Honoré de Balzac - Papà Goriot-
Sinossi
Parigi, autunno 1819.
In un stabile malandato di rue Neuve-Sainte Geneviève, è situata la pensione Vauquer (dal nome della sua tenutaria) - magistralmente descritta nelle forme di un realismo minuzioso e altamente elocutivo -, frequentata dai pensionanti e dagli habitués della zona che vengono a consumare soltanto il pranzo. Essi si chiamano M.lle Michonneau, Victorine Taillefer, M.me Couture, M.Poiret, Bianchon, Vautrin, Eugène de Rastignac e papà Goriot. Alcuni personaggi emergono da questo gruppo di pensionanti: Vautrin pensionante misterioso di una quarantina di anni che si fa passare per un ex commerciante; Eugène de Rastignac, rampollo di una famiglia nobile e dissestata della Charente venuto a studiare diritto a Parigi.
C’è anche Papà Goriot, pietoso possidente di sessantanove anni che conduce una vita notturna enigmatica. È il più vecchio della pensione Vauquer ed anche il più anziano dei pensionanti. Vi è giunto nel 1813 dopo essersi ritirato dagli affari. I primi tempi, la sua fortuna e le sue rendite gli permettevano di abitare al primo piano dello stabile, il più lussuoso della pensione. Dopo che le sue entrate diminuiscono misteriosamente, il vecchio sale di piano in piano, in alloggiamenti sempre più modesti. Occupa attualmente la mansarda ed è diventato il capro espiatorio della pensione Vauquer. Gli altri pensionanti commentano la sua disgrazia con poca eleganza e sospettano che si stia rovinando mantenendo donne di piccola virtù.
Eugène di Rastignac, giovane “ambizioso”, sogna di entrare nell’alta società parigina. Grazie alla raccomandazione della zia, è invitato ad uno dei balli dato da M.me de Beauséant, una delle donne più influenti di Parigi. Esce abbagliato da questa sera, e innamorato della Contessa Anastasie de Restaud.
Le rende visita il giorno dopo, ma la sua mancanza di tatto gli vale un brusco congedo da parte di M. e M.me de Restaud. Rastignac si reca allora da M.me de Beauséant dove incontra anche la duchessa de Langeais. La sua goffaggine desta ancora il sorriso, ma questa visita gli permette di risolvere l’enigma di Papà Goriot. I due aristocratici gli rivelano infatti il dramma del povero vecchio: Quest’ex commerciante ha fatto fortuna durante la rivoluzione, e ha impiegato tutto il suo denaro al servizio della felicità delle sue due figlie, Anastasie, la maggiore e Delphine, la più giovane. Dopo avere offerto loro una istruzione di prim’ordine, ed avere costituito loro una dote, ha sposato Anastasie al conte di Restaud e Delphine al banchiere di Nucingen (in cui molti hanno visto la versione romanzesca del barone Rotschild).
Finché Papà Goriot metteva la sua fortuna a disposizione delle figlie, i generi lo accudivano. Ma ora che ha delle difficoltà finanziarie, gli manifestano soltanto indifferenza e dispetto. Non esitano a interdirlo, cosa che porta alla disperazione il pover’uomo che ha dedicato tutta la sua vita alle sue due figlie. Rastignac è commosso fino alle lacrime da questo racconto. M.me de Beauséant prende pretesto da questa storia per dare a Rastignac questo consiglio: riuscire attraverso le donne. (Caldo è ancora l’esempio di Napoleone che aveva conquistato il potere tramite Joséphine Beauharnais). Gli suggerisce di provarci con Delphine de Nucingen, la seconda figlia di papà Goriot.
Di ritorno alla pensione Vauquer, Eugène decide di aiutare papà Goriot. Ma avendo bisogno di denaro per fare la sua entrata nel Monde, scrive alla madre e alla sorella per chiedere loro di inviargli i loro ultimi risparmi.
Vautrin, che indovina l’ambizione che anima Rastignac, gli propone un cinico proposito: sedurre Victorine Taillefer mentre egli si incarica di eliminare il fratello, unico ostacolo al conseguimento da parte della giovane donna di un’eredità favolosa. Rastignac sposerebbe allora Victorine ed avrebbe la sua dote di un milione, ma senza dimenticare di offrire a Vautrin una commissione di due cento mila franchi. Affascinato, quindi indignato da questa proposta indecente, Rastignac rifiuta il patto diabolico. Vautrin gli lascia quindici giorni per riflettere.
Il giovane studente preferisce seguire i consigli della viscontessa di Beauséant. L’accompagna al Teatro Italiano, dove si fa presentare Delphine de Nucingen. Fa una corte assidua alla giovane donna.
Di ritorno alla pensione, Rastignac visita papà Goriot e gli racconta nel dettaglio il suo incontro con Delphine. Commosso, il povero vecchio, che crede sempre ai buoni sentimenti delle sue figlie, incoraggia Rastignac a continuare a frequentare la graziosa baronessa. Una vera complicità si instaura tra papà Goriot e il giovane studente.
