La Frusta Letteraria - Rivista di critica culturale on line
Cerca in questo Sito o nel web Servizio fornito da FreeFind

La Frusta! Cerca nel Web
Esempio 1
David Herbert Lawrence

(Eastwood 1885, Vence 1930)

  David Herbert Lawrence nacque l'11 settembre 1885, frutto 
di un'unione infelice fra un padre minatore (in una miniera di
carbone) e una madre maestra elementare molto religiosa.
Il suo  luogo di nascita, Eastwood, era una piccola cittadina del 
Nottinghamshire, il cuore delle  Midlands industriali dell'Inghilter-
ra. Lawrence fu  profondamente attaccato  alla madre, che fece
ogni sforzo per sottrarre i figli a  un destino di proletariato
industriale cui li inchiodava  la nascita. (Questo periodo della sua vita troverà il suo sbocco letterario nel romanzo Figli e amanti). Fu nel contesto industriale del  Nottinghamshire che Lawrence sviluppò  la sua ostilità
verso l'industria estrattiva rea di aver  disumanizzato il padre, distrutto la campagna inglese e l'idillio del suo luogo di nascita; ostilità più che
evidente ne L'amante di Lady Chatterley e negli anatemi da Lawrence scagliati contro l'industrialismo e la tecnologia moderna. Da qui nasce il
suo "primitivismo" e l'attrattiva che sempre eserciteranno su di lui i luoghi
non toccati dal mostro devastante dell' industria:  Sardegna, Australia, Messico.

  Lawrence si mantenne  nella prima giovinezza insegnando in una scuola elementare di Croydon (Londra). Inizialmente aspira alla poesia, a diventare poeta. Nel 1909  pubblica su The English Review i suoi primi versi; nel  1911 e nel 1912 seguirono i primi due romanzi: Il pavone bianco e Di contrabbando, rispettivamente. Nel  1912, lascia l'Inghilterra con Frieda Weekley (nata Von Richtofen), moglie di uno dei suoi professori dell'università, che sposa nel  1914, dopo la pubblicazione del suo terzo romanzo, Figli e amanti (1913). Inizia una vita errabonda che lo condurrà in diversi continenti. Tranne un breve periodo in Inghilterra durante la prima guerra mondiale, Lawrence passò praticamente il resto della sua vita viaggiando per  il mondo, dalla Germania all'Italia, all'Australia al  Nuovo Messico, alla ricerca di un clima  in cui riabilitare i suoi polmoni (gli era stata diagnosticata la tubercolosi, la malattia che alla fine  lo portò alla tomba nel  1930, all'età di 44 anni) ma anche spinto dalla sua natura irrequieta alla ricerca di una terra non corrotta dalle sovrastrutture della civiltà e di una vita più a contatto con la natura. Incessante, nonostante i  frequenti spostamenti l'attività letteraria. L' arcobaleno (1915) e Crepuscolo in Italia (1916), il primo libro di impressioni di viaggio, cui seguirono Donne in amore (1920) Mare e Sardegna (1921), La Verga d' Aronne (1922), ispirato a un soggiorno fiorentino. In Australia, affascinato da quella terra così vicino al suo ideale, scrisse il romanzo Canguro (1923). In Messico pubblicò Il Serpente piumato (1926) e Mattine messicane (1927). Tornato in Italia, scrisse il suo romanzo più celebre destinato a suscitare grande scalpore, L' amante di Lady Chatterley (1928), di cui scrive ben tre versioni e  in cui narra la storia d' amore tra la ricca lady e il suo guardacaccia. Il libro fu vietato in Inghilterra e apparve in edizione integrale solo nel 1960.

Considerato uno dei migliori narratori moderni, Lawrence fu autore anche di numerose raccolte di liriche. Inoltre fra i suoi numerosi scritti figurano lavori teatrali e saggi, soprattutto di critica letteraria. (Vedi un suo saggio su Verga) Ha lasciato anche un importante Epistolario. È del 1929 la sua ultima opera, Viole del pensiero, una raccolta di poesie. L' anno dopo, nel 1930, minato dalla tisi, si spense a Vence in Provenza. Le sue spoglie furono inumate nel Nuovo Messico dalla moglie Frieda.

