Silvia Bergero    –  Galline - Rizzoli, Milano 2011

Valutazione X/5
 
Fino a una ventina di anni fa l’Editore Rizzoli, insieme con pochi altri, ha rappresentato una garanzia di qualità per i libri che recavano il suo marchio, secondo la prassi inaugurata dal fondatore Angelo Rizzoli, che pretendeva dai suoi consulenti una scelta severa basata sul valore letterario delle opere pubblicate.
I cambiamenti profondi avvenuti in seguito nella realtà attuale hanno coinvolto anche le Case Editrici, ormai trasformate in Gruppi Commerciali con un unico obiettivo primario: il guadagno, basato sul successo delle vendite.
Si è sviluppata allora la necessità di immettere sul mercato una valanga di prodotti nuovi, secondo una scelta di marketing indirizzata verso nomi noti o argomenti pruriginosi in grado di attirare lettori, sempre più plagiati dalle truculente vicende della cronaca, dai pettegolezzi privati divenuti pubblici e dalla drammatizzazione di sentimenti dozzinali esibiti sui media.
Questa premessa mi è parsa necessaria per ipotizzare che il grande Angelo Rizzoli non avrebbe permesso la pubblicazione di un libro come “Galline”, nonostante la discreta notorietà dell’autrice, redattrice di “Grazia” e conduttrice di programmi su Radio3, alla prima esperienza di romanziera.
Indubbiamente il titolo, ironicamente riferito a donne di mezza età, ricche, belle e raffinate, razzolanti in un ambiente –alto-, potrebbe incuriosire, e ancora più il sottotitolo, con la promessa di storie stuzzicanti riguardanti amore, amicizia, sesso e tradimenti.
Purtroppo, fin dall’inizio l’impressione è negativa, con un’unica eccezione: l’indubbia dimestichezza con la scrittura dell’A., tuttavia utilizzata male, essendo la storia forzata e poco convincente, in cui si muovono senza convinzione le cinque protagoniste, con un codazzo di congiunti, amici, amanti e pettegolezzi. 
La vicenda arriva all’epilogo con affanno, nonostante il tentativo di creare interesse attraverso il fortuito coinvolgimento di due delle protagoniste in una rivolta d’immigrati, con l’aggiunta di una confessione finale, troppo simile a troppe altre viste nelle trasmissioni tv strappalacrime, propinate agli ingenui da astute conduttrici.
Già questo dovrebbe bastare, ma a conferma del giudizio negativo ritengo opportuno e magari istruttivo citare gli errori in cui l’A. è inciampata, che un severo, opportuno editing le avrebbe risparmiato, benché attraverso i ringraziamenti finali apprendiamo che numerose persone amiche hanno esaminato il romanzo prima della pubblicazione: si è certo trattato di lettori troppo compiacenti e generosi per dichiarare la verità. 
-Disturba l’uso ossessivo di un gergo volgare e inutile: benché riproduca in parte la realtà presente, non è comunque sufficiente per attualizzare e dare forza a dialoghi vuoti d’interesse. L’A. è proprio sicura che le signore-bene parlino sempre così? Si può accettare questo genere di eloquio nei libri dei ventenni che raccontano il loro mondo sballato, ma usato fuori luogo dà l’impressione di una punta di peperoncino malamente aggiunto per rendere stuzzicante una vivanda insipida. 
-I personaggi sono troppi, a volte inutili, privi di chiara identificazione, figurine evanescenti che si agitano a dismisura, senza incidere nel ricordo. Confonde tra l’altro lo scambio continuo di nomi propri e soprannomi delle protagoniste, con il risultato di moltiplicarne in apparenza le presenze: così Maddalena è anche Maddie, Andrea (femminile secondo l’uso anglosassone) si chiama a volte Andreina, e Roberta, alias Robi, si confonde spesso con il partner Roberto (non sarebbe stato meglio assegnargli un altro nome?). 
Accanto alle protagoniste spuntano da ogni lato Alfonso, Eugenio, Alfredo, Alessandro, che appaiono e scompaiono costringendo il lettore a tornare indietro per recuperarne l’identità. Ci sono inoltre anche Lele e Ale (sarà Alessandro?) e Ian, fantasmi quasi anonimi, e questo è solo un breve esempio della confusione generale. 
-Ma c’è di più: si tratterà di una scelta voluta, di un’insistenza ironica sulle abitudini di certe persone che indossano solo capi firmati, ma l’esagerata, puntuale citazione ripetuta più volte in ogni pagina, col nome proprio degli accessori e dell’abbigliamento continuamente cambiato, diventa irritante.
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Insomma: “Galline” è un libro sbagliato, che ho ritenuto giusto stroncare, poiché credo che Silvia Bergero potrebbe fare meglio con un nuovo tentativo; infatti, avendo alle spalle un Editore come Rizzoli, potrà pubblicare ancora, senza la mortificante trafila di una ricerca estenuante, con enormi perdite di tempo, per collocare il suo prossimo scritto. Non le resta che attendere l’ispirazione per un altro soggetto, pronta a captare una delle storie che circolano nell’aria come fumi leggeri, -in cerca di autore-, appunto.

Armanda Capeder

Armanda Capeder è giornalista, specialista di Linguistica Italiana, settore per il quale redige da oltre quattro anni una serie di articoli sul mensile “Studi Cattolici” delle milanesi Edizioni Ares.
Sullo stesso argomento ha scritto, per l’Assessorato alla Cultura della Provincia di Milano, un piccolo manuale che ha incontrato ampio successo, “L’anacoluto non è una parolaccia”, pubblicato nel 2004.
Per 10 anni ha tenuto Corsi di Scrittura Creativa presso un Ente pubblico collegato col Comune di Milano. 
Ha pubblicato 5 romanzi, 2 libri di fiabe e numerosi testi di cultura generale editi da Fabbri, Rizzoli, Domus.
Leggi nel link in basso le sue letture raggruppate nella rubrica:  "Scegliere il libro giusto". Le sue valutazioni, espresse in X, variano da 1 a 5.


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Le feste esclusive in terrazza e le vendite private di moda, le prime a teatro e le aste d'arte: Milano è come il salotto di casa per loro. Sono cinque, sono donne, belle e cinquantenni. Al terrore delle coetanee per l'età che avanza rispondono a modo loro: combattono le rughe uscendo con amanti più giovani; consultano la "luminare luminosa" che sostiene che la menopausa non esiste; all'ingratitudine dei figli, alle lamentele dei genitori anziani e all'egoismo degli uomini reagiscono con una buona dose di cinismo e un'energia esplosiva; la crisi e la disoccupazione non le abbattono perché sanno sempre reinventarsi. Le galline sembrano invincibili, eppure la sintonia tra le amiche si incrina quando molti sconcertanti segreti vengono a galla... Con pungente ironia, Silvia Bergero racconta una storia che svela ciò che le donne si confidano in privato ma che nessuno aveva mai avuto il coraggio di mettere nero su bianco. Finora.
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