La Frusta Letteraria - Rivista di critica culturale on line
Se debbo morire, allora fatemi morire/mentre il mio liuto ha ancora le corde,/prima che gli uccelli abbiano lasciato il cielo/ed abbiamo cantato tutte le loro canzoni./Se debbo andarmene, allora lasciatemi andare/mentre ancora sento e ancora so/che la terra è bella e tutta splendore/e che il Signore ed io siamo giovani./Se debbo dormire, fate ch'io dorma/prima che le mie ore siano trascorse,/prima che le nevi d'inverno siano alte/e che i giorni estivi siano finiti/Se debbo sparire, allora fate ch'io sparisca/prima che la mia fede sia del tutto delusa/e prima che la speranza ed io siamo troppo profondamente sepolti/per ricevere il sole del mattino”.

William Wordsworth:
William Wordsworth

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Esempio 1
WILLIAM WORDSWORTH (1770-1850)
Poeta inglese

William Wordsworth, nato a Cockermouth, nel montuoso Cumberland, solo attraverso alla Natura, che egli amò fin da piccolo, riuscì a superare il carattere chiuso e ribelle dei suoi primi anni, in cui, frequentando la scuola di Hawkshead, non dette indizi di speciali inclinazioni. Laureatosi a Cambridge, nel 1792 soggiornò in Francia; qui trovò in pieno sviluppo la Rivoluzione, a cui non rimase indifferente spettatore, ma, specialmente per l’influsso del capitano Michel Beaupuy di cui era divenuto intimo amico. a Orléans, si schierò dalla parte dei Girondini, e per poco non fu coinvolto nella lotta. Fedele della dea Ragione, le stragi del Terrore non scossero la sua credenza utopistica nella rigenerazione dell’umanità; solo quando la Francia da assalita diventò assalitrice e scoprì le sue mire imperialistiche, il Wordsworth divenne reazionario. Ma intanto una profonda crisi morale l’aveva sconvolto per il contrasto tra la sua filosofia razionalista, derivata dall’insegnamento di William Godwin, alla quale voleva serbar fede, e gli eccessi del Terrore, a cui il suo cuore ripugnava. Documento di questa crisi è il dramma The Borderers (1795). A incupire il pessimismo del Wordsworth in quegli anni s’aggiunse il turbamento rimastogli dalla passione per una giovinetta francese, Annette Vallon, che egli non credé di poter sposare, benché ne riconoscesse la figlia. Soltanto nella vita campestre, a cui si dedicò appena tornato in Inghilterra, e nella compagnia della sorella Dorothy riacquistò un perfetto equilibrio morale. Gli stadi di questa crisi, e lo sviluppo del suo genio poetico sono analizzati dal Wordsworth nel Prelude (scritto 1799-1805, pubbl. 1850): questo poema autobiografico doveva servire d’introduzione a un gran poema filosofico sull’Uomo, la Natura e la Società che fu compiuto solo in parte (The Excursion, pubbl.1814).

Conversando con la sorella e col Coleridge, che incontrò a Bristol nell’autunno del 1793, il Wordsworth divenne chiaramente consapevole della sua missione di poeta. La sorella affinò in lui il senso d’osservazione della natura, il Coleridge gli comunicò la conoscenza della filosofia tedesca, specialmente del sistema del Kant. I due poeti progettarono le Lyrical Ba1lads, di cui s’è detto.
Il seguente mezzo secolo di vita presenta avvenimenti esterni poco notevoli. Ad eccezione di alcuni viaggi (uno in Germania nel 1798 con la sorella e il Coleridge, altri in Scozia, 1803 e 1833, in Svizzera e in Italia, 1820, in Olanda, 1823, nel Belgio col Coleridge, 1828, di nuovo in Italia, 1837), il Wordsworth visse poveramente e in disparte nella regione dei laghi, a Grasmere, poi (dalla primavera del 1813) a Rydal .Mount. Si sposò nel 1802; dal 1805 al l815 le sue energie furon logorate da sventure domestiche, e il suo duramente conquistato ottimismo scosso dalle vittorie di Napoleone; ma l’idea del dovere e il sentimento patriottico gli ispirarono nobile poesia morale. Dal 1808 in poi la sua ispirazione si raffreddò in proporzione al suo cristallizzarsi in un punto di vista conservatore. Ma intanto la sua poesia, accolta dapprima con dileggio, dopo che fu scomparsa la generazione dei detrattori e divenuta influente quella degli ammiratori (primo dei quali il Coleridge), era universalmente celebrata. Gli anni tra il 1830 e il 1840 segnarono il periodo di massima voga del Wordsworth; nel 1843, dopo la morte del Southey, accett.ò il titolo di Poeta Laureato.

