Georges Simenon
Romanziere belga di lingua  francese (Liegi, 1903 - Losanna, 1989). 

In virtù di  un'alta ingegneria dell'intreccio romanzesco ed un senso acuto della psicologia dei personaggi - doti che gli hanno consentito  di costruire un universo narrativo che supera il mero genere poliziesco - il creatore del leggendario commissario Maigret si è affermato come il più fertile degli scrittori di lingua  francese dai tempi  di Balzac: decine di opere apparse sotto 17 pseudonimi e circa 220 romanzi firmati col  suo nome hanno totalizzato più di 550 milioni di copie,  tradotte in una sessantina di lingue ed hanno fornito al grande ed al piccolo schermo una manna inesauribile.
    
Al pari della sua opera, la vita di Simenon pullula  di personaggi ed abbonda di cambi di scena. La persona che dà spessore psicologico al suo ispettore famoso con Le memorie di Maigret (1951) è la stessa che narra del proprio passato, sia in tentativi autobiografici espliciti – I miei  ricordi (1945), Quando ero vecchio (1970) o Memorie intime (1981) -, sia creando romanzi a partire da episodi della propria vita: così un  contesto coniugale penoso gli ispira Il  gatto.
   

Da Georges  Sim a Simenon  
Simenon nacque  il 13 febbraio 1903 a Liegi, in Belgio. Nelle memorie che – credendosi in punto di morte – redasse  durante la seconda guerra mondiale  evocò i suoi anni giovanili. Una galleria di ritratti e di scene dove molti membri della sua famiglia somigliano ai futuri personaggi dei suoi romanzi: la zia Anna, che gestisce un bar per marinai; lo zio Jean, droghiere arricchito e brutale; la madre, ossessionata  dal timore di morire. Gli avventori che sfilano davanti agli  esercizi commerciali sono  dei campioni d'umanità destinati a popolare  un po’ alla volta tutta l’opera del romanziere. Le  memorie abbondano in descrizioni: Liegi sotto la nebbia o la neve, l'odore dei caffè, l'attività delle chiuse o l'atmosfera di un retro-negozio. Nei suoi primi anni, l'autore si è approvvigionato di una vera galleria di ritratti e di quadri viventi, e si capisce bene perché il giovane diventato uomo deciderà di  non cedere mai alla meschineria piccolo-borghese dei propri  genitori, cosa che spiega forse anche la sua prolificità e la sua futura fortuna, che si affiancherà  ad un  rapporto col denaro molto particolare.

Dal reporter allo scrittore
Interrompe gli  studi alla fine della guerra e lavoricchia  in piccoli impieghi  prima di entrare alla Gazzette de Liège. Inizialmente reporter, compie  il proprio apprendistato seguendo  la cronaca nera, che gli permette  di scoprire i tipi umani e le motivazioni più stupefacenti, di cui saprà presto trarre profitto. A diciannove anni è  a Parigi, corrispondente  per un giornale; scrive bene  e rapidamente una quantità notevole di romanzi d’appendice e novelle che appariranno in diverse pubblicazioni. A venticinque anni, lo scrittore ha già immaginato 1.200 intrighi, firmati coi  diversi pseudonimi. Il suo nom de plume  più frequente - e il più trasparente - è Georges Sim. Può fin d'ora vivere dei suoi scritti e ne approfitta per viaggiare, ampliando così  la sua già ingente galleria di 
paesaggi e situazioni. Prova per i fiumi e per gli oceani una predilezione che lo condurrà  nei mari del Sud.
   
Entra in scena  Maigret 
Ha appena  trent’ anni quando crea il personaggio del commissario Maigret, che gli merita immediatamente, e per sempre, una notorietà universale e dei cospicui  diritti d'autore. È nel frattempo reporter a Paris-Soir, cosa che gli permette di viaggiare per  il mondo intero e di incontrare personalità alla ribalta dell'attualità.
   
