Jacques Prévert
Cosa occorre privilegiare in Jacques Prévert (1900-1977)?
Il poeta o il dialoghista di pellicole cinematogafiche, l'autore di
canzoni o il sodale dei surrealisti, l'amico di Picasso o il
passeggiatore solitario per la vecchia Parigi, il provocatore o lo
scrittore di racconti per bambini? Certamente, non occorre
sfilare nulla dalla trama di un'opera e di un'esistenza
intimamente avvinte l'una all'altra.
«Anche quando Jacques Prévert scrive, si direbbe che parli. Egli viene dalla vita e non dalla letteratura». Questa riflessione dello scrittore Georges Ribemont-Dessaignes riassume questo personaggio nato con il secolo a Neuilly-sur-Seine, nei pressi di Parigi, in un ambiente piccolo-borghese bigotto, di cui non cesserà mai di sfottere le ossessioni e le ipocrisie. Con Prévert, un universo a parte è creato, un universo che fugge l'ordine voluto da Dio e dai " contro-ammiragli" (una delle molte figure sociali di cui si prendeva gioco). Il lirismo si lega agli oggetti più usuali e grava i calembours ed i giochi di parole di tutta l'energia del loro potere d'invenzione e di distruzione.
La poesia è ovunque, all'angolo delle vie, sul bordo delle labbra, nelle pieghe di un abito, essa è come un respiro. In Paroles (1946), la sua prima raccolta pubblicata, che lo fece salire, con suo dispetto, al rango di scrittore - visto che si considerava «più uomo di mano che uomo di penna» - in Spectacle (1951) o in La pluie et le beau temps (1955), emerge un'estetica spericolata, irriverente verso tutti i conformismi e delirante sulle cose della vita, affiorante ad ogni pagina.
Canzoni, poemi in prosa o in versi liberi... Molti di essi, in particolare Parole, risalgono agli anni in cui Prévert era vicino ai surrealisti, agli anni di prima della seconda guerra mondiale, durante i quali creò il "Gruppo Ottobre", campione di caustica buffoneria: L'Affaire est dans le sac, Ciboulette, La Vie de famille, Il ne faut pas rire avec ces gens-là, e altre messinscene libertarie, come anche scenette dallo spirito corrosivo, sono destinate a scandalizzare.
Ma, in fondo, non era lui stesso uno scandalo vivente in quella intransigente volontà di preservare la propria libertà in qualsiasi circostanza? «Reclutato a forza nella fabbrica delle idee/ho resistito /mobilitato allo stesso modo nell'esercito delle idee/ho disertato», scriverà in Choses et autres, la sua ultima raccolta pubblicata (1972). Ruppe, nel 1930, con André Breton - capofila dei surrealisti - troppo autoritario per i suoi gusti, e prese le distanze un po' più tardi dal partito comunista, al quale non aderì mai. Del resto, quando su pressioni di Mosca, il segretario del PCF Maurice Thorez riscoprì Giovanna d'Arco e rivestì di un abito virtuoso il buono vecchio patriottismo, Prévert, restò di un antimilitarismo a prova di bomba e il suo pacifismo non soffrì alcun compromesso.
Un inno alla vita ed all'amore
Il film Les Enfants du paradis (1945) con Jean-Louis Barrault ed Arletty, capolavoro del realismo poetico, frutto della collaborazione di Marcel Carné e Jacques Prévert.
Si deve parlare allora degli anni della maturità? È in quegli anni che si impegna nella scrittura per il cinema. Ci fu inizialmente la sceneggiatura di Crime de M. Lange (1935) di Jean Renoir, sul quale passa il soffio rinfrescante del suo spirito libertario. La musica è di Jean Wiener, ma si ode per la prima volta una canzone firmata da un compositore d'origine ungherese destinato a lavorare in complicità con Prévert: Joseph Kosma.
Va da sé che l'incontro con il regista Marcel Carné rimane il grande evento della sua carriera. Il tandem fa le sue prime prove nel 1936 con Jenny e prosegue, a volte tra l' incomprensione della critica, con Drôle de drame (1937), Il porto delle nebbie (1938), Alba tragica (1939), pellicole in cui recitano attori ormai mitici come Jean Gabin, Louis Jouvet, Arletty, Jules Berry, Michel Simon e la giovane Michèle Morgan.
