La violenza spietata dilagante in tante pagine di questo libro, che a suo tempo diede esca a infinite dissertazioni moralistiche nelle aule dei tribunali di tutto il mondo, descrive fedelmente una delle aree più miserabili di New York, il mondo in cui Selby visse per tanti anni. Ma si annuncia un malessere nel quale l'intero Occidente si scopriva invischiato agli albori degli anni sessanta. La 'terra desolata' di Selby è descritta realisticamente, col coraggio di chi non vuole distogliere lo sguardo dall'orrore, ma è anche appassionatamente denunciata per la sua assoluta 'mancanza di amore' (secondo una definizione dell'autore spesso citata). Superato lo choc originario, oggi i travestiti, i drogati, i teppisti, che "Ultima fermata a Brooklyn" aveva rappresentato, si impongono come personaggi emblematici di un certo momento storico che sarebbe fatuo giudicare superato: e ciò non solo perché la loro progenie si è moltiplicata, ma soprattutto perché in essi riconosciamo le vittime di un meccanismo sociale che ciecamente continua a lavorare, attraverso la violenza, per la messa a morte del capro espiatorio.


Hubert Selby jr.
Scrittore americano  (New York  23 Luglio 1928,  Los Angeles,  26 Aprile 2004)   

Hubert Selby jr nasce a Brooklyn - New York il 23 Luglio 1928. A sedici anni, senza terminare le scuole, si imbarca nella marina mercantile degli Stati Uniti. Nel 1947, in Germania, si ammala di tubercolosi e viene ricoverato per anni. La diagnosi dei medici è senza speranza; la malattia e varie complicazioni, intervenute nel corso di un intervento chirurgico, gli causano la perdita di un polmone e di alcune costole nonché cronici problemi polmonari che lo accompagneranno tutta la vita. Non potendo continuare a viaggiare, decide di tornare in patria.
Nasce, dalle ceneri dei suoi progetti giovanili, uno dei maggiori scrittori americani del novecento che, in una delle sue frasi più note, afferma:

“ I knew the alphabet. Maybe I could be a writer”.

Il processo per oscenità
Nel 1964, dopo alcuni racconti ( “ The queen Is daed” e “Tralala” ), pubblica “The last exit to Brooklyn”.
Nel 1966 Sir Cyrcil Black, membro del partito conservatore inglese, grida allo scandalo, portando il romanzo in tribunale con l’accusa di oscenità per “narrazioni troppo dettagliate della vita omosessuale e transessuale, a cui si aggiungono la violenza domestica, la droga e la brutalità umana.” La giuria viene composta da soli uomini per una precisa disposizione del giudice Graham Rigers che dichiara: “le donne si imbarazzerebbero a leggere un testo in cui si tratta di omosessualità, droga e prostituzione.” Nonostante la difesa porti a testimoniare scrittori, critici e poeti  tra cui Anthony Burgess, Frank Kermode e Alvarez II, nel 1967 viene emesso il verdetto di colpevolezza. L’anno successivo il giurista e scrittore John Mortimer ricorrerà in appello e la sentenza verrà rovesciata.
Per la pubblicazione in Italia, a cura di Feltrinelli, dovremo attendere fino al 2000.
Alla fine degli anni sessanta Selby lascia Brooklyn per Los Angeles dove conosce e sposa, in seconde nozze, Suzanne dalla quale avrà quattro figli.
Nel periodo che segue il successo del suo controverso romanzo la vita dello scrittore è scandita da vari arresti per uso e possesso di eroina, problemi di salute e riconoscimenti professionali come la cattedra di scrittura creativa alla University of Southern of California e la pubblicazione di altri due romanzi ( “ The room” 1971 e “The demon” 1976 ). Collabora, inoltre, con varie riviste tra cui Yuger, Black Montain Review, Evergreen Review, Provincetown Review, Kuilchur e Neon di cui Gibert Sorrentino, anche lui di Brooklyn, ne è il curatore principale.

