Honoré de Balzac - La cugina Bette
 
 
Questo romanzo di Balzac uscì  in pubblicazione periodica (feuilleton)  nel Constitutionnel, tra l'8 ottobre 1846 ed il 3 dicembre 1846. 
Venne pubblicato in volume, nel 1848, unitamente con Il Cugino Pons, nei fatti un dittico narrativo dal titolo   Les parents pauvres
La cugina Bette fa parte   della sezione Studio dei costumi delle Scene della vita parigina.   
 
Riassunto  
La storia si svolge tra il 1838 e il 1843. 
Il barone Hulot conduce una vita dissipata da libertino  e con la sua condotta rischia di trascinare nella rovina  tutta la sua famiglia. Sua moglie, Adeline, è disperata poiché le scappatelle del barone mettono in serio pericolo il matrimonio della loro figlia Hortense, a cui  sarà difficile assegnare una dote. Tutto ciò ci viene riportato, nel romanzo, da Célestin Crevel, compagno di deboscia del barone, che informa la baronessa della situazione, pur provando maldestramente a sedurla. 
 
Hortense, che ha ereditato un’abbagliante bellezza dalla madre, non si lascia disorientare da questa situazione. Apprende da Lisbeth Fischer, una vecchia donna, cugina della madre Adeline, chiamata comunemente “cugina Bette”, che costei ha preso sotto la sua protezione un giovane artista polacco,   Wenceslas Steinbock. 
Hortense  riesce ad incontrare il giovane artista e  ne è immediatamente sedotta. Presenta il giovane   ai suoi genitori, che cadono, anche loro, vittime del suo fascino. 
Il giovane artista è privo di beni di fortuna, ma Hortense è persuasa che il suo talento, sostenuto dalle commesse del barone, li metterà al riparo dalla necessità. Il matrimonio è dunque deciso. 
Ma quest'unione scatena la collera   della cugina Bette, che è segretamente gelosa, da  sempre, della   cugina Adeline. Per vendicarsi, si associa a  Valérie Marneffe, la sua seducente vicina, una laurette, ossia una cortigiana mantenuta.   
La cugina Bette affida a quest'ultima la missione di sedurre il barone libertino e di rovinare la famiglia Hulot. Lcocotte si fa arredare a spese del barone un appartamento superbo e si offre a lui la sera stessa del matrimonio della   figlia Hortense.
 
Troviamo i personaggi nel 1841, tre anni dopo. Gli sforzi combinati della cugina Bette e di Valérie Marneffe sono riusciti a mettere in seria difficoltà finanziaria la famiglia Hulot. Il barone Hulot trascura sempre più la moglie e non sa frenare gli ardori dispendiosi della sua amante. Quest'ultima nel frattempo è diventata segretamente l’amante  di Célestin Crevel, ora sindaco circoscrizionale, e molto fiero di essere l’ amante di questa bella cortigiana. Quest'ultima, grazie alla prodigalità dei suoi amanti ed ai consigli della cugina Bette si costituisce gradualmente una fortuna. 
 
Durante l'estate 1841, tutto precipita. Valérie Marneffe incontra il barone Montès, uno di suoi vecchi amanti tornato dal Brasile e riannoda la relazione. Insaziabile, seduce anche Wenceslas Steinbock, il marito di Hortense e si trova così fiermanente corteggita da 4 amanti: il barone Hulot, il sindaco Célestin Crevel, il barone Montès ed il marito di Hortense. 
Disperata, Hortense lascia il   marito e se ne torna dalla madre. 
Non  contenta di avere causato la rovina della casa Hulot, la cugina Bette decide di sposare il Maréchal Hulot, il fratello maggiore del barone. Spera così di ottenere un successo sociale superiore a quello dell’odiata cugina Adeline, di cui è sempre segretamente gelosa. 
Ma purtroppo  il Maréchal Hulot, distrutto dalla sofferenza che gli causa la confisca dei beni  e la rovina del   fratello, muore prima del matrimonio. Il barone Hulot,   ottiene l'aiuto insperato di una delle sue vecchie amanti e lascia la famiglia. 
 
