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Carlo Tullio-Altan, Marcello Massenzio - Religioni, Simboli, Società - Feltrinelli, Milano,  1998, pp.321

Un antropologo culturale e uno storico delle religioni  tentano in questo volume di riannodare i legami tra due discipline - l'antropologia culturale e la storia delle religioni appunto-  che in quanto punte di diamante dell'umanesimo contemporaneo  dovrebbero costituire elementi di un'unica occupazione (e preoccupazione) intellettuale. Così fu nella mente di uno studioso italiano isolato e dalle grandi intuizioni: Ernesto De Martino. Sulla scia dei suoi geniali studi, ad esempio, Tullio-Altan approfondisce il concetto di "destorificazione", ossia il processo di proiezione simbolica (mitopoiesi)  con i suoi tratti di ritualizzazione e di "pensiero magico" e di catarsi   che irretisce sia gli individui come i  popoli di fronte a fatti tragici e "inspiegabili", quali la morte, le catastrofi, i mali irreparabili. Più ricognitivi gli interventi di Massenzio che collocano in un quadro concettuale organico i contributi di giganti del pensiero etno-antropologico quali Malinowski, Otto, Durkheim, Lévy-Bruhl, Lévi-Strauss. Entrambi ci spiegano con chiarezza e dottrina che la comprensione piena delle esperienze religiose,  si pensi alla Riforma o alla Controriforma,   ci aiuta a cogliere la base morale  di molti costumi civili, come anche i nessi tra i  movimenti  che esse generano (le missioni) e fatti storici concreti quali  l'espansione coloniale europea.
Alfio Squillaci







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Esempio 1
Vedi anche dello stesso autore:

Le grandi religioni a confronto. L'età della globalizzazione, Carlo Tullio-Altan Ordina da iBS Italia

La distruzione delle torri di Manhattan, centro ideale della città di New York, a sua volta centro simbolico del nuovo ordine mondiale, ha indotto molti studiosi a interrogarsi sulle ragioni di eventi di tale portata. Si è parlato di scontro fra civiltà e religioni, mostrando una diffusa mancanza di strumenti di comprensione riguardo ai fenomeni etnici, religiosi e ideologici nei quali si manifesta una decisiva componente simbolica. In questo quadro il fenomeno religioso, come fatto sociale totale, nelle sue diverse forme e versioni, si presta ad essere assunto come terreno di studio per la chiarificazione di molti e decisivi momenti della nuova era della globalizzazione.

Religioni simboli società , Carlo Tullio-Altan, Marcello Massenzio Ordina da iBS Italia

L'ambizione di questo volume è di ricomporre in un quadro unitario le diverse concettualizzazioni che dell'esperienza hanno dato due discipline affini, sebbene accademicamente separate, quali sono l'antropologia culturale e la storia delle religioni, e aprire nel contempo un nuovo spazio di riflessione interdisciplinare nella direzione indicata da Ernesto de Martino. Questa impresa è resa possibile dal comune approccio laico dei due autori: al centro del discorso sulla religione viene posto il soggetto umano, nel doppio significato di prodotto e di produttore di cultura. E' dunque l'uomo nella sua immanenza il fondamento del significato e del valore del fenomeno religioso, ed è in questa luce che gli autori possono avanzare la loro analisi della religione come difficile combinazione dell'attività etico-normativa e intrinsecamente rivoluzionaria dei profeti da un alto, e delle pratiche mitico-rituali di carattere rassicurante e protettivo dei sacerdoti dall'altro.