Le traduzioni nelle lingue straniere si moltiplicano. Il cinema trova nei suoi romanzi un serbatoio inesauribile di soggetti ed acquista i diritti dei suoi libri man mano che  escono. Paradossalmente, Simenon, che ha sempre rifiutato di scrivere per lo schermo, è il più grande fornitore di storie per il cinema e ben presto per la televisione. Ormai ricco conduce un tenore di vita dispendioso: vaste proprietà, grand hotel, costose automobili, autisti e cuochi al proprio servizio. La sua esistenza prende la piega di un lussuoso seminomadismo. A secondo delle occasioni e a proprio signorile piacimento va a vivere con la famiglia in vari posti del globo: in Vandea prima e durante la seconda guerra mondiale, negli Stati Uniti alla liberazione, in Svizzera a partire dal 1959. L'elenco completo delle sue residenze successive occuperebbe due pagine. La sua vita coniugale non è priva di complicazioni. Più volte sposato, Simenon è un grande dongiovanni, la fedeltà non è il suo forte, ed i biografi dovranno rinunciare a registrare le sue conquiste tanto esse sono numerose. Sembra che abbia avuto la stessa energia ad  amare che a scrivere.
   
L’infinita scrittura 
Ma la sua produzione non è rallentata né dai suoi spostamenti né dalle necessità derivanti dall'allevamento dei figli. Il commissario Maigret, che era stato  “licenziato” nel 1934, viene richiamato in servizio, a furor di pubblico. L'ispettore Torrence, un assistente imprudentemente fatto morire nel primo volume della serie, viene resuscitato. Simenon   raccontò in seguito che per comporre i suoi romanzi in pochi giorni gli bastava chiudersi in una stanza  in cui nessuno lo disturbasse. Prendeva anche la precauzione di sottoporsi a  una visita medica prima di scrivere per avere una certa garanzia di  continuità nel lavoro. Si contano all’incirca quasi  settanta “Maigret”, tacendo delle  altre serie (le Petit Docteurles Dossiers de l'agence O) o dei romanzi cosiddetti "psicologici", senza personaggio ricorrente.

I "dettati" 
Nel 1972, lo scrittore rinuncia al progetto di un  nuovo romanzo e anzi annuncia che non ne scriverà più.  Ma continua a vergare le sue memorie, che chiama i suoi "dettati". Il resto del  tempo è dedicato alle pratiche relative ai  diritti d'autore ed ai suoi assegni alimentari, ma anche alle passeggiate, alla lettura ed alla televisione. I suoi ultimi anni sono rattristati dal suicidio della figlia Marie-Jo, così spesso evocata nelle Memorie intime.
   
Universalmente celebre, membro dell'Accademia reale del Belgio, Simenon fu  anche in odore di premio Nobel per la  letteratura, che non ottenne. Muore vicino a Losanna nel 1989. Le sue opere,  costantemente ristampate ed adattate per altri media, non hanno finito di suscitare interesse e consensi.
   
Un pittore dell'umanità ordinaria
La maggior parte dei racconti  di Simenon appartiene al genere poliziesco e non priva il lettore del piacere dell'enigma risolto. Un delitto, degli interrogatori, la scoperta di un  colpevole sono  il percorso obbligato. Ma grazie al metodo intuitivo di Maigret, l'avanzamento logico ed un po' freddo delle indagini classiche è sostituito da un'atmosfera e da una tessitura di  relazioni umane che costituiscono il  vero centro del romanzo. E allora mette di più conto cogliere il segreto di un criminale che smascherarlo: la scoperta del colpevole diventa pretesto per la pittura di un ambiente o di  un'analisi psicologica. Mentre il romanzo poliziesco tradizionale utilizza personaggi  convenzionali  per complicare una storia, moltiplicare gli indizi e preparare una conclusione inattesa, un romanzo di Simenon sfrutta una situazione semplice ma potente per fare evolvere personaggi complessi. Basterebbe fare scomparire il personaggio del commissario in uno dei suoi drammi criminali perché un romanzo poliziesco diventi un romanzo tout court. Il creatore di Maigret riuscirà del resto a fare a meno delle convenzioni del genere in romanzi senza indagine e senza delitti.

