Octave Mirbeau
Giornalista, libellista, critico d'arte, romanziere e drammaturgo francese (Trévières-Calvados, 16 febbraio 1848; Parigi 16 febbraio 1917)
Octave Mirbeau è una delle figure più avvincenti e più originali della letteratura della Belle Époque.
Dopo una gioventù passata a Rémalard - un borgo della regione del Perche in cui si sente soffocare-, e degli studi secondari mediocri al collegio dei Gesuiti di Vannes – da dove è cacciato a quindici anni in circostanze più che sospette, pensa ormai, con la morte nel cuore, di essere condannato a rinchiudersi in qualche triste studio notarile del villaggio natale, quando, due anni dopo l'esperienza traumatizzante della guerra del 1870, risponde all'appello del diavolo tentatore sotto le vesti del capo bonapartista Dugué de la Fauconnerie, ex deputato dell’Orne, che lo assume come segretario particolare, lo porta a Parigi e lo introduce al giornale bonapartista L’Ordre de Paris, cioè l’organo ufficale del partito imperialista, “l’Appel au Peuple”.
Da quel momento comincia un lungo periodo di proletariato della penna, che gli lascerà un forte sentimento di colpa: di volta in volta, o parallelamente, fa "il servo" (come segretario particolare di Dugué, poi di Arthur Meyer, il direttore del Gaulois), "il marciapiede" (come giornalista prezzolato dell' Ordre, poi dell' Ariégeois, bonapartista, del Gaulois monarchico e del Grimaces antisemita, ahimè !), ed "il negro" (scrive una dozzina di volumi, romanzi e novelle, per conto di diversi datori di lavoro, in particolare L’Écuyère, La Maréchale, Amours cocasses e La Belle Madame Le Vassart). È soltanto nel corso dell'anno 1884 che, in occasione di una relazione devastante con una donna di facili costumi, Judith Vimmer (chiamata Juliette nel Calvaire, 1886), trae dalla sua vita di "fallito" un bilancio negativo, e dopo un periodo di riflessione, rientrato a Parigi, inizia un difficle percorso di "redenzione": ormai metterà la sua penna brillante e di un'efficacia senza pari al servizio delle cause che sono sue, la giustizia sociale e la promozione degli artisti di genio.
Nel primo volume che firma col proprio nome, nel novembre 1885, le Lettres de ma chaumière, raccolta di novelle ambientate in Normandia e nel Finistère, cerca di essere l'esatta antitesi dell' amabilità gentile di Alphonse Daudet e dà, dell'uomo e della società, un'immagine molto cupa ma vera, che i tre romanzi seguenti, più o meno autobiografici, rafforzeranno: Le Calvaire (1886), in cui riporta, appena romanzata, la sua relazione con Judith; L'Abbé Jules (1888), in cui, sotto l’influenza della "rivelazione" di Dostoevskij, mette in opera la psicologia del profondo per evocare il personaggio di un sacerdote cattolico in cui carne e spirito sono in ribellione contro l'oppressione sociale e la corruzione della Chiesa; e Sébastien Roch (1890), dove racconta con emozione "l'assassinio di un tenero ragazzo" per mano di un gesuita violentatore e che ambienta nel collegio di Saint-François-Xavier di Vannes. Parallelamente, col nome suo o utilizzando diversi pseudonimi, collabora a molti giornali: il Gaulois, La France, L’Évenement, Le Matin, il Gil Blas, Le Figaro e L’Écho di Parigi : vi combatte lotte artistiche (diventa il cantore autorevole di Rodin, di Monet e dei pittori impressionisti, e, in seguito, di Van di Gogh, di Camille Claudel e di Maillol) e lotte politiche (si avvicina agli anarchici, s'avventa contro il boulangismo, il nazionalismo, il colonialismo, il militarismo).
Negli anni '90, attraversa una lunga crisi esistenziale, acuita da una grave crisi coniugale (ha sposato nel 1887, nonostante le chiacchiere, una ex teatrante e donna di piacere, Alice Regnault) e si crede colpito da impotenza. Tuttavia, durante quegli anni dolorosi, pubblica nei giornali la prima versione del Journal d’une femme de chambre e del Jardin des supplices (allora intitolato En mission), come anche uno straordinario romanzo pre-esistenzialista sulla tragedia dell'artista ed ispirato a Van Gogh, che Mirbeau ha appena scoperto: Dans le ciel (1892-1893). Comincia anche una lunga collaborazione (durata dieci anni) al Journal e scrive una tragedia proletaria, su un argomento analogo a quello di Germinal, Les Mauvais Bergers, che sarà data sulle scene da Sarah Bernhardt e Lucien Guitry nel dicembre 1897.
