Esempio 1
dal 16 sett 2006
L'ammirazione per l'ideale di bellezza cantato e il fascino dell'ardente e spregiudicato richiamo dell'amore omosessuale sono forse le cause principali della fama che ha accompagnato il nome di Saffo attraverso i secoli. I suoi versi nascono in un mondo che ha avuto a lungo il sapore del proibito: il "tiaso", una forma di sodalizio tra giovani donne che Saffo creò attorno a sé a Mitilene, dove, tra canti e danze in onore delle muse, nascevano brucianti passioni e gelosie. Per Saffo l'amore è lotta, è battaglia, come l'impiego di termini e modi dell'epos omerico nei suoi versi rivelano. Colui e colei che amano e sanno amare sono gli eroi.
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Saffo. Versi audaci, amori spregiudicati


  di Francesca Rossi
La vita
 Le notizie certe sulla vita di Saffo sono davvero poche; le testimonianze principali sulla poetessa  vengono dal Marmor Parium (1) , dal papiro di Ossirinco 1800 e dal lessico bizantino Suda del X secolo. 
Saffo nacque ad Ereso (ma alcuni sostengono sia nativa di Mitilene) nell’isola di Lesbo (2)  ed era figlia di Scamandronimo e di Cleis. Trascorse gran parte dell’esistenza a Mitilene, la città più importante dell’isola. Venne data in sposa ad un uomo ricco originario dell’isola di Andros di nome Cercilas e gli diede una figlia, Kleis.
 Quasi sicuramente Saffo proveniva da una famiglia aristocratica di Lesbo, poiché uno dei fratelli, Larico, era coppiere nel Pritaneo di Mitilene .(3)
Un secondo fratello, Carasso, è nominato dalla stessa poetessa in alcuni suoi componimenti; di un terzo fratello si ha notizia solo da fonti più tarde.
Molto probabilmente alla sua appartenenza ad una famiglia aristocratica si deve anche l’esilio in Sicilia che Saffo subì intorno al 600 a.C.(4) , in quanto nella sua opera e nella testimonianza degli autori antichi non vi è traccia di una partecipazione attiva della poetessa alle lotte politiche di Lesbo nel VII secolo.   

Carl Schmitt  (1888 -1985)      in  una foto giovanile del 1912
Gran parte della sua attività poetica e della sua vita si concentrò sul “Tiaso”, una sorta di associazione di giovani donne voluta dalla stessa Saffo a Mitilene . (5)
Ella divenne famosa già nell’antichità e Strabone la annoverò tra gli uomini illustri dell’isola di Lesbo.
La sua immagine venne profondamente deformata dalla Commedia attica del IV secolo a scopo comico e burlesco.
La leggenda del suo suicidio dalla rupe di Leucade per la sfortunata passione per Faone nacque proprio in questo ambiente, sostenuta anche da una poesia composta da Saffo in onore di Adone. (6)
Saffo compose in dialetto eolico lesbico canti lirici, epigrammi, versi elegiaci e giambi.
La maggior parte della sua opera ci è nota attraverso la testimonianza indiretta di autori antichi che citarono nelle loro opere versi o singole parole tratte dalle sue poesie .(7)
La data della morte è sconosciuta, ma a quanto pare ella raggiunse un’età molto avanzata.

Il Tiaso



“Eros di nuovo, quello che scioglie le membra, mi scuote,
dolceamaro invincibile essere.” (16) 

Il composto “dolceamaro” è una sua creazione, ma l’enfasi è tutta sul secondo elemento “amaro”.
Inoltre femminile è l’educazione che Saffo impartiva alle sue allieve, cosi come femminile è la natura di lei, tutta presa da rose, viole, gioielli, vestiti e profumi. A tal proposito non può non essere citato il frammento 57 in cui ella si prende elegantemente gioco di una rivale (17) dall’aspetto rozzo:

“Che campagnola t’affascina la mente?
Vestita d’una veste da villana,
che non sa sollevare i suoi straccetti sulle caviglie?”   (18)
 
J.W.Godward - " Saffo" ( 1910)
 Gli Epitalami
I grammatici alessandrini suddivisero l’opera di Saffo in nove volumi. L’ultimo di questi raccoglieva gli epitalami, canti che venivano eseguiti da un coro durante le nozze, avevano toni popolareschi e quasi sicuramente furono scritti su commissione.
E’ interessante notare il procedimento(19)  con cui ci si rivolge allo sposo tentando di rassomigliarlo a qualcuno o a qualcosa con intento ironico o laudativo (Fr. 115):

