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Virginia  Woolf 
Romanziera e saggista inglese (Londra, 1882 - Lewes, 1941). 

Proseguendo la via aperta da Henry James e Marcel Proust, Virginia Woolf ha cercato - come il suo contemporaneo James Joyce - di tradurre nella scrittura la fugacità delle impressioni, di dissolvere le forme tradizionali del racconto nel flusso di coscienza: l’approdo cui perviene è la  liberazione dalle regole del realismo psicologico per scendere lentamente in un  precario  “attraversamento delle  apparenze”, nel cuore delle incertezze dell’essere.
Innovatrice nei suoi scritti, Virginia Woolf lo fu anche nelle sue letture: nei suoi articoli di critica letteraria come nelle sue scelte di editore indipendente, privilegiò sempre gli autori che condividevano con lei questo sguardo nuovo che esige modi d’espressione nuovi. Stessa originalità nella sua visione della società del suo tempo: i suoi saggi polemici appaiono fra i grandi testi fondatori del femminismo.

Il peso delle ascendenze
Venti anni dopo avere lasciato il 22 di  Hyde Park Gate, indirizzo memorabile di cui Virginia Woolf farà più tardi il titolo di una breve confessione autobiografica, evocherà la cupa atmosfera di questa residenza del  South Kensington, zona londinese dove, da più di mezzo secolo, il vittorianesimo trionfante prediligeva erigere le sue costruzioni più monumentali.  Qui, in una  sapiente disposizione di appartamenti attigui idonei ad accogliere negli stessi spazi una ventina di persone, vive la tripla famiglia di sir Leslie Stephen e Julia Prinsep Stephen: entrambi vedovi provenienti da un primo matrimonio, hanno   insieme quattro figli, che vengono ad aggiungersi ai quattro nati dai loro primi rispettivi letti. In questa complessa figliolanza, Virginia Adeline occupa la settima e penultima posizione.

Una famiglia illustre 
Certamente, nascere nel focolare degli Stephen dà tutti i vantaggi che offre di primo acchito un ambiente agiato e colto. Ma, nello stesso tempo, sotto il peso di modelli famosi, l’ascendenza esige che si eccella: il nonno, sir James Stephen, dopo essere stato  sottosegretario di Stato alle colonie dei primi anni del regno vittoriano, fece  a Cambridge una carriera brillante di professore di storia contemporanea; lo zio, sir James Fitzjames Stephen, elevato al titolo nobiliare in ricompensa dei suoi servizi di alto funzionario in India, era  autore celebrato di opere e di articoli di riflessione giuridica, filosofica o teologica; ma è ovviamente la figura di suo padre, personaggio ricco e complesso, che segna di più la giovane Virginia. Profondamente credente nella primissima giovinezza - al punto di prendere quasi i primi ordini della Chiesa anglicana -, in seguito disconobbe repentinamente ogni religione. Ormai discepola di Kant, di Auguste Comte e di John Stuart Mill, professa un agnosticismo virulento e si appassiona all’... alpinismo: il rigore e vigore vittoriani si esercitano fin sulle vette svizzere, delle cui  ascensioni sir Leslie riporta resoconti tali che contribuiscono ad  innalzare l’ alpinismo al rango di disciplina sportiva. Ma soprattutto, quest’uomo imprevedibile e traboccante d’energia è un uomo di lettere. Genero, per il suo primo matrimonio, di Thackeray, al quale succede alla guida del “Cornhill Magazine”, influente rivista letteraria, amico stretto del romanziere Meredith, sir Leslie è uno prosatore prolisso, storico delle idee, critico letterario e biografo dei grandi autori inglesi. 
 
Una famiglia di cultura
Questa galleria di ritratti maschili sembra avere tutte le chance di arricchirsi delle figure già promettenti dei fratelli, fratellastri e cugini della giovane Virginia.  Mentre i ragazzi seguono il percorso rigoroso che conduce da Eton a Cambridge, le ragazze ricevono  in casa un’istruzione che resta la prima delle prerogative materne: Julia Stephen veglia sull’insegnamento apprestato da governanti, precettori e ripetitori alle tre figlie - Vanessa, Virginia e la loro sorellastra Stella Duckworth. Più tardi, Virginia Woolf commenterà questa disuguaglianza nel trattamento riservato ai ragazzi da un lato, alle ragazze dall’altro, pur riconoscendo il suo debito verso questo ambiente familiare molto stimolante. Dagli Stephen, le visite di scrittori, editori, giornalisti, artisti sono quotidiane, e le conversazioni appassionanti. D’altronde, sir Leslie apre in gran parte la sua biblioteca a tutti i suoi figli, ragazzi e ragazze.