Eugène de Rastignac diventa l’amante di Delphine de Nucingen e non tarda a scoprire le sue difficoltà finanziarie. Ella gli confida che il marito s’è impossessato della sua fortuna e che non dispone più di alcuna risorsa personale. Gli chiede anche di giocare per lei alla roulette. Con i cento franchi che gli presta, Rastignac riesce a guadagnare, per lei, sette mille franchi. «Mi avete salvato» gli confida lei, confessandogli allo stesso tempo il fallimento del suo matrimonio con il barone ed i sacrifici che lei e la sorella hanno imposto al padre.
Di ritorno alla pensione Vauquer, Eugène de Rastignac svela le nuove a papà Goriot. Il vecchio uomo è disperato nell’apprendere delle preoccupazioni finanziarie della figlia. Progetta di adire le vie legali al fine di rientrare in possesso della sua fortuna.
Rastignac prende gusto alle serate parigine, ma spende molto denaro e registra una minore fortuna al gioco. Comprende quanto il denaro sia essenziale per imporsi nell’alta società parigina, ciò che Vautrin non trascura di ricordargli con molto cinismo.
Al Jardin des Plantes, M. Poirer e M.lle Michonneau incontrano un esponente della polizia, Gondureau, che svela loro la vera identità di Vautrin: è un forzato evaso dal bagno penale di Tolone, dove aveva il soprannome di Trompe-la-mort (Spezza-la-morte, ma Vautrin è invero la versione romanzesca del personaggio storico di Vidocq, ex galeotto, diventato capo della Polizia sotto Napoleone). Gondureau chiede a M.lle Michonneau di somministrargli un sonnifero e verificare se ha un tatuaggio sulla spalla.
Alla pensione Vauquer, Victorine lascia intravedere ad Eugène il sentimento che prova per lui mentre Vautrin prosegue segretamente la preparazione dell’omicidio del fratello. M.lle Michonneau acquisisce la certezza che Vautrin è il forzato evaso e lo fa arrestare. Lo stesso giorno un complice di Vautrin uccide il fratello di Victorine.
Mentre i pensionanti della casa Vauquer faticano, dopo questi avvenimenti, a trovare il buonumore, papà Goriot scende tutto sorridente da un fiacre. Viene a cercare Rastignac e lo invita a cena da Delphine, nell’appartamento che le ha appena affittato, coi suoi ultimi risparmi, in rue d’ Artois. Il vecchio alloggerà da parte sua nella camera della servitù sopra l’appartamento di Eugène.
Alla pensione Vauquer, è la desolazione, i pensionanti partono gli uni dopo gli altri.
I disastri finanziari delle due figlie di papà Goriot affiorano con più drammaticità. Il barone di Nucingen rivela alla moglie che gli è impossibile renderle la sua fortuna senza che la loro coppia non scoppi. Quanto ad Anastasie, non riesce più a rimborsare i debiti accumulati dal suo amante, Maxime di Trailles e si vede costretta a mettere in vendita le gioie di famiglia. All’annuncio di questa doppia rovina finanziaria, papà Goriot è vittima di un altro guaio. Bianchon studente in medicina, amico di Rastignac, venendogli in soccorso, analizza i sintomi che hanno colpito il vecchio e diagnostica una grave crisi d’apoplessia.
Eugène passa la sera al Teatro Italiano con Delphine. Il giorno dopo, torna alla pensione Vauquer. Papà Goriot è molto indebolito. Eugène annuncia allora a Delphine che suo papà è in fin di vita ma costei si mostra indifferente alla sua sorte.
Alla pensione, papà Goriot muore. Desidera un’ultima volta vedere le sue due figlie, ma queste restano tristemente assenti. Solo Rastignac ed il suo amico Bianchon sono presenti agli ultimi momenti del povero vecchio. Eugène sbriga le ultime pratiche e cura la sepoltura di papà Goriot; quindi, accompagnato dal solo Bianchon, assiste alla cerimonia religiosa. Il convoglio funebre si arresta al cimitero del Père Lachaise, si accostano due carrozze, vuote, coi blasoni delle famiglie del conte di Restaud e del barone di Nucingen:
«Alle sei, la salma di papà Goriot fu calata nella fossa, attorno alla quale stavano i servi delle figlie, che scomparirono ben presto con il prete non appena fu detta la breve prece impartita al povero vecchio grazie al denaro dello studente. Quando i due becchini ebbero gettate alcune palate di terra sulla bara per sotterrarla, si alzarono ed uno di loro si rivolse a Rastignac, chiedendogli la mancia. Eugène si frugò in tasca e non vi trovò nulla; fu costretto a prendere in prestito venti soldi da Christophe. Questo fatto, così inconsistente in sé stesso, determinò in Rastignac un accesso d’ orribile tristezza. Il giorno se ne andava, cadeva un umido crepuscolo che pizzicava i nervi, osservò la tomba e vi seppellì la sua ultima lacrima di giovane uomo, una lacrima strappata alle sante emozioni di un cuore puro, una di quelle lacrime che, dalla terra dove cadono, si elevano in alto nei cieli. Incrociò le braccia, contemplò le nuvole, e vedendolo così, Christophe lo lasciò.