“A chi, o caro sposo, posso ben rassomigliarti?
A un flessibile virgulto io fra tutti t’assomiglio.” (20)

In un altro caso (Fr 105) si cerca di giustificare l’età non più giovane della sposa con un raffinato paragone:

“Come quel dolce pomo rosseggia sull’alto del ramo,
alto sul più alto: l’hanno dimenticato i raccoglitori;
anzi non l’hanno dimenticato, ma non han potuto raggiungerlo.” (21)

Inoltre negli epitalami si incontra un’immagine Saffo più intima e privata, legata non al Tiaso, ma alla famiglia. Tenera è la poesia dedicata alla figlia Kleis (Fr. 132):

“Ho una bella figlia, che a fiori d’oro
simile ha l’aspetto, l’amata Kleis:
in cambio di lei né tutta la Lidia né l’amabile <…>
(vorrei avere).”  (22)

Conclusioni
Partendo dall'esame di ogni scheggia documentaria superstite questo studio mira a catturare la dimensione politica, antropologica, comunicativa al cui interno la poesia di Saffo è stata elaborata. Un rilievo particolare assume in questa chiave la questione del pubblico a cui la poetessa si rivolgeva di persona o per bocca di un coro formato da giovani ragazze che ella stessa aveva provveduto a istruire nel canto e nella danza. L'individuazione di un tale gruppo in quanto sodalizio impegnato, in concorrenza con cerchie dirette da altre figure femminili, in un percorso paideutico che andava dagli albori dell'adolescenza al tempo delle nozze rimanda infatti, al di là della dimensione del privato, a occasioni cultuali e festive di vario segno e orientamento che facevano da cornice e da contesto all'esecuzione di questi canti. Ma se l'immagine vulgata di una Saffo intimista che confida a poche adepte le proprie emozioni si dimostra incompatibile sia con i testi superstiti sia con la documentazione letteraria e figurativa, l'aggancio con l'hic et nunc dell'occasione e le esigenze di una comunicazione felice non impedivano alla poetessa di Mitilene di avventurarsi in zone inesplorate della psiche e di dare forma a inquietudini annidate nella sua condizione di maestra e di donna.
Il Tiaso era una associazione di carattere religioso che aveva il suo fulcro nel culto di Afrondite, un ambiente esclusivo nel quale soggiornavano temporaneamente ragazze aristocratiche (non solo di Lesbo) che si preparavano al matrimonio.
Era una sorta di microcosmo autonomo in cui lo stile di vita ruotava attorno alla grazia e alla raffinatezza come ideali di perfeSaffo e le sue compagne vivevano in una dimensione psicologica in cui erano frequenti le esperienze estatiche.
John William Godward - "Nel giorno di Saffo" ( 1904)
Nei versi seguenti Saffo rievoca un’ epifania di Afrodite, nel momento in cui la prega affinché appaia di nuovo (I, 1-12):

“dal variopinto trono immortale Afrodite,
figlia di Zeus, tessitrice d’inganni, ti prego:
non prostrarmi con pene e affanni,
o signora, il cuore.
Ma qui vieni se mai anche un’altra volta 
La mia voce udendo da lontano 
Mi desti ascolto e, lasciando la casa del padre
Fatta d’oro, venisti,
aggiogato il cocchio: belli ti portavano
veloci passeri sulla terra nera,
fitte battendo l’ali, giù dal cielo
attraverso l’aria.”  (8)
Questa composizione rivela anche le notevoli capacità innovatrici di Saffo: se infatti l’ode ha analogie strutturali con il passato (schema della preghiera e ripetizione dell’invocazione), il contenuto è pervaso da uno spirito nuovo, evidente nel rapporto più diretto con la divinità.
Recenti studi fanno pensare anche che il Tiaso fosse il corrispondente femminile dell’eterìa .(9)
Infatti esso aveva molte analogie con il Simposio (10): in quest’ultimo il poeta si rivolgeva ad un uditorio coeso e omogeneo per classe sociale, tenore di vita, interessi. Allo stesso modo nel Tiaso i legami tra le sue componenti erano talmente forti da rendere partecipe l’intera comunità di ogni vicenda del gruppo.