-°-°-°-


David H. Lawrence su InternetBookShop

L'incipit di
Lady Chatterley's lover

Ours is essentially a tragic age, so we refuse to take it tragically. The cataclysm has happened, we are among the ruins, we start to build up new little habitats, to have new little hopes. It is rather hard work: there is now no smooth road into the future: but we go round, or scramble over the obstacles. We've got to live, no matter how many skies have fallen.

This was more or less Constance Chatterley's position. The war had brought the roof down over her head. And she had realized that one must live and learn.

She married Clifford Chatterley in 1917, when he was home for a month on leave. They had a month's honeymoon. Then he went back to Flanders: to be shipped over to England again six months later, more or less in bits. Constance, his wife, was then twenty-three years old, and he was twenty-nine.

His hold on life was marvellous. He didn't die, and the bits seemed to grow together again. For two years he remained in the doctor's hands. Then he was pronounced a cure, and could return to life again, with the lower half of his body, from the hips down, paralysed for ever.

This was in 1920. They returned, Clifford and Constance, to his home, Wragby Hall, the family `seat'. His father had died, Clifford was now a baronet, Sir Clifford, and Constance was Lady Chatterley. They came to start housekeeping and married life in the rather forlorn home of the Chatterleys on a rather inadequate income. Clifford had a sister, but she had departed. Otherwise there were no near relatives. The elder brother was dead in the war. Crippled for ever, knowing he could never have any children, Clifford came home to the smoky Midlands to keep the Chatterley name alive while he could.


















