Honoré de Balzac - Il giglio nella valle
Romanzo epistolare di Honoré de Balzac (1835).
Sinossi
In parte autobiografico, Il giglio nella valle (Le Lys dans la vallée) inaugura il ciclo di Scene della vita di provincia. Balzac vi tratta l'iniziazione sentimentale e sensuale d'un giovane nella regione di Tours. Originale per la sua struttura, il romanzo si presenta come una lunga lettera indirizzata da Félix de Vandenesse a Natalie de Manerville, che si accinge a sposare. Le espone la sua adolescenza infelice, il suo incontro durante un ballo con una seducente sconosciuta. Qualche mese dopo, introdotto presso il conte di Mortsauf, riconsce nella sposa del conte Henriette, madre di due bambini malaticci, la sconosciuta di un tempo che egli battezza «Lys dans la vallée».
Mme de Mortsauf trova nella devozione alla sua famiglia e nel fervore religioso la forza di resistere all’attrazione che prova per Félix, che vuole resti nell’ambito platonico. Giurando fedeltà al suo amore, Félix parte per Parigi, dove, da arrivista, compie una brillante carriera. Ma soccombe a lady Arabelle Dudley che si prende cura della sua educazione sentimentale. Diviso tra la casta Henriette e la sensuale Arabelle, Félix perderà tutte e due. Il romanzo si conclude con una seconda lettera, molto più corta, la risposta ironica di Natalie de Manerville alla confessione di Félix: rinunciando al matrimonio, lei lo informa che non potrà «réunir l'eau et le feu», mettere assieme l’acqua e il fuoco..
Dramma passionale analizzante con minuzia gli sviluppi del sentimento amoroso, Il giglio nella valle è anche un meraviglioso inno alla Touraine regione natale dell'autore. Balzac vi sviluppa la sua concezione romantica del paesaggio, che egli considera allo stesso tempo come un personaggio esso stesso, oltre che come il testimone e il luogo dell’azione.
Honoré de Balzac - La pelle di zigrino
Romanzo di Honoré de Balzac (1831).
Sinossi
Il talismano della vita e della morte
Rovinato, un giovane, Raphaël de Valentin, vuole gettarsi nella Senna, quando un antiquario gli offre una pelle di zigrino, un talismano capace di realizzare tutti i desideri di colui che lo detiene. Ma ad ogni desiderio realizzato però la pelle si restringerà, e alla sua sparizione corrisponderà la morte del suo possessore. Alcuni amici di Raphaël lo trascineranno in una serata sontuosa, che scadrà nell’orgia.
Pressato dagli amici, Raphaël racconta ciò che lo aveva condotto sull’orlo del suicidio: per scrivere l’opera che egli sognava, aveva affittato una mansarda al Quartiere Latino, e s’era legato d’amicizia con la sua affittuaria e sua figlia Pauline. Tre anni dopo, egli incontra Rastignac che gli vanta il fascino della dissipazione, e gli presenta una donna ricca e bella. Raphaël se ne innamora, ma mal governato, si perde nella deboscia e cade nella miseria. Il giovane termina il suo racconto, invoca la fortuna, che gli si offre sotto forma di una eredità, mentre la pelle si accorcia. Avendo ritrovato Pauline, le confessa il suo amore, e vive per un po’ felice a suo fianco. Dopo vani tentativi per allungare la pelle, Raphaël, malato, si ritira in Alvernia, dove si sforza di fuggire ogni desiderio. Ma ritorna a Parigi, e, una sera, mentre non resta che pochissima pelle, è preso da un violento desiderio di Pauline, e muore nelle sue braccia.
Il fantastico al servizio della spiegazione del funzionamento della società.
Quest’opera partecipa delle convinzioni più forti di Balzac: «Vouloir nous brûle et pouvoir nous détruit», il volere ci brucia e il potere ci distrugge. Solo il sapere lascia il nostro corpo in uno stato di calma sopportabile. La scelta è truccata, poiché si tratta di vivere fino alla vecchiaia senza piaceri, o soddisfare i desideri e morire giovani. Ma Raphaël, che si mette in pericolo permanentemente, è uno degli eroi più emozionanti di Balzac. Sotto lo sguardo del giovane, che misura il resto della propria vita secondo ciò che gli rimane della pelle di zigrino, la società si rivela per quello che è: misteriosa e terribile, e la «realtà» mostra il suo vero volto, quello dell’incubo.
Massime tratte da "La pelle di zigrino"
Il patto:
"Se tu mi possiedi, tu possiederai tutto. Ma la tua vita mi apparterrà. Dio ha voluto così. Desidera, e tuoi desideri saranno soddisfatti. Ma regola i tuoi desideri sulla tua vita. Ecco. Ad ogni tuo desiderio io mi accorcerò come i tuoi giorni. Mi vuoi?"
"Le individualità scompaiono in un popolo livellato dalla istruzione".
"Posti entrambi alle estremità del mondo morale, il selvaggio e il filosofo hanno allo stesso modo orrore della proprietà".
"La felicità travolge le nostre forze come il malessere estingue le nostre virtù".
"lI dispotismo fa illegalmente delle grandi cose, la libertà non si sforza nemmeno di fare legalmente le piccole cose".