Cibo, sesso e  potere sono le coordinate di gran parte della sua opera. La prima esperienza parigina di Zola aveva significato digiunare in una soffitta, e anche in seguito non riuscì mai a sopportare la vista di un affamato. (...) L'unico peccato che confessava apertamente era quello di gola. Ne sono testimonianza le frequenti digressioni culinarie nei suoi romanzi, e in particolare il banchetto - ridondante, volgare e commovente al tempo stesso -allestito per gli amici da Sandoz de L'Oeuvre che raffigura lo stesso Zola. Del resto a parte l'intrigo politico intorno all'esile,  affamato protagonista, Florent, Le Ventre de Paris non è altro che un inno al cibo, con Lise, la moglie del salumaio, nella parte di florida     sacerdotessa della  buona digestione.       
Quanto al sesso, è onnipresente, non solo nei personaggi, ma anche nell'atmosfera che li circonda. A volte  è il paesaggio stesso a vibrare di erotismo; l'aratro che solca il suolo è uno strumento fallico con il quale i villani fornicano con la loro terra.(...)  Cumuli di verdure evocano forme sessuali, e testimoniano del travaglio di madre terra. Primo motore dell'evoluzione, il sesso agisce per vie  occulte creando anarchia e difformità, oltre a una generazione "normale". Il grande simbolo erotico di Nana è al tempo stesso buono e perverso: è una  vigorosa seducente Venere ma anche una mangiatrice di uomini, incanrnazione della Francia del Secondo Impero "postribolo d'Europa".  Zola la castiga - gratutitamente va detto -, facendola morire di vaiolo. Come le mondane d'alto bordo in pensione descritte da Colette, questa eroina sarebbe tranquillamente potuta arrivare a una comoda, ironica vecchiaia.
La sete di potere è altrettanto pervasiva, e collegata al sesso, soprattutto nel caso di personaggi maschili. Zola mostra tutto il suo          talento  nel descrivere le astuzie nella lotta per la scalata sociale   e il possesso della terra, nelle manovre politiche, nelle speculazioni finanziarie, nella creazione di vaste imprese e così via. Le sue descrizioni sono sì realistiche nei dettagli ma anche romantiche  nello spirito, e per questo conformi all'impulso della ricerca del potere, che è sempre un insieme di Realpolitik e sogno.

John Weightman: Zola, l'angelo e la bestia. "La rivista dei libri"  n° 10/1996
                                                                    
 
Émile Zola
Romanziere e saggista francese (Parigi, 1840 - idem, 1902)   
 
In un  secolo, il XIX,  dominato dal romanticismo, Émile Zola, affascinato dal metodo scientifico, convinto che il romanziere sia un osservatore e uno sperimentatore, prosegue il sogno di una conoscenza totale del soggetto umano, di  cui il romanzo deve essere lo strumento. A questo scopo, si confonde con il naturalismo come estetica e come visione del mondo, ma di contro, il naturalismo si confonde con lui: egli ha, allo stesso tempo,  inventato ed esaurito il metodo e le sue realizzazioni possibili. Il suo naturalismo può essere definito anche come una sorta di "umanesimo scientifico", ossia un'attenzione sincera e partecipata per la classe  "la plus nombreuse et la plus pauvre" (Saint-Simon)  sostenuta da una visione scientifica - quella della sua epoca -del destino umano,   dove race, milieu et moment gravano sulla sorte del singolo e della collettività come un che di irrefutabile e di immodificabile,  una tara ereditaria appunto. D'altronde si schermirà lo stesso Zola nel Romanzo sperimentale: " Il naturalismo non mi appartiene, appartiene al secolo: agisce nella società, nelle scienze, nelle lettere e nelle arti, nella politica. E' la forza della nostra età".
 
Dalla miseria  al successo. Gli anni di formazione 
Zola non  nasce certo ereditiero, ma l’elemento ereditario conterà moltissimo nella sua opera. Nato a Parigi nel 1840, è   figlio  di un ingegnere veneziano incaricato dei lavori del canale di Aix-en-Provence, ed ha soltanto sette anni quando suo padre muore. Comincia allora un periodo di grande difficoltà, a volte sull’orlo della miseria, per sé e sua madre; è figlio unico e destinatario di una borsa studio, ristretto in un collegio dove compie studi di non grande livello, ma dove incontra Paul Cézanne, che sarà a lungo  suo amico. Nel 1858, a diciotto anni, raggiunge la  madre a Parigi, dove tenta di fare riconoscere i propri diritti dalla società del canale di Aix. Perde il  processo nel 1859; è l’anno in cui Zola è respinto all’esame di maturità. Questo fallimento lo induce ad abbandonare gli studi in  cerca di un lavoro: per tre anni non troverà nulla e e vivrà nella più nera miseria. Scrive tuttavia già molto - delle poesie, dei racconti, segnati della nostalgia di una Provenza idealizzata e di un romanticismo che presto tenterà di sopprimere nella propria vita interiore; partecipa ai seminari di amici pittori e si avvicina ai repubblicani oppositori della politica del Secondo impero.
 
Dall’editoria al giornalismo
Infine, nel 1862, trova una modesta occupazione presso la libreria Hachette, dove resterà fino al 1866. In pochi mesi diventa capo della pubblicità e annoda fitte relazioni con gli “autori di casa Hachette”, che hanno tra gli altri il nome di Taine, Littré. Fin dal 1863, Zola collabora a vari giornali; la sua attività di giornalista occuperà sempre un posto di rilievo nella sua vita. A partire dal 1866, tiene sull’Événement la cronaca letteraria ed  anche una d’arte. Collabora a l'Illustration,  con alcuni racconti. Scrive in un giornale, all’epoca di sinistra, Le Figaro, nel Globe, nel Gaulois e ne La Libre Pensée. Nel 1871, è giornalista parlamentare alla Cloche e collaboratore regolare del Sémaphore di Marsiglia e del Messager de l'Europe, mensile nel quale uscirà nel 1878 Romanzieri contemporanei e, nel 1879, L’arte poetica del movimento naturalista e Il romanzo sperimentale.
 
