La Frusta Letteraria - Rivista di critica culturale on line

Umberto Zanotti Bianco  (La Canea, 22 gennaio 1889 – Roma, 28 agosto 1963) -  Filantropo, archeologo, meridionalista, ambientalista  italiano

Figura di spicco nel panorama della cultura italiana del Novecento,  merita d'essere ricordato  per il contributo d'impegno e d'abnegazione  offerto durante i difficili anni delle guerre mondiali e del fascismo,    in nome della  giustizia sociale e della  libertà dei popoli. Fu apostolo e benefattore,  uomo di profonda cultura e di acuta intelligenza. Subordinò sempre i suoi interessi ed i suoi studi  alle azioni indirizzate  a beneficio delle popolazioni emarginate e dei profughi.  
Aveva meditato profondamente la lezione mazziniana dei diritti e doveri degli uomini e per tutta la sua vita praticò l'assistenza ai più deboli e perseguitati. Venne a contatto con le intelligenze più vive del suo tempo con cui ebbe scambi di opinioni che segnarono profondamente il suo nobile animo. Le letture che più lo formarono nel periodo della sua giovinezza furono i libri di Tolstoj e di Fogazzaro con cui ebbe un lungo carteggio ed una grande confidenza.
Appena diplomatosi, a Torino, presso il real collegio Carlo Alberto di Moncalieri,  diretto dai padri barnabiti,    giunse,    seguendo il suggerimento di Romolo Muri,   nel sud d'Italia per assistere le popolazioni terremotate. Qui rimase poi,  alternando la sua permanenza a viaggi e brevi soste e  allestendo soccorsi per innalzare il tenore di vita di quelle popolazioni afflitte da secolare degrado,  raccogliere fondi presso amici ed istituzioni,    creare  strutture civili,  infermerie,  asili,  scuole biblioteche ed alleviare il loro disagio ed anche vincere locopyrightFooterStyle="Select A Ssolitudine. Sempre presente dov'era richiesto,  anche attraverso difficili ed impervi itinerari,  non si risparmiò fin quando non ebbe compiuto con l'aiuto di Malvezzi un'inchiesta sulle reali condizioni del territorio che poi pubblicò nel 1910 in un  saggio: L'Aspromonte occidentale. Combatté contro le epidemie e l'analfabetismo con l'aiuto di Oietti e del pedagogista  Lombardo Radice.  Nel 1911 conseguì a Torino la laurea in giurisprudenza che aveva fino a quel tempo sacrificata per dare la precedenza alla sua azione di “missionario laico”.     
Con lo scopo di affiancare le popolazioni nello sforzo di superare la  condizione degradata fondò  l'ANIMI (Assoc. Naz. Interessi del Mezzogiorno d'Italia ) che ancora esiste ed ha la sua sede nel palazzo Taverna di Roma.  Suo presidente onorario fu  Pasquale Villari,    effettivo invece Leopoldo Franchetti, autorevole politico,poi suicida dopo Caporetto, che con Sonnino aveva condotto a sua volta l'inchiesta sul sud d'Italia ed aperto la “questione meridionale”. Ma a beneficiare dell'assistenza e degli aiuti non furono solo le popolazioni meridionali della Calabria,  della Sicilia, della Basilicata, ma anche profughi di altre nazioni come  Armeni,     Polacchi e Russi. Alla presidenza di questa meritevole istituzione si alternarono, nel prosieguo del tempo,uomini di grande prestigio,  B. Croce, F. Nunziante,    G. Gentile,    I. Bonomi,    L. Einaudi,    lo stesso Zanotti.  Contemporaneamente fondò una collana editoriale "La Giovane Europa" che era nel programma mazziniano e che diresse  per qualche tempo con lo pseudonimo di Giorgio D'Acandia.
Ma il suo merito  non si esaurì soltanto in queste opere. Volle costituire pure la  Società Magna Grecia  che s'interessava dello studio e della conservazione dei reperti archeologici e delle pubblicazioni ad essa inerenti e più tardi, nel '54, Italia Nostra,la prima associazione ambientalista italiana con una sua struttura a livello nazionale. Diede impulso,    grazie pure all'illuminata opera di Paolo Orsi, alla fondazione del Museo della Magna Grecia e a straordinarie campagne di scavi,  di cui la più prestigiosa fu la scoperta del tempio di Hera Argiva alle foci del Sele. Infaticabile sempre  nell'agire e nello scrivere.
Nel '18 pubblicò il primo numero della Rivista “La voce dei popoli” che s'apriva con un'epigrafe di Mazzini con cui Zanotti testimoniava la sua fede nel grande genovese e la sua vocazione europeista ed internazionale. La Rivista tuttavia non andò oltre il '19.
Fu combattente insieme a Salvemini nella prima guerra mondiale,    nonostante fosse stato esentato dal servizio militare. Durante uno degli assalti al monte S. Michele fu ferito gravemente e per tutta la vita risentì  i postumi di questo trauma. I suoi appelli accorati per evitare gli individualismi nazionali non furono tuttavia ascoltati. Durante la dittatura fascista fece sentire il suo forte dissenso. Arrivò a consegnare in segno di protesta la sua medaglia d'oro al valor militare e scrisse indignato un articolo sul giornale “Volontà” del 30 giugno del '24.
Per tutta risposta fu fatto  sorvegliare e le sue istituzioni corsero il rischio d'essere chiuse e requisite. Le salvò offrendone il patronato alla regina Maria Josè di Savoia,    facendole passare come Opere della Principessa di Piemonte.
Così fece pure per l'Archivio storico della Calabria e della Lucania che aveva fondato nel '31. Volle che comparisse sotto il nome di Paolo Orsi,    archeologo di Rovereto ch'egli aveva associato alla sua attività di scavi nella Magna Grecia. Tutto questo comunque non lo salvò dal carcere che gli fu comminato quando fu sequestrata una sua lettera inviata ad un'amica in Francia che conteneva critiche al regime. Fu internato per sette mesi a Paestum e successivamente a Sant'Angelo di Sorrento finché,    alla fine dell'anno '41,    tornò libero.
Nel '43 entrò i contatto con gli amici liberali della resistenza che facevano capo a Nicolò Carandini e visse nell'anonimato e nell'incertezza per la presenza dei tedeschi nel territorio italiano,  ospite di amici fino alla Liberazione.
Nel governo provvisorio che fu inaugurato dopo la fine della guerra gli fu affidata  la presidenza della Croce Rossa nel '44  che tenne con l'impegno e lo scrupolo  di sempre fino al '49.
Nel '52 Luigi Einaudi gli conferì la nomina di senatore a vita per i suoi meriti verso l'Italia. Continuò ad adoperarsi ancora a beneficio dei suoi assistiti ed impostò le sue direttive a rapporti d'amicizia e di collaborazione    anche ad altre popolazioni estere. Fu attivo con interventi  e relazioni parlamentari. Instancabile elzevirista,  numerosi suoi scritti apparvero in molti giornali,  tra cui “l'Unità”,    al tempo della sua amicizia con Salvemini.
Oltre alla rivista sopra ricordata “ La voce dei popoli”,  ispiratagli dal Mazzini,    ne creò un'altra con gli stessi intendimenti,    nel '25: “La vita delle Nazioni” che però fu ben presto soppressa dalla censura. 
Ha lasciato numerosi  “Quaderni” in forma di diari e carteggi che conservano la sua corrispondenza  con le personalità più illustri dell'epoca. Non da meno sono i suoi saggi.
Nel 1925, per Vallecchi,diede alle stampe Martirio della Scuola in Calabria.
Nel '51 pubblicò Proteste civili, una raccolta degli scritti e scambi di opinioni sotto il fascismo.
Seguì nel 1960 la Storia dell'Animi nei primi 50 anni di vita ed ancora:  Introduzione alla questione meridionale in “ Nord e Sud”,    VII,  1960 e Luigi Einaudi e il mezzogiorno in Archivio storico per la Calabria e Lucania , XXXI,  1962,    A De Viti De Marco in Nuova Antologia XCVII,  1962. Morì nel 1963 a Roma.

