Francis Scott Fitzgerald
Romanziere statunitense (Saint-Paul, Minnesota, 1896 - Hollywood, 1940).

Scrittore della società affluente, ma anche della notte dell’anima, F.S Fitzgerald ci ha lasciato un'opera  ritraente il fascino e  la futilità della ricchezza, che rimane una delle più forti allegorie letterarie contemporanee sull'America. Consegna alla letteratura e alla storia del costume un quadro preciso e suggestivo, quanto disperato, di quella particolare  costante degli artisti belli, dotati e votati al fallimento, che è il vivere senza cautele le occasioni del proprio tempo. La sua vita è stata come una favola: quella del successo, degli Anni Ruggenti, del Charleston e della prima rivoluzione sessuale, infine della rovina.

Una coppia esagerata
Rampollo di una vecchia famiglia della grande borghesia, Francis Scott Fitzgerald assiste al fallimento professionale di suo padre. Sua madre, da parte sua, lo incoraggia a disprezzare le costrizioni sociali e a fare mostra di un egocentrismo “aristocratico”.
Già da studente all'università di Princeton (1913), è mosso, coltivando  i suoi doni letterari e praticando  gli sport, a mietere presso i suoi camerati successi di prestigio. Fitzgerald affetta modi da damerino, partecipa ai club, inizia a bere e conosce un primo amore infelice. Nel 1917, ufficiale di riserva   a Fort Leavenworth (Kansas), fa la conoscenza di Zelda Sayre, che sposa nel 1920, quando ha soltanto diciotto anni. Il successo del suo primo romanzo, Di qua dal Paradiso (This Side of Paradise, 1920), gli fa scoprire l'ebbrezza della celebrità, del denaro e della vita di bohème.
Dividendo la sua vita tra New York, Parigi, la Costa Azzurra e l'Italia, la coppia Fitzgerald   conquista le cronache con la loro stravaganza. In preda all’alcol e ai dolori per il fallimento del suo matrimonio (Zelda si stacca poco a poco da lui) e delle sue difficoltà crescenti a scrivere (Il Grande Gatsby 1925, lodato da Hemingway e T.S. Elliot, è  tuttavia di questo periodo), Scott Fitzgerald è sempre affascinato dal denaro (“la gente ricca è diversa da voi e da me” diceva a Hemingway). Diventa, negli anni 1920, il rappresentante più tipico della “generazione perduta”.
 
  Nel 1930, Zelda è internata per schizofrenia a Zurigo. Nel 1937, Fitzgerald accetta un contratto da Hollywood, dove si stabilisce con la sua nuova compagna, Sheilah Graham. Egli muore di una crisi cardiaca nel 1940; Zelda scomparirà a sua volta nel 1948, nell'incendio di una clinica psichiatrica.
 
Un processo di demolizione
“Qualsiasi vita è, naturalmente, un processo di demolizione”, ha scritto Fitzgerald. Questa frase definitiva riassume la sua opera intera, dalla confessione ingenua di Di qua dal Paradiso fino all'analisi spietata e lucida de L'età del jazz (The Crack-up, 1945). Nulla, in quest'opera, è dissociabile dalla vita di Fitzgerald, dal suo romanticismo, dalla sua amarezza, dal suo cinismo disperato,  dall' "incrinatura" (Crack-up)  vissuta nel suo corpo, attraverso l'alcolismo, e nella sua vita, attraverso la lacerazione della coppia e la sua perdizione. Oltre alla constatazione della decomposizione dei valori occidentali e della crisi della società capitalista (Scott si diceva marxista), l'opera di Fitzgerald esprime l'esperienza intima dell'autodistruzione e del fascino suscitato dalla malattia e dalla morte.
Belli e dannati (The Beautiful and Damned, 1922), resoconto di un amore che s'annega nell'alcolismo e  nel vizio, Il Grande Gatsby , racconto di un amore impossibile (adattato tre volte al cinema), e più ancora Tenera è la notte (Tender is the Night, 1934), dove traspone la storia della sua unione con Zelda, traggono la loro nostalgia violenta dalla certezza che aveva Fitzgerald di essere prigioniero impotente del passato, della sua educazione e anche del suo alcolismo. È anche autore di raccolte di novelle, fra i quali si possono citare Racconti dell'età del jazz (Tales of the Jazz età, 1922), e di un romanzo, incompiuto, che descrive gli ambienti del cinema, Gli ultimi fuochi (The Last Tycoon, 1941, portato sullo schermo da Elia Kazan nel 1977).
 
