Heinrich Böll, Biliardo alle nove e mezzo - Mondadori, 2000


Ho finito pochi giorni fa di leggere di Heinrich Böll, premio Nobel nel 1972, questo libro che è ritenuto uno dei suoi capolavori. E credo proprio che lo sia. Biliardo alle nove e mezzo è la saga di una famiglia tedesca, i Fahmel, il nonno ottantenne Heinrich che compie gli anni proprio il 6 settembre 1958,
giorno mese e anno in cui questo libro è ambientato; il figlio Robert, che dalle nove e trenta alle undici gioca a biliardo all'Hotel Prinz Heinrich, e il nipote, figlio di Robert, di nome Josef. Tutti sono architetti e tutti gravitano attorno all'abazia di sant'Antonio. Il nonno l'ha costruita all'inizio del secolo, durante la guerra il figlio l'ha distrutta ed ora il nipote lavora all'impresa che la sta ricostruendo. Tutto avviene in Germania, e precisamente a Colonia, dove si intuisce l'ambientazione del romanzo.
Non è un romanzo facile da leggere, avendo una struttura complessa e non sempre agevole, perché la funzione del narratore viene attribuita o all'autore o ai personaggi che possono ripetersi o alternarsi all'inizio o anche all'interno dei capitoli. Capitoli che si susseguono per scene, come in un teatro, con ambientazioni diverse: lo studio di Robert, lo studio di Heinrich, l'Hotel Prinz Heinrich (dove esiste il biliardo attorno al quale
Robert gioca narrando ad un cameriere dell'albergo fatti vissuti durante l'ultima guerra, quasi una terapia di disintossicazione dell'anima), l'ospedale psichiatrico dove è ricoverata la madre di Robert, l'Abbazia di Sant'Antonio, il fiume, le strade, il ristorante della stazione, la "Tomba dei bambini romani", il Caffé Kroner.
Lo sparo finale ed il taglio della torta avente forma dell'Abbazia risolve il libro. Ed è un epilogo che disorienta, ma che è  «uno dei pochi atti umanamenti autentici intesi a superare il passato fascista in Germania, proprio perché in questo tentativo, è coinvolta anche la storia prima e dopo Hitler» (Lukács)
L'avvio difficile non deve spaventare. Leggendolo con calma e pazienza affascina, e lo si finisce con malinconia. Se l'intento è quello di capire la Germania prima, durante e subito dopo la guerra, il libro vi riesce.
Libri come questo dichiarano ed interpretano la storia meglio di tanti altri specialistici. Perchè in essi  vi è l'anima che racconta le proprie paure, i propri rimorsi, le proprie speranze, così come noi tutti che viviamo quotidianamente la Storia diamo ad essa un po' di sapore e di verità.
IsHappy







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