La maturità stilistica ed il  consolidamento del successo
Nel 1978 pubblica "Requiem for a dream”, uscito in Italia nel 2004 per Fazi.
Un’opera stilisticamente molto più matura di “Ultima fermata a Brooklyn”, con una struttura narrativa compattata: nessun a capo, virgolette e paragrafi definiti. La punteggiatura segue il ritmo allucinato dei fatti, delle illusioni e dei sogni per i quali non resta che un requiem per la loro morte. Una scrittura che crea un muro di parole, visivo, sulla carta, all’interno del quale le voci dei quattro protagonisti si intrecciano e rincorrono senza alcuna tregua possibile né per loro né per noi che, incapaci di negarci il respiro della speranza, non accettiamo, fino alla fine, l’inesorabilità dell’inferno che li alimenta.
Madre e nutrice dei sogni di Tylor, Marion e Harry è l’ eroina, sulla cui vendita costruiscono progetti di cambiamento, mentre, buco dopo buco, scendono nella trappola che loro stessi alimentano. Poi c’è Sara, vedova e madre di Harry, che, mentre vegeta davanti alla televisione, ingozzandosi di cioccolatini  riceve un’inattesa telefonata: sarà ospite ad uno talk show. Partecipare al programma diventa la sua ragione di vita, la prima che si ritrova tra le mani dalla morte del marito. Il sogno le offre un motivo per alzarsi al mattino, tentare di dimagrire e riuscire ad indossare, nuovamente, l’abito rosso che ha nell’armadio da anni. Proprio in nome di quell’illusione inizia a prendere le anfetamine dimagranti che la condurranno, ignara, verso la distruzione.
Con il furto, da parte di Harry, di quella televisione, feticcio intorno a cui ruotano le frustrazioni e le proiezioni di riscatto di sua madre, inizia il romanzo, in un incipit emblematico di tutto lo stile dello scrittore:

Harry che chiude sua madre nello sgabuzzino. Harold. Ti prego. Non la tv un'altra volta. Ok, ok, Harry che riapre la porta, allora piantala di darmi in testa. Che si muove per raggiungere il televisore dall'altra parte della stanza. E non mi rompere. Che strappa via la spina dalla presa e stacca l'antenna a V. Sara che s'infila di nuovo nello sgabuzzino e si chiude dentro. Harry che per un attimo resta a fissare la porta. Come ti pare, allora, stacci pure. Che comincia a spingere il televisore col carrello e tutto, il carrello che si blocca di scatto, la tv che a momenti ruzzola a terra. E ora che cazzo c'è? Harry che guarda giù e vede una catena da bici che va da un anello di acciaio al lato del televisore al termosifone.”

Dai due romanzi vengono tratti “ Ultima fermata a Brooklyn” ( 1989 ) per la regia di Uli Edel, lavoro che non riuscirà a creare una trasposizione cinematografica all’altezza del testo narrativo e “Requiem for a dream” ( 2000 ), per la regia ipercinetica di Darren Aronofsky che, anche grazie alla sceneggiatura dello stesso Selby ed alle musiche di Clint Mansell, ripropone abbastanza fedelmente il ritmo ossessivo del romanzo.

La nascita della speranza
Nel 1998, dopo una lunga gestazione e molte revisioni esce la sua ultima opera “The willow tree” ( Il Salice ), pubblicata in Italia sempre grazie a Fazi nel 2006.
Siamo nuovamente catapultati laggiù, negli inferi di New York, nella camera di Bobby, un ragazzo nero di tredici anni che vive nel Bronx con una madre isterica, due fratellini e “ se ne sta lì sdraiato ad ascoltare i topi che grattano e squittiscono dentro al muro, a pochi centimetri dalla sua testa”. Ama Maria e questo basta a cambiare ogni cosa. Un giorno, mentre vanno a scuola, sono aggrediti da una banda di portoricani che sfigurano lei con la soda caustica e massacrano lui di botte.
Lei si uccide, buttandosi dalla finestra, lui viene trovato da Moishe.
Ossessionato dal desiderio di vendetta, Bobby si nutre di odio, l’unica linfa vitale in grado non fargli sentire il dolore.
Siamo nuovamente all’inferno e, ancora una volta, non riusciamo ad immaginare una possibile salvezza, ma sarà proprio l’incontro umano e profondo tra il vecchio tedesco Moishe, sopravvissuto ai lager nazisti, e l’adolescente Bobby ad essere la chiave di lettura dell’unico romanzo in cui Selby ci dona una speranza.
L’incontro di due vite, accomunate dal dolore straziante della morte fa intraprendere il percorso lento della scoperta e del ritrovamento della possibiltà di amare.
Bobby pianifica la vendetta, la realizza passo dopo passo, un gradino alla volta, sempre più giù, verso l’ inconsapevole distruzione di se. Dopo ogni spedizione torna da Moishe nella casa tra i rifiuti, nascosta nei sotterranei del Bronx, ed in quel luogo sicuro, scopre ciò che non sapeva nemmeno potesse esistere: un rapporto umano, fatto di piccoli gesti e di parole sussurrate, di dolori narrati e ciotole di gelato che accompagnano la scoperta l’uno dell’altro.
Il dolore dei due si fonde divenendo un unico grido di disperazione, un grido senza tempo, fatto di morti presenti e passati. L’amore che Moishe dona, diluendo sapientemente le parole ed i gesti, viene assorbito da Bobby al punto che non riuscirà a portare a termine l’ultimo tassello del suo piano: uccidere Raul, il capo della gang.
ho mandato tutto apputtane…, Mush …non ce l’hoffatta…non ce l’hofatta ad ammazzarlo… (..) Moishe sa quanto sia sfibrante ritrovarsi senza più quell’odio che è stato la ragione della tua esistenza , senza quelle fantasie violente che ti hanno tenuto in vita quando non c’era più nessun motivo per andare avanti, quell’odio che è stato il principio e la ragione della tua esistenza e che quando svanisce sembra farti sprofondare  in un inferno senza fondo…
E’ con questo messaggio che Hubert Selby jr ci lascia, dopo un percorso di vita e di parole  tormentato.
quando la morte si tramuta in vita… non ci sono parole ma solo lacrime … dolci lacrime acquose”.
Muore, dopo una lunga depressione, a Los Angeles, il 26 Aprile 2004.