È stato detto (da Norman Nicholson) che il Wordsworth « rinnovò del tutto il linguaggio poetico, senza di che ben poca della poesia degli ultimi centocinquant’anni sarebbe stata scritta ». Un rinnovamento del linguaggio poetico, prima espressione poetica veramente moderna del sentimento della natura, e la scoperta della grandezza e della dignità de1le cose e delle persone umili e quotidiane, sono questi i tre titoli del Wordsworth a uno dei più alti fastigi del Parnaso inglese.
Il processo per cui il mondo esteriore iruppe nell a coscienza del Wordsworth quattordicenne - da lui descritto nel Prelude - ha qualcosa d’un cataclisma naturale, d’un assestamento geologico: forme e creature, attraverso l’organo della vista, « il più dispotico dei sensi », che in Wordsworth era lentamente assorbente anziché fulmineamente predace, si configurarono e rimasero nella sua mente come massi morenici, esistendo in -una loro solida, estatica tranquillità.
L’intuizione del paesaggio sta dunque alla base della poesia del Wordsworth, e volendo far d’essa la storia, giova insistere sui suoi elementi primitivi e ingenui: rappresentarci il Wordsworth ragazzo, carattere chiuso e selvatico, che gusta la campagna dapprima come un vigoroso esercizio fisico, sinché certi aspetti della natura irrompono con una violenza quasi lacerante, tanto è acuta, nell’anima torpida. e ottusa, e vi suscitano sentimenti di stupore misti di reverenza e di paura:

the visible scene
Would enter unaweres into hir mind
With all its solemn imagery, its rocks,
Its woods, and  that uncertain  heaven received
Into the bosom of the steady lake.

