del turbamento dei sentimenti, del «caso» e del «capriccio» è rappresentata sul piano della composizione dall'intreccio crescente della struttura epistolare. Laclos ha gettato volontariamente nel suo romanzo « quel disordine che solo può dipingere il sentimento» (Lettera 70).
Un effetto che Laclos non ha ottenuto forse volontariamente, ma che pur tuttavia esiste, è legato strettamente alla forma epistolare. Quest'ultima stabilisce tra i personaggi ed il lettore un rapporto molto particolare che la distingue dai modi narrativi. Il lettore si trova proiettato nel cuore di ogni personaggio, giacché lo vede formare e guidare il suo pensiero; scrive per così dire, con lui. Osservatore di intimità, si trasporta di volta in volta da una coscienza ad un'altra sapendo perfettamente ciò che avviene in ognuna d'esse. Situato nel centralino, conosce non solamente ciò che ognuno pensa dei corrispondenti, ma perfino ciò che tutti simultaneamente pensano e proiettano, gli uni all'insaputa degli altri. La sa molto più lunga dei personaggi, poiché egli è almeno in teoria il solo a poter leggere tutte le lettere. Ora c'è in Laclos uno strappo notevole a questo principio: Valmont e M.me de Merteuil anch'essi leggono le lettere che non sono loro destinate. La Marchesa riceve, accluse alle relazioni di Valmont, le minute delle lettere a M.me de Tourvel e le risposte di questa; Valmont a sua volta intercetta la corrispondenza che va da M.me de Tourvel a M.me de Volanges, poi a M.me de Rosemonde, e cosi via. I due protagonisti, grazie alla loro ingegnosità, sono messi in condizione di sapere ogni cosa, cosa che permette loro di pievedere e di ordinare tutto: ed anche loro, e loro soltanto, vivono la situazione privilegiata del lettore. Si stabilisce in tal modo un'eguaglianza ed una complicità tra il lettore e la coppia libertina di cui il primo è portato a capire le intenzioni, ad aderire a tutti i movimenti: complicità con dei « mostri», complicità con il male. Si può congetturare che lo scandalo del libro, la sua reputazione di romanzo perverso siano dovuti in buona parte a questa situazione singolare creata dalla tecnica epistolare e dall'uso che ne fa Laclos.

Jean Rousset- Forma e significato, Einaudi, Torino 1976, pp.108-114
dal 18 maggio 2002
Vedi gli addenda:
- Brano tratto da un romanzo inedito di A.S.

- Mirabile saggio di Jean Rousset

Brano tratto da Joan DeJean "Literary Fortifications",

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Préface du rédacteur


Cet ouvrage, ou plutôt ce recueil, que le public trouvera peut-être encore trop volumineux, ne contient pourtant que le plus petit nombre des lettres qui composaient la totalité de la correspondance dont il est extrait. Chargé de la mettre en ordre par les personnes à qui elle était parvenue, et que je savais dans l'intention de la publier, je n'ai demandé, pour prix de mes soins, que la permission d'élaguer tout ce qui me paraîtrait inutile; et j'ai tâché de ne conserver en effet que les lettres qui m'ont paru nécessaires, soit à l'intelligence des événements, soit au développement des caractères. Si l'on ajoute à ce léger travail, celui de replacer par ordre les lettres que j'ai laissé subsister, ordre pour lequel j'ai même presque toujours suivi celui des dates, et enfin quelques notes courtes et rares, et qui, pour la plupart, n'ont d'autre objet que d'indiquer la source de quelques citations, ou de motiver quelques-uns des retranchements que je me sus permis, on saura toute la part que j'ai eue à cet ouvrage. Ma mission ne s'étendait pas plus loin.

J'avais proposé des changements plus considérables, et presque tous relatifs à la pureté de diction ou de style, contre laquelle on trouvera beaucoup de fautes. J'aurais désiré aussi être autorisé à couper quelques lettres trop longues, et dont plusieurs traitent séparément, et presque sans transition, d'objets tout à fait étrangers l'un à l'autre. Ce travail, qui n'a pas été accepté, n'aurait pas suffi sans doute pour donner du mérite à l'ouvrage, mais lui aurait au moins ôté une partie de ses défauts.