L’apprendistato del lavoro di scrittore
Gli anni passati da Hachette avevano permesso a Zola di comprendere il mondo delle idee e degli affari: come anche intuisce perfettamente il ruolo decisivo della pubblicità. Scrive e lavora instancabilmente, e, nel 1867, pubblica il suo primo romanzo, Thérèse Raquin, mentre getta sulla carta i piani della  storia di una famiglia (prevede dieci volumi, ne verranno fuori venti, la cui scrittura gli richiederà venticinque anni). Frequenta in quel periodo Manet, Monet, critici, intellettuali. Nel 1870, si sposa e definisce il suo progetto del Rougon-Macquart, senza nascondere che si tratta di farsi una posizione  e di guadagnare del denaro, cosa che avverrà, con il successo a partire dall’ Assommoir. Guadagnare è l’unica  forma possibile  di riscatto sociale  e la soddisfazione di una ossessione per lui: quella di rendere alla madre la sua persa dignità sociale.
 
Rougon-Macquart: il naturalismo. La società del secondo impero
Nel momento in cui Zola comincia il suo ciclo romanzesco, vasto affresco in venti volumi della “storia naturale e sociale di una famiglia sotto il Secondo impero”, il suo progetto estetico contrae un debito con Taine e  Claude Bernard da un lato, e Littré dell’altro: dai primi due, trae l’idea che il romanziere deve procedere come lo scienziato che sperimenta, e tenere, nelle sue osservazioni, il più gran conto delle condizioni socio-storiche che determinano il soggetto umano; da Littré, prende in prestito il metodo, che ha permesso al lessicografo di classificare scientificamente le materie ed arrivare all’impresa straordinaria del dizionario. Due testi teorici strutturano il lavoro di scrittura del Rougon-Macquart: la prefazione al primo romanzo del ciclo, La fortuna dei Rougon (1870), ed  Il romanzo sperimentale (uscito nel 1880). La prefazione delimita un territorio tematico - una famiglia francese sotto il Secondo Impero - e si propone di evocare,  attraverso i destini disparati dei suoi vari membri, le avventure e le trasformazioni dell’intero corpo sociale. Ciò vuol dire che la storia del momento avrà il suo giusto rilievo e che il formidabile movimento economico (fortune e rovine improvvise, affarismo e corruzione) che agita il Secondo Impero sarà in primo piano. A  metà percorso - Il romanzo sperimentale è coevo di Nana, il nono romanzo del ciclo -, Zola fa il punto su ciò che è diventato un’estetica: quella del romanzo naturalista, vero crogiolo dove i fatti raccolti sono sottoposti alla prova delle trasformazioni imposte dalle circostanze e dagli ambienti.
 
Una famiglia segnata dall’ereditarietà
Innanzi tutto, il romanzo di Zola non è una trascrizione oggettiva - né matematica - del reale: il romanziere è sempre un creatore, un temperamento che vede e rivela un angolo del mondo. Questo temperamento è guidato da una scelta, un filo conduttore nell’ oscurità del reale: per Zola, questo filo sarà quello dell’ereditarietà, mezzo che gli permetterà di classificare scientificamente i materiali del romanzo. 
 
Al vertice dell’albero genealogico dei Rougon-Macquart, c’è l’elemento ereditario della zia  Dide che partorisce secondo capriccio e le urgenze del momento. Primo romanzo della saga, La fortuna del Rougon è un vero romanzo delle origini: racconta la lotta di due figli di Dide, Pierre Rougon ed Antoine Macquart, il primo che si impadronisce della fortuna della madre a scapito del fratellastro. L’azione si svolge tra il 7 e l’11 dicembre 1851, alcuni giorni dopo il colpo di Stato di Luigi Napoleone Bonaparte: Rougon è, in scala ridotta, un usurpatore come Napoleone il Piccolo, e, come lui, riuscirà con il furto, il crimine e la corruzione. Il medico Pascal, l’ultimo romanzo, è una “messa in abisso” di tutta opera: biologo, il medico Pascal studia l’eredità, e la sua famiglia è l’ oggetto privilegiato di studio.  Lo sguardo del romanziere nel romanzo, rivela la tara originale, la pazzia della zia Dide, e, nonostante gli ostacoli, spiega a sua nipote Clotilde - che diventerà la sua amante - le leggi della vita e le forze della natura, alla quale, certamente, occorre fare affidamento. Il Rougon-Macquart si conclude con una morale semplice ma acquisita attraverso tante sofferenze, odi, crimini, illusioni, che riesce singolarmente grave: conoscere e amare la vita, viverla così come deve essere vissuta.
  
Una galleria di personaggi
Durante tutto il ciclo, Zola ha costruito intrighi e figure indimenticabili, inventato dei contrasti potenti che prendono nella memoria dimensioni epiche e mitiche: l’opposizione dei “grassi” – riccastri, felici e conformisti - e dei “magri” - sognatori idealisti -, nel Ventre di Parigi; il laboratorio dell’Assommoir: ingranaggio spaventoso d’alcolismo e violenza; la follia dell’oro e della carne in Nana, prostituta superba morta a diciannove anni, corrosa dal vaiolo, donna fatale dove l’uomo viene a perdersi; l’esigenza della creazione come un assoluto, ne L’ opera, dove il pittore Claude Lantier lotta disperatamente per ricreare la vita con tessuti e colori, e, altra vittima dell’ereditarietà, finisce per pendersi dinanzi ad un  quadro incompiuto; la fascinazione bruta che il meccanico Jacques Lantier prova, ne La bestia umana, per Lison, la sua locomotiva, che ama come una donna...  Le torbide speculazioni finanziarie ne Il denaro, dove l’urgenza e la febbre del denaro facile è contrapposta  l’ascetica vita del  marxista Sigismonde  che al freddo della sua mansarda  ripensa  nei suoi fondamenti la società. Di fronte a questi racconti, alcuni romanzi appaiono come veri racconti di fate: Una pagina d’amoreLa felicità delle signore o Il sogno.
 