Le favole allegoriche di   Fitzgerald
Fitzgerald appartiene a quella generazione di artisti americani che Gertrude Stein definiva “perduta” (lost generation), la generazione che ha conosciuto negli Stati Uniti la frattura morale, storica, della prima guerra mondiale, ma anche i piaceri della ricchezza e della prosperità, della libertà dei costumi, delle scelte estetiche irregolari. Fitzgerald e sua moglie Zelda offrono, con le loro vite, con le loro opere - Zelda fu, anch’essa,  autrice di un romanzo -, un'illustrazione quasi emblematica di questa generazione, delle sue speranze, della sua tristezza, dei suoi scacchi. Nei luoghi della sua vita, da Saint Paul a Princeton, da Princeton a New York, a Montgomery o a New Orleans, in Francia, a Hollywood, Fitzgerald conquista la scena della cultura americana degli anni 1910-1940. Princeton: basta rileggere Di qua dal Paradiso; Midwest e New York, basta riferirsi al Grande Gatsby; la Francia: occorre rileggere Tenera è la notte; Hollywood: leggere e vedere Gli ultimi fuochi

La storia di Fitzgerald e di sua moglie è allo stesso tempo quella dell'amore degli anni 1920, quella della ricomposizione delle due Americhe, il Nord ed il Sud, quella della vita pubblica e del deterioramento psicologico di entrambi. In Save Me the Waltz (1934), sorta di contrappunto di Tenera è la notte, Zelda dichiara l'infelicità inevitabile della coppia: considera che la sua femminilità non le dava alcuna coscienza di se stessa, e le faceva percepire lo spirito dell'uomo come un mondo dove la donna si perde, e l'artista come colui che “chiede alla vita un doppio prezzo: lo spreco ed il costo delle emozioni, che mette ad usura”. In The Crack-up, Fitzgerald ha dato la favola della sua vita, che gli fa concludere: “Proverò ad essere un animale così corretto come più mi è possibile e, se mi gettate un'osso con molta carne sopra, sarò forse anche capace di leccarvi la mano.” Questa autoironia resta inseparabile da ciò che è la prima intuizione di Fitzgerald: avere conosciuto il sogno meraviglioso dell'unità del compimento del futuro e del rammarico per il passato. Questo sogno è indissolubilmente  quello di una realizzazione di sé che fa la sintesi dei tempi personali e sociali; è il sogno americano nella misura in cui è sogno del futuro. Una volta il sogno disfatto, tutto torna a Fitzgerald, all'America. Al sogno succede l'ossessione del fallimento e questa tristezza,  affiorante fin  da Di qua del paradiso, che non è solo psicologica ma retta da un principio etico: “Mucchi d id="element46" style="position:ù che divertente. Non io; ma mi sono divertito tuttavia  in modo pazzesco tra i venti e i quaranta anni, e ritengo che sia mio dovere  accettare la tristezza, il tragico del mondo in cui viviamo, con un certo spirito.”
Eccetto Di qua del paradiso,  che narra il confronto di un egotista, Amory Blaine, con il mondo, i romanzi  di Fitzgerald sono storie di fallimento: quella di Antony Patch in Belli e dannati, quella di Gatsby ne Il Grande Gatsby, quella di Dick Diver in Tenera è la notte, quella di Monroe Stahr - il fallimento è tematizzato da un incidente d'aereo - ne Gli ultimi fuochi. Questa costante del fallimento è sorretta dalla convinzione di Fitzgerald che “non c'è un secondo atto nelle vite americane”. Le vite di questi uomini che  non sono ancorate profondamente a nulla  sono allo stesso tempo vite singolari e vite esemplarmente americane. La tragedia personale è sempre una tragedia americana. Così, l'individuo va seguendo movimenti contraddittori che valgono per se stessi e che corrispondono al confronto (che è sempre uno scontro) dell'individuo con la società. Personaggi doppi come Gatsby e Dick Diver, come è doppia la realtà americana, promettente e mortifera, ricca di promesse del futuro, ma anche distruttiva del presente,  perché il passato e l’avvenire non trovano punti di connessione. Le narrazioni si presentano, di conseguenza, come modi allegorici dalla lezione esplicita: nei Belli e dannati, l'amore crudele “della Belle Dame sans merci”  (Gloria) e la vanità della vita che si legge nella perdita del senso della vita; ne Il Grande Gatsby, la doppia allegoria del “romance” inteso come l'allegoria dell'estate, del sogno, della realizzazione dei desideri, e della “satira” intesa come l'allegoria di una realtà  senza ideale e mutilante; in Tenera è la notte, l'unica allegoria del successo e del fallimento, che permette di tratteggiare quello che è e non è un eroe, Dick Diver; ne Gli ultimi fuochi, l'allegoria del tempo naturale, che dice l'abolizione del senso della storia e, tuttavia, la possibilità della rinascita.