On m'a objecté que c'étaient les lettres mêmes qu'on voulait faire connaître, et non pas seulement un ouvrage fait d'après elles; qu'il serait autant contre la vraisemblance que contre la vérité, que de huit à dix personnes qui ont concouru à cette correspondance, toutes eussent écrit avec une égale pureté. Et sur ce que j'ai représenté que loin de-là, il n'y en avait au contraire aucune qui n'eût fait des fautes graves, et qu'on ne manquerait pas de critiquer; on m'a répondu que tout lecteur raisonnable s'attendrait sûrement à trouver des fautes dans un recueil de lettres de quelques particuliers, puisque dans tous ceux publiés jusqu'ici de différents auteurs estimés, et même de quelques académiciens, on n'en trouvait aucun totalement à l'abri de ce reproche. Ces raisons ne m'ont pas persuadé, et je les ai trouvées, comme je les trouve encore, plus faciles à donner qu'à recevoir: mais je n'étais pas le maître, et je me suis soumis. Seulement je me suis réservé de protester contre, et de déclarer que ce n'était pas mon avis; ce que je fais en ce moment.

Quant au mérite que cet ouvrage peut avoir d'ailleurs, peut-être ne m'appartient-il pas de m'en expliquer; mon opinion de devant ni ne pouvant influer sur celle de personne. Cependant ceux qui, avant de commencer une lecture, sont bien aises de savoir à peu près sur quoi compter; ceux-là, dis-je, peuvent continuer. Les autres feront mieux de passer tout de suite à l'ouvrage même; ils en savent assez.

Ce que je puis dire d'abord, c'est que si mon avis a été, comme j'en conviens, de faire paraître ces lettres, je suis pourtant bien loin de compter sur leur succès; et qu'on ne prenne pas cette sincérité de ma part pour la modestie jouée d'un auteur: car je déclare, avec la même franchise, que si ce recueil ne m'avait pas paru digne d'être offert au public, je ne m'en serais pas occupé. Tâchons de concilier cette apparente contradiction.

Le mérite d'un ouvrage se compose de son utilité ou de son agrément, et même de tous deux, quand il en est susceptible: mais le succès, qui ne prouve pas toujours le mérite, tient souvent davantage au choix du sujet qu'à son exécution, à l'ensemble des objets qu'il présente, qu'à la manière dont ils sont traités. Or ce recueil contenant, comme son titre l'annonce, les lettres de toute une société, il y règne une diversité d'intérêts qui affaiblit celui du lecteur. De plus, presque tous les sentiments qu'on y exprime, étant feints ou dissimulés, ne peuvent même exciter qu'un intérêt de curiosité toujours bien au dessous de celui de sentiment, qui, surtout, porte moins à l'indulgence, et laisse d'autant plus apercevoir les fautes qui se trouvent dans les détails, que ceux-ci s'opposent sans cesse au seul désir qu'on veuille satisfaire.

Ces défauts sont peut-être rachetés, en partie, par une qualité qui comme eux tient à la nature de l'ouvrage: c'est la variété des styles; mérite qu'un auteur atteint difficilement, mais qui se présentait ici de lui-même, et qui sauve au moins l'ennui de l'uniformité. Plusieurs personnes pourront compter encore pour quelque chose un assez grand nombre d'observations, ou nouvelles, ou peu connues, et qui se trouvent éparses dans ces lettres. C'est aussi là, je crois, tout ce qu'on y peut espérer d'agréments, en les jugeant même avec la plus grande faveur.

