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Luigi Bernardi  - Senza luce  - Perdisa Pop 2008 


Elogi e laudi, Luigi Bernardi, è abituato a riceverne e non soltanto per i libri che scrive. Anche per gli autori che scopre e le collane varate con successo. Sul suo sito si legge che non intende più ricevere manoscritti, non avendone più il tempo. Dopo aver scoperto autori di culto ed avere ispirato Stile Libero Einaudi, avere scritto un romanzo come questo deve essere stato come prendersi un anno sabbatico.
Solo che Senza luce è un pugno allo stomaco.
È un adesso basta con i gialli normali, quelli pieni di sgozzasangue e trame tutte uguali, perché pesca lo speciale dal normale.
In un paesino del Bolognese viene a mancare la luce staccata dalla polizia per catturare un anziano squilibrato che ha cominciato a sparare. Il buio diventa così un modo inaspettato per fare un passo indietro nella vita di ciascuno dei protagonisti. Mario cerca di portarsi a letto Federica, sua vicina di casa, ma per lui le donne resteranno puttane a prescindere.
Il professor Umberto vedrà la propria famiglia messa in scacco da un gioco che si mangia la coda e così via altre storie umane dove , ad esempio, Loretta, la più bella barista del paese e dintorni, tenta di far sì che la vita del bar continui normalmente.
È un giallo dove il buio rende liberi.
È una storia pericolosa e letteraria perché la trama si ottiene soltanto all’ultimo come un disegno che cresce ad ogni storia  ed il cui profilo diventa chiaro soltanto alla fine.
Bernardi prende i mostri sacri del quotidiano e li smaterializza per il giallo, li fa digerire al brivido. Pensare che la tragedia di Vermicino sia stato un modo per parlare con la propria madre quando e perché c’era una televisione che stava a bocca spalancata su di un fatto per una notte intera, è una cosa a cui non avevamo pensato. Ma è proprio così. O pensare ancora alla televisione come ad un catalizzatore di tragedie, o ad un apparecchio dove i nostri incubi e le nostre rabbie si sfogano e si purificano, è qualcosa che anticipa la follia dell’anziano che si mette a sparare. A volte la purificazione collettiva della TV non funziona ed i relais mentali saltano come tappi. Di botto. 
Il buio è un bel materiale giallo di per sé, se ci si pensa. È un territorio dove tutto diventa più facile o più pauroso, a seconda dei casi e degli occhi che cercano di penetrarci attraverso.
Quello che fa di questo romanzo uno strumento capace di far rizzare piano piano i peli sulle braccia è la sua quotidianità e la rivolta che dentro di lei si fa strada quando arriva l’occasione giusta.
Il buio è il momento buono per dire le cose se la vergogna ce lo ha impedito, o l’atmosfera ideale per guardare le cosce in controluce della vicina pensando che lei si stia proponendo, ed è anche la circostanza più indicata per incubare un grande romanzo se lo scrittore ha dalla sua anche del materiale umano che si svela soltanto in momenti critici.
Lo stile di Bernardi è in questo un buon affare. Il trucco di inventarsi la liberazione dell’individuo dentro la notte artificiale è una delizia psicologica per cui sai che da quando il buio è stato deciso, può effettivamente partire di tutto e schizzare via dal tuo controllo perfino la voglia più normale.
È un romanzo ambientato dentro la psiche ma con l’abilità del giallo in cui l’assassino non sai chi è fino all’ultimo. E, in questo, un materiale adatto per un buon giallo televisivo anche perché la televisione vi campeggia dentro come antidoto contro la furia dell’uomo quotidiano. Orrori normali finalmente liberati e visti nel loro progressivo crescere interno.
Alberto Pezzini