I temi
L’opera di Saffo rievoca i momenti particolari della vita nel Tiaso: la partecipa-zione alle cerimonie solenni, gli arrivi o le partenze delle sue allieve. Tutti questi avvenimenti contribuirono a legare indissolubilmente la vita della poetessa a quella delle giovani.
Come nel Simposio la politica cammina di fianco all’eros, cosi anche nel Tiaso i sentimenti, soprattutto l’amore e la gelosia, esercitano un dominio totale e sono vissuti in modo intenso e passionale
 (Fr 199):

“mi sembra che sia simile ad un dio
quell’uomo che ti sta seduto a fronte
E che ti ascolta tanto da vicino,
voce soave,
riso d’amore dolce sorridente;
e questo mi sconvolge il cuore in petto:
non appena ti guardo, sull’istante
manca la voce

la lingua mi si spezza; per le membra
fuoco sottile corre all’improvviso,
nulla più vedo e sento nelle orecchie
rombare il sangue;
freddo sudore tutta mi pervade,
un tremito mi prende e più dell’erba 
divento verde; e sento in me che sono
già quasi morta;

ma tutto è tollerabile…” (11
Questa ode ha creato non pochi problemi di interpretazione: l’uomo di cui si parla è lo sposo (promesso)? E’ definito “simile agli dei” perché sta per portare via la fanciulla per sempre? Oppure perché è imperturbabile di fronte alla bellezza della giovane, che invece suscita violenti sentimenti in Saffo? Forse non si avrà mai una risposta certa a tutte queste domande, però ci sono delle teorie interessanti:
è stata ormai abbandonata l’ipotesi di Wilamowitz e di Snell, secondo cui l’ode sarebbe stata composta in occasione delle nozze della fanciulla.
Molto probabilmente si tratta della visita di un giovane ad una ragazza del Tiaso, sua futura sposa.
La felicità dell’uomo è solo una personale opinione di Saffo; in realtà i due futuri sposi conversano rispettando i loro ruoli e l’educazione impartita loro.
Entrambi sanno che dovranno trascorrere l’intera esistenza insieme, perché cosi è stato deciso dalle loro famiglie, tenendo conto dell’età, del rango e della ricchezza, unici parametri in base ai quali veniva decisa un’ unione matrimoniale nell’antichità.  
Saffo, invece, è tormentata e nello stesso tempo affascinata dal  pensiero del distacco e dal tumulto di sentimenti che si agitano dentro di lei. Si esprime in modo colto, utilizzando reminescenze omeriche (12) e ciò rende evidente il fatto che questa composizione non sia il frutto di un improvvisato sfogo amoroso.
Infine in questa poesia, come in molte altre di Saffo è ricorrente il tema del ricordo, dell’amore lontano nello spazio e nel tempo ma mai dimenticato.
L’amore è condannato, esaltato o negato, ma rimane il cemento, il fulcro della vita delle fanciulle nel Tiaso. La stessa poetessa ne fa una ragione di vita, una sorta di “filosofia dell’esistenza”.
L’eros è però anche un codice di comportamento collettivo, che ha regole e divieti su cui veglia Afrodite e la cui violazione coincide con il rifiuto dell’amore o il tradimento. Nell’ode I la dea dice a Saffo:

“(…) chi ancora devo convincere
si da ricondurlo al tuo amore? Chi,
o Saffo, ti fa torto?
E infatti se fugge, presto inseguirà,
se doni non accetta, ne offrirà,
e se non ama, presto amerà
anche se non vuole.” (13)

In questo modo Afrodite diventa alleata di chi ama non riamata e ristabilisce l’ordine e la reciprocità del rapporto.
Un altro tema interessante è l’immortalità e la “consapevolezza dell’arte” : Saffo era pienamente cosciente del valore della sua opera e del fatto che non fosse improvvisazione o sfogo sublimato di passione erotica. Ella era convinta che i suoi versi l’avrebbero resa immortale, come è documentato in due frammenti: il numero 147 in cui proietta la sua fama nel futuro e il 55 nel quale parla con disprezzo di una sua rivale:

“Affermo che qualcuno anche in futuro si ricorderà di noi.”