Prospettiva antropologica e critica dell'America
Queste allegorie riconducono le opere ai dati biografici, ma più particolarmente ad un'antropologia, implicita in Fitzgerald, poco analizzata, e ad una critica dell'America.
  La notazione del fallimento, della tristezza, afferma allo stesso tempo l'appartenenza dell'uomo alla famiglia umana come anche lo stato di sofferenza che impone, secondo i termini di Fitzgerald, la nevrosi sociale. Leggere le contraddizioni della società americana sotto il segno della nevrosi - quella che constatano Amory Blaine, Gloria (nei Belli e dannati), Nick Carraway (in Il Grande Gatsby), quella che Dick Diver, psichiatra, sa, equivale a dire la malattia sociale, e questa malattia come una malattia umana. Sottolineare la tristezza, la sensazione del fallimento nei termini della coscienza antropologica – i pianti  e la tristezza, osserva  Fitzgerald, appartengono “ad un centinaio di generazioni umane” ad epoche precedenti alla storia -, nei termini della cognizione del tragico e dell'attitudine alla reazione ed all'azione, costituisce una risposta alla constatazione della malattia sociale. Ma ciò suggerisce anche che questa malattia possa configurarsi in una dimensione esistenziale, quella che preoccupa  Fitzgerald in The Crack-up (L'età del Jazz). Tale configurazione significa che il soggetto si percepisce sia come essere umano che come  sociale, e che può percepire la patologia sociale senza che questa percezione vada al di là dei limiti ordinari di questa patologia. In altri termini, il fallimento lascia il posto alla coscienza umana ed all'azione, ad una nuova lettura della società americana.

La prospettiva critica, è indissociabile dalla denuncia della nevrosi sociale, tema esemplare di Tenera è la notte. È anche  indissociabile da una convinzione di Fitzgerald, qui influenzato da Marx e da Spengler  che vede, in America, una lotta sociale, un declino, la scomparsa di qualsiasi tradizione faustiana,  ed il primato della plutocrazia. L'analisi e la denuncia degli anni 1920-1930 sono inizialmente raffigurati nelle reazioni di stravaganza, d'orgoglio, dei personaggi. Così Gatsby è vittima di ciò che denuncia, ossia della ricchezza. Ne Gli ultimi fuochi, i movimenti sindacali degli anni 1930 a Hollywood sono ridotti a litigi e rivalità personali, ad un'espressione della posa individuale. Ma l'opera presenta anche un'argomentazione critica esplicita: il sogno americano, che è un sogno di compimento e di futuro, si è disfatto in  nostalgia ed  idealismo: è diventato indicibile. Gatsby che non può comunicare la natura di questo sogno, ignora il tradimento della storia. Gli ultimi fuochi offre una lettura negativa dei simboli contemporanei della storia americana; Monroe Stahr è inutilmente identificato con  Lincoln. Il giudizio sulla realtà americana è dunque senza appello. Si traduce ancora con il disinganno dei personaggi di Fitzgerald, con il loro carattere quasi contingente: sembrano essere individui da nulla giustificati e che esistono soltanto per la sola relazione che essi intrattengono con ciò che denunciano: la ricchezza ed il sogno. La conclusione è netta: non ci sono immagini positive disponibili dell'America.
 