A proposito di L'amante di Lady Chatterley
di D.H.Lawrence

Nelle cose del sesso lo spirito è attardato: e, invero, in tutto ciò che riguarda gli atti fisici. Il nostro pensiero sessuale si trascina, spiritualmente, in un'oscurità, in una paura abietta e segreta, che appartiene ai nostri rozzi antenati, un po' bestiali. In questo campo, sessuale e fisico, abbiamo consentito che il nostro spirito non si evolvesse. Ora dobbiamo rifarci, e mettere in armonia la coscienza delle nostre sensazioni ed esperienze corporali con le sensazioni ed esperienze stesse. Dobbiamo mettere in armonia la coscienza dell'atto con l'atto. E metterli in armonia significa avere il debito rispetto per il sesso, e il debito culto della misteriosa esperienza del corpo. Significa poter usare le parole cosiddette oscene, perché quelle parole fanno naturalmente parte della coscienza che lo spirito ha del corpo. L'oscenità sussiste solo quando lo spirito disprezza e teme il corpo, quando il corpo odia lo spirito e gli resiste.
[...]
Lo spirito ha un'antica e vile paura del corpo e della potenza del corpo. Dobbiamo liberare e civilizzare lo spirito su questo punto. Il terrore che il corpo ispira allo spirito ha probabilmente fatto impazzire più uomini che sia mai possibile contare. L'insania di una grande mente come quella di Jonathan Swift va, almeno in parte, fatta risalire a questa causa. Nella poesia alla sua donna, Celia, che ha il forsennato ritornello: «Ma Celia, Celia, Celia, c..a » (la parola rima con «baca »), vediamo ciò che può accadere a una grande mente quando si lascia prendere dal panico. Un uomo del genio di Jonathan Swift non riusciva a vedere quanto si rendesse ridicolo. Si capisce che Celia c..a! Chi non lo fa? E guai se non lo facesse. Si rimane senza fiato. E pensare alla povera Celia, giudicata immonda dal suo «innamorato» per via delle sue funzioni naturali. E mostruoso. E tutto in conseguenza delle parole tabù, e del non consentire alla coscienza fisica e sessuale uno sviluppo sufficiente.
In contrasto con il puritano « ssss! zitto! » che produce l'imbecille sessuale, troviamo il giovane moderno, tutto jazz e pretese intellettuali, che la sa lunga e non si lascia zittire per nessuna ragione e fa «come gli pare ». Lungi dal temere il corpo e negarne l'esistenza, i giovani progrediti vanno all'estremo opposto, e lo trattano come una specie di giocattolo con cui divertirsi, un giocattolo un po' ripugnante, ma dal quale si può cavare un certo piacere prima di perderlo. Questi giovani si fanno beffe dell'importanza del sesso, lo trattano come un cocktail, e se ne servono per schernire i più vecchi di loro. Questi giovani si stimano progrediti e superiori.
Un libro come L'amante di Lady Chatterley è oggetto di disprezzo per loro. Per loro è fin troppo semplice e comune. Le parole ardite non li interessano, e l'atteggiamento nei confronti dell'amore appare loro fuori moda. Perché fare tanto chiasso? Prendete l'amore come un cocktail! Questo libro, dicono, rivela una mentalità da quattordicenne. Ma forse la mentalità d'un quattordicenne, che conservi un po' di rispetto naturale e di condicevole timore per le cose del sesso è più sana della mentalità del giovane tipo cocktail, che non ha rispetto per nulla, la cui mente non ha altro da fare se non giocare coi giocattoli della vita, dei quali il sesso è tra i più importanti, e che perde quel po' d'intelligenza che ha nel corso del gioco. Altro che Eliogabalo!
Così, tra il grigio puritano stantio, sempre sul punto di cadere nell'indecenza sessuale a tarda età, e i giovani della nuova generazione tutti jazz ed eleganza, che dicono: « Possiamo fare qualsiasi cosa. Se possiamo pensare una cosa, possiamo farla », e infine l'individuo incolto e ignobile e dallo spirito impuro che va alla ricerca dello sconcio, questo libro ha ben poco spazio per muoversi. Ma a tutti dico la medesima cosa: « Conservate i vostri pervertimenti, se vi piacciono... il vostro puritanesimo, la vostra elegante licenziosità, la vostra mente impura. Io difendo il mio libro e la mia posizione: la vita è sopportabile solo quando lo spirito e il corpo vivano in armonia, e ci sia tra
loro uno stato di naturale equilibrio, e l'uno abbia il dovuto rispetto naturale per l'altro ».
Ed è ovvio che oggi non c'è equilibrio né armonia. Il corpo, nel migliore dei casi, è uno strumento della mente, e nel peggiore, un giocattolo. L'uomo d'affari si mantiene «in efficienza », cioè in buone condizioni fisiche, per amor degli affari; e il giovane comune, che dedica tanto del suo tempo alla cura del corpo, lo fa di regola per egotismo cosciente, per narcisismo. La mente ha tutta una serie d'idee e « sentimenti » stereotipati, e il corpo viene costretto a tenerle dietro come un cane ammaestrato: a chiedere lo zucchero, ne abbia voglia o no; a dare la zampa, quando morderebbe con entusiasmo la mano sulla quale la deve posare. Il corpo degli uomini e delle donne è oggi né più né meno che un cane ammaestrato. E di nessuno si può dir questo con altrettanta verità come dei giovani liberi ed emancipati. Soprattutto i loro corpi sono corpi di cani ammaestrati. E poiché il cane è ammaestrato a far cose che i cani d'una volta non facevano, quei giovani si dicono liberi, pieni di vita vera, autentica.