Gaetanina Sicari Ruffo 


Esempio 1
 Umberto Zanotti Bianco
 (da Italianostra)
dal 20 febb 2010
 
Umberto Zanotti Bianco (1889-1963) è tra i grandi del Novecento italiano. Patriota e valoroso combattente, educatore e filantropo, infaticabile realizzatore, scrittore, archeologo, ambientalista, politico e parlamentare profondamente liberale. Un eroe civile nel suo essere un antieroe, impareggiabile suscitatore di volontariato, animato da un'intensa religiosità. Coltiva l'idea di un'Italia generosa, creativa, fraterna e al tempo stesso rigorosa, nobilitata dal sapere, nemica della retorica. Per lui eguaglianza come punto di partenza per tutti e merito non possono procedere disgiunti. Sarà il terremoto che nel 1908 distrusse Messina e Reggio Calabria a determinare la sua scelta di vita - egli piemontese di madre di origine britannica - per il riscatto del Mezzogiorno d'Italia che, nella solidarietà dei singoli e nella capacità di agire delle istituzioni, prendesse le mosse dall'istruzione diffusa, dalla cultura e dall'autogoverno. Il libro ricostruisce la vita austera - coraggiosa, ricca di eventi in Italia e in tanti altri Paesi, disseminata di sacrifici e di sofferenze - di un alfiere per l'indipendenza dei popoli, l'affrancamento dei deboli, l'affermazione della libertà nella giustizia; unendo nel tempo i valori risorgimentali, sempre appassionatamente vissuti, con quelli della nuova Italia democratica repubblicana, nata attraverso il dolore e l'umiliazione che ne precedono la redenzione morale, civile, militare e politica. 
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La raccolta di scritti di Zanotti Bianco costituisce non solo una testimonianza diretta e sofferta della condizione tremenda in cui la gente del Sud versava in un tempo non lontano, nel quale l’Italia già conosceva gli effetti del progresso economico e civile, ma anche una sorta di riepilogo della stagione più fervida della sua vita. Pagine nate tra cronaca e memoria, tra esistenza e storia, nelle quali figure, voci ed episodi danno corpo a una scrittura appassionata e coinvolgente. Figura elevata di mazziniano permeato di spirito religioso, scelse e percorse, con esemplare coerenza, l’impervio sentiero della lotta per i più deboli e perseguitati, convinto com’era della ricchezza dell’humus «di questa terra aspra e dolcissima, arida e lussureggiante, straziata e pur sempre rinnovata».