Per un temperamento compatto ed egoistico qual era quello del Wordsworth, la  scoperta del mondo circostante nella adolescenza rappresentò un travaglio trasformatore e rigeneratore simile a quello che patisce la crisalide nell’abbandonare la dura scaglia e spiegare la levità delle ali. Nessuno meglio del Coleridge ha. compreso l’intensità di questa crisi: « Nella forma, nello stile, nella maniera di tutto il poem [parla dei Descriptive Sketches], nella struttura dei singoli versi e periodi, si notano un’asprezza e un’acerbità unite e combinate con parole e immagini cosi accese, che potrebbero richiamare alla mente le creature del mondo vegeta1e, in cui fiori smaglianti erompono dalla scorza e dal guscio duro e spinoso dentro i quali il frutto opulento sta maturando ».
Nell’isolare nelle cose ciò che vi è di più elementare, il poeta attinge a un’immagine di vita indistruttibile, massiccia e perenne; così per es. in The Solitary Reaper  la Mietitrice è là, eterno « tipo » che occupa l’alto silenzio dei campi col suo gesto e col suo canto: le contrade lontane, le storie secolari, i miti primitivi rianima quel canto, che sembra sgorgato dall’alba del mondo; lo spirito della terra è là, in una improvvisa illuminazione; nel mondo visibile si rivela. nell’ attimo la presenza divina. Il poeta rivive cosi, dinanzi alle forme della Natura, quei sentimenti di reverente stupore che ispirarono  le mitologie primordiali. Si comprende perciò come e il Wordsworth ritenesse più atto a penetrare il mistero del mondo il fanciullo nel quale non sono ancora mortificati dal raziocinio la virtù d’intuizione e il ricordo della divina esistenza prenatale (l’anàmnesis platonica); si comprende pure perché egli scegliesse a personaggi delle sue poesie gente umile e rude, in cui le passioni trovano diretta espressione, e i sentimenti elementari esistono in uno stato di maggiore semplicità.
I contorni della descrizione wordsworthiana sono delineati con una nettezza adamantina; lo  stile è spoglio delle grazie tradizionali, consta di parole del linguaggio corrente, può sembrare scarno e disadorno nel suo aderire perfettamente ai contorni degli oggetti. Questa precisione dipende assai dal fatto che le impressioni del poeta sono soprattutto impressioni di forma, di volume, di distanza, molto più che di colore, di solito sobrio, quando non addirittura fiacco.
Alla massiccia quiete delle forme e delle creature nel mondo wordsworthiano corrisponde l’essenza del procedimento poetico: la poesia è, secondo la celebre definizione del Wordsworth, « emozione rivissuta in tranquillità », cioè l’emozione passata è contemplata finché a grado a grado la tranquillità si risolve in una  nuova emozione che è un riflesso purificato e benigno dell’emozione originaria: a questo punto nasce la poesia. Questa scoperta. del mondo obiettivo della Natura, presenza vivificante e insieme formidabile, questa appropriazione che di esso, come alcunché di distinto dalla propria personalità, fece il ragazzo Wordsworth, è, come s’è detto, alla base dell ‘opera del poeta.
L’altro elemento fondamentale lo fornì l’esperienza della Rivoluzione francese. Come s’è detto, in un primo tempo l’adesione del Wordsworth fu tutt’altro che distante e teorica; nel suo soggiorno in Francia nel 1792 vide il popolo in una luce d’ epopea, e pensò all’ emancipazione dell’ uomo come estesa non soltanto alla politica, ma anche alle relazioni sessuali, alla famiglia: per una breve stagione il Wordsworth si ritenne autorizzato dai principi rivoluzionari a indulgere alla foga del suo sangue giovanile. E fu l’avventura con Annette Vallon, che giustamente è parsa a taluno (Herbert Read) l’esperienza cruciale del poeta. Si è sottolineata l’interdipendenza tra lo sviluppo emotivo e quello intellettuale. Il rimorso per aver abbandonato Annette da lui resa madre, dopo il distacco occasionale causato dallo stato di guerra tra l’Inghilterra e la Francia, si mutò inconsciamente in odio per l’oggetto della morta passione, e, sul piano della coscienza, si trasferì in disgusto per tutte le cose associate con quella passione. Cosi Wordsworth
« gradualmente rinnegò la causa della Francia, e poi la causa della Rivoluzione, e infine la causa dell’umanità ». Per questo processo di compensazione emotiva, il puritano in Wordsworth ebbe il sopravvento sul discepolo di Rousseau, dall’amore-passione egli si rifugiò nell’amore-affetto; come scrisse il Grierson: « La Francia della Rivoluzione fu la sua amante; l’Inghilterra con la sua moralità, i suoi costumi, i suoi pregiudizi, divenne sua moglie . Così il poeta da rivoluzionario si mutò in avvocato del conformismo, da romantico in Biedermeier. Caratteristica a questo proposito la revisione dell’originaria stesura del Prelude : il poeta cercò d’attenuare le affermazioni di naturalismo e panteismo romantico della gioventù con una scaltra dosatura d’umiltà cristiana, a mo’ di velatura intesa ad ammorbidire le tinte e renderle accette al clima Biedermeier dell’epoca vittoriana. Questo grande romantico fu non solo un meticoloso revisore dal punto di vista stilistico, ma seppe praticare su di sé una tale censura nel senso dell’ortodossia, da far pensare alla pudibonda copertura delle nudità di Michelangelo nella Sistina da parte del Volterrano, il « Braghettone »; e se il poema ha retto a questa trasformazione da romantico in cristiano, con la conseguente attenuazione da vangelo dell’indomabile spirito dell’uomo a testo pietistico da potersi mettere nelle mani d’ogni più timorato cristiano, ciò si deve al calore iniziale d’una fantasia così penetrante da non essere sorpassata da nessuno dei poeti inglesi se non da Shakespeare.

