Nessuno alle prime pagine di questo fulminante racconto, come sempre in eccellente traduzione, sospetta che un incontro d'aeroporto, in attesa di un aereo in ritardo, fra due sconosciuti, entrambi quarantenni, uno brutto, gracile, dal curioso nome di Textor Texel, l'altro bello, ben vestito, un manager dal "colletto bianco" e dal significativo nome di Jérôme Angust (angusto e non augusto!), si spacchi come un guscio per rivelare il delitto (vero, supposto?) di un paranoico. Il paranoico è privo delle bizzarre incoerenze che caratterizzano lo schizofrenico, nel suo delirio ha una logica ferrea e fuori di esso può condurre per anni una vita normale e addirittura di eccellere in una professione. Ma è anche colui che fa sempre esattamente ciò di cui ha voglia, e le voglie umane si sa che sono insospettate e terribili.

La giovane scrittrice belga, al suo decimo libro, è un talento teatrale: il racconto è un dialogo fra i due. Male e dolore si superano per Nothomb nell'estasi estetica, e il significato - crudelmente estetico - della vicenda è sintetizzato in un'inedita identificazione di cosmo e cosmetica: "Agisco - dice l'uno - in base a una cosmetica rigorosa e giansenista". E l'altro: "Cosa c'entra adesso la cosmetica?" Risposta: "La cosmetica è la scienza dell'ordine universale, la morale suprema che determina il mondo". E cosa ne verrà? Nell'ultima pagina un ignoto, davanti agli occhi esterrefatti dei passeggeri in attesa, si fracassa la testa contro il muro.


Nel testo di Alessandra Anichini emerge un problema squisitamente attuale: cosa accade alla scrittura nel tempo delle tecnologie informatiche, dell'uso del computer, della comunicazione in tempo reale? C'è un recupero dell'oralità? C'è un décalage della scrittura stessa? C'è uno stile, semplificato e arboreo al tempo stesso, che si pone come forma di testualità? C'è un uso della scrittura che la integra con altre forme espressive nella multimedialità del testo? Sono problemi tutti e ben reali e urgenti. A cui si deve dare risposta, ma dopo un'analisi approfondita e non pregiudiziale. Che si soffermi sulla conquista che in tale trascrizione informatica si realizza. Ma anche sui rischi e sulle radicali trasformazioni che essa produce nell'oggetto scrittura. Siamo, dunque, dentro una svolta della scrittura: decisiva, complessa, inquietante? Sì, lo siamo. E su di essa dobbiamo riflettere. E tornare a riflettere. E via via sofisticare tale riflessione. Rendendola e sempre più critica e sempre più inquieta. Il testo di Anichini ci conduce su questa frontiera e ci impone di pensare e ripensare ciò che in essa sta accadendo. Qualcosa che muta la cultura e il libro e l'atto di lettura. E su tale frontiera ci intrattiene con acribia e sollecitudine. Atteggiamenti entrambi necessari e dialetticamente incrociati e proprio per governare le luci e le ombre di un vero passaggio-d'epoca nella storia della scrittura, dei libro, della ricezione.
  Alessandra Anichini – Il testo digitale. Leggere e scrivere nell’epoca dei nuovi media – Apogeo, Milano 2010

Negli Stati Uniti Amazon, il maciste del commercio elettronico americano, vende ormai più libri in versione digitale che a stampa, in Italia non saranno più adottabili testi scolastici solo cartacei, ma integralmente digitali o misti. Al centro come alla periferia dell’impero il destino del secolare libro gutenberghiano sembra segnato, tutt’al più si tratta, come si dice da più parti,  di quantificare i tempi dell’agonia prima di essere irreversibilmente confinato nella riserva d’antiquariato dal «barbaro» invasore: l’e-book. Bene, o male, secondo i punti di vista (ma c’è chi è assai più cauto nell’intonare il de profundis): forse oggi è più proficuo e interessante interrogarsi sul nuovo che comunque avanza a passi fulminei e bellicosi, piuttosto che avventurarsi in funebri profezie,  
Almeno dalla parte della ricezione, ossia del vasto pubblico, in Italia lo stato dell’arte sull’e-book è sintetizzabile come segue: più o meno si sa che c’è, ma dire cosa sia è un’altra faccenda, o altrimenti detto in versione filosofica: sull’e-book  è possibile  impegnarsi sul piano ontologico ma assai meno su quello metafisico,  e non necessariamente a causa della indigena indifferenza per la galassia del leggibile. È forse comprensibile che Amazon, interessata soprattutto al profitto, badi all’ontologia, noi consumatori di testi da leggere, invece,  dovremmo avere idee chiare su cosa compriamo o compreremo, sulle motivazioni e gli scopi dell’acquisto, sulle conseguenze esplicite e implicite delle modalità di utilizzo: leggere I promessi sposi sull’ipad non è forse solo questione di maggiore o minore stanchezza oculare.
Il testo digitale è un libro su supporto cartaceo che ci aiuta, grazie alla competenza e alla chiarezza di Alessandra Anichini, a capirne un po’ di più. 


