Esempio 1
Sade visto da Man Ray
Cerca in questo Sito o nel web Servizio fornito da FreeFind

La Frusta! Cerca nel Web

Donatien-Alphonse-François, conte de Sade, detto il marchese de Sade. Autore francese (Parigi, 1740 - Charenton, 1814). 


 "Capolavoro dell’infamia e del vizio", come ha scritto Maurice Blanchot, la vita del "divin marchese” è quella di un "colpevole di  puro e  semplice libertinaggio ". Sade riconosce l'aspetto morboso della sua esperienza nella lettera che indirizza a sua moglie, dal  torrione di Vincennes, il 20 febbraio 1791: «Sì, sono un libertino, lo riconosco: ho concepito tutto ciò che si può concepire in questo ambito, ma non ho certamente fatto tutto ciò che ho concepito e non lo farò certamente mai. Sono un libertino, ma non sono un criminale né un assassino.»


Un eterno  prigioniero 
Nato in una vecchia famiglia provenzale tra i cui antenati si annovera la Laura cantata dal Petrarca, il piccolo  Sade entra nel prestigioso collegio dei  gesuiti Louis-le-Grand (1750 -1754), quindi è interno al collegio di Cavalleria reale. Nominato capitano, partecipa alla guerra dei Sette Anni (1756 -1763). Congedato dopo il trattato di Parigi,  sposa Renée de Montreuil (17 maggio 1763) con «l'approvazione della famiglia reale» ma ben presto un ordine  di cattura (29 ottobre 1763) lo fa  internare al torrione di Vincennes "per deboscia reiterata". Il destino di Sade, ormai,  è segnato. La sua singolare personalità  si palesa mentre, nello stesso tempo, è fatto segno di una reputazione inquietante. Le sue relazioni multiple, il suo libertinaggio dichiarato (mentre quello dei membri della sua casta, non meno outré, è invece saggiamente tenuto nascosto)  gli valgono numerose incarcerazioni. Nel 1768 scoppia l'affaire Rose Keller, un'operaia ridotta alla mendicità che scappa dalla   finestra di una casa a Arcueil dove  Sade vive. La donna si lagna in paese di essere stata sequestrata quindi fustigata.  Sade è arrestato e   condanna-
to.
Nel  1772, a Marsiglia, dove vive con il suo servo Latour,  è accusato di flagellazione, d'omosessualità e d'utilizzo di pillole avvelenate. Quattro prostitute, lamentanti dolori intestinali, accusano Sade di sodomia. Nuovo soggiorno in prigione, ma   evade e viaggia in Italia sotto il nome di conte de Mazan.

Nel  1774, M.me de Montreuil, la suocera, lo fa rinchiudere a Vincennes. Sembra agli studiosi di oggi che la gravità dei delitti di Sade sia stata esagerata; se ne commettevano altrettali all'epoca,  e non hanno valso ai loro autori la maledizione che ha colpito Sade. Quindi l'ostilità di M.me de Montreuil può  essere considerata determinante. Si noterà, inoltre, che le relazioni di Sade con la moglie erano buone, come è provato dalla sua corrispondenza con lei.

Nel  1784, il prigioniero è trasferito alla Bastiglia, quindi a Charenton. È durante questo periodo che scrive Le cento venti giornate di Sodoma o la scuola del libertinaggio (1785) e Justine o le sventure    della virtù (1787).

Liberato (1790), pubblica Justine (1791). Arrestato nuovamente, è ristretto in diverse prigioni o manicomi (Madelonnettes,  Carmes, a Saint-Lazare e infine  Picpus). Un’altra volta liberato, pubblica La filosofia nel boudoir (1795), Aline e Valcour (1795), La nuova Justine (1797), I crimini dell'amore (1800). Queste opere  fanno scandalo e l'autore "di Justine malfamata" è imprigionato anche dal regime bonapartista, inizialmente a Sainte-Pélagie, a Bicêtre, infine a Charenton, dove   muore in miseria in mezzo ai malati di mente, nel 1814. Nella sue ultime  volontà, ammirevole, ribadisce la sua ferma intenzione   di non lasciare alcuna traccia del suo passaggio sulla terra e chiede di essere sepolto nel parco della sua proprietà, senza alcuna iscrizione.