Una rete di immagini e di miti
In questa saga che tratta tanti personaggi, eventi, fatti, che accumula i casi clinici senza mai separarli dal peso ossessivo del mondo sociale, dell’universo dei mestieri, dei piaceri, degli affari, passa  ciò che Michel Serres considera come la vera acquisizione di Zola. La sua “pretesa scientifica” non è dunque inutile, senza tacere che è diretta contro uno stile  romanzesco corrente nell’epoca che dissimula idealizzandoli o rimuovendoli i veri meccanismi sociali, mentre in Zola quella pretesa acquista una vera valenza politica: nominare e indicare quei meccanismi significa allora qualificarsi come uomo di sinistra e repubblicano. A questa  prima urgenza  se ne aggiunge immediatamente un’ altra, che fa di Zola uno scrittore autentico: i critici concordemente (soprattutto H.Mitterand)  hanno osservato che non si tratta  di una semplice notomizzazione o classificazione del reale ma piuttosto di  una sua trasfigurazione artistica, di una metamorfosi mitica, di cui il romanzo di Zola è il crogiolo, il laboratorio. Le forze cosmiche - la terra e le germinazioni potenti che la travagliano, o il cielo come evasione verso la purezza – al pari delle  forze di una natura indomita sono tutte là: il sesso, la violenza, che Freud chiamerà presto l’istinto di morte nell’uomo, la volontà di distruggere e distruggersi, il continente terrificante del mondo femminile, la pazzia, la furia del denaro e del piacere. A tutte queste parole converrebbero delle  maiuscole: sono allegorie, cosa che dà all’arte romanzesca di Zola un soffio epico che non impedisce a caratteri ed individualità di emergere e di essere artisticamente definiti.
Rougon-Macquart garantirà a Zola l’indipendenza finanziaria che desiderava, e ne gestirà la redditività alternando pubblicazione in giornali e in volumi, adattando per il teatro alcuni dei suoi romanzi e traendo vantaggio dagli scandali che accompagneranno molte delle sue opere.
  
Scritti militanti - Due nuovi cicli
Completati i Rougon-Macquart, Zola scriverà altri romanzi: Lourdes, uscito nel 1894 ed immediatamente messo all’indice; Roma, nel 1895; Parigi, nel 1898. Questo ciclo delle tre città descrive l’itinerario di Pierre Froment, figlio di un uomo di scienza e di una devota, nel quale si scontrano le forze della fine del secolo, la scienza ed il ritorno allo  spiritualismo. I quattro vangeli sono il seguito: Pietro ha finito per sposare Maria con la quale ha trovato la felicità; avranno quattro figli, nuovi apostoli, ai quali spetta realizzare la giustizia e la pace sulla terra. Matteo è l’eroe di Fecondità (1899), Luca quello di Lavoro (1900), Marco quello di Verità (1902). Zola muore, forse avvelenato dolosamente dai fumi del camino di casa,  mentre lavora a Giustizia, di cui Giovanni sarebbe stato l’eroe.
 
L'Affaire Dreyfus 
Ma piuttosto che per queste opere - importanti nella sua evoluzione spirituale, poiché costruiscono un’utopia  che prolunga il sogno di una riforma sociale al quale si  è appassionato -, gli ultimi anni della vita di Zola sono attraversati da due eventi importanti: uno, privato, il legame con  Jeanne Rozerot, nel 1888, che sarà la sua amante (Zola non abbandonerà la moglie)  e gli darà due bambini; l’altro, pubblico, nel 1898, la pubblicazione della Lettera alla Francia, il 6 gennaio, quindi, il 13, nell’Aurore, quella del J’accuseLettera aperta al Presidente della repubblica, Félix Faure. Convinto dell’innocenza del capitano Dreyfus, imputato di alto tradimento, ma effettivamente vittima di un antisemitismo virulento, Zola obbliga con quest’articolo i responsabili a fare scoppiare lo scandalo: designando i più alti capi militari come i complici di un crimine giudiziario, contribuisce a fare uscire il processo dalle porte chiuse dove si era voluto tenerlo. Dreyfus sarà riabilitato soltanto dopo la morte di Zola, che pagherà caro il suo coraggio: due processi, un esilio di alcuni mesi a Londra, uno scatenarsi di odi e di calunnie oscurarono la fine della sua vita. Si ritiene non a torto che la sua stessa morte sia dovuta all’affaire Dreyfus.
 
Il testimone di un’epoca
Poligrafo, lavoratore instancabile, creatore prolisso impegnato nei dibattiti del suo tempo in anni ricchi di  rivolgimenti e  scandali, dove la politica moderna inizia ad albeggiare, dove le carte si rimescolano -la classe operaia si organizza e prende coscienza di se stessa, il capitalismo
creatore di ricchezze   mostra  già la sua faccia oscura -, Zola è uno straordinario testimone. E non è un caso se una delle sue passioni durature (come per il nostro Giovanni Verga) sia  la fotografia, alla quale fu iniziato fin dal 1888 dal giornalista Victor Billaud. Scattò circa 6.000 fotografie: semplici foto ricordo, paesaggi naturali o urbani, ma anche ritratti originali nella loro composizione e veri quadri. Fotografo, Zola resta romanziere e si fa pittore: cattura cose viste, ma tutto documenta, tutto vuole “conservare”.
Il successo di Zola è stato e rimane immenso. Certamente, se si è imposto come una presenza essenziale nella cultura del suo tempo, è spesso agli scandali che egli lo deve - a forza di “rovistare nei rifiuti”, finisce per attirare l’attenzione -, ma fu scrittore sospetto all’ Académie Française, dalla quale arrivarono soltanto dinieghi alle sue ripetute candidature. Ma una certa cultura popolare lo ha sempre rivendicato, e gli adattamenti cinematografici delle sue opere  non si contano più. Come ha notato Giovanni Macchia ne Il Paradiso della ragione, la letteratura francese lungi da essere “misura” e razionalità, è nei fatti accumulo, disordine, vasta e smisurata vitalità di proporzioni. Se oggi si legge Zola, lo si deve considerare come un Balzac, un Tolstoj, un classico che ci fa capire che cos’è davvero la letteratura ( mentre se leggiamo gli autori di oggi è solo per vedere a che punto è arrivata). 
 
°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
 
Sinossi di alcune opere
L’argent – Il denaro
Il denaro è un romanzo di Émile Zola pubblicato nel 1891, il diciottesimo volume della serie Rougon-Macquart. Il tema abbordato è quello della borsa, della speculazione finanziaria e degli scandali che ne derivano.
 