Ma sanno perfettamente di dire una menzogna. Allo stesso modo che l'uomo d'affari sa di essere, per un verso o per l'altro, sulla falsa strada. Uomini e donne non sono veri e propri cani: ma ne hanno l'aspetto e si comportano come lo fossero. In qualche recesso segreto, c e in loro una gran pena e una scontentezza che li rode. Il corpo, nella sua naturale spontaneità, è morto o paralizzato. Non vive che la vita secondaria d'un cane da circo, il quale recita, si esibisce, e poi cade in collasso.
Che vita potrebbe mai avere il corpo, di per sé?
La vita del corpo è la vita delle sensazioni e delle emozioni. Il corpo prova vera fame, vera sete, vera gioia nel sole e nella neve, vero piacere nel profumo delle rose o alla vista d'un cespuglio di lillà; vera ira, vero dolore, vero amore, vera tenerezza, vero calore, vera passione, vero odio, vero sconforto. Tutte le emozioni appartengono al corpo; la mente non fa che riconoscerle. Possiamo ricevere le notizie più tristi, e non provarne che un'eccitazione tutta intellettuale. Poi, ore dopo, forse nel sonno, la consapevolezza può raggiungere i centri vitali del corpo e il vero dolore stringerci il cuore in una morsa.
Come sono diversi i sentimenti intellettuali da quelli reali! Al giorno d'oggi, molti vivono e muoiono senza aver provato sentimenti veri - sebbene, in apparenza, abbiano avuto una ricca vita emotiva - in quanto hanno dato segno di forti sentimenti intellettuali. Ma non è che finzione. In magia, una delle cosiddette immagini « occulte »rappresenta un uomo in piedi, in apparenza, davanti a un normale specchio da tavolo, che lo riflette dalla cintola al capo, così che si ha l'uomo dalla testa alla cintola e poi il suo riflesso alla rovescia, dalla cintola nuovamente alla testa. E qualsiasi cosa essa stia a significare in magia, l'immagine esprime quello che noi siamo oggi, individui il cui io emotivo attivo non ha esistenza reale, ma è tutto riflesso alla rovescia, dalla mente in giù. L'educazione che abbiamo ricevuto dagl'inizi ci ha insegnato una certa gamma di emozioni, ciò che dobbiamo sentire e ciò che non dobbiamo sentire, e come sentire i sentimenti che ci consentiamo di sentire. Tutto il resto non esiste, semplicemente. La critica comune di qualsiasi buon libro nuovo è: « Naturalmente nessuno ha mai provato sentimenti di quel genere! ». La gente si concede di provare un certo numero di sentimenti ben definiti. Così accadde il secolo scorso. Il sentire soltanto ciò che ci si concede di sentire uccide infine ogni capacità di sentimento, e nella gamma emotiva più alta non si sente nulla di nulla. Questo si è verificato nel nostro secolo. Le emozioni più alte sono assolutamente morte. Ci si trova a doverle contraffare.
E per emozioni più alte noi intendiamo l'amore in tutte le sue manifestazioni, dal desiderio genuino all'amore tenero, all'amore del prossimo, e all'amore di Dio: intendiamo amore, gioia, godimento, speranza, ira autentica e appassionata, intenso sentimento della giustizia e dell'ingiustizia, verità e menzogna, e vera fede in qualsiasi cosa: poiché la fede è un'emozione profonda nella quale la mente è connivente. Tutte queste cose, oggi, sono morte, più o meno. In loro vece abbiamo le contraffazioni clamorose e sentimentali di ogni emozione del genere.
Non s'è mai vista età più sentimentale, più priva di sentimenti veri, più esagerata nell'ostentare sentimenti falsi della nostra. Il sentimentalismo e il sentimento contraffatto sono diventati una sorta di gioco, nel quale ciascuno cerca di superare il vicino. La radio e il cinematografo sono unicamente emozione contraffatta da capo a fondo, e così la stampa corrente e la letteratura. La gente diguazza nell'emozione: emozione contraffatta. Se ne abbevera: ci vive in mezzo e ne vive. Ne trasuda.
A volte sembra se la passino magnificamente in questo modo. Poi decadono sempre più. Vanno a rotoli. Si può ingannare se stessi per molto tempo circa i propri sentimenti. Ma non in eterno. Il corpo stesso reagisce, e alla fine reagisce spietatamente.
Quanto agli altri, si possono ingannare quasi tutti sempre, e tutti quasi sempre, ma non tutti sempre, con i falsi sentimenti. Due giovani provano l'uno per l'altro un amore contraffatto e ingannano se stessi e s'ingannano reciprocamente nel modo più assoluto. Ma, ahimè, l'amore contraffatto è un ottimo pasticcino, un pessimo pane. Produce una paurosa indigestione emotiva. E si finisce con un matrimonio moderno, e un'ancor più moderna separazione.
Il male delle emozioni contraffatte è che nessuno ne trae una vera felicità, nessuno vi trova una vera soddisfazione, nessuno ne deriva una qualsiasi pace. Tutti continuano a correre per sfuggire all'emozione contraffatta, che è in loro più che in qualsiasi altro luogo. Fuggono dai falsi sentimenti di Pietro ai falsi sentimenti di Adriano, dalle emozioni contraffatte di Margherita a quelle di Virginia, dal cinematografo alla radio, dalla spiaggia di Eastbourne a quella di Brighton e, più la cosa cambia, più rimane la stessa.
Soprattutto l'amore è un sentimento contraffatto, oggi. In esso, soprattutto, vi diranno i giovani, è l'inganno maggiore. Se lo si prende seriamente, intendo dire. L'amore va benissimo se lo si prende alla leggera, come un passatempo. Ma se vi mettete a prenderlo sul serio, farete un capitombolo da fiaccarvi il collo.