Uno spirito libero
Erede del “naturalismo” di Diderot e di Rousseau (ossia di una filosofia conforme alla natura), Sade, «lo spirito più libero» (Apollinaire), ha spinto questa filosofia fino alle sue estreme conseguenze. Se ne è servito a giustificare l'espansione senza limiti dell'individuo.  «Se la natura disapprovasse le nostre inclinazioni, » proclama uno dei personaggi, « non ce le ispirerebbe». È vero anche che il materialismo e l’ateismo di Diderot e di d’Holbach, volgarizzati e ridotti a parole d’ordine automatiche, sono invocati a giustificazione dei suoi  excès  e  supplices . Molto distante dalla preoccupazione del barone d’Holbach di disancorare sì la morale dalla teologia e tuttavia di porre le fondamenta di un ateismo virtuoso (il Barone pensa,  a differenza del Marchese, che se Dio è morto  non tutto è possibile) Sade nega, nel suo sistema erotico-funerario, ogni chance  a qualsiasi morale, come s’è visto, ma anche ogni  spiraglio all’esercizio libero e gioioso del sesso (e sarà quanto gli rimprovererà, non certo sul versante di una  morale qualsiasi, quel grande, ilare, immoralista e pornografo che è Retif de la Bretonne). 
  Quindi il vizio e la crudeltà prendono in Sade le dimensioni della pazzia e del mito. La sua opera può ispirare  orrore e anche un po’ di  noia per l’infinita, stilizzata e “teatralizzata”  ritualità erotico-pornografica, ma proiettando, senza freni, nell’ossessione della scrittura le sue ossessioni  ed i suoi fantasmi, Sade  ha però portato agli psicologi  un documento eccezionale sugli stati della mente e sulle sue perversioni, ed i surrealisti hanno riconosciuto in lui il simbolo dell'uomo che insorge contro tutti i divieti.

 Il “pensiero” di Sade ha anche un carattere politico, cosa  che lo avvicina a tutta la corrente dei libertini, così vigorosa nel  XVIII secolo e in quello precedente.  Sade che vuole riconciliare Eros e natura (« Tutto è nella natura», sostiene ), si è opposto al deismo come anche all’Essere supremo di Robespierre il quale   voleva   fondare un nuovo ordine mentre Sade, che non ne voleva alcuno, lo  accusa di voler soffocare la rivoluzione totale, che deve essere anche quella dei costumi. È ciò che esprime nel suo testo famoso, "Francesi, ancora uno sforzo!", incluso nella Filosofia del boudoir.

Lo spirito del crimine   si collega  in  Sade ad un sogno sproporzionato della negazione, di ogni negazione: il suo progetto distruttivo supera infinitamente gli uomini. Se l'uomo "sadico" sembra singolarmente libero nei confronti delle sue vittime, da cui dipendono i suoi piaceri, la violenza verso queste vittime va al di là delle stesse e non mira  che a verificare freneticamente l'atto distruttivo stesso con il quale «ha ridotto Dio ed il mondo a nulla» (Maurice Blanchot).
La facilità del crimine è irrisoria. L'atto distruttivo è semplice. Ma il mondo dove l'uomo sadico   avanza è un deserto. All'alba delle Cento venti giornate, il duca di Blangis dice alle donne reclutate per il piacere di quattro libertini:  «Siete rinchiuse in una cittadella impenetrabile, nessuno sa dove vi trovate, siete sottratte ai vostri amici, ai vostri genitori, siete già morte al mondo.»

Una morale del vizio
Sade ha introdotto nel romanzo una nuova dimensione che vuole «dare  il vizio sempre e ovunque trionfante e la virtù vittima delle sue pretese e rinunce (...) seguendo il punto di vista  di dispensare una delle lezioni più sublimi di morale che l'uomo abbia ancora ricevuto: ed era, si converrà, di pervenire allo scopo seguendo una strada poco seguita fino ad oggi.»

Così Sade, che vuole provare che la virtù è la sola ragione della disgrazia di Justine, fa alternare le scene di orge (successione di stupri, di incesti, di mostruosità sessuali) con  "dissertazioni
morali". Jean Paulhan ha sottolineato questo modo dell'accumulo ripetitivo e  rituale, che fa pensare «ai libri delle grandi religioni».