 
Storia: l'eroe è Aristide Saccard  - lo stesso de La curée (La caccia) -, fratello del ministro Eugène Rougon, che si era già visto ammassare una fortuna colossale con affari poco leciti. Dopo una successione di rovesci, deve ripartire da zero, ma la sua ambizione è rimasta intatta. Vende la sua proprietà lussuosa del parco Monceau allo scopo di regolare i suoi creditori, quindi affitta due piani di un palazzo dove insedia la Banca universale, destinata a finanziare i progetti di messa in valore del Medio Oriente. 
Aristide entra in contatto con vecchie conoscenze fra cui la principessa di Orviedo. Tuttavia questa rifiuta di partecipare alla grande opera di Aristide, cosa che lo spinge a portare la sua attenzione sul suo vicino, Jacques Hamelin giovane ingegnere, e su Caroline la sorella di quest'ultimo. Dopo un accordo siglato tra Jacques ed Aristide, l'ingegnere raggiunge Costantinopoli per ottenere concessioni, mentre l'uomo di affari si occupa di combinarsi con alcuni uomini molto ricchi del milieu finanziario parigino. Nel frattempo Saccard  concupisce e possiede bestialmente Caroline (in una scena di grande realismo sessuale, direttamente sulle scale)
La combine è architettata per attirare piccoli e medi risparmiatori, ai quali si promettono guadagni facili e rapidi. I comunicati stampa e gli articoli, le voci sapientemente calibrate fanno volare  i titoli della società, e Saccard si trova di nuovo al vertice della gloria e della potenza. Ma questa potenza borsistica, costruita sulla sabbia, è fragile poiché Saccard non cessa di comperare proprie azioni allo scopo di gonfiarne il corso. D’altro verso, Saccard si è attirato  solide inimicizie. Uno dei suoi nemici, il banchiere ebreo Gundermann, gliel’ha giurata.
Un giorno del 1869, Gundermann, col concorso di  amici speculatori, dopo avere verificato che le casse della banca Universale sono a secco,  decide di lanciare un ultimo attacco borsistico ribassista vendendo le azioni della Banca universale che possiede e quelle che non possiede (vendita allo scoperto): il titolo crolla, nonostante gli sforzi di Saccard per rettificarlo con acquisti,  che completano la sua rovina. Trascina nella sua caduta tutti i risparmiatori che gli avevano dato fiducia. Denunciato per frode, viene tratto agli arresti, seguiti da una condanna a cinque anni di prigione. Ma fa appello, ed approfitta delle more giudiziarie per  lasciare la Francia e  fuggire nei Paesi Bassi.
Nello  scrivere questo romanzo, Zola si è ispirato agli scandali finanziari che non mancavano alla sua epoca. Al momento in cui scrive Il denaro si è in pieno scandalo di Panama.
Zola si è soprattutto ispirato all'affaire  dell'Unione generale (1881-1882), nel quale il banchiere cattolico e legittimista  Eugène Bontoux vede la sua società rovinata in gran  parte dalla speculazione di un Rothschild. Bontoux  fu anche condannato a cinque anni di prigione nel 1883. Si pensa che il personaggio di Saccard gli sarebbe stato anche ispirato dallo speculatore ed industriale Hector de Sastres, che fu  amico e   protetto del ministro Jacques Louis Randon. Memorabile la figura di Sigismonde, un marxista autentico che mostra come Zola fosse in pieno possesso della teoria di Marx, e che funge da controcanto morale all’intera vicenda. 
 
°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
La Bête humaine - La bestia umana  
La bestia umana è un romanzo di Émile Zola pubblicato nel 1890, diciassettesimo  volume della serie Rougon-Macquart. La storia evoca il mondo della ferrovia e si svolge tutto lungo la tratta ferroviaria Parigi-Le Havre. Si suole dire che il romanzo ha due “protagonisti”: da una parte il meccanico Jacques Lantier, dell'altro la sua locomotiva, Lison, che Lantier ama come una donna. Oltre al suo aspetto documentario, La bestia umana è un romanzo nero, genere di thriller del XIX secolo; è anche un romanzo sulle tare ereditarie, Jacques   soffre di  follia omicida che Zola collega all'alcolismo dei Macquart. È in effetti figlio di Gervaise Macquart e di Auguste Lantier (vedere l’ Assommoir).
Fin dall'infanzia Lantier soffre di dolori che gli attraversano il cranio. Questi dolori continuano nella pubertà e si accompagnano a pulsioni omicide  ai quali non arriverà mai a sfuggire realmente: il desiderio fisico di una donna si accompagna in  lui a una necessità irresistibile di ucciderla. (Siamo nell’800 dei Landru e di Jack The Ripper). Sul punto di possedere la a cugina Flora, preferisce fuggire per sottrarsi al desiderio di ucciderla. Più tardi, gli accade di diventare l’amante  di Séverine Roubaud, ma un bel giorno la bestia  riprenderà possesso di lui, e finirà per massacrare la sua amante.
 
Riassunto 
Meccanico ferroviario  sulla linea Parigi-Havre, Jacques Lantier va spesso a trovare, quando è in congedo,  la madrina Phasie Misard, che vive in un alloggio di casellante. Il compito di casellante è affidato al marito e a sua figlia Flora. Sposando Misard, Phasie ha conservato e nascosto un gruzzolo (1000 franchi) che rifiuta di dividere con lui. Per potersi impossessare di questo denaro, Misard la avvelena lentamente versando il salnitro (nitrato di potassio) nel sale, ma riuscirà ad ucciderla infine solo con un potente topicida. Quando Phasie morirà, Misard frugherà tutta la casa ma non troverà mai il denaro. Da parte sua, Flora è una giovane donna selvaggia, dotata di una forza d'uomo, che respinge tutti gli spasimanti ma finisce per cadere innamorata di Lantier che per altro verso sembra innamorato soltanto della sua locomotiva. Al momento di possederla, quest'ultimo sente montare un impulso omicida e fugge per non ucciderla. Un giorno in cui la locomotiva è bloccata dalla neve, i passeggeri del treno si rifugiano da Flora, che scopre che Lantier ha una amante, Séverine, sposata Roubaud. Per vendicarsi, fa deragliare il treno nel quale questa si trova, fatto che causa una catastrofe nella quale la locomotiva Lison “perisce” sventrata, ma da cui Séverine esce indenne. Non appena Jacques la sa colpevole, Flora si suicida sotto un treno, nel tunnel di Malaunay, vicino al proprio casello.
Parallelamente alla vicenda dei  Misard si svolge un'altro intrigo. Roubaud vice capostazione  a Le Havre, dipendente modello, apprende da Séverine che il giudice Grandmorin, il suo protettore, ha approfittato di lei quand’era piccola. Grandmorin invita Séverine ad una gita, questa rifiuta dapprima quindi, su ingiunzione di suo marito, gli scrive una lettera in cui accetta l'incontro, suggerendogli di prendere un certo treno. Aiutato dalls moglie, Roubaud assassina Grandmorin in un vagone dell'espresso Parigi – Havre. Osservando passare il treno (al momento in cui è   fuggito dopo l'avventura con Flora), Jacques Lantier scorge quest'assassinio. L'indagine sull'omicidio è affidata al procuratore Denizet. Destinato a testimoniare, Lantier riconosce i colpevoli   ma rifiuta di accusare Séverine. Quest'ultima, tenuto conto che ha visto il crimine, lo seduce e diventa la sua amante, mentre il giudice accusa un innocente. I due amanti si vedono più spesso a Parigi, e finiscono per essere sorpresi da Roubaud. Quest'ultimo fa finta di niente, si ubriaca,  è preoccupato dagli ingenti debiti contratti dopo l’omicidio di Grandmorin.  Séverine vuole assassinare Roubaud ma Lantier non ha il coraggio. Più tardi, gli tendono un agguato a Croix-de-Maufras, una casa vicina al casello di Flora  che era appartenuta al presidente Grandmorin. Jacques spera così anche di calmare  i suoi impulsi assassini. Ma preso dalla sua pazzia, Lantier uccide Séverine prima dell'arrivo di Roubaud. Quest'ultimo, imputato dell'omicidio di sua moglie, è condannato ai lavori forzati in perpetuo.
 