Leur utilité qui peut-être sera encore plus contestée, me paraît pourtant plus facile à établir. Il me semble au moins que c'est rendre un service aux moeurs, que de dévoiler les moyens qu'emploient ceux qui en ont de mauvaises pour corrompre ceux qui en ont de bonnes, et je crois que ces lettres peuvent concourir efficacement à ce but. On y trouvera aussi la preuve et l'exemple de deux vérités importantes qu'on pourrait croire méconnues, en voyant combien peu elles sont pratiquées: l'une, que toute femme qui consent à recevoir dans sa société un homme sans moeurs, finit par en devenir la victime; l'autre, que toute mère est au moins imprudente, qui souffre qu'un autre qu'elle ait la confiance de sa fille. Les jeunes gens de l'un et de l'autre sexe pourraient encore y apprendre que l'amitié que les personnes de mauvaises moeurs paraissent leur accorder si facilement, n'est jamais qu'un piège dangereux, et aussi fatal à leur bonheur qu'à leur vertu. Cependant l'abus, toujours si près du bien, me paraît ici trop à craindre; et, loin de conseiller cette lecture à la jeunesse, il me paraît très important d'éloigner d'elle toutes celles de ce genre. L'époque où celle-ci peut cesser d'être dangereuse et devenir utile, me paraît avoir été très bien saisie, pour son sexe, par une bonne mère, qui non seulement a de l'esprit, mais qui a du bon esprit. "Je croirais, me disait-elle, après avoir lu le manuscrit de cette correspondance, rendre un vrai service à ma fille, en lui donnant ce livre le jour de son mariage." Si toutes les mères de famille en pensent ainsi, je me féliciterai éternellement de l'avoir publié.

Mais, en partant encore de cette supposition favorable, son succès ne m'en paraît pas plus assuré et il me semble toujours qu'il doit plaire à peu de monde. Les hommes et les femmes dépravés auront intérêt à décrier un ouvrage qui peut leur nuire; et, comme ils ne manquent pas d'adresse, peut-être auront-ils celle de soulever contre lui les rigoristes, alarmés par le tableau des mauvaises moeurs qu'on n'a pas craint de présenter.

Les prétendus esprits forts ne s'intéresseront point à une femme dévote, que par cela même ils regarderont comme une femmelette, tandis que les dévots se fâcheront de voir succomber la vertu, et se plaindront que la religion se montre avec trop peu de puissance.

D'un autre côté, les personnes d'un goût délicat seront dégoûtées par le style trop simple et trop fautif de plusieurs de ces lettres, tandis que le commun des lecteurs, séduit par l'idée que tout ce qui est imprimé est le fruit d'un travail, croira voir dans quelques autres la manière peinée d'un auteur qui se montre derrière le personnage qu'il fait parler.

Enfin, on dira peut-être assez généralement, que chaque chose ne vaut qu'à sa place; et que si d'ordinaire le style trop châtié des auteurs ôterait en effet de la grâce aux lettres de société, les négligences de celles-ci deviennent de véritables fautes et les rendent insupportables, quand on les livre à l'impression.

J'avoue avec sincérité que tous ces reproches peuvent être fondés: je crois aussi qu'il me serait possible d'y répondre, et même sans excéder la longueur d'une préface. Mais on doit sentir que pour qu'il fût nécessaire de répondre à tout, il faudrait que l'ouvrage ne pût répondre à rien; et que si j'en avais jugé ainsi, j'aurais supprimé à la fois la préface et le livre.


Première partie


I. De Cécile Volanges à Sophie Carnay aux Ursulines de...


Paris, ce 3 Août 17**.

Tu vois, ma bonne amie, que je te tiens parole, et que les bonnets et les pompons ne prennent pas tout mon temps; il m'en restera toujours pour toi. J'ai pourtant vu plus de parures dans cette seule journée que dans les quatre ans que nous avons passés ensemble; et je crois que la superbe Tanville aura plus de chagrin à ma première visite, où je compte bien la demander, qu'elle n'a cru nous en faire toutes les fois qu'elle est venue nous voir dans son in fiocchi. Maman m'a consultée sur tout, et elle me traite beaucoup moins en pensionnaire que par le passé. J'ai une femme de chambre à moi; j'ai une chambre et un cabinet dont je dispose, et je t'écris à un secrétaire très-joli, dont on m'a remis la clef et où je peux renfermer tout ce que je veux. Maman m'a dit que je la verrais tous les jours à son lever; qu'il suffisait que je fusse coiffée pour dîner, parce que nous serions toujours seules, et qu'alors elle me dirait chaque jour l'heure où je devrais l'aller joindre l'après-midi. Le reste du temps est à ma disposition, et j'ai ma harpe, mon dessin, et des livres comme au couvent; si ce n'est que la mère Perpétue n'est pas là pour me gronder, et qu'il ne tiendrait qu'à moi d'être toujours sans rien faire: mais comme je n'ai pas ma Sophie pour causer ou pour rire, j'aime autant m'occuper.