Ma ciò che permetterà a Mirbeau di uscire dalla sua nevrastenia, e lo farà buttarsi a capofitto in un'attività socialmente utile, è l'affaire Dreyfus, nel quale si impegna, con la sua solita generosità, dal 28 novembre 1897 in poi, cioè soltanto due giorni dopo la discesa in campo di Émile Zola. Redige il testo della seconda petizione quella degli "intellettuali"; ogni giorno accompagna Zola al processo; paga per Zola la multa di 7.500 franchi, e gli ottiene da Reinach 30.000 franchi per pagare le diverse multe dell'autore del J’accuse; partecipa a numerose riunioni per difendere la causa di Alfred Dreyfus a Parigi ed in provincia; e, soprattutto, pubblica nel giornale dreyfusardo L’Aurore una cinquantina di cronache, in cui cerca di mobilitare la classe operaia e le professioni intellettuali, e si burla dei nazionalisti, dei clericali e degli antisemiti, facendo ricorso con giubilo alle interviste immaginarie. Segue con indignazione, durante più di un mese, il processo di Alfred Dreyfus a Rennes, e torna a Parigi disperato dalla condanna assurda ed ingiusta del capitano.
Profondamente pessimista, pubblica successivamente il Jardin des supplices (1899), “mostruosità” letteraria costituita di un patchwork di testi precedenti concepiti indipendentemente gli uni degli altri e di tonalità molto diversa; Le Journal d’une femme de chambre (in it.Diario di una cameriera(1900), dove stigmatizza la servitù, schiavitù dei tempi moderni, e rivela i retroscena poco edificanti della borghesia; ed i 21 Jours d’un neurasthénique (1901), collage di una cinquantina di racconti crudeli pubblicati nell'ultimo quindicennio sulla stampa periodica. Nell'aprile del 1903, ottiene il trionfo e la consacrazione con l'allestimento, alla Comédie-Française, di una grande commedia classica di costumi e di caratteri, Les affaires sont les affaires, dove egli fa a pezzi la classe dei parvenu e denuncia l’onnipotenza del re denaro, incarnato dal personaggio di un affarista diventato un tipo teatrale, Isidore Lechat. La commedia trionfa anche in Germania, in Russia, negli Stati Uniti ed in altri paesi. Diventato ricco, Mirbeau rallenta sostanzialmente la sua produzione giornalistica (segnaliamo tuttavia la sua collaborazione di sei mesi all'Humanité di Jaurès nel 1904) e rinuncia al genere romanzo ereditato dall’Ottocento, che ha tentato di rinnovare facendolo uscire dalle secche naturaliste: pubblica nel 1907 La 628-E8, racconto di un viaggio attraverso il Belgio, l'Olanda e la Germania, e la cui protagonista è la propria macchina, e, nel 1913, Dingo, fantasia rabelesiana ispirata dal suo cane. Fa anche rappresentare alla Comédie-Française, nel dicembre 1908, una commedia al vetriolo, Le Foyer,che fa scandalo perché vi denuncia il commercio della carità e lo sfruttamento economico e sessuale delle ragazze.
Sempre più spesso malato ed esacerbato nell'intimo, Mirbeau rasenta la paralisi per la scrittura (egli redige tuttavia un opuscolo sulla prostituzione, L’Amour de la femme vénale, che sarà pubblicato dopo la sua morte... in Bulgaria !) e si ritira a Triel, dove si consola dell’ignominia degli uomini grazie ai fiori e ai quadri dei suoi amici pittori. La guerra del 1914 finisce col condurre alla disperazione un pacifista impenitente, che non ha mai cessato di denunciare l'aberrazione criminale della guerra e di raccomandare l'amicizia franco-tedesca. Egli muore il giorno stesso dei suoi 69 anni, il 16 febbraio 1917.
Alcuni giorni dopo, la sedicente vedova pubblica nel Petit Parisien un cosiddetto "Testamento politico di Octave Mirbeau", un falso documento grondante disgustoso patriottismo, confezionato, su commissione della "vedova", dal rinnegato Gustave Hervé. Gli amici del grande autore denunciano invano quest'operazione ignobile di disinformazione, che contribuirà a sporcare durevolmente la memoria di Octave Mirbeau.
