AA.VV, Tu sei lei . Otto scrittrici italiane, Minimumfax, Roma 2008


È strano, ma ho deciso di comprare questo libro dopo aver letto due micro-recensioni non esattamente entusiastiche. Neanche negative, almeno all'apparenza, anche se...
Ma mi ha incuriosito l'idea di un'antologia di racconti scritti da otto donne intorno al tema del corpo. Poteva facilmente rivelarsi un immane bluff come ce ne sono tanti in giro. Sapete tutti come la penso in proposito. Se non lo sapete, leggete poco sotto, qualcosa troverete.
Comunque. Sono andata in libreria e gli ho dato un'occhiata. Intanto, ci sono dentro un paio di nomi che per me sono quasi una garanzia, e poi mi incuriosiva sapere cosa avessero scritto su questo tema. Un altro paio di nomi li conoscevo per fama soltanto. Le altre quattro non le avevo mai sentite. Ho deciso di provare, nonostante le recensioni.

Innanzi tutto, tecnicamente, si tratta dell'annuale antologia della Minimum Fax dedicata alle voci dei giovani narratori nazionali. Quest'anno, appunto, tutte donne. La novità, inoltre, è che quest'anno i racconti non sono stati scovati in giro per la rete o su riviste, ma sono stati commissionati appositamente per l'occasione. Il curatore è Giuseppe Genna, potete leggere la sua introduzione per intero su Carmilla ma, francamanete, potete anche non leggerla. Perché forse è un po' troppo passionale e i racconti parlano meglio da soli.

Per mettere in chiaro le cose: il libro è bello. A tratti è molto bello. Qui c'è la pagina dell'editore, con la rassegna stampa. Una stampa, mi pare, non proprio entusiasta, anche se a tratti finge molto bene di esserlo. Bè, certo, i gusti sono gusti, ma tendo a pensare che se questo libro non vi piace potrebbe anche essere per paura. No, non paura delle donne che scrivono, anche se Genna afferma che non sono molto rappresentate in Italia, quasi suggerisce implicitamente che siano ghettizzate o poco meglio. Non per questo, ma forse perché donne che scrivono così forte possono spaventare. I benpensanti sicuramente. Anche perché, e dalla rassegna stampa si vede che qualcuno ci ha provato, scrittrici + corpo, e l'associazione spontanea è a quelle Cutolo e compagnia cui accennavo poco tempo fa. Ebbene, l'accostamento è del tutto fuori luogo, siamo su due mondi diversi, due pianeti che neanche si conoscono.

Nel dettaglio, almeno un po'.

Alina Marazzi fa parte di quei nomi a me sconosciuti. Non è una scrittrice, infatti, ma una regista documentarista, perlopiù. È l'autrice del racconto forse non più bello ma sicuramente più emotivamente d'impatto, almeno per quanto mi riguarda. Baby Blues è un diario. Il diario di una donna, evidentemente giovane, durante e dopo la sua prima gravidanza. Il titolo lo dice, è il racconto della depressione post-partum di questa giovane donna. Fenomeno molto diffuso di cui non si parla tantissimo. La forma diaristica, utilizzata in maniera tecnicamente perfetta (si sente che è la scrittura di una ragazza molto giovane e sofferente - l'autrice è però classe 1964), fa entrare il lettore direttamente nella mente della narratrice-protagonista, senza mediazioni. L'effetto è devastante, perlomeno per una donna. Una donna, se non è già madre, ha pensato almeno una volta nella vita alla maternità e alle gioie che ad essa si dovrebbero accompagnare. In  questo senso il racconto è agghiacciante, nel senso che congela. Personalmente, non so quanto addietro devo guardare per ricordare di aver letto qualcosa (di narrativo) che mi abbia colpito allo stesso modo. All'autrice complimenti sinceri, vivissimi, e un grazie per questo pugno nello stomaco.

Esther G. è, naturalmente, uno dei nomi che mi ha spinta a comprare il libro, perché la seguo e la stimo da tempo. Potete leggerla qui. A me dispiace solo che non sia così orgogliosa di ciò che produce da scrivere con il suo vero nome, ma è solo un dettaglio, e poi il suo pseudonimo ha una precisa connotazione per chi conosce un po' più a fondo Sylvia Plath.
Il racconto di Esther, La morte per mezzo di me, è molto crudo. Va fuori dai canoni tradizionali del racconto per farsi sceneggiatura cinematografica, inserisce una cartella clinica, si disfa, nel farsi. Non assomiglia poi molto ai racconti a cui noi lettori del blog eravamo abituati. Ma è un racconto molto bello, potente, troppo per gli stomaci delicati. È, infatti, il crudissimo reportage di una violenza sessuale. I riferimenti intertestuali hanno del blasfemo: una rilettura dell'annunciazione, trasferita nel contemporaneo, utilizzata per parlare di imposizione violenta di una volontà che sta saldamente, dittatorialmente da una parte sola. Un racconto non facile, eppure ottimamente riuscito. Esther si conferma una Scrittrice con la "s" maiuscola.

