Mario Baudino  - Per amore o per ridere  - Guanda 2008

  Che strano. Che stranezza allo stato puro. Che bellezza limpida però in quei capitoli tutti autonomi, quasi indipendenti. Isole nella corrente. È così questo romanzo di Baudino.Un po’ membra disiecta, un poco di più un giro dentro l’inno alla fantasia. Quella benefica, quella che saluta un dragone che corre su di una collina piena di girasoli al tramonto. Mario Baudino è un giornalista molto serio de "La Stampa". Accademico, con piglio di autentico letterato, però. Quando scrive da giornalista è rigoroso, un poco accigliato, forse. Qui è un bambino che corre. È Jono che saluta i gigli quando nascono al mattino. È la storia di un uomo strano, innamorato delle donne strabiche che gira per l’Europa. E si fidanza poi con la Francia, quella di Jono, appunto. Una Provenza gonfia di vento, piena di maestrale fino ad impazzire. Senza regole, senza giornate di lavoro, e senza lavoro. Un uomo che diventa tante vite. Tutte le vite che desidera. Questo è l’inizio del libro. Che va poi per una storia per caso, che appassiona molto. Due sono gli aspetti che al recensore sembrano aver brillato di più. Seppur oggi – su "Il Giornale" – sia uscito un articolo vischioso, e bello, in cui si diceva che le recensioni stanno morendo. Perché sta crepitando nel fuoco la letteratura. E lo sguardo che sul mondo essa dava.
Bene. Il primo occhio di Baudino è, come dicevamo prima, l’autonomia precisa dei suoi capitoli. Ognuno di questi può essere un libro, un capitolo a parte. Decisamente di parte, anzi. Nel senso che potreste leggere il libro, se non volete sentire il ritmo fluviale della storia, a pezzi. Prendere un capitolo oggi, ed un altro tra qualche giorno. Non vi accorgereste di uno iato, o di un silenzio tra una narrazione e l’altra. C’è un filo invisibile che tiene in aria, quella tersa della Provenza, tutte le parole contenute in ciascun paragrafo. La bellezza di questi momenti narrativi staccati sta nella grande dose di giornalismo che Baudino ci spara dentro. Vi inietta una buona dose di reportage. Un pezzo sul viaggio, e sulla notte, valgono un grande pezzo fatto da un giornalista d’antan. Quando si parla della notte in un certo modo, e lo fa un giornalista, si sentono ancora le rotative che scorrono e macinano pagine. Ma si sente di più il fascino che per un giornalista ha la notte. Quella che puoi riempire di tutto. Di puttane, strade con pioggia a lavarle, sorrisi dietro una vetrina di un bar quando fuori fa freddo, oppure sogni. Innumerevoli, cangianti, sogni. Oppure è la storia di un viaggio. Come sa viaggiare bene un inviato. Sa vedere tante cose. Sa filtrare la luce di un tramonto e già pensarla sulla pagina. Distillata nell’inchiostro. Come se mescesse un grande vino alla luce brillante di una candela.
C’è in una pagina sul viaggio un’eco lontana, tanti anni fa, ma c’è, di tutta la letteratura russa. L’eco delle steppe dove la neve sta a brillare di notte e tu la puoi vedere da un treno in corsa. Il futuro ha un cuore antico, diceva Carlo Levi, in un libro dedicato alla Russia più opulenta.