°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
Pagina a cura di Alfio Squillaci
©Propietà riservata. Vietata la riproduzione. Copia registrata in "corso particolare".
Il marchese de Sade
Sade: prigione e scrittura 
La finestra della cella del torrione di Vincennes dove Sade trascorse molti anni.

Marquis de Sade. Anthologie illustrée. Ediz. trilingue 
Autore Piselli Stefano; Guidotti Roberto; Morrocchi Riccardo 
160 p., ill.  
Anno 1999  
Editore Glittering Images 

DE SADE IN RETE

Link diretti alla Bibliothèque Nationale de France (Gallica):

<<< Justine, ou Les malheurs de la vertu;

<<<  Aline et Valcour, ou le Roman philosophique . Tome I-IV : écrit à la Bastille, un an avant la Révolution de France / in .PDF;

<<< Français, encore un effort si vous voulez être Républicains : la religion in .PDF.

Nota: Se si possiede un collegamento in banda larga (Adsl) lo scaricamento dei file .PDF risulta oltremodo facilitato. Il collegamento in dial-up (normale collegamento ad Internet a 64 kb) è invece, per via dei tempi notevoli richiesti,   sconsigliato per il "Téléchargement de l'ouvrage". Seguire le istruzioni in francese e una volta scaricato il file .PDF salvarlo, cliccando col mouse destro, nel proprio disco rigido. 