 Come ogni buon libro generoso d’informazione, anche Il libro digitale offre molteplici spunti di riflessione. Intanto, sarà banale, ma s’impone una preliminare questione terminologica: l’e-book non è il testo. Come dice Luigi M. Reale sul suo sito Italianistica OnLine:

Anzitutto, è necessario affrontare la questione terminologica, per chiarire che il termine eBook/e-book, in quanto significa 'libro elettronico', designa sia il libro in formato elettronico (o più in generale ogni tipo di pubblicazione realizzata su supporto digitale) sia lo stesso formato elettronico nel quale il testo digitale è convertito (propriamente e-book format), sia il dispositivo di lettura dell'eText/e-text ('testo elettronico'); dispositivo propriamente chiamato e-book reading device, che si identifica di norma con un computer (terminale) portatile fornito di un idoneo programma di lettura compatibile (propriamente chiamato e-book reader), fermo restando che ogni computer fornito del medesimo programma funziona come lettore per e-book.


D’altra parte anche testo e libro stampato non sono identificabili, laddove elementi di convenzione editoriale come sovraccoperta, copertina, foglio di guardia, occhietto, antiporta, frontespizio, colophon sono da considerarsi piuttosto paratesto. Dunque, anche per comodità di riflessione, e-book e e-text  vanno separati, come fa chiaramente la Anichini:

un e-book è assieme una combinazione di hardware (e-reader, la macchina per leggere) e software (l’interfaccia di lettura), oltre che di contenuto (e-text, le parole che formano il testo) distribuito secondo precise procedure e regole.(pag.190)

E-text e digital text sono sinonimi utilizzati oggi per indicare qualsiasi tipo di testo collocato su un supporto digitale, distinguendolo dalla categoria dei testi stampati sulla carta.(pag.3)

Da una parte un dispositivo, dall’altra un testo: la distinzione genera due ordini  di discorso. Leggere su  un palmare con lo schermo di almeno 5 pollici a tecnologia di visualizzazione e-ink (non retroilluminato per non stancare la vista) cosa potrà comportare, si chiede e ci chiede la Anichini? Senza essere fondamentalisti del determinismo tecnologico, sappiamo da McLuhan che lo stesso contenuto produce effetti diversi a seconda del medium utilizzato per la trasmissione. Cesare Segre sostiene che non si può separare l’invariante della comunicazione (le parole) dal suo supporto fisico (pietra,carta,voce). Insomma, se nessun supporto è innocente, l’ipad o il kindle in che misura potranno mutare la nostra  percezione dei testi, il nostro modo di leggere?
E il testo elettronico vero e proprio? Dipende: se l’e-text mantiene una struttura fondata sulla sequenza lineare rigida delle parole, se non attualizza una commistione di codici linguistici diversi, facendo interagire quello verbale con l’iconico e il musicale, di per sé non rappresenta una grande novità rispetto al testo di un libro. Nell’inchiesta Il mercato dell’e-book: lettori e editori a confronto (leggibile sul sito del Sindacato Nazionale Scrittori-Sezione traduttori), Francesca Cosi e Alessandra Repossi scrivono a proposito della situazione italiana:

 In sostanza, finora sono stati messi in commercio solo pochi titoli che fungono da test; inoltre, il “prodotto e-book” consiste semplicemente nel pdf precedentemente realizzato per la versione cartacea del libro (eventualmente convertito in formato ePub), con poche modifiche rispetto al volume cartaceo. Gli e-book in circolazione, quindi, sono pochi e costituiscono semplicemente la versione digitale dei libri di carta, che non permette di sfruttare tutte le possibilità offerte dal mezzo elettronico

