Gérard de Nerval  (Gérard Labrunie). Autore francese (Parigi, 1808 - idem, 1855)

Col passare del tempo, Gérard de Nerval ha preso un posto sempre più importante nella storia della poesia francese; Sylvie, una delle tre novelle della raccolta Les filles du feu ( Le figlie del fuoco)   ha contribuito alla sua gloria. (Secondo il reiterato giudizio di Umberto Eco, una delle novelle più belle mai scritte). Ma il suo  Viaggio in Oriente, le prose  de la Bohème galante, se sono lavori meno completi, non per questo  sono meno ricchi poesia. E il suo Aurelia ed i dodici sonetti  de Le Chimere hanno esercitato la loro influenza su tutta una corrente della poesia contemporanea. Scopritore, prima di Verlaine, della musica del verso, innamorato dei paesaggi, curioso di occultismo e di orientalismo, Nerval è il solo poeta a avere vissuto il romanticismo fino alle estreme conseguenze, "vedovo" e "sconsolato" da pervenire alle tenebre della pazzia e del suicidio.

Nel 1835 è in piena "Bohème galante" un periodo di grandi sogni e altrettanta dissipazione. Nerval soggiorna stabilmente al  Doyenné, ormai un vicolo cieco.  Nel 1836, s’innamora di un’altra attrice, Jenny Colon, amore non molto ricambiato,  poiché Jenny lo lascia nel  1838 per sposare un musicista. Per dimenticare, Nerval viaggia in Germania, in Belgio ed in Austria dove incontra Liszt e Marie Pleyel. Fino a quel momento sembra soltanto un letterato “chimerico”  parigino. Gli amici della Bohème, quali Alexandre Dumas, hanno preso frattanto la strada redditizia del romanzo popolare o del teatro, i due campi letterari più remunerativi nella Parigi della Monarchia di Luglio. Nerval resta invece il poeta assoluto, il lirico puro, sospeso tra versi distillati ed amori impossibili.  Fa dunque la fame. Nel 1841 scoppia la prima crisi: è internato nella clinica del medico Blanche. Ripresosi, parte per l'Oriente, nel 1842, alla notizia della morte di Jenny Colon.


Figlio di un medico della Grande Armée  napoleonica, Gérard de Nerval non conobbe mai la mamma, morta nel 1810, e trascorse l’ infanzia nel Valois, a Mortefontaine, presso lo zio materno. Esterno al liceo Charlemagne, dove conosce Théophile Gautier, Nerval è uno dei sodali del  "Piccolo Cenacolo" e, all' hotel Doyenné, uno dei protagonisti della Bohème  romantica. Studioso di letteratura tedesca, traduce il Faust di Goethe (1827). Mentre attende agli studi di medicina (fino a 1834) che mai completerà , eredita inaspettatamente  30.000 franchi e parte per l'Italia. Al suo ritorno, incontra l’attrice Jenny Colon – la prima illuminazione della sua vita –, per quale egli fonda il foglio Le monde drammatique, periodico destinato a lodare la sua bella e che gli fa andare in fumo l’eredità. (Altra vittima, unitamente a Balzac,  del sogno imprenditoriale legato all’editoria.)