Il saggista francese Maurice Blanchot coglie il legame profondo che unisce due figure, Sade e Lautréamont, apparentemente molto diverse fra loro e apparentate dalla condanna di "follia e maledizione". Blanchot non si limita a cercare i punti di contatto nella scrittura dei due, ma cerca la ragione autenticamente umana che li unisce e li rende "fratelli nello spirito". 
~~~~~
Maurice Blanchot Lautréamont et Sade
Minuit (1949) -

Qu'il soit question de Sade ou de Lautréamont, ce à quoi vise ce livre, c'est à élucider quels rapports entretiennent le mouvement d'écrire et le travail d'une plus grande raison, soi que celle-ci se prépare, soit qu'elle se prépare en se ruinant. Dans le cas de Sade, nous voyons, au moment ou Hegel sort à peine du " Stift " de 
Tübingen où il se lia à Höderlin et à Schelling, s'affirmer l'exigence d'une dialectique au sens moderne, la prétention de fonder la souveraineté raisonnable de l'homme sur un pouvoir transcendant de négation, lequel exprime et, tour à tour, annule, par une expérience circulaire, les notions d'homme, de Dieu, de nature pour affirmer finalement l'homme intégral, " l'homme unique dans son genre ". 

t.
òòò
Barthes prosegue un antico suo progetto che mira a individuare se l'intervento sociale di un testo non consista nell'impeto della scrittura piuttosto che nell'impegno del contenuto, che in fin dei conti ne rappresenta soltanto la 'caduta storica'. A sostenerlo è l'idea che la vera forza di un testo si misuri in quell'"eccesso" che gli consente di oltrepassare le leggi di una società, di una filosofia, di un'ideologia. Il volume presenta, inoltre, la lezione inaugurale tenuta da Barthes nel '77, quando fu accolto nel College de France: un discorso originale ed eccentrico dove l'autore s'interroga sul problema stesso del linguaggio, del parlare e sul rischio d'impoverire la conoscenza qualora ci si limiti alla sola teoria. 

Mentre infuria la Rivoluzione francese, il marchese De Sade viene rinchiuso in una prigione per nobili ricchi. Anche qui egli non rinuncia ad esercitare la propria arte seduttiva con una giovane.

Among the numerous works on the Marquis de Sade, Ronald Hayman's revealing biography is one of the few that presents the reader with an idea of the real de Sade--the man rather than the monster. Hayman has immersed himself in the true character of this widely misunderstood man, excelling where few others have in dealing with de Sade with sympathy. This work is a much needed antidote to the general misconceptions surrounding de Sade and his life.




venerdì, 30 dicembre, 2005  


--------------------------------------------------------------------------------
 
E la monaca confessò: «Mi sono concessa a Sade» 
Era la cognata e il marchese se ne invaghì. Finì quando lui fu processato per sodomia 
RIVELAZIONI Escono in Francia le memorie inedite della badessa che, dal 1769, ebbe una relazione con il libertino 


Sade s' innamorò una sola volta nella sua vita. Nelle strade spirituali del sodomita, dell' orgiasta furioso, del personaggio che si considerava più grande di Galileo perché aveva scoperto i segreti della coscienza dell' uomo, dilagò per qualche tempo quel sentimento cantato e compreso dai poeti. Alcune lettere, scoperte nelle profondità di un archivio da Maurice Lever, biografo del «Divino Marchese», hanno fornito la prova trasformandosi poi in un libro (Maurice Lever, Je jure au marquis de Sade, mon amant, de n' être jamais qu' à lui..., editore Fayard, pagine 127, euro 20 - vedi box a fianco). E non era un amore a senso unico. Si parlava da decenni della «Monaca di Sade», ma nessuno aveva mai trovato la confessione della donna. Ha il sapore di una professione religiosa dedicata a questo amante terribile che era già stato incarcerato nell' aprile del 1768 per ordine del re perché aveva versato cera bollente nelle ferite di una giovane mendicante su cui aveva usato selvaggiamente la frusta. La giovane monaca apparve nella vita di Sade nel 1769. Era d' estate e il marchese si trovava in libertà sorvegliata nel castello di La Coste, in Provenza. Si chiamava Anne-Prospère de Launay ed aveva diciassette anni. Era già pronta all' ordinazione. Diceva di volersi offrire a Gesù Bambino per essere il suo trastullo. Era bella, alta, capelli neri, lineamenti delicati, occhi che ardevano. Era «chanoinesse bénédictine», badessa benedettina. E quel che non guastava, tenuto conto di un tipo come Sade, era che fosse sua cognata, la sorella di Renée-Pélagie, la moglie che fu fedele e complice fino al momento di una crisi religiosa. Ai suoi occhi la cognata era la purezza destinata alla perdizione, un po' come sarebbe stata, anni dopo, «Justine», personaggio