L’epilogo. Il macchinista Pecqueux  e  l’aiuto meccanico Lantier si affrontano sulla loro locomotiva un giorno in cui Pecqueux è ubriaco (egli sospetta che Jaques abbia una tresca con la moglie Philomene). Cadono e finiscono  macellati dalle ruote del treno che prosegue solo la sua folle corsa, con un carico  di soldati spediti al fronte a  battersi contro i prussiani...
 
L'Assommoir – Lo scannatoio
L’ Assommoir è un romanzo di Émile Zola pubblicato nel 1877, settimo volume della serie Rougon-Macquart. È un lavoro dedicato alle classe operaia, secondo Zola il primo romanzo che ha "l'odore del popolo". L'autore vi restituisce la lingua ed i costumi del popolo, per mostrare le devastazioni dovute alla miseria e  all'alcolismo. Il successo dell' Assommoirfu enorme, e garantirà la fortuna economica al suo autore; ricevette attacchi da destra che gli rimprovera il contenuto pornografico e da sinistra che lo accusa di infangare il popolo. Zola   difese, nella  prefazione, la sua  opera contro l'una e l'altra: "Ho voluto dipingere la deriva inevitabile di una famiglia operaia, nell'ambiente appestato delle nostre periferie. Al fondo dell’ubriachezza e dell’ozio forzato, ci sono il rilassamento dei legami familiari, le lordure della promiscuità, la perdita progressiva dei sentimenti onesti, quindi alla fine il ludibrio e la morte. È la morale in azione, semplicemente. L’ Assommoir è certamente il  più casto dei miei libri”.
 
Riassunto 
L'eroina è Gervaise Macquart, provenzale originaria di Plassans, che ha seguito il suo amante, il cappellaio Auguste  Lantier a Parigi con i suoi due figli Claude ed Étienne. Ben presto, Lantier, pigro ed infedele, abbandona Gervaise, non   sopportando di vivere nella miseria. La giovane donna diventa lavandaia ed accetta di sposare Coupeau, uno stagnaro che non ama realmente ma al quale finisce per cedere sia per stanchezza che per debolezza. Avranno una figlia, Nana, eroina di un altro romanzo del Rougon-Macquart.
Gervaise grazie al suo vicino Goujet, un maniscalco innamorato di lei ma che non osa rivelarle il suo amore, compera una lavanderia che gli permette molto rapidamente di acquisire una certa libertà nonostante il fatto che Coupeau, caduto da un tetto dove lavorava, sia ormai per essa un carico più che una fonte di redditi.
La situazione si deteriora sempre   più  con il ritorno di Lantier, che Coupeau accetta di alloggiare sotto il suo tetto e che ridiventa l’amante di Gervaise. Coupeau, sobrio prima dell’incidente, beve sempre più, e Gervaise finisce a sua volta per sprofondare  nell'alcolismo. Contrae debiti che gli procurano grane giudiziarie. Di confisca in confisca, Gervaise perde il suo commercio e finisce in  miseria. Dopo avere visto morire Coupeau (le cui crisi di delirium tremens sono uno dei momenti forti del romanzo), finisce sulla strada dove tenta anche di prostituirsi prima di morire di stenti  in una nicchia  situata sotto la scala principale dello stabile in Rue du Gotte d’Or , altro luogo monstre del romanzo da  Zola lungamente descritto.  Così, dopo avere gustato la speranza di una vita felice e prospera, Gervaise cade nel vizio, nel fango, che sigilla in modo crudo e freddo questo romanzo, esemplare perfetto di letteratura naturalista.
 
Spiegazione del titolo 
L' argomento principale discusso in questo libro è la deriva sociale causata dall'alcolismo. Il principale luogo di vizio è l’Assommoir, una rivendita-mescita,  di bevande (bar-caffé diremmo oggi)  tenuto da  papà Colombe il cui nome è ironico poiché la colomba porta la pace mentre quest'ultimo rende la gente violenta e sparge la disgrazia nella classe operaia. In mezzo al caffè di Colombe, troneggia l'alambicco famoso, una macchina infernale che Zola trasforma  lungo il  romanzo, in un mostro, un tornado nel  quale tutti finiscono per affogare. È questa macchina che toglierà tratto  tratto la felicità a Gervaise. Prima Lantier, quindi Coupeau, ed infine Gervaise che, rovinata, dovrà vendere la sua lavanderia (la sua più grande realizzazione) quindi sprofonderà nella miseria per morire di fame perché troppo brutta per prostituirsi.
 
°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
Nana
Nana è un romanzo di Émile Zola pubblicato nel  1880, il nono della serie Rougon-Macquart, che tratta il tema della prostituzione femminile attraverso alcuni scorci di vita delle cortigiane (laurettes venivano chiamate a Parigi)  il cui fascino sconvolgeva i più alti esponenti  del Secondo Impero. La storia comincia nel 1868.
 