“Morta tu giacerai, né mai ricordo di te
Vi sarà né rimpianto in futuro, ché non hai parte nelle rose 
della Pieria; ma sconosciuta anche nella casa di Hades
ti aggirerai tra gli oscuri morti, volata via da qui.”(14)     

Strettamente legata all’amore è la bellezza. Nessun autore greco usa tanto la parola “bello” come Saffo. Ella arriva a dire: “Chi è bello è bello solo in quanto lo si vede: chi è buono rimarrà sempre, per ciò stesso, anche bello”.(15)  
Per la poetessa, quindi, l’importante è lo spirito; questo spiega la pena del distacco dalle fanciulle del Tiaso.
L’eros diventa, da impulso istintivo e naturale, un processo psicologico ed emotivo. Ciò è evidente quando Saffo parla di gelosia (Fr 130):

Lawrence Alma-Tadema    "Saffo e Alceo" (1881)
Saffo in un cratere greco del IV -V sec. a.C
Dipinto pompeiano detto " Saffo" 
La poesia di Saffo ha una tale varietà di temi e di toni che tracciarne un profilo esauriente è impossibile, in quanto si rischia di privilegiare, o al contrario, minimizzare un aspetto invece di un altro.
La perdita di gran parte della sua opera è grave per la cultura occidentale e genera un’ombra di incertezza sulla personalità e la poetica di questo grande personaggio della Grecia antica.
Saffo ha scoperto che l’amore non è solo sesso, istinto o sensazione diretta, ma ricordo, memoria, pensiero, sentimento che affondano le radici nella realtà e nel vissuto. Tutto ciò non era affatto scontato nel suo mondo.
Oggi si può solo sperare che nuovi studi e nuove scoperte archeologiche gettino nuova luce una complessa personalità artistica e privata che per la sua eccezionalità non ha eguali nella storia della letteratura occidentale.

Francesca Rossi 
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Note

1.  Cronaca di avvenimenti che va dai tempi mitici del primo re di Atene Cecrope (1581/80) fino al 204/203 a.C., conservata parzialmente in due frammenti rinvenuti nell’isola di Paro.  Fonte: “Saffo-Poesie” a cura di Ilaria Dagnini Ed Newton 1999.

2  L’isola di Lesbo, posta di fronte alla Troade, fu occupata fin dall’età protostorica da popolazioni di stirpe eolica provenienti dalla Tessaglia, dalla Beozia e dalla Locride. Gli Stessi Greci vedevano nell’isola di Lesbo la “culla” della poesia lirica. Fonte: “L’Attività letteraria nell’Antica Grecia” di Monaco, Casertano, Nuzzo, ed. Palumbo 1997.

 Il Pritaneo, dal greco  “prytanèion” , letteralmente “presidenza” , nella Grecia antica rappresentava l’edificio pubblico in cui era ospitato il primo magistrato (pritano). Era consacrato alla dea del focolare Estia e vi era custodito il sacro fuoco della città. Vi si accoglievano i cittadini benemeriti, vi si celebravano le cerimonie pubbliche e vi si tenevano sacrifici ed offerte agli dei. La funzione di coppiere era riservata ai giovani nobili e di bell’aspetto. Fonte www.wikipedia.it lemma “pritaneo” e . Fonte: “Saffo-Poesie” a cura di Ilaria Dagnini Ed Newton 1999.

 Le vicende che fecero tremare Mitilene tra il VII e il VI secolo a.C. furono torbide e complesse: dopo la tirannide di Melancro e di suo figlio Mirsilo seguì un periodo di lotte civili tra opposte fazioni in cui ebbe la meglio Pittaco. Non si sa molto del suo governo, ma è certo che egli fu uomo di grande rilievo, un moderato dello stesso gruppo nobiliare di Alceo e fu annoverato tra i Sette Saggi. Il suo potere durò dieci anni e si concluse con la spontanea rinuncia al potere. Fonte: “L’Attività letteraria nell’Antica Grecia” di Monaco, Casertano, Nuzzo, ed. Palumbo 1997.   

5  La data del culmine dell’attività poetica di Saffo coincide, secondo Suida,  con la quarantaduesima Olimpiade, 612/609 a.C. Fonte: “Saffo-Poesie” a cura di Ilaria Dagnini Ed Newton 1999.