di uno dei suoi libri più noti. La «caduta dell' angelo» è un' ossessione sadiana. E la verginità inaccessibile di Anne-Prospère si dissolse in un giorno molto caldo. Accadde in un corridoio del castello. Nell' inverno dello stesso anno Anne-Prospère mandò questa lettera a Sade: «Io giuro al marchese di Sade, mio amante, di appartenergli per sempre, di rinunciare per sempre al matrimonio, di non darmi mai ad altri, di essergli fedelmente legata fintanto che il sangue, con il quale firmo questa lettera, scorrerà nelle mie vene... Gli sacrifico la mia vita con lo stesso ardore con il quale gli ho fatto dono della mia verginità... Voglio vivere eternamente con lui...». Anne-Prospère si ferì, immerse la penna nel proprio sangue e firmò. Anche Sade aveva il cuore in fiamme. «Devi credermi: io ti adoro», scriveva alla cognata. «Mio caro amore...». Così si abbandonava con dolcezza in altre lettere. È mai possibile che un Sade rinunci al «furore di godere»? Secondo il biografo Maurice Lever, ciò è avvenuto solo con Anne-Prospère: il piacere del corpo coincideva con il piacere spirituale. Il rapporto ebbe la sua prima crisi nel 1772 quando il marchese fu processato per sodomia e avvelenamento. Le due sorelle, Renée-Pélagie e Anne-Prospère si precipitarono ad Aix, sede del tribunale, per tirarlo fuori dal carcere. Renée-Pélagie, la moglie, sapeva della tresca, ma la sua ambigua docilità l' induceva a sottomettersi. L' accusa era grave: durante un' orgia Sade aveva costretto cinque prostitute marsigliesi ad ingerire caramelle riempite di cantaride, una sostanza afrodisiaca. Tre ragazze erano ridotte in fin di vita. In quel periodo il re voleva far credere al suo popolo che la nobiltà doveva rispettare le leggi. Chiese una punizione esemplare. Sade fu condannato a morte, ma in contumacia. Era già riuscito a fuggire in Italia. E a Venezia fu raggiunto dalla sua amante. Nei salotti la presentava come sua moglie. Le donne italiane, a suo giudizio, non erano belle, puzzavano, ma in compenso erano viziose. Così, fatalmente, anche Anne-Prospère fu tradita e costretta a tornarsene in Francia. In una lettera al marchese scrisse parole già usate ai tempi dei fatti di Aix «poiché non ti ho dato del piacere, non mi resta che morire. Addio, le lacrime sono il mio unico nutrimento...». Ma la morte, avendo commesso peccato mortale, doveva farle paura. Allora minacciava di chiudersi in convento e di non uscirne più. Murata viva. E Sade la supplicava di perdonarlo: «La tua risposta deciderà in aeternum della mia vita». Poi aggiunse: guarda che io mi tolgo la vita! Questa è un' altra scoperta del suo biografo. Il marchese vedeva già la lapide su cui dovevano essere scolpiti alcuni versi: «Qui giace immolato per amore...». Anne-Prospère, che morì ancora giovane nel 1781, avrebbe potuto impedire che Sade diventasse il Sade che conosciamo? È molto improbabile. Del resto, la religiosissima Anne-Prospère aveva in sé il fuoco della futura Santa Teresa di Lisieux che si considerava drammaticamente e passionalmente la sposa di Cristo. Per nostra fortuna, Sade non rimase con la cognata. Dobbiamo anche ringraziare gli anni di carcere. Ma un' altra lettera inedita, scritta alla moglie, rivela che in lui si manifestò il rimpianto di una redenzione. Anne-Prospère non era passata invano. È difficile crederci. Forse era solo un gesto da gigione. Però scrisse: «Giacché la strada della virtù mi è resa difficile, giacché essa è coperta di spine, non ho scelta: dovrò restare nel vizio!». 

Ulderico Munzi 
 

Comment ce livre a-t-il pu passer inaperçu malgré son titre étonnant : «Je jure au marquis de Sade, mon amant, de n'être jamais qu'à lui...» ? La phrase est tirée d'une des lettres de la chanoinesse Anne-Prospère de Launay au Divin Marquis, dont elle fut la belle-soeur mais aussi la maîtresse. Une correspondance découverte par Maurice Lever, qui retrace la plus sadienne des relations.

Olivier Le Naire - L'Express du 15 décembre 2005 

--------------------------------------------------------------------------------
