Julian Barnes - Il pappagallo di Flaubert - Bompiani, 1997. pagg 272, £ 14.000. Trad. di Riccardo Mainardi

Compare in libreria  in formato tascabile e a distanza di dieci anni esatti dalla sua prima uscita questo singolare libro di Julian Barnes. Ma più che singolare dovremmo definirlo eccentrico, ovvero esibente quella forma di originalità spinta che se non ben regolata da una sorvegliata intelligenza può sconfinare nella più pura bizzarrìa. 
Sotto esame è soprattutto la forma. Il libro infatti non è una biografia di Flaubert d'aspetto accademico, né tanto meno una di quelle biografie "d'autore" cui ci ha abituati in Italia ad esempio Citati, ovvero un artista biografato secondo la misura di sensibilità del biografo, ma è qualcosa di più temerario: è una biografia ficcata in un romanzo o forse un romanzo che accoglie in parallelo una biografia. In più, lo stile, ossia la concezione e l'organizzazione formale del contenuto, è altrettanto ardito, perché alterna oltre a brani narrativi e lacerti saggistici  - scontati, vista l'iniziale scelta intrapresa -, anche schede, dizionari tematici, divagazioni pure, e infine esibisce un linguaggio basso-mimetico che sconfina nel colloquiale, con i suoi frequentissimi "Ah be'..." degni del peggior Baricco.
Eppure, a dispetto di ciò, o forse grazie a ciò, questo libro è un piccolo capolavoro, e una volta terminata la lettura non si vede in quale altra forma poteva essere scritto. Dunque, si narra di un medico, certo Geoffrey Braithwaite, innamorato della letteratura, dei formaggi, della segnaletica e delle farmacie francesi il quale rimugina durante le frequenti spole in piroscafo tra le due coste della Manica i continui tradimenti della moglie Ellen... Un medico, degli adulteri, M.me Bovary, Flaubert. E il suo pappagallo, o meglio i due pappagalli conservati uno a Croisset e l'altro a Rouen, su cui Barnes innesca una piccola indagine commissariale al fine di appurare quale dei due pennuti sia quello autentico cui si sarebbe ispirato Flaubert per Un cuore semplice. Con sorpresa finale... Ma anche qui, non altro che una scusa per avviare un' inchiesta sull'intricato mondo metaforico e simbolico di Gustave Flaubert.
Se la parte romanzesca è debole, quasi un pretesto, le indagini sul sublime autore dell' Educazione sentimentale sono condotte da un investigatore partecipe, intelligente, sagace, ma soprattutto ben informato, senza farlo troppo pesare, sul mondo interiore del gigante normanno. Alla fine fra tanta leggerezza e toni svagati il libro apporta anche qualche suggerimento critico di non poco momento ai biografi laureati, e riporta qualche piccola vendetta sui critici accademici. 
Indispensabile nella biblioteca degli amanti la letteratura francese e degli innamorati di Flaubert.
Alfio Squillaci
-°-

Pagine Correlate: 
Gustave Flaubert, Vita e opere

 "Una gita a Croisset" in questo sito

Un cuore semplice

"I colori di Flaubert" Saggio sul cromatismo simbolico nelle opere di Flaubert

"Il Dizionario delle idee credute" di Flaubert, tratto dalla sua 
Correspondance

Pagina dei links dedicati a Julian Barnes

Roland Barthes legge "Bouvard et Pécuchet"

P.P.Pasolini e C. Baudelaire leggono "Madame Bovary"

"L'Educazione sentimentale", Riassunto e commento

<<< Un saggio di A. Gonzi sulla nascita della teoria del bovarismo in J de Gaultier

dal 20 maggio 2001
Julian Barnes

Né a Leicester en 1946, de parents professeurs de français, après des études de langues et de littérature à Oxford, commence, en 1972, une carrière dans le  journalisme qu'il n'abandonnera qu'en 1986. Entre-temps, il publie, en 1980, son premer roman, Metroland, qui reçoit le prix Sommerset Maugham, ainsi que son premier roman policier sous le pseudonyme de Dan Kavangh, Duffy. Suivront notamment Le Perroquet de FlaubertUne Histoire du monde en 10 chapitres 1/2Love etc, (adapté à l'l'écran et réalisé par Marion Vernoux, avec Charlotte Gainsbourg, Yvan Attal et Charles Berling) ou England England. En Engleterre, vint de paraître chez Picador Something to Declare, un recueil de chroniques sur ses passions françaises.

("Le Monde" 25 janvier 2002)
Encore une fois, chez Julian Barnes, on sera frappé par le brio, la drôlerie, la puissance de l'ironie. Et aussi par 'habilité à passer d'un genre à l'autre comme si, entre deux livres, Barnes sautait d'un bout à l'autre de lui-même. Qelle distance parcourue depuis " l'humour frais et ironique du premier roman Metroland, jusqu'à la farce burlesque et satirique d'England England", note Vanessa Guignery, maître de conférences à la Sorbonne, dans un essai récent, Julian Barnes, l'art du mélange (Presses universitaires de Bordeaux). Dans un chapitre intitulé "Les stratégies de l'homour" Vanessa Guignery tente de démonter quelques ressorts du comique barnesien, de l'excentricité à l'irrivérence en passant par le le persiflage ironique, la charge, la caricature, ou la description technique totalement décalée - d'un rapport sexuel, par exemple. L'empleur de cet éventail force l'admiration et situe Julian Barnes dans "une tradition de grands maîtres de l'esprit anglais: Swift, Carroll, Wilde, Evelyn Waugh..."

Florence Noiville
"Le Monde" 25 janvier 2002
Recensione a "Dix ans après (Love etc)" di Julian Barnes

Esempio 1


Sir Jack Pitman, un miliardario di dubbie origini, compra un'isola e vi ricostruisce il meglio dell'Inghilterra: i turisti possono ammirare il Big Ben la mattina, visitare Westminster di pomeriggio, recarsi a Stonehenge di sera... Pitman importa perfino delle attrazioni vive e vegete: la stessa famiglia reale, adescata con promesse sulla popolarità che potrebbe ricavarne, si ritrova a salutare la folla da Buckingham Palace, per quindici minuti al giorno, come da contratto. Attirati da questa finta Inghilterra in cui tutto funziona, presto i turisti internazionali snobbano quella vera, e gli inglesi cominciano a emigrare sull'isola, mentre l'Inghilterra originale perde prestigio e popolazione e ripiomba in un secondo Medioevo... 

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