Si capisce che la prospettiva antropologica offre un punto di vista che supera questa sola prospettiva negativa, nel senso in cui essa richiama la possibilità dell'azione e la tragedia che può essere la società. D'altra parte, la critica dell'America non implica che ci sia un dubbio sull'identità americana. La coscienza di quest'identità permette a Fitzgerald di opporre a ciò che è l'esperienza o l'immagine della Comunità la rappresentazione di questo mondo, dove non c'è reciprocità tra l'individuo ed il suo ambiente. La connessione dei temi dell'aristocrazia e dell'amore, in Tenera è la notte, soddisfa  ciò che potrebbero essere una genealogia ideale, un passato che sconfina nel presente, per  farvi ordine e stabilirvi una virtù quasi terapeutica. Significativamente, Fitzgerald gioca più sul personaggio o  sul suo alter ego invece che sulla  propria scoperta identità. È il caso di Nick Carraway e di Dick Diver. È ancora quello, più simbolicamente, di Monroe Stahr: ne Gli ultimi fuochi, il morto nulla  può contro il sogno del produttore, che riappare puro nel personaggio di un bambino.

Un'opera ambivalente
Questa critica dell'America e questa certezza dell'identità americana fanno dell’opera di Fitzgerald un'opera ambivalente. I romanzi segnano il presente della nazione sotto la luce di un passato più o meno idealizzato, e indicano che questo passato non dà necessariamente, nel presente, poteri all'individuo. È per questo che Il Grande Gatsby dice che il passato è indicibile e che Gli ultimi fuochi oppone il richiamo della storia americana e l'evocazione dell'arte di massa, il cinema. È per questo che ancora i romanzi ed i racconti di Fitzgerald sono costruiti secondo dualismi netti: opposizione dei personaggi - Gatsby e Tom Buchanan ne Il Grande Gatsby, doppia storia di Dick Diver e di Nicole Warren in Tenera è la notte; opposizione del mondo della fiction  e del mondo reale dell'America -ne Il Grande Gatsby, il narratore, Nick Carraway, interpreta quest'opposizione e giustifica così la  fiction che il  romanzo è.
 
Nell'opera di Fitzgerald, il primo romanzo, Di qua del paradiso, resta, con il suo soggetto tematico, un'eccezione: il potere di dire, di dirsi, sorge dalla sensazione di estreneità di fronte al mondo dominato. Negli altri romanzi, il potere di dire, in altre parole di raccontare, di scrivere, sorge dalla constatazione dell'impossibilità, nel mondo, di ritornare a ciò che potrebbe giustificare pienamente questo dire. Questo difetto di giustificazione non deve essere letto in modo negativo. Permette di interpretare l'America. Gatsby, Dick Diver, Monroe Stahr sono degli interpreti dell'America. Ciò vuole dire che Fitzgerald, a differenza di Doss Passos nella sua trilogia USA, non disegna, nei suoi romanzi, alcun possibile, non suggerisce nessuna via di realizzazione storica. Dà tuttavia la visione di un'altra America. Questa visione è quella di un universo che farebbe la somma degli spazi americani, dei mondi della storia americana, della società presente e della natura, e dove le azioni degli uomini corrisponderebbero a principi etici. Quest'universo è ideale. Istituisce tuttavia un senso. Permette di misurare la tragedia americana e, di conseguenza, mettere personaggi, narratori, lettori stessi, in questa situazione in cui possono intraprendere la lettura di questo mondo, di reagire. L'opera di Fitzgerald definirebbe così una grande attesa: quella di un tempo nuovo, di un tempo dove ciascuno,  conoscendo l’elemento remoto della tristezza ed il valore del fallimento, potrebbe possedere il mondo americano.

Le novelle di Fitzgerald Maschiette e Filosofi, 1920; Racconti dell'età del jazz, 1922; All The Sad Young Men, 1926; Il diamante grosso come l'Hotel Ritz , 1935) e altre riprendono questi temi; li presentano sotto il segno di ciò che ha reso popolare lo scrittore: la leggerezza o la gravità delle evocazioni, una maniera di dire la presenza nel mondo sotto il segno della solitudine, della derisione o dello splendore perduto, o anche sotto l'aspetto di una elegante insignificanza. Quest'abbondante produzione di novelle dice di più: una fedeltà di Fitzgerald alla propria giovinezza, ai suoi valori. Fitzgerald scrive: “Non ho mai amato nessuno quanto quelli che conobbero le prime stagioni insieme a me, che videro  la morte in faccia ed ottennero un rinvio, e che vanno ora, nella stessa epoca tempestosa, passo a passo a fianco a me.„ È ancora dire il senso del tragico, ma anche quello di stabilire l'alleanza di uno scrittore con la propria generazione, un'alleanza che salda nel fuoco della scrittura  l'adozione di comuni costumi, stili di vita, e visioni del mondo, che avrà per tutto il Novecento più di un epigono fra gli scrittori.