I personaggi
Benché i personaggi siano spesso individui piatti, ingessati nelle loro abitudini, ossessionati dalla sensazione del loro  fallimento o della loro mediocrità, pure possono provare passioni violente e compiere atti estremi. In situazioni gravi, al centro di conflitti o di sfide intense, non esitano ad andare fino alla fine di se stessi. Gli individui più grigi diventano allora veri personaggi, e molti meritano di incarnare un tipo umano. Con il loro numero e la loro varietà, formano tutto un  microcosmo allo stesso tempo immaginario e vero. La situazione in cui sono colti, e come ristretti, è già una prigione  o un destino. È volendo fuggirsene che arrivano ad uccidere. La loro aspirazione alla libertà li conduce dunque verso un'altra prigione, reale questa volta. Alla fine di un romanzo di Simenon, si ha di rado l'impressione di un trionfo, ma piuttosto di un scoramento.

I luoghi
Benché gli intrecci  possano svolgersi in grandi città come in giungle tropicali, il paesaggio-tipo resta il porto, la città di provincia, i canali e le chiuse, la strada, con i suoi caffè ed i suoi alberghetti. L’ambientazione, così presente, così penetrante, non funge da pretesto a descrizioni compiacenti e calligrafiche. Essa ha  un cuore, è soprattutto un’atmosfera, e contribuisce altrettanto - o più che il  personaggio -  alla riuscita dell'insieme. Come un solo dettaglio, vivido e naturale, nel tratteggio di un personaggio basta a dargli vita, Simenon eccelle a comporre un quadro, creare un'atmosfera, con due o tre elementi: la  nebbiolina, lo stridore di una puleggia, il passo di un viandante. In alcune parole, tutto un mondo diventa reale, prende senso e materia. Quest'economia dei mezzi narrativi permette al lettore di completare il personaggio o l' ambientazione, riempire i vuoti con il suo immaginario. Una poesia particolare può allora sorgere dalla più disperante piattezza. Simenon ha deliberatamente scelto lo stile più neutrale e più efficace, meno infastidito da  effetti letterari. Senza artifici, perfettamente accordata al mezzo ed agli attori del dramma, questa scrittura è già un'espressione della solitudine e della banalità da cui il tragico non è assente. In effetti, più di un personaggio si trova  agito da una situazione inestricabile,  la cui sola uscita è il crimine o la morte.
   

Una potenza creatrice
Dinanzi a tanta materia e a tale  facilità di scrittura, si è parlato di "caso" o di "fenomeno" Simenon. Infatti, si resta spiazzati dalla potenza creatrice di un uomo capace di scrivere un romanzo in una settimana («Sono passato poco a poco da 12 giorni ad 11, a 10, a 9. Ma ecco che per la prima volta sono giunto alla cifra 7, che è diventato come lo stampo definitivo nel quale saranno colati ormai i miei romanzi»), e di scriverne centinaia senza che la sua ispirazione si indebolisca, come pure dalla ricchezza di un universo romanzesco abitato da personaggi ad  un tempo bigi e fantastici. Quest’opera ricca  di uomini, di paesaggi e di passioni somiglia ad una commedia umana, che  talora è stata accostata  a quella di Balzac. Il suo successo è immenso e duraturo, ed è stata oggetto di traduzione in tutte le lingue. Non   stupisce dunque che il cinema se ne sia impadronito. Il testo, dove i dialoghi occupano un grande posto, reclama le immagini. Quasi tutti i romanzi sono stati ridotti in pellicola, ed alcuni più  volte. Se così  ricca è la sostanza dei temi che ciascuno vi può prendere ciò che vuole, farne ciò che più gli aggrada, ben  pochi  riescono tuttavia a rendere la complessità del libro.