Il n'est pas encore cinq heures, et je ne dois aller retrouver maman qu'à sept: voilà bien du temps, si j'avais quelque chose à te dire! Mais on ne m'a encore parlé de rien; et sans les apprêts que je vois faire, et la quantité d'ouvrières qui viennent toutes pour moi, je croirais qu'on ne songe pas à me marier, et que c'est un radotage de plus de la bonne Joséphine. Cependant maman m'a dit si souvent qu'une demoiselle devait rester au couvent jusqu'à ce qu'elle se mariât, que puisqu'elle m'en fait sortir, il faut bien que Joséphine ait raison.

Il vient d'arrêter un carrosse à la porte, et maman me fait dire de passer chez elle, tout de suite. Si c'était le monsieur? Je ne suis pas habillée, la main me tremble et le coeur me bât. J'ai demandé à ma femme de chambre si elle savait qui était chez ma mère: Vraiment, m'a-t-elle dit, c'est M. Ch.** Et elle riait! Oh! je crois que c'est lui. Je reviendrai sûrement te raconter ce qui se sera passé. Voilà toujours son nom. Il ne faut pas se faire attendre. Adieu, jusqu'à un petit moment.

Comme tu vas te moquer de la pauvre Cécile! Oh! j'ai été bien honteuse! Mais tu y aurais été attrapée comme moi. En entrant chez maman, j'ai vu un monsieur en noir, debout auprès d'elle. Je l'ai salué du mieux que j'ai pu, et je suis restée sans pouvoir bouger de ma place. Tu juges combien je l'examinais! Madame, a-t-il dit à ma mère, en me saluant, voilà une charmante demoiselle, et je sens mieux que jamais le prix de vos bontés. A ce propos si positif, il m'a pris un tremblement, tel que je ne pouvais me soutenir; j'ai trouvé un fauteuil, et je m'y suis assise, bien rouge et bien déconcertée. J'y étais à peine, que voilà cet homme à mes genoux. Ta pauvre Cécile alors a perdu la tête; j'étais, comme a dit maman, tout effarouchée. Je me suis levée en jetant un cri perçant... tiens, comme ce jour du tonnerre. Maman est partie d'un éclat de rire, en me disant: "Eh bien! qu'avez-vous? Asseyez-vous, et donnez votre pied à monsieur." En effet, ma chère amie, le monsieur était un cordonnier. Je ne peux te rendre combien j'ai été honteuse: par bonheur il n'y avait que maman. Je crois que, quand je serai mariée, je ne me servirai plus de ce cordonnier-là. Ce récit est bien différent de celui que je comptais te faire.

Conviens que nous voilà bien savantes! Adieu. Il est près de six heures, et ma femme de chambre dit qu'il faut que je m'habille. Adieu, ma chère Sophie; je t'aime comme si j'étais encore au couvent.

Je ne sais par qui envoyer ma lettre: ainsi j'attendrai que Joséphine vienne.


Incipit
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Un romanzo epistolare
- Dal punto di vista del piano allocutorio (chi parla), il romanzo epistolare, nel raccogliere le parole e gli scritti di più protagonisti, nei fatti abolisce la figura del narratore onnisciente, quell'intelligenza centrale che, in altre forme di romanzo, vede le cose dall'alto e porge il racconto. (Si potrebbe dire che se le lettere fossero telefonate, l'autore è il centralino)
Sotto questo profilo, moltiplica i punti di vista e delle illuminazioni, e i personaggi sono gli autori di se stessi che pertanto si autonarrano.

- Cambiamenti di prospettiva: spesso lo stesso evento è raccontato e visto da due o più soggetti narranti: ciò favorisce lo spostamento del punto di vista e il "raddoppio" narrativo e contribuisce a dare del romanzo quell'intricato intersecarsi di linee che è il suo principale fascino.