Nata nel 1852 nella miseria del mondo operaio, Nana è la figlia di Gervaise e di Coupeau la cui storia è narrata  nell’Assommoir. L'inizio del romanzo ritrae Nana immersa nel bisogno, priva di ogni mezzo per allevare il figlioletto Louiset   avuto all'età di sedici anni, a  seguito di un atto di prostituzione cui era ricorsa per arrotondare le entrate. 
Ciò  non gli impedisce di vivere in un appartamento lussuosamente arredato dove è stata alloggiata da uno dei suoi ricchi amanti. La sua  ascesa comincia con un ruolo di Venere che interpreta in un teatro parigino: non sa né parlare né cantare, ma il suo semplice ancheggiare sconvolge tutti gli uomini, che sognano di possederla. È il caso in particolare di Muffat, alto dignitario dell'Impero, tuttavia uomo casto e di una grande pietà, che Nana rovina ed umilia crudelmente. Muffat non è l’unico delle sue vittime: altri  si  rovinano per lei: alcuni si suicidano, altri rubano, altri ancora diventano truffatori.   Nana è una brava ragazza, ma fa il male senza rendersene conto, ein fondo tutti gli uomini la annoiano.
Accetta tuttavia la corte di un uomo che le piace, l'attore Fontan, un uomo violento che finisce per picchiarla e che la lascia per un giovane attrice, dopo averle scroccato tutto il denaro, fatto che la condurrà ad accettare il soccorso finanziario  proposto da Muffat che desidera sopra ogni cosa di farne la propria amante. Questa relazione  condurrà Muffat allo sconvolgimento totale della sua vita, delle sue convinzioni devote, dei  comportamenti corretti e dei suoi probi principi; egli si abbasserà ad una umiliazione disumana e ributtante pur di compiacere nei suoi capricci Nana,  che gli fa subire le peggiori infamie fino a fargli accettare la folla di amanti che lei frequenta, mentre egli perora  soltanto un po’ di fedeltà in cambio della fortuna che  sacrifica per lei.
Nana raggiunge il vertice della gloria mondana in occasione del Gran Prix  ippico al quale assiste Napoleone III e il Tout-Paris, vinto da una puledra che porta il suo nome. Tutto l’ippodromo grida "Nana" in preda al delirio.  Successivamente, dopo avere poco a poco respinto tutti i suoi amanti, lascia
Parigi  per la Russia. Più nessuno sa nulla di lei, fino al momento in cui ritorna nella capitale. Affetta dal vaiolo, Nana muore  poco dopo, circondata da personalità del teatro. L'ultimo paragrafo del romanzo, che descrive lo stato spaventoso di rovina del corpo malato di Nana, precedentemente oggetto del desiderio di tanti uomini, conclude l'opera in modo magistrale.
 
 
 
 
°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
© lafrusta. Tutti i diritti riservati.Traduzione adattata di materiale rinvenuto in Rete. Riproduzione vietata. Vietato il deep link. Copia registrata in "corso particolare". Autorizzato l'uso solo per scopi didattici o di studio personali.
pagina a cura di Alfio Squillaci
 
Esempio 1
 Émile Zola in Rete:

<<< Émile Zola - Nulla dies sine linea. Sito interamente dedicato a Zola. Amatoriale e appassionato.

<<< Émile Zola  Cahiers-naturalistes.com/. Punto di partenza per  lo studio di Zola e del naturalismo

RIassunti
<<< Il denaro
<<< La bestia umana
<<< Lo scannatoio
<<< Nana
Émile Zola
dal 4 nov. 2007
Prima paginaFili di fumoEnferRecensioniRivistaProfili di autori
ContattaciAtlante Letterario Bacheca pubblicaCompiti

Cerca in questo Sito o nel web Servizio fornito da FreeFind

La Frusta! Cerca nel Web
Lista completa del ciclo Rougon-Macquart  (1871-1893)

   1. La Fortuna dei Rougon              (1871)
   2. La Cuccagna (1872)
   3. Il Ventre di Parigi (1874)
   4. La Conquista di Plassans          (1875)
   5. La Colpa dell'abate                   Mouret (1875)
   6. Sua Eccellenza Eugène             Rougon (1876)
   7. L'ammazzatoio (1877)
   8. Una pagina d'amore (1878)
   9. Nanà (1880)
  10. Quel che bolle in pentola         (1882)
  11. Al Paradiso delle signore         (1883)
  12. La Gioia di vivere (1884)
  13. Germinale (1885)
  14. L'Opera (1886)
  15. La Terra (1887)
  16. Il Sogno (1888)
  17. La Bestia umana (1890)
  18. Il Denaro (1891)
  19. La Disfatta (1892)
  20. Il Dottor Pascal (1893)

 
Il libro racconta la storia di un adulterio, di un omicidio e di un doppio suicidio, di uno stato di follia che lega tra loro i protagonisti, Thérèse e Lorenzo, e di un lento ma inesorabile processo di disfacimento morale e antropologico. Zola compone un romanzo nel quale l'erotismo è strategia e tutto è calcolo e distruzione, un romanzo che nel suo epicentro divora personaggi e situazioni assorbendo e facendo a pezzi ogni scrupolo e ogni valore, fino al collasso conclusivo.
Il dramma del protagonista, il pittore Claude Lantier, è quello - scrive Lanfranco Binni nell'introduzione - "del rapporto con il proprio lavoro, con la durezza della materia; è lo stesso dramma del lavoro-passione e del lavoro-fatica che Zola medesimo prova quotidianamente. "L'opera" infatti non è un romanzo autobiografico soltanto per l'ambiente che accuratamente descrive, l'ambiente più direttamente conosciuto da Zola; è un romanzo autobiografico soprattutto perché testimonia l'atteggiamento dello stesso Zola nei confronti del proprio lavoro letterario, ed è proprio per questa ragione un romanzo di centrale importanza per conoscere la sua concezione del mondo e la sua poetica".
Il libro racconta la storia di un adulterio, di un omicidio e di un doppio suicidio, di uno stato di follia che lega tra loro i protagonisti, Thérèse e Lorenzo, e di un lento ma inesorabile processo di disfacimento morale e antropologico. Zola compone un romanzo nel quale l'erotismo è strategia e tutto è calcolo e distruzione, un romanzo che nel suo epicentro divora personaggi e situazioni assorbendo e facendo a pezzi ogni scrupolo e ogni valore, fino al collasso conclusivo.


Les dernières années de l'auteur des « Rougon-Macquart » racontées par son biographe passionné, Henri Mitterand

Emile Zola meurt le 29 septembre 1902. Quelques jours plus tard, une foule importante accompagne sa dépouille au cimetière Montmartre. Puis, ses cendres seront transférées au Panthéon en 1908. Mais cette gloire ne doit pas faire illusion. Henri Mitterand, dans le troisième et dernier volume de sa somme biographique, montre que la puissance créatrice de Zola et son courage politique ne furent pas toujours bien jugés. Jean Bedel développe même l'hypothèse de son assassinat...