Una famiglia di uomini
In quest’alveare vibrante di individualità forti, ciascuno prosegue i suoi interessi, nel rispetto delle norme tacite che impone Julia Stephen, madre adorata, attenta al mantenimento dell’equilibrio di questa famiglia composita. Purtroppo, questa donna sagace e briosa muore nel 1895. Per Virginia, appena  tredicenne, è il primo di una serie di lutti che la segnano profondamente. Due anni più tardi, Stella Duckworth, che aveva assunto il ruolo della madre scomparsa, si sposa e muore a sua volta, vittima delle complicazioni di una gravidanza difficile. Durante i sette anni che seguono, Virginia e sua sorella Vanessa restano sole in un universo esclusivamente maschile. Più nessuno, ormai, viene a contrastare l’autoritarismo ostinato e  le ubbie  del padre, vecchio, afflitto da una sordità crescente e vedovo inconsolabile che passa i giorni chiuso nella sua biblioteca. Le due giovani donne cadono sotto la tutela fastidiosa dei loro fratellastri, Gerald e George Duckworth: alle attenzioni  incestuose  di questi fratellastri maggiori senza scrupoli si aggiunge la fatuità di George, personaggio superficiale ed arrivista purtroppo promosso al rango di capo famiglia. Presto si manifestano in Virginia, fragile e sensibile, i primi segni dell’angoscia e della depressione mentale che, a partire dalla morte della madre, l’attanaglierà tutta la vita.

La fioritura intellettuale
Nel 1904, dopo avere pubblicato uno studio ambizioso sulla letteratura e   società inglesi del  XVIII secolo, sir Leslie si spegne. Per quanto dolorosa, questa scomparsa segna per le   figlie l’occasione di una vera liberazione: senza di essa, come Virginia Woolf scriverà più tardi, «Cosa sarebbe successo? Nulla. Né scrittura, né libri ».  Vanessa e Virginia,   rispettivamente di venticinque e ventidue anni, ormai sono decise a dar sfogo alle proprie passioni. La maggiore decide di esprimersi con la pittura, la più giovane con la scrittura.

L’influenza del gruppo di Bloomsbury
I ragazzi  Stephen lasciano Hyde Park Gate per andare a vivere al 46 di Gordon Square, nella zona di Bloomsbury, dove prendono l’abitudine di ricevere intellettuali, scrittori ed artisti, in un circolo ben presto battezzato il “gruppo di Bloomsbury”.  Alimentata e spinta  da questo clima di fervore intellettuale, Virginia Stephen sembra infine capace di agire e di scrivere: dà ripetizioni serali alle operaie di un collegio della periferia, milita nei gruppi delle suffragette, pubblica le sue prime critiche letterarie nel “Times Literary Supplement”. Ma c’è nella eterogeneità di queste attività il segno di una dispersione, il sintomo di una febbrile inanità. La sofferenza psichica ed emozionale dell’adolescenza è lontana dall’ essere alleviata quando si verifica un nuovo lutto: nel 1906, nel corso di un viaggio in Grecia, Thoby, il fratello tanto ammirato, è ucciso da una febbre tifoide.
L’anno successivo, Vanessa va in sposa a  Clive Bell. La complicità che la lega a Virginia, senza essere rimessa in discussione, passa tuttavia in secondo piano. Virginia, probabilmente delusa, si lascia corteggiare da Lytton Strachey; quest’ultimo non ha mai nascosto la sua bisessualità, e il loro fidanzamento  è infranto fin dal giorno dopo del suo annuncio ufficiale.