Quasi due anni sono trascorsi. La famiglia Hulot sembra avere trovato la sua serenità. In mancanza del padre, è Victorin, il figlio, a condurre il casato. È circondato dalla madre Adeline, dalla sorella Hortense, e dalla cugina Bette. Ma la bonaccia non può durare. Una nuova crisi scoppia all'avviso del matrimonio tra Célestin Crevel, che è anche il suocero di Victorin, e di Valérie Marneffe. Offesa, la famiglia rifiuta di assistere al matrimonio di Crevel con l’avventuriera. 
Una macchinazione incredibile riuscirà a causare la morte di Crevel e di Valérie. La famiglia Hulot può infine ereditare la fortuna immensa lasciata da questa coppia malefica. 
La baronessa che ha la regia segreta della situazione, riesce a rintracciare il  marito e a convincerlo a ritornare nella casa che ha ritrovato la prosperità. 
 
Non sopportando la nuova felicità di Adeline, la cugina Bette muore senza aver potuto esplicitare  né soddisfare il suo odio. 
Ma il barone non è certo guarito. Si lascia nuovamente sedurre da una sguattera della  cucina di casa, fatto  che causa la morte di crepacuore di Adeline.
Fin dalla prima vedovanza, il barone ha soltanto una ossessione: sposare la giovane e piacente cuoca.
 
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Balzac   abbandona in questo testo la sua epoca prediletta, la Restaurazione,  per situare il suo romanzo nell'attualità più immediata e bruciante. La vicenda finisce infatti appena qualche anno prima che Balzac ne iniziasse la pubblicazione sul Costitutionnel, nel 1846. Ormai anacronistica, la nobiltà d’armi, raffigurata dal maresciallo Hulot, svanisce socialmente, e con essa scompaiono virtù, onore, eroismo, lasciando il posto alle tresche ossessive del sesso e del denaro, che la monarchia di Luigi-Filippo ha posto come parola d'ordine (Enrichissez-vous !).  Seguendo il filo rosso della rovina della casa Hulot, questa violenta "commedia del sentimento moderno" accusa le pratiche sociali di una borghesia al potere (“borghesia regnante” la definisce Balzac in una pagina di questo romanzo con la doppia allusione alla potenza della classe e ai suoi connubi con la monarchia regnante, definita allora “borghese”) che non sembra conoscere limiti: calcolo, compromesso, malversazione, abiezione sono l'obiettivo di un tema narrativo che trova, nello stile di Balzac, la  fosca asprezza della grande tradizione satirica che fustiga la depravazione delle Babilonie contemporanee. La coppia in competizione, Hulot e Crevel (straordinario un loro dialogo sulle donne), riassume il disgusto che ispira una classe che è grottesca quando non è sordida. Sullo sfondo, si staglia una società dove fa naufragio la creazione artistica (Steinbock), dove si macera il lerciume morale (Marneffe), e dove è abolita la legge (ne è prova quella lercia figura alla quale l'erede Hulot è costretto  delegare i suoi affari legali).
Con una specie di gioia funebre, rilevabile dall’inventiva dei titoli dei cento trentadue capitoli come dal ritmo folle del loro concatenamento o dalle strampalate distruzioni che producono le azioni dei protagonisti, Balzac sembra inchinarsi solo davanti al lutto  sublime (Adeline). Il ritmo tripudiante  del suo sarcasmo trascina il lettore nel cuore della tela di ragno della cugina Bette, una selvaggia situata  in piena civiltà borghese parigina, avvizzita vergine perversa assurta a demiurgo delle crudeltà  più incredibili, delle ignominie più follemente pensate. Questo sisma parigino si completa nell'orrore della carne, quella mortificata  della donna martire (Adeline), quella marcia della donna fatale o dei potenti del giorno, come anche in quella avvizzita del vecchio ossesso libidinoso, che il lettore lascia immerso in  senili  e scomposti biascicamenti.
Alfio Squillaci
 
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 La dolce Adeline Hulot è moglie del barone Hector Hulot, un incorreggibile libertino. Adeline aveva fatto venire in gioventù a Parigi la cugina Lisbeth, una donna che negli anni aveva accumulato rancore nei confronti della più agiata cugina. Bette da tempo nutriva per il conte Steinbock un cupo affetto e quando questo sposa la figlia di Adeline, riesce a gettare sia lui che il conte Hulot tra le braccia della signora Marneffe, donna avida e senza scrupoli, che distrugge pace e patrimonio delle due famiglie. Uscita di scena la signore Marneffe con una morte infamante, la stessa Bette soccomberà alla tisi, mentre la famiglia Hulot riuscirà a superare la crisi finanziaria. Adeline, vera martire, morirà e il marito sposerà la volgare e rozza cuoca Agathe. 
<<< Vedi il testo originale alla Bibliothèque Nationale de France

Incipit:

Vers le milieu du mois de juillet de l'année 1838, une de ces voitures nouvellement mises en circulation sur les places de Paris et nommées des milords cheminait, rue de l'Université, portant un gros homme de taille moyenne, en uniforme de capitaine de la garde nationale.

