António Lobo Antunes - Trattato delle passioni dell'anima - Feltrinelli, Milano, 1998, pp. 345
Se siete usciti insoddisfatti dall'incontro col Portogallo di Antonio Tabucchi, ecco questo romanzo, dal titolo saggistico, di Lobo Antunes dove il Paese lusitano e specialmente Lisbona e il suo quartiere di Benfica occupa la scena per intero con le sue periferie, i suoi odori, i suoi interni di case descritti con minuzia microscopica. La vicenda si sviluppa attorno ai ricordi di un magistrato giudicante e di un terrorista che hanno condiviso l'infanzia: le prime sigarette fumate di nascosto, gli appostamenti tesi a spiare le ragazze al bagno, gli amori non ortodossi della nonna. Ma attenzione, il libro è di vasta mole per i nostri tempi fuggitivi e di non facilissima lettura. Il patto narrativo infatti propostoci da Lobo Antunes consiste in questo: che egli avanza di un solo passo verso di noi lettori e noi ne dobbiamo fare novantanove verso di lui. Ed è cosi che i personaggi si affollano nella narrazione come i passeggeri nell'atrio di una stazione, senza alcuna presentazione, e indicati piuttosto con appellativi generici, l'Uomo, l'Artista, il Tale. Il dialogato è inframezzato alla narrazione e privo delle "banali" virgolette che lo isolino dalla voce narrante. E infine ho contato anche sessantadue righe senza un punto fermo.