Ne L' età forte, Simone de Beauvoir testimonierà il posto eminente che occupa ormai Prévert presso la gente di cinema che incontra al Fleure, il famoso caffè di Saint-Germain des Prés: «Allora, il loro dio, il loro oracolo, il loro maître à penser, era Jacques Prévert, di cui veneravano le pellicole e le poesie, di cui provavano a copiare il linguaggio e le atmosfere spirituali. Anche noi gustavamo le poesie e le canzoni di Prévert. Il suo anarchismo sognante ed un po' stralunato ci catturava completamente» .
Con Christian-Jaque, Prévert farà les Disparus de Saint-Agil (1938) e con Jean Grémillon Remorques (1941) e Lumière d'été (1943), ma è la sua collaborazione con Marcel Carné che conterà di più. In piena occupazione nazista, girano nelle condizioni peggiori, questo gioiello di fablieu medioevale che è Visiteurs du soir (1942) quindi, prima della liberazione, Les Enfants du paradis (1945), considerato come uno delle migliori pellicole della storia del cinema, nella quale reciteranno Arletty - Garance indimenticabile -, Maria Casarès, Pierre Brasseur, Jean-Louis Barrault. Un inno alla vita ed all'amore che non ci si stanca di vedere e di rivedere.
Ridicolaggine e vanità dei potenti, bellezza fragile degli innamorati: il cartone animato Le Roi et l'Oiseau contiene tutta la virulenza satirica e l'indicazione umanistica di Jacques Prévert.
Questo modo incomparabile di dire la vita e l'amore, precisamente, Prévert lo ha impiegato con altrettanta verve nelle sue canzoni. E' stato l'autore di più di mille testi interpretati dai più grandi cantanti, da Juliette Gréco a Mouloudji, dai Frère Jacques a Catherine Sauvage, da Serge Reggiani a Yves Montand. Les feuilles mortes, ripresa da Frank Sinatra, Bing Crosby o Miles Davis, e Barbara (« Rappelle-toi Barbara / Il pleuvait sans cesse sur Brest ce jour-là / Et tu marchais souriante / Epanouie, ravie, ruisselante / Sous la pluie » (Ti ricordi Barbara/ pioveva a dirotto su Brest quel giorno/e tu andavi lieta/, rapita, raggiante/sotto la pioggia) sono versi fra i più famosi, ma ne restano tanti altri che si potrebbero canticchiare ancora.
Anche i racconti per ragazzi sono intrisi di questa apparente semplicità e di questo candore sconosciuto. Ne Le Petit Lion, Lettre des îles Baladar, Contes pour enfants pas sages, la Bergère et le Ramoneur (1953) - film d'animazione ammirevole che il suo amico Paul Grimault riprenderà dopo la sua morte sotto il titolo Le Roi et l'Oiseau (1980) -, Prévert ha saputo trattare con un'ingenuità perfettamente controllata l'insolenza dell' eterno ribelle e dell'uomo generoso e inquieto sempre in procinto di esplodere in una risata.
Curiosamente proprio questo ribelle - che aveva in orrore le istituzioni, - la repubblica delle lettere onorerà intitolandogli alcuni licei ed istituti universitari e facendolo entrare, a partire dal 1992, nella collana famosa - su carta bibbia! - della "Pléiade". Jacques Prévert un classico? Si ha difficoltà a crederlo.
Daniel Bremond, giornalista
CET AMOUR
Cet amour
Si violent
Si fragile
Si tendre
Si désespéré
Cet amour
Beau comme le jour
Et mauvais comme le temps
Quand le temps est mauvais
Cet amour si vrai
Cet amour si beau
Si heureux
Si joyeux
Et si dérisoire
Tremblant de peur comme un enfant dans le noir
Et si sûr de lui
Comme un homme tranquille au millieu de la nuit
Cet amour qu faisait peur aux autres
Qui les faisait parler
Qui les faisait blêmir
Cet amour guetté
Parce que nous le guettions
Traqué blessé piétiné achevé nié oublié
Parce que nous l'avons traqué blessé piétiné achevé nié oublié
Cet amour tout entier
Si vivant encore
Et tout ensoleillé
C'est le tien
C'est le mien
Celui qui a été
Cette chose toujours nouvelle
Et qui n'a pas changé
Aussi vrai qu'une plante
Aussi tremblante qu'un oiseau
Aussi chaude aussi vivant que l'été
Nous pouvons tous les deux
Aller et revenir
Nous pouvons oublier
Et puis nous rendormir
Nous réveiller souffrir vieillir
Nous endormir encore
Rêver à la mort,
Nous éveiller sourire et rire
Et rajeunir
Notre amour reste là
Têtu comme une bourrique
Vivant comme le désir
Cruel comme la mémoire
Bête comme les regrets
Tendre comme le souvenir
Froid comme le marble
Beau comme le jour
Fragile comme un enfant
Il nous regarde en souriant
Et il nous parle sans rien dire
Et moi je l'écoute en tremblant
Et je crie
Je crie pour toi
Je crie pour moi
Je te supplie
Pour toi pour moi et pour tous ceux qui s'aiment
Et qui se sont aimés
Oui je lui crie
Pour toi pour moi et pour tous les autres
Que je ne connais pas
Reste là
Lá où tu es
Lá où tu étais autrefois
Reste là
Ne bouge pas
Ne t'en va pas
Nous qui sommes aimés
Nous t'avons oublié
Toi ne nous oublie pas
Nous n'avions que toi sur la terre
Ne nous laisse pas devenir froids
Beaucoup plus loin toujours
Et n'importe où
Donne-nous signe de vie
Beaucoup plus tard au coin d'un bois
Dans la forêt de la mémoire
Surgis soudain
Tends-nous la main
Et sauve-nous.