Come il Wordsworth s’indugiò con estatica minuzia, precorrendo il Ruskin, sulla beltà delle cose più dozzinali, le gradazioni di colori dei muschi e dei licheni, i campi di patate in fiore, i cavoli nei loro vari aspetti lussureggianti o appassiti, e perfino (ne inorridiva Shelley!) le squame delle trote morte (e questo dono d’osservazione fu in lui acuito dall’intima comunione spirituale con l’ipersensibile sorella Dorothy), così egli trovò una nota più commovente, più autenticamente eroica negli umili che nei celebrati grandi (e qui l’aveva preceduto il Gray dell’Elegia scritta in un cimitero campestre); cercò lezioni di saggezza nell’esperienza viva del contatto cogli uomini che incontrava per le strade, in cui gli istinti e gli affetti primordiali « esistono più semplici nei loro elementi e parlano un linguaggio più genuino ». Il protagonista del suo Peter Bell (1797, pubbl. 1819) è un pentolaio ambulante che vien reso sensibile alle voci della natura e della vita morale per la forte impressione ricevuta alla vista d’un annegato scopertogli dall’asino intento a guardare l’acqua (incidente che offri il destro a parecchie parodie). Altrove, nel vecchio e solitario raccoglitore di mignatte di Resolution and Independence, nella mietitrice solitaria, il poeta giungerà a una monumentalità veramente eroica, alla sublimazione dell’ umile spunto democratico offertogli da un’anonima creatura della terra che si trasfigurerà, come s’è detto, in una luce di mito e di leggenda. Ma il vecchio mignattaio, la mietitrice, non meno di Peter Bell, dell’idiota (The Idiot Boy), del piccolo montanaro cieco (The Blind Highland Boy), e infine del vecchio merciaio ambulante scozzese che è il portavoce del poeta nell’Excursion, rispondono a un deliberato programma di scoprire il nucleo del più alto messaggio spirituale in un’umile vicenda umana, nei semplici, in figure vicine al fanciullo, a cui il Wordsworth attribuisce virtù primigenie non smussate e offuscate dall’abitudine (« Il cielo sta attorno a noi nella nostra infanzia »). (Ode on Intimations of Immortality from Recollections of Lady Childhood). E come i fanciulli, gli animali: il merlo, l’allodola (To a Skylark), sembrano a lui esempi di vita perfetta: « Essi non intraprendono mai una sciocca lotta con la Natura: vedono una felice giovinezza e la loro vecchiaia è bella e libera ». Ed ecco dove il Wordsworth cessa di essere romantico, dove la sua democratizzazione dell’eroico non è più rivoluzionaria: ché nelle creature che egli addita come esemplari non è più la ribellione che egli trova, ma l’obbedienza a una legge. Le stelle nei loro immutabili giri, le pazienti colline che tollerano senza lamentarsi gli ardori del sole e i colpi delle tempeste, i giorni e le stagioni nei loro corsi e ricorsi, gli uccelli, i fiori, le nuvole — queste cose al Wordsworth maturo paiono non mai ribelli o stanche; la loro vita gli sembra non solo bella, ma piena d’un profondo senso di gioia, una gioia in cui gli uomini potrebbero aver tanta parte se scoprissero la legge del loro proprio essere, e le obbedissero senza mormorare (Ode to Duty). Ecco in che forma si manifestò nel Wordsworth la reazione al verbo rivoluzionario di libertà: pei romantici la Natura era simbolo di rivolta, per lui diventò simbolo di legge. Così dal 1808 in poi al Wordsworth artista venne gradualmente sostituendosi il teacher, il filosofo-predicatore, e il sentimento della Natura, nucleo originario della sua poesia, si tradusse allora non più in espressioni immediate, ma in esegesi riflesse e discorsive, onde gli austeri sonetti didattici di The River Duddon (1820), e l’omaggio alla Chiesa Anglicana negli Ecclesiastical Sonnets (1822) che precorrono Keble e l’Oxford Movement..

Forse è questa parte dell’opera del Wordsworth che ha incontrato più favore presso il lettore inglese, il quale per es. nel Prelude trova sì un  libro di poesia, ma anche e soprattutto un breviario spirituale; quando non sono stati addirittura cause del culto dei connazionali per questo poeta quei corollari moralistici che egli infaticabilmente dedusse dalla sua intuizione originaria, e certe ragioni di curiosità locale. Poiché il Wordsworth, con quella meticolosa aderenza alle circostanze e ai particolari accessori propria delle persone  educate in campagna (si vedano per es. titoli di sue poesie come: Lines written at a small distance from my House; Lines composed a few miles from Tintern Abbey, ecc.; si pensi alla mostruosa classificazione catastale che delle sue poesie fece il Wordsworth stesso), specificava di solito così precisamente l’ubicazione delle sue ispirazioni da render possibile un gretto e ingenuo culto locale da parte dei posteri.


Mario Praz
(tratto da La letteratura inglese dai romatici al Novecento, Accademia, Milano 1968



Wordsworth   in Rete:

<<<  The Wordsworth Trust
Ricognitivo, patriottico, british.



Ballate Liriche, S.T. Coleridge e W. Wordsworth Ordina da iBS Italia

I diari di Grasmere (1800-1803), Dorothy Wordsworth Ordina da iBS Italia

Poesie scelte Testo inglese a fronte, William Wordsworth Ordina da iBS Italia

To A Skylark


Ethereal minstrel! pilgrim of the sky!
Dost thou despise the earth where cares abound?
Or, while the wings aspire, are heart and eye
Both with thy nest upon the dewy ground?
Thy nest which thou canst drop into at will,
Those quivering wings composed, that music still!

Leave to the nightingale her shady wood;
A privacy of glorious light is thine;
Whence thou dost pour upon the world a flood
Of harmony, with instinct more divine;
Type of the wise who soar, but never roam;
True to the kindred points of Heaven and Home!