- L'artificio della lettera suscita un lettore meno passivo: in certo qual modo per i pochi cenni panoramici che vengono dati anche il lettore è dentro la trama. Scrive Jean Rousset: "Si legge in filigrana e per rifrazione tutto cò che non si è potuto leggere direttamente; è dovunque considerevole la parte data all'intervento del lettore, ai suoi doni di rettifica e di interpretazione. Il lettore è pregato di essere intelligente. Si vede invitato a ricostruire una parte della realtà che gli è celata".

- Il romanzo epistolare così concepito è un'opera sinfonica, frutto di messaggi di corrispondenti molteplici e simultanei.

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(Riportiamo il cap. V dello studio di Joan DeJean meglio in calce specificato)

Les Liaisons dangereuses:
Writing under the Other's Name

Entre les hommes il n'existe que deux relations: la Iogique et la guerre.
      Valéry, Monsieur Teste (posthumous fragments)


The Attack on the Vaubanian Fortress

"Nous ne sommes plus au temps de madame de Sévigné".
La Marquise de Merteuil

René Pomeau begins the introduction to his edition of Les Liaisons dangereuses by embroidering the single literary myth most enticing for a study on literature and defense. He imagines Laclos composing his novel as a replacement for the attack that would not come to test the fortifications this artilleryman-turned-engineer had at long last been permitted to build. The setting for this defensive (melo)drama is the de d'Aix where Laclos was assigned to direct the construction of a system of defenses to protect the military port of Rochefort. He was preparing for an attack by an English fleet that his superiors believed would be sent to avenge Louis XVI's support of the American rebels. In order to appreciate the poignancy of Pomeau's reconstruction, one should know that Choderlos de Laclos was a professional soldier who spent his entire life in search of a war in which to demonstrate his talents, a would-be fortifier in search of someone to attack bis defenses. This is Pomeau's version of the scenario on the  île  d'Aix:

Tenait-il enfin, cet obscur, la grande chance de sa carrière? Il allait avoir à expérimenter une nouveauté prònée par l'avant-garde de la recherche militaire: il construisait un fort "perpendiculaire," et non pas à la Vauban... . A lui, la gloire de démontrer au Ministère, plus que réticent, l'efficacité de ces innovations. Que la flotte anglaise consente seulement à attaquer!
Des mois passent. Aucun navire ennemi ne se montre sur l'horizon. Laclos s'ennuie dans son île, trop myope, trop géomètre pour s'intéresser au grand spectacle de la mer et du ciel. Il va tenter une autre vie. Prenant pour sujet une guerre qui, elle, ne chôme pas, celle de l'homme et de la femme, il se met à écrire les Liaisons dangereuses.'
  Pomeau does not invent this myth; he simply takes proper advantage of its potential. And it is easy to understand why he does so, for this version of the genesis of the Liaisons is not only tantalizing, but highly convenient as well. What could appear more psychologically convincing than to imagine the creation of the most diabolically plotted novel, a nove1 whose moves seem a glorification of oblique strategy, as a projection of a desire for actual (oblique) military conflict? Yet, as recent critics have repeatedly concluded, Laclos successfully resists such straightforward decoding: in both his personal and professional lives he appears to have been a master of indirect tactics. The strategy of his unique literary bombshell is rooted in the indirection of epistolarity. We never see Laclos's characters in action; the novel's plot consists of their accounts, often unabashedly distorted, of their activities. Vivienne Mylne has recently demonstrated that even the discourse of these accounts testifies to a penchant for indirection, for in the Liaisons Laclos consistently prefers indirect and narrated speech to direct discourse. This distanced novelistic stance is echoed both by the oblique tactics favored by bis libertine heroes and by what might be termed bis novel's strategic position, that is, the relationship to authority that fuels Laclos's devious masterpiece. When the Liaisons is read in tandem with the only other important texts produced by Laclos, the Lettre à Messieurs de l'Académie française sur l'éloge de Monsieur le Maréchal de Vauban (1786) and the three texts on the education of women (1783-?), two central and related issues come to the fore: the "anxious," aggressive relationship of student to master and the complex and profound equivocalness that results from such pedagogical hostility. These issues, far from being only tangentially related to the study of Laclos's novel, are on the contrary of central importance for its interpretation. The Liaisons has long been the object of a dual interpretive tradition: the novel is seen either as (diabolic) glorification of libertine intelligence (Laclos as precursor of Sade) or as a critique of the society in which the libertine strategists could flourish (Laclos as follower of Rousseau). All major readings of the novel are at least implicitly, if not explicitly, rooted in critics' perception of Laclos's stand on these two issues, military strategy and the pedagogical imperative. The central configuration in the history of the Liaisons has been the triangle of its readers' mediated desire, with Laclos at its apex and Vauban and Rousseau as the two poles between which the artilleryman of letters is positioned.
  I contend neither that the Liaisons can be read only within a biographical context, nor that the fullest reading possible is one that takes into account the greatest number of elements belonging to the portrait of the biographical individual Laclos. However, a study on defensive strategy, a study that posits an essential collusion between pedagogy and defensiveness, cannot avoid Laclos's manifestoes of defensive and pedagogical tactics. For traditional literary history, the testimony provided bv these texts is of dubious value, since ali of them postdate the Liaisons. However, these texts are important documents for a study of the literature of defense because of the obsessive repetition that characterizes Laclos's treatment of these twin notions, military defense and pedagogy. In addition, a reading of these texts is essential for a comprehension of the literary artilleryman's double clinamen. Laclos's place in this study, after Vauban (the master of defensive military strategy) and Rousseau (the master pedagogue), was also the place in which he saw himself. In bis work, Laclos is forced onto an oblique course by two "obstacles": Vauban and Rousseau.
   When Laclos was assigned to defensive work on the île  d'Aix: , his military superior was one of the strangest fìgures in the history of fortifications, Marc-René, marquis de Montalembert. The Laclos-Montalembert collaboration was a sustained one and the dominant force in Laclos's military career: the novelist served under Montalembert; he attempted on the de d'Aix to provide a concrete illustration of his commanding officer's theories; and he defended those theories in print. The "master's" theories were controversial ones, largely because they were set up in resolute opposition to those of the acknowledged master of French defensive military architecture, Vauban. Nearly a century after the high point of his career, Vauban was considered a founding father by the French military establishment. His theories (or often his followers' interpretation of those theories) had become the bible of defensive military strategy. To attack Vauban at this time was a daring enterprise - and to do so as Montalembert did was foolhardy. Laclos's superior was the first notable detractor whose attack on Vauban was openly motivated by a desire to usurp bis authority. The scale on which he deployed bis forces is remarkable: against the slim, fragmented body of Vauban's writings on defense, Montalembert pitted a formidable, eleven volume study, La Fortification per pendiculaire.