Parentesi statistica italiana. Sempre dalla fonte Cosi-Repossi si apprende che in un paese dove, stando ai dati Istat del 2010, solo il 45,1% della popolazione ha letto almeno un libro nei dodici mesi precedenti e il 10,3% degli intervistati ha dichiarato di non avere nemmeno un libro in casa, sono stati 665.000 gli italiani, cioè  l’1,3% della popolazione, ad aver acquistato almeno un e-book nel 2009 e che alla fine del 2010 i titoli di e-book disponibili sul mercato italiano erano circa 5.900 (ma le statistiche del 2011 parlano di 9.000 titoli). Dati non molto confortanti, tanto che un esperto della materia come Gino Roncaglia pensa che la rivoluzione e-book non sia affatto ormai cosa fatta e che invece ci vorrà ancora parecchio tempo e lavoro per migliorare ulteriormente i dispositivi di lettura e definire nuovi scenari per la gestione dei diritti, l’altro spinoso problema legato alla commercializzazione del libro elettronico. Perciò, dice Roncaglia, «sul lungo periodo i supporti di lettura più usati diventeranno credo quelli digitali anche per la forma-libro. Ma sul lungo periodo, appunto, non in un anno o due». 

Quindi l’e-text ha tutte le potenzialità per diventare un oggetto altro rispetto al testo libro, ma sono potenzialità ancora in gran parte da sviluppare e verificare: per il momento le funzioni implementate sono minime (ad esempio è possibile ingrandire il carattere per visualizzarlo meglio, utilizzare la funzione Cerca/Trova nel testo per rintracciare una parola o una citazione, andare all’inizio del capitolo cliccando sulla voce corrispondente dell’indice), ma, come dicono Cosi-Repossi:

a differenza del libro di carta, l’e-book è flessibile e può essere adattato alle necessità dell’utente. Ad esempio, potrà essere arricchito non solo di illustrazioni, ma anche di file audio e video e link che creano percorsi interni al testo o rimandano a pagine Internet e forum di discussione con gli altri lettori. Il libro potrebbe trasformarsi così in un vero e proprio prodotto multimediale e l’esperienza di lettura, di conseguenza, potrebbe diventare molto diversa da quella che conosciamo.

Un’esperienza di lettura e, aggiungiamo, di scrittura socialmente condivisa. È questo, probabilmente, uno degli aspetti che potrà fare del testo digitale un oggetto diverso da quanto visto nel passato. Anichini ci ricorda che nella società di oggi fondata sulla conoscenza, la scrittura e il testo rappresentano un fondamentale bene comune: non solo come patrimonio a cui tutti dovrebbero poter avere libero accesso, ma anche come processo a cui poter partecipare. Più che un testo, quindi, un progetto di testo: un progetto che si realizza compiutamente solo con il contributo attivo dei destinatari collegati in una rete di condivisione anche in tempo reale. Un testo a maglie larghe che lascia liberi non solo di scegliere percorsi di lettura possibili, ma anche di dare un vero contributo alla scrittura: e-text come realizzazione concreta dell’idea di opera aperta degli anni ’60.

Il libro dell’era Gutenberg era un oggetto dotato della sua fisicità, la sua presenza materiale era capace di emanare un fascino anche tattile: la digitalizzazione e la conseguente smaterializzazione dei testi, con la scomparsa degli elementi editoriali e degli aspetti tipografici cui eravamo abituati, potrebbero decretare appunto la fine dell’idea del testo quale cosa, oggetto fisico e con essa l’alone di quell’aura di cui parlava Benjamin e di cui certi esemplari cartacei, se pur non unici, erano ancora dotati, almeno per qualcuno. La perdita, comunque difficilmente digeribile soprattutto da chi, per vincoli anagrafici, non appartiene alla categoria dei  digital natives, non potrà essere compensata solo da vantaggi pratici, se pure formidabili (per esempio la possibilità di una biblioteca portatile di migliaia di testi), ma da qualcosa di qualitativamente diverso, in grado di conferire all’e-text spessore simbolico in aggiunta al valore strumentale. Ancora: qualcosa che renda il testo digitale un oggetto di natura diversa rispetto al libro. Ripensando la tradizione, forse potrebbe essere, come ipotizza la Anichini, qualcosa legato alla smaterializzazione: l’e-text, spogliato della sua fisicità di testo materiale, potrebbe riaffermare  la sua natura di puro discorso:

Forse la digitalizzazione dei testi potrebbe decretare definitivamente la fine dell’idea del testo come corrispettivo di un libro, come oggetto, per restituirla a una primitiva concezione delle parole come strumento puro di rappresentazione di un senso.(pag.25)

Il libro digitale di Alessandra Anichini è una fotografia accurata di una situazione tutta in divenire: di questa situazione, noi lettori-consumatori, in futuro dovremo essere anche protagonisti. Consapevoli del passato.