Molto riuscito è anche Come nessuna madre avrebbe mai fatto di Veronica Raimo. La storia di un amore clandestino fra un maestro di ballo quarantenne e la sua allieva diciassettenne: di nuovo una storia violenta, che guardiamo a partire dalla sua fine. Un triangolo piuttosto classico, terminato nel momento in cui la legittima sposa rimane incinta. Niente di nuovo sotto il sole, quello che è nuovo è il modo in cui la giovanissima protagonista vive la storia, il modo in cui dopo vent'anni consumerà la sua vendetta. Un bellissimo insight nella mente di un'adolescente che non vuole essere un fenomeno della danza, almeno non prima di essere una donna. Ma non si può dire molto, il racconto va letto.

Ben costruito e ben scritto Surf di Carola Susani, dove protagoniste sono una professoressa tanto obesa da non potersi più muovere e la sua nuova badante ucraina, bellissima ma focomelica. Lo strano rapporto di solidarietà che si instaura fra loro. Più che la trama, in questo caso, è lo stile ad essere davvero ottimo, da scrittrice esperta.
Per lo stesso motivo è molto bello da leggere Lemuri di Helena Janeczek che, questa volta no, non si incentra sul corpo, ma è il racconto di un viaggio compiuto da una coppia per ritrovarsi, racconto che la donna mette insieme per poterlo poi portare in forma di ricordo al suo bambino rimasto a casa con i nonni. Salvo l'irrompere dell'inatteso, dell'inimmaginabile nell'atmosfera paradisiaca del Madagascar.
Di nuovo ottimo lo stile narrativo di Federica Manzon in Tirare alla cieca. Che è l'unico racconto in cui non compare nemmeno una donna. I protagonisti sono invece due fratelli, che sopravvivono, ognuno a suo modo, a un evento che è sullo sfondo, che si può immaginare ma non è mai nominato.
In morte di Babsi J è il testamento in forma teatrale di Babsi Jones, che sembra rispondere così alle molte polemiche attirate da un personaggio-pseudonimo che lei non ha mai voluto costruire. È una scrittura molto tesa, sofferta, più incisiva nel primo atto, che è poi un monologo di Babsi.
L'unico racconto che mi ha convinto un po' meno è La ragazza-cane di Donata Feroldi, per una scrittura troppo frammentata e difficile da seguire. Risulta evidente, tuttavia, che l'effetto è voluto, trattandosi del flusso di coscienza o monologo interiore di una ragazza che ha subito un'esperienza traumatica, il cui protagonista è di nuovo il corpo. L'effetto voluto è raggiunto e, alla fine della lettura, il racconto convince, sebbene risultasse troppo straniante di primo acchito.

dal blog di
Marina Taffetani




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Esempio 1
Tu sei lei è una testimonianza di come, nonostante le lotte del passato che ne hanno formalmente legittimato i diritti, le donne (e le scrittrici come avanguardia sociale) in Italia siano ancora marginalizzate. Ma soprattutto la conferma di come, affrontando temi per niente concilianti - l'identità, il corpo, il parto, la morte - queste autrici siano le protagoniste di uno tsunami letterario che monta all'orizzonte delle nostre coste, e che lascerà il suo segno nel futuro più immediato. "In un periodo di emergenze individuali e collettive, sociali e psichiche, ambientali in un senso catastrofico - ciò che è politico si restringe alla risposta all'emergenza. Ecco perché questa antologia, che raccoglie testi di otto scrittrici italiane contemporanee, è automaticamente un libro politico. Lo è, anzitutto, perché è devastante ciò che siamo costretti a nominare, nel 2008, 'questione femminile': ancora una volta, dopo tutte le conquiste ottenute dai movimenti di emancipazione, da donne e uomini che ci hanno preceduto, e dopo l'esplosione di studi appositi caduti sotto l'etichetta sbagliata "genderismo", ancora una volta ci troviamo a fronteggiare una questione femminile". (Dall'introduzione di Giuseppe Genna).
La Frusta Letteraria - Rivista di critica culturale on line