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dal 6 gennaio  2010
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Giorni nostri, metà ottobre. In un paese dell’hinterland di Bologna, un anziano squilibrato si mette a sparare dalla finestra, uccide alcune persone e tiene in scacco le forze dell’ordine. A sera inoltrata, la polizia decide di passare al contrattacco e, per disorientare il folle, ordina che venga tolta l’energia elettrica all’intero circondario. In questo quadro – realmente accaduto nel giugno 2005 in un paese dell’Italia settentrionale – si sviluppa la finzione narrativa: cento minuti, quattro storie parallele, tutte segnate dalla mancanza di luce. 
Mario, un dirigente comunale, cerca di sedurre Federica, sua vicina di appartamento e ausiliaria del 118. A casa del professor Umberto, lui, la moglie e i due figli affrontano l’emergenza facendo un gioco che travolgerà la stessa coesistenza famigliare. Nel bar di Loretta, nella piazza del paese, ci si industria per continuare a giocare a carte e a biliardo, ma presto e in modo del tutto imprevedibile si dipanerà una storia completamente diversa. Intanto, Domenico, uno scrittore solitario, si prepara a realizzare il suo desiderio più oscuro… 
  

Luigi Bernardi (Ozzano dell'Emilia, 11 gennaio 1953) è uno scrittore, saggista, sceneggiatore e critico fumettistico italiano.


Attualmente vive a Bologna. Ha creato alcune case editrici di fumetti (L'Isola Trovata, Glénat Italia, Granata Press) e diretto riviste di settore (Orient Express, Lupo Alberto, Mangazine, Nova Express). All'inizio degli anni novanta, ha iniziato a esplorare il noir italiano e internazionale. Ha proposto (ma non ha fatto in tempo a valorizzare) autori destinati a grande successo in Italia come all'estero (fra gli altri, Cesare Battisti, Giuseppe Ferrandino, Marcello Fois, Carlo Lucarelli, Stefano Massaron, Nicoletta Vallorani) nonché fatto tradurre romanzi di Didier Daeninckx, Paco Ignacio Taibo I, Paco Ignacio Taibo II, Léo Malet, Jean-Patrick Manchette, Patrick Raynal e Andreu Martin. Il suo lavoro di editor di fumetti e narrativa è riassunto in Granata Press, sulle tracce di una casa editrice, a cura di Lucia Babina (Mobydick, 2000).

Chiusa, nel 1996, Granata Press, la sua ultima casa editrice, si è preso una pausa di un paio di anni, nei quali ha scritto le sue prime opere di narrativa. A partire dal 1998 ha lavorato al progetto e alla direzione di due collane (Euronoir per Hobby & Work e Vox per DeriveApprodi) destinate a rivelare autori come Thierry Jonquet, Pascal Dessaint, Maurice G. Dantec, Giampaolo Simi, Paolo Nori, Marco Berisso, Emidio Clementi, Cinzia Zungolo e Piergiorgio Di Cara. Nel 2000 è stato chiamato a elaborare il progetto della serie Noir di Einaudi Stile Libero, che ha diretto fino ai primi mesi del 2005.

Dal 1999 al 2003 ha seguito quotidianamente le notizie di cronaca nera, anche quelle recuperabili soltanto nei fogli locali, e si è costruito una solida conoscenza del mondo del crimine, sia a livello di grandi organizzazioni, sia delle imprevedibili espressioni familiari.

Attualmente è giornalista, scrittore, traduttore e consulente editoriale. Collabora con il quotidiano Il domani di Bologna. Per l'editore Fazi cura la prima edizione italiana integrale de Le inchieste di Nestor Burma, di Léo Malet. Realizza laboratori di scrittura sia di base che avanzati, gli esiti di alcuni di questi laboratori sono stati pubblicati in Altre scomparse di Patò (Edizioni della Battaglia, 2003), Amore e altre passioni (Zona, 2005), Qualche sera d'inverno a Maranello (Zona, 2005).

È presidente di giuria del concorso letterario Lama e Trama organizzato dal comune di Maniago (Pordenone).

da Wikipedia
La Frusta Letteraria - Rivista di critica culturale on line
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