Dans le nombre de ces Parisiens accusés d'être si spirituels, il s'en trouve qui se croient infiniment mieux en uniforme que dans leurs habits ordinaires, et qui supposent chez les femmes des goûts assez dépravés pour imaginer qu'elles seront favorablement impressionnées à l'aspect d'un bonnet à poil et par le harnais militaire.
In una biografia esemplare Ernst Curtius ci racconta la vita e le opere di uno scrittore che mise in palcoscenico l'intera epoca in cui visse: Honoré de Balzac. Con modi insieme analitici e descrittivi, il critico insegue il 'genio' Balzac sottraendolo al naturalismo e riconducendolo alle sue autentiche origini mistiche e visionarie, accreditando una interpretazione ormai unitamente accettata.
Un saggio indispensabile per leggere, capire e amare uno dei più grandi scrittori di tutti i tempi. 
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La cugina Bette disegnata da Charles Huard, illustrazione per l'edizione Conard de La Comédie humaine.
Alcuni apoftegmi tratti dalla Cugina Bette di Balzac
 
-Vi sono dei gesti la cui manifesta pesantezza possiede tutta l'indiscrezione di un atto di nascita.
 
-La virtù è sempre un po' troppo tutta d'un pezzo, essa ignora le sfumature e le mitigazioni con l'aiuto delle quali ci si destreggia in una posizione falsa.
 
-I discorsi sono come cariche di cavalleria che non disperdono il nemico.
 
-Quelli che hanno delle idee non sono a miglior punto di quelli che non ne hanno, se questi sanno darsi da fare.
 
-I sentimenti nobili spinti all'assoluto producono risultati simili a quelli dei più grandi vizi
 
- Un grande artista oggi è un principe che non ha titolo.
 
- Il superlfluo!... è la meta del commercio degli stati, così come l'eleganza lo è della vita. I libri, i fiori sono necessari a molta gente.
 
- I godimenti dell'odio soddisfatto sono i più ardenti, i più forti per il cuore. L'amore è in qualche modo l'oro, e l'odio è il ferro della miniera di sentimenti che giace in noi.
 
- L'amore ha per confini delle forze limitate, attinge i suoi poteri alla vita e alla prodigalità, l'odio somiglia alla morte,all'avarizia, è in qualche modo un'astrazione attiva, al di sopra degli esseri e delle cose.
 
- Il dolore così come il piacere si crea un'atmsfera. Alla prima occhiata data a una casa, si sa chi regna, se l'amore o la disperazione.     
 
- La bellezza è il più grande dei poteri umani. Ogni potere senza contrappeso, senza intralcio, senza autorcritica, porta all'abuso, alla follia. L'arbitrario è la demenza del potere. Nelle donne, l'arbitrario è la fantasia. 
 
- La fatica morale, la caccia nelle alte sfere dell'intelligenza, è uno dei maggiori sforzi dell'uomo.
 
        
  
 
- Vi sono persone messe al mondo solo per far folla.

- Hortense fu la moglie e Valérie l'amante. Molti uomini vogliono avere queste due edizioni della stessa opera, per quanto non saper fare della propria moglie un'amante sia per un uomo un'immensa prova d'inferiorità.

- Essere una donna onesta e affettatamente pudica per la gente, e farsi cortigiana per il proprio marito, vuol dire essere una donna di genio, e ve ne sono poche.  

- Essere senza un soldo, è l'ultimo grado della sciagura nel nostro attuale ordine sociale. Io sono del mio tempo, onoro il denaro!    

- Viene forse a cercare la vostra sublime virtù, la cui tariffa è di deucentomila franchi?

- I medici per bene non parlano mai di medicina, i veri nobili non parlano mai degli antenati, le persone di talento non parlano   delle loro opere. 

- Orlando furioso sta benissimo in un poema eroico, ma in un appartamento è prosaico.

- L'ignoranza è la madre di tutti i crimini. Un crimine è, prima di ogni altra cosa una mancanza di ragionamento.

           
La Frusta Letteraria - Rivista di critica culturale on line