Rastignac rimasto solo, fece alcuni passi verso l’alto del cimitero e vide Parigi stendersi tortuosamente lungo le due rive della Senna, dove iniziavano a brillare le luci. I suoi occhi si attaccarono quasi avidamente tra la colonna di Place Vendôme e la cupola degli Invalides , dove viveva quel bel mondo nel quale aveva voluto fare ingresso. Lanciò su quell’alveare ronzante uno sguardo che sembrava gustarne in anticipo il miele, e disse queste parole grandiose:
- E adesso a noi due!».
E per primo atto di sfida che lanciava alla Società, Rastignac andò a cena da M.me de Nucingen.
Balzac in briciole
Il cuore è come una puttana: quando smette di battere è finita.
- La potenza non consiste nel colpire forte o spesso, ma nel colpire giusto.
- L'abbigliamento è l'espressione della società.
- Uno sguardo che bisogna chiamare lo sguardo del banchiere, e che ha qualcosa di quello degli avvoltoi e degli avvocati: è avido e indifferente, chiaro e scuro, brillante e cupo.
- Ciò che rende l'amicizia indissolubile e raddoppia il suo fascino è un sentimento che manca all'amore: la certezza
- Il lavoro intellettuale, la caccia nelle regioni alte dell'intelligenza, è uno dei più grandi sforzi dell'uomo.
- L'amore e l'odio sono dei sentimenti che s'alimentano a vicenda; ma dei due, l'odio ha la vita più lunga. L'amore trova confini in forze molto limitate, traendo i suoi poteri dalla vita e dalla prodigalità; l'odio somiglia alla morte, al l'avarizia, di cui è in qualche modo una sorta di astrazione attiva, al di sopra degli esseri e delle cose.
- Ho visto dei crimini contro i quali la giustizia è impotente.
- Il compito dell'arte non è di imitare la natura, ma di esprimerla.
- Un grande artista è davvero un oligarca: egli rappresenta tutto un secolo e diventa quasi sempre una legge.
- La stampa è per i manoscritti quello che il teatro è per le belle donne: mette in luce le bellezze e i difetti; può uccidere ma può anche far vivere: un errore salta agli occhi con la stessa immediatezza di una bella frase.
- Tutto è bilaterale nel regno del pensiero: le idee sono bivalenti.
- Il romanzo è la più grande creazione moderna. Succede alla commedia che, con le sue vecchie leggi, non è oggi più possibile. Il romanzo abbraccia il fatto e l'idea con invenzioni che esigono lo spirito di La Bruyère e la sua morale incisiva, i personaggi trattati come li intendeva Molière, le grandi macchinosità di Shakespeare e la riproduzione della sfumature più delicate della passione, unico tesoro che ci abbiano lasciato i nostri antenati. Perciò il romanzo è di molto superiore alla discussione fredda e matematica, all'arida analisi del diciottesimo secolo.
- E' la contraddizione che genera la vita in letteratura.
- L'umorismo è come il cotone, che se è filato troppo fine si spezza; l'ha detto Bonaparte.
- "Tu credi che quelle teorie siano vuote, ma verrà il momento in cui si trasformeranno in colpi di fucile e in ghigliottina".
- L'intrigo è superiore al talento: dal nulla produce qualcosa; mentre per lo più le immense risorse del talento servono solo a fare l'infelicità dell'uomo.
- I debiti sono una cosa simpatica nei giovani di venticinque anni; più tardi nessuno glieli perdona.
- Un uomo arriva solo quando è sollecitato dalla mano di ferro del bisogno.
- Lasciamo gli editori alle loro fatuità: essi non leggono mai libri, altrimenti non ne pubblicherebbero così tanti!
- E' estremamente raro che un libro venga comprato per il proprio valore, quasi sempre viene pubblicato per ragioni estranee al suo merito.
- Fra coloro che trafficano col denaro si trovano gli uomini più fantasiosi. Costoro sono, in un certo qual modo, i libertini del pensiero.
- La caduta di un grand'uomo è sempre in rapporto all'altezza alla quale egli è giunto.
- Ahimè , signora, uno scrittore ha il dovere di comprendere le passioni, dal momento che si fa un vanto di esprimerle.
- Ci sono delle persone che non hanno più lo stesso aspetto nè lo stesso valore una volta che sono separate dalle figure, dalle cose, dai luoghi che servono loro da cornice.
- Le donne quando si pentono delle loro follie, si pentono del loro amore.
- Fra due amanti la separazione è spesso più rapida dell'unione.
- L'intelligenza è la leva con la quale si solleva il mondo, ma il suo punto d'appoggio è il denaro.