Est-ce calomnier le marquis de Sade qu'en dire du bien ? Est-ce diffamer l'homme, ses vingt-sept années de prison et son oeuvre dont Maurice Blanchot, dans un texte célèbre, a écrit que, «dans ce monde si relatif de la littérature», elle constitue «un véritable absolu» ? Si le nom de l'écrivain, avec les mots qu'il a engendrés dans la langue courante («sadisme», «sadique»), est associé au sexe, il ne l'est guère à l'amour. Cette dissociation quasi totale semble même au coeur de son génie, quand bien même on connaît le dévouement de sa femme (mais on sait aussi comment il en usa). Les lettres inédites, du marquis et de ses correspondants, que publie aujourd'hui Maurice Lever, la façon dont il les met en scène et les commentaires qu'il en fait, montrent Sade non comme sujet assoiffé de jouissance mais comme objet d'amour, ce qui est très différent. Le titre du livre est curieux. Est étonnant aussi le texte dont il est extrait, une lettre du 15 septembre 1769 (Sade est né en 1740 et mort en 1814) provenant d'Anne-Prospère de Launay, soeur de l'épouse de l'écrivain et donc sa belle-soeur à lui, et retrouvée par le chercheur dans les archives familiales... Le livre n'est pas entièrement consacré à la relation entre Sade et sa belle-soeur, il y a aussi des lettres inédites à sa femme et d'autres d'un camarade de prison au marquis qui regorgent d'amitié. On peut lire aussi des «Notes extraites du "Portefeuille" du marquis de Sade» où on trouve des aphorismes : «Galilée fut persécuté pour avoir découvert les secrets du ciel ; des ignorants furent ses bourreaux. Je le suis pour avoir révélé les mystères de la conscience des hommes, et des sots me tyrannisent. L'esprit, la science et l'imagination seront toujours le désespoir des gens stupides.» Et des épigraphes. A propos de sa belle-famille : «Hélas ! Ne point avoir de vices apparents,/ C'est la seule vertu qu'ont ici bien des gens.»...

Mathieu Lindon - Libération du 8 décembre 2005  


Prima paginaFili di fumoEnferRecensioniRivistaProfili di autori
ContattaciAtlante Letterario Bacheca pubblicaCompiti

<<< Vedi qui Justine o le disgrazie della virtù. Riassunto e commento
Eros e morte Due saggi sul «divino marchese» mettono in luce aspetti opposti della sua personalità
Sade, lo scandalo che divide ancora
Riccardo De Benedetti: anticipò Gulag e Lager. Paolo Mottana: un utopista Eccessi Portò all' estremo limite l' Illuminismo sino ad abolire ogni umanesimo. Fu un precursore anche del Sessantotto

Radicalmente ateo e materialista, nemico di ogni virtù e cantore di ogni depravazione, capace di descrivere per pagine e pagine le pratiche sessuali più scabrose e le torture più efferate, il marchese Donatien Alphonse François de Sade è un autore che scuote i lettori nel profondo. Nato nel 1740, rinchiuso a lungo in carcere e morto in manicomio nel 1814, è pienamente immerso nella temperie illuminista, ma ne spinge il disincanto all' estremo, fino a demolire ogni umanesimo. Ridiscusso a più riprese durante il Novecento - da André Breton come da Michel Foucault, da Georges Bataille come da Augusto Del Noce - il «divino marchese» rimane una presenza inquietante nel sottofondo della nostra cultura. Ma sulla sua collocazione ci sono letture divergenti, come dimostrano due volumi freschi di stampa. Riccardo De Benedetti, nel saggio La chiesa di Sade (Medusa, pp. 111, Euro 12) lo presenta come un anticipatore tanto delle tirannidi totalitarie quanto del capitalismo consumista. Paolo Mottana, nel libro Antipedagogie del piacere: Sade e Fourier (Franco Angeli, pp. 165, Euro 15,50) ne valorizza invece l' aspetto dissacratore e radicale, accostandolo a un utopista come Charles Fourier. «È un errore a mio avviso - dichiara De Benedetti al Corriere - ricondurre Sade a una visione positiva dell' erotismo. Ciò che domina un testo come Le 120 giornate di Sodoma, così monotono e ossessivo da risultare nauseante, non è il godimento sessuale, ma la crudeltà. Non c' è alcuna dimensione reciproca nel piacere, che si manifesta solo in forma patologica, come potere assoluto sul corpo dell' altro, su vittime ridotte a puri e semplici oggetti. Nella filosofia di Sade, che rifiuta ogni idea di trascendenza e spiritualità, un uomo vale quanto un verme, per cui se ne può abusare senza limiti. Ma la sua concezione non è libertaria, bensì rigidamente gerarchica. I depravati che popolano le sue opere vengono sempre dalla nobiltà o dall' alto clero, oppure dalla più infame suburra, che in fondo è un' aristocrazia del crimine. Perciò mi pare legittimo vedere in lui un profeta di Auschwitz e del Gulag, luoghi dove l' arbitrio del potere ha raggiunto il massimo grado». Un' interpretazione che non convince Mottana: «Certamente Sade rompe con la civiltà umanistica, distrugge il concetto stesso di persona, ci mette di fronte al lato oscuro del desiderio. Tuttavia, come sottolinea la curatrice delle Opere complete sadiane Anne Le Brun, il suo è soprattutto un pensiero festivo, dionisiaco. Non è quindi votato prioritariamente alla morte e alla distruzione, semmai eleva a unico valore il godimento da ottenere ad ogni costo, senza alcuna remora etica, sprigionando un vitalismo assoluto. Dato che nei suoi scritti il forte infierisce sul debole, inteso come chi non riesce a reggere l' eccesso, alcuni vedono in Sade un