  


Alessandro Lepri 
 

Esempio 1
dal 30 ago 2011
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L’autrice. Alessandra Anichini  lavora presso l’Agenzia Nazionale per lo Sviluppo dell’Autonomia Scolastica (ex-Indire) e da anni svolge attività di ricerca , sperimentazione e insegnamento sulla scrittura digitale.

 
La finalità. L’idea portante del libro, che è il rifacimento di un volume già pubblicato da Apogeo nel 2003, è dichiarata dalla stessa Anichini in un’intervista apparsa on line su MemorieCooperative il 21 gennaio 2011:
Quello che volevo sostenere con questo mio testo è la necessità di mantenere vivo il contatto con la tradizione, nel momento in cui ci si accosta al tema dell’innovazione tecnologica. Oggi si assiste infatti ad uno strano fenomeno: accade che, avvicinandosi alle nuove tecnologie, improvvisamente, si sente la necessità di azzerare tutta la conoscenza pregressa, alla ricerca di una sorta di verginità culturale.
Fin dalle prime pagine, infatti, l’autrice lamenta che alle vertiginose e rapide innovazioni degli ultimi anni nel settore nevralgico della conservazione e trasmissione della conoscenza non ha corrisposto un adeguato sviluppo dell’«immaginario simbolico». Manca un orizzonte concettuale capace di orientare le tecnologie di ultima generazione: il vuoto progettuale lascia all’uso dell’oggetto il compito di delineare la cornice teorica di riferimento che fornisca poi la chiave di lettura di una realtà già data. Per dirla brutale: prima ti vendo la tecnologia e poi ti spiego perché ti serve. Scrive Anichini nelle conclusioni:
Il fenomeno è, infatti, ancora una volta, qualcosa che si profila come una ʻtecnologia impostaʼ piuttosto che cercata da chi poi la dovrà utilizzare. Ancora una volta sono le logiche di mercato che stanno proponendo qualcosa che non si sa bene come potrà essere utilizzato, soprattutto in ambito scolastico.
Coerentemente quindi l’autrice si occupa sì di nuovi libri e nuove forme di lettura, ma cerca sempre di collocare l’argomentazione in una prospettiva storica recuperando la tradizione. Molte idee all’apparenza nuove in realtà  accompagnano da secoli la riflessione degli uomini (com’è il caso dell’intertestualità): la memoria del passato dà spessore al presente conferendogli la consapevolezza necessaria per pensare un futuro un po’ meno liquido.
Questi excursus storici (per esempio quello sulla storia del testo a stampa nel terzo capitolo) rappresentano a mio parere un valore aggiunto in un testo dedicato ad argomenti tecnologici.

La struttura. L’architettura del testo, coerente con il suo essere anche  manuale didattico d’impostazione narrativa, si articola in una presentazione a cura di Franco Cambi, una brevissima introduzione dell’autrice e sette capitoli più quello finale delle conclusioni. La stessa Anichini offre a pagina 2 un sommario dei temi rappresentati da ciascun capitolo:
Capitolo 1. Tutti i testi del mondo. Il testo deve oggi essere inteso in un’accezione più ampia, come qualcosa che, al di là della semplice successione coerente di parole, sia rappresentato da tutto ciò che presuppone un’attività di lettura e interpretazione intenzionale da parte di un soggetto;
Capitolo 2. Il testo per pensare. La scrittura può rappresentare un importante strumento di conoscenza e può aiutare a chiarire e organizzare il pensiero;
Capitolo 3. Leggere l’alfabeto. È importante stabilire una stretta correlazione tra il testo e la sua rappresentazione tipografica, tra il testo e il contesto di lettura;
Capitolo 4.Testi da guardare. Il linguaggio delle immagini (fisse, in movimento, miste) deve essere oggi più che mai studiato, per capire un alfabeto che è rimasto negli anni pressoché sconosciuto;
Capitolo 5. Testi da esplorare. Si sta andando verso un nuovo concetto di testo, più vicino alla metafora dell’itinerario e la lettura deve oggi, sempre di più, essere  intesa come un viaggio, un’esplorazione attiva;
Capitolo 6. Testi condivisi. La lettura e la scrittura sono attività sociali a tutti gli effetti, secondo diverse accezioni e diverse sfumature;
Capitolo 7. I proprietari del testo. Un tentativo di ridefinire i tradizionali ruoli legati alla produzione del libro (autori, editori, lettori e biblioteche);
Conclusioni. e-book: leggere senza pagine.
Una decina di pagine di utilissima bibliografia concludono il volume.


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