Un coniuge attento e premuroso
Nel 1912, Virginia Stephen finisce per sposare l’autore e giornalista socialista Leonard Woolf, al quale è legata da una complicità profonda, intellettuale ed estetica.  Quest’uomo paziente ed attento le sarà fino alla fine fedelmente devoto e veglierà  senza sosta sulla salute mentale e l’attività letteraria della moglie. È in effetti grazie al sostegno ed agli incoraggiamenti del  marito che Virginia Woolf riesce infine a concentrare i suoi sforzi: mentre le riunioni del gruppo di Bloomsbury si svolgono nel nuovo domicilio coniugale, completa il suo primo romanzo nel 1913, La crociera, pubblicato nel 1915.  Durante i lunghi mesi della redazione di quest'opera, non ha cessato di dubitare della sua capacità di condurla a termine.  Esausta, va incontro ad un nuovo periodo di depressione.
Per farle ritrovare fiducia ed equilibrio, il   marito le propone di aprire una casa editrice. Nel 1917, fondano insieme la Hogarth Press, che svolgerà un ruolo capitale sulla scena letteraria inglese del periodo tra le due guerre. Da subito, la politica editoriale dei Woolf è indirizzata verso scrittori nuovi o autori stranieri poco o male tradotti. Accanto ai loro libri, Virginia e Leonard Woolf riescono in alcuni anni a fare apparire nel catalogo del Hogarth Press delle opere  decisive come quelle di T.S. Eliot, Katherine Mansfield, Freud, Rilke, Svevo, Gorki, CechovTolstoj e Dostoevskij.
 

Romanzi non convenzionali
Nel 1919, Virginia Woolf pubblica  il suo secondo romanzo, Notte e giorno, la cui l’eroina - giovane prigioniera di una famiglia di letterati - ricorda Vanessa; nella forma, questo libro rimane fedele alle convenzioni chiuse della costruzione del personaggio.
Ma nel 1922 pubblica La camera di Jacob, primo racconto destrutturato, puzzle impressionista  evocante la morte di un giovane il cui il modello, questa volta, sembra essere  quello del fratello Thoby. Il libro è immediatamente accolto, tanto dai suoi difensori che dai suoi detrattori, come un manifesto di rottura delle regole del romanzo psicologico tradizionale. Fino all’ultima delle sue dieci opere romanzesche, Virginia Woolf cercherà di affinare le tecniche di scrittura, spingendo sempre più a fondo  l’elaborazione di tecniche di scrittura idonee a seguire da presso le aritmie degli atti percettivi, l’alchimia delle sensazioni e le ellissi del monologo interiore.

Segue  La signora Dalloway (1925), soliloquio incrociato di due voci messe in controcanto durante lo spazio di un solo giorno: quella di Clarissa Dalloway, moglie  frivola di un deputato occupata dai preparativi del prossimo ricevimento, e quella di Septimus Warren Smith, il suo improbabile alter ego maschile, ferito della Grande guerra, un mezzo folle errante per  Londra. Con Gita al faro (1927), la romanziera ritorna alla storia familiare: sotto le caratteristiche appena mascherate del signor e della signora Ramsay e dei loro otto bambini, fa rivivere la sua famiglia e le sue villeggiature a Talland House, in Cornovaglia, trasposte, in questo quinto romanzo, nell’isola di Skye.

Una voce femminista
Orlando (1928) occupa un posto molto particolare: biografia immaginaria di un personaggio androgino che attraversa quattro secoli di storia inglese, il libro è in realtà un poema d’amore indirizzato alla scrittrice Vita Sackville-West,  amica ed amante di questo periodo in cui il femminismo di Virginia Woolf si esprime nettamente  in Una stanza tutta per sé (1929), bruciante guanto di sfida lanciato contro l’ordine culturale maschile. In questo saggio, al quale darà più tardi una dimensione più politica (Le tre Ghinee, 1938), elabora la cronistoria della quasi totale assenza delle donne sulla scena letteraria. Ai suoi occhi, la marginalizzazione - nella pazzia spesso - di cui furono vittime le poche donne scrittrici nei fatti conferma la teoria di una repressione secolare della scrittura e della parola femminili. Complementari nella loro espressione di una femminilità in cerca di se stessa, Orlando ed Una stanza tutta per sé sono l’ultimo grido di un decennio di creatività intensa e febbrile.

