Vladimir Nabokov(San Pietroburgo, 1899 - Montreux, Svizzera, 1977) Scrittore   americano  di origine russa

Quante vite ha vissuto Nabokov ? Qual  è la sua “vera vita”? A prima vista, è la Storia tragica del Novecento che ha deciso per lui. A seguito della Rivoluzione d’ottobre, cui la sua famiglia era ostile, si chiude brutalmente per lui, nel 1919, una prima fase, con un esilio, definitivo ed irrimediabile, e con la fine del tempo felice della sua vita russa. Nabokov aveva  vissuto fino ad allora a San Pietroburgo (dove era nato il 23 aprile 1899), in una famiglia ricca e di grande cultura che gli  diede  un’istruzione moderna e poliglotta. Che completa   a  Cambridge, dal 1919 al 1921, quando  un altro spettro agita l’Europa: il fascismo. Suo padre, uomo politico liberale, è assassinato a Berlino, nel 1922, da due Russi di estrema destra.  Quindi, per due volte, la minaccia hitleriana costringe Nabokov a passare da un esilio ad un altro: nel 1936, lascia Berlino, dove viveva dal 1922 (vi sposò, nel 1925, Vera Slonim, da cui ebbe un figlio, Dmitri); nel maggio 1940, Parigi occupata dai nazisti a sua volta diventa troppo pericolosa per l’emigrato russo sposato ad un’ebrea, e Nabokov parte per l’America. Suo fratello, Serge, morirà in un campo di concentramento, vittima dei nazisti.

Prima di Lolita
Alle convulsioni della Storia risponde con un dono precoce, vitale, quello della scrittura. Scudo e insieme arma di difesa contro le offese del reale. Ma è un autore che, a differenza dei tanti russi di talento,  sul terreno dell’esilio e delle lettere, non ha pubblicato nessun’opera   prima del 1917 che sostenesse la sua reputazione. Che si deve fare, fuori dalla patria. Tra il 1926 ed il 1938, Nabokov pubblica in russo ben  nove romanzi, ma anche delle novelle, delle poesie e delle opere teatrali; apprezzato da critici e dai colleghi, si è fatto un nome e anche un pseudonimo: Sirine, e la sua reputazione supera già l’ambiente  attivo,  talentuoso, ma inevitabilmente limitato, degli emigrati russi di Berlino e di Parigi.
Per raggiungere un pubblico più vasto, traduce egli stesso in inglese, lingua che conosce perfettamente fin dall’infanzia, due delle sue opere, fra cui Otchayaniye - Despair (1936); la versione francese di quest’opera (La meprise), trova in Jean-Paul Sartre uno dei suoi primi critici, attento ma poco comprensivo. L’urgenza di esprimersi gli fa  tentare, negli Stati Uniti, a 42 anni suonati, l’impiego di una lingua che non è quella materna, e una nuova carriera di scrittore, che proseguirà anche dopo avere conosciuto la celebrità, dal 1941 al 1974. Nabokov scriverà otto romanzi in inglese.
 
Gli Stati Uniti offrono a Nabokov qualcosa di più  di un asilo: un pubblico, ristretto ma illuminato; l’amicizia del  critico Edmund Wilson; l’accoglienza del laboratorio di zoologia comparata dell'Università di Harvard per lo specialista delle farfalle che egli è da tempo: il pubblico degli studenti del   Wellesley’College, quindi della Cornell University per il professore di letteratura che ha scelto di diventare per guadagnarsi da vivere. Infine, nel 1958, arriva  la celebrità con  Lolita, il suo terzo libro in inglese. Ma  gli occorre una peregrinazione aggiuntiva  anche  per questa consacrazione inattesa, una  deviazione all’estero: è a Parigi infatti che le edizioni Olympia Press ( la casa editrice dei libri osés)  di Maurice Girodias accoglie inizialmente, nel 1955, il romanzo che ben quattro editori americani avevano rifiutato, trovandolo certamente scioccante e  azzardato, ma fiutandone le qualità intrinsiche. Tre anni dopo, il pubblico anglosassone decreta il trionfo di questo romanzo, che inizialmente cattura l'attenzione  per l’indubbia novità del tema - un uomo maturo attratto dalle ragazze impuberi -, ma che rinnova anche i grandi topoi del romanzo in prosa: romanzo on the road e del viaggio, romanzo di una passione straordinaria, confessione di un assassino per amore, anatomia – o piuttosto entomologia - della vita e della cultura americane degli anni ‘50, visti attraverso le automobili ed i motel di un Paese grande come un continente.

