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Esempio 1
Charles  Baudelaire - La capitale delle scimmie - Mondadori, Milano 2002. Prefazione di G. Montesano.


Baudelaire si recò a Bruxelles ( questa è la "Capitale delle scimmie" ) perché a Parigi, ormai, la vita gli era divenuta impossibile: da una parte le terribili condizioni economiche, aggravate dall'umiliazione di dover chiedere denaro continuamente a sua madre e a quella specie di arpia sotto le vesti di tutor che era il notaio Ancelle (nel libro, in modo del tutto inconsulto, ad un certo tratto, in mezzo a riflessioni assolutamente lontane da questioni di carattere pecunario, Baudelaire divide la pagina in due, facendo un elenco di debitori e creditori, riprendendo poi, come niente fossse, le fila del discorso ). 
La seconda edizione delle  Fleurs du mal era stata pubblicata, con ancora meno successo della prima e lo scandaloso tentativo baudelairiano di entrare in quel consesso di tromboni e retori - che però gli avrebbe garantito una rendita sicura - che era l'Académie Française era fallito. Ancora: gli affronti ai sui scritti : Le cygne, lirica di una bellezza sovrumana su cui Giovanni Macchia ha scritto un saggio di grande purezza (ora ne Le rovine di Parigi), rifiutata perchè ostile al regime del Secondo Impero, e, in sovrappiù,  la correzione della punteggiatura attuata da capiredattori prosaici e illetterati : " Vi avevo detto: sopprimete un brano intero, se una virgola vi dispiace nel brano, ma non sopprimete la virgola. Ha la sua ragion d'essere".

E allora il Belgio: perché lì vuole incontrare editori a cui vendere le sue opere complete, visitare qualche collezione privata, scrivere articoli. La permanenza si inaugura con tre conferenze che gli avrebbero dovuto fruttare 500 franchi ( ne intascò a malapena  100) e alcune perfomances dandystiche e teatrali.  La prima, su Delacroix, vede Baudelaire insistere, con petulanza ossessiva, sulla perdita della propria verginità: ed il pubblico femminile, prude ed ipocrita, abbandona scandalizzato la sala; nella seconda, su Gautier, Baudelaire legge  un foglio attaccato al viso, sprezzante e lontano dall'uditorio, una sorta di empirica dimostrazione che"la misantropia non nasce dal cattivo carattere, ma da una sensibilità troppo viva" ; la terza, sui paradisi artificiali, finisce col Poeta che, dopo pochi minuti, si mette a bere, ridere e mangiare con i pochi spettatori rimasti.

" Ho bisogno di vendetta come un uomo stanco ha bisogno di un bagno" così Baudelaire alla madre parlandole del progetto di Mon coeur mis a nu, diario intimo che il Poeta  qui redige.


La città, la metropoli (la Parigi cantata nei Tableaux parisiens), il luogo che aveva reso possibile apparizioni sconvolgenti quali quelle   di  A  une passante  ( le vie cittadine come lo scenario cangiante, e la città in genere come luogo del Bello contemporaneo) si trasforma, con Bruxelles, nel luogo dell'abiezione, dello squallore, della bruttezza: a Parigi lo sguardo della donna, incrociata casualmente, era paragonato al "cielo livido dove cresce l'uragano", promettendo "una dolcezza che incanta ed il piacere che uccide". A Bruxelles "la stupidità minacciosa" è sovrana, "un' idiozia universale che sgomenta come un pericolo indefinito e permanente".

Baudelaire  coglie la stupefacente demenza della modernità, poggiata su disvalori quali l'utilitarismo, il successo, la fama, con riflessioni assolutamnete profetiche. Per lui il Belgio e l'America sono i luoghi in cui meglio si riflette la bêtise contemporanea, ma anche la delirante contraffazione della realtà, mascherata da termini vuoti quali progresso, modernità, democrazia (Baudelaire è quel dandy lettore affezionato del reazionario De Maistre): " Qui si pensa in gruppo, si ride in gruppo, ci si diverte in gruppo. I belgi formano associazioni per trovare un'opinione. Così non esistono persone che provino maggiore stupore o disprezzo per quelli la cui opinione non è conforme alla loro. Dunque, qualsiasi dissidente è in malafede. Non essere conforme, è il grande crimine". Più avanti : " Il Belgio e gli Stati Uniti, bambini viziati dai giornali ", e anche: "Avarizia generale. Grandi patrimoni. Nessuna carità. Tutti sono commercianti, anche i ricchi". 

L'attacco contro le magnifiche sorti e progresssive della Modernità e del Progresso, quello che trovava nei due fiori all'occhiello della società borghese ( le Esposizioni Universali, il colonialismo) i cardini della propria   'superiorità' si perfeziona in due frammenti, tratti da Mon coeur mis à nu  e Fusées (Razzi) che evidenziano come ormai il Belgio sia un'escrescenza non solo grande quanto grande è il mondo, ma capace di superare persino confini temporali, di stendere l'ala soffocante e seducente della bêtise fino ai nostri giorni.

" Insomma la grande gloria di Napoleone III sarà stata quella di provare che il primo venuto può, impadronendosi del telegrafo e della stampa nazionale, governare una grande nazione. Imbecilli sono quelli che credono che simili cose possono riuscire senza il permesso del popolo".  Nei  Razzi  si prospetta un avvenire peggiore : " Il figlio abbandonerà la famiglia non a 18 anni, ma a 12, emancipato dalla propria avidità precoce; fuggirà non per cercare avventure eroiche, non per liberare una meravigliosa prigioniera da una torre, non per immortalare una soffitta con pensieri sublimi, ma per iniziare un commercio, per arricchirsi e competere col suo infame papà; e la figlia con infantile libidine sognerà di vendersi per un milione...la giustizia, se in quell'epoca fortunata potrà ancora esistere una giustizia, farà interdire i cittadini che non sappiano far fortuna".

Linnio Accorroni
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dal 16 marzo 2003
Composto poco prima della morte e lasciato incompiuto, "La Capitale delle Scimmie" raccoglie una serie di appunti, riflessioni, citazioni, brevi ritratti di luoghi e persone, che Baudelaire scrisse durante un viaggio in Belgio. Il poeta delle "Fleurs du mal" si scaglia contro lo Stato fiammingo che, incurante del proprio glorioso passato, è divenuto specchio di ogni decadenza, bruttura, del rifiuto di tutto ciò che è bello e dolce.
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