Infatti, attraverserà una lunga fase di purgatorio, che durerà una sessantina di anni. Certamente, si ristamperanno regolarmente i suoi due romanzi più famosi, si rappresenterà varie volte Les affaires sont les affaires, e si pubblicheranno dal 1934 al 1936 dieci volumi qualificati impropriamente Œuvres complètes. Ma si conoscerà soltanto una piccola parte della sua immensa produzione. Il risultato è che non si saprà leggere Mirbeau e gli si affibbieranno etichette assurde (naturalista) o diffamatorie (pornografo, palinodista). Quanto all'università ed ai manuali scolastici, sarà ignorato con arroganza, e solo alcuni anglosassoni gli dedicheranno qualche tesi. Le cose cominciano a cambiare alla fine degli anni '70 del secolo scorso grazie alla pubblicazione dei suoi romanzi presso Hubert Juin, nella collezione "Fin de siècle", poi negli anni '80 con le prime ricerche universitarie francesi, e soprattutto dal 1990 con la pubblicazione della sua prima biografia, Octave Mirbeau, l’imprécateur au cœur fidèle, e di una prima grande sintesi delle sue lotte: Les Combats d'Octave Mirbeau; pubblicazione di una trentina di volumi di testi inediti (Dans le ciel, Contes cruels, Combats pour l’enfant, Paris déshabillé, Combats esthétiques, Lettres de l’Inde, L’Amour de la femme vénale, Chroniques du Diable, Amours cocasses, Noces parisiennes, Premières chroniques esthétiques, diversi epistolari con Alfred Bansard, Claude Monet, Camille Pissarro, Auguste Rodin e Jean Grave...). Seguirà l'organizzazione di quattro congressi internazionali, i cui atti sono pubblicati; la costituzione nel 1993 di una Société Octave Mirbeau, che pubblica i Cahiers Octave Mirbeau annuali, di buona qualità; lo sviluppo rapido delle ricerche universitarie, tanto in Francia che all'estero; il trionfo delle riprese del Foyer e di Les affaires sont les affaires; la moltiplicazione di adattamenti teatrali dei romanzi, dei racconti e delle cronache di Mirbeau; la pubblicazione infine della prima edizione critica, a mia cura, dei suoi romanzi, Œuvre romanesque, del suo Théâtre complet e dell'Epistolario completo (Correspondance Générale) di Mirbeau.
Octave Mirbeau è infine rimesso al posto che gli spetta: uno dei primi della nostra letteratura. Prototipo dell'autore impegnato, libertario ed individualista, è il grande demistificatore degli uomini e delle istituzioni che alienano, che opprimono e che uccidono. Ha messo in atto un'estetica del disvelamento, e si è dato la missione "di obbligare i ciechi volontari a guardare in faccia la Medusa". Perciò contesta e denuncia, non soltanto la società borghese e l'economia capitalista, ma anche l'ideologia dominante e le forme letterarie tradizionali, che contribuiscono ad anestetizzare la coscienza e a dare, della nostra condizione e della società, una visione menzognera e riduttrice. Ha in particolare partecipato alla soppressione del romanzo abusivamente chiamato "realista". Rifiutando il naturalismo, l'accademismo ed il simbolismo, si è fatto strada tra l’impressionismo e l'espressionismo, e tanti autori del Novecento hanno contratto un debito con lui.
Pierre MICHEL
Università di Angers
(traduzione di Bérangère de Grandpré)
©Pierre Michel Tutti i diritti riservati
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GIUDIZI
"Quest'uomo è stato realmente uno scopritore in pittura. Sentiva e giudicava bene."
Claude MONET
"Il futuro dovrà tener conto della sua prescienza, che si è così spesso esercitata con una forza splendida."
Gustave GEFFROY
"Fu un virtuoso dell'ammirazione. Appena appariva un po' di genio o di talento, Mirbeau si lanciava a capofitto."
Léon WERTH
"Lei ha fatto tutto, nella mia vita, e ne ha fatto il successo."
Auguste RODIN
"Octave Mirbeau è il più grande autore francese contemporaneo, e quello che rappresenta meglio il genio secolare della Francia".
Lev TOLSTOJ
"L’unico romanziere di genio, l’unico che i Francesi possano opporre al grande Tolstoj."
Victor MÉRIC
Il sig. Octave Mirbeau salvaguarda certamente l'onore della stampa, facendo che sempre vi si è parlato, almeno una volta, grazie a lui, e con qual fuoco, di ogni opera d'eccezione."
"Lei è il capo dei Giusti, grazie a chi sarà salvata la maledetta stampa."
Remy de GOURMONT
"Attualmente, è l’unico valoroso nelle Lettere."
Edmond de GONCOURT
"Sono rari, gli uomini di talento che dedicano, come Lei l’ha fatto, la loro penna al bene."
Paul GAUGUIN
"Sa, Mirbeau, che La amo, perché è uno dei pochi che non fanno finta, ed è una cosa imperdonabile per il pubblico."
Stéphane MALLARMÉ
"Il Don Giovanni dell'ideale. Il suo ideale non ha limiti."
Georges RODENBACH
"Mirbeau sarà forse stato l'ultimo cuore capace d'entusiasmo spirituale."
Remy de GOURMONT
"Non ho potuto resistere alla vostra generosità leggendaria. Sono andato a Lei come Essi andavano al Caritatevole del presepio."
SAINT-POL-ROUX
"Occorre avere assaporato la sua intimità per apprezzare l’elevatezza di quest'essere d’eccezione."
Frantz JOURDAIN
"L’unico profeta di questo tempo."
Guillaume APOLLINAIRE
"Al modo dei profeti ha fatto tutta la sua vita tremare i potenti."
Thadée NATANSON
"È un evangelista della Repubblica Sociale."
Eugène MONTFORT
"Il giustiziere che ha dato il suo cuore ai miseri ed ai sofferenti di questo mondo."
Émile ZOLA