Il cosmopolita
Improvvisamente celebre  nel mondo intero, reso ricco dalle tirature americane e dalle numerose traduzioni delle sue opere, Nabokov ritrova, sul limitare della sessantina, i mezzi per una nuova vita: torna in Europa e nel 1960, si trasferisce definitivamente in Svizzera, a Montreux, dove prende residenza in un lussuoso albergo con vista sul lago Lemano.  “È una perdita nazionale”, dice John Updike, che deplora la sua partenza dagli Stati Uniti. L’opera in inglese  continua però, con cinque nuovi libri, di cui due sono dell’ampiezza di Lolita, anche se non  conoscono un successo così ampio: Fuoco pallido (1962) e  Ada o ardore (1969). Parallelamente, Nabokov traduce - ed a volte riscrive in inglese - i sette romanzi in russo  che non aveva tradotto alla fine degli anni ‘30. Non prende congedo tuttavia dalla Russia persa delle sue origini e imbellita  dal ricordo. Infatti, non ha cessato di rendergli omaggio: nel 1944 con il suo saggio su Gogol, nel 1964 con la sua edizione critica e la sua traduzione in inglese del romanzo di Puskin, Evgenij  Onegin. Nel 1964 infine, restituisce alla sua lingua materna Lolita, la ninfetta della sua lingua d’adozione. E la Russia è presente in tutti i suoi libri in inglese,   sia che si tratti di  personaggi che vi arrivano (Pnin, 1957), sia di parole russe o tratte da lingue inventate che somigliano al russo, o a attraverso gli specchi   deformannti di regioni immaginarie e lontane come Zembla o Terra; senza contare le partite ed i problemi del gioco degli scacchi che risalgono a  La difesa di Luzin (1930) e che ritrova ancora alla fine della  sua opera.

 
Giochi di specchi
Fin dal primo romanzo, Mashenka (1926), storia di emigrati russi, traspare tuttavia un’altra vena, oltre quella della rimembranza  della terra natale: quella delle storie sentimentali, spesso scabrose, a volte crudeli e anche sordide, di cui Camera obscura (1932) è, prima di Lolita, l’esempio più netto. Invito a una decapitazione  (1938) e soprattutto Bend sinister (1947) esplora, in modo singolare e, all’epoca, molto mal visto da tanti intellettuali, la corruzione morale delle classi politiche moderne, sorte, come nel secondo di questi romanzi, da una rivoluzione immaginaria (già descritta in Solus Rex nel 1940, e rivisitata in Fuoco pallido, 1962) o da una rivoluzione reale, come nella Distruzione dei tiranni, novella del 1938. Il dono (1937-1938) inaugura, da parte sua, le storie incentrate su scrittori e che continueranno fino a Look at the Harlequins!,   (1974), passando per La vera vita di Sebastian Knigt (1941): le biografie fittizie  stringono  nodi  sempre più stretti e più sottili con l'opera vera e la vita dell’autore in un gioco ambiguo e distorcente, di mutui rimandi fra la vita e l'opera, la relatà e la finzione, che solo la falso-vera costruzione romanzesca può consentire (lo stesso Humbert Humbert di Lolita è un intellettuale europeo poliglotta, raffinato, splendidamente corrotto dalla civiltà e pronto a corrompere la corruttibilissima ninfetta Dolores). Parallelamente, Fuoco pallido,  gioca, per parte sua, con le convenzioni del romanzo poliziesco e del romanzo di spionaggio e presenta, nella persona di un affabulatore maniaco, un  "doppio" dell’autore, che finisce vittima degli schermi deformati dalla sua  immaginazione. Dov'è il vero Nabokov? Dove il multiesiliato e poliglotta, russo-euro-americano Nabokov?