Erika Rigamonti


Fonti:
www.railibro.rai.it
www.kittyfeet.com
www.cubbymovie.com
http://en.wikipedia.org/wiki/Selby



°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
© lafrusta. Tutti i diritti riservati.Traduzione adattata di materiale rinvenuto in Rete. Riproduzione vietata.
Vietato il deep link. Copia registrata in "corso particolare". Autorizzato l'uso solo per scopi didattici o di studio personali.


Esempio 1
Hubert Selby jr
Il sogno americano è morto. Da un pezzo. Ma ognuno ha la sua droga per continuare a sognare: l'eroina, la televisione, il cibo. "Burqua" occidentali per evitare di guardare in faccia la realtà. "Requiem per un sogno" è la storia del "risveglio" di quattro personaggi, legati dalle illusioni di cui si nutrono per sopravvivere, e della loro lenta discesa all'inferno. Caratterizzato da una scrittura vibrante e "sensoriale", il libro rappresenta l'altra faccia del sogno americano con una crudezza che non ha pari, ma forte di una commovente capacità di penetrare e descrivere la psicologia umana, le sue debolezze, il suo bisogno d'amare e di credere, nei suoi momenti di pura grazia, nella fede che ci sarà comunque, altrove, un'altra possibilità.
Bobby è un giovane ragazzo di colore del Bronx. Lui e Maria, la sua giovanissima ragazza, hanno grandi piani per il futuro. Ma un giorno i due vengono aggrediti da una feroce gang ispanica: Bobby viene selvaggiamente picchiato mentre Maria ne esce col volto sfigurato dall'acido. Pochi giorni dopo la ragazza si uccide. Bobby, invece, viene tratto in salvo dall'anziano Werner Schultz, un ebreo sopravvissuto ai campi di sterminio nazisti, che lo cura finché non si rimette in forze. Tra i due si instaura una grande amicizia e Bobby sembra dimenticare l'accaduto. Almeno fino a quando, facendo ritorno nel suo quartiere, viene a sapere della morte della ragazza e, infiammato dall'odio, inizia a preparare la vendetta.
Bobby is young and black - still in high school but old beyond his years. His daddy upped and left years ago, and his mother can barely cope with life in the run-down corner of New York where they struggle to survive. The best thing in Bobby's life is Maria, a Hispanic girl from down the street. They love each other and have big plans for the summer that lies ahead of them, after school is out.

They get jumped by a vicious Hispanic street gang in th4 South Bronx. With Bobby savagely beaten and Maria lying in hospital waiting for skin grafts to cover her badly burned face, The Willow Tree takes the reader on a volcanically powerful trip through the lives of America's dispossessed inner-city dwellers. Into this bleak and smouldering hinterland, however, comes a small but vital note of love and compassion as Bobby struggles angrily with his own sense of loss and his desperate need for revenge. In what is undoubtedly one of the most important publishing events in recent years, Marion Boyars Publishers are proud to announce the first new novel from Hubert Selby in over a decade. An outstandingly gifted voice in modern American literature, Selby has created in The Willow Tree a luminescent statement on the nature of human grace and the need for forgiveness.


Vai al sito di Erika Rigamonti>>>
Loading
La Frusta Letteraria - Rivista di critica culturale on line