6  Faone è uno spirito della vegetazione, una figura mitologica simile ad Adone, ma era oggetto di culto non a Lesbo, bensì a Leucade. Forse la confusione tra il culto di Faone e la poesia in onore di Adone portò all’elaborazione di questa leggenda che si diffuse nel mondo antico e fu perpetuata da Ovidio nelle Eroidi. Fonte: “Saffo-Poesie” a cura di Ilaria Dagnini Ed Newton 1999.
 
7  Dionigi di Alicarnasso cita per intero la prima Ode di Saffo, l’unica giunta completa fino a noi, nel suo De Composizione Verborum (cap.XXIII); l’autore anonimo del “Sublime” riporta diciassette versi del frammento XIV.
Altre poesie si devono a ritrovamenti di papiri. Fonte: “Saffo-Poesie” a cura di Ilaria Dagnini Ed Newton 1999.

8  Traduzione tratta da “L’Attività letteraria nell’Antica Grecia” di Monaco, Casertano, Nuzzo, ed. Palumbo 1997.

9  Associazione maschile di nobili che avevano in comune interessi militari, politici, religiosi e culturali e si riunivano in Simposi. Fonte: www.wikipedia.it lemma “eterìa”.

10 Anche se, non va dimenticato, il pubblico del Tiaso era esclusivamente femminile.

11 Traduzione tratta da “Didascalica-Antologia della letteratura greca dalle origini al V secolo” Vol I, di Ida Biondi, ed.G.D’Anna, Messina Firenze, 1997.
 
12  Per esmpio il sudore del corpo di Aiace (Iliade XVI, 109-110) nella donna innamorata si connota con l’aggettivo “freddo”, che si contrappone “al fuoco sottile” che corre attraverso le membra; oppure l’angoscia d’amore si contrappone al “verde paura” che si impadronisce di Ulisse al momento dell’evocazione delle ombre. Fonte: “Didascalica-Antologia della letteratura greca dalle origini al V secolo” Vol I, di Ida Biondi, ed.G.D’Anna, Messina Firenze, 1997.
  
13   Traduzione tratta da “L’Attività letteraria nell’Antica Grecia” di Monaco, Casertano, Nuzzo, ed. Palumbo 1997.

14  Traduzioni tratte da “L’Attività letteraria nell’Antica Grecia” di Monaco, Casertano, Nuzzo, ed. Palumbo 1997.

 15  Citazione tratta da una acuta lettura critica di Max Pohlenz, grecista e docente dell’università di Gottinga che si occupò in particolare degli aspetti antropologici della civiltà greca. Fonte: “l’Uomo greco” di Max Pohlenz, La Nuova Italia, Firenze 1962, pagg 281-282. 
  
16  Traduzione tratta da “L’Attività letteraria nell’Antica Grecia” di Monaco, Casertano, Nuzzo, ed. Palumbo 1997.

17  Ateneo, che ha trasmesso questo frammento, sostiene che la concorrente di Saffo fosse Andromeda, signora appartenente ad una famiglia aristocratica di Mitilene, i Polianactidi o i Pentilidi: poiché proprio una Pentilide aveva sposato Pittaco, colui che mandò in esilio Saffo e Alceo, non è da escludere una rivalità di tipo politico. Fonte: “Didascalica-Antologia della letteratura greca dalle origini al V secolo” Vol I, di Ida Biondi, ed.G.D’Anna, Messina Firenze, 1997.  

18  Traduzione tratta da “Didascalica-Antologia della letteratura greca dalle origini al V secolo” Vol I, di Ida Biondi, ed.G.D’Anna, Messina Firenze, 1997.

19  Chiamato in greco “eikasmòs” Fonte: “L’Attività letteraria nell’Antica Grecia” di Monaco, Casertano, Nuzzo, ed. Palumbo 1997.

20  Traduzione tratta da “L’Attività letteraria nell’Antica Grecia” di Monaco, Casertano, Nuzzo, ed. Palumbo 1997.

21  Traduzione tratta da “L’Attività letteraria nell’Antica Grecia” di Monaco, Casertano, Nuzzo, ed. Palumbo 1997.

22  Traduzione tratta da “L’Attività letteraria nell’Antica Grecia” di Monaco, Casertano, Nuzzo, ed. Palumbo 1997.


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