L’opera di Nabokov gioca dunque su diversi territori di frontiera: quello della patria perduta che non si può oltrepassare  se non  nel sogno, e mettendo a repentaglio la propria vita (La meprise, 1931-1932); quello del passato inappellabile, ma rimasto aperto alle memorie e  alla nostalgia; quello, pericoloso, da trasgredire e perciò pieno di seduzione, della realtà e dell’immaginazione che si rimandano nel gioco di specchi di cui sopra (Lolita) ; infine, costantemente trasformati, quelli della veglia e del sogno fusi nella narrazione. In questi territori che si toccano e si intrecciano, ogni romanzo esplora a  suo modo ciò che il protagonista de  L'occhio (1930) designa come la “struttura al centro della vita”,  così miracolosamente trasparente e tuttavia visibile, come le nervature di un’ala di farfalla.




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Lolita è uno dei più controversi romanzi  del XX secolo,   in cui  la verbosa retorica del protagonista -  l'indimenticabile Humbert Humbert - cattura e repelle, ma  trascina irresistibilmente nel vortice della lettura di una prosa sontuosamente lirica,  plurilingue, concettosa, altamente affabulatoria, stilisticamente impeccabile.

La storia narra  del desiderio di un "pedofilo" (il termine non aveva allora tutte le risonanze giustamente malefiche che ha  oggidì, peraltro legate, ahimè, indissolubilmente alla Rete) . Humbert,  narra in prima persona, la sua ossessiva attrazione per una ragazzina di 12 anni, Dolores- Lolita, figlia della donna che egli ha sposato allo scopo di possedere fisicamente quella che, con un  termine da allora fortunato  si chiamerà  "ninfetta".

"Lolita, light of my life, fire of my loins," con queste parole egli iniza la sua storia in un unico flashback. Humbert, si diceva, redige, dalla prigione in cui è stato ristretto, un memoriale di discolpa, ove nei fatti riversa spudoratamente  tutta la storia della sua ossessione e  l'attrazione morbosa, che ha attraversato tutta la sua vita, fin da quando viveva in Francia,  per le "ninfette" , le ragazzine impuberi.   La prima è  Annabel Leigh, che muore di tifo, seguiranno altre, ma ecco alla fine egli  trova,  in una città del New England, Dolores Haze, la sua Lolita,  che le ricorda la prima ninfetta   amata infelicemente quand'era ragazzo.

Abbandonata la cittadina e la moglie - una repellente donna di mezza età-, in fuga con la ragazzina, in automobile, di motel in motel,  lungo un' America che sembra quella dipinta da Edward Hopper, la storia va verso il suo (melo) drammatico  epilogo. La ragazzina, ingorda estimatrice di lecca-lecca e di cibo-spazzatura, ben presto si stanca del maturo e noioso spasimante, il quale peraltro non può pubblicamente palesare i suoi sentimenti e la reale natura della relazione intrattenuta con la  ragazzina, che,  dopo alcune esperienze sessuali in un campeggio,  si lega a uno sceneggiatore e realizzatore di film porno,  destando l'ira di Humbert Humbert che lo uccide.
Humbert a sua volta muore di infarto in prigione e Lolita   dando alla luce una bambina.

Storia di una ossessione e di una perversione, il romanzo  è anche un testa-coda micidiale, che tanti intellettuali europei allora sostenevano in presa diretta (un nome fra tutti, Herbert Marcuse) tra la vecchia Europa, raffinata, individualista e corrotta e l'America, giovane, ingenua, già massificata. Humbert - è stato detto - è metafora dello scrittore e della sua arte, ed in quanto  campione del Vecchio Mondo, incarna il  problematico incontro con il Nuovo Mondo,  rappresentato da una teenager acerba e attraente, morbosamente sensuale  e volgare. 
E' un incontro-scontro mirabilmente anticipatore di un destino che è sotto i nostri occhi, per quel poco di Europa che c'è in America e per quel tanto di America che c'è oggi  in Europa.
   