dal 27 dic. 2002
Più ancora della sua delusione amorosa, la morte di Jenny getta Nerval sul l’orlo della follia. Trasfigura  la giovane morta in una divinità riassumente per lui tutti gli aspetti della donna. Da allora non cesserà più di parlare di questa figura ideale che, come Iside  degli  antichi Egizi, è ai suoi occhi, allo stesso tempo, sposa, sorella e madre, e cristallizza nella sua memoria l'immagine mitica dell'ideale femminile che darà materia poetica a tutte le grandi opere degli ultimi anni. Per Nerval comincia allora "il trabocco  del sogno nella vita reale". Durante il suo viaggio in Oriente, insegue la sua chimera sotto i tratti delle diverse dee mitologiche,  e il viaggio stesso diventa una sorta di pellegrinaggio per stazioni successive alla ricerca del suo simulacro. Da qui prende le mosse il suo interesse per le dottrine esoteriche, per la storia delle religioni.  Le Chimere partecipano già di  questo universo mitico le cui immagini si precisano nei capolavori degli ultimi tre anni.
«Je suis l'autre »
Nerval esperisce  che  «il sogno è una seconda vita» e che  «l’io, sotto un'altra forma, ne continua l'esistenza».
Conferisce dunque al sogno un potere di scoperta e di conoscenza, in quanto «stabilisce una comunicazione con il mondo degli spiriti» e permette di rompere l'isolamento della coscienza individuale. Nuove crisi si verificano, più profonde e più avvicinate. Nel 1849 e nel 1852, Nerval subisce diversi internamenti. Ristabilitosi, effettua un viaggio nel Valois e lavora a Sylvie (1853), il suo capolavoro riconosciuto, quindi riparte un'ultima volta per la Germania (1854). Durante il suo ultimo internamento, redige Aurelia, descrizione patetica delle  crisi progressive in cui  sprofonda  poco a poco la sua ragione e, contestualmente  evocazione della sua riconciliazione onirica con la sua « grande amica» Jenny Colon, Iside o  Aurelia che gli apre «le porte della redenzione». Pubblica in seguito Les filles du feu ( Le figlie del fuoco)  e conduce una vita randagia alla quale pone fine una fredda notte di gennaio del 1855 impiccandosi ad una  cancellata della rue de la Vieille-Lanterne, vicino allo  Châtelet a Pargi.
Nerval è uno dei precursori della poesia moderna. Nel contesto della poesia francese anticipa esperienze ed atmosfere di Baudelaire, e,  in generale, del secondo romanticismo. La sua prosa, di una trasparenza e di una sobrietà esemplari, esplora un mondo di “corrispondenze” tra il sogno e la realtà, la memoria e la  narrazione:  effetto artistico della sua volontà creatrice tesa a sventare le bizzarrie  dell’ inconscio e a pervenire a  «sogni logici».  « Il sogno è una seconda vita», scrive  Nerval all'inizio di Aurelia. I surrealisti hanno avuto il merito di riconoscere in questa semplice frase il grido di un'immaginazione decisa a liberarsi definitivamente dalle catene del reale.
Les Chimères/Le Chimere

Raggruppati  alla fine della raccolta di novelle  Le figlie del fuoco i dodici sonetti de Le Chimere illustrano il percorso iniziatico  di Gérard de Nerval, strettamente legato alle ossessioni segrete di un
poeta sempre tormentato da un assoluto inaccessibile. Con la loro concisione, la loro densità, esprimono il male che corrode Nerval ed i tentativi fatti per esorcizzarlo: questo male, è quello di "El Desdichado", un cavaliere tenerbroso errante nei labirinti penosi della memoria e condannato  alla ricerca senza fine della sua identità. Interpretando le relazioni del sogno e della realtà, del visibile e dell'invisibile, Nerval precede, come si diceva,  le intuizioni del Baudelaire delle “Corrispondenze” ed apre la via all'avventura poetica moderna.

Les Illuminés/Gli Illuminati
Quest'opera presenta una galleria di ritratti di personaggi fuori del comune. Da Raoul Spifame, il «re di Bicêtre», all'abate di Bucquoy, mistico esaltato, da Nicolas Restif de la Bretonne, scrittore poligrafo e pornomane (scrisse più di 200 opere), a Cagliostro. Nerval si cura di interrogare queste figure originali per comprendere la natura della loro fede. I loro progetti politici sono eterocliti. Gli uni emanano decreti reali, fondono e affondano Comunità, gli altre, massoni, aristocratici o orientalisti, raccomandano  l'abolizione della proprietà privata o il ritorno all'antichità. (Restif è contestualmente l’inventore del termine “comunismo” e “pornografia”.)  Il punto in comune di questi personaggi, verso i quali Nerval esprime la sua simpatia, è la loro eccentricità. Il tono leggermente ironico e la distanza critica del resoconto conferisce al lavoro un'unità che illustra le aspirazioni metafisiche dell'autore.

