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Esempio 1
Esempio 1
 Roberto Barbolini - UOMINI DI CENERE - Mondadori, Milano 2006

La combriccola è ben strana, e si muove con movenze da palcoscenico. Siamo in un immaginario ducato, negli anni
più difficili della Seconda guerra mondiale: questa piccola contea, che macina un impasto linguistico che va dall’yiddish
all’emiliano e si connota come idioma ghettaiolo, è nella morsa dei nazisti. Quelli con gli stivaloni neri e lucidi son lì
pronti a invadere, il duca è già disposto a inchinarsi ai nuovi padroni del mondo. E la combriccola, fatta di ebrei, mica sta con
le mani in mano, abituata come è a tener la mano sulla valigia: millenni di storia insegneranno pur qualcosa a questa etnia
“così cara agli scannatori”. Si deve fuggire, ci si deve arrangiare. E, tanto per non smentirsi, cavare qualche beneficio economico anche da una tragedia.

Il romanzo di Roberto Barbolini si muove tra dramma e umorismo, riflettendo la tremula anima ebraica. A cominciare dallo spaurito burattinaio Amos Campogalliani (guardacaso creatore di Sandrone, maschera di Modena, città natale dell’autore) che s’aggrappa al seno morbido della moglie inspirandone “l’odore leggero di noce moscata”, tutti si pongono domande inquietanti sul futuro. C’è fermento tra gli “sprepuziati”, ben consapevoli che “la morte parla sempre tedesco”. Uno di essi, il libraio Mordechai, tira fuori dal cappello della memoria erudita una vecchia invenzione: la Tontina. Una sorta di riffa ideata dal napoletano Lorenzo Tonti, banchiere del Seicento. Meccanismo semplice: tutti i partecipanti pagano una quota formando così un fondo comune. Chi sopravvive si becca il tesoro, interessi compresi.

E va bene, la si fa questa “assicurazione sulla vita”. Ma intanto occorre tagliare la corda, lasciare “il ducato dei luridi spioni”, governato da “un rotto in culo ingordo con la bussola puntata su in Germania”. Sì, perché le Bande Nere mica scherzano: arrestano, torturano, uccidono. E poi c’è la Buonissima, donna che puzza
di pesce marcio, che comincia a farne di cotte e di crude. Si decide di fuggire attraverso i cunicoli sotterranei, e segreti, del ducato. Si guarda il mondo dal basso, si va nelle caverne platoniane, così maleodoranti. Di questa “merdosa via” sa tutto un prete cattolico che s’ostina a pensarsi ebreo: ci si può fidare? Domanda
difficile, anche per il detective Kramer, attratto dalla morbidona Lourdes, sirena ingrassata che ha l’alito profumatissimo. E soprattutto perché c’è un segreto nel segreto: qualcuno è riuscito a scoprire la tecnica che consente di tramutare un cadavere in un diamante (“cremazione da Tiffany” fa dire Barbolini a uno dei suoi
personaggi che sogna l’Amerika). Una trasmutazione alchemica che potrebbe quietare il famoso Dybbuk ebraico, quel diavoletto- 
spiritello che altro non è che l’anima morta di un antenato senza pace. La sgangherata fuga è funestata da bombe e crudeltà: e bum, bum, una sorta di Armageddon. In stile biblico. E così per i “sommersi”, per dirla con Primo Levi, finisce brutalmente il sogno “cinematografico” dell’Amerika, una terra promessa coi grattacieli, mix di Hollywood e di Wall Street dove tutto è possibile.  

La seconda parte si svolge appunto oltreoceano: uno scampato fa il saluto nazista alla statua della libertà, tira un sospiro di sollievo e comincia ad arricchirsi. Cambia il fondale, ma anche il ritmo narrativo, come se a ispirare i personaggi fossero i cartoni animati, la vecchia giallistica anni Quaranta e il jazz. Non può mancare, ovviamente una stupenda ma anche perfida pupa. Quella di Barbolini è una metafora, e se non si riesce a separare comicità
dal dramma, fa niente. Impossibile anche nella vita vera, dove impera un “fou rire” universale, assieme all’idea di un altrove che si fa genericamente America, fondale di musical e imprenditoria.

da  
In un immaginario ducato europeo, nel tempo sospeso e raggelato in cui imperversano gli uomini delle Bande Nere, un gruppo di amici ebrei si pone il problema della propria futura sopravvivenza. Uno di loro allora propone di fare "la Tontina", una pratica che prende il nome da Luigi Tonti, banchiere napoletano del XVII secolo. È un'idea assai semplice: tutti i partecipanti pagano una quota per accendere un fondo comune. Chi sopravvive riscuoterà il premio, con gli interessi nel frattempo accumulati. Nell'uragano di fuoco che distrugge l'Europa durante la Seconda guerra mondiale, il "club della Tontina" si disperde e ognuno va incontro al proprio destino. Sessant'anni dopo arrivano negli Stati Uniti un imbalsamatore e il suo assistente: accompagnano un loro cliente defunto in Italia. Ma la bara e il cadavere scompaiono nel nulla. I due devono ritrovare il contenitore e il contenuto e chiedono aiuto a un detective privato, che al primo colpo d'occhio non fa una grande impressione. Ma il detective Kramer si rivelerà indispensabile e guiderà i due in un viaggio picaresco tra sopravvissuti alla Shoah e cimiteri, sulle tracce di un segreto che affonda le sue radici nel passato. Solo all'ultima pagina scopriremo, con un colpo di scena, chi è il vero vincitore della Tontina, e quanto tragica e beffarda possa essere la Storia. 

dal27 ott. 2006
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