Au sortir de ce monument en trois volumes, trois mille pages en tout, consacré à cet homme siècle que fut aussi Emile Zola, le lecteur partage presque également son admiration entre l'auteur du portrait et son sujet. On a déjà dit ici l'excellence de l'entreprise, lors de la parution, l'année dernière, du deuxième volume.  Connaissance exhaustive de la carrière littéraire de Zola, vive pénétration de l'oeuvre jusque dans les soutes de ses plans, scénarios, manuscrits, hauteur de vues à la fois esthétique, politique et morale, le Mitterand prend place dans les grands classiques de la biographie et unit, peut-être pour la première fois, la saisie de l'historien et celle du critique littéraire. L'auteur doit à son modèle un sens du récit, de la mise en perspective, de la vaste entreprise, et aussi de la performance. N'a-t-il pas écrit en moins d'un an les 860 pages de ce troisième volume pour être présent au rendez-vous du centième anniversaire avec la biographie achevée, plus un album iconographique de très belle facture et d'efficace commentaire, plus encore l'édition de manuscrits intéressant la genèse des Rougon-Macquart ?

Le deuxième volume s'achevait sur la rédaction, la publication et la réception de l'épilogue des Rougon-Macquart, le vingtième livre de cette « histoire naturelle et sociale d'une famille sous le Second Empire », Le Docteur Pascal. Zola s'identifiait pour une bonne part à son personnage, Pascal Rougon, qui poursuit ses recherches sur l'hérédité en prenant pour exemple sa propre famille, et tombe amoureux de la jeune nièce qu'il a recueillie. Malgré leur différence d'âge, ils vivent une passion consentie, et la jeune femme donne naissance à leur enfant après la mort du docteur. C'était évidemment une transposition de la passion qui a lié Zola jusqu'à la fin de ses jours à Jeanne Rozerot, la lingère de son épouse Alexandrine, restée sans enfant, alors que Jeanne donne à Zola deux enfants qui feront son bonheur d'homme installé dans deux foyers. Nous suivons le développement de cette histoire intime tout au long des années de combat politique et littéraire qui font l'objet du troisième tome, justement intitulé L'Honneur.

Car il y aurait beaucoup de bassesse à reprocher à Zola d'avoir mené cette double vie, gardé Jeanne dans une quasi-clandestinité, avec l'accord de sa femme. Alexandrine, après la violente crise qui suit la révélation de son « infortune », finit par sagement comprendre qu'elle garde la place prééminente de l'épouse, de l'alliée publique. Sa vie de femme est brisée, elle le rappellera chaque fois qu'il le faut à son mari, et Mitterand ne sait jusqu'à quel point elle joue inconsciemment de sa souffrance pour interdire à Zola de donner une place plus grande à son deuxième ménage dans l'emploi rigoureux de son temps. Elle accepte Jeanne, à condition qu'elle et les enfants restent dans l'ombre, et Jeanne se résigne, d'abord parce qu'elle jouit à demeure du bonheur d'être mère et de son bonheur d'amante. Les féministes se récrieront. Qu'aurait dû faire Zola ? Braver l'interdit victorien ? Quitter son épouse ? Revendiquer sa double vie ? Dans ce cas, il y aurait bien eu une affaire Dreyfus, mais pas de « J'Accuse » et pas de victoire finale pour l'innocent injustement dégradé et envoyé au bagne. Le Docteur Pascal, où Zola évacue des flots de culpabilité intérieure, s'achève sur l'image de la jeune femme donnant le sein au bébé qui vient de naître. Triomphe de la vie. Que célébrera encore Zola dans le premier de ses Quatre EvangilesFécondité, à la fois hymne à la natalité, à la femme nourricière contre la vierge décadente, et réflexion sur la nécessaire repopulation de la France (qui, il s'en doute, aura besoin de forces pour un affrontement avec l'Allemagne !). « Que de lait, que de lait ! » Mitterand ne peut s'empêcher de citer Flaubert devant ces débordements. On lui en sait gré, lui qui partage l'optimisme vitaliste de Zola.

COMBAT

Sans cet optimisme, sans la conviction d'une victoire possible de la raison, de la justice, de la laïcité, de la société civile sur l'obscurantisme, l'injustifiable raison d'Etat, la mainmise de l'Eglise et de l'Armée sur la société dans son ensemble, Zola se serait-il lancé dans le combat pour faire reconnaître l'innocence de Dreyfus, combat où il risquait sa vie, sa liberté, ses revenus ? Qui d'autre avait l'autorité nécessaire, la puissance du verbe pour défier ainsi les pouvoirs ? Victor Hugo était mort en 1885, Flaubert en 1880 - et le pessimisme de l'ermite de Croisset l'avait depuis longtemps entraîné à tourner le dos aux malheurs des autres. Quant aux écrivains, ils se passionnent pour leurs écoles littéraires. Le naturalisme dont Zola s'est fait le théoricien domine, des dissidences se dessinent ; le symbolisme plane. Que les politiques se débrouillent.

Zola seul donc. Se voulant seul. Mais solidaire. On le sait, il ne s'est pas mobilisé dès la condamnation d'Alfred Dreyfus, en décembre 1894, pour clamer son innocence. Cette condamnation n'entre pas vraiment dans son champ de vision. Pourtant, le 16 mai 1896, révolté par la campagne antisémite d'Edouard Drumont et de La Libre Parole, il écrit dans Le Figaro « Pour les Juifs », un article où Dreyfus n'est pas mentionné, mais où, pour nous, s'annonce évidemment l'engagement fulgurant de Zola en sa faveur.