(Paroles)
Jacques Prévert, maestro dell'inaspettato
L'11 aprile 1977 moriva il poeta francese nemico dell'intellettualismo.
di Paolo Lanaro
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Il poeta francese Jacques Prévert nato a Neuilly-sur-Seine, il 4 febbraio 1900 e morto a Omonville-la-Petite, l'11 aprile 1977.
In suo famoso saggio sulle differenze tra poesia e prosa, Roland Barthes azzardava l’ipotesi di una sostanzialità della poesia (scritta con la P maiuscola), di una sua autonomia irriducibile e dunque di un rapporto col linguaggio tanto profondo quanto di difficile trascrizione. Jacques Prévert, di cui l'11 aprile ricorre il 35esimo anniversario della morte, è un poeta che sembra negare radicalmente questa concezione «puristica» della poesia.
LA CONTAMINAZIONE ORIGINALE. I suoi versi, molto letti e molto amati, nascevano infatti già contaminati in partenza, carichi di storia e di polemica, di humour e di sentimento, trasgressivi e gentilmente impetuosi.
Già celebre come sceneggiatore e soggettista (basti pensare a Quai des brumes e a Les Enfants du Paradis), Prévert irruppe sulla scena letteraria francese nel Secondo Dopoguerra, ottenendo un immediato consenso e una fama che durò a lungo.
VERSI AFFABILI E GENEROSI. Il motivo è probabilmente la sua affabilità, che lo spingeva a incontrare il lettore più rapidamente e più generosamente di quanto non fosse stata capace in precedenza la poesia francese, su cui, per esempio, Stéphane Mallarmé e Paul Valéry avevano impresso un marchio intellettualistico.
Del resto nemmeno il surrealismo, nonostante il vigore eversivo nei confronti della tradizione, era riuscito a valicare il perimetro dentro cui la poesia corre il rischio di essere asfissiata dalle proprie ambizioni e dal proprio narcisismo.
Invece Prévert ci riuscì. Era un poeta sapiente, ampiamente attrezzato, sottile, ma era anche un poeta capace di rinnegare se stesso in nome di un’onestà che doveva venire sempre prima del risultato letterario.
IL SENTIMENTO OLTRE LE IDEE. I suoi versi mescolavano abilmente passione e denuncia morale, formalismo e ingiuria, virtuosismo e quotidianità. Quasi certamente piacevano per questo, perché suscitavano sentimenti oltre che idee.
La critica si è divisa spesso nel giudizio su di lui. Fu considerato un poeta «facile», ma in realtà non era così. Prévert era in fondo un poeta più ricercato di quel che si poteva immaginare, capace di costruire «sequenze» imprevedibili, di «montare» il testo poetico secondo schemi non convenzionali.
MAESTRO DELL'INASPETTATO. A rileggerlo oggi ciò che sorprende è proprio la sua maestria nel creare effetti inaspettati. Come in quella poesia in cui invita a dipingere una gabbia con la porticina aperta. Non perché l’uccello possa fuggire ma, al contrario, perché vi possa entrare. O in quel celebre Pater noster in cui Dio, che è nei cieli, è lapidariamente invitato a restarci.
Gian Domenico Giagni, che curò per Guanda la prima edizione italiana delle poesie di Prévert nel 1960, parlò di «un orecchio attento al minimo passo falso del mondo».
Era una bella definizione del poeta francese e anche della poesia, che non si può concedere pause, ma vive in uno stato di allarme continuo per la sorte dell’uomo.
Mercoledì, 11 Aprile 2012