La triste minaccia della follia
Nel corso degli anni ‘30, un  ciclo di depressione l’assedia nuovamente. Diversi fattori concorrono ad inasprire presso la scrittrice le paure sempre più  ossessive e afflittive: la lontananza di Vita Sackville-West, la morte di un nipote - figlio maggiore di Vanessa, ucciso durante la guerra civile in  Spagna -, l’orrore incombente  del nazismo e, una volta la guerra scoppiata, il timore di un’invasione tedesca, un timore che le origini ebree di Leonard non fanno che aumentare man mano che si confermano i segni della barbarie.
Contestualmente  la sua attività inclina sempre più a toni cupi nella scelta dei temi e  più titubante appare il suo progetto letterario. L’ ossessione della solitudine e della morte è al centro  de Le onde (1931).  Nel 1937 esce Gli anni: in questa lunga cronaca, costruita intorno dell’agonia di una madre, Virginia Woolf traccia, in modo quasi classico, dall’epoca vittoriana agli anni ‘30, la storia del clan Pargiter, famiglia dell’alta borghesia. Per il suo ultimo romanzo, Tra un atto e l'altro (1941), ritorna alle complessità delle costruzioni a specchio: al di là della metafora di una festa di paese dove si mescolano, in un turbinio, illusione e realtà, passato e presente, si addentra in una meditazione sulle fondamenta della civilizzazione.

Mentre i bombardieri tedeschi solcano il cielo inglese, Virginia Woolf, sempre più convinta che la follia abbia preso il dominio del mondo, decide di porre fine al suo “Attraversamento  delle apparenze”. Il 28 marzo 1941, si annega nel fiume Ouse, il cui corso delimita la proprietà di Monk’s House, a Rodmell, piccolo villaggio del Sussex dove, in quei mesi bui, i Woolf si rifugiavano spesso. C’è, in questa morte cercata nell’acqua, il simbolo di un completamento impossibile, come un’ eco di quella fluidità che la sua opera cercò sempre di cogliere.



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Esempio 1
dal 1 settembre 2003
Virginia Woolf in Rete


1.Virginia Woolf. Connection - Sito commosso dei woolfiani nel mondo. Partecipato e accurato.

2. "Virginia Woolf  on women and fiction". Pagine web accurate di J.e N. Henderson. Amatoriali ma davvero  belle.

3. Virginia Woolf .Saggio di K.Tetterton su "Orlando". Ampia bibliografia.

4 Virginia Woolf .  Dall'archivio del New York Times Articoli  su V.Woolf. Qualche indicazione (con a fianco l'anno di redazione dell'articolo): Recensioni: The Voyage Out' (1920); 'Night and Day' (1920; 'Mrs. Dalloway' (1925); The Common Reader' (1925;'To the Lighthouse' (1927);'Orlando' (1928);'A Room of One's Own' (1929); 'The Waves' (1931); Virginia Woolf & Lytton Strachey Letters' (1956); Articoli su V. Woolf: An Oldster Enters a Protest (1923); Virginia Woolf Believed Dead (1941); The Fate of Women of Genius by Mary Gordon (1981);Three Dramas of Emotional Conflict, by Edna O'Brien (1985); A Review of Louise DeSalvo's 'Virginia Woolf: The Impact of Childhood Sexual Abuse on Her Life and Work' (1989);Virginia Woolf, Her Inner Circle and Inner Self (1993); Daphne Merkin Reviews Hermione Lee's 'Virginia Woolf' (1997) (Si ricorda che l’accesso a queste pagine del NYT è per alcuni articoli gratuita –previa iscrizione al sito – per altri a pagamento).

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Vita Sackville West e Virginia Woolf si incontrano per la prima volta nel 1922 a una cena da amici e da quel momento cominciano a frequentarsi e a scriversi con un'assiduità che non verrà mai meno fino alla morte di Virginia nel 1941. Le lettere qui raccolte documentano quest'avventura, quasi vent'anni di un rapporto fatto d'amore e di amicizia tra due donne molto diverse tra loro ma legate da un'unica, grande passione: la scrittura. 

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Virginia Woolf: Le Onde

Sei amici si alternano in un monologo. Nei loro soliloqui "dicono" fatti e vite, e "pensano" riflessioni e sogni: la scuola e i giochi, i segreti e gli abbandoni, le rispettive famiglie e i desideri. Le voci si confondono in un unico fiato, come un'onda che racconta l'esistenza di ciascuno dei sei, e non solo la loro. Le onde sono la forma di questo romanzo: le onde del mare, della luce, del tempo, dell'emozione, dei gesti e dei dolori.