Le ragazze dicono che non ci sono dei veri uomini da amare. E i giovani dicono che non ci sono vere ragazze di cui innamorarsi. Così, tanto le une quanto gli altri continuano a innamorarsi d'individui irreali; il che significa che se non si riesce ad avere sentimenti reali, bisogna averne di contraffatti: perché qualche sentimento bisogna pur averlo, come quello dell'innamorarsi. Ci sono ancora alcuni giovani ai quali piacerebbe avere sentimenti reali, e muoiono dalla voglia di sapere perché non possono averne. Specialmente in amore.
Ma specialmente in amore non esistono oggi che emozioni contraffatte. Abbiamo tutti imparato la lezione di diffidare, sul piano emotivo, di tutti, dai genitori in giù, o in su. Non affidate a nessuno le vostre emozioni reali, se ne avete; questo è il motto del giorno. Affidate al prossimo il vostro danaro, ma i vostri sentimenti mai. Il prossimo li pesterebbe certamente sotto i piedi.
Credo che non ci sia mai stata un'età di maggiore diffidenza tra gli uomini quale la nostra: sotto una fiducia sociale superficialissima, ma genuina. Pochissimi tra i miei amici mi ruberebbero il portamonete di tasca o mi lascerebbero sedere su una sedia dove potessi farmi male. Ma praticamente tutti i miei amici riderebbero delle mie emozioni reali. Non potrebbero farne a meno; è lo spirito del secolo. Tale la sorte dell'amore, e tale la sorte dell'amicizia; perché sia l'uno sia l'altra comportano una fondamentale simpatia emotiva. Si giunge di conseguenza, senza possibilità di evasione, all'amore contraffatto.
E sulla base di emozioni contraffatte non ci può essere vera vita sociale. Il sesso è una cosa nella quale non si può ingannare veramente; ed è il centro del peggiore inganno fra tutti: dell'inganno emotivo. Una volta che si giunga al sesso, l'inganno emotivo cade in frantumi. Ma in tutti gli approcci al sesso, l'inganno emotivo diviene sempre più intenso. Finché si arriva al dunque. E allora frantumi.
Il sesso batte in breccia l'emozione contraffatta, ed è spietato, devastatore, nei confronti dell'amore insincero. L'odio tutto particolare degli individui che non si sono amati, ma hanno fatto mostra di amarsi, e forse hanno perfino immaginato di amarsi davvero, è tra i fenomeni del nostro tempo. Il fenomeno, naturalmente, appartiene a tutti i tempi. Ma oggi è quasi universale. C'è gente la quale s'è amata appassionatamente per anni, nel più ideale dei modi, quand'ecco, improvvisamente, appare l'odio più profondo e più intenso. Se non si manifesta negli anni relativamente giovanili, rimane in agguato fino al momento che la coppia felice si approssima alla cinquantina, al tempo del grande mutamento sessuale.., e allora... cataclisma!
Non c'è nulla di più sorprendente. Nulla di più incredibile, nel nostro tempo, dell'intensità d'odio che uomini e donne provano l'uno per l'altro una volta che si siano « amati ». Scoppia nei modi più impensati. E quando si conoscano le persone, si scopre che la cosa è quasi universale. Va dalla donna di servizio alla padrona, dalla duchessa alla moglie del poliziotto.
Sarebbe intollerabile, se non ci si ricordasse che in tutti, uomini e donne ugualmente, non si tratta che della reazione organica dell'amore contraffatto. Ogni amore è contraffatto, oggi. E una cosa stereotipata. Tutti i giovani sanno perfettamente che cosa dovrebbero sentire e come dovrebbero comportarsi in amore. E sentono e si comportano senza pecca. Ed è amore contraffatto. Così che la punizione si abbatterà su di loro decuplicata. Il sesso, lo stesso organismo sessuale così dell'uomo che della donna, accumula, dopo che una certa quantità di amore contraffatto gli è stato gabellato per genuino, un furore mortale, disperato, quand'anche esso stesso non abbia dato che amore contraffatto. L'elemento dell'amore contraffatto rende folle, alla fine, o uccide, il sesso, il sesso più profondo dell'individuo. Ma sarebbe forse più preciso dire che esaspera « sempre » il sesso intimo, anche se infine lo uccide. C'è sempre un periodo di furore. E lo strano è che i peggiori colpevoli, in materia di amore contraffatto, sono quelli che si lasciano prendere dal furore più violento. Coloro nei quali l'amore è stato un po' sincero sono sempre, per quanto più ingannati, meno aspri.
Ora la vera tragedia è questa: che nessuno di noi è tutto d'un pezzo, che nessuno di noi è «tutto» contraffazione o « tutto » amor vero. E in molti matrimoni, si agita, nel mezzo della contraffazione, una fiammella d'amor vero, da ambo le parti. La tragedia è che in un'età particolarmente consapevole della contraffazione, particolarmente sospetta dei surrogati e degl'inganni in fatto di emozioni, e in particolare dell'emozione sessuale, il furore e la diffidenza contro l'elemento contraffatto finiscono, nella maggior parte dei casi, per sopraffare ed estinguere la fiammella genuina della vera comunione amorosa che avrebbe potuto rendere felici due vite. Di qui il pericolo d'insistere soltanto sull'emozione contraffatta e ingannevole, come fa la maggior parte degli scrittori « avanzati ». Per quanto lo facciano, naturalmente, per controbilanciare l'inganno infinitamente maggiore degli scrittori « romantici » sentimentali.
Forse sono riuscito a dare un'idea di quale sia la mia opinione circa il sesso, opinione per la quale son stato così monotonamente vilipeso.
[...]
Tratto da D.H.Lawrence, John Thomas e Lady Jane La seconda stesura di L'amante di Lady Chatterley, ES, Milano, 1991, trad. di Carlo Izzo