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Esempio 1
recensioni di Meneghelli, D. L'Indice del 1999, n. 07



Ciò che di emozionante c’è nella lettura è forse dovuto anche a una sorta di qualità inossidabile dei testi letterari, che li rende talvolta tanto più ricchi e misteriosi quanto più li conosciamo. È questa senza dubbio l’esperienza che Umberto Eco ha fatto con Sylvie di Gerard de Nerval. Un’esperienza iniziata a vent’anni, quando lesse per la prima volta il racconto "in stato di assoluta innocenza" e ne rimase "sconvolto". Da quel momento, non ha mai smesso di riattraversarlo, di interrogarlo: a Sylvie dedica un saggio nel 1962 e poi, negli anni settanta, una serie di seminari all’Università di Bologna; nel 1982, prepara un numero speciale della rivista "VS" (n. 31/32, Sur "Sylvie") e due anni dopo ne fa l’oggetto di un corso alla Columbia University di New York; tra il 1992 e il 1993 torna ad analizzarlo in occasione delle Norton Lectures tenute all’Università di Harvard (poi edite da Bompiani nel 1994 con il titolo Sei passeggiate nei boschi narrativi), e negli anni successivi dedica al racconto altri due corsi universitari, a Bologna e a Parigi. E così, in nome di una fedeltà sempre ribadita, si arriva alla traduzione di Sylvie pubblicata da Einaudi nella collana "Scrittori tradotti da scrittori" e accompagnata da un saggio molto stimolante in cui Eco fa il punto delle sue successive letture.

La chiave di questa fascinazione quasi ossessiva sta nell’"effetto nebbia" – come lo definisce Eco sulla scorta di Marcel Proust – che il testo produce e che, in quanto lettori, ci costringe a subire: un effetto che non si dissolve nemmeno dopo molteplici riletture, nemmeno dopo avere scomposto e ricomposto il racconto un numero infinito di volte. Possiamo senza dubbio spiegare "come è fatto" Sylvie, come funziona, ma ogni volta che rientreremo nel testo, esso ci coglierà di sorpresa, ci prenderà, per così dire, alle spalle, dimostrando la straordinaria resistenza dei suoi procedimenti.

La storia che ci viene narrata nelle pagine di Sylvie è apparentemente semplice. Un anonimo narratore, da tempo innamorato di un’attrice che non conosce e che si limita a osservare dal palco di un teatro, una sera legge casualmente sul giornale l’annuncio della festa provinciale dei fiori che si svolge ogni anno nei pressi del villaggio di Loisy, nel Valois, e questo annuncio gli rievoca un episodio della sua fanciullezza. Amava Sylvie, una ragazza di Loisy, ma durante una di quelle feste provinciali aveva visto per pochi istanti Adrienne, alta, bionda, slanciata, discendente dei Valois. Capisce che quella figura è rimasta incisa nella sua memoria, che nell’attrice egli ama l’immagine di Adrienne. Rimpiange di avere dimenticato Sylvie e decide di recarsi alla festa quella stessa notte per ritrovarla. Dentro la carrozza che lo conduce da Parigi a Loisy, il narratore ricorda altri episodi della sua giovinezza. Quando giunge al villaggio ritrova Sylvie, ma scopre che sta per sposarsi e torna a Parigi. In seguito scrive un dramma per l’attrice ed entra con lei in rapporti di intimità; ma si accorge di non amarla e se ne allontana. Dopo tutte queste vicende, ogni tanto gli capita ancora di tornare nel Valois, dove frequenta Sylvie, ormai sposata e madre di due bambini.

In cosa consiste, allora, l’"effetto nebbia" di Sylvie? In quella sospensione dell’ordine temporale, una vera e propria "nebulizzazione del tempo", per cui, come dice Proust, "siamo costretti a ogni momento a tornare indietro, alle pagine precedenti, per vedere dove ci si trovi". Il racconto è costruito in modo tale che noi non sappiamo mai con certezza dove collocare, in un’ideale tavola cronologica, gli eventi narrati: di fronte a quegli eventi non siamo mai sicuri se si tratti del presente o del passato, di un ricordo o di un sogno. In un testo narrativo c’è sempre un orologio, ha scritto Edward Morgan Forster. Ebbene, come sottolinea Eco, nell’universo di Sylvie "gli orologi non funzionano": sono immobili o si spostano velocemente avanti e indietro; ma soprattutto, si rifiutano di segnare il tempo. I lettori non sanno quando il narratore racconti (ossia, quando ricordi di avere ricordato), non sanno quanto tempo intercorra tra un episodio e l’altro; per tentare di ricostruire una sequenza, devono basarsi su indizi labili, infidi. Un uso massiccio dell’imperfetto ci proietta, sin dal bellissimo incipit con cui si apre il racconto, in un passato dai confini labili: "Uscivo da un teatro, dove ogni sera mi esibivo al palco di proscenio in gran tenuta di primo amoroso".