Alfio Squillaci
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Vladimir Nabokov
dal 21 febbraio 2006
Mentre la critica lo indica, insieme a Beckett e Borges, nella triade maggiore del secondo Novecento, persiste intorno a Nabokov un alone di elusività. Notissimo il suo nome - legato soprattutto a "Lolita" - relativamente poco frequentati i suoi testi, molti dei quali scomparsi dai cataloghi editoriali, alcuni appena riafforati negli ultimi anni. Linguisticamente e culturalmente extraterritoriale Nabokov rappresenta un'idea di letteratura fondata sulla moltiplicazione illusionistica di un'immaginazione centripeta. Estraneo all'impegno sociale e all'insegnamento morale, Nabokov smantella i luoghi comuni e le convenzioni letterarie. Cotruisce trame parodistiche, attraversate da giochi verbali, lampi ironici, sgomenti metafisici.
Nabokov  in Rete:
<<< Vladimir Nabokov- Zembla- Tra nabokoviani, nabokofili, farfalle, foto della vecchia Russia, e tutti i libri di Nabokov, che si possono sia leggere che ascoltare, ecco il vostro sito completo su Vladimir Nabokov. In inglese e in russo. Molto bello.

<<< Vladimir Nabokov -Nabokov's interview. (06)  Wisconsin Studies [1967]
Un'intervista molto interessante rilasciata da Nabokov, nel   lussuono hotel di Montreux, ad un suo ex studente della Cornell University
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Risvolto di copertina
Sarebbe difficile, per chi non ne è stato testimone, immaginare oggi la violenza dello scandalo internazionale, per oltraggiata 'pruderie', che "Lolita" provocò al suo apparire nel 1955.
"Lolita" è non solo un meraviglioso romanzo, ma uno dei grandi testi della passione che attraversano la nostra storia.
Ma chi è Lolita? Questa "ninfetta" è la più abbagliante apparizione moderna della Ninfa, uno di quegli esseri quasi immortali che furono i primi ad attirare il desiderio degli Olimpi verso la terra e a invadere la loro mente con la possessione erotica. Perché chiunque sia "catturato dalle ninfe", secondo i Greci, è travolto da una sottile forma di delirio, lo stesso che coglie l'indimenticabile professor Humbert per la piccola, intensamente americana Lolita. America, Lolita: questi due nomi sono di fatto i protagonisti del romanzo, scrutati senza tregua dall'occhio inappagabile di Humbert Humbert e di Nabokov. Realtà geografica e personaggio sono arrivati a sovrapporsi con prodigiosa precisione, al punto che si può dire: l'America 'è' Lolita, Lolita 'è' l'America. E tutto questo, come solo avviene nei più grandi romanzi, non è mai dichiarato: lo scopriamo passo per passo, si potrebbe dire miglio per miglio, lungo un nastro senza fine di strade americane punteggiate di motel.

Lolita
"Lolita" compie cinquant'anni e il suo destino è sempre più luminoso, tra citazioni, riscritture, saggi critici e allegorie. Michael Maar, interessato a indagare il backstage della letteratura, dopo aver esaminato in "Das Blaubartzimmer" l'opera di Thomas Mann dal punto di vista del 'gender', svela in questo libro puntuale un'antenata, omonima, del personaggio nabokoviano nei racconti del dimenticato autore tedesco Heinz von Eschwege-Lichberg. Con un saggio di Emanuele Trevi dal titolo "Cinquant'anni di Lolita", saggio che chiude questo inatteso percorso nabokoviano.

"You mean," she persisted, now kneeling above me, "you never did it when you were a kid?"
"Never," I answered quite truthfully.
"Okay," said Lolita, "here is where we start."

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