Ode To Duty

Jam non consilio bonus, sed more eo perductus, ut non tantum
recte facere possim, sed nisi recte facere non possim
                                     (Seneca, Letters 130.10)

Stern Daughter of the Voice of God!
O Duty! if that name thou love
Who art a light to guide, a rod
To check the erring, and reprove;
Thou, who art victory and law
When empty terrors overawe;
From vain temptations dost set free;
And calm'st the weary strife of frail humanity!

There are who ask not if thine eye
Be on them; who, in love and truth,
Where no misgiving is, rely
Upon the genial sense of youth:
Glad Hearts! without reproach or blot;
Who do thy work, and know it not:
Oh! if through confidence misplaced
They fail, thy saving arms, dread Power! around them cast.

Serene will be our days and bright,
And happy will our nature be,
When love is an unerring light,
And joy its own security.
And they a blissful course may hold
Even now, who, not unwisely bold,
Live in the spirit of this creed;
Yet seek thy firm support, according to their need.

I, loving freedom, and untried;
No sport of every random gust,
Yet being to myself a guide,
Too blindly have reposed my trust:
And oft, when in my heart was heard
Thy timely mandate, I deferred
The task, in smoother walks to stray;
But thee I now would serve more strictly, if I may.

Through no disturbance of my soul,
Or strong compunction in me wrought,
I supplicate for thy control;
But in the quietness of thought:
Me this unchartered freedom tires;
I feel the weight of chance-desires:
My hopes no more must change their name,
I long for a repose that ever is the same.

Stern Lawgiver! yet thou dost wear
The Godhead's most benignant grace;
Nor know we anything so fair
As is the smile upon thy face:
Flowers laugh before thee on their beds
And fragrance in thy footing treads;
Thou dost preserve the stars from wrong;
And the most ancient heavens, through Thee, are fresh and strong.

To humbler functions, awful Power!
I call thee: I myself commend
Unto thy guidance from this hour;
Oh, let my weakness have an end!
Give unto me, made lowly wise,
The spirit of self-sacrifice;
The confidence of reason give;
And in the light of truth thy Bondman let me live!





THE SOLITARY REAPER

Behold her, single in the field,
Yon solitary Highland Lass!
Reaping and singing by herself;
Stop here, or gently pass!
Alone she cuts and binds the grain,
And sings a melancholy strain;
O listen! for the Vale profound
Is overflowing with the sound.

No Nightingale did ever chaunt
More welcome notes to weary bands
Of travellers in some shady haunt,
Among Arabian sands:
A voice so thrilling ne'er was heard
In spring-time from the Cuckoo-bird,
Breaking the silence of the seas
Among the farthest Hebrides.

Will no one tell me what she sings?--
Perhaps the plaintive numbers flow
For old, unhappy, far-off things,
And battles long ago:
Or is it some more humble lay,
Familiar matter of to-day?
Some natural sorrow, loss, or pain,
That has been, and may be again?

Whate'er the theme, the Maiden sang
As if her song could have no ending;
I saw her singing at her work,
And o'er the sickle bending;--
I listened, motionless and still;
And, as I mounted up the hill
The music in my heart I bore,
Long after it was heard no more.




LA MIETITRICE SOLITARIA
di William Wordsworth                 traduzione di Nino Andreotti


Osservala mentre è sola nel campo,
la  solinga fanciulla di montagna!        
mentre da sola miete  il grano e canta;
fermati qui, o prosegui con garbo!
Da  sola miete e lega quindi il grano,        
e canta melanconica armonia;
oh, ascolta come la profonda valle
è inondata di questa melodia.

Neppure un usignolo  cantò  mai
note così gradite  a stanco gruppo
di viandanti che, in capanno ombroso
del deserto d’Arabia, si riposa.          
Giammai fu udita, del cucùlo uccello
voce sì commovente,  in primavera,
il silenzio rompendo di quei mari
che  trovansi  fra l’Ebridi remote.

Chi mai vorrà spiegarmi quel che  canta?
Le meste frasi   son forse ispirate
da vecchi ed infelici  accadimenti,
da  faccende lontane, lotte antiche:
o è un umile  canto, tema attuale
della famiglia? Qualche grave lutto,
qualche perdita,o qualche   malattia
di cui ha sofferto, e che può ancor tornare?                                

Qualunque fosse  il tema, ella cantava
come se  il canto mai finir dovesse;
la vedevo al lavor mentre cantava
e mentre si curvava sulla falce;
io l’ascoltavo immobile e silente
e mentre risalivo la collina,
trattenevo  nel cuor la melodia
per molto tempo ancor dopo l’ascolto.