 Un autore popolare
 Accostato ai più grandi  scrittori, Simenon è tutto sommato un autore popolare, facile da leggere, che non si è preoccupato né di questioni formali né stilistiche. Non è né Proust né Dostoevskij. Ciononostante, grazie alla sicurezza della sua arte ed ai poteri della sua immaginazione, ha strappato l'ammirazione di tutti gli scrittori. Roger Nimier, Max Jacob, Marcel Aymé, François Mauriac, e molti altri, hanno lodato le qualità di quello che André Gide considera come «il più grande romanziere di tutti, il  più vero romanziere che abbiamo in letteratura».
   
Le opere
Simenon si presta male ad una selezione bibliografica, tanto è sterminata la sua produzione. Citiamo dunque – un po' arbitrariamente - l'Aîné des Ferchaux (1945), Trois Chambres à Manhattan (1946), le Fils (1957), Le Testament Donadieu (1937), Le Voyageur de la Toussaint (1941)   e Je me souviens (1945), On dit que j'ai soixante-quinze ans (1980) (autobiografie).



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pagina a cura di Alfio Squillaci

Esempio 1
Georges Simenon 
Simenon in Rete:

 
Un vocabolario che comincia con un "abbraccio" e prosegue con "cuore", "dedica", "incontro", "notte", e "piangere" in cui Barthes interviene con il suo sottile ingegno di linguista a collezionare tutti questi discorsi spuri in un unico soliloquio. Per il grande pensatore francese l'amore è un discorso sconvolgente ed egli lo ripercorre attraverso un glossario dove recupera i momenti della "sentimentalità", opposta alla "sessualità", traendoli dalla letteratura occidentale, da Platone a Goethe, dai mistici a Stendhal. Si realizza così un repertorio suffragato da calzanti riferimenti letterari e da obbligati riferimenti psicanalitici sul lessico in uso nell'iniziazione amorosa. 

Simenon intimo
Pagine correlate
<<< Georges Simenon - L'uomo che guardava passare i treni - Lettura


dal 13 feb.r 2004
Cos'è il noir? E' un termine piuttosto ampio che racchiude l'idea di storie raccontate con taglio thriller, detective, o mystery ecc. Black raccoglie volentieri queste definizioni e ne propone un ampliamento. Come già nei quattro numeri precedenti, anche in questo quinto numero ci sono fumetti e articoli dedicati in questa occasione a Georges Simenon (Mon cher Simenon). Il taglio noir viene reinterpretato da Black proponendo una scelta tra le storie più interessanti apparse negli ultimi anni nel variegato panorama della narrazione a fumetti internazionale. 

"Sei così bello" gli aveva detto un giorno Andrée "che mi piacerebbe fare l'amore con te davanti a tutti...". Quella volta Tony aveva avuto un sorriso da maschio soddisfatto: perché era ancora soltanto un gioco, perché mai nessuna donna gli aveva dato più piacere di lei. Solo quando il marito di Andrée era morto in circostanze non del tutto chiare, e Tony aveva ricevuto da lei il primo di quei brevi, sinistri biglietti anonimi, solo allora aveva capito, e aveva cominciato ad avere paura. Ancora una volta, nel suo stile asciutto e rapido Simenon racconta la storia di una passione divorante e assoluta, che non indietreggia nemmeno di fronte al crimine. Anzi, lo ripete. 