  For his attack, Montalembert invented the strategy that would be deployed by all those who hoped to appropriate Vauban's glory. He first attempts to demonstrate that Vauban had no system. He then proposes a redefinition of Vauban's status: if Vauban can be considered a genius at all, it is only in the realm of offensive strategy. La Fortification perpendiculaire is marked by a displaced relationship to authority and to authorship that Laclos parallels in bis own work. Even though it is evident that this series of immense tomes, on whose publication Montalembert squandered bis personal fortune, had at its obsessional center the figure whose greatness constituted a perpetual threat to their author, Vauban is almost never mentioned by name in their pages. As if to camouflage this silence, Montalembert theorizes that biography, attribution of authority, even proper names - or at least one proper name - should be eliminated from the study of fortifications. Montalembert asserts that Vauban's authority has been used by his followers to suppress all potential new voices of authority. Vauban's name should therefore be banned from discussions of military theory. Only when theories are evaluated on their own merits and those judging them cannot be influenced by their authors' authority, only then will new theoreticians be allowed to supplement the lacunae in the Vaubanian system: "Les arrêts prononcés d'aprés les examens particuliers, sont très souvent dictés, ou par l'intérêt qu'on prend à l'Auteur, ou par la jalousie qu'il dicte... Il faut ... qu'on ait, pour ainsi dire, oublié quel en est l'Auteur" (pp. iv-v).
  The system for which Montalembert hoped to obtain a hearing as a result of the suppression of authors' names was designed to suppress more than Vauban's authority. Montalembert sees himself as the first true genius of the corps de génie and feels that the history of fortifications will have to be rewritten to make place for his creation of "une Fortification toute nouvelle, fondée sur les seuls principes qu'il semble qu'on doit suivre dans la Fortification des places" (p. i). His system has two cornerstones. First, there is an increased insistence on ìnterior as well as exterior defense (as though the place forte were an exact replica of Freud's "protective shield" with a system of defenses on either side), made possible by "une artillerie toujours supérieure à celle de l'assiégeant." Second, the perpendicular flanking that gives the method its name is created by the substitution of small, detached forts for the proliferation of outworks that was the trademark of Vauban's architecture. Montalembert advocated the addition of a new line of defenses, a second, more supple enceinte of protection surrounding the main enclosure. Far from being content with influencing the construction of new fortified places, Montalembert also sought to remodel existing structures by including an enclosure of his construction: "ces places [existantes], par le moyen de changements peu considérables, deviendront infiniment plus fortes" (pp. ii-iii). Thus the true project of Laclos's mentor is to outflank the master fortifier; his perpendicular defenses would protect Vauban's fortifications, would cover up the courtines and bastions left by Montalembert's great enemy. Vauban's fortifications would be out-fortified, and Vauban's work, like his name, would disappear behind the superior creations of the new master fortifier.
  Laclos's collaboration with Montalembert was an appropriate one. The mentor was no more successful than the disciple in forging a piace of glory for himself in contemporary military history; ultimately Montalembert's only claim to fame (or infamy) carne from bis attempt at desecrating Vauban's memory.  For Laclos, the chance to participate in the work of fortification must have been enough of an advancement militarily to offset his mentor's less than brilliant reputation. How could he not be flattered by such an opportunity at a time when the verbal expression linking those involved in the construction of fortifications with the essence of military genius was being forged - the Robert traces to 1759 the use of génie militaire as a synonym for "art des fortifications," and by extension for the "service technique chargé de travaux de fortification." Laclos, an artilleryman and therefore a traditional rival of the members of the génie, must have been pleased to work for the defense of a system that pledged to maintain "une artillerie toujours superieure à celle de l'assiégeant."
Furthermore, Montalernbert's assertions for la fortification perpendiculaire must have had an obvious attraction for an individual as fascinated by defense as Laclos revealed himself to be. Montalembert went so far as to make claims for his system that Vauban would never have made for his: if it is followed, the heretofore mythical perfect defense can become a reality, and not only fortified places but even an entire country can be made impregnable. "La force du nouveau systèrne pourra étre augmentée, au point de rendre une place imprenable." "Un Etat, dont les frontières seroient bordées de places imprenables, n'auroit vraisemblablement point de guerre à soutenir" (pp. iii, xxxi).
  Laclos took their collaboration seriously, for he continued Montalembert's war on Vauban with a fervor that revealed his personal stakes in the quarrel. It was he who first attempted at the île  d'Aix:
to give la fortification perpendiculaire a practical application, and he who, in Montalembert's place, pronounced the prohibited, Vauban's name, when he composed the Lettre à Messieurs de I'Académie française sur l'éloge de Monsieur le Maréchal de Vauban. Laclos explains the origin of this text as an attempt on his part to put the members of the Académie française on guard against the "dangerous" implications of selecting Vauban as the subject for a prestigious essay prize: "les honneurs rendus à M. le Maréchai de Vauban ne peuvent être exagérés sans être dangereux." In his warning, Laclos retraces the two principal arguments already rehearsed for him by his mentor. In the first place, Vauban's name should bear no guarantee of authority, for he was no inventor, but only one of many plagiarists of "le systéme bastionné, connu dès la fin du quinzièrne siècle" (p. 578). Laclos even argues that Vauban's fortifications, like the Académie's praise, not only have not served his country well, but have even rendered it more vulnerable. Because they are such weak fortresses, they are easily captured by the enemy, and, once captured