Il turbamento del lettore è ulteriormente incrementato dai rapporti di simmetria che si stabiliscono tra diversi episodi dell’intreccio, per cui ciascuno ha, nel testo, la propria immagine speculare e si presenta quasi duplicato; così come i tre oggetti del desiderio del narratore – Sylvie, Adrienne e l’attrice Aurélie – tendono a confondersi, a identificarsi l’uno nell’altro, a scambiarsi tratti e attributi. Il narratore non solo "sospetta, teme, desidera, finge sino alla fine, e contro ogni evidenza, che Aurélie e Adrienne siano la stessa persona, ma a tratti ritiene che quello che desiderava nelle prime due gli possa essere dato da Sylvie".

È dunque "l’effetto nebbia" che Eco cerca di spiegare, armato di una strumentazione tecnica e teorica volutamente leggera, e forte di una scelta di metodo preliminare: chiudersi all’interno di Sylvie, ingaggiare un faccia-a-faccia con il testo che esclude programmaticamente ogni riferimento storico, biografico o culturale, come ogni richiamo intertestuale ai numerosi fili che legano Sylvie ad altre opere di Nerval. Da qui la decisione di non apporre note esplicative. Un presupposto regge evidentemente l’intera analisi: il testo è un organismo autosufficiente che trasmette al lettore tutte le competenze necessarie alla sua decodifica; che fabbrica, da solo, il proprio "lettore modello". Alla fine, tuttavia, ci rimane un dubbio: quel "lettore modello" che sembra uscire dalle pagine di Sylvie non somiglia un po’ troppo a Umberto Eco?

"Plongé dans une demi-somnolence, toute ma jeunesse repassait en mes souvenirs. Cet état, où l'esprit résiste encore aux bizarres combinaisons du songe, permet souvent de voir se presser en quelques minutes les tableaux les plus saillants d'une longue période de vie." En souvenir ou en rêve. Gérard de Nerval nous conduit sur les routes de ses amours d'enfance, dans la campagne du Valois. Sylvie, la douce amie d'enfance et Aurélia, la sainte, reine inaccessible, sont les deux figures féminines qui l'inspireront et le pousseront à mêler amour vécu et amour rêvé jusqu'à la folie. 


Les Éditions de
l'Amandier
sont heureuses de vous présenter

Nerval
ou
le rêve et la vie

de Fatiha Dahmani

ISBN  2-915695-80-6
10 €


L'oeuvre de Nerval est
aussi vaste que profonde. Malheureusement, elle
reste assez méconnue
alors qu'elle traite de
sujets aussi
fondamentaux que celle
de la question de Dieu,
du statut du rêve et de
la réalité et de l'altérité,
celle à laquelle s'est
confrontée toute la
génération romantique :
l'orient arabo-musulman.
Cette pièce tente de
rendre compte, en
puisant dans l'oeuvre
et dans la vie de Nerval,
d'une sensibilité
romantique en prise
avec des questions
à la fois existentielles
et poétiques, liées pour
Nerval de façon
inextricable. Idéal dont
il a payé de sa vie par
un suicide sordide et
pourtant magnifique.
Théophile Gautier
n'a-t-il pas décrit la mort
de son meilleur ami en
écrivant à son sujet:
"Le rêve a tué la vie" ?


Cette pièce a été lue au
Théâtre du Rond-Point
le 16 décembre 2004
par

Gérard Depardieu
Richard Bohringer
Françoise Arthaud
Mess Hattou
Jacques Leplus
Alberto Lombardo

et diffusée sur France
Culture le 20 décembre
2005.


La version
cinématographique de
Nerval ou le rêve et
la vie a obtenu en 2005
la bourse Beaumarchais
et le Prix du Festival de
l’Encre à l’Écran de Tours.



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La Frusta Letteraria - Rivista di critica culturale on line
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