«Save me Daddy – I’m dying – I’m lost in the space, the silence of death» aveva scritto, poco prima di morire, Marie-Jo, la venticinquenne figlia minore di Georges Simenon. Il 19 maggio 1978, con un proiettile calibro 22, Marie-Jo si uccide nel suo appartamento di Parigi. È un suicidio annunciato, e del resto più volte tentato: dopo essere stata una bambina «difficile», Marie-Jo era entrata sin dall’adolescenza in un ciclo infernale di cliniche, fughe, ospedali psichiatrici. Simenon non raggiunge Parigi, ma si preoccupa che siano eseguite le estreme volontà della giovane, contenute in una lettera straziante trovata accanto al cadavere. Il corpo viene dunque trasportato a Losanna e cremato, le ceneri disperse nel giardino di casa. Nel 1980, a settantasette anni, lo scrittore, che dal febbraio del 1972 ha smesso di produrre romanzi, compone febbrilmente queste Memorie. Per commemorare la figlia, ma anche per placare insieme il dolore e i sensi di colpa, si affida alla forza inappellabile del ricordo, e dà vita a una sorta di grande affresco autobiografico, completato dalla raccolta dei pochi scritti che la ragazza, segnata da una irrisolta vocazione artistica, ha lasciato: è il Libro di Marie-Jo. Dedicate alla sua creatura perduta, le pagine di questa straordinaria «confessione» hanno in realtà un solo protagonista: lo stesso Simenon, qui al centro di quello che è forse il più imponente dei suoi romanzi, in cui la sapienza del narratore si coniuga a una «cognizione del dolore» tutta nuova, e in qualche modo stupefacente per l’autore stesso. Nessun altro scritto, nessun diverso omaggio poteva celebrare il centenario della nascita di uno scrittore che, nel Novecento, costituisce un caso letterario assolutamente a sé stante.
Georges Simenon lavorò ai Mémoires intimes tra il febbraio e il novembre del 1980, dopo essersi immerso per molti mesi nella lettura degli scritti (lettere, agende, poesie, testi di canzoni, libri annotati) e nell’ascolto delle cassette lasciatigli dalla figlia. Il libro apparve nel novembre dello stesso anno, e nonostante la mole il successo fu enorme e immediato.

A metà degli anni Trenta, uno scandalo travolse l'immenso impero commerciale dei due fratelli Ferchaux, arrivati in Africa alla fine dell'Ottocento come passeggeri clandestini. Simenon prende spunto da questa vicenda di cronaca per realizzare il suo romanzo. Con quali mezzi era stata accumulata la fortuna dei Ferchaux? Quali complicità avevano avuto i fratelli nelle autorità coloniali? Che fine aveva fatto il primogenito, il vecchio Dieudonné? E' qui che ha inizio il libro ed è qui che Simenon fa entrare in scena un personaggio decisivo: il giovane Michel Maudet.

L’uomo che non era Maigret , Patrick Marnham Ordina da iBS Italia

Questa biografia stabilisce una connessione tra la vita frenetica e movimentata dello scrittore e la narrazione tormentata dei suoi romanzi. Seguendone le vicende da Liegi a Parigi, fino in Svizzera, parlando con quanti gli furono vicini e basandosi sulle sue lettere e sui suoi scritti, Marnham riesce a fornirci una immagine di grande precisione, ironica e affascinante dello scrittore, un uomo perseguitato da fantasmi che poté esorcizzare solo grazie alla letteratura. 

<< 1.Georges Simenon - Le Centre d'études Georges Simenon et le Fonds Simenon de l'Université de Liège.  Tutto ciò che cercate su Simenon (e di più) lo troverete qui. Informazioni, biografia, opere di e opere consacrate a Simenon, filmografia, tesi di laurea, il web etc. E' "il" sito di Simenon.


<< 2.Georges Simenon - Bel sito italiano, graficamente suggestivo, informatissimo, un pregevole riferimento all'indimenticabile Gino Cervi, a conferma che  c'è un côté italiano di Simenon di grande lignaggio interpretativo ed iconografico. Sito da dieci e lode.
No one has explored the unhappy, injured, not to mention psychopathic, consciousness better than Georges Simenon. "Dirty Snow is a study of the criminal mind. It tells the story of Frank, a pimp, petty thief, and collaborator in occupied France. Through the unrelenting darkness of a long winter, Frank pursues all the possibilities of perdition until there is nowhere left to go.

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