°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
© lafrusta Tutti i diritti riservati
Traduzione adattata di materiale   rinvenuto in rete. Pagina a cura di Alfio Squillaci
Riproduzione vietata. Vietato il deep link.
Copia registrata in "corso particolare".
Autorizzato l'uso solo per scopi didattici o di studio personali.


Esempio 1
Francis Scott Fitzgerald
R.Barthes, Frammenti di un discorso amoroso,
Einaudi 2001

Chi è il misterioso e ricchissimo vicino di casa di Nick Carraway, a West Egg? E perché passa tanto tempo a fissare quella piccola luce verde che brilla su uno dei moli dell'altra sponda della baia? Il filo conduttore del capolavoro di Francis Scott Fitzgerald è il sogno impossibile cullato da Jay Gatsby. L'ambizioso giovanotto, che ha saputo conquistarsi con tutti i mezzi, leciti e no, prestigio, ricchezza e rispettabilità, vuol far rivivere l'amore fiorito un tempo tra lui e Daisy che un giorno lo ha respinto, povero e senza prospettive, per sposare il rampollo di una delle grandi famiglie americane. Ma i sogni più sono belli e meno hanno la possibilità di avverarsi. E Jay Gatsby non solo non riuscira a strappare Daisy a Buchanan, pur gettando sulla bilancia tuttom il peso del suo fascino e del suo potere, ma finirà addirittura col cadere, vittima innocente, sotto i colpi di un marito tradito messo sulle sue tracce, per vendetta, dal perfido rivale. Al di là dei riferimenti autobiografici, "IL GRande Gatsby" è sopratutto il ritratto di un epoca in cui il mondo dei contrabbandieri di alcolici si mescolava allegramente con quello dei banchieri e delle 'flappers' dei "Roaring Twenties", in attesa che la Grande Crisi seppellisse tutto sotto le macerie dell'"American Dream".
dal 8  nov. 2009
Umberto Eco sul modello attanziale

Fa ormai parte della koiné di ogni studioso di strutture narrative  (ed evito qualsiasi richiamo erudito a variazioni retoriche secondarie) che in una storia si agitano, sì, degli attori, ma gli attori incarnano degli Attanti, se volete dei ruoli narrativi attraverso cui l'attore può passare cambiando magari la sua funzione nella struttura della fabula. Tanto per capirci, in un romanzo comssono agitarsi le forze del male o dell'umana debolezza contro quelle di una provvidenza che muove i destini di tutti, e uno stesso attore come l'Innominato può passare improvvisamente dal ruolo dell'Oppositore a quello dell'Adiuvante.

U.Eco da "Il romanzo", Vol.V, Lezioni,  pp.271-272
<<< Vedi anche qui una pagina web, in francese, interamente dedicata a Scott Fitzgerald
"Belli e dannati" è il ritratto di una coppia inquieta nei ruggenti anni Dieci: lei, Gloria Gilbert, bellissima rubacuori venuta dal Kansas nella Grande Mela, lui, Anthony Patch, giovane rampollo di una ricca famiglia che a venticinque anni si sente già stanco della vita. Sono giovani, belli e innocenti, ma l'alcol e l'avidità finiranno per dannarli. Lo stile di vita dei Patch è quello tipico della 'generazione perduta' che Fitzgerald e la moglie Zelda si trovarono a rappresentare e i personaggi di "Belli e dannati", debitori alla vicenda e alla personalità dell'autore ma non rigidamente autobiografici, sono parenti stretti dei protagonisti di altri scritti di Fitzgerald, da "Di qua dal Paradiso", il romanzo-scandalo che lo ha rivelato, al capolavoro "Tenera è la notte". Una nota di particolare pessimismo distingue tuttavia questo romanzo in cui lo scrittore americano rinuncia alla ricerca di un senso dell'esistenza per rappresentare una velleitaristica rivolta della gioventù contro le convenzioni vittoriane, all'interno di una visione del mondo assolutamente priva di significato: quasi un'epica disincantata e dolceamara sulla caduta dei sogni e delle illusioni.
Cerca in questo Sito o nel web Servizio fornito da FreeFind

La Frusta! Cerca nel Web
Loading
La Frusta Letteraria - Rivista di critica culturale on line