dal 1 nov. 2002
«Tutte le poesie» di D. H. Lawrence
di Eugenio Montale (tratto da Il secondo mestiere, Prose, 1920-1979, T.II, pagg. 2384-2388, Mondadori, I Meridiani, 1996..

Nella letteratura italiana moderna, a partire dall'ultimo Ottocento, poeti e narratori camminano per conto proprio, ognuno dedito alla sua «specialità»; e il fatto resta notevole in un tempo che credeva di aver distrutto i generi letterari. Unica eccezione di rilievo, il D'Annunzio, che fu poi un romanziere sui generis; né mancano da i Fogazzaro a Pavese, scrittori di romanzi che abbiano scritto anche poesie, sempre però affidando il meglio di sé al genere narrativo. Diversamente sono andate le cose in Inghilterra: dove da Hardy a Kipling fino a D.H.. Lawrence troviamo romanzieri illustri che insistono, e diremmo perseverano nel verso, palesemente insoddisfatti degli allori raccolti nella prosa narrativa.
Non sappiamo se abbiano ancora lettori le liriche di Kipling ne hanno certamente le molte poesie di Thomas Hardy, oggi rivalutate dalla critica; e supponiamo che siano ancora lette le più di settecento poesie in rima ~ senza rima che formano i Collected Poems di D.H. Lawrence più volte ristampati dall'editore Heinemann.