La nostra Italia. Clientelismo, trasformismo e ribellismo dall'unità al 2000, Carlo Tullio-Altan Ordina da iBS Italia

Nella prima edizione (1986)  di questo libro Carlo Tullio-Altan lanciava un grido d'allarme sul futuro del nostro Paese rivelando una sostanziale dicotomia tra progresso tecnologico, sviluppo economico e tradizionalismo culturale in seno al quale trovare spiegazione dei fenomeni di disgregazione sociale, di malcostume, di carenza di spirito pubblico, di assenza di corresponsabilità sociale che interessavano la società italiana. Un insieme di contraddizioni che a suo avviso andava ben oltre le semplici difficoltà di una crescita distorta, spiegabile con la giovinezza delle istituzioni politiche ed economiche del Paese, penetrando profondamente nei gangli della società e permeando le mentalità dei singoli. Carlo Tullio-Altan pone l'insieme di questi comportamenti, che denomina arretratezza socio-culturale, nel lungo periodo e la tratteggia nei termini di una "sopravvivenza anacronistica" di modelli di comportamento originati nei secoli passati, tenuti in vita dalla resistenza inerziale che oppongono al cambiamento, in un contesto economico-sociale e politico-istituzionale radicalmente mutato.

Vedi pagine correlate. P.Ginsborg, L'Italia del tempo presente;

C.Tullio- Altan  antropologo degli italiani
L'articolo commerativo apparso su  la Repubblica del 16 febbraio 2005


Carlo Tullio-Altan , professore emerito di "Antropologia culturale" presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell´Università di Trieste, non è stato soltanto uno studioso di livello internazionale, ma un intellettuale che ha saputo dare, nel secondo dopoguerra, un contributo sostanziale al rinnovamento della cultura umanistica italiana, impegnandosi nella costruzione di un modello di scienze dell´uomo radicato nella migliore tradizione storicistica e fondato sul dialogo tra filosofia e antropologia.
In questa prospettiva la sua figura non può essere scissa da quella di un altro illustre pioniere delle discipline neo-umanistiche, Ernesto de Martino, che Tullio-Altan non a torto considerava suo "fratello maggiore": entrambi si erano formati nello spirito e nel pensiero di Croce; entrambi avevano preso le distanze dal Maestro, pur senza mai rinnegarlo, per esplorare nuovi territori del sapere: quello dell´etnologia, dell´etnologia religiosa in particolare. Il dissenso con Croce verteva su un nodo cruciale in quanto Tullio-Altan riteneva "non si potesse escludere il fenomeno religioso dal campo degli studi filosofici". E proprio all´analisi dei fenomeni religiosi, di cui si proponeva di mettere a fuoco la peculiare "razionalità" recuperandone - con profondo senso storico e con spirito laico - la complessa funzione sociale e culturale, sono dedicate alcune delle opere maggiori dello studioso scomparso, da Lo spirito religioso del mondo primitivo (Il Saggiatore, 1960), al recente Le grandi religioni a confronto (Feltrinelli, 2002).
Un posto a parte meritano i volumi in cui Tullio-Altan ha affrontato il complesso problema del simbolismo, sia religioso che laico, integrando varie prospettive ermeneutiche e formulando, al contempo, una proposta interpretativa che costituisce la componente più preziosa dell´eredità culturale lasciataci da Carlo Tullio-Altan. Soggetto simbolo valore (Feltrinelli, 1992) e Religioni Simboli Società (scritto insieme a me, Feltrinelli, 1998) rappresentano un punto di riferimento imprescindibile per tutti quelli che vorranno dedicarsi allo studio della dimensione simbolica.
Il rilievo dato alla produzione antropologica non deve far passare in secondo piano le opere nelle quali emerge un ulteriore aspetto della complessa personalità scientifica di Carlo Tullio- Altan: un aspetto diverso e tuttavia sottilmente collegato alle ricerche già menzionate. È sufficiente citare il saggio dal titolo lungo ed eloquente (La nostra Italia. Arretratezza socioculturale clientelismo trasformismo e ribellismo dall´Unità ad oggi, Feltrinelli, 1986) per dare un´idea dello studioso impegnato, attento alle problematiche socio-culturali e storico-politiche del nostro paese. 

Marcello Massenzio