L’altro aspetto ludico di questo libro. La fantasia. Un giocoliere, sembra qui l’autore. Che finalmente ha preso l’aire di andarsene per i boschi della letteratura. Senza legami, e senza laccioli. Anzi, senza il timore di incapparci dentro per sbadataggine o per disgrazia. Questa liberazione però si tiene in punta di forchetta. Il gioco sta qui, anche. È una forma di liberazione per Baudino, ma sempre dentro ad un registro narrativo molto ben oliato. Tanto che quei capitoli così ben scritti sembrano tanti soldati capaci di fare ciascuno da sé una ferita piuttosto seria al nemico.
C’è una scrittura capace di imbrigliare tanti sogni nelle sue lettere di puro inchiostro. Baudino è sicuramente innamorato della Provenza e della costa azzurra. È piemontese ed ha una sorta di attrazione quasi fisica per questi luoghi. La sensibilità del piemontese diventa più sottile e penetrabile quando incontra il sole ed il vento che non rispetta né piante né cristiani. La storia è strana, affascinante. Piena di domande a cui non bisognerebbe mai rispondere se non con gli unici due suoni capaci di troncare  ogni complicazione futura ed ulteriore:si e no.
È una sorta di giallo ipnotico, con cui la letteratura viene fatta rivivere bene. Con sapienza naturale. C’è molta naturalezza in queste pagine. Semplicità e tanto materiale rubato al giornalismo. Da quello culturale più rispettato, a quello della cronaca. Baudino non si dimentica mai, neanche per un attimo, da dove viene.
Resta uno straniamento. Una curiosità di procedere oltre nella lettura che sembra virare sempre verso il sole. Ed una risoluzione finale.
L’uomo che insegue donne strabiche può sembrare una trovata curiosa, un poco fuori dalla norma.In effetti lo è ed è quel seme da cui poi il romanzo parte con una grande decisione. Ha subito una direzione. Però poi il flaneur, il trovatore non si tiene più. E diventa la storia di un uomo che rincorre donne con gli occhi che guardano in un punto soltanto. Quello di una certa vita. Fatta a modo del tutto personale. Sembra la vita di chi vorrebbe vivere soltanto di letteratura e viaggio allo stato puro. Per questo è così leggero, aereo, questo libro. Non perché sia tarato sul modo ironico di prendere la vita e di gustarla per quel che è. Ma perché sembra il decalogo di un viaggiatore dell’anima più sereno di un Chatwin con tutte le sue nevrosi e corrosive ossessioni. È un viaggio come quelli di "Amici miei", una corrida e scorribanda senza bussola e senza una meta veramente precisa. E’ una libertà finalmente, di prendersi il tempo per quello che vale. In fondo, per amore o per ridere, non è soltanto la strofa di una canzone meravigliosa cantata da Patty Pravo. Forse è la vita. Sta a noi decidere se prenderla con il treno dell’amore o con la nuvola dell’ilarità. Quella che ti fa godere per la leggerezza. Il riso.

Un’ultima cosa ancora.
All’inizio questo libro può apparire senza cuciture addosso. Slegato, come si diceva all’inizio. Tanto che ogni capitolo vive di un respiro a parte. Quando si arriva all’ultima pagina, l’incanto è che ti ritrovi all’inizio di una nuova storia. Allora, se di libri si vuol parlare, si sappia che qui Baudino deve averci giocato un tiro da prete. Deve avere provato un profondo, sotterraneo divertimento nel cucire addosso all’ultimo capitolo quel fiato finale capace di dare creta ad una nuova storia.
Anche perché le donne  sono poi un po’ tutte da domare. Anche se non strabiche. C’è molta psicologia in ultimo dove si dice che in fondo un’amante femmina desidera sempre una certa violenza su di sé. A volte anche per andarsene e prendere quel treno capace di farti vivere in una notte una grande storia di avventura e viaggio.Per amore, però, solo per amore. Qui non si scherza.
Alberto Pezzini





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I contenuti "A me va bene tutto, ho sempre pensato che posso essere questo o quest'altro, non fa molta differenza. Posso cambiare senza problemi, anzi ho sempre avuto una gran voglia di cambiare. Fin da quando ero bambino mi bastava incontrare per caso qualcuno, un soldato, un cantoniere, un cavallo magari, e subito volevo diventare lui. Non mi accontentavo certo di Peter Pan o del Piccolo Lord, e nemmeno di Tom Sawyer. Ero perennemente in movimento, da una vita all'altra, lo sono sempre stato e continuo a esserlo, anche se è passato tanto tempo..." Così si racconta, all'inizio di questa singolare e coinvolgente storia, il viaggiatore misterioso che ne è protagonista. Un uomo con la passione per le ragazze strabiche, che si aggira per l'Europa senza avere, in apparenza, nulla da fare, salvo eseguire piccoli incarichi per conto di un grande amore lontano. Sarà proprio uno di questi 'lavoretti', che lo porta in una stramba comunità esoterica nel Sud della Francia, a svelare la sua vera e forse inconsapevole attività, in un vorticoso giro di avventure oltre il limite della legge, tra affari, truffe, comici tradimenti ed enigmatici giochi di specchi. Un romanzo ironico sul rapporto tra amore e delinquenza (ma non solo) nell'era di Internet e del marketing televisivo, dove il protagonista scopre di essere al servizio di una mente, forse, criminale. Lasciando tuttavia al lettore, tra divertimento e suspense, la possibilità di qualche ulteriore e paradossale scoperta. 

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