A vrai dire, toute son oeuvre antérieure l'annonçait, l'appelait. Les Rougon-Macquart déroulent une immense fresque qui est forcément un plaidoyer pour la justice sociale, puisque c'est la misère qui engendre les iniquités et la violence. Après avoir accompli cette oeuvre, Zola entreprend de l'élargir dans le temps et l'espace par une radiographie des pouvoirs. Lourdes d'abord, vaste enquête, tableau de la foi vécue dans l'irrationalité totale, la souffrance des corps et le refus de la science. Rome ensuite, la mise à nu du pouvoir temporel de l'Eglise catholique, sur les ruines de l'empire romain et reprenant son ambition de conquête du monde. Paris, enfin, la grande ville, celle des années 1892-1894, au présent de l'écriture, où coexistent encore, sous le risque permanent de l'explosion, tous les milieux sociaux, de la grande bourgoisie financière et possédante aux bas-fonds misérables et dépravés. Dans ces Trois villes, qui sont aussi une forme nouvelle du roman où il ne craint pas l'anticipation, la dénonciation des tares de la société se fait de plus en plus radicale. Zola républicain se dirige vers le socialisme, avec beaucoup de nuances et d'inflexions personnelles. Dans Les Quatre Evangiles (Fécondité, Travail, Vérité, Justice - ce dernier resté à l'état de projet), on le verra traverser de façon critique les théories de l'anarchisme, du marxisme tendance guesdiste, de l'utopie fouriériste, pour se diriger vers une conception socialiste proche de Jean Jaurès, avec un combat mûrement réfléchi pour l'instruction laïque. A ces oeuvres, mais aussi aux tentatives de Zola au théâtre et à l'opéra, Mitterand consacre à chaque fois des chapitres qui sont de véritables études socio-critiques autant que littéraires. C'est l'oeuvre même qui prend le devant dans cette biographie, puisque aussi bien la vie de Zola est vouée à plein temps à l'enquête et à l'écriture, à l'invention d'un monde qui devait régénérer le monde réel par la mise à nu de ses mécanismes, mais aussi par le dessin d'un avenir possible de réconciliation.

UN ENGAGEMENT TOTAL

La part éclatante de ce volume est évidemment constituée par le récit de l'intervention de Zola dans l'affaire Dreyfus, cet engagement total qui en fait réellement une affaire nationale, laquelle mène le pays au bord de la guerre civile, par la faute d'un état-major imbécile, d'un clergé obscurantiste et d'un gouvernement républicain lâche et maladroit. Sous la plume de Mitterand, la décision d'écrire « J'Accuse », en janvier 1897, le procès de Zola, sa condamnation, son exil volontaire à Londres, son retour un an après, ses tentatives d'obtenir un deuxième procès pour éviter à Dreyfus le déshonneur d'une grâce et aux coupables l'échappatoire d'une amnistie, sa victoire finalement, aux yeux de l'Histoire (la revanche des antidreyfusards, ce sera l'Etat vichyssois, qui n'a eu qu'un temps), deviennent un roman historique passionnant, parce que formidablement vrai et exemplaire. Il existe sur l'Affaire de fort bons livres, en tout premier lieu celui de Jean-Denis Bredin, mais, pour qui se préoccupe de savoir comment les idées et les formes agissent dans l'histoire, Zola : L'Honneur est une lecture indispensable.

MICHEL CONTAT


Article paru dans l'édition du 27.09.02
Da "Il romanzo sperimentale", Pratiche Editrice, Parma 1992 (trad. di Ida Zaffagnini)

- Lo scrittore compone frasi come l'uccello fa i suoi gorgheggi, per piacere suo e degli altri.

- Nuovi modi di vivere sono assicurati agli scrittori; e subito la gerarchia scompare, l'intelligenza diventa un titolo di nobiltà e il lavoro acquista la sua dignità. Al tempo stesso, per logica conseguenza, vien meno l'influenza dei salotti e dell' Accademia, nelle lettere si ha l'avvento della democrazia: cioè le cricche si perdono nel gran pubblico, l'opera nasce dalla gente e per la gente.

- Si lamenta che lo spirito letterario scompare; non è vero, si trasforma.Spero di averlo dimostrato. E se si vuole sapere che cosa oggi deve renderci dignitosi e rispettati è il denaro.E' stupido recriminare nei confronti del denaro, che è una forza sociale considerevole. Solamente i giovanissimi dovrebbero ripetere i luoghi comuni dell'avvilimento della letteratura che sacrifica al vello d'oro; ignorando tutto non possono capire quanta giustizia e probità vi sia nel denaro.

- E' il denaro, è il guadagno ricavato in maniere legittima dalle opere affrancate da ogni umiliante protezione, che ha fatto dell'antico giocoliere di corte, dell'antico bufffone d'anticamera, un cittadino libero, un uomo che non dipende che da se stesso. Con il denaro ha osato dire tutto, ha portato la sua analisi dovunque, fino al re, fino a Dio, senza timore di perdere il suo pane. Il denaro ha reso libero lo scrittore, il denaro ha creato la letteratura moderna.

- Le sovvenzioni favoriscono in ogni caso i mediocri, mai si commissiona un lavoro
 ad un talento libero e originale.

- La protezione in letteratura non serve che ai mediocri.

- Non si  aiuta il genio a produrre: produce da solo.

- Nessuno obbliga un bravo ragazzo a scrivere; quando prende in mano una penna, egli accetta le conseguenze della lotta e tanto peggio se viene abbattuo al primo colpo e se un'intera generazione passa sul suo corpo. I lamenti in casi simili, sono puerili, e del resto non rimediano a nulla. Malgrado le protezioni, i deboli soccombono; i forti arrivano passando in mezzo agli ostacoli; questa è la morale della favola.

- Far muovere personaggi reali in un ambiente reale, offrire al lettore un brandello di vita umana: il romanzo naturalista è tutto qui. Oggi la qualità principale del romanziere è il senso del reale. Il senso del reale. consiste nella capacità di vedere la natura e rappresentarla così comeè. Sembra a prima vista che tutti abbiamo due occhi per vedere e che niente debba essere più comune del senso del reale. Pure ciò accade molto raramente. Vi sono occhi che non vedono affatto.

- Il senso del reale mi sembra facilissimo da individuare in uno scrittore. Per me è la pietra di paragone che decide tutti i miei giudizi.

- L'attitudine a vedere è ancora meno comune dell'attitudine a creare.

-Tuttavia, vedere non è tutto, bisogna esprimere. Perciò, dopo il senso del reale, vi è la personalità dello scrittore. Um grande romanziere deve possedere il senso del reale e un'espressione personale. 

-Niente può sostituire il senso del reale e l'impressione personale. Quando non si posseggono queste doti, sarebbe meglio cambiare mestiere che mettersi a scrivere romanzi.

- L'espressione personale non è necessariamente legata ad una formula stilistica perfetta. Si può scrivere male, in modo scorretto, disordinatamente, pur possedendo un modo di esprimersi veramente personale. Al contrario la cosa peggiore è, secondo me, quello stile pulito, che scivola via in modo facile e molle, quel diluvio di luoghi comuni, di immagini consuete che fa esprimere al grosso pubblico il giudizio allettante: "E' scritto bene!" E no! E' scritto male, dal momento che non ha una vita propria, un sapore originale, anche a spese della correttezza e della proprietà della lingua!