Hanan al-SHAYKH - Donne nel deserto - traduzione di Samuela Pagani - ed.Jouvence, Roma 1994
Notizie sull’autrice (bio-bibliografia)
Hanan al-Shaykh nasce il 12 novembre 1945 a Beirut. Lascia il Libano nel 1975 a causa della Guerra Civile e si trasferisce a Londra dove si stabilirà definitivamente nel 1984. Vive tuttora a Londra col marito e i due figli. Cresce in una famiglia tradizionalista, viene educata ai doveri delle donne musulmane sotto lo stretto controllo sociale del padre e del fratello. Segue gli studi universitari al Cairo all’American Girls College dove si laureerà nel 1966.
La sua produzione letteraria comincia negli anni Settanta in Egitto, a 19 anni, prima di laurearsi; i primi romanzi sono Intihar Rajul Mayyit (1970) e Faras al-Shaitan (1971). All’inizio degli anni Ottanta scrive Zahra (1980, tradotto e diffuso dal 1986) e Misk al-ghazaal, Donne nel deserto (1989 tradotto in Italia dal 1994) dopo essersi trasferita a Londra. Nonostante parli inglese correntemente, Hanan al-Shaykh comincia a scrivere in arabo, sua lingua madre, e non lascerà mai quest’abitudine. Negli anni ’90 scrive due pezzi di teatro: Dark Afternoon Tea, nel 1995 e Paper Husband nel 1997 di poco successo ma ben riconosciuti a Londra. I romanzi seguenti, Beirut Blues (1992, tradotto nel 1996) e I Sweep the Sun Off Rooftops (1994, tradotto nel 1998) sono seguiti da Only In London (2000, tradotto nel 2002). Il romanzo piu recente è The locust and the bird (2009) scritto sotto dettatura virtuale della madre, per realizzare indirettamente il suo sogno di scrittrice. È statao da poco pubblicato in Italia col titolo: Una sposa ribelle. Oggi i suoi romanzi ottengono generalmente grande successo e sono tradotti in più di 16 lingue.
L’intera opera letteraria di Hanan al-Shaykh è da considerarsi una critica sociale allo status delle donne nel mondo arabo-musulmano. Hanan lancia la sfida ai tabù del mondo arabo, mette nero su bianco argomenti come la sessualità, il dovere all’obbedienza, la modestia e le relazioni familiari occulte volendo creare scalpore, volendo causare reazioni su tutti i fronti per affermare la normalità. Alcuni dei suoi romanzi richiamano e descrivono scene di incontri sessuali che cozzano con i costumi tradizionalisti della società Araba contemporanea; proprio per questo i suoi romanzi sono spesso stati censurati nei paesi del Medio Oriente più conservatori.
Altro tema rilevante che si ritrova nelle opere di Hanan al-Sheyck è la Guerra Civile Libanese. Alcuni critici letterari citano la sua letteratura per la trattazione delle vicende degli uomini e delle donne tragicamente coinvolti nella guerra.
Donne nel deserto
Notizie sul testo
Donne nel deserto venne pubblicato nel 1989 col titolo arabo Misk al-ghazal. Fu poi tradotto in inglese nel 1992 Women of sand and myrrh. Quello stesso anno fu scelto come uno dei 50 migliori romanzi del 1992 dalla rivista "Publishers Weekly". Nel 1994 è stato tradotto in italiano da Samuela Pagani per l’edizione Jouvence e nel 1996 in Spagnolo, con il titolo: Mujeres de Arena y Mirra.
Donne nel Deserto fu tolto dal mercato nei Paesi Arabi a causa del contenuto a forte impatto culturale (sessuale e politico.) e per avere lanciato una sfida alla cultura Araba in generale. Il romanzo si divide in 4 parti e ciascuna parte esprime il punto di vista di una narratrice diversa. Si tratta di 4 donne: Suha, Tamir, Nur e Suzanne. In ogni sezione del romanzo ciascuna prende la parola dando l’effetto finale di un romanzo con quattro voci narranti. Le vite delle protagoniste si intrecciano solo di passaggio e spesso per caso; nessuna è fondamentale per la storia dell’altra. Lo stile è diretto e scarno di particolari, inserisce il lettore direttamente nel contesto senza dare troppe spiegazioni sul mondo circostante; in questo modo il lettore può sintonizzarsi sui sentimenti delle protagoniste, sulla loro inquietudine o beatitudine data dalla situazione che vivono.
La storia è ambientata in un paese immaginario del deserto in una società moderna, contemporanea agli anni ’80. Il Libano è una realtà presente nelle quattro storie per motivi diversi, come paese d’origine, come paese futuro in cui si vuole ritornare, come paese da cui fuggire…
Il romanzo contiene scene a sfondo omosessuale con riferimento a due delle protagoniste, e a sfondo eterosessuale che fa da intonazione a tutto il testo. È un romanzo intrigante da cui emerge una declinazione molto personale di un punto di vista femminile e di ambiente arabo. L’onestà letteraria dell’autrice crea situazioni realistiche e verosimili che aiutano il lettore a immedesimarsi nel contesto di vita del Medio Oriente e di conseguenza a fare una comparazione ellettica tra la situazione occidentale e quella delle quattro donne voci narranti.
Il romanzo è piacevole, scorre veloce e presenta verosimilmente una realtà senza tempo e senza spazio perfettamente inseribile in qualsiasi contesto del Medio Oriente oggi. L’autrice cerca di coinvolgere il più possibile il lettore mettendolo faccia a faccia con le protagoniste, lasciando che le esse si presentino da sole e chiacchierino liberamente col lettore. Questa caratteristica deve saper essere sfruttata dal lettore che da solo avrà a che fare coi personaggi. Non bisogna contare su una nota introduttiva né sull’accompagnamento mano nella mano con l’autrice; ci si butta a capofitto nello scorrere degli eventi.
Consiglio: fare attenzione ai particolari descrittivi per poter facilmente ricostruire i legami tra le storie.
Laura Malleo
Kamila ha solo undici anni quando, con l'inganno, la sua famiglia la promette in sposa al cognato rimasto vedovo, di diciotto anni più vecchio. Sogna ancora di poter andare a scuola come gli altri bambini, anziché lavorare e occuparsi delle più umili faccende domestiche. Sogna il grande amore, come le protagoniste dei film romantici che vede di nascosto nei cinema di Beirut. E lo incontra davvero, l'unico amore della sua vita: Muhammad, un giovane colto e premuroso, che sembra proprio l'eroe di un film, le recita poesie e apprezza la sua curiosità e la sua esuberanza. Tuttavia, compiuti quattordici anni, il destino di Kamila si compie. Per quanto gridi e si dimeni, si strappi il vestito bianco e si cosparga il viso di fuliggine, non può sottrarsi a quel matrimonio da tempo combinato. Ma con la stessa ostinazione con cui si è sempre ribellata a chi la considerava una bestia da soma solo perché nata povera, ora non si piega alle tradizioni che la vogliono completamente sottomessa perché nata donna. Dando scandalo, continua a incontrare in segreto Muhammad. Finché, sfidando la famiglia e la morale, chiede e ottiene il divorzio. Una decisione straziante, che le costerà il distacco dalle figlie: uno strappo che tenterà per tutta la vita di ricucire. Il ritratto affascinante di una donna che con coraggio e tenacia ha ribaltato un destino di sottomissione. Il toccante atto d'amore di una figlia che, dando voce alla madre che l'ha abbandonata, si riconcilia con la sua memoria.