In una sera del settembre del 1914, la famiglia Ramsay, in vacanza in una delle isole Ebridi, decide di fare l'indomani una gita al faro con alcuni amici. Per James, il figlio più piccolo, quel luogo è una meta di sogno, piena di significati e di misteri. La gita viene però rimandata per il maltempo. Passano dieci anni, la casa va in rovina, molti membri della famiglia sono morti. I Ramsey sopravvissuti riescono a fare la gita al faro, mentre una delle antiche ospiti finisce un quadro iniziato dieci anni prima. Passato e presente si intrecciano, il tempo assume un diverso significato.
<<< Vedi le nozioni di "monologo interiore" e "flusso di coscienza".
Vivo fu il disappunto di Virginia Woolf quando seppe che la sua cuoca aveva votato come lei - laburista.
Nel cammino dell'emancipazione femminile si può inciampare nel vecchio conflitto di classe?
Che fine ha fatto la sua cuoca, di cui la scrittirce spagnola Alicia Bartlett Giménez ha rintracciato uno stupefacente diario? Licenziata dalla Woolf, che non sopportava più le sue insubordinazioni di serva-padrona, di lei si è persa ogni traccia, fuorché il suo diario, scritto forse in aperta emulazione con la "signora".

(vedi Isabella Bossi Fedrigotti - che recensisce il volume - sul Corriere della Sera del 19 gennaio 2004)

"Una stanza tutta per gli altri" tradisce la sua promessa (già nel titolo, parodistica parafrasi del celebre scritto emancipazionista della Woolf "Una stanza tutta per se'") per essere soprattutto il romanzo di Nelly, la domestica che dal 1916 al 1934 servì in casa Woolf. Il romanzo, certo, di ciò che Nelly vedeva: il marito Leonard, i sodali del gruppo, la sorella Vanessa, grande pittrice, Catherine Mansfield; e, di Virginia, la presenza, quasi volatile, l'ipersensibilità, il suo amore per essere amata. Ma il gruppo di Bloomsbury è solo una cornice, uno sfondo, e forse, viene voglia di dire, una placenta che nutre un mondo di donne che anela a nascere, ma diventa presto il decorso di una ossessione impossibile a sciogliersi. 

The landmark modern novel Mrs. Dalloway creates a portrait of a single day in the life of Clarissa Dalloway as she orchestrates the last-minute details of a grand party. But before Virginia Woolf wrote this masterwork, she explored in a series of fascinating stories a similar revelry in the mental and physical excitement of a party. Wonderfully captivating, the seven stories in Mrs. Dalloway's Party create a dynamic and delightful portrait of what Woolf called "party consciousness."

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Una stanza tutta per sé – Virginia Woolf, 1928

Cosa ha a che fare una stanza tutta tutta per sé con le “donne e la fiction”? La verità è più di quanto potrebbe sembrare a prima vista; come l’autrice stessa spiega infatti quello delle “donne e la fiction” è un argomento molto ampio, che offre numerosi punti di vista  l’uno non meno interessante dell’altro. Come sono rappresentate le donne nella narrativa? Quale distacco esiste tra l’immagine fittizia della donna nella letteratura e la sua realtà nei secoli passati? Chi sono le prime pioniere a prendere parte attiva nella scrittura di fiction e come, quando, perché la sclta è caduta preferibilmente proprio sulla narrativa piuttosto che sulla poesia, la saggistica o il teatro? Primi anni del ventesimo secolo, siamo a Londra, la città liberale per eccellenza decantata nelle Lettres anglaises di Voltaire, eppure ancora una donna ( la stessa scrittrice ) non può accedere alle librerie se non accompagnata da un uomo o da una lettera di presentazione. 
L’unico nido dove tutti questi interrogativi, queste mensole impolverate da tutto ciò che di svilente è stato scritto e dato per certo sul gentil sesso, trovano una giusta soluzione è proprio lì, in una stanza tutta per sè, riscaldata da una rendita autonoma sufficiente a garantire l’indipendenza della donna da tutti i vincoli che l’hanno assoggettata nel passato. La storia della letteratura è stata scritta da questo rapporto squilibrato fra i sessi; ed è così che Virginia Woolf arriva a chiedersi, trovando una risposta, cosa sarebbe successo se Shakespeare, padre della cultura elisabettiana inglese, avesse avuto una sorella talentuosa quanto lui?
Chiara Piotto 

La Frusta Letteraria - Rivista di critica culturale on line