cette même place. . . pourra devenir inexpugnable, entre les mains de l'ennemi qui s'en sera ernparé: surtout s'il se décide soit à y faire des retranchements intérieurs... soit a faire de la place même le noyau, ou réduit, d'un camp retranché. . . . On voit évidemment que, dans ce cas, une telle forteresse ne serait pas seulement inutile, mais nuisible; puisque, sans opposer à l'ennemi une résistance capable de l'arrêter , elle lui fournirait cependant les moyens de former, avec facilité, un établissement assez redoutable pour ne pouvoir plus être  repoussé que par des forces infiniment supérieures aux siennes. (p. 582)

Also like Montalembert, Laclos couples this denial of the originality of his precursor's defensive system with an affirmation of Vauban's offensive greatness: "C'est dans la partie de l'Attaque des places que M. le Maréchal de Vauban s'est véritablement distingué. En ce genre il a fait plus que perfectionner, il a créé l'art" All the evidence brought forward by Laclos in the Lettre is used to support this dual central argument: Montalernbert's right-hand man is willing to give Vauban all possible credit for his contribution to offensive strategy as long as this "generosity" can be counterbalanced by a blanket rejection of his predecessor's value in the field of defense.
  Because of the virulence of his attacks, Laclos succeeded in distracting attention from Vauban and the importance of his strategic contributions and in attracting attention to himself although certainly not in the way in which he must have hoped to do. His adamant refusal to accord Vauban any importance as a defensive strategist was immediately written off as a manifestation of jealousy: "[L]e prétexte de M. de Laclos ...ressemble beaucoup à de l'envie."  One competitor for the Académie française's prize even chose to devote his essay to Laclos's attack rather than to Vauban's work: "Impitoyable envie, depuis quand cherches-tu tes victimes parmi les morts?" Vauban's eighteenth-century partisans note only the jealousy that dominates Laclos's reaction to the seventeenth-century's master fortifier. They fail to expose his method of defending himself against Vauban's threatening presence. Laclos sees that Vauban cannot be denied all importance; his Lettre constitutes an attempt to reposition Vauban's authority and thereby free the space coveted by Laclos for himself and for his master. Laclos's ultimate goal in this text is to demonstrate that this as yet unfilled space is the primordial and central space of military authority.
  At times, Laclos's call for the primacy of defensive strategy bears a marked resemblance to the pronouncements of the authority he is attempting to undermine. He speaks, for example, of "la France dont i'intérêt est plus de conserver que d'acquérir" and contends that world peace can only come about as "le fruit de la supériorité des moyens de défense sur les moyens d'attaque" (pp. 591, 576). Such a deployment of Vaubanian rhetoric is essential to Laclos's diversionary tactics. He hopes to capitalize on the powerful attraction Vauban won for the defensive enterprise, only to sever the seemingly indissoluble link binding fortification to Vauban. Prudently, Laclos does not pronounce the name of the individual he would put in his archenemy's place. The Lettre is much more than mere propaganda for Montalembert. The text is important because it reveals the extent of Laclos's preoccupation with defensive strategy, bis conviction tbat miiitary strategy couid essentially be reduced to defensive strategy, and his feeling that the history of that strategy was still to be written.'

Joan DeJean, Literary Fortifications, Rousseau, Laclos, Sade. Princeton University Press, 1984, pp191- 201

Pagina a cura di alfio squillaci
Taranto - Forte Laclos

Laclos morto a Taranto nel 1803 nell'ex convento di San Francesco, ebbe la tomba per qualche anno  in questo forte (quale destino migliore per un artigliere che aveva scritto tutta la vita su forti, bastioni, piazzeforti?) Successivamente, alla ritirata dell'esercito  francese, 1806, i suoi resti, in odio  a quell'Armata, furono dispersi in mare.
«Juliette, non diversamente dalla Merteuil delle Liaisons dangeures , non incarna, in termini psicologici, la
libido non sublimata né una  libido  regredita, ma il piacere intellettuale della regressione, l'amor intellectualis diaboli , il gusto di distruggere la civiltà con le sue stesse armi»
Horkheimeir e Adorno, Dialettica dell'Illuminismo.

La cittadella di Palmanova (UD, Italia)

I legami pericolosi, Choderlos de Laclos Ordina da iBS Italia

Le relazioni pericolose, Film di Stephen Frears, con Glenn Close; John Malkovich; Michelle Pfeiffer; Swoosie Kurtz; Keanu Reeves; Mildred Natwick; Uma Thurman Ordina da iBS Italia

La Frusta Letteraria - Rivista di critica culturale on line
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