A giudizio del «Times Literary Supplement» (si veda quanto ne scrisse il prof. Geoffrey Strtckland il 24 marzo di quest'anno, 1961) la migliore e più completa edizione delle poesie del Lawrence non sarebbe l'inglese, bensì quella che  Piero Nardi ha pubblicato in due volumi per i tipi del Mondadori. E i meriti del Nardi non si fermerebbero qui perché nella collezione delle opere complete di Lawrence da lui diretta l'Italia possiede ben tre diverse stesure di Lady Chatterley (introvabili in Inghilterra, forse distrutta la seconda); mentre è prevista la pubblicazione di opere - Fantasia dell'Inconscio e La psicanalisi e l'Inconscio -oggi reperibili solo al British Museum. E non dimentichiamo l'avvincente Vita di D.H.L. che lo stesso Nardi ha pubblicato nel '57: primo volume dell'Opera omnia da allora in corso di stampa.
[...]
Trent'anni fa, quando l'interesse dei giovani italiani si volgeva alla nuova letteratura americana e Melville e Hawthorne venivano scoperti retrocedendo sulla scia di Hemingway e Faulkner (e di altri troppo minori), D.H. Lawrence fu forse il solo grande romanziere inglese che giungesse a noi sulla cresta di quell'onda. Di lui, e un poco anche della Mansfield, fu letto molto se non tutto, mentre di Joyce destavano attenzione solo i primi racconti. Oggi non sapremmo dire se Lawrence conservi tutti i suoi ammiratori. Se però si tien conto dell'importanza dell'opera sua che comprende tredici romanzi, parecchi libri di novelle, libri di viaggio particolarmente riguardanti l'Italia, saggi critici di grande importanza e persino traduzioni dall'italiano (il Mastro-don Gesualdo di Verga, romanzo entrato in Francia appena da pochi mesi) si può presumere che D.H. Lawrence abbia poggiato la sua reputazione su fondamenta che possono sfidare i mutevoli umori del tempo.
Quanto aggiungono alla sua fama le poesie oggi raccolte? Su questo abbiamo ascoltato campane discordanti. Se dovessimo fare una media dei giudizi correnti diremmo che nelle poesie si trovi tutto il bene e tutto il male di lui, non però, e come potrebbe essere?, un Lawrence diverso. Si deve notare che i vari libri di versi procedono parallelamente alle opere narrative e non formano perciò episodi o cicli che possano mettersi in relazione alla biografia del poeta in modo addirittura privilegiato. Scrivendo versi Lawrence non mutava registro, come un organista o come il Pascoli che si serviva ditte differenti cannelle; ma traeva semplicemente partito dai trucioli del suo maggior lavoro. E neppure ci aiuta la ripartizione da lui fatta tra poesie in rima e poesie in verso libero. Né infine può dirsi che in lui il verso libero coincida con un allargamento del respiro o con qualche sottile ragione. Sono, infatti, quasi sempre senza rima quegli epigrammi, quelle «viole del pensiero», quelle «ortiche» che il castone della rima avrebbe arricchite (c'era l'esempio di Landor); mentre in intere composizioni discorsive o narrative la rima è lì solo per dimostrare che si tratta di poesia in versi. Dal punto di vista tematico siamo invece di fronte al repertorio completo dei motivi già noti: ci sono le sue donne, le frigide, le bruciate dal «roveto ardente» della sua barba: Miriam, Elena, Frieda, Mabel, Dorotea; c'è il suo freudismo, dominato dall'ombra della madre e dalla velleità di ritornare al mondo degli istinti; c'è il suo nomadismo, il sano odio per la civiltà industriale e il desiderio sempre insorgente di far proseliti, di fondare una colonia felice per gli happy few. E c'è soprattutto il suo formidabile naturalismo: quello che lo porta ad esaltarsi vedendo un serpente che beve alla sua fonte. Per questa poesia - The snake - e per altre ci sembra ineccepibile il giudizio o l'immagine che ne dette Stephen Spender: «La vera sostanza di tutto ciò che Lawrence scrisse va ricercata nella descrizione della "superficie del mondo", altrettanto assolata e indipendente dall'osservatore e intrinsecamente viva che un paesaggio di Van Gogh».
E già nel 1913, quando ancora Lawrence figurava tra a poeti imagisti, Ezra Pound aveva scritto a proposito di due liriche ( Whether or Not e Violets) incluse nel volume Love Poems and Others: «Non c'è poeta inglese al disotto dei quarant'anni che sappia arrivare a un tiro di schioppo da lui. Far delle citazioni per illustrare queste Poesie non è meno impossibile che voler illustrare Rembrandt staccando due pollici di tela... Mr. Lawrence ha tentato il realismo e vi è riuscito. Egli ha sollevato la poesia contemporanea al livello dell'attuale prosa, e non è un risultato da poco».
Si parla qui di due liriche rimate, strofiche, scritte in dialetto e perfettamente intraducibili. S'intende che siano piaciute a Pound che è un fanatico dell'impersonalità; ma noi che conosciamo Di Giacomo e Ferdinando Russo stentiamo a credere ch'esse rappresentino la più alta punta di Lawrence (e gli inglesi stessi non hanno avuto un Burns?). A nostro avviso il meglio di Lawrence poeta va cercato in quei luoghi, frammenti o liriche intere, nei quali il verso non è intrinsecamente inutile, sia pure restando sempre un verso gnomico o descrittivo Quando il poeta tocca i suoi tasti migliori, quando egli si sente figlio del sole e si identifica col pipistrello, con la lucertola, con l'erba che cresce; quando qualcosa della superficie del mondo sommuove in lui il profondo sentimento religioso della natura e trasforma il suo vecchio puritanesimo in un delirante orgasmo cosmico; quando anche Cristo gli appare come un Dio solare tradito da tutte le sue Chiese; quando infine la civiltà dell'uomo massificato gli appare in tutto il suo orrore, allora Lawrence trova la sua flèche e il suo verso così poco poetico si rivela insostituibile.
.