antesignano del nazifascismo: si pensi al film Salò di Pier Paolo Pasolini, ispirato a Le 120 giornate di Sodoma. Però nella prospettiva sadiana non esiste una razza superiore: tutti gli uomini sono materia, sono parte della natura come le piante e le pietre, quindi sono soggetti alla stessa legge. È una morale svincolata da ogni preoccupazione storico-politica (se non per quanto attiene alla rottura con il quadro autoritario dell' epoca), che afferma l' assoluta provvisorietà dell' esistenza umana e invita ad approfittare dei piaceri che offre il mondo materiale. Quello del libertino è dunque, secondo Sade, il comportamento più razionale». Qui emerge il tema del rapporto tra il «divino marchese» e l' attuale società consumistica, su cui insiste De Benedetti: «Oggi constatiamo che l' appello contro la repressione degli impulsi istintuali lanciato dal Sessantotto aveva una forte impronta sadiana. Tramontate le illusioni rivoluzionarie ed egualitarie, ormai della cultura prodotta dalla protesta giovanile è rimasta solo la liberazione sessuale, che però si dimostra perfettamente funzionale alla mercificazione dei corpi, spesso in chiave sadica, di cui la pubblicità fornisce esempi a bizzeffe. Non a caso molti sessantottini, a partire da Antonio Ricci, hanno fatto carriera nella televisione e nel marketing. Basta navigare su Internet per accorgersi del peso enorme che ha Sade nell' immaginario contemporaneo». Mottana dissente: «Al di là delle apparenze, non mi pare proprio che la società attuale sia dedita principalmente al piacere carnale e comunque non certo in una prospettiva sessantottina. Non vedo un tripudio di corpi votati alla dissipazione del godimento, come nelle opere di Sade, ma una massa di corpi messi al lavoro, votati alle esigenze delle produzione secondo la logica del profitto pecuniario. Nell' universo sadiano invece il denaro non ha grande importanza: nessuno compra o vende nulla, non ci sono regole. Al contrario oggi tutto è minuziosamente normato, contraffatto, con un notevole ritorno ai valori tradizionali: famiglia, autorità, religione. Tendenze lontanissime dal vitalismo di Sade come dalle aspirazione libertarie, rimaste irrealizzate, del Sessantotto».  
Antonio Carioti 


Pagina 55
(26 settembre 2008) - Corriere della Sera


Il sadismo si presenta ormai come un insieme di pratiche ampiamente diffuse. Nelle forme vistose del glamour e come oggetto di forte investimento di marketing, appartiene di fatto e di diritto al nostro panorama culturale. Eppure tutto ciò ha a che fare con un nome, quello del Divin Marchese, D.A.F. de Sade; con una filosofia, il suo sistema della natura; con il suo materialismo e il suo ateismo razionalista. Il sadismo, da curiosità erotica relegata ai fondi proibiti delle biblioteche, si è trasformato in cifra identitaria del nostro presente; in marchio di fabbrica delle nostre crudeltà e della nostra violenza diffusa. Il libro descrive l'insinuarsi e il più o meno segreto lavorìo che l'opera e i personaggi di Sade vanno compiendo tra le pieghe della nostra cultura, consegnandoci un paesaggio inquietante e incognito di pericoli e degrado per l'immagine che abbiamo dell'uomo e del suo ruolo nel mondo. Il sadismo odierno si identifica con le nuove modalità politico-tecnologiche di usare del corpo altrui, di dominarlo, manipolarlo e cancellarlo una volta per tutte, rendendolo pienamente disponibile all'arbitrio e alla totale manipolazione. 
L'opera di Sade e Fourier, nelle differenze come nel comune impegno a scuotere le fondamenta della morale civile, resta uno straordinario esempio di riassegnazione del primato etico e sociale al desiderio e al piacere dei corpi in una cultura da sempre orientata alla loro emarginazione e maledizione. Questo libro intende rileggerne l'opera proprio per farne riecheggiare, nelle loro diverse colorazioni e intonazioni ma soprattutto in una radicalità che molte letture interessate hanno tentato di attenuare, il richiamo ad una sensualità liberatoria e dissacrante oggi stritolata dallo sfruttamento e dall'asservimento dei corpi al lavoro e delle passioni sistematicamente manipolate a fini di controllo. Accanto ad essi, in un percorso volutamente frantumato e labirintico come il desiderio stesso, brevi e folgoranti accensioni, tracce, figure, di altre opere, di altri maestri che, nell'arte, nella letteratura, nella filosofia e nella fisica e metafisica del costume, nell'insegnamento, hanno egualmente inseguito l'esperienza dell'eros, pagando spesso con l'oblìo o l'eufemizzazione l'intensità e l'acutezza del loro sguardo e dei loro gesti concreti o simbolici. 
Loading
La Frusta Letteraria - Rivista di critica culturale on line