Vedi anche:

<<< A proposito di L'Amante di Lady Chatterley, di D.H.Lawrence

<<< «Tutte le poesie» di D. H. Lawrence
di Eugenio Montale

<<< La pagina dei Link

<<< Casa Lawrence a Picinisco (FR)

D. H. Lawrence and Italy: Twilight in Italy; Sea and Sardinia; Etruscan Places , D.H.Lawrence, A.Burgess Ordina da iBS Italia

Written at the height of D.H. Lawrence's creative energies, TWILIGHT IN ITALY (1916) is composed of seven short pieces that sparkle with the humor and lively sensory images for which he is known. Features an Introduction by Anthony Burgess

Figli e amanti, D.H.Lawrence Ordina da iBS Italia

Paul Morel è un giovane che vive una controversa educazione sentimentale. Il morboso legame con la madre impedisce sia a lui sia al fratello di avere relazioni stabili. Paul è combattuto fra l'amore per due donne, Miriam e Clara, e l'incapacità di sciogliersi dal vincolo del sangue che lo incatena alla madre. Solo con la morte di quest'ultima, evento al tempo stesso drammatico e salvifico, Paul sarà libero di avventurarsi verso la vita adulta. Il romanzo di Lawrence è qui proposto in una nuova edizione integrale, con ampia introduzione firmata da Giovanni Cianci.

L’amante di Lady Chatterley, D.H.Lawrence Ordina da iBS Italia

Connie Chatterley è la moglie di sir Clifford, un aristocratico che in seguito a una ferita di guerra è diventato impotente (metafora della sterilità intellettualistica della sua cultura e della sua classe). Connie desidera la maternità e la sua carica vitale la spinge verso il guardiacaccia Mellors. Nasce tra i due una passione e, quando Connie si accorge di aspettare un bambino, lascia il marito e va a vivere insieme a Mellors.

D. H. Lawrence: Late Essays and Articles, D.H.Lawrence Ordina da iBS Italia

Frontespizio della prima edizione (1928) de L'amante di Lady Chatterley, fatta stampare in proprio da Lawrence a Firenze  dall' editore-libraio romagnolo Pino Orioli.